Fiorentino - Italiano
Le seguenti parole ed espressioni
sono più o meno correntemente usate a Firenze e dintorni (io abito a Campi
Bisenzio). Le definizioni scritte in rosso sono tratte dal vocabolario (quelle che esistono),
le altre sono scritte da me. Se qualcuno avesse da suggerirne altre, oppure qualche
"non fiorentino" trovasse parole usate anche da lui, è pregato di
segnalarle.
Il vocabolario viene aggiornato ogni qual volta faccio caso ad una parola che io
uso normalmente, ma che probabilmente non viene usata fuori Firenze (o fuori
dalla Toscana).
| Regole di Pronuncia | ||||||||||
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | L | M |
| N | O | P | Q | R | S | T | U | V | Z | |
| Modi
di dire I modi di dire sono inseriti in ordine alfabetico secondo la lettere della prima parola |
||||||||||
La C "strascicata" (o
strasci'ata)
Prima di tutto sfatiamo l'idea comune che in fiorentino tutte le c vengano strascicate.
Basti pensare alla parola Coca Cola (croce e delizia di tutti i fiorentini in
trasferta fuori toscana): la prima C è dura, le altre sono strascicate.
Anche parlando di andare "a casa", la nostra fida abitazione si tiene
stretta la sua C dura. Mentre se parliamo "della casa", la lettera
viene strascicata.
Si può dedurre pertanto che trovare una regola a questo tipica pronuncia è oltremodo difficoltoso, tanto che ancora non ci sono riuscito. Purtroppo per voi sfortunati non madrelingua, il rompicapo della C rimarrà insoluto!
Le altre lettere strascicate e
modificate
Insieme alla C, anche la T e la V, soprattutto se penultima lettera della parola,
vengono strascicate. Anche la lettera G ha un suono che rende riconscibile un
fiorentino: è quasi sempre (non in gatto, ad esempio) dolce, rassomigliante
ad un suono "sg".
La U viene spesso eliminata dal dittongo "uo" (ad esempio Duomo diventa
Dómo).
La L viene trasformata in R (come in "appalto",
che diventa "apparto", soprattutto de usato al diminutivo "appartino")
"Che cosa" diventa ogni volta "i'che", con raddoppio della C (a conferma del fatto che non tutte le C si strascicano).
Abbreviazioni e simboli fonetici
Nella definizione della parola
viene distinta la pronuncia della lettera Z:
- una Z maiuscola corrisponde ad una zeta sorda (come in Zio)
- una z corsiva corrisponde ad una zeta sonora (come in zucchero)
Lo stesso vale per la lettera S:
- una S maiuscola corrisponde ad una esse sorda (come in SaSSo)
- una s corsiva corrisponde ad una esse sonora (come in blasone)
| agg. | aggettivo |
| avv. | avverbio |
| f. | femminile |
| indecl. | indeclinabile |
| intr. | intransitivo |
| inv. | invariabile |
| m. | maschile |
| pl. | plurale |
| pron. | pronuncia |
| s. | singolare |
| tr. | transitivo |
| v. | verbo |
a buco
pron: abbu'o
Preciso, al limite, per un pelo, all'ultimo minuto. "Son'arrivà'a
bu'o!" (Sono arrivato preciso)
a coda ritta
Usato per lo più per l'espressione "Essere
a coda ritta", si intende il dover essere disponibile alle continue richieste
di qualcuno: "Mi accompagni a..." "Oh, ma io un posso mi'a
esse'sempre a coda ritta per te!"
a posta
pron: apposta
1. Di proposito
2. Per finta. Tipico quando uno non capisce una cosa spiegata più volte:
"Oh che fa' apposta?" (Che fai, fingi? Mi prendi in giro?)
abbollore
agg.
Di qualcosa estremamente calda. "Soffia, l'è abbollore la minestra!"
(da bollore)
A ufo
A sbafo.
Dalla sigla A.U.F. (ad usum fabricae), posta sui materiali destinati alla costruzione
del Duomo di S. MAria del Fiore, esenti da ogni dazio e gabella
abbadare
v. intr.
Fare attenzione: "Abbadaci tu caschi!" (Stai attento che cadi!)
acchiappino
s.m.
1. Molletta per stendere il bucato ad asciugare, in legno o plastica
2. Gioco fanciullesco consistente in una gara a rincorrersi
e ad evitarsi a vicenda
accincignare
v. tr.
Stizzare e appallottolare un pezzo di carta o un tessuto rendendolo pieno di
grinze
agiato
agg.
