Lanzarote

 

di Danilo


Ciao, sono Danilo ho 28 anni e sono di Bologna. Lo scorso Aprile ho trascorso una settimana a Playa Blanca nell'estremo sud di Lanzarote. Ti scrivo il racconto della mia vacanza. Se vuoi vedere anche le foto più belle che ho scattato collegati a http://digilander.iol.it/denim73/Lanzarote.htm e clicca sul titolo.
Partenza. Prima ci assicurano che la fila al banco del Tour Operator non è necessaria, poi ci annunciano che invece bisogna farla, poi si scopre che in realtà stiamo facendo la fila per imbarcare i bagagli e ritirare i biglietti. insomma, la solita sana dose di disorganizzazione all'Italiana dà il via alla nostra vacanza a Lanzarote. In compenso l'aereo è in perfetto orario. almeno così parrebbe, dato che ci fanno salire sul pullman per l'imbarco con una puntualità imbarazzante. Ovviamente era tutta una finta. Hanno dei problemi col rifornimento di carburante, così ci tengono in ostaggio 35 minuti dentro l'autobus, prima di liberarci e farci salire finalmente a bordo. Il viaggio è tranquillo, a parte qualche traballamento causato dalle numerose turbolenze. Grazie ad un esilarante piano di volo, atterriamo prima a Tenerife, dove ovviamente ci fanno scendere per fare un nuovo rifornimento, poi finalmente a Lanzarote alle 20,15 locali. Ormai è chiaro. sarà una corsa contro il tempo! Dobbiamo assolutamente arrivare in albergo entro le 21,30, altrimenti niente cena. Siamo nelle mani dell'autista del pullman che dall'aeroporto ci deve portare in Hotel. I minuti scorrono veloci. All'orizzonte vediamo le luci di un villaggio. Sarà Playa Blanca? E quello, sarà il nostro Hotel? Niente da fare! Nonostante la corsa disperata, arriviamo al Playa Dorada alle 21,35 e nei volti dei miei compagni di viaggio traspare drammaticamente lo sconforto per il destino che ci attende. In casi come questo, molti alberghi predispongono un piano d'emergenza per corrispondere ai clienti la cena che spetta loro da contratto. Il più delle volte si tratta di un piatto freddo in cui convivono in un miscuglio improponibile, pezzi di pasta scotta, mousse di prosciutto cotto, pesce bollito, 1 prugna, 1 banana e, dulcis in fundo, un pezzo di pane di gomma. Per fortuna che hanno inventato i Ringo, fedeli compagni di mille avventure! Li tiro fuori dallo zaino e la cena è servita. La camera è molto bella. Pulita, spaziosa, ben arredata, se non fosse per il WC separato dal resto del bagno sarebbe quasi perfetta. La TV prende 16 canali. 4 sono Spagnoli, 8 sono Tedeschi, 3 sono Inglesi e 1 è Italiano: dovrebbe essere Raiuno, ma in realtà è una specie di TeleItaliaSoloMusicaItaliana, dove si alternano video di cantanti Italiani di cui forse hanno perso le tracce persino i parenti più stretti. Domani protesteremo! Almeno Raiuno, cavolo!!!
Secondo Giorno. Già ci fanno arrivare tardi il primo giorno, poi ci faranno partire all'alba l'ultimo, che bisogno c'è di farci perdere mezza giornata inutilmente per il solito cocktail di benvenuto? Mah. Sta di fatto che la tipa dell'assistenza in loco invece di arrivare alle 11,30 come promesso, arriva con un ritardo vergognoso e tra una chiacchiera e l'altra ci liberiamo alle 13,30. Non ci resta che passare il pomeriggio nella spiaggia davanti all'Hotel. Nel villaggio di Playa Blanca ci sono 2 spiagge di sabbia dorata e abbastanza fine. La prima, quella dov'eravamo noi, è racchiusa tra due parentesi di massi che contribuiscono a rendere le acque antistanti sempre calme e limpide. Ti viene una voglia irrefrenabile di tuffarti, talmente irrefrenabile che se non sai che a fine Aprile la temperatura dell'acqua supera a malapena i 18 gradi, rischi di essere venduto a tranci il giorno dopo al mercato del pesce più vicino. Playa Blanca è proprio un bel paesino! Ordinato, pulito, pieno di negozietti di ogni tipo. È costituito prevalentemente dal lungomare e da un'Isola pedonale, parallela al lungomare stesso. A poche centinaia di metri dall' Hotel Playa Dorada, c'è il porto, il più importante del Sud dell'Isola, da cui ogni giorno partono i traghetti diretti alla vicinissima, meravigliosa e selvaggia Fuerteventura. Peccato solo che il villaggio sia un po' troppo turistico e che non si respiri la vera atmosfera Lanzaroteña.
