di Al Michelàs
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Come da remota promessa, eccoci qua con la rece del nostro viaggio di
nozze in Sudafrica. Non ci resta che augurarvi buona lettura!
14 Settembre
Ieri è stato un giorno stupendo. Di certo non una cosa da niente, anzi,
una di quelle che (solitamente) fai una volta nella vita. Sì, insomma,
io e Alessandra ci siamo sposati. La festa è stata bella, sembrava che
tutti fossero a proprio agio, e questo è quello che speravamo. Allegria,
gioia, spensieratezza, pur se tanti, in precedenza, ci avevano invitato a riflettere
bene prima di compiere questo passo. E' poi comunque vero che in questo clima
festoso ti ritrovi a baciare gente che non conosci, a sopportare gli scherzi
degli amici, a girare lungo i tavoli per salutare gli invitati, perdendoti così
le sontuose portate del ristorante. Ad un certo punto, mio m algrado, mi sono
anche ritrovato alla testa di un trenino umano danzante che si muoveva sulle
note di "A, e, i, o, u, ipsilon": nell'ultimo anno non mi ero mai
vergognato tanto, neanche quando in un momento di follia acquistai un CD di
Max Pezzali. Nonostante tutto ciò, lo confermo, ieri è stata una
giornata splendida, soprattutto perché mi ha legato per la vita alla
persona che amo. Anche oggi comunque è un giorno niente male: si parte
per il viaggio di nozze, meta Sudafrica! La giornata sarà lunghissima.
In fase di preparazione del viaggio non avevamo dato troppo peso al fatto che
l'aereo partiva da Bologna alle 11.30 di mattina. Quindi alle 8 siamo già
in piedi per affrontare questa nuova avventura. Il volo da Bologna arriva a
Londra; qui cambiamo aeroporto (da Gatwick a Heathrow), attendiamo qualche ora
e poi prendiamo l'aereo per Città del Capo.
15 Settembre
Il volo è stato lungo, ma tutto sommato il tempo è passato abbastanza
velocemente, sarà stata la voglia di arrivare! Atterriamo verso le 8
di mattina e, dopo avere espletato le formalità doganali, ci rechiamo
al banco della Europcar, per ritirare le chiavi della macchina che avevamo prenotato
via Internet. Non vediamo l'ora di cominciare la nostra vacanza! Così,
in fretta e furia, ci dirigiamo verso il Bed and Breakfast che avevamo riservato
anch'esso via Internet per depositare i bagagli. L'alloggio è bello,
ma sul sito faceva una figura decisamente migliore! Perdiamo un'oretta ad attendere
che la stanza ci venga messa a disposizione ed in questo lasso di tempo riusciamo
ad addormentarci su un divano. D'altronde è da più di ventiquattr'ore
che siamo in movimento. Il programma per la giornata di oggi prevede una visita
tranquilla al centro di Cape Town, proprio per non stancarci ulteriormente.
Ma la giornata è molto bella, e sarebbe un peccato non approfittarne
per salire sulla Table Mountain, la montagna che svetta nel centro della città,
spesso avvolta in una tovaglia di nuvole. Oggi invece è completamente
sgombra. Saliamo quindi con la cabinovia e passeggiamo tranquillamente per diversi
sentieri che si irraggiano dalla sommità. Le vedute sulla città
iniziano a farci assaporare il gusto di essere finalmente e veramente in viaggio.