Di persona calma, tranquilla, che impega molto tempo a fare qualcosa
aggranchiare
v. tr.
Rattrappirsi, intirizzirsi per il freddo
"Aspetta a anda' fori! Mettiti i'pastrano, gl'è
un freddo s'aggranchia!"
aghetti
Le stringhe delle scarpe
a
guasto
A caso. "L'ho preso
a guasto"
aiòrzo
agg.
Sinonimo di chiorbone [dal pesce giozzo]
allampanato
agg.
Di persona magrissima: "Secco allampanato"
ambrogetta
s.f.
Mattonella di terraglia a smalto per il rivestimento di pareti. Anche,
e forse soprattutto, usato per indicare le mattonelle del pavimento.
appalto
s.m.
Spaccio di generi di monopolio; privativa. A Campi gli appalti per antonomasia
sono quello di Via Santo Stefano ("Il Buonumore") e quello a San Martino
("Il Buto")
aràdio
s.m. (Pl:
aradi)
Radio
armoà
s.m.
Tipo di armadio a specchio a luce unica per camera da letto [adattamento del
franc. armoire, 'armadio']
arregola
A quanto
pare
artista
s.m.
Attore protagonista di un film. "Che vieni a i'cinema da i'Puccini?"
"Chi gl'è l'artista de' firme?"
a
strascicóni
agg.
1. Soprattutto rivolto a bambini, distesi o a sedere in terra (ad esempio a
giocare). "Rizzati, i'che tu fai costì a strasciconi?"
2. Di persona che non ha ancora trovato il proprio ruolo in modo definitivo
e organizzato (ad esempio senza lavoro o non fidanzato). "I'che tu fai
ancora a strasci'oni pinzo, o fidanzati!"
auZZalàpisse
s.m.
Temperamatite
auZZare
s.m.
Appuntire (di matite)
auZZino
s.m.
Temperamatite
avellare
v. rifl.
Non resistere dal cattivo odore. "Madonna che cureggia t'ha' sgancia'o,
s'avella!" (Cribbio, che peto hai fatto, non si resiste dalla puzza!).
[Da avello: tomba]
aZZanella
s.f.
Parte della carreggiata esterna all'asfaltatura, spesso dissestata
bacato
agg. (pron: ba'ato)
Cariato (di dente)
bada
Guarda. "Bada lie che
casino!" (Guarda li che confusione!)
bacchio
s.m. (pl.
bacchioli)
Lungo bastone o pertica per bacchiare. Spesso usato anche
"bacchiolo"
Baco Gigi
Pron.: ba'o gigi, con la
g toscana
Verme della frutta, in particolare delle ciliege. Famoso il modo di dire con
doppio senso: I'ba'o Gigi gli sta meglio tra le mele 'he a Parigi. [dal diminutivo
storpiato di Giovanni, in quanto dopo San Giovanni, il 24 giugno, è facilissimo
trovare il verme nelle ciliege]
bàero
s.m.
Bavero
basoso
agg.
Di persona che avverte un malessere diffuso, tipo leggero stordimento. "Oh
sta bono, e mi son'sveglia'o ora son tutto basoso"
barroccio
s. m.
Carretto da trasporto merci trainato da cavalli (a differenza del calesse, adibito
a trasporto di persone)
bellétta
s. f.
Fango nero, liquame, melma
bellìco
s.m. (pron:
belli'o)
Ombellico
biasciolo
s.m.
Piccola rigonfiamento biancastro (spesso ulcerato) ai lati della bocca, sulla
congiunzione del lebbro superiore con quello inferiore
biriòscia
s.f. (pl. -sce)
Pasta dolce [storpiatura del francese brioche]
bischero
agg.
In senso figurativo, stupido, buono a nulla. Bischeraccio, con senso di compatimento
biscotto della
salute
s.m.
Fetta biscottata
bizzo Vedi Pinzo
bòccia
s.f.
Bottiglia
bocco
s.m.
1. Pallina di vetro con cui giocano i bambini, bilia
2. Scemotto
bociare
v.intr.
Alzare la voce, fare la voce grossa.
Vociare, urlare
bologna
s.f.
Mortadella
bombìna
s. f.
Petardo
bongo
s.m.
Profiterole
borraccina
s.f.
Muschio
Brindellone
s.m.
