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9 maggio 2007
Finalmente il viaggio inizia!! Dopo mesi di ricerche (voli, alloggi e informazioni
varie) in internet tra siti e l’immancabile newsgroup IHV, eccoci in attesa
dell’autobus che ci porterà ad Alghero da Cagliari. Il suddetto
arriva e la prima impressione è che sia abbastanza nuovo e con i sedili
confortevoli… il problema non sarà l’autobus, ma l’autista.
Ci accorgiamo ben presto che questo personaggio pigia e rilascia il pedale dell’acceleratore
manco avesse il morbo di Parkinson circoscritto al piede. Dopo 3 ore e mezza
passate a incubi, arriviamo all’aeroporto di Alghero pronti per il check-in
con Ryanair con la solita domanda che attanaglia tutti: le valigie rispetteranno
i 15 kg? Peso rispettato e via sull’aereo per Girona. Volo e atterraggio
liscio come l’olio... sbarchiamo e ci prepariamo a passare la notte sui
sedili dell’aeroporto, visto che il volo per Fuerteventura sarà
alle 6.30.
10 maggio 2007
Sveglia di buon mattino per me (Anto non ha praticamente dormito) e solita fila
al check-in con Ryanair consapevoli del fatto che le valigie nel frattempo non
sono ingrassate e rispetteranno il limite di 15 kg. Volo liscio (col vento siamo
arrivati mezz’ora prima del previsto!!) e atterraggio stile pallina da
tennis, con rimbalzi annessi. Il passo è prendere l’autobus per
Corralejo, dove poi partiremo alla volta di Lanzarote col traghetto.
Sull’autobus vediamo le dune della costa orientale dell’isola che
formano una sorta di riserva naturale. Belle le dune, ma il fatto che ci siano
i complessi alberghieri a 200 metri e una strada che le taglia a metà,
ci fa capire che il turismo in quest’isola non lascerà feriti!!
Arrivati a Corralejo prendiamo il primo traghetto Naviera Armas, destinazione
Playa Blanca, nella tanto agognata isola di Lanzarote. Tragitto al fresco sopra
il ponte esterno a prendere sole ed ammirare la sagoma dell’isola che
si avvicina.
Appena sbarcati, andiamo a ritirare l’auto prenotata via internet al box
della Cicar-Cabrera Medina (disseminati in tutte le isole delle Canarie). Con
sorpresa ci dicono che non hanno più Opel Corsa e che ci daranno allo
stesso prezzo un Opel Astra. Ben contenti accettiamo non sapendo che durante
i giorni questa si dimostrerà sbevazzona come una spugna e col motore
imballato da spavento… pazienza.
Con la cartina che ci hanno consegnato, partiamo alla ricerca della casa rural
Las Claras prenotata ovviamente via internet dopo millanta ricerche e ci accorgiamo
che le strade sono dei tavoli da biliardo: lisce e senza buchi (tutto il contrario
della Sardegna) e con la segnaletica che segnala :)
Arrivati nella zona della casa rural (dintorni di Conil) ci perdiamo tra le
mille stradine che portano alle casette di campagna. Chiediamo alcune informazioni
agli autoctoni in italiano (non conoscendo lo spagnolo) e loro ci rispondono
in spagnolo… che comodità!!
Dopo un paio di tentativi a vuoto, troviamo una gentile signora che ci indica
la via giusto e in quattro e quattro otto arriviamo destinazione. La casa dall’esterno
è molto caratteristica e al parcheggio ci accoglie Estela che ci fa vedere
il nostro appartamentino. Camera da letto, bagno, soggiorno e cucina, più
una terrazza dove poter mangiare al fresco la sera e una piscina nel caso non
si abbia voglia di scendere in spiaggia!! Tutt’intorno è circondata
da vigneti di proprietà che producono una Malvasia veramente dolce. Rimaniamo
a bocca aperta per tutto questo ben di Dio per soli 50€ a notte…
prendiamo le chiavi, ringraziamo ed andiamo a riposarci visto che siamo in viaggio
da quasi 24 ore.