In breve raggiungiamo la gola di Plattenklip ed il Maclears Beacon, punto più
alto dell'area metropolitana di Cape Town, con i suoi 1087 m. Gli occhi guardano
l'Oceano, le gambe camminano su sentieri di montagna, la bocca respira aria
pura. Iniziamo ad innamorarci di questa città. I primi animaletti che
impariamo a conoscere sono le procavie; viene da ridere a pensare che sono imparentate
con gli elefanti. Le vedremo poi spesso nel resto del nostro giro, soprattutto
su scogliere e formazioni rocciose in genere. Ci sono poi svariati uccelli:
alcuni sicuramente della famiglia dei colombi, altri dovrebbero essere storni
neri con una striscia arancione sulla coda, i quali si divertono a zampettare
sui tavoli del bar all'aperto che si trova sulla cima della montagna per tentare
di sottrarre agli avventori un po' di cibo. Prima di salire, ci eravamo proposti
di lasciare la Table Mountain percorrendo in discesa uno dei sentieri che riportano
alla partenza della teleferica. Purtroppo si è fatto ormai tardi, o forse
più realisticamente il nostro spirito pantofolaio prende il sopravvento;
così compriamo anche il biglietto di ritorno e torniamo in macchina per
dirigerci verso la spiaggia di Bloubergstrand. Arrivando verso questa località,
che si trova a nord di Città del Capo, si apprezzano le imponenti forme
della Table Mountain, quelle che chiunque abbia dato un'occhiata ad un po' di
depliant sulla città non fatica a riconoscere. La spiaggia ci offre una
sabbia bianchissima e morbida, sulla quale per qualche minuto riusciamo a schiacciare
un pisolino. Poi, un vento forte e abbastanza fresco ci sveglia e ci induce
a seguire lo spettacolo dei kite-surfer, ragazzoni locali che utilizzano un
surf a cui è attaccato con delle corde un aquilone che permette loro
di sfidare l'Oceano, librandosi in volo per qualche secondo dopo avere valicato
le sue maestose onde. Deve essere molto divertente questo sport, ma non è
male neanche rimanere a guardarlo, soprattutto quando il sole sembra volere
andare a tuffarsi nell'acqua, decidendo di perdersi all'Orizzonte e offrendoci
un suggestivo tramonto, con le sagome umane che sembrano diventare figure di
un cartone animato. Nel frattempo però il vento si è fatto freddo,
d'altronde siamo solo all'inizio della primavera a queste latitudini; decidiamo
quindi di cercare un ristorante e, come spesso accade, la Lonely Planet è
buona suggeritrice: la cena da Teo è veramente ottima e abbondante, spaziando
dalla carne al pesce. Quando torniamo al B&B fa già buio da un po'
e solo una doccia ci separa dal meritato riposo.
16 Settembre
La seconda mattina a Cape Town ci accoglie con un cielo plumbeo, ma noi confidiamo
nella variabilità meteorologica che caratterizza la città in questo
periodo, decidendo di spostarci verso Cape Point ed il Capo di Buona Speranza,
attraversando il Good Hope Nature Reserve, il primo dei parchi nazionali che
visiteremo. E guarda caso, dopo pochi chilometri, il cielo si apre ed il sole
inizia a fare capolino. Percorriamo la M6 sperando di riuscire a fare almeno
un tratto del Chapman's Peak Drive per ammirare spettacolari panorami, almeno
così assicurano tutte le guide. Purtroppo però la realtà
conferma ciò che d'altronde sapevamo già, cioè che la strada
è bloccata per lavori in corso. Svoltiamo la macchina e percorriamo così
le strade più interne che non sono poi così male. Arrivati sulla
costa facciamo una breve fermata a Witsand Bay, una bellissima spiaggia con
sabbia bianchissima da sembrare farina. Il cielo si fa sempre più limpido
ed anche il sole si fa sentire, anche se il vento soffia forte. L'entrata al
parco ci vede piuttosto emozionati. La possibilità di vedere dal vivo
animali conosciuti solo sui libri ci riempie di gioia; infatti raggiungiamo
velocemente l'orgasmo quando sorprendiamo una coppia di struzzi sulla strada,
è il nostro primo avvistamento! In realtà non immaginiamo neanche
lontanamente quanto proprio gli struzzi diverranno i nostri compagni di viaggio
abituali nelle prossime due settimane: li vedi ovunque, sono un po' come da
noi le galline! In ogni caso, decidiamo di percorrere un po' disordinatamente
le strade che si addentrano nel parco e la scelta sembra rivelarsi azzeccata,
dal momento che riusciamo a scorgere, pur dovendoci aiutare con il binocolo,
una coppia di zebre del Capo. Comunque l'attrattiva maggiore del parco è
la visita alle due punte, Cape Point e Cape of Good Hope che regalano scenari
molto belli sul circostante Oceano. Dopo avere atteso che un gruppo di babbuini,
del tutto indifferenti ai turisti, liberasse la strada, lasciamo il parco e
ci dirigiamo lungo la parte orientale della costa, verso Simon's Town, dove,
all'altezza di The Boulders, visitiamo la colonia di pinguini africani, i Jackass
Penguins, così chiamati a causa del loro verso acuto, simile al raglio
di un asino. I pinguini si muovono liberamente sulla spiaggia, mentre la visita
viene effettuata passeggiando su una passerella in legno adeguatamente predisposta.