Terzo Giorno. Oggi si va sulla Luna!!! Già, è il giorno dell'escursione al Parco Nazionale del Timanfaya, una zona di 20 km quadrati all'interno della quale si trovano circa 300 crateri vulcanici che dal Settembre del 1730 all'Aprile del 1736 hanno eruttato ininterrottamente, creando un paesaggio incredibile, simile alla superficie lunare. Il pullman ci viene a prendere alle 9 e dopo pochi minuti siamo già ai confini del Parco. Stare lì in mezzo è una sensazione difficile da descrivere. Tutt'intorno non c'è ombra di vegetazione, a parte qualche lichene. Solo cenere e lapilli. La prima sosta della giornata è all' ingresso del Parco, dove ci attende la passeggiata in dromedario. 20 minuti su e giù per una collinetta, cercando di resistere al fetore emanato da 'ste povere bestie. Tra l'alito, il pelo e le emissioni gassose a ripetizione, i dromedari sono una vera e propria arma biologica. Dopo il giretto, entriamo nel cuore del Parco, cioè nell'Islote de Hilario. È la zona più attiva del Parco e già a pochi centimetri di profondità ci sono temperature elevatissime. Per dimostrarcelo ci fanno assistere ad alcuni esperimenti geotermici abbastanza carini. All'interno della zona dei crateri non è possibile circolare se non a bordo dei pullman organizzati. Non si può nemmeno scendere e per scattare qualche foto, bisogna avvicinare l'obiettivo al finestrino. Quello che mi circonda mi lascia senza fiato. È un paesaggio irreale. Usciti dal Parco, entriamo nella zona della Geria, unica al Mondo! I contadini del luogo, costruiscono dei muretti a mezzaluna per proteggere le viti dagli alisei che spirano costantemente da Nord per tutto l'anno. Il terreno è completamente ricoperto da cenere vulcanica che ha la proprietà di trattenere l'umidità notturna portata dai venti per farla arrivare fino alla terra. A Lanzarote piove mediamente 6 giorni l'anno e questo è l'unico modo per ottenere qualcosa da una terra altrimenti arida. Il risultato è un vino di ottima qualità, anche se piuttosto forte. Sosta per il pranzo (schifoso a dir la verità...) nel paesino di Haria, poi via alla volta della famosa Laguna Verde, cosiddetta per via del colore intenso fornito alle acque di questo laghetto dalle alghe in esso contenute. La spiaggia antistante è impressionante, tant'è nera. Sosta a Los Hervideros, un pezzo di costa completamente creato dalle eruzioni del 1700, quando il magma colato dai crateri, raffreddandosi a contatto con l'Oceano, formò una specie di parete a strapiombo, con una cavità all'interno della quale le onde si infrangono fragorosamente creando un effetto davvero affascinante. Stanchi, ma felici per le emozioni provate in questa giornata al cospetto della natura selvaggia dell'Isola, torniamo in Hotel, dove ci rigeneriamo con una seduta di idromassaggio, sauna e bagno turco nel Fitness Center. Quarto Giorno. Noleggiamo delle Mountain Bikes e ci lanciamo all'avventura. Muniti di una ridicola cartina, cerchiamo di raggiungere le famose Playas de Papagayo, distanti circa 5 km in linea d'aria dall'Hotel e quasi il doppio, percorrendo l'unica strada che tra l'altro è asfaltata solo per i primi 4 km. Le spiagge sono all'interno di un Parco e sono piuttosto scomode da raggiungere. Bisogna proprio sudarsele, a meno che non si possegga un'auto con la