di Dani
Il ritorno dal Madagascar è stato un po’ traumatico giusto il tempo
di arrivare a Malpensa, fare una doccia e via, subito al lavoro… sarebbe
stato meglio avere almeno un giorno di tempo per lasciare un po’ di distanza
tra la quantità di cose viste e il tran-tran quotidiano…innanzitutto
grazie a quanti ci hanno scritto rispondendo ai post, ci sono stati utili e
soprattutto la conferma che il paese fosse tranquillo… perché sull’aereo
da Milano non è che ci fossero molti turisti…a Parigi poi però
il volo si è riempito e il viaggio è andato bene.
Il volo Air Madagascar è arrivato un po’ in ritardo e già
dall’aeroporto capisci che l’Europa è lontana, una confusione
incredibile di gente che va che viene, abbigliata nei modi più strani,
bagagli e ad attendere i turisti una folla di persone che cercano di attirare
la tua attenzione… Non so come Paranì, (che starà poi con
noi sei giorni) ci individua e, timidamente, ci mostra un cartello con i nostri
nomi…Siamo abituati a viaggiare, ma in quel momento, sarà il jet
leg, è un bel sollievo. Antananarivo è una grossa città
disordinata, alla periferia si vede già un enorme centro commerciale…
Per fortuna la “città alta” con le sue stradine, i negozietti
e le chiese con la gente che esce da messa con il vestito buono (molti sono
cattolici) ha ancora molto fascino. Parani ci porta in albergo e ci da appuntamento
per la mattina dopo per iniziare il tour. Alla sera ceniamo al Villa Vanille,
sinceramente anche un po’ imbarazzati perché vestiti da randagi
arriviamo in taxi (alla sera ci avevano detto che è meglio non girare
a piedi) e ci troviamo in un ambiente elegante con tanto di cameriere che versa
da bere…La cena è comunque ottima (anatra) e il conto modesto:
circa 60.000 FMG (franchi malgasci) circa 9 euro in 2 compresa una bottiglia
di vino locale! Per tutto il viaggio non spenderemo mai più di quella
cifra, spesso la metà.
La mattina dopo si parte per il tour ci fermeremo ad Antsirabe, cittadina sugli
altopiani; belli i laghi nei dintorni e belli anche i vari negozi di artigianato
locale. Da evitare i venditori di pietre preziose, a meno di non essere esperti.
Ci comperiamo subito una maschera di legno e della carta fatta con la sisal.
L’unico tormento sono i pousse-pousse, i risciò locali, delle carrozzelle
tirate da un malgascio scalzo… Fanno pena, ma sono anche insistenti e
sono pure furbissimi perché quello a cui eravamo toccati in sorte (secondo
noi si dividono i turisti) non siamo riusciti a fregarlo neanche uscendo dal
retro della guest house! Alla fine ci siamo rassegnati abbiamo concordato un
prezzo e tutto contento ci ha portato in giro.
Tappa successiva, Fianarantsoa città sugli altopiani. Lungo la strada
bei panorami e una cittadina famosa per l’intarsio de legno Ambalavao.
C’è anche un animatissimo e coloratissimo mercato. Fianarantsoa
ha una bella “haute ville” da cui si vede un bel panorama ed è
piacevole fare quanttro passi a piedi. L’albergo è il migliore
in cui siamo stati, Tsara (che vuol dire bello) Guest House, con un buon ristorante
e una bella vista.
Avremmo veramente dovuto andare al Parco di Ranomafana ma ci avevano già
detto che la strada era in pessime condizioni, ci abbiamo provato ed era vero.
In sostituzione il giorno successivo andiamo al Parco di Anjia ad Ambalavao
e vediamo i nostri primi lemuri, carini! Il parco è gestito tutto dalla
gente del posto e le guide si fanno in quattro per cercarti i lemuri, sparpagliandosi
e avvisandosi con dei fischi modulati in modo speciale, in modo da non disturbare
gli animali…Vedremo anche la cartiera artigianale e i vigneti.
Nel pomeriggio torniamo a Fianar e andiamo a confermare tutti i nostri voli
interni. Il sistema di riconfermare continuamente pare funzioni, perché
è andato tutto bene. Il giorno sccessivo partiamo alla volta dell’Isalo.
C’è un tratto di pista rossa di 20km che mette un po’ a dura
prova le nostre via respiratorie, ma un fazzoletto umido fa passare tutto. Trovaremo
la polvere rossa anche a Milano, ma le foto fatte in quel tratto di strada sono
davvero particolari. Il massiccio dell’Isalo appare già da molto
lontano e man mano che ci si avvicina si delineano i due canyon. Il giorno successivo
faremo un trekking di 6 ore circa che dai canyon ci porterà fino alla
piscina naturale. I panorami ripagano della fatica che è tanta e il bagno
nella piscina ci rimette a nuovo. Il giorno dopo partiremo presto per essere
a Tulear in tempo per il volo per Antananarivo.
Un’altra notte nella capitale e poi il volo per Sainte Marie, isola sulla
costa est. Facciamo scalo a Tamatave e ripartiamo su… un twin otter! Il
volo è comunque breve e oltre a me non si preoccupa nessun altro…I
boungalow del Boraha Village sono accoglienti, si mangia bene e passiamo 5 giorni
tra gite nella foresta pluviale, escursioni in barca a vedere le spiagge dell’isola
(l’ile aux natte è un sogno) e vediamo anche le balene! Facciamo
amicizia con un po’ di bimbi che all’inizio ci avvicinano per venderci
la vaniglia poi se ne dimenticano e giocano con noi. SE l’avessi saputo
avrei portato un pallone! Il tempo è abbastanza clemente, ci regala soprattutto
belle mattine soleggiate e qualche pomeriggio con acquazzoni tropicali. Tornati
nella capitale passiamo un’oretta al mercato artigianale a fare gli ultimi
acquisti e poi il volo per Milano.
Per chi mi voleva sapere com’è la situazione: noi non abbiamo visto
niente di strano, le strade non sono in buone condizioni (ma mi sa che non lo
erano neanche prima) e solo dai dei ponti abbattuti si capisce che è
successo qualcosa (6 mesi di crisi politica per scacciare l’ex dittatore
e permettere al presidente eletto dai malgasci di prendere il suo posto). Turisti
non ce ne sono molti, ma forse perché è comunque bassa stagione.
Ciao a tutti, Dani