Riemergiamo dal letargo giusto in tempo per la cena. Dopo un breve controllo
sulla cartina su dove possa essere il centro abitato più vicino, andiamo
a Tias, a 2 minuti di distanza, facciamo gli acquisti necessari per le colazioni
in un supermercato e ci fiondiamo nel primo bar che serve delle tapas (3€
l’una). Ce ne mangiamo 3 (insalata di mare, paella marasco e albondigas
con papas arrugadas) ed usciamo rotolando, visto che le porzioni erano parecchio
abbondanti. Passeggiatina per il centro e poi dritti a casa per terminare quel
sonno ristoratore non ancora terminato.
11 maggio 2007
Ci svegliamo riposati, facciamo colazione e decidiamo che sarà una giornata
dedicata alla scoperta del nord di Lanzarote. Partiamo in direzione Caleta di
Famara e lungo la strada ci accompagnano per un lunghissimo tratto i vigneti
della zona, fatti in un modo veramente insolito per noi. Le viti sono piantate
in un fosso ricavato dalla terra nera vulcanica e circondato da un muretto a
secco a semicerchio fatto di pietre sempre vulcaniche, orientato in modo tale
da impedire che il vento, che soffia incessantemente, danneggi la pianta.
Arriviamo alla Caleta di Famara e capiamo subito che si tratta di un ritrovo
di surfisti, viste le auto colme di surf parcheggiate, ma di surfisti nemmeno
l’ombra visto che probabilmente per loro è mattina presto: è
quasi mezzogiorno!! Gli orari sono spostati in avanti di un paio d’ore,
tipo che si vede gente in spiaggia dalle 2 di pomeriggio in poi e gente a cena
dalle 10 in poi… la vita si prende con tranquillità ;) Fatto sta…
la spiaggia è lunghissima e di sabbia finissima, ma il vento la rende
insopportabile, se non ci fossero i soliti muretti a secco (si, gli stessi delle
vigne) dove riparasi dal vento. Questi lanzarotegni (se si dice così…)
sono veramente dei geni!!
Preso un po’ di sole e fatte le foto alla spiaggia, partiamo alla volta
di Teguise, antica capitale di Lanzarote. Questa non ci delude affatto, mostrando
un centro storico veramente caratteristico, fatto di casette bianche con infissi
particolarissimi, una piazza enorme e rigorosamente bianca come tutte le case
ed un mulino che sovrasta la città usato molto probabilmente per macinare
il grano. Qui a Lanzarote le case, per legge, devono essere tutte bianche e
con gli infissi azzurri, per le case che sono vicine al mare, o verdi, per le
case che sono all’interno. Unica eccezione per le case antiche che devono
tenere il colore originale, come la nostra casa rural che li ha marroni.
Dopo aver comprato un po’ di souvenir in questa simpatica cittadina, puntiamo
verso il Mirador del Rio, punto dal quale ci aspettiamo una stupenda vista sull’Isla
Graciosa. Una volta arrivati scopriamo che il prezzo del biglietto è
di 5€ a testa… il tutto per vedere un panorama ben visibile anche
da altri punti. Usciamo e ci dirigiamo 100 metri più avanti dove possiamo
vedere il tanto agognato panorama, gratis e senza la ressa di turisti che ci
avrebbe atteso al Mirador.
L’Isla Graciosa è veramente vicina e si fa vedere in tutta la sua
bellezza, dal momento che la giornata è limpida e senza nubi o foschia.
Dall’alto si vede una spiaggia DESERTA (Playa del Risco) dove proviamo
ad andare, ma essendo stata chiusa la strada sterrata alle auto e non sapendo
quanti km avremmo dovuto percorrere, desistiamo a malincuore… sigh!! Ora
di pranzo e fame rabbiosa… vediamo un modesto ristorante specializzato
in carne alla brace: BENE!!
Proviamo come antipasti l’onnipresente mojo e i gamberi all’aglio;
dopodiché un solomillo (filetto) di manzo e 2 seppie arrosto al mojo
verde: tutto ottimo e abbondante.
Ci rimettiamo in strada verso il Jameos del Agua, che promette bene, vista la
descrizione della fida Lonely Planet. Prima di entrare ci facciamo un giro nei
dintorni per ammirare l’enorme colata lavica che arriva fino al mare,
creando delle pozze d’acqua dove rinfrescarsi i piedi e prendere un momento
di pausa.
L’ingresso al Jameos del Agua, ci toglie subito il fiato: una caverna
naturale di lava sotto il livello del mare, dove è stato ricavato un
ristorante che ben si integra con l’ambiente. Luci soffuse di vari colori
ed una musica azzeccata che crea l’atmosfera, ci accompagnano per tutta
la visita. I turisti fortunatamente (per noi) non sono molti, visto che siamo
in bassa stagione, e quindi si può visitare il tutto con una tranquillità
tale da godersi appieno l’opera d’arte creata da Madre Natura.
