di Luango
http://www.bnx.it/fotomalgasce/index.html
Come più volte promesso, annuncio "vobis" che ho finalmente,
dopo 10 mesi, concluso la scrittura del racconto dell'ultimo viaggio nell'isola
rossa. Faccio una piccola premessa: si tratta di un "tomo" di 25 pagine
di word e per facilitare la lettura e farla digerire meglio, lo posterò
in diverse puntate. Inoltre, nel racconto ho incluso anche dei link dove potete
vedere alcune foto del viaggio. Spero di non annoiarvi troppo e ringrazio fin
d'ora chi avrà la pazienza e il piacere di leggere il racconto. Buona
lettura:
Ho sempre avuto un’attrazione particolare per questa magnifica terra e
tale attrazione è aumentata dopo il viaggio effettuato nell’isola
rossa nel novembre del 2003 ma in questi anni seppur più volte avevo
pensato di tornare, credo che tale ipotesi non l’ho mai presa realmente
in considerazione, fino a quando questa primavera, quando con Annalisa generalmente
iniziamo a pianificare il viaggio futuro, sapete si pensa sempre a destinazioni
nuove nella fattispecie pensavamo alla Cambogia, al Myanmar, all’Uganda…,
sono incappato nella lettura della RECE di Simona. Mi ha talmente emozionato
e folgorato che la sera stessa che ho finito di leggerla ho detto ad Anna che
sarei voluto tornare nell’isola rossa. A dir la verità Annalisa
era un po’ scettica… ma poi, anche lei dopo la lettura ha appoggiato
la mia ipotesi. Per un po’ di tempo non ne abbiamo parlato poi al momento
di decidere entrambi abbiamo detto: Madagascar. Devo dire che ero emozionato,
incuriosito e impaurito dal tornare e dall’ incontrare di nuovo Mahery,
sapete avevo talmente un bel ricordo del precedente viaggio che dentro di me
saliva la paura che il bel ricordo mutasse in qualcosa d’altro, che il
paese fosse cambiato così come Mahery, anche se tutte le notizie che
avevo mi avrebbero dovuto mantenere tranquillo, ma ora posso dire di essere
pienamente soddisfatto dal viaggio che ha suscitato in me ancora una volta bellissime
emozioni e che Mahery è ancora quel ragazzo gentile, dal cuore d’oro,
profondo conoscitore della sua terra che ho conosciuto tre anni fa. Chissà
che non sia neanche l’ultima volta che ci incontriamo! Insomma contattiamo
Mahery via mail, anche dalla sua risposta traspare una certa emozione nell’idea
di rivederci, tant’è che una coppia di Genova che è stata
con lui prima di noi mi ha detto che non ha fatto altro che parlare del nostro
ritorno. Pianifichiamo una bozza di giro, che fino alla partenza modificheremo
30 volte, poi una volta a Tanà, a quattr’occhi con Mahery che si
rende disponibile per fare il giro che avevamo in mente, anche se ci potrebbero
essere dei problemi se incontreremo acqua durante il viaggio, decidiamo di che
dobbiamo fare quello che avevamo in mente dall’inizio, cioè scendere
con il 4x4 sulla costa ovest. Risultato di tale decisione è che Mahery
non rientrerà a casa per 40 giorni circa, infatti dopo di noi si incontrerà
a Tulear con un’altra coppia di Italiani senza ritornare nella capitale.
Poverino aveva pensato di trascorrere alcuni giorni in compagnia di sua moglie
Malala e della bellissima figlia Estelle, invece …. Torniamo ai preparativi,
quest’anno il giro sarà più spartano e dovremo fare anche
alcune notti in tenda durante la discesa del fiume Tsiribihina, quindi abbiamo
un bagaglio molto pesante che ci impedirà di portare alcune cose, soprattutto
vestiario da dare in qualche villaggio. Il volo Air France è tranquillissimo,
nella mia mente frullano i ricordi del vecchio viaggio e penso spesso all’imminente
incontro con Mahery. Eccoci, dopo 10 ore e mezzo di volo, di nuovo ad Ivato,
l’aeroporto internazionale di Tanà, sempre uguale estremamente
essenziale, per espletare i riti soliti riti doganali per avere il visto, che
per la cronaca costa solo 12 euro, la metà di quanto speso nel 2003.
Ritiriamo i bagagli, stavolta tutto è in ordine, arriviamo nella hall,
ci facciamo largo tra i tanti tassisti e autisti dei vari hotel che agitano
i loro cartelli con scritto il nome dei turisti, fino a quando il mio sguardo
non si imbatte su un paffuto malgascio in tuta da ginnastica che mi sorride
con il suo solito sorriso sdentato. E’ Mahery e mi sembra leggermente
più in carne di come lo avevamo lasciato. Baci e abbracci e scopro subito
che parla la nostra lingua perfettamente! BRAVO. E’ quasi l’una
di notte e siamo abbastanza stanchi. Saliamo in macchina diretti all’hotel
Sakamanga, un tragitto di una ventina di km, ho l’impressione che Mahery
si aspettasse che noi parlassimo in continuazione, lo vedevo con la coda dell’occhio
che cercava sempre il nostro sguardo ma un po’ la stanchezza, un po’
l’emozione, un po’ che non siamo dei gran chiacchieroni, forse lo
deludiamo, ma non c’è problema avremo molto, moltissimo tempo per
dialogare. I primi momenti a Tanà ci presentano una città dove
si possono vedere solo barboni che con i loro piccoli fagotti e qualche cartone
cercano dimora e ragazze all’opera nel mestiere più antico del
mondo. Abbastanza avvilente. Dormiamo profondamente fin verso le 8, poi avremo
una giornata abbastanza tranquilla, Mahery ieri sera ci ha detto che saremo
stati ospiti a casa sua per cena perché Malala ci voleva assolutamente
incontrare e visto che durante il giorno era impegnata nel matrimonio di un
cugino, vuole vederci a casa sua per cena. Abbiamo quindi tutta la giornata
da trascorrere nella capitale. Mahery, non ha perso le sue buone abitudini,
arriva al Sakamanga, che è rimasto il buon hotel centrale e pulito di
tre anni fa con altre camere nuove, puntualissimo e si siede al nostro tavolo
per la colazione e per definire il giro. Vi ho già detto come è
andata, l’ipotesi di andare a Diego Suarez viene scartata per dedicarci
alla costa Ovest. Siamo già in strada per cambiare i nostri euro in moneta
locale, ariary, un euro vale circa 2650 ariari, per cui ci ritroviamo subito
con il solito malloppo di denaro che non sappiamo bene dove tenere. In mano
abbiamo la bella somma di 1.800.000 ariary. Ci facciamo in auto un piccolo giro
della città toccando i posti di maggior interesse: l’Avenue dell’Indipendence,
la zona della scalinata Ortona, la stazione, a prima vista mi sembra proprio
che la situazione in tre anni sia migliorata, la città è più
pulita, molti fabbricati sono stati sistemati e ho la netta impressione che
il traffico sia notevolmente aumentato il che significa che c’è
più gente che può permettersi un’auto, magari scassata,
usata ma sempre un’auto, inoltre non si vede in giro o almeno non sono
proprio lampanti i segni tipici di povertà di un paese del terzo mondo
ma è anche vero che siamo nella capitale. Una cosa solo chiedo a Mahery,
il perché la ferrovia non funzioni, in fin dei conti la stazione è
li e fa bella mostra di se, la ferrovia sembra avere tutto in ordine, ma di
treni neanche l’ombra, mi risponde che ci sono dei cavilli burocratici
cioè la struttura che è stata costruita dai francesi anche se
mai utilizzata, ora è privata, è stata venduta ad una compagnia
Sud Africana, ma i Francesi stessi non danno il permesso per l’utilizzo.
Bah, Mistero! Iniziamo a percorrere la strada che ci porta ad Ambohimanga, una
delle 12 colline su cui è stata edificata Tanà, (le colline hanno
dei nomi talmente strani che per noi europei somigliano a scioglilingua, la
più strana si chiama Ambohimanarina ma questa che andremo a visitare
è la più famosa perché c’è il palazzo della
regina, il Rova. Il “palazzo”, si fa per dire, si tratta di una
grande capanna di palissandro nero abbastanza disadorna, non è che sia
proprio uno spettacolo, insomma neanche paragonabile ai grandi palazzi delle
dinastie europee, però il contesto circostante, le belle colline verdi
tutte lavorate a terrazzamenti per le risaie, il colore della terra rossa, il
bel cielo terzo, i molti alberi sacri, i ficus e la fortezza esterna che circonda
il palazzo fanno sì che l’escursione fatta sia più che gradevole.
La guida che ingaggiamo è una simpatica ragazza, che parla qualche parola
di italiano, tesse le lodi del posto ed esalta tutti quelli che sono considerati
i luoghi sacri del palazzo, tra l’altro ci fa notare che alcuni punti
della fortezza vengono ancora utilizzati dalle popolazioni delle campagne per
effettuare sacrifici di animali, come possiamo tra l’altro ben vedere
grazie alla terra ancora impregnata di sangue di qualche zebù sacrificato.
La visita è rapida e ben presto siamo di nuovo nel caos del centro cittadino
di Tanà, Mahery deve andare a prendere moglie e figlia al matrimonio
quindi ci lascia all’inizio della scalinata che scende fino alla via principale
della città. Passeggiamo liberamente per il centro addentrandoci nel
mercato principale di Tanà, una volta era lo Zoma ed era il mercato più
grande al mondo,
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/1Tanà%20mercato.html)
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/416540204/)
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/416540263/)
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/2Bollicine.html)
ora, per problemi igienici e di sicurezza è stato chiuso, ne rimane solo
una piccola parte, ma si può ugualmente intuire cosa poteva essere in
passato, un intricato dedalo di viuzze dove ad ogni incrocio si crea un ingorgo,
dove la gente vende cibo o qualsiasi altro materiale, dove si mangia, ci si
taglia i capelli, si cucina, si baratta, si sta a non far nulla, magari solo
a passar tempo e dove l’aria che si respira è pregna di gradevoli
profumi e nauseabondi olezzi. Riusciamo anche a perderci tanto che per tornare
in Hotel dobbiamo prendere un taxi! Mahery puntualissimo si presenta alle sette
ed è accompagnato dalle sue donne, Malala e Estelle, la moglie è
rimasta come tre anni fa invece la bellissima Estelle è cresciuta molto.
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0015.html)
A Malala, quando ci vede, scappa anche un gridolino di sorpresa, poi ci dirà,
nel suo ancora difficoltoso Italiano che non avrebbe mai pensato di rivederci
di nuovo. Mahery è vestito a festa con tanto di camicia bianca, pantalone
nero e giacca…. sembra quasi un figurino. Hanno cambiato casa, la zona
in cui vivevano prima era pericolosa e Mahery ci ha detto che molte volte quando
tornava tardi dall’aeroporto non si fidava di arrivare fino a casa in
auto e rimaneva quindi a dormire in macchina, ora si trovano in una zona molto
più tranquilla e comoda in quanto si sono notevolmente avvicinati all’aeroporto.
Distribuiamo dei piccoli regalini a tutti, per Mahery la maglia dell’Italia
campione del mondo, pregandolo di metterla in posti dove ci sono molti turisti
francesi! Della serie “Bastardi dentro!” Lui la apprezza così
tanto che la indossa e non la toglie nemmeno per la cena. La cena è ottima,
l’ha preparata Malala in mattinata prima di partire per il matrimonio,
mangiamo del riso con dei gamberetti, delle buone bistecche di zebù con
dei fagioli e come dessert abbiamo anche dello yogurt Tiko! GENTILISSIMI. Ci
facciamo una bella chiacchierata poi quando ormai sono le 22 ci facciamo riportare
in hotel. Domani dobbiamo partire per iniziare il giro vero e proprio! All’avventura
come avrà ripetuto Malala 50 volte! L’indomani ci vengono a prendere
tutti tre, Malala e Estelle sono vestite a festa, è domenica e si recheranno
a messa, Mahery invece è già in tenuta da battaglia. Mahery accompagna
le sue donne nei pressi di una chiesa, grandi saluti tra noi e grandissimi saluti
tra i componenti della famiglia, saranno di nuovo uniti tra 40 giorni! Prima
di uscire dalla città Mahery ci porta in un punto panoramico dove possiamo
godere di una vista del lago Anosy, che più che ad un lago somiglia ad
una grande pozza abbastanza inquinata, circondato da bellissimi alberi di Jacaranda
dai fiori viola.
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315133395/in/set-72157594407908754/
). In pochi minuti siamo già fuori da Tanà non dopo aver superato
la lavanderia più grande della capitale,( http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/5Lavanderia.html),
è una vera e propria lavanderia, qui viene portato il bucato e le donne
che stazionano nella zona lavano i panni per pochi aryary. Nei primi km di strada
superiamo un grande palazzo bianco, immenso, quasi contrasta con tutto il minimalismo
che ci circonda, Mahery ci spiega che è il palazzo di governo dell’ex
dittatore, Rastiraka, ora rifugiato in Francia dal suo amico Chirac :0)…
ma come è strano il mondo!, un comunista filo Coreano e filo cubano ospitato
a casa di Chirac MISTERI! Il palazzo effettivamente somiglia a quelle strutture
orrende prive di fascino che si possono vedere a Mosca, tipo la casa bianca
moscovita. Mahery si dice per nulla dispiaciuto della dipartita, seppur avvenuta
in circostanze non proprio tranquille, dell’ex dittatore e dice che il
nuovo presidente Ravanolamanana secondo lui è un buon presidente e ha
fatto molte cose per la popolazione, scuole, strade migliorando così
il livello della vita, si dice inoltre sicuro che nelle prossime elezioni, che
si svolgeranno a dicembre, vincerà di nuovo. Comunque mi sembra anche
di aver capito che l’attuale presidente, non abbia concorrenti all’altezza
della sua potenza finanziaria, è il titolare di alcune industrie, tra
cui la Tiko che è pressoché monopolista nel campo alimentare.
