Dahab

2007

di Milanchamp


Ho appena trascorso una bellissima e rilassantissima settimana a Dahab, posto incantevole a circa 90 km. a nord di Sharm. Memore di un vecchio post di Davide "Polvere" (che ringrazio pubblicamente per tutte le preziose info che mi ha elargito in pvt), mi ero appuntato da tempo nella memoria questa località con l'obiettivo di andarci il prima possibile e la scelta si è rivelata assai felice.
Niente di paragonabile con Sharm, da me visitata fortunatamente nel lontano 1993 e nel frattempo cambiata in peggio fino a diventare ormai una sorta di Rimini egiziana con l'aggravante, però, che l'aumento smisurato del flusso turistico non è coinciso con un adeguato "upgrade" delle infrastrutture. Mi riferisco in particolare all'aereporto, dove regna un caos infernale e una disorganizzazione che non ho riscontrato nemmeno in paesi definiti da "terzo mondo": code infinite per il rilascio del visto, attese inaudite al nastro traportatore dei bagagli, code all'unico ufficio cambi aperto del terminal (dove peraltro non conviene cambiare i soldi perché a Dahab il tasso è molto più vantaggioso) e code ai check in per l'imbarco dove la disinformazione crea continue transumanze da un gate all'altro. Se a ciò si aggiunge che anche nel costo della vita Sharm si è ormai quasi adeguata agli standard occidentali (ho spuntato a fatica un prezzo di 10 eur per percorrere in taxi la manciata di km. che separa l'aereoporto dal bus terminal di Nama Bay, mentre ne ho spesi solo 20 con un'auto privata per arrivare fino a Dahab!), si può immaginare la mia immensa felicità quando abbiamo fatto rotta verso il deserto alla volta di Dahab.
Qui il tempo scorre infatti lento e pacifico, in perfetta sintonia con l'imponente e mistico paesaggio montuoso che sovrasta il paese. Anche Dahab sta lentamente cambiando, ma per ora sembrano assai remoti i rischi di un'eccessiva edificazione a scopi turistici. Ci sono infatti molti cantieri aperti, ma si tratta perlopiù di mini-resort e non di giganteschi hotel e l'impatto naturalistico appare per il momento di lieve entità. A Dahab, del resto, il turismo è ancora zoppicante anche o soprattutto per via dell'attentato terroristico dell'aprile 2006: ho fotografato lunghe spiagge totalmente deserte, gli hotel e i resort erano tutti semi-vuoti e i ristoratori facevano a gara per convincere i pochi avventori a entrare nei loro locali dove si spende al massimo 10 eur per una cena abbondante a base di pesce. Insomma, a Dahab si respira l'aria genuina e sincera tipica di qualche superstite località del nostro centro-sud: gli egiziani sono forse di primo acchito un po' troppo petulanti nel proporre i propri servizi, ma subito dopo rivelano immancabilmente la loro simpatia, la loro ospitalità e la loro curiosità nei confronti dello straniero.
A Dahab le differenze linguistiche, ideologiche e religiose non hanno del resto nessun valore: ho visto musulmani vendere le loro mercanzie fianco a fianco con cristiani ortodossi; ho visto i vecchi giocare a back gammon con i turisti ai tavolini dei bar; ho visto ragazze occidentali (soprattutto russe e inglesi) accoppiarsi placidamente con i "vitelloni" autoctoni (spesso un po' troppo sfacciati e irrispettosi, dato che alcuni di essi hanno broccolato senza ritegno la mia compagna sotto i miei occhi); ho contemplato il tramonto seduto accanto un beduino sulla cima di un monte in pieno deserto, immersi entrambi nel silenzio e pervasi da un incredibile senso di pace e di fratellanza. E poi passavo quotidianamente davanti alle macerie del locale distrutto dalla bomba (in fase di solerte ricostruzione) e mi chiedevo: come è possibile che qualcuno abbia deciso di rovinare la calma, la tranquillità e l'atmosfera pacifica di questo luogo incontaminato? Con quale logica, con quale finalità? Domande a cui
è difficile trovare risposte, ma di sicuro quel "qualcuno" non ha davvero a cuore le sorti del mondo arabo e non è spinto da autentiche motivazioni religiose. A Dahab non esistono religiosi e apostati, fedeli e miscredenti, arabi e occidentali: esistono solo esseri umani, mossi unanimemente dal desiderio di assaporare al meglio il tempo che passa in un posto così accogliente.