In una rientranza dove il mare penetra nella grotta, riusciamo a vedere anche
i granchi albini ciechi unici al mondo: bellissimi!! Uscendo dalla grotta, sbuchiamo
in un giardino creato da Cesar Manrique (artista locale, che ha fatto diventare
l’isola un museo a cielo aperto) con tanto di piscina, cactus di varie
specie e le immancabili pietre laviche posizionate e lavorate in maniera veramente
azzeccata. Conclude la visita un museo sui vulcani, che parla del fenomeno presente
alle Canarie (come si sono formate, le eruzioni che ci sono state, ecc…)
ed anche in tutto il resto del mondo. Veramente ben fatto ed interessante (almeno
per noi ?)
Prima di rientrare a casa, facciamo tappa al supermercato per comprarci la cenetta
che mangeremo nella terrazza al fresco nella “nostra” casetta. Rientriamo
a casa stanchi morti dalla giornata, ma con delle ottime salsicce di maiale
da arrostire e da innaffiare con dell’ottimo vino tinto El Grifo…mmmmmmm
12 maggio 2007
L’indomani si riparte per il nord per vedere il giardino dei cactus che
non siamo riusciti a vedere il giorno prima: i parchi e i musei chiudono alle
18… non si può certo dire che restano aperti molto, visto che aprono
alle 10!!
Comunque ne è valsa la pena risalire su perché il giardino è
immenso e le razze sono circa 1500, alcune presenti anche da noi in Italia,
altre veramente strane e particolari. Una passeggiata tranquilla di 2 ore lungo
i vari sentieri con tanto di cartellini esplicativi, ci ha permesso di passare
una mattina simpatica e diversa, notando anche i campi di fichi d’india
a perdita d’occhio che facevano da contorno al giardino dei cactus.
La fame si fa sempre più aggressiva e quindi decidiamo di andare a mangiare
al ristorante delle Montanas del Fuego, il parco nazionale dei vulcani ancora
attivi sull’isola.
Paghiamo ed entriamo nel parco. La strada che porta al ristorante, costruito
su una delle bocche di vulcano più alte ormai inattiva da anni, si snoda
tra la lava che ha creato delle forme veramente fantasiose. Il ristorante ha
una vista incredibile sugli altri vulcani più o meno collassati e il
cibo è buono ma niente di eccezionale, tranne che per il soufflé…
da sognarlo la notte!!
Riempiti i 2 pancini, attendiamo che l’autobus inizi il giro turistico
tra i vulcani gironzolando e vediamo il barbecue dove hanno arrostito la carne
che abbiamo mangiato: una piccola bocca di vulcano!! Provo a vedere cosa c’è
nel fondo, ma il caldo che fuoriesce è insopportabile e desisto dopo
un secondo. Un gran del risparmio sfruttare il calore della terra per riscaldare
e arrostire….
L’autobus sta per partire per il giro tra i vulcani e noi saliamo al volo.
Un bel fresco ci accoglie e voci in 3 lingue (spagnolo, inglese e tedesco) raccontano
la nascita del parco, descrivono flora e fauna, ecc…. L’autobus
si ferma nei posti di maggiore impatto visivo, a volte sull’orlo di dirupi
altre volte di fronte a vulcani collassati dall’eruzione di quasi 300
anni fa.
Il giro dura 40 minuti che letteralmente volano ed alla fine ci sono le dimostrazioni
del fatto che camminiamo su una zona vulcanica tutt’altro che spenta.
Sotto terra, alla profondità di 10 cm, la temperatura è di 120°
e a 6 metri, la temperatura raggiunge i 400°…. Basta buttare dei cespugli
secchi in un buco scavato nel terreno che immediatamente prendono fuoco o buttare
un secchio d’acqua in un buco profondo 4 metri che dopo 3 secondi la terra
sputa fuori un geyser di acqua bollente: vedere questi “giochi”
con i propri occhi lascia veramente a bocca aperta. Di rientro a casa, passiamo
al museo del vino, nella cantina El Grifo, vincitore di decine di premi in tutto
il mondo per il miglior vino bianco e malvasia. Assaggiamo anche un rosato veramente
dolce… niente di strano che i vini di questa zona siano tanto dolci, con
il sole e la terra che si ritrovano, non potrebbe essere altrimenti.