In poche parole, oltre ai suoi fedeli, nei giorni del viaggio non abbiamo visto
nessuno fare campagna elettorale per altri candidati! anche se Mahery mi ha
assicurato che ce ne sono!. Siamo di nuovo sulla RN7, come tre anni fa, in direzione
Anstirabe, e come tre anni fa il nostro stato d’animo è tranquillo
e felice, di nuovo iniziamo ad attraversare la zona degli altopiani. La strada
è asfaltata, l’unica che percorreremo in tutto il viaggio si protende
sinuosa tra queste bellissime vallate regalandoci sempre degli scorci panoramici
bellissimi e affascinanti. Superiamo km e km di colline lavorate a terrazzamenti
ordinati, dove si coltiva il riso, quest’anno però il colore delle
stesse non è il verde intenso che dovrebbe contraddistinguerle, ma sono
aride e di color rossastro lo stesso della terra, dovremo già essere
nella stagione delle piogge o almeno avere le avvisaglie, ma da molti mesi a
questa parte di acqua neanche l’ombra
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/9Risaie.html).
Attraversiamo alcuni fiumi, neanche a dire di che colore
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315133858/in/set-72157594407908754/),
dove la popolazione locale si adopera nelle mansioni più disparate, i
bambini giocano, le mamme generalmente sono intente a fare il bucato, altri
ci si lavano o lavano attrezzi o animali, ho visto anche lavare dei camion (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315133536/in/set-72157594407908754/),
inoltre generalmente nei pressi dei fiumi si incontrano sempre mandrie di zebù
al pascolo. Superiamo diversi paesini per lo più ognuno con una propria
peculiarità, c’è quello famoso per la rafia, un altro per
la vendita delle fragole, un altro per la produzione di marmellate o quello
famoso per i modellini in miniatura di biciclette, auto, camion e taxi brousse,
in alcuni ci fermiamo per comprare provviste che poi ci torneranno utili nei
giorni in cui saremo in piroga, altri li attraversiamo lentamente, sempre accompagnati
dalle urla dei bambini quando vedono dei bianchi: VAHAZA-VAHAZA!!! Le case sono
sempre quelle caratteristiche di questa zona, mura di terra rossa con finestre
prive di qualsiasi protezione i cui contorni sono spesso sfumati di grigio per
via del fuoco che si accende all’interno per riscaldare e per cucinare,
almeno nei paesi più distanti dalla strada principale non c’è
gas e luce e il tetto generalmente è fatto di paglia (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315133775/in/set-72157594407908754/
) Insomma arriviamo ad Anstirabe dopo quattro ore che non ci siamo neanche accorti.
Pranziamo in un ristorante, Mahery per ogni città ne ha uno suo preferito
e ci porta in questo dove la specialità è il pollo al Ginger.
Ottimo, tra l’altro ad intrattenere i commensali c’era anche un
gruppo musicale che suona musica tradizionale. Usciamo e ci dirigiamo al mercato,
ad Anstirabe ancora l’aria è respirabile, non fa un gran caldo
ma siamo a 1200 mt circa dal livello del mare e la giornata è limpidissima
ma Mahery ci prepara e ci dice cha la prossima tappa Miandrivazo sarà
caldissima! Il mercato è il classico mercato di queste parti, un grande
spiazzo dove la gente cerca di vendere quello che la terra offre, noi compriamo
dei pomodori, cipolle in quantità industriale, aglio, peperoni, alcuni
mango, ananas, del riso in grande quantità, pasta spaghetti e maccheroni,
acqua, pane, delle ciambelline dolci per la colazione, caffè, acqua…tutto
quello che pensiamo ci possa servire per i prossimi tre giorni. Ci rimettiamo
di nuovo in strada, da subito iniziamo dolcemente a scendere, contemporaneamente
il calore che arriva da fuori inizia a farsi sentire, anche il paesaggio cambia,
le colline diventano sempre più aride e prive di vegetazione fin quando
non usciamo definitivamente dagli altopiani e vediamo all’orizzonte la
città di Miandrivazo e il fiume Tsiribihina. Ragazzi è un caldo
folle, ci saranno almeno 35/38 gradi ed un’umidità pazzesca che
di certo non agevola le cose, ad ogni piccolissimo movimento si gronda di sudore.
Bravo Mahery che per trascorrere la notte ci dice che è meglio star fuori
dal centro e andare su un hotel situato su una piccola collinetta. Non è
che la cosa migliori gran che, anche qui il caldo è allucinante. La cena
è buona. Prendo una bistecca di zebù annaffiata con la birra Three
Horses che rimane fresca per qualche decimo di minuto, Annalisa mi segue, Mahery
si pappa da solo un grande pesce di fiume il cui nome è Tilapia. Io vivo
ad Ancona, proprio sul mare, non sono un grande estimatore di pesci di acqua
dolce ma devo dire che questo Tilapia non è proprio malaccio. La notte
dormirò pochissimo, tra il caldo, si suda anche da fermi, metteteci inoltre
il materasso in gommapiuma che non tiene proprio freschino e le zanzare, che
nonostante la zanzariera che abbiamo sul letto, gli zampironi e le varie creme,
vogliono divertirsi con me! Insomma NOTTATACCIA.
SUL TSIRIBIHINA
Conosciamo la nostra guida, si chiama Neste e il pirogatore Jean, entrambi hanno
fatto la discesa del fiume lo scorso anno con Simona alias Stella2. Dopo una
veloce colazione andiamo presso il comune di Miandrivazo per espletare delle
formalità, infatti i nostri nomi e quelli dei pirogatori devono essere
registrati in un quaderno. Il comune, definire quel posto un comune, almeno
come lo possiamo intendere noi è cosa davvero ardua, infatti in quella
stanza non c’è neanche l’ombra di un apparecchio elettronico,
tutte le attività si svolgono con carta e penna, con una calma estrema,
per noi impensabile. Qui l’attrezzo più evoluto è una macchina
da scrivere, meccanica, senza il coperchio e mancante di alcuni tasti….immagino
di essere piombato ai primi anni del ‘900! Comunque tutto, seppur lentamente,
procede e procede bene tanto che riceviamo l’ok per andare alla stazione
di polizia! Qui non è presente neanche la macchina da scrivere, tutto
viene registrato a mano su di un’enorme e sgualcito quadernone a righe!
GRANDIOSO, il mondo va avanti anche senza le apparecchiature elettroniche che
ormai hanno invaso la nostra civiltà. La giornata è bella e dopo
aver comperato un cappello di rafia per Anna siamo sulla scalinata ad osservare
la nostra imbarcazione(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0014.html)
Si tratta di grande tronco di albero completamente scavato dove sono poggiate
delle assi di legno che faranno da seduta, mi chiedo come tale imbarcazione
possa stare a galla non rovesciarsi. Anche se sono solo le otto di mattina è
già caldo e l’emozione per questa nuova avventura inizia a salire.
Carichiamo i bagagli, salutiamo Mahery dandoci appuntamento tra tre giorni e
siamo già lungo il fiume. Nesta sta davanti a me Annalisa dietro e infondo
a pagaiare con maestria c’è Jean. Pensavo fosse più scomodo,
invece col fatto che riusciamo ad appoggiare la schiena ai bagagli non si stà
così male, in più, almeno per il primo tratto di fiume è
più il tempo che trascorriamo ammollo che quello all’interno dell’imbarcazione
infatti ogni dieci metri ci areniamo, il fiume ancora è in secca! E siamo
costretti a camminare a piedi nudi sul fondo melmoso del fiume. Incontriamo
molta gente lungo il fiume, donne che tornano al villaggio con le loro cesta
sulla testa cariche di alimenti (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/15sul%20Tsiribihina.html)
oppure gente che trasporta le materiale di ogni tipo, anche una moto da cross
sopra una piroga. La discesa per ora è molto tranquilla, l’ambiente
circostante pianeggiante e arido, è abbastanza monotono se non fosse
per la quantità innumerevole di uccelli che si possono avvistare, martin-pescatori,
aironi, pappagalli e qualche camaleonte (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315134091/in/set-72157594407908754/)
nonché per dei fiori viola, probabilmente giacinti, che decorano le rive
di questo placido fiume. Ogni tanto iniziamo anche ad avvistare ai lati del
fiume anche dei grandi banchi di sabbia bianchissima, sono i depositi che il
fiume trasporta quando è in piena. E’ già ora di pranzo
e ci fermiamo proprio su uno di questi banchi. In quattro e quattr’otto
viene istallato un campo con tanto di barbecue per cuocere la carne e il riso
che avevamo precedentemente comperato. A proposito alcuni pirogatori per non
comprare carne già macellata e quindi a rischio di putrefazione per il
caldo, si portano appresso delle galline vive, noi ci siamo categoricamente
rifiutati, sarò stupido ma non riuscirei mai a mangiare un gallo dopo
che è stato in piroga con me. Una precisazione per chi farà la
discesa del fiume dopo di noi, tranquilli il mangiare è buono e genuino,
i pirogatori sono premurosi e lavano sempre tutto, addirittura fanno il cafè
con l’acqua minerale, insomma per noi neanche un piccolo caghetto. Mangiamo
circondati da un gruppo di bambini che si divertono ad essere ripresi e poi
a rivedersi nel piccolo schermo della mia telecamera e prima di ripartire ci
scappa anche un piccolo bagno nelle nelle calde acque rossicce del fiume
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315134276/in/set-72157594407908754/)
Il pomeriggio trascorre calmo più o meno come la mattina e il paesaggio
che ci circonda non si discosta molto da quello che abbiamo già visto,
magari un po’ monotono ma io in questa dimensione mi ci trovo proprio
bene, sono rilassatissimo, dentro questo tronco largo al massimo 80 cm e lungo
4/5 mt, sono come sospeso nel vuoto, con la mente che vaga, ad osservare le
curve sinuose che disegna il fiume rosso, a guardare lontano, a perdita d’occhio,
l’orizzonte, generalmente piatto e monotono, che solo nell’ultima
parte del tragitto diventa mosso, ondulato grazie alle colline tondeggianti
erose dal vento, delle ormai prossime gole di Bemaraha, mi trovo ad ascoltare
il silenzio, quello vero profondo, rotto solo dal rumore della piroga che lentamente
avanza, e dal richiamo degli uccelli, insomma per diverse ore credo di aver
perso la cognizione spazio temporale ed essermi lasciato andare alla sola fantasia,
come sospeso sopra questa strana barca con quattro strani personaggi dentro!
Questo almeno fino al tramonto, quando si alza un vento contrario fortissimo,
all’orizzonte si addensano nuvoloni grigi minacciosi e carichi di acqua
e il fiume inizia ad incresparsi, adesso remare contro corrente per i due poveri
ragazzi inizia ad essere molto dura!
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315134447/in/set-72157594407908754/).
Raggiungiamo comunque una sponda, uno dei tanti banchi di sabbia, dove decidiamo
di fermarci per la notte. Mentre Nesta e Jean in due minuti preparano il solito
fornelletto, dove cucineranno dei pesci, Tilapia che nel pomeriggio abbiamo
comprato lungo il fiume, (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/20Tilapia.html)
io ed Anna siamo alle prese con il montaggio della tenda. Con quel vento fatichiamo
le fatidiche sette camice senza riuscire nell’operazione, tra l’altro
la tenda non è nostra ma di un’amica e non la conosciamo per bene,
chiediamo aiuto a Nesta ma niente da fare, il vento è troppo forte e
i nostri picchetti troppo corti per far presa sulla sabbia, Jean ci viene in
soccorso, studia la situazione, rompe degli arbusti che poi rifila con il suo
macete, li pianta a terra e l’operazione va in porto. FIUUU fortuna lui.
Nel frattempo il tempo è notevolmente peggiorato e proprio mentre ceniamo
si alza una vera e propria rivoltura e inizia a piovere. Che sfiga. Di fretta
iniziamo a risistemare per poi rifugiarci dentro la tenda. Sorpresa, è
stata tirata troppo,causa del vento, le giunture non reggono, ci piove dentro…
impreco, inutilmente, in tutte le lingue che conosco, quando dopo circa un’oretta
di pioggia battente ma fortunatamente prima che la nostra roba si bagni completamente
smette! Ci sistemiamo alla meno peggio e siamo umidicci ma riusciamo a dormire.
La sveglia neanche a dirlo è all’alba, (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/23Campo%20sul%20Tsiribihina.html)
la giornata sembra essere ancora bruttina, ma Nesta ci dice che oggi ci sarà
il sole, che il tempo brutto è passato. Non è ancora l’alba,
fa freschino e mentre facciamo colazione con caffè pane biscotti e plum-cake,
si avvicinano alcuni bambini, scalzi, sporchi e coperti solo da stracci, rimangono
a dovuta distanza, a guardarci, come intimoriti, chissà poi di cosa,
visto che siamo noi che siamo nel loro territorio. Ci fanno una tenerezza infinita
e cediamo loro gran parte della colazione oltre a delle penne e ad alcuni quaderni,
Anna, ha anche il tempo di disegnare qualcosa per loro.