quale, pagando il dovuto pedaggio si riesce ad arrivare fino alle piazzole di sosta vicino al mare. C'è una serie di promontori tra i quali si distendono delle spiagge bellissime di finissima sabbia bianca, alcune delle quali raggiungibili solo via mare, altre raggiungibili anche via terra, ma solo attraverso sentierini appena battuti, che scavalcano i promontori per poi tuffarsi sulle spiaggette sottostanti. Dopo una bella pedalata arriviamo finalmente alla Playa de Las Mujeres, la prima e una delle più belle. C'è molto vento, così decidiamo di spostarci alla ricerca di un angolo più riparato e malgrado il fardello delle biciclette, riusciamo a scavalcare gli scogli ancora non sommersi dalla marea per raggiungere le altre spiagge. Nel tentativo di evitare un indecente capitombolo, immergo un piede in una pozza d'acqua, infradiciando la scarpa già piena di sabbia. Arriviamo finalmente in una zona abbastanza coperta e per qualche ora ci godiamo il sole e il venticello. C'è un clima incredibile! Si riesce a stare sdraiati al sole per ore senza soffocare! Alle Playas de Papagayo si può praticare il nudismo in assoluta libertà. Anzi, in alcune calette se hai il costume ti senti un Marziano, dato che intorno a te non ce l'ha nessuno. Ovviamente ognuno è libero di fare quello che vuole, però è davvero bello sentirsi liberi di farsi il bagno, di fare una passeggiata, o anche semplicemente di stare sdraiati ad abbronzarsi, senza che arrivi il solito bacchettone moralista a rompere le scatole. W la Libertà!!! Verso le 15,30 decidiamo di riavvicinarci alla strada. La marea ormai ha sommerso gli scogli da cui siamo passati stamattina, così ci tocca incamminarci verso l'interno per trovare un sentiero diretto alla Playa de Las Mujeres. Dopo una bella faticata completiamo la missione e ci stendiamo al sole fino alle 17,30, quando riprendiamo la via verso l'Hotel. Stanchissimi, ma gasatissimi per la meravigliosa giornata, passiamo la serata nella Show Room dell'Hotel dove assistiamo ad uno spettacolo di magia, sorseggiando un cocktail tropicale.
Quinto Giorno. Le Mountain Bikes sono belle, sono divertenti, fanno bene al fisico, però per andare alle Playas de Papagayo sono una bella palla al piede. Così proviamo ad arrivarci a piedi, ben sapendo che anche oggi sarà una bella avventura. A piedi la strada è molto più corta, ma in alcuni tratti bisogna arrampicarsi lungo salite un po' pericolose, a causa del terreno cedevole. Passiamo in mezzo a un sacco di cantieri. Di sicuro fra qualche anno sarà tutto cambiato e Lanzarote avrà perso buona parte del suo fascino selvaggio che ancora la rende così speciale. Dopo circa un'ora e un quarto arriviamo ad una caletta da urlo, davvero bellissima e decidiamo che questa sarà la nostra culla per tutta la giornata. L'acqua è limpidissima e calma. Solo dopo le 13, con l'aumentare della marea, arriva anche qualche onda. Dobbiamo spostare i teli un po' indietro, verso la parete del promontorio, per evitare che l'acqua arrivi fino a noi. Sappiamo già che dovremo spostarci con un certo anticipo, prima che l'acqua sommerga del tutto la caletta obbligandoci a uscirne a nuoto. Verso le 16 cominciamo quindi ad incamminarci verso l'Hotel, sostando nuovamente a Playa de Las Mujeres a goderci un'altra oretta di sole prima del rientro.