Lì vicino c’è una bodega, El Chupadero, che promette ottime
e abbondanti tapas. Confortati dal giudizio positivo della Lonely Planet, decidiamo
di cenare lì. Il paesaggio al tramonto è molto bello, ma il cibo
non è nulla di eccezionale. Ennesima conferma del fatto che la Lonely
Planet non è affidabile quanto il Routard per quanto riguarda il cibo…
almeno per quanto riguarda le nostre esperienze!!
Dopo mangiato, riusciamo ad andarcene solo dopo un bel po’, visto che
nel frattempo arriva la ragazza del cameriere. I due iniziano ad abbracciarsi,
coccolarsi e baciarsi, come fossero soli ed in un momento in cui il tipo riesce
a prendere respiro, riesco a chiedere la cuenta. Per chiudere la giornata, decidiamo
di scendere a Uga, un paesino lungo strada che notiamo essere illuminato a festa.
Quale occasione migliore per vedere come i lanzarotegni in festa?
La festa si incentra nella piazza principale dove hanno allestito un tendone
dove i paesani fanno dei balli entro le loro capacità (Mira quien baila).
L’unica curiosità è la mancanza degli onnipresenti autoscontri
in Italia, sostituiti lì dal mitico Torito Bravo: il bambino sale in
groppa ad un toro che cerca di disarcionarlo ?
13 maggio 2007
Giornata dedicata al mare, destinazione sud di Lanzarote, dove ci sono le spiagge
più belle e particolari. Playa Mujeres, Playa del Pozo, Playa de Papagayo,
Puerto Muela e Caleta del Congrio, regalano delle viste stupende. La giornata
è rovente, il vento non entra nelle calette e l’acqua fresca è
una salvezza, che permette di ripristinare la temperatura corporea a livelli
accettabili.
Arriviamo in spiaggia intorno alle 12 e le spiagge sono semideserte, nonostante
sia domenica… strano!! Ma 2 ore dopo arrivano gli spagnoli carichi di
cibo e birra… e meno male che dicono che gli italiani parlano sempre a
voce alta ?
Quasi tutte le donne sono in topless e tanga minimi… e questa è
una cosa molto positiva ;)
Piccola nota relativa alla temperatura dell’acqua: nelle ricerche in internet
e sul newsgroup IHV, abbiamo letto che la temperatura dell’acqua era ghiacciata.
Ora, noi abbiamo trovato l’acqua molto più fredda in piena estate
nella costa occidentale della Sardegna rispetto a quella di Lanzarote e Fuerteventura;
possiamo dire in tutta onestà che era invece della temperatura adatta
a portare sollievo in una giornata da 33°
Dopo esserci rilassati in spiaggia, ci dirigiamo verso El Golfo, visitando le
tanto decantate Salina de Janubio, Los Hervideros e il Lago de los Clicos.
Le prime non sono niente di eccezionale; niente di più che delle normalissime
saline.
Los Hervideros invece è un posto veramente particolare. Si tratta dell’ennesima
colata lavica arrivata fino al mare, che quest’ultimo ha modellato a suo
piacimento, creando grotte e pertugi resi visitabili da un sentiero letteralmente
scalpellato dall’uomo: suggestivo. Grossa delusione per il Lago de los
Clicos, tanto vantato dalla Lonely Placet per il suo colore; saremo stati noi
gli insensibili, ma vedere un lago di acqua verdissima non ci ha provocato alcunché!!
La nostra ultima cena a Lanzarote la passiamo a La Casona, a Tias, un ristorante
molto rustico con un cameriere molto professionale che ci porta un calamaro
gigante a la plancha, duro e gommoso come non mi è mai capitato di mangiare.
Il liquore finale al miele, tipico delle Canarie, il Rom Miel, è dolcissimo
e poco alcoolico... da provare.
14 maggio 2007
La mattina ci svegliamo di buon ora e andiamo dai padroni di casa per pagare
il dovuto. Non troviamo Estela, che è al lavoro, ma il marito Jaime,
un simpatico autoctono che se non aprisse bocca, potrebbe spacciarsi tranquillamente
come sardo ? Lui e Estela lavorano all’aeroporto dividendosi la settimana
per poter seguire i 2 bambini e vivono in quella casa di 200 anni, con muri
esterni di quasi 1 metro: di giorno c’è un fresco che sembra di
essere in una grotta.