Torniamo poi verso Città del Capo, seguendo alcune arterie interne lungo
le quali anche i locali fanno ritorno a casa dopo una giornata di lavoro; il
traffico è comunque scorrevole. Anche oggi si è ormai fatto tardi
e decidiamo quindi di andare direttamente a cena senza passare da casa. La scelta
oggi è quasi obbligata: dopo tanto mare diventa quasi d'obbligo mangiare
del buon pesce. Ci fermiamo in un un ristorante della catena Ocean Basket, dove
facciamo fuori una padella all'interno della quale non manca niente, dall'aragosta
ai gamberetti, da molluschi vari a scampi e pesci diversi. La giornata è
ormai agli sgoccioli; probabilmente la stanchezza, l'oscurità e forse
anche un bicchiere di troppo ostacolano il nostro ritorno a casa. Facciamo fatica
a trovare la strada e solo dopo qualche inversione e retromarcia imbocchiamo
la direttrice giusta, non prima di esserci fatti dare la buonanotte da un piccolo
cerbiatto impaurito e disperso, incontrato ad un certo punto sulla via.
17 Settembre
Anche questa mattina il programma prevede di spostarci dal centro di Cape Town;
la meta è il West Coast National Park, un centinaio di chilometri più
a nord. Uscendo tutto sommato facilmente dalla viabilità del centro,
apprezziamo immediatamente la tranquillità della R27 che ci conduce a
destinazione: le vetture sono poche, la corsia è molto ampia e permette
agli automobilisti di spostarsi per favorire il sorpasso. Chi sorpassa poi ringrazia
attivando le quattro frecce, è un'usanza normale da queste parti. Ci
godiamo quindi la serenità di questa giornata, anche se un po' grigiastra:
oltre le nuvole c'è il sole che però non si decide a fare capolino.
La scelta di visitare questo parco, di certo non tra quelli più frequentati
(stando almeno ai racconti di viaggio letti prima di partire), è dovuta
al fatto che esso dovrebbe offrire, in questi mesi di inizio primavera, delle
vedute strepitose sulla fioritura della costa occidentale. Purtroppo quest'anno
le precipitazioni sono state alquanto scarse e la vegetazione non è così
rigogliosa come speravamo. Il parco si estende su una superficie piuttosto ampia
e la visita richiede tutta la giornata, anche perché durante la guida
si è impegnati a cercare di individuare gli animali. Non solo. Tante
tartarughe si divertono ad attraversare la strada, costringendo a rallentare
ma soprattutto ricordando che se vuoi osservare la natura è giusto rispettarne
anche i suoi tempi. Gli struzzi non si fanno di certo cercare, li trovi spesso
ai bordi della strada; iniziamo anche a fare conoscenza con un goffo volatile
grigiastro a pallini bianchi con la cresta colorata che somiglia ad una faraona.
Lo troveremo poi molto spesso anch'esso sul ciglio delle strade o anche come
animale da giardino. Il suo nome inglese è Guineafowl. E così,
osservando qua e là, riusciamo ad avvistare vari animali, tra i quali
diverse specie di antilopi (riconosciamo lo springbok e il bontebok) e zebre.
La nostra attenzione cade anche su simpatici uccellini gialli, che poi scopriremo
chiamarsi weaver, che costruiscono nidi tondi sui quali si aggrappano a testa
in su. Raggiungiamo anche una postazione di avvistamento dalla quale è
possibile osservare una colonia di splendidi fenicotteri rosa. Peccato che siano
molto lontani. **West Coast National Park, ore 14.00**
Alessandra: Marco, guarda, c'è una balena!