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/24%20Maestra%20sul%20Tsiribihina.html)
Quando risaliamo in piroga, dopo aver smontato il campo e acceso un piccolo
fuoco per bruciare il pattume residuo, l’alba è già passata
e come da pronostico, il tempo è già bello e fa già molto
caldo, grande Nesta avevi ragione! tra l’altro già verso le otto
di mattina bisogna coprirsi il capo e le gambe se non si vuole rimanere ustionati!
Da subito si capisce che oggi lo scenario che ci circonda sarà più
bello rispetto al giorno precedente come se ieri fosse stato una tappa di avvicinamento.
Le monotone pianure di ieri lasciano dapprima il posto a colline verdi e ricche
di vegetazione e di vita, ci sono una quantità enorme di uccelli che
diffondono i loro richiami, ben presto riusciamo anche a intravedere dei lemuri,
sono Sifaka dal manto bianco e il muso scuro. Sono di stazza media saranno una
sessantina di cm, stanno immobili, forse a causa del gran caldo, aggrappati
sulla sommità di altissimi alberi, a vederli sono come disinteressati
della nostra presenza. Scattiamo foto a ripetizione, pur sapendo che in quelle
condizioni cioè contro sole e all’ombra, le foto non potranno mai
venire decenti, ma la foga ti prende la mano, l’emozione di vederli di
nuovo, a distanza di tre anni, nel loro habitat naturale è tanta. Per
una mezz’oretta stiamo a guardarli poi si riparte ed entriamo nelle gole
di Bemaraha, il fiume si è fatto più profondo, tanto che oggi
non scendiamo mai dalla piroga, ah dimenticavo mi sono anche fatto passare un
remo, pagaio anch’io, non è poi così faticoso…. almeno
per le prime ore. I banchi di sabbia bianca che di tanto in tanto costeggiano
il fiume si sono fatti molto più grandi e imponenti, qui nel periodo
delle piogge la forza del fiume deve essere esagerata. Di tanto in tanto incontriamo
altre piroghe che risalgono il fiume, con le vele spiegate, vanno controcorrente
ma a favore di vento, le vele aiutano la navigazione, sono i pirogatori che
hanno finito il loro tour con altri Vazaha e fanno ritorno al loro villaggio,
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315134387/in/set-72157594407908754/).
Le pareti delle gole, a dir la verità me le ero immaginate più
strette, sono a dir poco spettacolose, alte 100/200 in pietra calcarea stratificata
e passano tutte le tonalità di colore dal bianco candido all’arancio
intenso. Fantastico! Ammezzo a questo paradiso raggiungiamo un punto, nei pressi
di un banco di sabbia, dove si intravede un piccolo sentiero. Scendiamo, percorriamo
con Nesta questo sentiero sconnesso, che costeggia un piccolo affluente del
fiume, per alcune centinaia di metri fino a quando si apre davanti ai nostri
occhi una vista mozzafiato, una cascata(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0011.html).
L’acqua è bellissima, verde smeraldo e fresca al punto giusto,
sono due giorni che non ci laviamo, la pelle ha iniziato a cambiar colore, la
terra rossa ci è entrata in tutti i pori, non ci lasciamo sfuggire l’occasione,
ci spogliamo e ci buttiamo a capofitto sotto questa doccia naturale, un rilassante
idromassaggio. Rimaniamo in ammollo fino quando Nesta non ci viene a richiamare
dicendoci che il pranzo è pronto. Dove eravamo scesi hanno improvvisato
un piccolo campo e ci hanno preparato un’insalata di tonno e carote e
per finire un’ananas squisita. Cosa chiedere di meglio!? Siamo di nuovo
sul fiume in questa stretta piroga, la stanchezza non la sentiamo più
siamo profondamente appagati da tutto quello che ci circonda. Il pomeriggio
scivolerà via lento, lo scenario che ci circonda rimane lo stesso fino
a quando le gole finiscono e da un lato del fiume si intravede un grande villaggio
di pescatori, si avevano avute le prime avvisaglie di vita sul fiume stesso
quando abbiamo incrociato diverse chiatte a motore utilizzate per il trasporto
di merci e persone (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/28Taxi%20boat.html).
E’ quasi il tramonto e poco distante dal villaggio decidiamo di fermarci
per trascorrere la notte. Avevamo promesso a Nesta e Jean che avremmo preparato
noi la cena e Anna con i pochi mezzi a disposizione prepara una cenetta eccellente
a base di spaghetti con pomodori e tonno. Nesta gradisce molto quello che abbiamo
preparato, si fa fuori due o tre grandi piatti di pasta, mentre Jaen che tra
l’altro mangia senza forchetta, non so come faccia, è più
riluttante, si lascia da parte la sua razione e ci dice che farà bollire
del riso poi ci aggiungerà la pasta. Un pappone immangiabile, per noi,
lui se lo farà fuori l’indomani mattina a colazione. Trascorriamo
un po’ di tempo ad osservare quello che la natura ci offre, un tramonto
indimenticabile, magico, una palla infuocata che piano piano va a nascondersi
dietro l’orizzonte disegnando ripetutamente, tra le mille sfumature di
rosso, paesaggi da cartolina, poi il tutto viene avvolto da una luce fioca fino
a quando il buio profondo e intenso prende il sopravvento e rimane nel cielo
solo un infinito tappeto di brillantissime stelle. Mentre siamo persi a contemplare
il firmamento sentiamo dei canti provenire dal fiume: sono dei ragazzi del villaggio
che richiamati dalle luci si avvicinano alla nostra tenda con una sgangherata
chitarra artigianale, si siedono vicini, dapprima sembrano titubanti poi Nesta
dice loro che possono fare quello che desiderano, si lanciano così, trascinando
anche Nesta, in una danza caratteristica della zona, si chiama Kilalake. Trascorriamo
in compagnia di questi ragazzi alcuni piacevolissimi momenti tra risate a squarciagola,
balli e canti, finchè decidono di andare da qualche altro Vazaha che
si è accampato nei pressi. E’ ora di ritirarci, sono già
le dieci e domani ci sveglieremo di nuovo prima dell’alba. Stamattina,
la giornata è bellissima e leggermente più calda di quella precedente,
al solito Nesta e Jean ci preparano la colazione, prima di smontare il campo
mi fermo per diverso tempo a tempo a guardare ciò che ci circonda, cerco
di imprimermi ben bene in mente questo posto così magico e questi momenti
di assoluta pace. Ben presto però siamo di nuovo in piroga, anche oggi
mi divertirò a prendere ogni tanto a pagaiate il fiume, tanto non credo
di essere di molto aiuto. Il paesaggio oggi ci riserva un riassunto delle puntate
precedenti, nel senso che superiamo sia delle zone pianeggianti costeggiate
dagli ormai soliti banchi di sabbia che zone dove ancora le alte pareti di roccia
calcarea fanno da sfondo al letto del fiume, in una di queste trova rifugio
una immensa colonia di pipistrelli giganti che lanciano al cielo il loro stridulo
richiamo, superiamo anche diversi villaggi
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/27Villaggio%20sul%20Tsiribihina.html).
La mattina scorre via tranquilla fin quando nei pressi di un banco di sabbia
dove sorge un piccolissimo villaggio ci fermiamo per il pranzo. Sarà
la nostra ultima sosta in questo rosso fiume, ci fanno scendere dalla piroga
scegliamo un grande albero vicino a delle capanne dove proteggerci dalla grande
calura della giornata. Nesta ci dice che abbiamo scelto lo stesso albero dove
si erano fermati Simona e soci il giorno che Simona è stata male, certo
che il mondo è davvero piccolo! Passano pochi attimi quando prima due
bambini, di circa dieci anni, si avvicinano, hanno entrambi dei cuccioli di
lemure aggrovigliati al collo, sembrano molto incerti sul da farsi, ma quando
gli sorridiamo e capiscono che si possono avvicinare chiamano a gran voce i
lori amici e presto siamo accerchiati da un gruppo di bambini praticamente nudi
che corrono, giocano, urlano vicino a noi. Annalisa chiama i più grandi
e regala loro delle penne colorate e dei fogli su cui disegnare e si immedesima
in una maestra facendo dei disegni e che i suoi “alunni” si divertono
a copiare… si divertono un modo quei piccolini e quello che ci regalano
è sicuramente uno dei momenti più belli e intensi di tutto il
viaggio (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/29La%20maestra.html).
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/30Scolari.html) Mi diverto a fare delle
foto e alcune riprese, le faccio poi vedere ai bambini che sembrano voler entrare
nelle telecamera, urla, grida, risate è quello che fanno non appena si
rivedono sul piccolo schermo del mio Camcoder. (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315135284/in/set-72157594407908754/)
Arriva il pranzo, neanche a dirlo impossibile per noi mangiare, chiamiamo a
noi quello che sembra il “capetto” del gruppo e gli cediamo completamente
il nostro pasto. A manciate uguali divide il pasto con tutti i suoi compagni,
qui ancora, almeno a questa età, il senso di solidarietà è
forte. Ci dispiace lasciare questo posto ma dobbiamo andare, altrimenti arriveremo
all’appuntamento con Mahery troppo tardi…. Percorriamo gli ultimi
chilometri di fiume ed avvistiamo anche un piccolo coccodrillo che si affretta
a tuffarsi nel fiume e inabissarsi non appena vede la barca. E’ finito
il giro, dobbiamo salutare Jean che avrà altri sette giorni di risalita
del fiume prima di arrivare di nuovo a Miandrivazo, che lavoro durissimo che
si fanno questi pirogatori per poche decine di euro , Nesta invece viene con
noi e ci lascerà domani. Il mezzo di trasporto che ci porterà
all’appuntamento prestabilito è un carretto trainato da zebù,
lo chiamano zebù Car (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/416569168/),
non è che si stia proprio comodi lì sopra ma durante il tramonto,
mentre Annalisa tenta di far imparare delle frasi in Italiano a Nesta che ci
segue a piedi divertito, superiamo dei paesaggi emozionanti: piccoli fiumi completamente
ricoperti di glicini (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/416569371/ )
campi di riso
verdissimi che a quest’ora riflettono la luce dorata del sole
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315135353/in/set-72157594407908754/),
piste di terra rossa trafficate dai soli zebù car che riportano a casa
gente e provviste, siamo veramente in un altro tempo, in un’altra dimensione,
FANTASTICO! Mentre attraversavamo un villaggio siamo stati fermati da un padre
che vedendo dei vahaza sperava avessimo dei medicinali, il suo piccolino di
due anni si era ustionato ad un piede. Non abbiamo basi di pronto soccorso,
non vogliamo peggiorare le cose, quindi chiediamo di vedere il piccolo, la situazione
è peggiore di come l’immaginavo, il piccolino ha praticamente tutta
una caviglia gonfia e priva di pelle, la ferita sembra proprio non avere un
bell’aspetto. Abbiamo con noi del disinfettante e delle garze, Annalisa,
pulisce la ferita come meglio può cercando di togliere le parti di pelle
morta, maledizione avessimo avuto delle forbicine! Insistiamo ripetutamente
che debbono portare il più presto possibile il bambino da un dottore.
CAZZO! il dottore più vicino si trova Belo a 60 km dal villaggio e questa
povera gente come mezzo di trasporto ha solo il carretto! Continuiamo il tragitto
con un groppo alla gola e allo stomaco. Speriamo sia andato tutto bene per quel
piccolo! Arriviamo al punto di incontro e la prima cosa che vediamo è
il sorriso sdendato di Mahery che ci fa subito duemila domande…. Calma,
calma un po’ di respiro :-) Anche per stanotte la sistemazione non sarà
delle più agiate, siamo in piccolo villaggio che ha un solo hotel, le
stanze per dormire sono capanne e per di più caldissime, il bagno è
all’aperto ed è pressoché impraticabile, causa invasione
di giganteschi bagarozzi, la doccia è nei pressi del bagno e scende una
goccia d’acqua ogni 5 minuti, di buono c’è la cucina veramente
ottima e il costo, 10 euro in due per dormire cenare e la colazione. Difficile
chiedere di più. Siamo sempre in Africa bisognerà pur adattarsi
un pochino.
TSIGY
Come al solito ci svegliamo poco prima dell’alba, facciamo colazione,
carichiamo gli zaini nella pulpa (è il nome in codice della macchina)
e insieme con Nesta e Mahery andiamo verso Belo sur Tsiribihina dove noi proseguiremo
sulla pista verso nord che porta al Parco Tsingy, Nesta invece ci lascerà
perché diretto a sud a Morondava. Arriviamo al fiume appena in tempo
per imbarcare il nostro 4x4 sulla chiatta che lentamente fa da spola tra le
due sponde del fiume, si tratta di un grosso barcone in ferro, stile catamarano
con delle grosse assi di legno, dove vengono parcheggiate le auto. (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/53Chiatta.html).
