di Cobracalde
TRASFERIMENTO A AMPASILAVA
Venerdì 12 settembre 2003, Tulear, Madagascar.
Io e Elisabetta ci siamo svegliati alle 7:00. L'albergo EDEN non è all'altezza
delle più belle strutture del Madagascar, ma non è male: aria
condizionata, acqua calda, televisione (si vede un solo canale, una specie di
MTV malgascia con rap e rock locali...). Dall'altro lato della strada abbiamo
trovato il ristorante Corto Maltese dove ieri abbiamo consumato pranzo e cena:
buona qualità, prezzi modici e clientela locale (indiani e pakistani,
che a Tulear la fanno da padroni, francesi discendenti della generazione coloniale,
italiani trapiantati nella terra rossa..).
Renato e la moglie mi dicono che non vogliono rapporti con grossi tour operators
e i loro "merdosi" vouchers... Come gli altri italiani che ho incontrato,
sono contenti di scambiare quattro chiacchere: i loro difficili rapporti con
i dipendenti malgasci, le peripezie affrontate per iniziare l'attività,
le speranze riposte nel nuovo governo... Mi danno un sacco di buoni consigli...
Quando ieri, a pranzo, ho detto che sono diretto a Ampasilava, al Laguna Blu...
mi hanno guardato sorridenti: 'se cercate tranquillità e pace..' E' in
quel momento che ho scoperto che oggi mi attendono 8-9 ore di pista in 4x4 !!!!
(pensavo fossero 3 o 4 e già mi ero preoccupato...). Inoltre vengo a
sapere che l'autista pakistano (Tamil) beve molto e qualche giorno prima si
è piantato ubriaco su un albero.. la macchina è fuori uso e oggi
si presenterà con quella di un amico (Bilal, che non fidandosi, decide
di venire pure lui...)
Dopo colazione, facciamo un giro veloce in città per comprare 8 bottiglie
d'acqua (come vedrete... si dimostreranno preziosissime...) e qualche pacchetto
di Tuc (crackers) per il pranzo.. Elisabetta ne approfitta per fare un pò
di foto, soprattutto ai bambini che in grembiulino blu si dirigono a scuola
con i pousse-pousse (carretti trainati da uomini). Alle 8:20 (l'appuntamento
era alle 8:00), i due pakistani si presentano con un Pajero stracarico di rifornimenti
per il Laguna Blu (pasta, verdura, frutta, acqua, birra...). A stento riusciamo
a caricare anche i nostri zaini.. Il proprietario della vettura è alla
guida (non conosce la pista), Tamil siede al posto del passeggero, lo sguardo
allucinato, fuma come un turco e accende le sigarette con un accendino con musichetta
incorporata.. sembra sobrio!!
Tutto il personale dell'Eden ci saluta, come in tutte le strutture in cui abbiamo
alloggiato, si sono dimostrati gentili, disponibili e veloci.. Il Pajero affronta
il traffico caotico di Tulear con impeto, il proprietario del mezzo, alla guida,
non sembra molto felice di intraprendere l'avventura. Tamil, che non smette
mai di parlare all'amico, è magrissimo, fuma e tossisce in continuazione.
Sulla pista polverosa alla periferia della città, rischiamo di investire
un malgascio in bicicletta (fa giusto in tempo a cacciarsi in un canale a lato
della strada...) e in rapida successione: un paio di zebu, qualche cane, una
capra e un taxi-brousse che esita nel lasciare strada al fuoristrada impazzito!!
Elisabetta mi stringe il braccio, ha già urlato in un paio di occasioni..
Tamil si è girato, rassicurandola: 'Pas de problemes madame..'. Bilal
si comporta come se non esistessimo. Finalmente il traffico è finito..
la strada in terra sembra in buone condizioni.. passiamo intorno alla laguna,
uno spettacolo bellissimo: l'acqua blu, la vegetazione verdissima, il cielo
azzurro.. le mangrovie e gli uccelli.. Poi ci allontaniamo momentaneamente dal
mare... la pista è sempre buona.. e io mi addormento...
