di Milanchamp
Ho appena trascorso una bellissima e rilassantissima settimana a Dahab, posto
incantevole a circa 90 km. a nord di Sharm. Memore di un vecchio post di Davide
"Polvere" (che ringrazio pubblicamente per tutte le preziose info
che mi ha elargito in pvt), mi ero appuntato da tempo nella memoria questa località
con l'obiettivo di andarci il prima possibile e la scelta si è rivelata
assai felice.
Niente di paragonabile con Sharm, da me visitata fortunatamente nel lontano
1993 e nel frattempo cambiata in peggio fino a diventare ormai una sorta di
Rimini egiziana con l'aggravante, però, che l'aumento smisurato del flusso
turistico non è coinciso con un adeguato "upgrade" delle infrastrutture.
Mi riferisco in particolare all'aereporto, dove regna un caos infernale e una
disorganizzazione che non ho riscontrato nemmeno in paesi definiti da "terzo
mondo": code infinite per il rilascio del visto, attese inaudite al nastro
traportatore dei bagagli, code all'unico ufficio cambi aperto del terminal (dove
peraltro non conviene cambiare i soldi perché a Dahab il tasso è
molto più vantaggioso) e code ai check in per l'imbarco dove la disinformazione
crea continue transumanze da un gate all'altro. Se a ciò si aggiunge
che anche nel costo della vita Sharm si è ormai quasi adeguata agli standard
occidentali (ho spuntato a fatica un prezzo di 10 eur per percorrere in taxi
la manciata di km. che separa l'aereoporto dal bus terminal di Nama Bay, mentre
ne ho spesi solo 20 con un'auto privata per arrivare fino a Dahab!), si può
immaginare la mia immensa felicità quando abbiamo fatto rotta verso il
deserto alla volta di Dahab.
Qui il tempo scorre infatti lento e pacifico, in perfetta sintonia con l'imponente
e mistico paesaggio montuoso che sovrasta il paese. Anche Dahab sta lentamente
cambiando, ma per ora sembrano assai remoti i rischi di un'eccessiva edificazione
a scopi turistici. Ci sono infatti molti cantieri aperti, ma si tratta perlopiù
di mini-resort e non di giganteschi hotel e l'impatto naturalistico appare per
il momento di lieve entità. A Dahab, del resto, il turismo è ancora
zoppicante anche o soprattutto per via dell'attentato terroristico dell'aprile
2006: ho fotografato lunghe spiagge totalmente deserte, gli hotel e i resort
erano tutti semi-vuoti e i ristoratori facevano a gara per convincere i pochi
avventori a entrare nei loro locali dove si spende al massimo 10 eur per una
cena abbondante a base di pesce. Insomma, a Dahab si respira l'aria genuina
e sincera tipica di qualche superstite località del nostro centro-sud:
gli egiziani sono forse di primo acchito un po' troppo petulanti nel proporre
i propri servizi, ma subito dopo rivelano immancabilmente la loro simpatia,
la loro ospitalità e la loro curiosità nei confronti dello straniero.
A Dahab le differenze linguistiche, ideologiche e religiose non hanno del resto
nessun valore: ho visto musulmani vendere le loro mercanzie fianco a fianco
con cristiani ortodossi; ho visto i vecchi giocare a back gammon con i turisti
ai tavolini dei bar; ho visto ragazze occidentali (soprattutto russe e inglesi)
accoppiarsi placidamente con i "vitelloni" autoctoni (spesso un po'
troppo sfacciati e irrispettosi, dato che alcuni di essi hanno broccolato senza
ritegno la mia compagna sotto i miei occhi); ho contemplato il tramonto seduto
accanto un beduino sulla cima di un monte in pieno deserto, immersi entrambi
nel silenzio e pervasi da un incredibile senso di pace e di fratellanza. E poi
passavo quotidianamente davanti alle macerie del locale distrutto dalla bomba
(in fase di solerte ricostruzione) e mi chiedevo: come è possibile che
qualcuno abbia deciso di rovinare la calma, la tranquillità e l'atmosfera
pacifica di questo luogo incontaminato? Con quale logica, con quale finalità?
Domande a cui
è difficile trovare risposte, ma di sicuro quel "qualcuno"
non ha davvero a cuore le sorti del mondo arabo e non è spinto da autentiche
motivazioni religiose. A Dahab non esistono religiosi e apostati, fedeli e miscredenti,
arabi e occidentali: esistono solo esseri umani, mossi unanimemente dal desiderio
di assaporare al meglio il tempo che passa in un posto così accogliente.