di Marcaval
http://www.marcocavallini.it/
Il Marocco è veramente un paese favoloso, ricco di tradizioni e con una
popolazione che ha come prima dote l'ospitalità. Se al primo viaggio
ero rimasto sorpreso, questo secondo viaggio è stato una conferma ed
inoltre sono ancor più convinto che il sud è la zona più
interessante del paese. Siamo partiti da Marrakech con le nostre due fidate
Punto e subito abbiamo affrontato il passo di Tizi'n'Ticka con la sua bella
strada costeggiata da tantissimi venditori di fossili, più o meno veri.
Superato il passo, dopo pochi chilometri deviamo per raggiungere Telouet, pasteggiamo
e visitiamo questa antica kasbah popolata da numerose cicogne: se dall'esterno
la struttura sembra cadente, all'interno rimaniamo sbalorditi di fronte ad alcune
stanze decorate da coloratissimi mosaici di ceramica. Torniamo sulla strada
principale (come alternativa si potrebbe continuare su una pista accessibile
però soltanto ai 4x4) e raggiungiamo il villaggio di Ait Benhaddou e
assistiamo al primo infuocato tramonto del viaggio per poi goderci un ottimo
e abbondante couscous.
La prima impressione sul Marocco è di un paese in notevole via di sviluppo,
come ci è confermato anche dall'ottimo stato delle strade appena rifatte
e dai lavori in corso che porteranno ad ampliare notevolmente le possibilità
di movimento senza l'ausilio di fuoristrada. Alla mattina di buon'ora partiamo
per la visita di questa favolosa kasbah, spesso ristrutturata e resa famosa
nel mondo perchè utilizzata come ambientazione di numerosi e famosi film.
Saziamo l'appetito con una ottima e abbondante omelette berbera, e dopo una
breve sosta a Ourzazate ci dirigiamo alla valle delle mille kasbah. Ci buttiamo
su piste sabbiose preceduti da una simpatica guida "turistica" in
motorino per visitare la bellissima oasi di Skoura, in cui spiccano la kasbah
di Ameridihl e un'altra kasbah più rovinata. Dall'anno venturo se ne
occuperà l'UNESCO, e siamo consolati dal fatto che questo patrimonio
dell'umanità, originalissime opere architettoniche di fango e paglia,
sarà salvaguardato per i posteri. Il cortile con le sue palme è
ombreggiato e decisamente fresco e .... ogni scusa è buona per fermarcisi
un po'!!!
Ripartiamo e arriviamo a Boumalne du Dades, da dove imbocchiamo la strada per
le gole di Dades. E' sicuramente la strada più insidiosa di tutto il
viaggio, uno zigzagare tra buche di ogni grandezza, così al primo belvedere
decidiamo di fermarci a sorseggiare il solito ottimo tè alla menta: Il
rito del tè si mescola al paesaggio e ne siamo rapiti. Nei palmeti è
ripresa la vita, ovvero è finita la siesta con cui i marocchini cercano
di evitare la calura di mezza giornata. Ci dirigiamo verso Tinehrir. La nostra
meta finale sono le suggestive gole di Todra che raggiungeremo con le nostre
Punto, dopo due brevi ma divertenti guadi, pronti per gustare oltre ad una favolosa
cena a base di tajine (tajine è in realtà la casseruola in terracotta
ove viene cucinato un tipico piatto maghrebino a base di carne, che è
conosciuto appunto con lo stesso nome), la fenomenale stellata che si "intravede"
tra la spaccatura nella roccia sotto la quale dormiamo. Ci fanno compagnia decine
di motociclisti francesi che si stanno preparando ad affrontare il deserto.
Al risveglio è d'obbligo una passeggiata all'interno della gola e andiamo
a visitare un vitalissimo palmeto, dove un pratico sistema di irrigazione garantisce
acqua tutto l'anno. Fa molto caldo e ci riforniamo di frutta fresca, soprattutto
arance e meloni che insieme alla mia scorta personale e "viziosa"
di Parmigiano Reggiano costituiscono il nostro pranzo quotidiano. A Erfoud abbiamo
appuntamento con l'ottimo Youssef, per l'escursione nell'Erg Chebbi da Merzouga.