Mahery con un’abile manovra da consumato autista carica senza problemi
la Pulpa sulla chiatta mentre noi salutiamo il nostro compagno di viaggio Nesta
che si raccomanda di mandare un caro saluto a Simona e company. Siamo sulla
pista che ci porterà al parco Tsingy, percorriamo 120 km di strada in
5 ore, ancora le condizioni non sono pessime, superiamo una lunghissima lingua
diritta di terra rossa (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0010.html)
che attraversa tratti di fittissima foresta dove la strada, all’orizzonte,
sembra venire inghiottita dalla stessa e tratti desertici dovuti ahimè
all’orribile abitudine dei locali di appiccare incendi per disboscare
le zone nei pressi dei villaggi e per rendere i pascoli per i zebù, secondo
loro, più prolifici… non sanno che stanno causando degli sconquassi
ambientali drammatici per la flora e la fauna. Attraversiamo aree dove ci sarebbe
dovuta essere la foresta che sono completamente annerirte dagli incendi, dove
la vegetazione non cresce più, dove non vive più specie animale,
insomma una pura follia, bisognerebbe in qualche modo far capire a questa gente
che tale pratica, denominata Tavy, è dannosa per l’ambiente e non
reca alcun tipo vantaggio ai loro pascoli. Arriviamo all’ingresso del
parco nel primo pomeriggio, dobbiamo ancora superare con una chiatta un altro
fiume, il Manambolo, più grande dello Tsiribihina anch’esso navigabile
ma solo per pochi mesi dell’anno. Siamo appena in tempo per effettuare
un’escursione pomeridiana al piccolo Tsingy. Annalisa non si sente bene,
ha un mal di testa fortissimo e farsi una passeggiata sotto questo sole e con
questo caldo non sarebbe il massimo, decide di rimanere all’ombra di qualche
albero, così vado da solo, non è che si perda poi molto, la passeggiata
non è poi il massimo, il sito che mi fanno vedere non è grande
il giro dura solo un’oretta ma è un piccolo assaggio di quello
che ci spetta l’indomani, l’unica cosa veramente interessante sono
delle piante grasse che crescono su queste guglie calcaree appuntite di color
grigio che quasi stonano in tutta questa terra rossa,
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315135977/in/set-72157594407908754/)
Torno alla macchina ma Annalisa ancora non si è ripresa così chiediamo
a Mahery di portarci in un’hotel con dei comfort, almeno il bagno in camera,
ci vogliamo rilassare e avere un po’ di privacy chissà che non
faccia bene. Scegliamo l’hotel Relais de Tsingy si tratta di una buona
sistemazione, è in collina, i bungalow sono spaziosi, puliti, con il
bagno in camera, inoltre si gode di una splendida vista della vallata sottostante,
rilassati ci godiamo così un bel tramonto su delle sdraio a bere della
birra. (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315136671/in/set-72157594407908754/)
Ha funzionato , Annalisa sta meglio. TUTTO OK. La cena presso il ristorante
dell’hotel è squisita, ci siamo solo noi, una famiglia di inglesi
e tantissime cicale. Mangiamo una zuppa di gamberi di fiume, pollo ai funghi,
verdure come contorno e per finire delle crepes al miele, tutto è eccellente.
Andiamo a letto mentre all’orizzonte si vedono lampi e si odono tuoni
che non promettono nulla di buono. La sveglia oggi è molto prima dell’alba,
ore 4.30, vogliamo entrare nel parco con una temperatura ancora accettabile
quindi abbiamo dato appuntamento alle 6 a Bekopaka alla guida che ci condurrà
nel parco, poi dovremo fare almeno un’ora di fuori strada prima di arrivare
all’ingresso del Grande Tsingy. Prima di lasciare il Bungalow ci accorgiamo
che in bagno, precisamente dentro il water, abbiamo una sorpresa: una rana,
anzi un grande rospo, chi l’avrà partorito? Io o Anna? ;-)) La
giornata, al contrario di come si era preannunciata la sera prima, è
bellissima, in perfetto orario siamo all’ingresso del parco, sono le 7
circa e fa già un caldo infernale. Mahery, stranamente decide di aggregarsi
a noi e viene a farsi il giro all’interno del parco…, penso che
dovrà essere veramente bello per scomodare un poltrone come lui. Superiamo
una prima parte di foresta arida e spinosa priva di fascino e dopo una mezzora
di cammino intravediamo le prime guglie carsiche del parco. Sono veramente imponenti.
Siamo sotto una di queste enormi guglie (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0009.html)
quando la guida ci fa indossare l’imbracatura da
alpinismo(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315136086/in/set-72157594407908754/),
e ci chiede se abbiamo le vertigini. Rispondo negativamente ma non sono proprio
convinto, tutt’altro! Ora inizia il giro vero e proprio all’interno
della zona calcarea del parcoche durerà circa tre ore. In questo tragitto
attraversiamo gole, grotte con tanto di stalattiti, cunicoli strettissimi e
bui dove anche il passaggio di una persona alla vota è difficoltoso,
ci dobbiamo piegare, strisciare, arrampicare su pareti verticali superare scale
si ferro, agganciate alle pareti, mantenendoci saldamente ancorati con l’imbracatura
a delle corde di protezione, superiamo aree più grandi e più aperte,
dove la luce riesce ancora a filtrare e dove quindi riesce a crescere della
vegetazione, la “sala”più grande di tutte è chiamata
la cattedrale, la luce che filtra dall’alto crea giochi di colore che
rende il tutto ancor più affascinante. Alla fine della salita
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315136173/in/set-72157594407908754/)
arriviamo in un punto dove c’è un ponte tibetano,
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0041.html) …..lo si deve superare…
Il ponte è sospeso tra due pareti di una gola profonda 160mt e larga
20-25. Non vi nascondo che mi stò ca…..do sotto, io di vertigini
un po’ soffro, immaginate che non sono salito sulla Torre Eiffel proprio
per questo motivo. Passerò per primo, così non ci penso più,
mi faccio coraggio, allaccio l’imbracatura e attraverso il ponte, credo
ad occhi chiusi, come sia il panorama sinceramente non lo so, me lo sono fatto
raccontare da Annalisa, una volta che anche lei, molto tranquillamente è
passata. Arriviamo fino al punto più alto e panoramico, ci hanno costruito
una piattaforma, sighseetghin point , (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/45Brutti%20al%20parco%20Tsingy.html)
la vista qui è a dir poco irreale, una distesa di pinnacoli appuntiti
di color grigio che fanno sembrare il paesaggio più simile a quello lunare
che a quello del Madagascar, l’unica posto simile che ho visto è
la Cappadocia in Turchia. FANTASTICO! Nulla a che vedere con quello che ho visto
ieri. Dopo un breve riposo, inizia la discesa che sarà enormemente più
agevole e rapida. Usciamo dal parco entusiasti sia per l’impresa che per
lo spettacolo DA NON PERDERE. E’ già l’ora di pranzo, mangiamo
un ottimo panino a base di sarde in scatola, formaggino e pomodori presso un
hotely dove gironzolavano diversi bambini
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/49Bimbi%20a%20Bekopaka.html) a Bekopaka,
mentre aspettiamo la chiatta che ci farà attraversare il Manambolo in
senso opposto Ripercorriamo quella lunga e diritta lingua di terra rossa che
ci riporta, ormai stanchissimi a Belo sur Tsiribihina, dove pernotteremo prima
di dirigerci verso la prossima tappa, Morondava e l’Avenue du Baobab.
L’hotel che scegliamo è decente non ha il bagno in camera, poco
male, qui tutto è all’insegna del minimalismo, il ristorante invece
come al solito ci offre una buona cena a base di carne di zebù e gamberoni
di fiume. Prima di ritirarci trascorriamo pigramente del tempo sorseggiando
birra e facendo due chiacchere con Mahery e il ragazzo della reception.
AVENUE DU BAOBAB- MORONDAVA
Già alle 8 siamo pronti per attraversare, con la solita chiatta, di nuovo
il fiume Tsiribihna direzione sud. Mahery assolve alle consuete operazioni di
boarding della pulpa sulla chiatta in maniera semplice e veloce: un grande!!
Ci troviamo in poco tempo su una strada sterrata diretti al parco Kirindy. La
pista da percorrere ancora non è così difficoltosa come la immaginavo,
si ogni tanto ci sono delle grandi buche ma nel complesso il tragitto scorre
via lento e tranquillo e in 150 km incrociamo solo altre due auto. Il traffico
Italiano è un lontano ricordo. La vegetazione che ci accompagna lentamente
diventa sempre più secca e arida, quasi tutti gli alberi e arbusti sono
secchi e privi di foglie. Arriviamo verso le 11 all’ingresso del parco
Kirindy dove Mahery ci ha detto che potremo avvistare dei lemuri sifaka, dei
lepilemuri notturni e il predatore fossa. Il costo del biglietto di ingresso
al parco che include anche il pessimo pranzo che ci propinano, è di 50000
aryary, una follia per il Madagascar, ma questo è un parco privato, di
proprietari Svizzeri. Anche stavolta Mahery entra nel parco con noi lasciandoci
interdetti, a furia di dirgli che deve muoversi e non rimanere a poltrire in
macchina ci sta seguendo ovunque, il che ci fa enorme piacere. E’ caldissimo
e il parco non è un granché, obiettivamente tra tutti quelli che
abbiamo visto in Madagascar in questi due viaggi è di gran lunga il meno
ricco e affascinante, niente a che vedere con il favoloso Ranomafana, con il
Perinet o con l’Isalo, comunque all’interno riusciamo a avvistare
diversi lemuri Sifaka (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/416588628/)
che pigramente trascorrono le ore più calde della giornata a riposare
all’ombra sugli alti alberi e un lepilemure notturno, la guida ci ha portato
a colpo sicuro presso un albero dal tronco cavo, l’animale sembra infastidito
dalla nostra presenza, ci guarda come spiritato con quei suoi occhioni gialli
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315137435/in/set-72157594407908754/),
vorrei ben vedere, è un’animale notturno ed ora non vuole essere
disturbato. Un paio di foto e lo lasciamo in pace! Consumiamo velocemente l’indecente
pasto che ci passano e proprio vicino alla Reception all’ora di pranzo,
tutti i giorni, si avvicinano un gruppo di sifaka grey attirati dagli “odori”
della cucina. Riusciamo a vederli nelle loro evoluzioni a non più di
un metro di distanza, (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/54Lemura%20al%20Kirindy.html)
insomma se ce lo dicevano non saremmo entrati nel parco sotto il sole di mezzogiorno.
Si tratta comunque di una piccola tappa lungo la strada che ci porta alla maestosa
Avenue du Baobab. Non si può avere sempre il massimo. Mahery, da grande
calcolatore qual’è, dice di voler arrivare sul viale dei baobab
con un po’ di anticipo rispetto al tramonto, per evitare l’”orda”
di turisti, boh non so poi da dove verranno tutti questi turisti visto che non
ne abbiamo incontrati poi così tanti. Verso le 16.00, puntuali come un
orologio svizzero, siamo nei pressi del più caratteristico, suggestivo
e conosciuto posto del Madagascar e siamo praticamente gli unici viaggiatori
in giro! Bravo Mahery come al solito hai sempre ragione! Prima di arrivare lungo
la strada ad una decina di km prima facciamo una deviazione sulla destra per
vedere un baobab dalla forma inconsueta, si tratta di un grande albero con il
tronco che si divide in due per poi attorcigliarsi uno con l’altro, gli
danno il nome di Baobab innamorato, veramente anomalo
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315137711/in/set-72157594407908754/).
Da questo punto si gode anche di una splendida vista sulla pianura circostante:
arida, secca, quasi desertica ma contornata all’orizzonte da imponenti
Baobab
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/59Io%20sulla%20polpa%20e%20i%20Baobab.html).
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/58Baobab.html) Dicevo, quando arriviamo
siamo tra i primi turisti, neanche il tempo di scendere dalla pulpa che si avvicinano
3 bambini, ci chiedono della plastica, gli diamo delle bottiglie d’acqua
vuote e felici, prendono per mano Annalisa e cantando “San Martino Campanaro”
(rigorosamente in francese) ci fanno attraversare tutta l’Avenue du Baobab!
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315138015/in/set-72157594407908754/)
Che fantastici i bambini in Madagascar, non sono mai asfissianti, ti regalano
sempre un sorriso, almeno con gli occhi, fanno cose che ha volte ti sorprendono,
come quella descritta prima, di certo tra tutti quelli che ho incontrato durante
i viaggi sono di gran lunga quelli più belli, più veri, più
spontanei, più reali.( http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0008.html)
Non ho avuto neanche il tempo di guardarmi intorno, tanto ero preso dalla scenetta,
ma ora che siamo fermi, resto incantato ad osservare questa meraviglia della
natura. Difficile raccontare cosa si prova di fronte a tanta bellezza, difficile
dire quali emozioni mi sono passate per la testa, posso solo dire che rimango
appoggiato ad uno dei tanti maestosi tronchi a guardarmi intorno come inebetito(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315137848/in/set-72157594407908754/).