Persona
molto sciatta o trasandate. Oppure, scherzoso, giovanottone non aitante nè ben
messo (usato
per lo più in questo senso). La parola proviene dal nome del carro utilizzato
il giorno di Pasqua a Firenze per lo scoppio della colombina
bru-ginsi
s.m. inv.
Blue-jeans
brusòtto
s.m.
Giubbotto
bugliolo
s.m.
Secchio a doghe di legno con manico di corda usato a bordo
bulletta
s.f.
Chiodo
bulòne
s.m.
Bullone
burigliòlo
s.m.
Barattolo
Busigno
s.m.
Piccolo spuntino (organizzato precedentemente o meno) che si consuma dopo un
evento serale straordinario (tipo la Messa di Natale)
buttare al brì
(pron. buttare a i'brì)
Lanciare qualcosa in pasto alla folla in modo che venga presa dalla persona
più abile dopo una competizione (ad esempio il bouquet della sposa)
càero
s.m.
Bagno
calatìa
s.f.
1. Modo di parlare e pronunciare all'interno di un dialetto. Ad esempio la frazione
di Santa Maria ha una calatia diversa rispetto al centro di Campi Bisenzio.
2. Discesa, pendenza
calcinculo
s.m. Pron.: carcinculo
La giostra del luna park formata da seggiolini metallici sospesi mediante catene,
che ruota su se stessa. (giostra "le catene")
calia
agg.
Di bambini fastidiosi ed inappetenti.
Di persona schizzinosa riguardo al cibo
calZoni
s.m. pl.
(pron: carZoni)
Pantaloni
càmmera
s.f.
Camera
cantonata
s.f.
L'angolo esterno di un edificio all'incontro di due strade
caperonZolo
s.m.
Girino
cappa
s.f.
Cappotto da donna
carro
s.m.
Ambulanza "L'hai sentito passare il carro?"
carta-suga
s.f.
Carta assorbente per l'inchiostro (non più usata) [da 'carta' e 'succhiare']
catafalco
s.m. Pron: catafarco
Sorta di palco, adornato di drappi neri, eretto nel mezzo
della chiesa per sostenere la bara
ceccotoccami
s.m.
Persona che fa dispetti per farsene rifare. Tipicamente riservato ai bambini.
"Gl'ha fatto proprio bene a renditele, tu se' come ceccotoccami!"
[dalla tipica frase "Cecco, toccami, la mamma la un vede!"]
ceslonghe
s.f.
Sedia a sdraio. Anche "gislonghe" o "cislonga" [dal francese
chaise-longue]
chiorba
s.m.
Testa. "Che chiorba dura t'hai!"
chiorbóne
1. agg.
Testone
2. s.m.
Persona testona
ciantella
s.f.
Ciabatta, scarpa vecchia e sdrucita utilizzata come ciabatta
ciarpa
s.f.
Sciarpa
cigna
s.f.
Forzatura per "cintura"
cignata
Letteralmente,
colpo inferto con una cigna, usato però anche per indicare un forte colpo inferto
in generale. "Se un tu l'abbozzi, ti dò una cignata!"
cignale
s.m.
Forzatura per "cinghiale"
cincinìno
s.m.
Una piccolissima parte di qualcosiasi cosa (di solito riferito a cose da mangiare,
ma non solo). "Metticene un'altro di cincinino (di colla, di colore e così
via)". Anche "un po' ": "Fallo un cincinin'più lungo,
vai, quest'orlo!"
cingomma
s.f.
Gomma da masticare [dall'inglese chewing gum]
cocciòla
s.f.
Gonfiore irritante prodotto dal contatto con l’ortica o da una puntura
d’insetto
conìgliolo
s.m.
Coniglio
coltella
s.f. (pron: cortella)
Coltello da cucina
Cóppe
s. m. proprio
Coop, catena di supermercati
cuttèllo
s.m.
Coltello
damo
s.m.
Uomo amato, amante; fidanzato
dare l'anda
Lasciare andare,
fare partire (anche di apparecchi elettrici e elettronici). "Un tu l'ha'accesa
la lavatrice ancora? Dagli l'anda, vai". [da andare]
demònfero
s.m.
Persona confusionaria, che ne fa di tutti i colori
desinare
s. m.
Il pasto principale della giornata, di solito a mezzogiorno. "Dopo desinare"
ossia, dopo pranzo.
v.i.
1. Pranzare
2. Mangiare per pranzo. "I'che c'è da desinare?" (Cosa c'è
da mangiare per pranzo?)
destarsi
Svegliarsi.
diaccio
Agg. masch.
Ghiaccio
diaccio-menta
s.m.