Il risveglio è bruschissimo... Un odore fortissimo ed insopportabile
mi fa svegliare all'improvviso.. Il fuoristrada si è fermato a Belala,
un piccolo villaggio di pescatori, una bambina mi ha cacciato sotto il naso,
passando dal finestrino aperto, un piatto ricolmo di pesci fritti... A quest'ora
(meno delle nove di mattino) e con la colazione dell'Eden in fase di assimilazione,
non apprezzo particolarmente l'offerta..
Rifiuto gentilmente.. Bilal si è fermato a mangiare.. Tamil è
rimasto in macchina con noi e fuma.. un'altra bambina ha il naso schiacciato
sul finestrino di Betty e non smette di osservarla fino a quando non ripartiamo..
Arriviamo a Ifaty, circa 25 km a nord di Tulear, nota località balneare..
una serie di alberghi, prevalentemente gestiti da francesi, in mezzo al villaggio
con le solite capanne, i polli, la fermata dei taxi-brousse, la scuola, i negozi,
gli hotely... Il mare sembra molto bello: varie sfumature di blu e la barriera
corallina, sottolineata dalla bianca cresta delle onde, è piuttosto al
largo.. La spiagga non sembra eccezzionale ovunque, in alcuni punti le mangrovie
sono molto vicine e rendono la sabbia più scura e l'acqua limacciosa
nei pressi della riva.. Tamil prende il posto di Bilal alla guida.. da adesso
bisogna conoscere la pista per continuare..
Si continuano ad alternare: mangrovie, spiagge e dune di sabbia, boscaglia e
il mare constellato dalle piroghe dei vezo (tribu espertissima nella pesca)..
La pista comincia a peggiorare.. dopo Manombo (altro piccolo villaggio) ci addentriamo
nell'interno.. incomincia la foresta spinosa: alberi e arbusti dalle forme più
strane, ma tutti rigorosamente con le spine! molti uccelli (falchi, faraone
selvatiche che corrono davanti al 4x4 e tanti altri... non sono un esperto purtroppo..)
Quando ritorniamo vicino alla costa, abbiamo alla nostra destra la foresta spinosa
e alla sinistra enormi dune di sabbia bianchissima che degradano verso l'acqua
cristallina.. Ma la pista diventa veramente dura... Sulle salite il pajero arranca
nella sabbia e nelle discese veniamo scaraventati da una parte all'altra dell'abitacolo..
La schiena ed il collo cominciano a lamentarsi.. il fondo schiena è tumefatto..
Su una salita un pò più lunga, Tamil, che si è dimostrato
un eccezzionale pilota, non riesce a far procedere il mezzo. Siamo costretti
a scendere e dopo qualche tentativo, il 4x4 supera l'ostacolo.. noi facciamo
una breve ma faticosa scarpinata nella sabbia.. Bilal cammina decisamente più
veloce di noi (indossa mocassini tristissimi e calzini bianchi) e si gira spesso,
sorridendo compiaciuto della nostra fatica.. Dopo 4 ore abbiamo percorso circa
120 km e arriviamo a Salary: un villaggio di Vezo fantastico.. Si trova sulla
sommità di un gruppo di dune di sabbia altissime, davanti un mare blu
cobalto. I due pakistani vanno a mangiare in un piccolo ristorante. Noi scendiamo
dalla macchina con i crackers e l'acqua: non potremmo mangiare niente di più,
considerata la centrifuga a cui siamo stati sottoposti e che ci aspetta ancora..
Il riflesso del sole sulla sabbia è accecante.. due bambini che si tengono
per mano ci passano a fianco, ci guardano e scoppiano a ridere allontanandosi..
in effetti gli abitanti sono tutti vestiti con pantaloncini, al massimo una
maglietta.. Io ed Elisabetta sembriamo due esploratori che attraversano il sahara:
bandana sulla testa, calzoni lunghi con zip e tasconi, borse a tracolla, magliette
colorate, occhiali da sole e scarpe da trekking..