Questi alberi sono fantastici nella loro unicità, sono possenti, maestosi,
con un tronco gigantesco diritto e cilindrico, improvvisamente interrotto da
rami che somigliano più a delle radici, siamo anche fortunati, in questa
stagione i rami sono pieni di foglie verdi che rendono alla vista l’albero
ancor più imponente. Non so, ma io davanti a tanta bellezza rimango frastornato,
il tempo passa e non mi rendo neanche conto, mi immagino cosa sarebbe dovuto
essere questo posto alcune decine di anni fa quando tutta la pianura circostante
era piena di baobab ed ora invece ne sono rimasti solo alcune decine di grandi
esemplari ( http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/63Baobab.html), anche qui
in un posto così bello affascinante che porta turisti, la deforestazione
selvaggia e incontrollata per mezzo del tavy ha fatto la sua parte! AIUTO, che
qualcuno fermi questo scempio. E’ quasi il tramonto ed ora il viale è
molto affollato, sono arrivati i turisti, tra cui un gruppo di giapponesi, ma
sono davvero dappertutto, scendono da dei pulmini turistici quasi tutti con
guanti di lattice e mascherina sulla bocca LOL. Li guardo e mi dico: ma sono
veri!? :o) Bravo ancora Mahery, ci hai dato la possibilità di godere
dell’Avenue du Baobab da soli, ci dice che per godersi in pace il tramonto
è meglio spostarsi da un’altra parte, dove non ci sarà nessuno.
Ci porta poco distante dalla via principale, in una zona verde e ricca di vegetazione
tipicamente tropicale, con le risaie che al tramonto si colorano di sfumature
dorate rendendo l’ambiente ancor più suggestivo e con alcuni gruppi
di solenni baobab all’orizzonte. Non c’è nessuno, l’atmosfera
è irreale, c’è un silenzio e una pace assoluta, salgo sopra
la pulpa e scatto alcune foto per immortalare tale indelebile momento (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/67Baobab%20al%20tramonto.html).
E’ ormai buio e sta finendo anche questa memorabile giornata, dobbiamo
percorrere ancora una ventina di km per arrivare a Morondava, dove passeremo
la notte presso un’hotel situato nei pressi di una spiaggia bruttina priva
di attrattiva, in dei Bungalow vecchiotti e abbastanza malconci, credo che a
Morondava se qualcuno dovesse passarci alcuni giorni ci siano delle sistemazioni
migliori. La cena invece alla Capannina, un ristorante gestito da un’Italiano,
sarà una delle migliori di tutto il viaggio, ancora mi sogno quegli spiedini
di gamberi gigastesci che mi sono fatto fuori. L’italiano che gestisce
il locale è un milanese che ha vissuto a Montalcino, adesso è
dieci anni che vive in Madagascar, è sposato con una malgascia niente
male e ci dice che Morondava è la città più bella del mondo.
Convinto lui!
BELO SUR MER- MANJA
Consumiamo la pessima colazione, con tanto di yogurt scaduto, sulla squallida
terrazza dell’hotel con vista spiaggia, o meglio, di quel poco che rimane
della stessa per colpa delle grandi maree dell’oceano che la stanno pian
piano erodendo. Come protezione sono state costruite sul mare delle enormi e
oscene barriere di cemento, ma ormai tutte sono crollate sotto l’impeto
delle onde, dando ancor più il senso di squallore e di degrado a questa
zona. Comunque le spiagge a nord, sono più protette naturalmente e mi
hanno detto che ci sono delle belle spiagge e delle zone per far immersioni.
Siamo di nuovo sulla Pulpa direzione Belo sur Mer. Da oggi tutto quello che
potrebbe somigliare ad una strada o anche ad una semplice pista, rimane un flebile
ricordo. Percorreremo, a seconda delle regioni, circa 600 km di strada inesistente,
ricavata dalla sabbia bianca, gialla, rossa, o da zone piene di pietrisco, sobbalzaremo
dentro la Polpa come se fossimo in un’autoscontro, attraversando l’ormai
consueta foresta arida e spinosa intervallata da gruppi di monumentali baobab
o da aride distese di terra bruciata causa i consueti tavy, costeggiando le
incontaminate e bellissime spiagge bianchissime del canale di Mozambico con
il suo mare color smeraldo o azzurro, senza mai e dico MAI, incrociare altri
mezzi, a parte qualche taxi zebù e superando villaggi fuori da ogni rotta,
dove, a volte qualche piccolo bambino, vedendoci bianchi, pallidi, prova timore
solo ad avvicinarsi. Subito dopo Morondava dovremo anche guadare un fiume, Ankambatomena,
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/37La%20polpa.html) qui la gente del vicino
villaggio, per facilitare l’attraversamento ha posto dei paletti, che
serviranno per indicare la via da seguire, per poi farsi pagare qualche aryary
come un pedaggio autostradale. Arriviamo nei pressi di Belo verso l’ora
di pranzo quando ci troviamo davanti ad un’immensa distesa bianca di sale,
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/69Verso%20Belo%20sur%20Mer.html).E’facile
perdere l’orientamento, non ci sono assolutamente indicazioni ed è
facile capitare in zone paludose e rimanere impantanati per molto tempo ma per
fortuna Mahery riesce con la sua solita maestria a non sbagliare un colpo e
ci porta nel cuore del villaggio al minuscolo hotely dell’hotel Vezo a
pranzo. Mangiamo divinamente del pesce allo spiedo all’interno di una
capanna rinfrescati dalla continua brezza che ci regala l’oceano. Belo
è un minuscolo villaggio di pescatori dell’etnia Vezo, famoso,
oltre per la sua bella spiaggia, anche per il suo piccolo cantiere dove si costruiscono
le caratteristiche piroghe colorate (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315138511/in/set-72157594407908754/)
utilizzate dai pescatori stessi.
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315138429/in/set-72157594407908754/)
Per il pernotto la scelta ricade su le Dauphin, una delle tre strutture turistiche
della zona, la più economica, noi comunque ci troveremo benissimo, i
Bungalow sono molto spaziosi e puliti, stanno sulla spiaggia a 10mt dal mare,
si gode di una pace assoluta e di un bel panorama inoltre il ristorante si rivelerà
ottimo. Passiamo un’oretta in relax all’ombra, sull’ amaca
posta sotto la veranda del bungalow, dopodichè, quando al calura è
diminuita , decidiamo di farci una passeggiata lungo la battigia per osservare
il panorama e fare delle foto durante il lento rientro dei pescatori sulle loro
piroghe colorate, tutte con vele sgualcite e rattoppate ma tutte gonfie dal
caldo vento del canale. Alcuni di loro, almeno quelli che ci vedono, ci regalano
il loro consueto saluto “HALLO VAHAZA” e il loro immancabile sorriso.
Come dice il proverbio malgascio” Hai un dente solo? Sorridi almeno con
quello!” Vero Marco?! Oggi purtroppo la pesca non è stata fruttuosa,
qui generalmente si pescano aragoste, ma vediamo rientrare solo pescatori privi
di pesce. Vabbè, noi comunque prima di rientrare per la cena ci concediamo
un bagno ristoratore in queste acque calde e cristalline. La cena sarà
indimenticabile, a lume di candela sotto un tappeto di stelle, con il silenzio
rotto solo dal fruscio della risacca dell’oceano, siamo solo io Annalisa
e Mahery e ci facciamo fuori due aragoste dalle dimensioni improponibili, buonissime,
cotte alla griglia alla perfezione e spalmate appena con una salsina a base
di zenzero, durante l’altro viaggio avevo detto di aver mangiato la miglior
aragosta della mia vita nei pressi di Andilana, a Nosy Be, questa è sullo
stesso livello. Quasi mi dimenticavo, abbiamo mangiato anche delle alghe di
mare, crude, ottime, sono una specialità della zona, non riesco a paragonarle
ad un’altra verdura se non ai paccasassi, tipica vegetazione mediterranea,
che cresce a pochi metri dal mare sulle coste sassose, la zona del Conero ne
è ricca. Comunque tornando al viaggio, ringrazio ancor adesso Mahery
che ci ha spinto ha scegliere questo posto semplice e accogliente a discapito
degli altri due, più fighetti e costosi, magari anche più belli,
ma dove comunque Simona e soci hanno raccontato di non essersi trovati benissimo.
GRANDE MAHERY!. Oggi sarà una giornata di puro trasferimento, dovremo
raggiungere la città di Manja, che non si trova sulla costa ma, in linea
d’aria, una 50 di km all’interno. Non c’è possibilità
di raggiungere la nostra prossima meta: Andavadoaka via costa e con la strada
che dovremo percorrere, fare il trasferimento in un giorno, sarebbe una follia,
ci vogliono circa 12 ore di guida ininterrotta, ecco il perché di questa
deviazione verso Manja un villaggio non propriamente famoso per il turismo.
Partiamo di buon ora e lasciamo alle spalle Belo con le sue belle spiagge, superiamo
una grande salina che dà lavoro a molta gente, soprattutto donne e bambini
che sotto il sole cocente trascorrono molte ore chinati, inginocchiati a raccogliere
il sale e a trasportarlo su dei secchi in zone di raccolta, per pochi aryary
al giorno . Che dura che deve essere la vita da queste parti. La strada che
dapprima è sabbiosa e delimitata dalla bellissima foresta spinosa
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315138662/in/set-72157594407908754/),
man mano che andiamo verso l’interno, diventa una pista rocciosa e i sobbalzi
all’interno della polpa sono sempre più frequenti. Mahery sta facendo
una gran fatica a guidare su questa strada e un po’ a causa del caldo
pazzesco, un po’ della stanchezza, quando siamo quasi arrivati a Manja,
in prossimità di un una pozza d’acqua si dimentica di inserire
il 4x4 integrale e ci rimaniamo dentro. Siamo impantanati in una pozza con una
50 cm di acqua e non riusciamo ad uscire. Fortuna che poco dopo passa un ragazzo
su un carretto trainato da zebù, Mahery gli chiede aiuto e insieme, io
e il malgascio dentro la pozza a spingere e Mahery al comando, riusciamo a tirar
fuori la Polpa. AHI AHI AHI Mahery, primo sbaglio!!! Risalgo in macchina e sono
completamente coperto di fango appiccicoso. In poco tempo il fango inizia a
solidificarsi sulla mia pelle, il prurito che ho addosso mi fa quasi impazzire
sotto questa calura, fortunatamente, passeranno solo dieci minuti da quando
arriveremo all’hotel Kanto (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/416601261/)
dove mi fiondo sotto la doccia per darmi una pulita. Mangiamo qualcosa prima
di fare un giro in questa città sperduta nel nulla. Non c’è
molto da fare e da vedere, giriamo senza meta tra il locale mercato, la piazza
del municipio dove nel mezzo torreggia un grande albero di mango e la chiesa,
situata nelle vicinanze della scuola pubblica, da dove stanno uscendo i bambini
dopo una giornata di scuola. Non passiamo indifferenti ai loro occhi, non vedono
molti Vahaza da queste parti, in più abbiamo delle buste contenenti all’interno
dei pacchettini di biscotti, così in breve tempo abbiamo un “plotone”
di bambini che ci seguono più o meno da vicino lungo la strada, siamo
scortati. I più intraprendenti ci chiedono i biscotti, ne tiriamo fuori
un pacco, ora, anche quelli più titubanti si avvicinano, capiamo subito
che non basteranno per tutti, ci destreggiamo un pochino, entriamo in un negozietto
ne compriamo ancora diamo tutto a Mahery che inizierà con calma la distribuzione.
Se ne andranno tutti sorridenti e soddisfatti. Comunque in questa città
mi capita anche di assistere ad una scena surreale, almeno per noi, vicino al
nostro hotel è stato montato da pochissimo tempo un telefono pubblico,
Mahery ci dice che un mese fa non c’era nulla, una donna di un negozio
si avvicina per telefonare e subito, in 10 secondi si forma un capannello di
persone li intorno che bisbiglia e guarda stupita le semplici operazione eseguite
dalla donna su quella macchina “infernale” e quando chiude la telefonata
si alza anche un OOHHHH di stupore…. Chissà cosa penserebbero se
tirassi fuori il telefonino:. :-). E’ già sera e anche se la città
non ha nulla da offrire, ricorderò anche questa tappa con piacere, proprio
grazie alle cose appena accadute……. ogni angolo del Madagascar ha
sempre qualcosa di speciale da regalare al viaggiatore. Ceniamo a lume di candela,
da queste parti la corrente elettrica arriva ma frequentemente, come stasera,
salta, mangiamo del pollo arrosto con patatine fritte e riso, le patatine quelle
vere non certo by Findus, cibo semplice ma genuino e buono. Pensate che cena,
colazione e pernotto ci costano la follia di 10 euro in due .:-0. Però
io la notte l’ho quasi passata quasi interamente in bianco, a combattere
contro le zanzare, visto che le zanzariere non esistono, si utilizzo zampironi
e creme, ma niente da fare, quelle volevano banchettare sulla mia pelle, in
più il caldo è opprimente e non si può accendere neanche
un ventilatore visto che alle 22 la corrente elettrica viene completamente tolta.
Pazienza!!! Siamo pur sempre in Africa!
