Ghana

2000

di Antonello

1^ Settimana
Arrivo all’aeroporto “Kotoka” alle 10,30 di notte. Le pratiche doganali sono rapide ed indolori. Sulla guida Lonely Planet (non aggiornata) leggo che occorre fare una dichiarazione di valuta: non occorre; si deve fare solo in caso vogliate poi esportare della valuta.
All’uscita mi viene a prendere Kofi, l’autista dell’albergo che ho prenotato su internet per i primi giorni. Ha un cartello con scritto il mio nome e non ci sono problemi. L’aeroporto è a pochi minuti dal centro e Kofi mi deposita al “Paloma”. Pago in anticipo 2 notti (50 dollari a notte) e mi danno una stanza con TV-SAT, aria condizionata + 2!!! letti matrimoniali. Decido che è troppo caro e mi riprometto di mettermi in moto nei giorni successivi per trovare una sistemazione più economica.
Nella portineria dell’albergo hanno la cassaforte, così gli consegno tutto (biglietto aereo, passaporto, travellers, dollari). Non conosco ancora bene il posto quindi non si sa mai!
La mattina mi spalmo un bel po’ di crema solare in faccia e vado al “Makola Market”. E’ un brulicare di attività umane eccitante. La parte che mi è piaciuta di più è quella relativa alle spezie e quella dei tessuti. Le strade sono povere e con canali di scolo sui lati. Le costruzioni sono nella quasi totalità basse sul genere periferia inglese (l’influenza culturale è evidente). Sono l’unico bianco in circolazione ma questo non mi crea disagio perché la gente mi guarda senza malizia e sorride.
Dopo il Makola vado all’Arts Center. E’ composto di due parti: nella prima c’è una esposizione di quadri e lavori in legno, nella seconda vendono tessuti (soprattutto). Confinante con l’Arts center c’è un Arts center non ufficiale con capanne dove potrete trovare maschere,sgabelli etc. Sono molto belle le maschere (e di diverse etnie). Se volete comprare artigianato potreste trovare più conveniente farlo fuori Accra (un ottimo posto è sulla strada per Koforidua (Ashanti Region).
Sono stanco e decido di andare a mangiare. Ritorno al “Paloma” e prendo un “Jollof Rice”(Paloma Hotel è una specie di Centro commecrciale che comprende oltre l’albergo: 1 bar, 1 gelateria, 1 ristorante, 1 Internet Cafè + altre attività minori). Il pomeriggio esco di nuovo e vado al Museo di Accra. E’ una raccolta molto interessante di costumi e maschere tribali. C’è poi tutta una parte del museo dedicata al commercio degli schiavi dove vi vergognerete di essere bianchi (e un certo sollievo ad essere italiani per non aver partecipato).
Ho camminato tutto il giorno e ho sperimentato il trasporto locale – soprattutto taxi, trotrò e minubus – dopo qualche imbarazzo me la cavo abbastanza bene. Il sistema di trasporti urbano è piuttosto efficiente nella sua anarchia. Se prendete un taxi non avrete problemi (contrattate sempre il prezzo), se invece prendete un trotrò (taxi collettivo) dovete avere una idea abbastanza precisa di dove volete andare: in genere si spostano da una “rotonda all’altra” quindi tagliando la città nelle sue direttrici principali (Ring Road, Nkrumah Circle etc.). Potete prendere anche i minibus ma dovete essere più esperti: sono dei piccoli Wan con una persona appesa fuori che urla la destinazione (quindi dovete essere un po’ pratici del posto).
La sera decido di provare un altro piatto di cucina africana e rimango a cena al ristorante del Paloma (è proprio carino ed economico). Provo con il Fufu: una specie di polenta accompagnata con una zuppa di pollo fatta con amalgama di Planter (banane da cottura) e Cassawa (una radice di una specie di Palma). Dopo cena vado in locale notturno molto deludente e me ne torno in albergo non prima di aver controllato la mia e-mail nell’Internet Cafè . E’ pieno di turisti statunitensi, inglesi e olandesi (molte donne in gruppo). E’ un turismo poco ricco ma di facce vissute e avventurose.
Mi sveglio con comodo e decido di andare a vedere Labadi Beach che è la spiaggia di Accra. L’ingesso è a pagamento (1000 lire) e la spiaggia ha perfino un bagnino!!! La spiaggia è bella (un po’ me ne intendo visto che vivo in Sardegna e ho viaggiato per anni in sud e centro america). Ti danno un tavolino in legno con poltroncine e persino cuscini, alle spalle ci sono le cucine e il bar da dove puoi farti portare da mangiare e da bere. E’ pieno di venditori ambulanti che vendono di tutto: banane e noccioline, aragostine bollite (strizzateci su un po’ di lime), keebab, beads (collanine molto belle). L’acqua è calda e le onde travolgenti.
Conosco una ragazza (Sander) che mi invita alla festa di compleanno della sorella nel fine settimana seguente. E’ una ragazza Ashanti di 26 anni molto affascinante, è molto scura e ha le sopracciglia finissime. Le chiedo di indicarmi i locali migliori per sentire musica africana e mi spiega che ogni giorno della settimana ha un suo posto particolare. La sera infatti andiamo al “Costarica” restaurant dove nella prima parte della serata insegnano a ballare “Salsa” (incredibile) e nella seconda c’è uno spettacolo di danze africane. E’ il posto giusto e lo spettacolo è bellissimo.
Nei giorni seguenti (sempre con Sander), vado a vedere numerosi gruppi musicali che suonano dal vivo, il locale più suggestivo e il “Next door”, all’aperto con possibilità di mangiare fino a notte tarda (è una buona abitudine dei cosiddetti paesi del terzo mondo). La musica del Ghana è oramai un miscuglio di tendenze (Zaire, Cameroon etc). Prima, mi dicono, imperversava un genere chiamato “HighLife” che adesso è un po’ demodé.
Sabato vado alla festa della sorella di Sander. Marion e sposata con un australiano che lavora nel business delle miniere d’oro, lei a 22 anni lui 60!!!! La casa è una villa con giardino enorme e gabbie per animali di tutti i generi. All’interno numerose gabbie con serpenti (anche Mamba). Conosco anche il “fidanzato” della zia di Sander: è un tedesco che lavora in Ghana da 20 anni (importa stupidaggini dal suo paese) e mi suggerisce di darmi all’acquisto di oro e diamanti (forse un giorno chissa!). Gli chiedo quanto può costare una casa e mi spiega che la villa in cui siamo vale circa 40.000 dollari, il personale – quello che viene pagato – percepisce circa 120.000 lire al mese. Mi chiedo perché i pensionati del nostro paese non si trasferiscano in massa in un posto del genere, a me vengono pensieri tipo mettermi in part-time verticale.

