L'Harmattan

 

di Saver


(...) "Quando il vento soffiava,l'erg si levava di dosso l'implacabile scoria dell'immobilità,schiumava e si ergeva in grandi onde rosse che s'infrangevano con rabbia.
Quando il vento se n'era andato verso altri orizzonti, le dune,mute amanti abbandonate,mantenevano in superficie una fine ondulazione,fremiti appagati di un orgasmo colossale di cui tutti erano stati testimoni,finanche il cielo che ne era rimasto sordo e muto,come in uno strato di profondo stupore. Il tiepido respiro della duna riempiva l'aria di una presenza concreta per lo spirito e al contempo invisibile e impalpabile,con il favore della quale la più assoluta delle solitudini si trovava ad essere condivisa" (...)
Sono qui disteso sulla sabbia mentre attraverso la kheyma ( tenda di lana) s'intravedono stelle di costellazioni sconosciute e lontane,le luci passano tra le maglie larghe del tessuto, bucando il la tenda e il buio . Questa luce primordiale, insolita, forte di cieli puliti e di naturale contrasto s'insinua nei pensieri della notte e da sola vale il viaggio.
Nessun rumore.
Infreddolito e stanco chiuso nel mio sacco a pelo giro e rigiro la schiena indolenzita senza trovare pace sul ruvido tappeto nodoso e dal forte odore di lana morta, poggiato sulla sabbia morbida e fredda. Mi godo la solitudine e il silenzio di questa notte di stelle ,serena,circondato da colline di sabbia fine e impalpabile.
Sabbia calda di giorno e a tratti ricamata dalle zampette degli scarabei corposi, neri e lucidi,incontrastati padroni dell' erg. Sabbia prima gialla poi ocra poi rossa al mutare della luce infine scura e fredda come di piombo dopo il tramonto.
Nel buio, riepilogo il tempo oggi trascorso e penso a Mohammed che ha trovato tutte le piste e ora ha conquistato il meritato riposo . Abbiamo speso insieme molte parole in uno stentato francese aiutandoci con le mani e mimando quasi tutto per comprenderci meglio,poi bevuto un tè alla menta.
A sera abbiamo mangiato con le mani un po' di couscous fatto con la tajine scaldata da un fuoco povero di legna di acacia e poi sull'ultima brace abbiamo arrostito un pezzo di carne di dromedario e accompagnato il pasto con il pane piatto e rotondo delle genti del deserto. Un po' di fuoco saliva ancora dall'ultima brace che a tratti veniva colpita da leggeri colpi d'aria e schizzava nella direzione del vento scoppiettando mille piccole e magiche scintille contro la notte. Lo sguardo così catturato,finiva per seguire le piccole scie luminose che correvano verso l'alto per consumarsi all'improvviso contro le stelle . L'ultimo calore mi scaldava solo un fianco e una mano, e qualche bagliore di luce illuminava ancora per un momento i volti assorti e stanchi.
Mohammed ora dorme,il suo respiro è pesante ,ha rivolto la sua testa a est verso la Mecca e il suo profilo s'intravede nella tenda grazie alla luce degli astri. E' un berbero e come tutta la sua gente ha la compagnia della solitudine che gli riempie l'animo.
Durante il tragitto osservava la sua terra che dai finestrini della Land Rover passava monotona arida e infeconda, fatta di sassi scoppiati,sbucciati dal calore del sole e sparsi dal vento nella polvere.
Terra di erg e di reg.
Allora rivedo il nero profondo dei suoi occhi incorniciati da folte sopracciglia nere ,la pelle scura e comprendo il suo amore per le grandi distese per il vento, per l'orizzonte infinito,per i colori ocra e giallo della terra, per il turchese e l'indaco del cielo. Ha scelto di vivere ripercorrendo le vie carovaniere transahariane Tomboctou (Mali),Oulata e Chinguetti (Mauritania)Akka ed Essaouria (Marocco).
Un giorno studierà bene il francese e forse per vivere dovrà imparare anche qualche parola d'italiano che sicuramente sempre più servirà in futuro. Perché sei venuto étranger ? Cosa cerchi in questa terra?