Sesto Giorno. Oggi c'è l'escursione nel Nord dell'Isola e il pullman passa alle 8,30. orario micidiale! Passiamo da Puerto del Carmen, cittadina prettamente turistica che si sviluppa lungo il litorale a Sud dell'aeroporto nella parte orientale dell'Isola; saliamo verso Arrecife, la capitale di Lanzarote, quindi arriviamo a Los Jameos de l'Agua, una grotta vulcanica con un laghetto in cui vivono un sacco di granchietti ciechi e albini che normalmente vivono a 3000 metri di profondità. La grotta è stata adattata ad auditorium da Cesar Manrique, scultore, pittore, urbanista, vero e proprio genio di Lanzarote, scomparso nel 1992 e autore di un'infinità di opere di enorme importanza per l'Isola, tra cui il piano urbanistico, autentica ancora di salvezza per Lanzarote. Dopo la visita a Los Jameos ci addentriamo in un tubo vulcanico, il più famoso dei tanti presenti nell'Isola: Las Cuevas de Los Verdes. È stato adattato qualche anno fa per essere in parte visitato e la passeggiata lungo gli stretti e scuri cunicoli della grotta è un'esperienza da provare. Aggiungendo qualche punto luce qua e là hanno esaltato i colori e i riflessi delle rocce, creando un'atmosfera molto particolare. Ad un certo punto, in cima ad una salitella strettissima in cui bisogna quasi inginocchiarsi per poter procedere, si arriva al segreto della grotta: un qualcosa di assolutamente sbalorditivo che vale davvero la pena di essere visto e che non può in alcun modo essere svelato una volta usciti da Las Cuevas. Sosta al Mirador del Rio, il punto più spettacolare del Nord dell'Isola, da cui si possono ammirare le 3 isolette dell'arcipelago Cinin appartenente a Lanzarote; La Graciosa, Alegranza e Montaña Clara. Pranzo (così così...) e sosta finale sul punto più alto dell'Isola, a 670 m di altezza, con vista sulla Valle delle 1000 Palme, una suggestiva vallata in cui si possono ammirare le tipiche Palmas Canarias, ossia le palme delle Isole Canarie. Siamo in Hotel alle 16,30 e decidiamo di concludere la giornata rilassandoci al Fitness Center.
Settimo Giorno. Dopo una settimana quasi perfetta, non poteva mancare la beffa finale. Decidiamo di raggiungere le Playas de Papagayo via mare. Dal porto di Playa Blanca parte ogni ora un piccolo battello che arriva a un centinaio di metri da Playa de Papagayo, la spiaggia principale dell'omonimo gruppo e l'unica dotata di una specie di Bar con bibite e panini. Si sale a gruppetti sul gommone trainato dalla navetta e si arriva alla spiaggia; a dir la verità, è l'unica ad essere inquinata da cartacce, sacchetti di plastica e altre schifezze abbandonate da turisti idioti; certe cose mi mandano in bestia! Cavolo, sei in un posto meraviglioso, con spiagge bellissime, mare limpidissimo, clima fantastico, cosa ti costa prendere la tua bella robina e metterla in un sacchetto di plastica? E cosa ti costa prendere detto sacchetto prima di tornare a casa e buttarlo in un bel cassonetto della spazzatura?!? È un'operazione tanto difficile?!?!? Mah. Tornando al battello, va detto che la prima partenza è alle 10,15, mentre l' ultimo ritorno è alle 16,15. Dopo aver sborsato la modica cifra di 16.500 lire a testa, impariamo che a causa del brutto tempo previsto nel pomeriggio, l'ultimo viaggio di ritorno al porto di Playa Blanca sarebbe partito alle 14,15. Come se non bastasse, dopo aver raggiunto l'ennesima spiaggettina solitaria, aver steso i teli ed esserci cosparsi di crema solare, sentiamo delle gocce. Ma non doveva essere brutto tempo solo nel pomeriggio?!?!? Non ci posso credere. piove! Infiliamo la roba negli zaini e cominciamo a correre su e giù per i sentierini nel tentativo di salire sul battello delle 12,15. Ce la facciamo, ma quando dal battello ormai al largo delle Playas de Papagayo vediamo spuntare il sole. lasciamo perdere. Che giornataccia! A Playa Blanca c'è un vento dispettoso; ad ogni folata arrivano frustate di sabbia fastidiosissime e ci tocca abbandonare anche la spiaggia davanti all'Hotel. Proviamo con le piscine, ma non appena arriviamo alle sdraio, sparisce il sole e allora ci arrendiamo. Fare le valigie alle 16 dell'ultimo giorno prima della partenza è il massimo della tristezza. Ritorno. Una Lanzarote grigia come un Novembre bolognese ci saluta malinconicamente. Alle 9, con addirittura 20 minuti di anticipo, partiamo alla volta del Guglielmo Marconi dove atterriamo alle 13,20, con ben 50 minuti di anticipo!!! Roba da non crederci... E così finisce una vacanza ricca di sensazioni, troppo breve, ma soprattutto incompiuta, per via di quell'ultimo giorno sprecato a causa del tempo bizzarro. Peccato davvero...