In definitiva è stato un soggiorno veramente ideale e i padroni di casa
si sono dimostrati discreti, attenti agli ospiti e generosi: ci hanno regalato
una bottiglia di malvasia e della frutta fresca. Alla fine abbiamo lasciato
dei commenti entusiasti in un diario che loro lasciano a tutti gli ospiti che
vanno a soggiornare nella loro casa rural. Preso il traghetto a Playa Blanca,
scendiamo a Corralejo, nell’isola di Fuerteventura, e ci dirigiamo al
box dell’autonoleggio Cicar - Cabra Medina. Facciamo un po’ di muffa
insieme ad un tedesco, visto che non c’è la commessa e quando arriva
ci assegna la solita Opel Astra invece della Corsa prenotata via internet. L’accettiamo
di buon grado, sperando sia meglio della precedente, che sembrava avesse 2 cilindri.
È ormai ora di pranzo e cerchiamo un posto per mangiare, ma essendo lunedì,
quasi tutti i ristoranti chiudono fuori stagione. Pertanto ci accontentiamo
di un ritrovo per camionisti, dove mangiamo bene a fronte di un servizio al
tavolo a dir poco inesistente… ma siamo consapevoli di dove siamo e soprattutto
l’importante è il cibo ;)
Dopo mangiato, partiamo verso l’hotel rural già prenotato per poter
parcheggiare le valigie ed iniziare a girovagare per l’isola. Stavolta
lo troviamo subito visto che si trova su una strada principale e scopriamo con
un misto di sorpresa e fastidio, che i proprietari non sono spagnoli, ma bensì
tedeschi. Tra l’altro la tipa che ci accoglie, non capisce un’acca
di quello che diciamo e non migliora assolutamente se si parla in inglese: l’unica
lingua che conosce è il tedesco più 3 parole, dico 3, di inglese:
brecfast, ileven e nain!!! Ci assegna una camera con un mobilio lugubre che
stride nettamente con quello allegro e solare trovato a Lanzarote… iniziamo
proprio male. Scendiamo nel centro urbano più vicino per comprare il
necessario per le colazioni. Purtroppo il punto più vicino è Puerto
del Rosario, il posto più turistico e caotico dell’isola. Entriamo
nel primo centro commerciale che troviamo e ci facciamo un “giro turistico”…
lo so è triste, ma li eravamo!!
All’uscita, andiamo a prendere la macchina nel parcheggio e con grande
terrore non la troviamo :-o
Colti da un terrore profondo, mi si profilano davanti ore passate nell’ufficio
di polizia a denunciare il furto con tutte le rotture di balle annesse e connesse.
Ci giriamo tutto il parcheggio e alla fine la troviamo. Grande sospiro di sollievo
e successiva fuga dal centro commerciale, direzione ufficio postale per imbucare
le cartoline. Trovare l’ufficio postale si è dimostrata un’altra
epopea, visto che la gente non sapeva dov’era e le indicazioni delle cartine,
saltavano strade o riportavano nomi inesistenti. Uniamo questo al traffico e
la vacanza di relax e natura si era trasformata temporaneamente in un incubo
quotidiano. Alla fine troviamo una gentilissima signora che ci indica la retta
via. Di parcheggio manco a parlarne, quindi mi fermo in mezzo alla strada sfruttando
un momento in cui non c’era nessuno, Anto imbuca le cartoline, risale
in macchina e scappiamo dal caos cittadino e turistico, per ributtarci nell’isola
che piace a noi.
15 maggio 2007
La mattina si parte per Los Mulinos, villaggio di pescatori sulla costa frastagliata.
Un bel paesaggio costiero con il mare molto movimentato, ma di mulini manco
l’ombra. Forse i Mulinos saranno stati i mulinelli dell’acqua? Boh!!
Ci teniamo il dubbio visto che autoctoni a cui chiedere non se ne vedono.
La destinazione successiva è Betancuria, vecchia capitale dell’isola.