Sulla strada incontriamo un sacco di motociclisti e fuoristrada impegnati in
rally o in avventure motoristiche sulle dune, e vedere questi mezzi super-accessoriati
sfilare velocemente tra case di fango mi fa sempre riflettere su alcuni dei
tanti contrasti che si vivono viaggiando in Africa. A Merzouga saliamo non senza
difficoltà sui dromedari, con cui passeggeremo nel piccolo ma affascinante
erg: piccole dune dorate che cambiano colore con la luce del sole. Alla sera
ceniamo con dell'ottima khalia, un piatto tipico della zona a base di pomodori
e carne tagliata a pezzi, che divoriamo velocemente. In questo periodo dell'anno
non c'è troppa escursione termica, ma comunque la frescura notturna consente
un ottimo sonno. All'alba, qualcuno si diverte a scalare l'immensa duna che
sovrasta le tende berbere, dove abbiamo passato la notte. Una volta usciti dall'erg
dobbiamo fare i conti con la sabbia che ha sporcato il carburatore di una vettura
per poi dirigerci alla nostra meta su strade deserte in un ambiente completamente
spoglio. Arrivati a Nekob ci addentriamo in questa cittadina di fango finchè
ci ritroviamo davanti ad una vecchia kasbah ristrutturata: sarà il nostro
regale alloggio per la notte. Prima di arrivare a Zagora facciamo un incontro
sorprendente: l'acqua, che troviamo nel Dra, il fiumiciattolo che caratterizza
l'omonima valle ricca di palmeti e famosa appunto per l'immensa produzione di
ottimi datteri. Visitiamo la vecchia kasbah ebrea di Amrazou e quindi Tamegroute,
con la sua fresca kasbah sotterranea e la famosa biblioteca coranica, e non
possiamo sottrarci ad una visita alle cooperative che lavorano la ceramica,
dove spiccano particolari anfore decorate da strisce di hennè. Zagora
invece non offre molto, ma non si può mancare la sosta per fotografare
il famoso cartello "52 giorni a Tombouctou" che indica la vecchia
pista da cui partivano le carovane del deserto, ma non manco nemmeno di notare
il contrasto con il grosso intreccio di segnalazioni che si trova lì
vicino e che indica la strada per i tantissimi e variegati hotel sorti in questi
anni.
Fa decisamente molto caldo! Ci fermiamo a dormire ad Agdz, un paesino da cui
partono le corriere per Zagora; la piazza è in pratica una sala d'attesa
circondata da ristorantini. Da Agdz ci attende la strada più dura del
viaggio, ma subito scopriamo che anche qua per fortuna stanno rimettendo a posto
le strade e la parte difficoltosa si è ridotta a poco più di 20
chilometri di pista. Ci bastano per farci credere più volte di aver sbagliato
strada e quindi chiediamo informazioni alla gente che incontriamo, e malgrado
la sfiducia in noi stessi dimostriamo di avere un buon senso dell'orientamento,
così verso mezzogiorno siamo all'imbocco di Foum Zguid: un bel paesino
caratterizzato da case rosse, che si popola appena finisce la funzione religiosa
nella moschea da cui escono tutti gli uomini del paese. Nella piazzetta centrale
sono parcheggiate le grosse moto di un ennesimo gruppo di francesi e noi ci
sediamo su alcuni gradini per consumare il nostro solito lauto pranzetto a base
di frutta, viziati dalla gentilezza di Carla al momento della preparazione del
pasto. Riprendiamo la strada in un paesaggio caratterizzato dal nulla, che lo
rende comunque molto affascinante, fino alla prima cittadina, Tissint, dove
ad un posto di blocco militare più che controllarci ci aiutano a trovare
la strada per le cascate di Atiq, dove si sta sollazzando tutta la gioventù
del paese. Dopo esserci riposati all'ombra, sorpassiamo canyon e palmeti, arriviamo
a Tata e ci colpisce l'estremo ordine e la pulizia di questa cittadina dalle
case color rosa. Siamo arrivati presto e le ragazze ne approfittano subito per
recarsi all'hamman, dove vengono lavate e massaggiate, e soprattutto possono
aver modo di dialogare per la prima volta con donne locali. Al ritorno in albergo,
le ritroveremo come nuove, decisamente rilassate! A cena sperimentiamo l'ottima
tajine con le keftah, piccole polpette di carne d'agnello immerse nel sugo con
cui riusciamo a berci anche del buon vino locale: uno Ksar rosso prodotto a
Meknes che riesce ad attutire la delusione per non aver trovato in albergo le
birre promesse dalla guida cartacea di Mario. Facciamo due passi per il tranquillo
paese incuriositi dalla folla di gente nel bar centrale. Stanno guardando in
televisione un film storico girato probabilmente ad Ait Benhaddou; ci sediamo
in silenzio per non disturbare ed una volta serviti con il solito ottimo tè
alla menta brindiamo alla prima parte del viaggio: Bi Saha!!