La classica caramella di menta dura e trasparente
diòSpero
s.m.
Pomo, caco
dòrco
s.m.
Tempo primaverile. "Oggi l'è dorco" (Oggi sembra primavera)
Dòmo
s.m. proprio
Duomo (nell'espressione "vaffandòmo!", modo non volgare per
"vaffanculo")
duìno
Moneta dal valore quasi nullo
empire
Riempire
essere tutto in
un monte
Modo did dire usato per descrivere una sensazione
di malessere generalizzata a tutto il corpo, con dolori diffusi, stanchezza,
apatia. "Mamma mia, con questo raffreddore son tutto in un monte..."
fare a miccino
Usare qualcosa
con parsimonia. "Fai a miccino c'è n'è poco!" Anche,
essere avari nel comprare qualcosa. "T'hai fatto a miccino!" Da"miccino"
(vedi definizione)
fare a picca
Fare a gara, competere
vigorosamente. "Tra i'mi'figliolo e i'tuo, e fann'a picca a chi gl'è
più sudicio!"
fare bòno
Fare bene (alla salute).
"Mangia un po' di frutta, la ti fa bono!"
fare camiciole
Barare al gioco accordandosi con gli avversari;
usare preferenze illecite
fare culàia
Quando il tempo
da sereno si rannuvola e volge alla pioggia
fare entratura
Fidanzarsi in casa. "Oh
un tu l'ha' fatt'ancora entratura, gl'è diec'anni vu sta'e 'nsieme..."
fare
i fichi
Pron: fare e fi'i
Fare il finto schizzinoso con gesti e moine, fingere di non volere fare e rifiutare
qualcosa, anche se piace e interessa, per farsi pregare. Per estensione, fare
lo schizzinoso.
"Zia l'è sciocca la pasta!" "Un fa' tanti fi'i, guarda,
mangiala l'è proprio bona!"
fare i gattini
Vomitare, rigettare
fare puZZo
Vedi puzzo
ficoSo
agg. Pron: fi'oso
Di persona che fa i fichi. "Gnamo, non fare i fi'oso,
mangia"
ficùZZola
s.f. Pron: fi'ùzzola
Piccolo fico non ancora maturo
fedora
s.f.
Vagina (in disuso)
fogliolino
s. m.
Coriandolo di carnevale
fontaniere
s.m.
Operaio addetto alla messa in opera o alla riparazione di impianti di erogazione
d'acqua pubblici o privati. Per estensione, idraulico
in genere
formìcola
s.f.
Formica
Forno dei Cicàli
Antico panificio
campigiano, da cui deriva il modo di dire "T'hai la bocca la sembr'ì'
forno de'Ci'ali!" (sparare balle, dire maldicenze)
fortore
s.m.
Sensazione di acidità allo stomaco
fràZio
s.m.
Puzza, fetore (quando si vuole parlare in modo fine)
fregarsene
"Chi
se ne frega!", ossia "Chi se ne importa!"
frinZello
s.m.
Ricucitura o rammendatura vistosa e brutta
"Eh, oh icchè t'hai' chi? Oh che bu'o
che t'hai...eh gnamo, giù, le'ategli ti fo' un frinzello, tanto pe' sta'
pe' casa..." ![]()
(Che cos'hai lì? E' un bel buco...dai, toglili che te li rammendo, tanto
li porti solo in casa)
Fruffrù
s.m. indecl.
Wafer
Fusigno
Vedi busigno
ganzo
Agg.
Di cosa simpatica, forte, un po' strana
gestrino
s.m.
Atto smorfioso, smanceria.
Usato per esempio in: "Bellino questo bambnino, cucicucicuci... "
"Oh quanti gestrini tu gli fai a questo bambino!"
giangiva
s.f.
Gengiva
ghirighio
Anche migliaccio,
dolce di farina di castagne, con a piacere pinoli e uvetta
giovarsene
v. tr.
Usare o fare qualcosa senza schifo o nausea. "Non mi gioverei di mangiare
nel suo piatto"
"Dammi
bere, guarda moio di sete! No nini, codesto un lo voglio, un me ne GIO'A un
lo so chi l'ha preso, no, un me ne GIO'A, no un be'o!" ![]()
giratina
s.f.
Piccola passeggiata, quattro passi.
giulebbe
agg.
Di cibo o bevanda eccezionalmente (ma non sgradevolmente) dolce
gócciola
s.f.
Goccia
gommino
s.m.