Siamo stupiti dalla quantità incredibile di conchiglie nella sabbia:
probabilmente i bambini le usano per giocare.. Un ragazzino ne raccoglie alcune
e incredibilmente cerca di vendercele!!! Si rinnova il mio sospetto che molti
malgasci considerino i vazaha un pò cogl...ni! (magari hanno pure ragione..!)
O meglio.. da un italiano che vive Tulear vengo a sapere che un espressione
malgascia, spesso usata per descrivere i vazaha, significa qualcosa di simile
a 'uomo bianco che caga soldi'. Non so se sia vero, ma l'impressione che si
ricava parlando con molti abitanti della Terra Rossa convalida questa tesi..
Un dialogo con una guida turistica, un cameriere di un hotel, ecc. finisce spesso
con una richiesta... speditemi un dizionario italiano-francese o dei libri,
una tenda o un sacco a pelo, un paio di occhiali, delle scarpe...addirittura
una macchina usata.. Tutte cose che a loro costerebbero una fortuna e che sono
difficilmente reperibili in Madagascar, soprattutto al di fuori di Antanarivo.
La naturalezza con cui chiedono, fa intuire che per loro l'uomo bianco sia onnipotente..
il vazaha be (il turista bianco ricco, con tante valige, una macchina fotografica
con un grande obiettivo, che alloggia nel migliore albergo e dispone di macchina
con autista..) può fare qualsiasi cosa.. senza che gli costi nulla..
Se ci rendiamo conto della distanza abissale che ci separa, in termini di ricchezza,
di aspettativa di vita... forse non hanno tutti i torti..
Ripartiamo da Salary, Bilal ha un alito che ucciderebbe una mandria di zebu..
La marcia del pajero continua: foresta spinosa a destra, dune di sabbia e mare
a sinistra.. Da circa 20 minuti i due pakistani continuano a osservare le spie
del cruscotto e confabulano a bassa voce..
La pista ora è difficilissima, la sabbia è molto profonda.. A
un certo punto, il mezzo arrancando nella sabbia si spegne.. diversi tentativi
per ripartire, scendiamo tutti, tranne l'autista, e cominciamo a spingere..
Dopo 10 minuti di sforzi disumani, il pajero riparte.. e ci molla a piedi sul
ciglio della strada..
Io, Elisabetta e Bilal cominciamo a camminare nella sabbia sotto un sole cocente..
il fuoristrada scompare all'orizzonte, sentiamo il rumore del motore spremuto
al massimo e vediamo il fumo.. poi il silenzio.. Dopo 15 minuti di cammino siamo
già stravolti, dopo 30 minuti mi pervade una strana ansia.. dopo 40 minuti
io e Betty abbiamo la matematica certezza che Tamil ci abbia abbandonato al
nostro destino: soldi, passaporti e bagagli sono sulla macchina.. l'unica consolazione
è vedere Bilal arrancare a fatica dietro di noi, maledicendo l'amico..
Invece, dietro l'ennesima duna.. ecco Tamil, seduto in terra, fuma e tossisce..
un denso fumo bianco sale dal cofano aperto del fuoristrada.. Tutti e tre vorremmo
strozzare Tamil e trascinarlo per la pista legato al paraurti.. ma camminando
ci siamo resi conto che il mezzo non sarebbe riuscito a superare la sabbia profonda
con tutto il carico a bordo.. I pakistani controllano il motore e dicono che
bisogna aspettare.. l'acqua del radiatore è praticamente evaporata..
20 minuti dopo, Bilal ci chiama tutti e ci indica un bel forellino nel radiatore..
Tamil apre il portellone posteriore del fuoristrada, osserva perplesso e accusa
Bilal di essersi dimenticato di prendere la tanica dell'acqua (!)... una piccola
discussione tra i due viene placata dal mio intervento: prendiamo le bottiglie
d'acqua destinate al nostro albergo! Tamil mi guarda preoccupato: per far posto
ai nostri bagagli, ha scaricato i due scatoloni che contenevano le bevande (!!!).
Bilal rincara la dose: Paolo, il gestore del Laguna Blu a cui siamo diretti,
non verrà a cercarci prima di domani: siamo ancora troppo distanti perchè
parta senza correre il rischio di guidare nella notte su una pista molto insidiosa..