Poi mi racconta delle capre che qui hanno imparato a salire sugli alberi per mangiare, di nobili mehari bianchi in cammino,dell'ossido di ferro che crea rocce e dune arrossate e di molti pastori con gli occhi velati dalla cataratta che non potranno più vedere,perché hanno consumato lo sguardo sull'orizzonte del Sahara. Mi ha parlato del commercio del sale, del sorgo, del miglio, dei datteri ,dello zafferano e del tè.
Osserva questo cielo di marzo,dove trovi lo stesso colore? Immagina la bellezza delle nostre donne che hanno il volto coperto da il l'tam, osserva i ricami dipinti sulle loro mani e i loro monili d'argento. Hai visto i bambini che compaiono dal nulla e corrono verso la jeep? Hanno sempre un sorriso da regalare.
Perché non provi a sentire le voci uscire dalla deshra , la capanna dei pastori fatta di fango e paglia con il tetto di rami di palma e coperta di fango secco, ascolta li dentro c' è qualcuno che invoca il favore di Allah.
Inshallah.
Qui si muore di fame e di sete il caldo e il freddo sono insopportabili e anche un'ombra è fondamentale per vivere . Ma noi berberi siamo innamorati del niente. Il mio popolo è gente in cammino e quando non potrà più attraversare le frontiere che qui come altrove sono linee inventate e tracciate sulle carte, non avremo più davvero neanche più il niente. Siamo condannati a fermarci e a morire scegliendo il modo, qualcuno accompagnerà les étrangers. Molti andranno verso l' hurrìa (libertà) coprendosi di nero che è il colore della sfida e continueranno a camminare. Altri finiranno per riempire le periferie delle città attratti dalla ricerca del benessere e dalla civiltà. Io non voglio altro,anche se tu credi sia poco,la mia è solo necessità di cammino,da cui deriva la mia vita.
Io combatto contro le paure,perché questa terra il conto te lo presenta ogni giorno ,è la mia terra il deserto e non posso farne a meno. Qui tutto è nascosto tra la vita e la morte. Sento le voci dei gjinn,gli spiriti del deserto che parlano,sussurrano e gridano. Poi mi mostra ciò che un taleb (guaritore) gli ha preparato per i viaggi,un sacchetto magico da bruciare oppure da indossare sotto le vesti. Credo si tratti di droghe leggere ,sicuramente dentro c'è ambra grigia (grasso di balena)riconosco l'odore particolarmente gradevole ed inoltre ho capito dal suo mimare alcuni altri componenti:pelle di lucertole, denti di gatto, occhi di altri animali, minerali e frammenti di piante,il tutto serve a scacciare gli spiriti maligni.
Mi ha detto che ogni tanto qualcuno viene a morire qui, in queste lande solitarie spesso affrontate senza nessuna perizia. Una coppia di tedeschi si è persa qui vicino durante una tempesta di sabbia, poi il calore li ha inariditi a poco a poco,perché il deserto ti uccide asciugando e poi consumando con il vento le vesti e poi la carne.
Hanno trovato ciò che rimaneva dei loro corpi lontano dalla loro auto che è laggiù e si può ancora vedere, I finestrini si sono opacizzati,consumati dalla sabbia e del vento. Si muore così: man mano si perdono i liquidi per effetto della disidratrazione la pelle si secca si scurisce e tira,un senso di malessere generale allora ti pervade, non riesci più a muoverti e a camminare poi la febbre sale,mentre la lingua si gonfia e tutti gli organi vanno fuori controllo,per arrivare al coma e poi alla morte basta poco tempo.
Mi ha parlato della tristezza che qualche volta proprio mentre cammini sale pian piano e poi improvvisa ti entra nelle ossa , si aggrappa pesante alla schiena, sembra quasi possibile toccarla,non è un miraggio come l'acqua che appare nei letti dei fiumi secchi, è nascosta,come tutto qui, ma è vera. Allora cercherai qualcosa ,mi ha detto Mohammed, guarderai vicino intorno e lontano e non troverai altro che tracce già perse.
Questo è il deserto. E' qui, è dentro ,è un pensiero che scompare e va via nel nulla e ti lascia solo e libero,come un volo di vento. Sai vivere solo con il vento etrangers ?
Ho chiuso il quaderno e tra le pagine bianche ho riposto la matita,era ancora appuntita.

Saverio