Piccolo elastico circolare di gomma
gommóne
s.m.
Caramella gommosa alla frutta (tipo Morositas)
gòrfe
s.m.
Golf, maglia di lana
gnamo
Colloquiale
per "andiamo". Usato praticamente in continuazione, come "via,
dai!"
gnaolàre
v. intr.
Miagolare dei gatti
gnegnero
s.m.
Buon senso, criterio, giudizio.
"Un tu c'hai punto gnegnero!"
granocchio
s.f.
Rana, ranocchio (anche granocchia)
impaZZare
v. intr.
Impazzire, dare noia, spesso in senso bonario. "Sta'
bono, tu mi fa'mpazzare!"
impiantito
s.m.
Pavimento
impiàto
agg.
Germogliato (di solito di patate o cipolle)
impelagarsi
v. tr.
Impegnarsi o intromettersi con proprio danno e senza via d'uscita. "Eh
tu ti sei impelagato in un affare di nulla" [Da pelago]
incilicare
v.
tr.
Cospargere di cilia
incincignare
v. tr.
sgualcire, spiegazzare: es. la gonna, la camicetta
incicciare (incicciarsi)
v. tr.
1. Coinvolgere qualcuno (o se stessi) in situazioni incresciose, difficili
2. Mettersi in un guaio
3. Entrare in combutta. "Sie, un mi voglio mi'a inciccia'con
quella gente..."
incocciare
v. tr.
Arrabbiarsi.
"Non voglio andare a scuola oggi mamma, non ho fatto i compiti..."
"Eh, se un tu gl'ha'fatti tu va'senza fagli, un mi fare incocciare perchè
guarda eh...tu va'senza fagli!" ![]()
ingrullire
v. tr.
Diventare grullo; affannarsi, ammattire. "Pe' tro'a'
quell'affare s'è ingrulli'o due giorni!" (Per trovare quella cosa
ci siamo affannati per due giorni)
intrafinefatta
Avv.
In un tempo incredibilmente breve, lì per lì
io campi!
io boia!
io segone!
io demonfero!
Espressioni equivalenti di disappunto usate al posto delle bestemmie
ippiuppiù
Avv.
Probabilmente
"Gl'ho deciso d'anda'via domani, ma un n'ho punta fortuna, ippiuppiù
pio'e!" ![]()
labbrata
s.f.
Colpo inferto sulle labbra col dorso della mano: implica una buona dose di volgarità
e di spregio
lastuccio
s.m.
Astuccio (il lastucio = l'astuccio)
leticata
s.f.
Litigata, discussione
libbro
s.m.
Libro
lìcitte
s.m.
Bagno
logo
s.m.
Bagno
lòia
s.f.
Quantità vistosa e repellente di sudiciume: "aveva un dito di loia
sul bavero della giacca". [Lat. lorea 'vinello' incr. con loglio]
lucco
d'oro
Modo di dire
per indicare qualcosa di molto prezioso. Tipico il "Ti farei il lucco d'oro",
intendendo "Da quanto tengo a te, ti regalerei qualcosa di preziosissimo".
Da Lucco: lunga ed ampia veste di panno per lo più nero o rosso, riccamente
foderata, caratteristica dei dotti e dei magistrati fiorentini del '300
lùcio
s.m.
Tacchino
lupìno
s.m.
Callo a forma di legume sul dito del piede
macellaro
s.m.
Macellaio
manfruìto
agg.
Di uomo impotente
manrovescio
s.m. Pron: marro'escio
Schiaffo dato con il dorso della mano
marmato
agg.
Freddo come il marmo (implica fastidio). "Ho i piedi marmati"
marruca
s.f. Pron: marru'a
Spina della rosa (o di fiore in generale)
mettitutto
s.m. inv.
Mobile da cucina per riporvi stoviglie, pentole, provviste ecc.
miccino
s.m.
Briciola, piccola quantità di qualcosa
migliaccio
s.m.
Specialità
culinaria alla teglia, preparata con sangue di maiale o, meno spesso, con pastella
di farina di grano, di granoturco o di castagne, generalmente mista ad altri
ingredienti.
Mi pa'mill'anni
Modo di dire
che indica l'impazienza per un evento. "Mi pa' mill'anni di partire
per le ferie!" [da "mi pare mille anni"]
Mi pai'fati'a
Modo di dire usato per indicare generalmente
una cosa da fare ma che non si ha voglia di fare, oppure di una cosa che ci
piace ma in quel momento non si è molto predisposti. "Gnamo si va
a'i'mare! Giù, andiamo, ma mi pai' un po' fati'a"...oppure "Ieri
sono stato a correre anche se piove'a! Oicchè, oh un t'è parso
fati'a!" [da "mi pare fatica"]
mo chie!