Nel tornare all'hotel, do un'occhiata ad un internet cafè e, malgrado siano le undici di sera, è molto affollato e con un'utenza variegata: studenti, uomini adulti e donne anche velate segno che comunque in questo paese tradizione e progresso convivono tranquillamente. L'indomani ci aspetta l'ottimo Mooloud, la nostra esperta guida che ci condurrà a vedere alcuni graffiti rupestri, niente in confronto a quelli del deserto libico, ma interessanti e soprattutto inseriti in un paesaggio che ci affascina ogni giorno di più: chilometri e chilometri di nulla!! Ci rinfreschiamo in un'oasi che sembrava lì apposta ad aspettarci. Riesco ad organizzare una visita ad una scuola, facendo felice Carla; siamo tutti emozionati di fronte al saluto cantato dei bambini che si alzano in piedi di scatto quando veniamo accompagnati nelle aule dai gentilissimi maestri: sono forse questi i momenti più emozionanti dei viaggi. L'indomani incontreremo un'altra scolaresca, ancor più festante perchè in gita alle piscine naturali di Amtoudi e qui verremo bersagliati di fotografie e ci verrà impedito di partire fino a che tutti insieme non improvvisiamo una stonatissima canzone italiana che però soddisfa alla grande il nostro curioso pubblico. Tra canyon che si aprono improvvisi di fianco a noi e gli unici posti di blocco di tutto il viaggio (siamo vicini al Sahara occidentale, n.d.r.) arriviamo finalmente ad Amtoudi dove alloggeremo in modo decisamente spartano nell'unico hotel, sistemando i nostri sacchi a pelo su materassini di gomma piuma, per poi scoprire che senza volere abbiamo fregato il posto ad una troupe della RAI che ritroveremo domani, intenta a fare un servizio sul sud del Marocco e affascinata come noi dal fantastico agadir Id Aissa che si erge su uno sperone sopra alle nostre teste. Ci vorrà solo una mezz'ora per raggiungere la cima ed essere accompagnati all'interno dal simpaticissimo Alì, l'anziano custode dell'agadir, per poi camminare nei suoi stretti spazi e ammirare il favoloso panorama sottostante. Tutta la gola benchè ancora poco conosciuta al turismo non ha assolutamente niente da invidiare alla favolosa gola di Todra. Abbiamo il secondo (e ultimo!) problema del viaggio: nello sconnesso pezzo di strada che ci ha portato ad Amtoudi, un sasso ha forato il serbatoio e perdiamo benzina. E' la volta buona che io e Carlo sperimentiamo le nozioni che imparammo da piccoli sul manuale delle giovani marmotte, e cominciamo a tappare la falla con del sapone, e senza perdere fiducia di fronte all'iniziale insuccesso, dopo una buona mezz'ora coricati sotto la macchina, il gocciolio si ferma. Verifichiamo la riuscita dell' esperimento (non perderemo più carburante nei prossimi, tanti, chilometri che ancora ci separano da Marrakech) e ci dirigiamo verso l'oceano dove ci accoglie la bella e bianca cittadina di Sidi Ifni. Mi presento alla reception dell'hotel con il mio ormai collaudato francese ma vengo subito interrotto: qui si parla prevalentemente spagnolo! Il mio cambio repentino di linguaggio crea subito un notevole sorriso sul viso di tutti, stanchi e meno stanchi, ma dopo due agognatissime birre bevute davanti all'oceano, comincerò ad arrangiarmi bene anche con lo spagnolo! Il gentilissimo Amid ci serve la prima cena del viaggio a base di pesce, accompagnata da sorprendente musica cubana (strani effetti della globalizzazione!!) e dopo giorni e giorni di caldo, passiamo la prima notte avvolti nelle coperte e qualcuno purtroppo pagherà questo improvviso cambio di clima con mal di testa e un forte mal di gola. In mattinata facciamo una passeggiata per la cittadina, in stile spagnoleggiante e completamente differente da tutti i paesi visti fino ad ora. Non ci lasciamo sfuggire una passeggiata nell'immensa spiaggia El Gzira delimitata da archi naturali, per poi ridirigerci verso l'interno, e superate le prime piante di argan ci troviamo nel surreale paesaggio di Tafraoute: piccole montagne fatte di rocce appoggiate l'una sull'altra che sembrano dover cadere sulle case sottostanti da un momento all'altro, un paesaggio decisamente irreale che un presunto artista belga ha reso ancor meno reale pitturando alcune rocce di blu, il che ci lascia tutti delusi. In compenso in serata avremo la possibilità di mangiare tajine con uvetta mandorle e prugne secche, uno dei migliori piatti del viaggio, tanto che nessuno si lamenta se il piatto è bollente perchè così ce lo possiamo gustare con "insolita" lentezza per poi dedicarci all'acquisto delle ottime e tradizionali babouche: tipiche scarpe