Marco: Ma dai, Alle. Non vedi che è uno scoglio?
Alessandra: Scusa Marco, ma da quando in qua uno scoglio si muove?
Marco: Sì, si, okay. E` una balena! Tanto la vuoi sempre vinta tu! Dai,
passa il binocolo!
Alessandra: Tieni!
Marco: Orpo! Ma è davvero una balena! Fantastico!
Eh sì, davvero fantastico. Ed emozionante. Vedere una balena dove non
avresti immaginato avvistarla. O meglio, noi sapevamo che questa è la
stagione delle balene, ma ritenevamo di non essere nel luogo adatto, o comunque
non ci pensavamo affatto. Ancora più emozionante è sedersi sullo
scoglio ad aspettare per sentire il suo strido, o ancora accorgersi che dallo
sfiatatoio esce una ricca fontanella d'acqua. Proprio come nei fumetti! Staremmo
qua sugli scogli ad osservare per ore, ma ci accorgiamo che la marea lentamente
sale: preferiamo quindi tornare in posti più sicuri per evitare brutte
sorprese! Per il pranzo ci fermiamo in una casa in stile coloniale che funge
da bar / ristorante. Nonostante molti degli avventori consumino il loro pasto
nel giardino esterno, noi preferiamo entrare nella sala al caldo (c'è
pure il camino acceso) per sfuggire al vento insistente. Assaggiamo carpaccio
di struzzo e di springbok, ed il sapore non è niente male. Anche nel
pomeriggio prosegue la visita al parco fino verso le 17.00, quando ormai stanchi
ci dirigiamo verso Città del Capo. Raggiungiamo il Waterfront (immenso
centro commerciale sul vecchio porto) che è già buio da un pezzo
e la ricerca di un ristorante è l'ultima fatica che ci concediamo prima
di una buona dormita.
18 Settembre
Ormai è quasi una costante. Il mattino ci sorprende con un tempo
incerto. Le nuvole sono grigie ed il cielo minaccia pioggia; siccome
però le previsioni anche per domani non promettono nessun miglioramento,
decidiamo ugualmente di seguire il programma di massima che avevamo
stabilito. Lungo belle strade raggiungiamo quindi i giardini botanici di
Kirstenbosch, tra i più belli al mondo. Neanche il tempo di fare il
biglietto e dirigerci verso il cancello di ingresso che si scatena un
violento temporale, dopo che invece qualche spiraglio di luce ci aveva
fatto sperare in un aggiustamento meteorologico. L'unica cosa che rimane
da fare è visitare le piante ospitate in una grande serra coperta, dove
trovano rifugio anche gli altri avventori del parco, tra i quali vi sono
due o tre classi di una scuola materna. Nel vedere la macchina
fotografica, i bambini si scatenano per farsi ritrarre con splendidi
sorrisi e noi accontentiamo i loro desideri.
Fortunatamente la pioggia cessa, o quantomeno diminuisce, così possiamo
dare inizio alla visita vera e propria. I colori del parco sono
fantastici, alcuni scorci sembrano quadri dipinti con maestria da abili
pittori. Rimaniamo circa un'oretta all'interno del parco ad ammirare
svariate specie di fiori e piante, oltre a qualche uccellino che ogni
tanto si posa su una protea e anch'esso si concede all'obiettivo della
macchina fotografica.
Lasciamo i giardini e ci dirigiamo al Waterfront per un giro tra i
negozi del centro commerciale. "Alle, ma tu non sei un po' stanca?",
chiedo sperando in una risposta affermativa. "Sì, effettivamente
sono
state giornate assai intense". La strada verso il bed and breakfast la
conosciamo e così decidiamo di concederci un riposino di tre ore che
precede la cena presso l'Atlantic Express, un ristorantino ospitato
all'interno della carrozza di un vecchio treno.
19 Settembre
Questa mattina la dedichiamo alla visita del centro di Cape Town.