Esclamazione intesa a farsi
passare un oggetto, quasi sempre per indicare che la persona che parla pensa
di riuscire a far funzionare l'oggetto in questione.
"Queste istruzioni sono incomprensibili, non riesco a programmare il
termostato..." "Mo chie, dammel'a me te lo coso io, vieni, giù!"
![]()
mòta
s.f.
Fango, spec. quello che si forma nelle strade sterrate dopo la pioggia
motoSo
agg.
Coperto di mota
morchia
La sostanza nera e oleosa
che si trova sulla catena della bicicletta o negli organi meccanici di auto
e motorini
mortesecca
s.f.
Teschio di uno scheletro
mugghiare
v.intr.
brontolare dello stomaco per la fame. "Gl'ho una fame mi mugghia lo stóma'o!"
murièlla
s.
f.
Piccola piastrella o sasso piatto e circolare per
il gioco delle piastrelle o simili giochi da ragazzi
nèo
s.m. (pl. nèi)
Lampada al neon
ninnoli
e nannoli
Fig., cosa
di poca o nessuna importanza. "Perdersi tra ninnoli e nannoli"
nini
s. invariabile, meno comune nino e nina
Vezzeggiativo familiare, per lo più rivolto a bambini. "I'che tu
voi da mangiare, nini?"
Usato anche con valenza negativa, insieme a po'erino (poverino). "Oh i'che
tu v'oi da me, nini po'erino?"
occhio pio
Occhio semichiuso a causa
di un orzaiolo. Per estensione, occhio semichiuso o pesto in generale, anche
per stanchezza. "T'hai un po' l'occhio pio!" (intendendo "sembri
stanco")
panmolle
s. m.
Panzanella [da pane molle]
partire
v. tr.
Per indicare divisione. "Partire il pane", tagliare il pane
pastràno
s.m.
Pesante soprabito invernale per uomo (con un accenno di rustica o disadorna
funzionalità)
pécchia
Esclamazione contratta
di "pe'chia'atti" (per chiavarti). Famosa la frase: "Pécchia,
di'an'a Campi!"
pettata
s.f.
Salita ripida e faticosa
peZZola
s.f.
Fazzoletto, spec. di grandi dimensioni
pianère
s.m.
Paniere. Tipico il pianerino per i bambini, da portare all'asilo
piattola
s.f.
Scarafaggio nero e piatto
piccoso
agg.
Testardo
pila
s.f.
Torcia elettrica funzionante a pile a secco
pina
s.f.
Pigna
Nei modi di dire: "tu se'duro come le pine verdi!"
(sei zuccone).
pilloro
Ciottolo
di fiume, o in generale un qualsiasi sasso.
pinato
agg.
Sodo, come una pigna, sempre riferito a persone.
pinoccòlo
s.m.
Pinolo
pinZo
Agg.
Di persona attempata ancora single
pìppolo
s.m.
Oggetto a forma di bottoncino, di pallina. Pulsante
pirulino
s. m.
Piccolo cono manufatto di carta, finissimo e appuntito, usato come proiettile
della cerbottana
poppa di monaca
s.f. (pl. poppe di monaca)
Meringa
preciutto
s.m.
Prosciutto
principiare
Iniziare, cominciare
prùZZica
s.f.
Ortica
punto
avv.
Per niente, affatto, in frasi negative. "Non è punto bello!". Anche
in forma di aggettivo, e quindi declinabile. "Non ha punti quattrini"
puZZo
s.m.
1. Cattivo odore
2. fare puzzo: essere uggioso, fare polemica per qualcosa. "Oh gnamo, quanto
puzzo tu fai pe'una bischera'a!"
racca
Gruppo, banda. Usato sempre in "fare racca".
"Davide fa racca con tutti", fa gruppo con tutti. Oppure "Non
fa' racca con quelli lì!", non stare in compagnia di quelle persone,
non fare gruppo con loro, non ti mettere a chiaccherare con loro.
ràgnolo
s.m.
ragno
rallare
v. intr.
Scivolare della frizione della macchina
redare
v. tr.
Ereditare. "Da chi tu l'hai redato?"
"Ehh, oh come tu se'bello...che be'pastrano che t'hai! O da chi tu
l'ha'reda'o?"
richìccolo
s.m.