DA AMBASILAVA A SALARY BE
Anche stamattina sarà una levataccia, i km di strada che dovremo percorrere
non sono moltissimi, ma la pista secondo Mahery sarà ancor più
dura rispetto ai giorni passati e in più avremo la variabile chiatta
da prendere nei pressi del fiume…. non ricordo il nome, dico variabile
perché Mahery afferma che a volte è stato costretto ad aspettare
anche alcune ore prima di riuscire ad attraversarlo. Partiamo dall’hotel
Kanto, che ci ha fatto trovare una piacevole sorpresa con caffèllatte
fumante, pane e marmellata, alle 4.30 della mattina. Ci godiamo la rossa alba
da dentro la polpa mentre percorriamo una piccola strada di terra battuta circondati
da spazi immensi a scrutare l’orizzonte lontano. Prima di giungere al
fiume, dove dovremo imbarcare l’auto, superiamo un grande villaggio dove
quotidianamente si tiene il più grande mercato della zona. Sono le sette
del mattino e già tutt’intorno c’è molto fermento,
molta gente che si aggira tra le povere bancarelle, molte donne che stanno arrivando
dai villaggi con in testa i soliti cesti di vimini colorati, molti altri che
arrivano con il carretto trainato dai zebù
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/76Taxi%20zebù.html) ricolmo di
mercanzia da vendere al mercato e di gente, insomma un via vai continuo e per
noi sorprendente data l’ora presta. Scendiamo dalla Polpa, facciamo un
giro nel mercato per acquistare del cibo per il pranzo . Durante il tragitto
verso la chiatta superiamo delle zone dove crescono dei baobab dalla forma anomala,
sono bassi, se riferiti a quelli più famosi dell’Avenue e molto
più tozzi, nel tronco hanno delle incisioni tutte uguali che somigliano
a dei bottoni, sembrano usciti da un dipinto di Botero! Arriviamo sulle sponde
del fiume già abbastanza stanchi e accaldati dopo altre tre ore di viaggio.
Sorpresa: c’e solo una famiglia, il padre che sta pescando qualcosa, la
madre che sta facendo il bucato e la loro bambina di nove mesi (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/77Bimba.html)
Come facciamo a superare il fiume?! Mahery dice di non disperare e inizia a
suonare il clackson e urlare per farsi sentire da qualcuno sull’altra
sponda del fiume, dove vediamo ferma la chiatta. Passa ½ ora e neanche
l’ombra di una persona, inizio a pensare che trascorreremo la giornata
sulle rive del fiume quando, finalmente, si affaccia una persona che pigramente
esce fuori dalle frasche e si avvicina alla chiatta. Poco dopo arrivano altri
due compagni e iniziano così le lente operazione di messa in moto della
chiatta. Perfetto siamo a cavallo! Mahery imbarca la Polpa e via con l’attraversata.
Arriva ora la parte più difficoltosa dell’attraversata, infatti
la riva opposta del fiume è un grande banco di sabbia sofficissima, dove
rimanere impantanati è semplicissimo. Ora siamo circondati da una ventina
di giovani ragazzi, che sperano che la nostra auto rimanga in panne, in modo
da spingerci fuori e farsi pagare qualche aryary. Rimarranno lì con un
palmo di naso, la Polpa, con il suo comandante alla guida, supera il banco di
sabbia anche se con qualche difficoltà, scodando e zigzagando ripetutamente,
ma non si ferma e arriva alla terra solida senza aiuti, con Mahery che fa il
gesto di vittoria! Olè salutiamo sorridendo e ripartiamo. Arriviamo nei
pressi della nostra meta giornaliera che è già pomeriggio e il
cielo si è un pochino incupito, la zona in questione è composta
da tre baie distinte e in ognuna è stata costruita una struttura turistica,
ad Andavadoaka c’è il Laguna Blu di gestione Italiana, a Antserananangy
il Manga Lodge di gestione Francese e a Ambasilava il Coral beach gestione malgascia.
Probabilmente delle tre la baia più bella e suggestiva è proprio
l’ultima, noi comunque scegliamo di fermarci al Manga Lodge. Come spesso
è accaduto in questo viaggio siamo gli unici turisti presenti in tutta
la baia (foto). La baia è grande, la sabbia è bianchissima e leggera,
soffice come farina, la spiaggia attorniata da pini marini, peccato che i colori
non siano brillanti perché il sole è coperto e il mare increspato
rende l’acqua leggermente torbida. Nonostante ciò, la bellezza
della baia è indiscutibile. Immancabili foto di rito al tramonto, con
un pallido sole che si affaccia all’orizzonte che dà all’atmosfera
quel qualcosa di magico, di unico che, secondo me, si può respirare solo
in posti così lontani dalle rotte turistiche.(
http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315138568/in/set-72157594407908754/)
Anche questa sera ci gusteremo sotto la veranda del ristorante un’ottima
cena a base di gamberi, come al solito giganteschi, accarezzati dalla leggera
brezza che sale dal mare! Mamma mia che nostalgia che mi prende! Questa mattina
ci svegliamo con il cielo limpido, sgombro dalle nuvole pomeridiane di ieri,
la luce è perfetta, il riflesso del sole sulle acque, oggi cristalline,
regala al mare tonalità intense di celeste e azzurro, il mare è
una tavola e non ci lasciamo sfuggire l’occasione per farci un bel bagno,
prima di colazione.
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315138831/in/set-72157594407908754/)
Abbiamo comunque deciso di lasciare Antserananangy in giornata, vogliamo stare
almeno due giorni in relax assoluto sulla spiaggia di Salary, ma prima di dirigerci
verso questa nuova tappa, facciamo una piccola deviazione per andare a visitare
la baia di Andavadoaka. Come ho già detto, secondo me questa è
la baia più bella delle tre, il Coral bech è in una posizione
magnifica,( http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/420208989/) è collocato
in una penisola di sabbia che divide la grande baia in due più piccole,
in una delle due sorge il villaggio di pescatori dove la vita scorre ai classici
ritmi lenti del Madagascar, dal balcone del ristorante si gode di una vista
mozzafiato, da qualsiasi parte ci si giri mare mare mare mare…. E che
mare poi!!! e all’orizzonte tra il blu intenso delle acque cristalline
spiccano le spiagge bianchissime di un altro banco di sabbia dal nome Nosy Hao(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0004.html)
Il nome di questa spiaggia significa bucata, grazie ad un grande sasso posto
a poche decine di metri dalla riva, spaccato in due dall’erosione atmosferica
e marina.
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/420209159/) Tutto avrei potuto fare
tranne che non farmi un altro bagno rilassante in un posto così bello.
Anche se è presto, saranno le 11, ordiniamo il pranzo per metterci in
strada velocemente per arrivare a Salary prima che faccia buio. Ci hanno gratinato
un pescione, si chiama pesce Capitano che è stato appena pescato, da
mangiare intingendo la sua carne bianca in una salsina di pomodoro e zenzero
da leccarsi i baffi! Quanto è dura la vita. In poco tempo siamo di nuovo
sulla Polpa lungo l’ultimo tratto di pista costiera di questo giro, infatti
pochi km a sud di Salary la pista tornerà ad essere una strada di terra
battuta. Questo ultimo tratto è quello forse più monotono da attraversare,
la vegetazione è praticamente scomparsa, tutto intorno e arido, si superano
solo alcuni tratti dove ancora resiste la foresta spinosa, dei baobab neanche
l’ombra e i villaggi che superiamo sono davvero estremamente poveri. Fa
caldo dentro la Polpa e Mahery fa una fatica terribile in questa tratto, è
sempre con il 4x4 inserito a controsterzare con la macchina che scoda e pattina
sopra la sabbia, finchè in un punto dove la sabbia è più
soffice e profonda rimaniamo bloccati. Non c’è verso, proviamo
e riproviamo decine di volte, partendo sempre qualche decina di metri più
indietro per avere più spinta, proviamo a mettere sassi a togliere sabbia
ma proprio non riusciamo a venirne fuori, sempre nello stesso punto la macchina
si ferma e non va oltre! Per fortuna non siamo molto distanti da Salary, all’orizzonte
si vede il Resort e prima che sia troppo tardi, cioè che arrivi il buio,
Mahery decide di incamminarsi per andare a chiedere aiuto! Noi due rimaniamo
li nei pressi della Polpa ad aspettare e, visto che non abbiamo altro da fare
e che la spiaggia è proprio a due passi, il mare è bello e siamo
completamente ricoperti di sabbia decidiamo che non c’è cosa migliore
che farci un bagnetto. Dirò di più che se avessimo avuto provviste
per la cena e la colazione, visto che abbiamo la tenda e i sacchi a pelo, saremmo
anche potuti rimanere lì, senza problemi, chi vuoi che ci dia fastidio…
non c’è anima viva. Ci godiamo così un bel tramonto sul
mare, spensierati, tanto prima o poi Mahery ci verrà a recuperare tanto
sappiamo perfettamente che qualsiasi inghippo in un modo o nell’altro
si aggiusta, verrà risolto, davanti ai nostri occhi c’è
solo l’immensità dell’oceano, che cambia colore man mano
che il sole si abbassa. Mahery, a bordo di un’altra 4x4 arriva dopo pochi
minuti da quando il sole è sparito dietro l’oceano, in 2 minuti
con l’aiuto degli altri 4 ragazzi che erano con lui, la polpa viene liberata
e ci possiamo anche godere una fresca Coca che Mahery non ha dimenticato di
portarci. Arriviamo finalmente al Salary Bay, è quasi buio e siamo veramente
sfatti, neanche la forza di dare un’occhiata in giro che ci fiondiamo
dentro il bungalow per una doccia rigeneratrice. E’ buio ma non c’è
una luce e non vediamo altri turisti in giro, l’impressione è che
il resort e la spiaggia e il mare siano favolosi, ma potremo essere più
precisi l’indomani con la luce del sole, di certo il bungalow è
bellissimo pulito curato e spazioso. Cena presso il ristorante del resort, non
è che avevamo altra scelta, mangiamo un buon trancio di pesce condito
con spezie e zenzero accompagnato dalla solita birra 3 horses e tutta la fatica
fatta improvvisamente scompare. Scopriamo che c’è un altro Vahaza
e con stupore sentiamo che parla in Italiano, si chiama Franco è in Madagascar
a Tulear per lavoro e si stà godendo alcuni giorni di riposo. Si tratta
di un ragazzo romano che lavora per uno studio di ingegneria. Qui in Madagascar
studia il progetto e calcola le spese che ci vorranno per la i lavori di bonifica
e rifacimento della strada che collega Tulear e Ifaty. Ci facciamo una bella
chiacchierata, ci confida che il posto è bellissimo, il mare favoloso,
ma non c’è nulla, nessuno svago, non ci sono altre persone….
lui cercava un po’ di pace, ma è solo e questo isolamento è
troppo per lui, per cui la mattina successiva sarebbe tornato a Tulear. Lo incontreremo
di nuovo a Tulear nei pressi di un hotel. Non ero più abituato a far
tardi e bere qualche birra, tanto che quando torniamo nel bungalow verso le
23 cado in coma profondo!
DA SALARY A IFATY
Stamani non abbiamo un’orario prestabilito per la sveglia, durante questa
giornata avremo una solo occupazione, l’ozio, ma nonostante questo già
verso le 7 siamo in piedi. Probabilmente l’abitudine delle mattine precedenti
di svegliarci all’alba non ci permette di dormire più di tanto.
La giornata è bella ma non bellissima, c’è una leggera foschia
ma la vista è comunque magnifica, un’immensa baia dalla spiaggia
bianchissima e dall’acqua bassa e cristallina che sfuma su tutte le tonalità
di blu dal celeste all’indaco, dove l’acqua è un po’
più profonda e di rosa vicino alla riva. (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0006.html)
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/88Salary.html) Credo che non ci sia posto
migliore per ritemprarsi dalle fatiche dei giorni scorsi. Stare tutto il giorno
in relax comunque non mi entusiasma particolarmente, seppur in un contesto incantevole,
quindi tramite la reception chiediamo se è possibile fare un’escursione
in piroga nei pressi della barriera corallina che vediamo a poche miglia davanti
a noi. In breve tempo, dal vicino villaggio di pescatori, arriva una piroga
con la vela spiegata pronta a salpare con noi a bordo per una gita di un paio
di ore. ( http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/84Piroga%20Vezo.html) La piroga,
come quella del fiume, non è altro che un tronco scavato, rispetto a
quella precedente è più stretta e più profonda, possiede
un grande asse di legno parallelo allo “scafo” ancorato ad esso
con altri due assi più piccolini, stile catamarano e a prua un albero
dove è issata la “vela” che definirla tale è un puro
eufemismo, visto che si tratta di sacchi di riso foracchiati e cuciti insieme.
Per me come possa navigare rimane un mistero! Insomma in pochi minuti siamo
già sulla barriera corallina. Sorpresa, anche Mahery è dei nostri,
preciso che non sa nuotare! Purtroppo di corallo non c’è più
neanche l’ombra, è tutto morto, tutto devastato. Credo che la colpa
non sia da attribuire ai turisti, perché effettivamente qui ne arrivano
pochi e mi rimane difficile immaginare come abbiano potuto distruggere questa
parte di barriera, mi è più facile pensare che i colpevoli di
tale devastazione siano proprio i pescatori del vicino villaggio. Peccato, avrebbe
dovuto essere un bel fondale da vedere, ci rifacciamo osservando il lento movimento
dei tipici pesci colorati di queste acque, due dei quali finiscono tra gli arpioni
artigianali della fiocina di uno dei due ragazzi che ci hanno accompagnato nell’escursione,
che indossando una maschera stile oblò e con una decina di fiati si è
procurato il pranzo(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/85In%20piroga.html).