Convinti di avere fortuna come con Teguise a Lanzarote, ci andiamo fiduciosi
e restiamo parzialmente delusi, visto che il centro storico è veramente
micro. Carino, tipico e ben tenuto. Ci facciamo anche un giro nel locale museo
archeologico dove impariamo con stupore che in quella minuscola isola, un tempo
c’erano addirittura 3 regni divisi da muraglie che andavano da una costa
all’altra… è proprio vero che la storia si ripete (muro di
Berlino, Israele - Palestina, ecc…)
Visitata l’antica capitale, cambiamo direzione e ci ributtiamo a nord
verso El Cotillo. La Lonely Planet (del 2004) dice che l’ondata turistica
non è ancora arrivata e noi andiamo lì per controllare a che punto
si trova ?
All’arrivo in effetti si dimostra parecchio vivibile, con un discreto
numero di turisti e con strutture alberghiere che non sono quei mostri trovati
a Puerto del Rosario e Corralejo.
Visitiamo un vecchio torrione di difesa sulla costa veramente suggestivo e ben
tenuto (El Castillo).
Fa parecchio caldo e quindi decidiamo di scendere in spiaggia. La spiaggia è
battuta dal vento, ma noi ci ripariamo dietro il solito muretto di pietre vulcaniche
(non mancano mai!!), riparandoci dal sole con un ombrellino comprato sul posto.
Nessuno di noi due ha il coraggio di tuffarsi in acqua, non tanto per la temperatura
dell’acqua, ma per il vento molto fresco che ci congelerebbe una volta
usciti dall’acqua. Le onde sono belle alte e i surfisti fanno a gara per
prendere quella migliore. Quasi tutti stanno sotto la scogliera riparati dal
vento e quando noi ci accorgiamo che è quella l’idea vincente è
troppo tardi e posti riparati non ce ne sono più ?
Finita la nostra razione di vento quotidiana, decidiamo di spostarci verso le
spiagge più a nord, a Los Lagos.
Queste spiagge sono ancora più belle di quelle di prima, con la sabbia
bianca e fine come farina, inframmezzate da rocce vulcaniche nere come la pece.
Arrivando, scopriamo che Los Lagos, altro non sono che piccole calette praticamente
chiuse in cui l’acqua è ferma come una piscina… un posto
da sogno.
Alcuni cercatori di tesori (forse quello dei nazisti) controllano la spiaggia
e il fondo del mare con i loro metal detector. Uno di loro si ferma, scava e
trova qualcosa che mette in tasca con fare noncurante: avrà trovato una
moneta, un tappo o cosa?
Lo stomaco inizia a brontolare quindi facciamo un giro per la cittadina sonnacchiosa
iniziando a guardarci attorno su quale ristorantino sul mare poter consumare
la tanto agognata paella marisco. Ci indirizziamo su La Capitana che da proprio
sulla spiaggia cittadina. Antipasto a base di pane riscaldato da mangiare con
ogni tipo di mojo: rosso (al peperone), verde (ai cetrioli) e bianco (all’aglio
e cipolla)… tutti belli piccantini.
Dopo aver aperto la strada con il mojo è la volta della sontuosa paella
marisco, con tanto di cernia, cozze, vongole, seppie, gamberi, aragostelle e
aragosta: insomma, il trionfo del mare!!
Mangiata tutta e innaffiata con della ottima cerveza Dorada. Alla fine il cameriere
ci offre un bicchierone (sarà stato mezzo litro!?!?!) di Rom Miel che
rinfranca il gargarozzo. Una cena ottima con un tramonto sul mare come sfondo…
cosa chiedere di più?
16 maggio 2007
Oggi è il giorno dedicato al sud di Fuerteventura, pertanto ci avviamo
di buon grado verso la prima tappa: Ajuy.
Questo villaggio di pescatori sulla costa occidentale e pubblicizzato dalla
Lonely Planet, ma secondo noi non a sufficienza, perché ha una delle
più belle scogliere che abbiamo mai visto, con tanto di passaggio tra
le rocce, per poter ammirare ogni singolo pertugio. Dopo un’oretta buona
passata per lo più a fare foto e a rimanere rapiti dalle onde che si
infrangevano sulla scogliera, ci mangiamo un gelato per spezzare la fame e ci
spostiamo verso La Pared, che richiama il famoso muro di divisione di 2 regni
accennato poco sopra.
Anche questo posto ha una scogliera frastagliata con una parte che ricorda molto
S’Archittu in Sardegna. Ma il piatto forte sono gli scoiattoli che hanno
deciso di vivere in questa zona.