La resina appiccicosa degli alberi, solitamente usato per indicare quelle "bolle"
ambrate che fuoriescono dai tronchi
rimbuzzarsi
v. tr.
Rimettere la camicia o la maglietta dentro i pantaloni,
rimpiattare
v.tr.
Nascondere
rimpiàtterelle
Gioco del "nascondino",
anche rimpiattino
rimpiàttino
Vedi rimpiatterelle
ritrucine
Vedi "trucine"
roventino
s.m.
Sanguinaccio (vedi anche migliaccio)
rucertola
s.f.
Lucertola
ruZZola
s.f.
Disco di legno usato come gioco, che si lancia con una mano o con l'ausilio
di una cordicella.
Usato anche
per indicare le ruote dei carretti costruiti in casa per gioco
ruZZolare
v. intr.
Rotolare
velocemente o addirittura precipitosamente, cui può sostituirsi l'idea di una
vistosa caduta giù per un pendio.
sanale
s.m.
Stoppie usate un tempo per accendere i forni
saccòccia
s.f.
Tasca (modo fine per dire culo nelle espressioni tipo "prenderlo in saccoccia")
sbacchiare
v. tr.
Sbattere, soprattuto una porta. "Non sbacchiare la porta!"
sbracalato
agg.
Variante di "sbracato"
sbracare
v. tr.
Slacciarsi e aprirsi gli indumenti per mettersi a proprio agio o in completa
libertà, con l'idea di un vistoso e compiaciuto disprezzo delle convenienze.
sbracato
agg.
Abbandonato al compiacimento di sentirsi a proprio agio, comodamente seduto
o sdraiato, e senza l'impiccio fastidioso di troppe abbottonature, e spec. delle
scarpe e della cravatta. Usato anche per indicare cose
buttate lì in malo modo.
sbraciata
s.f.
Spacconata, vanteria.
agg.
di persona che parla in modo vistosamente dialettale (toscano), mangiando tutte
le c, le v, le t.
sbrindellato
agg.
Di indumento vistosamente lacero e scomposto. Più
usato, di persona vestita in modo scomposto, ad esempio con la camicia mezza
fuori dai pantaloni
"No, guarda, a quella maniera... sbrindella'o va bene ma a quella
maniera gl'era troppo"
![]()
sbuzzàto
agg.
Di persona la cui camicia o maglietta fuoriesce in parte dai pantaloni e non
è posizionata correttamente.
scalcagnato
agg.
Di persona malamente rivestita d'indumenti vecchi e logori, segno di ristrettezze
economiche. Usato anche per indicare macchine, case e altri oggetti malmessi,
nonchè di squadre sportive
sciugamano
s.m.
Asciugamano
sdrogàrsi
v. rifl.
Lavarsi dal troppo sporco incallito
sfràngere
v. tr.
Pestare coi piedi. Famosa la fase "Stramutati, tu mi sfrangi!" (Spostati,
che mi pesti)
sgancìo,
di
agg.
Per traverso, posizionato di tre quarti, di sbieco.
sglóriàto
agg.
1. Trasandato nel vestire, quando i vestiti sono indossati senza classe e in
modo asimmetrico.
2. Chi si comporta in modo volgare
Letteralmente: senza gloria, senza classe
sgorata
s.f. Pron: sgora'a
Macchia allungata, tipo strisciata. Ad esempio, una caduta in una pozza provoca
una sgorata sui vestiti [da gora, canale per l'irrigazione in campagna]
sguerza
s. f.
Piccola scheggia del legno
sguittìre
v.intr.
Sgusciare, scivolare da una presa. "La m'è sguitti'a di mano"
Sisa
s. f. proprio
Totocalcio (da Sisal, società che gestiva il totocalcio). "Che macchina
t'ha'compra'o? Oh ch'ha' vinto alla Sisa?"
sito
s.m.
puzza, odore sgradevole
sizza
s.f.
Vento freddo e pungente
smarimèttere
v. tr.
Toscano per "manimettere". Sottoporre per la prima volta a parziale
prelevamento per il consumo.
"C'è il latte? Si, è ancora da smarimettere", oppure "Ci sono
gli spaghetti? C'è una confezione aperta e una da smarimettere"
smurièlla
Vedi muriella
sortìre
v. intr.
Uscire. Tipico il modo di dire "Oh sorti di chi" (Spostati da qui,
anche: smettila)
spelluzzicare
v. tr.