simili a pantofole gialle che sono il maggior prodotto locale. La zona attorno a Tafraoute è contornata da villaggi caratterizzati dalla presenza di "maison traditionelle" ovvero case differenti dalle altre che spiccano per grandezza e originalità architetturale, suddivise su tre piani e importanti per la produzione di pasta e olio derivati dall'argan (pianta citata da tutte le guide perchè rischia l'estinzione a causa delle capre che vi salgono in cima e sono golose delle sue foglie). Durante la nostra visita ci vengono mostrate tutte le fasi della lavorazione e mentre ci viene offerto il tè, Sonia viene "assunta" come modella per provare i bei vestiti tradizionali delle donne locali, completamente neri e contornati da stupende rifiniture argentate, e ovviamente atti a ricoprire interamente il corpo della donna. Dopo l'inaspettato spettacolo e l'atteso tè alla menta ci rimettiamo in moto per cercare un'altra kasbah, alla mia richiesta fatta ai bambini di un paese mi viene risposto in coro: Jamal!. Non capisco e un bambino ci accompagna a Tarouzgannt, una bella kasbah arroccata sulla cima di una collina e mentre la visitiamo il nostro bambino-guida ci avverte desolato che Jamal dorme e finalmente capiamo che questi altri non è che uno dei pochi abitanti rimasti nella kasbah, ed in pratica ne è il custode. Dopo ore e ore di tornanti siamo "finalmente" nel caos cittadino di Taroudannt, e durante la visita alle concerie tra forti odori di coloranti la nostra Sonia, convinta vegetariana e amante degli animali, non regge alla vista delle pelli e se ne scappa a giocare con dei simpatici bambini. Ci dirigiamo nuovamente verso l'oceano che costeggiamo fino all'entrata di Essaouira, dove siamo costretti a parcheggiare le auto molto distanti dal centro perchè tutta la cittadina è accerchiata di transenne per consentire che si svolga senza intoppi il famoso e attesissimo Festival de la Gnaoua. Scopriremo subito con gioia che in questi quattro giorni a Essaouira si è dato appuntamento tutto il Marocco, comprese le nostre guide del deserto e Amid (lo spagnoleggiante gestore dell'hotel di Sidi Ifni) che ci farà da guida nella notte per assistere agli improvvisati concerti e balli che coinvolgono tutta la popolazione trascinata a ritmi vorticosi dal suono delle gnaoua: delle specie di nacchere in alluminio, strumento musicale degli schiavi provenienti dal sud. Essaouira è già di per sè uno dei paesini più belli e accoglienti di tutto il Marocco, ma questo avvenimento la rende veramente eccezionale, così come eccezionali sono alcuni dei personaggi che si alternano sul palco della manifestazione: il grande Cheb Mamì (idolo locale e di buona parte dell'Africa del Nord), alcune vocalist del Mali e della Mauritania con una voce da brividi, per non dimenticare un ballerino anziano che entusiasma tutto il pubblico con le sue mosse. Dopo aver assistito all'inizio sfolgorante di questo festival e aver ballato tutta la notte insieme ad anziani e bambini (alla mattina saremo più stanchi che dopo un lungo trekking!! n.d.r.), ci piange il cuore ma dobbiamo spostarci a Marrakech, dove "comunque" avremo modo di rimanere affascinati sia dalla città, che dal suo souk in cui lavorano più di 100.000 persone (con circa 35.000 negozi e 12.000 laboratori artigianali) e dalla vivacissima piazza Djema el Fnaa. Assistiamo ad alcuni spettacoli di giocolieri e ballerini, incantatori di serpenti e cantastorie, mi cimento con la difficilissima pesca della bottiglia; ci incamminiamo tra le bancarelle per mangiare qualcosa e per vedere quale cuoco riesce a farci diventare suoi clienti con il solo utilizzo della sua simpatia, e la vittoria quest'anno va all'allegra brigata della bancarella 22. Riusciamo anche ad assaggiare la pastija, una tradizionale tortina che ci dicono farcita con pezzi di pollo ma che nella ricetta originale contiene carne di piccione. Come in tutti i viaggi ci vuole anche una buona dose di fortuna, e a noi ci viene incontro nelle sembianze di Hafim, un'anziana guida che incontriamo per caso e che ci accompagnerà in una straordinaria visita della città, dei suoi monumenti come il Palazzo della Bahia (che ci entusiasma più per le cicogne che per la sua architettura!) e del souk di cui ci farà vedere ogni meandro illustrandocelo con la sua innata simpatia e notevole conoscenza.
E come si suol dire: non c'è due senza tre, quindi Marocco aspettami
ancora ... inchallah!! --
......fotografie e itinerario del viaggio alla pagina http://digilander.libero.it/marcaval/oasimaro.html
Ciao Marco