2^Settimana
Sander mi vuole far visitare il suo villaggio. Ok gli dico ma dobbiamo andare prima a comprare dei regali da portare a casa: 1 pacco di Nescaffè, 1 litro di latte (il latte confezionato viene importato dalla Francia nonostante il paese abbia l’autosufficienza alimentare), 2 confezioni di marmellata e 1 pesce da 2 chili. Il Pesce me lo ha venduto il mio amico capitano/pescatore Bob Lee che un giorno mia ha portato a pescare “Red Fish” e Barracuda nella sua piroga motorizzata (ma questa è un'altra storia).
Il villaggio di Sander si chiama Koforidua ed è a circa 150 Km. A nord-ovest di Accra andando verso Kumasi (la capitale del regno Ashanti). Per fare spostamenti di questo genere si possono prendere i bus (SCT) oppure si può andare con i taxi collettivi (molto economico). All’arrivo andiamo a trovare prima il capovillaggio che mi fa vedere la sua casa e mi presenta circa 50 suoi familiari, poi andiamo a casa di Sander, dove conosco la madre e la zia. Io naturalmente prendo un albergo (molto carino, una doppia 35.000 lire).
La sera cucinano il pesce per me. Si cucina all’aperto con il carbone. In “casa “ gli africani quasi non hanno posate, infatti loro usano le mani (dopo essersele lavate), però hanno un coltello e un cucchiaio (lo danno a me che sono l’ospite).
Koforidua non offre granchè è così dopo 3 giorni dico a Sander che voglio tornare sulla costa (noi sassaresi non possiamo fare a meno della spiaggia).
Sander rimane perché deve lavorare (commercio bancarelle), mi dice che viene ad Accra il fine settimana.

Sono di nuovo ad Accra ed è venerdì. Mi hanno consigliato di andare al Makumba. E’ un locale tipo discoteca (non molto bello per la verità e durante la settimana è solo frequentato da prostitute) ma il fine settimana è il posto migliore e infatti non rimango deluso: gli africani quando si fanno trascinare dalle danze non li ferma più nessuno. Ho anche conosciuto degli italiani che lavorano quà ad Accra.