Si, avete letto proprio bene… scoiattoli!! Sono un bel numero e il loro
colore si mimetizza in modo perfetto con le rocce e la terra. All’inizio
sono un po’ diffidenti e mi devo limitare a fotografarli con lo zoom al
massimo, ma dopo un po’ di pazienza e del pane a disposizione, la femmina
del gruppo decide che è arrivato il momento di fare amicizia. Si avvicina
e mangia dalla mano, stando ben attenta a non farsi accarezzare… è
sempre lei che afferra il dito per tirare verso di lei il pane e appena accenno
una carezza, scappa all’istante.
Un momento magico con dei brividi che non ho provato nemmeno con i lemuri in
Madagascar.
Non potendo restare lì tutto il giorno, andiamo verso sud a malincuore
verso la tanto famosa Playa de Sotavento. In effetti la sua nomea è all’altezza,
ma è davvero troppo battuta dal vento, cosa che fa la gioia imperitura
degli appassionati di windsurf e kitesurf.
Tutti coloro che vogliono prendersi la tintarella (moltissimi nudisti) si acquattano
dietro i cespugli dopo le folate di vento vengono decisamente smorzate.
Troppi turisti per noi e quindi decidiamo di andare alla Playa de Cofete, un
paesino sperduto raggiungibile solo dopo 20 km di strada sterrata. Si valicano
2 colline, dove si gode di un panorama mozzafiato (e si prendono raffiche di
vento mai sentite ?) e dopo un bel po’ di curve e controcurve, si arriva
in questa spiaggia lunga svariati chilometri dove non si vede anima viva. Un
posto magico, il cui unico rumore è quello scandito dal mare che bagna
la battigia e dai propri pensieri.
Dopo aver ponderato per un bel po’ se farci il bagno o no (come se il
vento non bastasse, nel frattempo si è pure annuvolato), alla fine desistiamo,
consci del fatto che un’occasione come quella non ci capiterà tanto
presto ?
Lentamente torniamo indietro, spulciandoci tutti i paesini della costa orientale:
La Lajita, Taralejo, Ginigimar.
Proprio questo ci affascina e ci istiga a restare, la sua semplicità,
il suo porticciolo (se vogliamo chiamare così 5 barche in rada ?), l’allegria
della gente al bar e la fame ;), ci convince a cenare nel ristorantino sul mare.
Un anziano cameriere con tanto di baffoni ci consegna il menù, ma noi
abbiamo le idee chiare : paella marisco per 2!! Stavolta non ci sono le aragostelle
e l’aragosta, ma ci sono molte più cozze e vongole. Innaffiamo
con vino rosado e Rom Miel finale. Torniamo all’hotel felici e con la
pancia piena ed andiamo dai proprietari per saldare il conto visto che l’indomani
abbiamo il volo presto. Ci invitano a bere con loro un chupito, e poi un altro
e chiacchieriamo amabilmente del più e del meno. La proprietaria abbozza
una discussione sulle autopiste (autostrade) cercando di unire il tedesco, l’inglese
e lo spagnolo, con un risultato ributtante. Ovviamente nessuno di noi ci capisce
una fava di quello che ha detto, ma annuiamo sorridendo per la felicità
della poveretta. Al momento del conto l’amara sorpresa è un aumento
di 30€ in totale, del prezzo pattuito all’inizio.
Alle nostre rimostranze, le facce dei personaggi cambiano radicalmente, paghiamo
quanto pattuito e ce ne andiamo stringendo le mani a personaggi immusoniti che
solo 5 minuti prima erano sorridenti e amichevoli: tutt’altra storia rispetto
a Jaime e Estela!!
17 maggio 2007
Check-in a Fuerteventura per il volo verso Girona e arrivo a destinazione mezz’ora
prima del previsto grazie al vento amico che ci fa ballare non poco. Svuotiamo
lo svuotabile dalle valigie, visto che il controllo sul peso delle valigie con
Ryanair è fiscalissimo quando si vola in Italia, riuscendo a stare sotto
la fantomatica soglia dei 15 kg. Il Girona – Cagliari parte e atterra
spaccando il secondo e noi ci ritroviamo in terra di Sardegna con un tempo infame,
con freddo e pioggia. Una tristezza ci assale, considerando che domani torneremo
subito a lavoro....
Ma ce ne saranno altre nel prossimo futuro e stiamo già pensando alla
prossima ;)