Rientriamo comunque soddisfatti dal giro che abbiamo fatto. Mangiamo qualcosa
al ristorante ed ora abbiamo tutto il pomeriggio per oziare sdraiati sulla spiaggia
all’ombra di una specie di ombrellone fatto con le foglie di palme. Tra
una bagno e un altro, io mi leggo “farfalle sul Mekong” ed Anna
“Afrozapping”, ci stiamo portando avanti per viaggi futuri, tra
l’altro complice la bellezza del paesaggio che ci circonda fantasticare
su viaggi futuri è veramente facile. Certo che viaggiare è una
vera e proprio droga! Prima del tramonto, decidiamo di fare una piccola escursione
a piedi e passando dalla spiaggia raggiungiamo il vicino villaggio di pescatori.
Il villaggio è molto semplice: una serie di capanne sulla spiaggia, nulla
di più e i soliti bambini vocianti che quando ci vedono lanciano il loro
consueto saluto “Hallò Vahaza”, diverse piroghe sulla spiaggia
alcune delle quali sottoposte a manutenzione da parte dei pescatori, alcune
donne del villaggio che preparano la cena, rigorosamente a base di pesce, ci
guardano prima incuriosite poi immancabilmente ci regalano sempre il loro bellissimo
sorriso, ed altre invece le trovo intente a fare bucato. Ritorniamo quando il
sole è già tramontato,
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315139024/in/set-72157594407908754/)
e ci fiondiamo direttamente al ristorante per la cena. Stasera siamo soli anche
l’altro Vahza se ne è andato, la cena è a base di un’aragosta
gigantesca alla griglia, sarebbe potuta essere buona, ma il cuoco purtroppo
la cuoce troppo e la stessa diventa quasi immangiabile, per cui avendo ancora
un po’ di fame decido di prendere dello yogurt preparato artigianalmente.
Pessima scelta, il connubio tra questi due cibi per il mio pancino si rivelerà
fatale. Passo quasi tutta la notte sopra la tazza del cesso. Per fortuna abbiamo
portato l’Imodium che già prima dell’alba ha bloccato tutto!
Riesco quindi a dormire qualche ora. La mattina è fantastica e, visto
che io non c’è la faccio ad alzarmi per le foto all’alba,
stavolta ci pensa Anna
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315139067/in/set-72157594407908754/).
Ci rimangono ancora solo poche ore da trascorrere in questo paradiso, infatti
la prossima meta che abbiamo pensato per concludere il viaggio è Ifaty.
La scelta di chiudere il viaggio a Ifaty è stata fatta perché
vogliamo avvicinarci a Tulear, dove tra due giorni prenderemo il volo che ci
riporterà a Tanà, visto che domani dovremo salutare Mahery, sigh
sigh che inizierà un altro tour con una coppia di ragazzi Italiani. Trascorriamo
la mattinata all’ombra del solito ombrellone tra un bagnetto rinfrescante,
una lettura in un silenzio surreale, rotto solo dal cinguettio dei tanti uccelli
che aleggiano liberi nella baia e ad osservare i pescatori locali intenti nei
loro lavori (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315139327/in/set-72157594407908754/)
. Personalmente cerco di imprimermi ben bene nella mente i colori e le forme
di questa baia che difficilmente riuscirò a dimenticare. Mangiamo qualcosa
al ristorante e saldiamo il conto, che per gli standard malgasci è quasi
una follia, spendiamo 46 euro a notte!!!, inoltre cosa più unica che
rara troviamo anche da ridire con la ragazza che gestisce il Resort, ci vuole
far credere che gli stiamo dando 10000 aryary in meno, anche se sia io che Anna
abbiamo contato i soldi più volte, vabbè si tratta sempre solo
di 4 euro, li lasciamo e ce ne andiamo con un po’ di amaro in bocca. Ci
siamo imbattuti sulla prima persona malgascia che ha cercato di fare la furbetta!,
di certo questo episodio non ha scalfito per nulla l’opinione straordinaria
che ho di questo posto. Siamo già in strada, e in macchina a volte mi
soffermo guardare Mahery che guida, ragazzi a pensare che queste sono le ultime
ore che trascorriamo insieme mi fa venire il groppone alla gola, fortunatamente
ci sono gli straordinari paesaggi che superiamo a rimettermi di buon umore.
Le baie sono una più bella dell’altra, totalmente incontaminate,
arriviamo in un punto panoramico dove si possono scorgere km e km di spiaggia
bianca e mare celeste. Da questo punto in poi, improvvisamente la vegetazione
cambia di nuovo, torna ad essere quella tipicamente tropicale, con palme e una
vegetazione non più arida e secca ma verde e rigogliosa, ci sono di nuovo
i baobab, di specie diversa da quelli che avevamo già visto, questi somigliano
a delle gigantesche carote infilzate a terra al contrario. Abbiamo ancora dei
quaderni e delle penne da distribuire e nei pressi di un villaggio scorgiamo
dei bambini vicini ad una struttura che dovrebbe essere una scuola, sono in
quattro, chiedo a Mahery di fermarsi. Improvvisamente da quattro questi diventano
quaranta, tutti ci vengono incontro correndo e urlando . AIUTO! Che facciamo,
non abbiamo materiale per tutti.
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315139889/in/set-72157594407908754/)
Mahery prende in mano la situazione si dirige verso la scuola, va dal maestro,
ci parla e gli lascia tutto il materiale che abbiamo. Questo chiama a raccolta
i suoi alunni parla con loro e istantaneamente da questi parte un applauso di
ringraziamento. Ci rimettiamo in macchina per gli ultimi km prima di Ifaty,
superiamo anche diversi villaggi dove vengono improvvisate delle pescherie all’aperto.
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/94Pescheria.html) Ora la pista è
diventata una strada ed io rimango a bocca aperta quando Mahery ci dice”
Ragazzi è finita, ora inizia la strada!!”. Lo guardo e sorridendo
gli rispondo “ Te Mahery non ci stai con la testa!, quella di prima era
un qualcosa non ben definibile, ORA INIZIA LA PISTA!!!”. Mi guarda e ride
a squarciagola….. già mi manca quella sua risata, quell’essere
sempre positivo, quel vedere sempre il lato migliore delle cose, quel saper
sempre che comunque ogni cosa si aggiusta, si sistema, un esempio, pochi km
prima avevamo forato, in mezzo al nulla più assoluto e, sotto un caldo
pazzesco non ha fatto una piega, è sceso, ha preso la ruota di scorta,
l’ha cambiata a tempo di record, grondante di sudore, senza un’imprecazione
né uno sbuffo, anzi quando con la telecamera l’ho ripreso ha anche
sorriso!, io al suo posto avrei oscurato il cielo di parolacce. Questo è
Mahery!!! Ma torniamo al viaggio, arriviamo ad Ifaty, nel tardo pomeriggio.
L’impatto non è dei migliori, sarà che non siamo più
abituati alla gente, in giro nel villaggio ci sono anche molti Vahaza, qui il
turismo è arrivato, eccome se è arrivato e soprattutto c’è
un genere di turismo che a me proprio non piace. Comunque non abbiamo molta
scelta è tardi e dobbiamo scegliere l’hotel dove pernottare per
i prossimi due giorni. Ne giriamo diversi, molti sono pieni o hanno bungalow
indecenti, ci dobbiamo accontentare di uno dei meno peggio, che comunque è
abbastanza brutto, piccolo, incolore e molto molto caldo e per di più
vicino ad una discoteca che durante la notte sparerà musica fino quasi
all’alba. Cerchiamo di capire in che posto siamo arrivati, quindi prima
di cena facciamo un giretto lunga la spiaggia, che per inciso non ha nulla a
che vedere con le meraviglie dei giorni scorsi, scopriamo che in giro siamo
una delle poche coppie “ufficiali”, a spasso si vedono quasi esclusivamente
coppie composte da fanciulle del posto avvinghiate in finte smancerie a personaggi
anche abbastanza anzianotti, quasi tutti di nazionalità francese….
Sarò pure un po’ bigotto ma lo spettacolo che c’è
in giro proprio non mi\ci entusiasma per nulla, io\noi cerchiamo genuinità,
gente vera, semplice, e qui il turismo di massa, i soldi portati dai Vahaza
hanno fatto sparire tutto. Purtroppo .:-( Non oso pensare cosa diventerà
questo che era, fino a pochi anni fa, un tranquillissimo villaggio di pescatori,
una volta che la strada da Tulear sarà asfaltata. Non ci pensiamo due
minuti di più e decidiamo che questa sarà la prima e l’ultima
sera a Ifaty. Durante la cena al ristorante dell’hotel comunichiamo a
Mahery la nostra volontà di andarcene domani mattina presto, dove finiremo
non lo so, lo vedremo domani, il giorno che dovremo salutare Mahery. Insomma,
per me\noi si tratta probabilmente dell’unica esperienza negativa in questi
due viaggi.
TULEAR- SARONDRANO
La sveglia è presto, che novità, facciamo colazione e siamo prestissimo
in strada diretti, per il momento a Tulear, per andare all’agenzia di
Air Mad ad acquistare il biglietto di ritorno a Tanà. Lungo la pista,
che ora somiglia ad una strada sterrata, Mahery ci propone un paio di soluzioni,
per i prossimi due giorni, la prima è Anakao, una bella isola posta pochi
km a sud della città, famosa anche per i fondali e la barriera corallina,
la seconda è soggiornare a Tulear, in qualche hotel in città,
oppure andare in un hotel, non famoso e fuori dalle classiche rotte turistiche,
dal nome Mangrove, situato di fronte alla penisola di Sarondrano, dove Mahery
dice di aver accompagnato altri due viaggiatori prima di noi che si sono trovati
bene. Quello che più ci solletica sarebbe Anakao, ma per raggiungerla
bisogna prendere un traghetto ci vogliono alcune ore, il gioco non vale la candela,
decidiamo quindi di trascorrere questi due ultimi giorni presso l’hotel
Mangrove. La strada che stiamo percorrendo fiancheggia la costa, le spiagge
che superiamo non sono più belle e scenografiche come quelle dei giorni
scorsi, la sabbia è gialla e le mangrovie la fanno da padrona. (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/420229375/).
Nel giro di un’oretta siamo già a Tulear e la prima tappa la facciamo
proprio presso l’ufficio di Air Mad. La commessa è la stessa di
tre anni fa, non abbiamo nessun problema ad acquistare i biglietti, ora speriamo
che non succeda come nel precedente viaggio quando ci hanno lasciato a terra.
E’ già successo una volta non saremo così sfigati! Mahery
stamattina ha appuntamento a Tulear intorno alle 12 con la nuova coppia di Italiani,
che da qui partiranno per il loro tour del sud lungo la costa fino a Fort Dauphin,
quindi abbiamo un po’ di tempo per fare un giretto in città. Anche
Tulear, famosa per la miriade pousse-pousse
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315140967/in/set-72157594407908754/),
a distanza di tre anni mi sembra migliorata, hanno fatto diverse opere di restauro
e altre ne stanno facendo ancora, le strade sono quasi tutte asfaltate, un’altra
conferma del miglioramento generale avvenuto in questi anni. Giriamo tra le
bancarelle del mercato per fare gli ultimi acquisti, tra le altre cose compriamo
anche un CD di musica malgascia, kilalaky, una sorta di ballo tropicale caratteristico
della zona, che utilizzeremo in Italia per il montaggio del filmino. Nei pressi
di un hotel, puntualissimi, arrivano i due ragazzi italiani, a bordo di un 4x4
guidato da un amico di Mahery, provengono dall’Isalo. Presentazioni di
rito una chiacchierata insieme, ci raccontano il loro giro e quello che andranno
poi a fare i prossimi giorni ed è già ora di andare, Mahery ci
deve accompagnare all’hotel Mangrove per poi tornare dai due nuovi clienti
e trascorrere con loro altri 20 giorni circa. Saluti, baci e abbracci , non
nascondo che ho avuto, verso quei due ragazzi, un po’ di sana invidia.
Arriviamo presso la nostra ultima sistemazione in Madagascar, dopo solo una
mezz’ora di macchina, il posto dove è situato l’hotel Mangrove
è carino, i bungalow sono decenti e immersi nel verde, purtroppo non
c’è la spiaggia e l’acqua vista la presenza di mangrovie
è abbastanza limacciosa, però Mahery ci dice che poco distante
c’è Sarondrano con una bella spiaggia e un bel mare. Siamo arrivati
purtroppo al momento più duro del viaggio, il saluto, l’arrivederci
a Mahery, si perché spero proprio che sia un arrivederci, d'altronde
lui ha detto che un giorno vorrebbe venire in Italia, e io proprio non me la
sento di scartare l’ipotesi di un nuovo ritorno nell’Isola rossa.
E’ dura gente eccome se è dura, ci siamo affezionati a questo ragazzo,
con lui abbiamo condiviso 30 giorni di vita, abbiamo condiviso gioie e dolori,
risate e momenti tristi, chiacchierate lunghissime a momenti di silenzio, abbiamo
cantato insieme, abbiamo superato anche momenti duri e sfiancanti e lui con
la sua dolcezza, vera pura genuina, il suo essere positivo, ci ha sempre aiutato
a tenere alto il morale, siamo stati ospiti nella sue umile casa, abbiamo conosciuto
la moglie e la figlia, insomma salutarlo è dura…. Annalisa proprio
non riesce a trattenere le lacrime e piange a dirotto, Mahery è più
o meno sulla stessa lunghezza d’onda e anche io che solitamente sono più
duro a queste emozioni a stento trattengo qualche lacrimuccia, non riesco a
dire una parola se non un GRAZIE Mahery! GRANDE ti porteremo per sempre nei
nostri cuori. E’ caldissimo e Mahery strombazzando ci ha lasciato, passiamo
mezz’ora seduti senza dire una parola, quando propongo di farci una passeggiata
per smaltire la botta, decidiamo di andare a visitare la grotte che si trovano
a 5 km di distanza dall’hotel. Mai e poi mai avrei fatto una cosa del
genere, una passeggiata con il sole a piombo e con 35 gradi di temperatura,
ma camminare ci aiuta e in breve tempo, tra un bagnetto rinfrescante e un altro
raggiungiamo la grotta di Sarondrano
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315140107/in/set-72157594407908754/).