Domenica (è ritornata Sander). Labadi Beach la domenica è molto divertente. C’è un locale con terrazza che orienta verso il mare gli altoparlanti così i bagnanti possono ballare in acqua. Ci sono poi numerosi gruppi folkloristici che fanno rapide esibizioni con tamburi e danze africane.


3^ Settimana
Dedico la settimana a visitare castelli sulla costa ovest. Il trasporto in questa zona è un po’ più difficoltoso (pochi trotrò). Potreste andare a vedere “Fort Good Hope” vicino al villaggio di Senya Beraku che ha anche delle spiagge molto belle (Fete). Nel castello potrete dormire. Un altro castello che è stato convertito in ostello è “Fort Patience” vicino ad Apam. La città più grande in zona è CapeCoast con l’omonimo castello nel cuore del centro abitato. Ancora da segnalare “Fort Nassau” (olandese) e la spiaggia di Biriwa dove potrete mangiare pesce a volontà spendendo quasi nulla. Uno dei forti meglio conservati è “Fort William” ad Anumabu.
A nord di CapeCoast c’è un piccolo parco (Kakum Nature Park) dove è possibile vedere, se si è fortunati, anche degli elefanti.
Non mancate comunque di andare ad Elmina, villaggio di pescatori e due fortezze : “St. Gorge” e “Fort St Jago”
In tutte queste località potrete trovare sistemazioni piuttosto economiche ma non aspettatevi grosse comodità: in alcuni casi l’unico modo di lavarsi sarà con delle docce a secchio. E’ bene portarsi anche una buona dose di pastiglie per potabilizzarsi l’acqua (e se siete molto coscienziosi filtrerete l’acqua con una calza o qualcosa che si presti allo scopo).
Dixcove e Busua Beach
Queste località sono il paradiso degli amanti della vita da spiaggia e dei viaggiatori con pochi soldi. Chi preferisce il nuoto apprezzerà molto la spiaggia di Busua (lunga e bianca) mentre gli amanti del surf preferiranno Dixcove. C’è anche quì un castello “Fort Metal Cross” (molto lugubre, da film horror).
Se vi piacciono le aragoste questo è il posto che fa per voi. Le vendono per pochi spiccioli dappertutto (potete provare a pescarle anche voi).

Non ho invece frequentato la parte della costa a est di Accra. Una citazione va fatta per la spiaggia di Krokrobite, che mi hanno detto essere bella anche se piena di ladri. In zona c’è anche una scuola di tamburi. Potreste imparare il linguaggio dei tamburi e comunicare con questi strumenti a chilometri di distanza (sempre sen on avete a disposizione un Internet Cafè)!!

Al rientro ad Accra mi sembra di ritornare nella civiltà (l’acqua che esce da un rubinetto. Che miracolo!) e dedico gli ultimi giorni per fare qualche acquisto per gli amici. Ho comprato soprattutto maschere (fatevi fare il certificato dal museo onde evitare problemi in dogana) e alcuni vestiti femminili africani (sorella e mamma). Se decidete di acquistare qualche scultura in legno di animali a dimensione naturale potrete utilizzare il DHL presso l’Arts Center.

Captain Bob Lee.
Il mio amico è armatore e pescatore allo stesso tempo. Per lo più fanno una pesca a strascico di fronte alla spiaggia di Labadi che dà sempre ottimi risultati (in genere si prendono “Red Fish” che dovrebbero essere i nostri pagari). Mi chiede se voglio andare a pescare Barracuda e io ci vado. Sveglia alle 5 del mattino e via in piroga a motore. Non ho mai visto niente di più instabile in vita mia. Arriviamo nella zona di pesca e in un battibaleno riempiamo la barca di Barracuda. Questo mare è pescosissimo ma la pesca è esercitata in maniera ancora artigianale. Non è come in Senegal che è diventata un industria. "The Captain" mi dice che a Thema, circa 20 chilometri ad est di Accra c’è un porto peschereccio che rifornisce i mercati della capitale.

Aeroporto domenica sera, scopro con sollievo che non devo pagare nessun balzello extra per ripagare il deficit del paese. In attesa di imbarcarmi trovo anche il tempo di compilare una scheda di rilevazione della qualità dell’aeroporto: mi chiedono se i funzionari della dogana sono stati sufficientemente gentili , se i bagni erano puliti etc. Chissà se lo faranno anche in Italia.

Il mio racconto finisce qua, e se decidete di andare in Ghana fatemi un fischio che ci penso su!

Saluti, Antonello