Mangiare piccole quantità di cibo da una tavola apparecchiata o dal frigorifero
(sempre fuori pasto)
sperventa
s.f.
Luogo soggetto a forti ventate. "Senti che sperventa c'è qui all'angolo
della strada!"
spirare
v. intr.
Soffrire molto per il freddo
sporta
s.f.
Sacca larga e robusta, fatta di vimini, paglia, tela o plastica, con due manici,
usata per fare la spesa
stiómbola
s. f.
Vedi spiombola
straccale
s.f.
Cencio, cianfrusaglia
stròlogo
s.m.
Persona trasandata e sporca
stómaco
s.m.
Stòmaco (con la o molto chiusa)
stracco
agg.
Molto stanco, specialmente dopo uno sforzo o fatica
stramutare
v. tr.
Smuovere
stucco
agg.
Di persona appiccicosa, noiosa
sugo d'orìZia
s.m.
Liquerizia (anche sugodorìZia)
tara
s.f.
Arcaico. Somma
defalcata da un conto. "Fammi
un po' di tara", fammi un po' di sconto.
tamburlano
s.m.
Simbolo di oggetto ingombrante e antiestetico. Usato anche per "Mi hai
fatto una testa come un tamburlano", mi hai rintronato con le chiacchere
o col frastuono.
tattameo
s.m.
Persona stupidotta, bischera.
teSto
s.m.
Coperchio, di solito di pentole o teglie
tirabusciò
s.m.
Cavatappi [dal francese tire-bouchon]
tocco
s.m.
L'una, le tredici, riferito all'ora: "Che ora è?" "E' il tocco
e un quarto!"
tótto
Modo di dire ai bambini di non toccare. "Totto
l'è cacca!" (Non toccare, è una cosa cattiva)
trabiccolo
s.m.
Intelaiatura di legno all'interno del quale viene appeso il
veggio o altra fonte di calore, usata per riscaldare il letto o asciugare
la biancheria. Ora più usato come definizione accentuatamente burlesca o dispregiativa
di una macchina complicata e ingombrante, di un veicolo vecchio e sgangherato
trènce
s.m.
Impermiabile
tréspolo
s.m.
Fig. veicolo od altro srumento di struttura part. rudimentale o estremamente
malandato
trombàio
s.m.
Operaio specializzato nella lavorazione di lamiere e nella costruzione di docce
per lo scolo dell'acqua dai tetti, oppure addetto alla riparazione di tubature
e condutture d'acqua nelle abitazioni. [da tromba nel significato antico
di 'pompa']. Per estensione, idraulico in genere
trucine
s.m.
Burrone, precipizio, strapiombo. Usato anche "ritrucine"
turo
s.m.
Elemento di chiusura di un recipiente, per lo più inseribile nell'apertura (sin.
quindi di tappo), ma talvolta in funzione di copertura (sin. di coperchio)
tugurio
s.m.
Ambiente particolarmente angusto e scuro, con un senso opprimente di miseria
e di squallore.
Tù
ne tocchi!
Letteralmente,
ti picchio, usato in maggioranza dai genitori verso i figli capricciosi. "Abbozzala
di frignare sennò tùnne tocchi!"
"Guarda se un tunni'sta'fermo tu ne tocchi, eh, ovvia..."
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veggio
s.m.
Scaldino di terracotta con manico
veniènte
agg.
Di un bambino che cresce bello grassoccio. "Che figlioli belli venienti
t'hai, nini!"
vilio
agg.
Di scarso valore dal punto di vista economico e qualitativo
viottolo
s.m.
Stretta stradicciola di campagna o di montagna
volerci le binde
Con grande sforzo e
tempo. Da binda, argano [dall'alto tedesco antico 'winde', argano]
"Oh
un tu n'hai fini'o neancora Lorenza, mamma mia, ci voi'le BINDE!"
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Zia
s.f.
Di solito al plurale, macchie di sporco sulla pelle, usualmente riferito al
collo di un bambino dopo una giornata passata a giocare fuori.
"Fammi
vede', girati, guarda che
ZIE t'hai su'i collo, guarda, va'a la'àti e mutati, eh, ovvia!"
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Zio,
il zio
Pron: i'ZZio
Lo zio
Zìngano
s.m.
Zingaro
Zinzinìno
s.m.
Vedi cincinìno
ZoZZo
agg.
Di oggetto molto sporco
ZoZZone
s.m oppure agg.
Persona o di persona zozza
Zucchetto
s.m.
Zucchino
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