Più che una grotta e una pozza di acqua dolce situata a pochissimi metri
dal mare, l’acqua è color smeraldo, mi fa venire in mente qualche
Cenote che ho visto in Messico. Riusciamo a fatica, perché l’acqua
è abbastanza fredda, anche a fare un bagnetto, arriva anche un gruppo
di ragazzi della zona, tutti armati di ciambella maschera e boccaglio trascorrono
un po’ di tempo nell’acqua a giocare con un pallone e a rincorrersi.
Ora il nostro umore è migliorato, nei pressi della grotta ci sono un
paio di piroghe e dei ragazzi che ci offrono”a pagamento” un passaggio
per tornare all’hotel, accettiamo di buon grado visto che non abbiamo
proprio voglia di rifarci tutta la strada anche per il ritorno. Uno dei due
ragazzi ci dice che vive a Sarondrano, ci chiede se l’indomani vogliamo
fare un’escursione nel suo villaggio e nelle spiagge limitrofe. Concordiamo
il prezzo e accettiamo volentieri, appuntamento alle 8 di domani mattina sotto
il nostro hotel. Ci godiamo il tramonto sulle poltroncine dell’hotel,
rigorosamente rivolte verso il mare (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315140881/in/set-72157594407908754/),
e la cena anche stavolta sarà superba, un’insalata russa di verdure
e tonno fresco affumicato, spiedini di pesce con una salsina al pomodoro, e
una macedonia fantastica: mango, ananas, e lime! A letto immersi nella quiete,
pace assoluta. Ci siamo, è praticamente il nostro ultimo giorno di viaggio,
domani sarà quasi e solo una giornata di trasferimenti vari, ce lo vogliamo
proprio godere bene. Sorpresa alle 7.30 il nostro amico con la piroga ci stà
già aspettando sotto l’hotel, facciamo colazione in fretta e in
poco tempo siamo già a bordo di questa ennesima piroga. C’è
bassa marea, il mare è una tavola e non soffia un filo di vento, la temperatura,
anche se presto a queste latitudiniè già molto calda, la “vela”
sulla piroga non viene neanche issata in queste condizioni climatiche sarebbe
assolutamente inutile, per attraversare il tratto di mare che separa l’hotel
Mangrove a Sarondrano i due ragazzi dovranno pagaiare per almeno un’oretta.
Ci lasciano proprio all’inizio del villaggio di pescatori con la promessa
che verso le 15 ci dovremo rifar vivi per tornare indietro. Inizialmente giriamo
all’esterno del villaggio sulla spiaggia, ci sono diversi pescatori intenti
a riparare o costruire nuove piroghe,
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/420232770/) ma soprattutto attira
la nostra attenzione un gruppo di bambini che giocano a palla sulla riva. Non
vogliamo essere troppo invadenti e ci sediamo ad osservarli da qualche metro
di distanza, ma passa ben poco tempo quando sono proprio loro, incuriositi,
ad avvicinarsi a noi.
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/98Comitato%20d'accoglienza.html) (http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/File0003.html)
(http://www.bnx.it/fotomalgasce/slides/100Comitato%20d'accoglienza.html) Che
spettacolo i bambini da queste parti, sono veramente l’emblema della spontaneità,
dell’innocenza, non possiedono nessun gioco, si sono costruiti un pallone
con le reti da pesca, ma giocano ugualmente, si rincorrono, si divertono, sono
spensierati, altro che la play station. In poco tempo mi ritrovo a giocare una
partita di calcio con loro che hanno come scopo non tanto di vincere, di segnare
un gol, ma di passare la palla al VAHAZA, per poi ricevere il mio passaggio,
sono al centro della loro attenzione tanto che in 10 minuti mi hanno sfiancato
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315140631/in/set-72157594407908754/)
Anche Annalisa ha il suo bel da fare per tenere a bada le bambine vocianti che
si avvicinano e vogliono essere fotografate o riprese con la telecamera per
poi rivedersi e urlare la loro sorpresa nel vedersi comparire in quel piccolo
schermo! Non so ma questi sono veramente i momenti più belli che rimarranno
per sempre impressi nella nostra mente e conservati nel nostro cuore. Ormai
sfiniti, decidiamo che è meglio lasciare questi bambini ai loro giochi
e proseguiamo la nostra passeggiata, l’intenzione è quella di andare
a pranzo presso l’unico posto turistico della zona, che si dovrebbe trovare
poco distante dal villaggio, tra l’altro Mahery ci aveva detto che era
gestito da un Italiano, un genovese di nome Andrea che poi abbiamo scoperto
essere amico di due altri ragazzi che erano stati da lui ad agosto . Prima però,
dedichiamo un po’ di tempo alla tintarella e un una bella passeggiata
fino alla barriera corallina visto che il colore turchese del mare invoglia
e c’è bassa marea. Il tempo vola e il nostro stomaco ci dice che
è già ora di pranzo quando ci dirigiamo allo Chez che prende il
nome del gestore. Ci dicono subito che Andrea è fuori a pesca con un
turista francese e che a minuti dovrebbe rientrare. Infatti dopo poco in lontananza
scorgiamo una piroga che sta rientrando da dietro la barriera corallina. E’
proprio lui, scendono dalla barca con tre tonni giganteschi, uno di questi lo
puliscono lo fanno a tranci e lo cucinano sopra una griglia. Cosa cercare di
meglio!?, siamo nel punto dove passa il tropico del Capricorno, isolati dal
mondo, con un pescione freschissimo una bella birra ghiacciata e uno scenario
da favola. Per inciso Chez Andrea è veramente attraversato dal tropico
del Capricorno!. Riusciamo solo a fare una breve chiacchierata con Andrea, ha
fretta, deve andare a Tulear per delle compere, ci ha dato l’impressione
della tranquillità fatta a persona, comunque credo non fosse molto interessato
ad avere turisti in giro, se n’é andato dall’Italia per cercarsi
un suo angolo di paradiso senza stress, senza pensieri, senza problemi, almeno
quelli che pensiamo noi, lavoro soldi carriera, immagino quindi che avere Vazaha
tra i piedi per lui non sia proprio il massimo. Mannaggia è già
ora di tornare all’appuntamento con i due ragazzi che ci devono riportare
all’hotel, giriamo le spalle a questo paradiso e torniamo verso il villaggio.
Torniamo sui nostri passi e ci dirigiamo verso il villaggio, i due ragazzi sono
già li che ci aspettano, quello più intraprendente e spigliato,
che prova a parlare con noi in uno strano incrocio tra francese inglese e malgascio,
si offre di farci vedere la sua casa e ci fa conoscere sua moglie, la madre
e la figlia. La casa è allo stesso tempo grande e modesta, ma non manca
proprio nulla, compreso un piccolo bagno e anche un piccolissimo spazio di fuori
dove cucinano sui carboni il pesce, insomma non stanno proprio male, inoltre
per non far mancare nulla anche al resto della comunità ci porta in un’altra
capanna ci fa sedere e ci fa portare da una donna delle bibite semifresche che
sorseggiamo circondati dal solito stuolo di bambini
(http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315140558/in/set-72157594407908754/).
Così pagando qualche ariari in qualche modo anche noi abbiamo contribuito
a tutta la comunità. E’ ora che lasciamo questo piccolo angolo
di paradiso dove il tempo scorre calmo, al ritmo lento delle onde che si infrangono
sulla barriera corallina, dove la popolazione del villaggio ha poco o nulla
e il loro principale sostentamento arriva dalla pesca, ma a vederli da vicino
trasmettono una tranquillità e una pace che dubito siano disposti a barattare
per qualche comodità in più.. Abbiamo fatto di nuovo il canale
che collega la penisola di Sarondrano con il Mangrove Hotel, salutiamo i due
ragazzi, paghiamo quanto pattuito e rientriamo prima del tramonto, ci sediamo
sul balcone ad aspettare la magia che immancabilmente il sole ci regala tutti
i giorni alle 18. (http://www.flickr.com/photos/59316951@N00/315140881/in/set-72157594407908754/).
Scopriamo che non siamo soli, è arrivato un altro gruppo di turisti,
per lo più Francesi, uno di loro ci invita a cenare insieme a tutti gli
altri, loro offrono le bevande. Si sono portati dalla Francia diverse bottiglie
di Beaujolais nonché una bottiglia di Champagne e una di Gin! Passiamo
una bellissima ultima serata in Madagascar, a mangiare, bere e conversare con
questo gruppo multietnico, altre noi, ci sono 2 coppie di Francesi, un Sud Africano,
la sua compagna Inglese, un altra coppia Inglese, tutti che faranno una crocera
sulla barca a vela del Sud Africano, infine, a forza, facciamo mettere a tavola
con noi anche il cameriere, ovviamente malgascio. Finiamo così la serata,
di nuovo sulle poltroncine del terrazzino che danno sul mare sopra di noi c’è
un infinito tappeto di stelle e siamo anche mezzi “ciucchi”, in
queste condizioni vengo sopraffatto dalla nostalgia di un paese che dovrò
presto lasciare e che così tanto ha fatto breccia nel mio cuore. Sarà
meglio che ce ne andiamo a letto, altrimenti non ci alziamo più.
TANA- ITALIA
Ok, ci siamo è l’ultimo giorno, stasera si parte dobbiamo per forza
di cose tornare nella nostra patria. La sveglia la mettiamo abbastanza presto,
dobbiamo rifare i bagagli e andare in aeroporto, quest’anno non vogliamo
assolutamente ripetere l’esperienza del precedente viaggio, quando Air
Madagascar, facendo over-booking ci ha lasciato a piedi a Tulear, quindi decidiamo
di arrivare in aeroporto con almeno tre ore di anticipo. Dal tassista prima
di farci lasciare ci facciamo accompagnare in centro a Tulear dobbiamo fare
alcune piccole compere tra cui un CD musicale, ci avviciniamo ad un baracchino
chiediamo un CD di musica caratteristica, possibilmente Kalalaky, il ragazzo
ci gira il terminal di un computer e ci invita a scegliere tra almeno 1000 canzoni!
Vuole che siamo noi a creare la nostra compilation! Presi dal panico più
totale ci rimettiamo nella mani del ragazzo! Poi, una volta a casa scopriremo
che non solo ci ha fatto una ottima compilation musicale ma ci ha messo anche
i video. GRANDIOSO! E’ già tardi, ci facciamo immediatamente portare
in aeroporto. Stavolta tutto fila liscio, prendiamo il volo in perfetto orario
e in perfetto orario, le 15, atterriamo per l’ennesima volta a Tanà.
C’è Malala ad aspettarci, è sempre timida, forse perché
ancora non ha un’ottima padronanza dell’Italiano, comunque ci viene
incontro e ci abbraccia forte. Con lei c’è un amico di Mahery,
(Mahery, Mahery…. chissà dove si trova di bello ora), un tassista
che si offre di stare con noi per farci fare un giro e farci passare il tempo
fino a quando non dovremo essere di nuovo al terminal per il volo internazionale.
Insieme ci facciamo potare in un mercato, una cosa un po’ per turisti,
ma non abbiamo molto tempo e non vogliamo disturbare ancora molto, facciamo
un giro con Malala che ci fa da cicerone fino all’ora di cena, quando
chiediamo espressamente di tornare all’aeroporto di Ivato. Malala insiste
per andare a cena da lei, stavolta rifiutiamo ci sembra veramente troppo. E’
buio siamo di nuovo all’aeroporto per i saluti, il cielo per la prima
volta in questi giorni si è fatto veramente cupo e minaccia pioggia,
d'altronde sarebbe stagione, salutiamo Malala a anche stavolta una lacrimuccia
viene spontanea. Facciamo in tempo ad entrare nel terminal che il tempo si scatena,
si abbatte su Tanà un temporale tropicale di inaudita violenza. Anche
questa volta il tempo è stato dalla nostra. Non ci rendiamo neanche conto,
tutto passa troppo in fretta e all’una siamo già sul volo di rientro.
Mi porto dietro una nuova incredibile esperienza in terra rossa, ho scoperto
anche in questo viaggio posti di natura spettacolari incredibili come l’Avenue
de Baobab o il parco Tsingy, posti di mare incantevoli come Salary o Andavadoaka,
posti al di fuori di ogni tempo come i villaggi lungo il fiume Tsiribihina,
ma soprattutto l’incontro con la popolazione malgascia lascia sempre sorpresi,
la loro gentilezza, la loro tranquillità , il loro sorriso sono cose
che non si dimenticano facilmente inoltre ho potuto incontrare di nuovo Mahery
e questo viaggio non ha fatto altro che legare ancor di più la nostra
amicizia, spero proprio di incontrarlo di nuovo, prima o poi, o in un nuovo
viaggio o in un possibile suo viaggio in Italia, non si sa mai. Arrivederci
MAHERY arrivederci ISOLA DALLA TERRA ROSSA!
Diego.