Al culmine della mia disperazione... Elisabetta rientra da un giretto a caccia
di foto nei paraggi.. le spiego gli ultimi avvenimenti con la voce carica di
tensione.. Mi guarda sorridendo e tranquillamente mi ricorda che prima di partire
abbiamo comprato 8 bottiglie d'acqua.. apre la portiera e ne porge due ai pakistani
che mi guardano come se volessero dire 'potevi darcele subito...!!', ora sembro
io il colpevole di tutto! Si riparte, non prima che Tamil e Bilal si siano beccati
una bella lezione di ecologia da parte di mia moglie: avevano buttano le bottiglie
vuote nei cespugli..
Il fuoristrada va malissismo, il motore patisce ma funziona.. Il mare non si
vede più, siamo nella foresta spinosa, la vegetazione secca è
foltissima.. fanno la comparsa i primi baobab: sono alberi stupendi, maestosi..
alcuni hanno il tronco vivacemente decorato (in realtà penso di tratti
di una specie di parassita della corteccia..). La macchina si ferma due o tre
volte: un'altra bottiglia d'acqua.. ne approfittiamo per fare un sacco di foto
ai baobab, anche se camminare nella foresta spinosa comporta graffi e abrasioni
varie..
Dopo 7 ore e mezzo dalla nostra partenza e 3 ore dalla nostra sosta a Salary,
incontriamo un altro piccolissimo villaggio: i pakistani chiedono di riempire
una tanica d'acqua.. pochi minuti e non solo la tanica è piena ma un
sacco di ragazzini arriva con bottiglie, bacinelle e altri contenitori riempiti
di acqua (un bene molto prezioso da queste parti..).. le solite facce sorridenti,
un ragazzo che suona uno strumento musicale locale (una specie di chitarrina),
le mamme che portano i bambini in braccio per vedere i vazaha.., i piccolini
piangono! (se non fai il buono questa notte arriva l'uomo bianco e ti porta
via!). Indico l'acqua e dico 'rano' (acqua): risata generale... i bambini che
l'hanno portata 'zaza kely' (bambini) e infine 'tsara fa misaotra' (molte grazie):
un vera ovazione con tanto di pacche.. mi sento in grado di partecipare all'elezione
del presidente del villaggio!! Mentre Bilal e Tamil sistemano la vettura, ne
approfittiamo per dare un po di palloncini a tutti i bambini e ragazzini che
hanno portato l'acqua.. in mezzo ad un entusiasmo sfrenato, Betty insegna ai
più grandi a gonfiarli e a fare il nodo.. Forse il nostro è un
gesto stupido ma la visione dei bambini che inseguono la nostra macchina con
i palloncini in mano, urlando e salutando, allieva le fatiche di un viaggio
impressionante..
Passiamo in una radura dai colori accesissimi.. rosso.. verde..i baobab all'orizzonte
dal tronco infuocato dal tramonto, gli zebu pascolano.. una bellissima laguna
(che qualche giorno dopo vedremo invasa dai fenicotteri rosa..). Guadiamo un
corso d'acqua e infine, in mezzo al niente, il cartello 'Laguna Blu'.. Quando
ci fermiamo davanti alla costruzione principale sono trascorse 9 ore dalla nostra
partenza (sono le 17:30).. Bilal mi guarda, e per la prima volta dall'inizio
della giornata scoppia a ridere e dice che i vazaha sono pazzi.. tutto questo
per vedere il mare di Ampasilava? Ha un forte mal di testa e gli regalo le mie
cibalgina fast.. Quando compare Paolo è quasi buio.. io e Betty sorseggiamo
un succo di frutta sulle poltroncine.. la vista continua a ballare.. gli arti
tremano.. Paolo parla con i Pakistani in franco-napoletano.. si rivolge a noi
sorridendo: 'bello vero?' Io e Betty... ci guardiamo negli occhi... scoppiamo
a ridere... 'bello, si, bellissimo..!!' per Tamil e Bilal siamo due pazzi...
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Stefano
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