Costa d'Avorio

 


di "Il re del Togo"
UN AFFETTUOSO SALUTO AL NOSTRO COMPAGNO DI VIAGGI VIRTUALI ANDREA [NdIHV]

 

INCONTRI IVORIANI
Non abbiamo ancora poggiato il piede sul sacro suolo africano che è già shock. L'aria bollente e l'odore marcio di legno in putrefazione e di terra rossa ci stordiscono. Ma non è come lo avevamo immaginato passeggiando tra le casbah di via Prè e Marsiglia, è un odore quasi acre (ma quanto sarà dolce il suo ricordo! ) che ti coglie alla gola e che ti soffoca nell'intimo, e siamo al limite dell' asfissia, in un'apnea di sofferenza che ci percuote impietosa, quando attendiamo i bagagli in una saletta ispida e polverosa in mezzo a vestaglie multicolori, lingue misteriose e cuori in gola.

Monsieur Zapponì, come ironicamente lo chiameremo in seguito, è il nostro contatto ad Abidjan. E' lui che ci viene a prendere all'aereoporto la sera del nostro arrivo ed è sempre lui che da il là al nostro gioco preferito che ci accompagnarà negli anni: riconoscere a vista gli italiani all' estero. Inimitabile col volto emaciato e sudaticcio brilla tra la muraglia orgiastica e vociante per la assoluta inadeguatezza al ruolo: mister Zapponi I suppose? ma non c'era bisogno di alcuna risposta..... Monsieaur Zapponì è un toscanaccio verace stressato dai troppi anni in Africa Occidentale, cacciatore di legname tra Port Harcourt e Conakry, strozzato dagli affari e dalla burocrazia del baksheesh e perennemente in attesa di essere rimpatriato con la scusa di qualche mortifero malessere, cerca invano di farci aprire fuori orario una banca nel centro del Plateau e di farci avere sottocosto il visto dall'ambasciata del Malì. Sconfitto su tutta la linea ci riempie di risaputi consigli su acqua e zanzare e ci raccomanda di usare il fascione! Non ha capito un cazzo di noi ma tutto sommato è un tipo divertente che ci illumina sul nostro sogno di lavoro all'estero . Abidjan è una metropoli inverosimile, caotica all'eccesso, con miriadi di scoppiettanti mazda rancide che orbitano come satelliti imbizzarriti, Abidjan è la discarica a cielo aperto della nostra società industriale, Abidjan è la New York tropicale di Jena Plinski da cui tutti vogliono fuggire e da cui tutti sono tragicamente attratti, Abidjan è il regno di posteggiatori più o meno abusivi, guardiani più o meno affidabili, impiegati più o meno kafkiani, Abidjan è il regno di monsieaur Zapponì che canta "che scemi questi africani".

Sconsigliano di girare per Abidjan di notte anche se in realtà non è più pericolosa di una qualsiasi altra megalopoli nostrana, sconsigliano anche di prendere il bus dalla stazione di Adjamè. Noi lo abbiamo fatto ed è stata un esperienza indimenticabile. Favelas? Bidonville? Chiamatela come volete, Adjamè è Adjamè. La fotografia è questa: io perplesso su una panca avvinghiato agli zaini, mentre Lux (il mio compagno di viaggio) gioca con un malconcio bigliardino insieme a una schiera di ragazzetti divertiti, tutt'attorno la vita: migliaia di venditrici di pesce secco, frutta fresca, pane caldo, bibite improbabili e invenzioni impossibili che si accalcano intorno a carretti pietrificati nel fango e che sfuggono agli attentati di bus e taxi che beccheggiano pericolosamente tra un fosso e l'altro come navi alla deriva sull' onda lunga. Eh già, Adjamè è una palude senza ombra ne asfalto dove inferno e paradiso si confondono.

Gli orari in Costa d' avorio sono un optional e fino all'ultimo non si è certi di aver preso l'autobus giusto e se si azzecca non è detto che si arrivi a sempre destinazione. Comunque sia, anche grazie a qualche provvido trasbordo riusciamo a giungere a Grand Berebì sulla via per la Liberia. E' qui che incontriamo Nicolà e Viviane. Trentino e raccoglitore di mele lui. Brasiliana e cameriera stagionale lei. Appassionati di jambè entrambi, hanno girato in lungo e largo per Senegal e Guinea insieme ad un fantomatico maestro di percussioni per carpirne i segreti, finchè stanchi di essere presi per il naso e il portafoglio lo hanno lasciato in un desolato villaggio guineano insieme alla magia del suo jambè ma senza la sostanza di un CFA (sefà). L'incontro è stato provvidenziale al fine di rompere la nostra "verginità" africana. Sono loro che ci hanno iniziato ai misteri dei maquis, alla bontà dell'attiekè, all'arte dello jambè e della contrattazione (si, ma caro Nicolà:due giorni per il noleggio di una carcassona renault 9 giallo paglierino con il bagagliaio legato con lo spago mi sono sembrati davvero troppi). Con loro abbiamo vagato per giorni tra strade polverose, giungle al calor di metano e villaggi ancestrali, con loro abbiamo diviso giacigli degni e giacigli indecorosi, con loro ci siamo tuffati nelle sognanti acque di Monogagà e vomitato nel tragico bordello di San Pedrò ed è grazie a loro che non abbiamo bevuto acqua di fosso e mangiato pesce marcio, ma anche loro nulla hanno potuto contro la metifica burocrazia ivoriana che ci impedisce di cambiare moneta fuori Abidjan e contro la carcassona giallo paglierino che sulla pista per Taì ci molla inesorabile ed è soltanto grazie all' inspiegabile intervento di Adopo, macilento soldato ivoriano, che riusciamo a tornare indietro. Adopo.... che mi chiede l'indirizzo e mi saluta con un inequivocabile jolie garcon....

Il periodo di "svezzamento" è stato breve ma intenso, ora possiamo camminare con le nostre gambe dentro un Africa vera che ci cattura dentro il suo ventre. Con Viaviane e Nicolà ci salutiamo nella paludosa Sassandra a bordo di un chiassoso taxi brousse raggastyle dandoci un ipotetico appuntamento sotto le stelle ivoriane. E' un arrivederci festoso e improbabile. E' un arrivederci che sà di attiekè e addio................

ciao,
andrea