Parcheggiamo l'automobile nei pressi del castello, dove si tiene anche
un vivace mercato. La mattina è soleggiata e fresca, quel che serve per
una bella passeggiata. L'itinerario è quello che ci suggerisce la Lonely
Planet e pur non vedendo cose mirabolanti riusciamo a passare un paio
d'ore veramente piacevoli. In particolare il quartiere musulmano e le
sue casette multicolori regalano tinte molto simpatiche ed una
tranquillità sorprendente soprattutto se paragonata al caos che abbiamo
lasciato solo duecento metri prima. In realtà mi chiedo ancora se questa
tranquillità non sia solo apparente, dopo che una vecchietta mi borbotta
qualcosa e gesticola ad ampi cenni indicando la macchina fotografica che
porto al collo, che interpreto come se mi dicesse "Ehi, bello, attento
alla tua attrezzatura fotografica!". Non so se la mia supposizione è
esatta, in ogni caso scattiamo solo poche fotografie e abbastanza
velocemente ci avviamo verso zone più affollate.
Verso le 13.30 arriviamo al Ticket Office per la barca che porta a
Robben Island, l'isola dove Mandela ed altri prigionieri politici furono
detenuti nel corso degli ultimi anni bui della storia sudafricana. Ci
mettiamo educatamente in fila e quando arriva il nostro turno la solerte
impiegata ci avverte che è rimasto un solo biglietto disponibile per
le
partenze odierne. "Che culo!", penso io con sarcasmo; rimaniamo un
po'
in attesa per vedere se qualcuno rinuncia al proprio biglietto ma sembra
che proprio non ci sia niente da fare. La visita all'isola deve quindi
saltare, anche perché oggi è l'ultimo giorno in città.
Inutile negare
che sono stato un pollo a ritardare l'acquisto del biglietto, con cinque
giorni che avevo a disposizione per farlo. Insomma, come si dice dalle
nostre parti, ne devo ancora mangiare di crostini per diventare un vero
turistafaidatenoalpitour, ma penso che anche da questi piccoli episodi
si possa imparare per i viaggi futuri. Per fortuna la giornata è
splendida e rimediamo al cambio di programma con un rilassante spuntino
che precede la visita alla spiaggia di Camps Bay, dove sopra una sabbia
bianchissima rimaniamo ad ammirare l'oceano davanti a noi, con le
imponenti montagne dei Twelve Apostles che sonnecchiano alle nostre
spalle.
Torniamo a casa per iniziare a preparare le valigie, domani infatti
inizia il tour itinerante che ci riporterà a Cape Town tra una dozzina
di giorni. Ormai siamo anche a secco di valuta, così decidiamo di
preparare alcune banconote in euro da scambiare l'indomani in rand, la
valuta locale. Togliamo l'intero malloppo dalla cassaforte della camera
e scopriamo che dall'importo totale che avevamo lasciato mancano una
cinquantina di euro. Siamo anche sicuri di questo in quanto avevamo
notato in un foglio a parte l'esatto ammontare della somma, così come
siamo più che certi di non avere effettuato alcun prelievo. Andiamo alla
reception del bed and breakfast per chiedere spiegazioni, ma il ragazzo
ci propone di rimandare il contenzioso al momento della partenza, quando
sarà presente la titolare. Tornando in camera cade l'occhio su un
cartellino lasciato tutte le mattine dopo il riassetto della camera, il
quale avverte che la camera è stata pulita a dovere. "Minchia!",
penso
io, "più che pulita l'avete ripulita a dovere!".
20 Settembre
Appena svegliati procediamo per il breakfast mattutino, evitando al
tavolo di parlare dell'accaduto con la titolare, non ci sembra il caso
di farlo in mezzo ad altre persone! Terminata la colazione, la nostra
ultima a Città del Capo, ci avviciniamo alla reception per saldare il
conto, curiosi di vedere come potrà essere risolto il problema dei
nostri soldi mancanti, ammesso e non concesso che lo vogliano
effettivamente risolvere. La signora esordisce dicendo che è costernata
e che è la prima volta che le capita una cosa simile, e che le chiavi
della cassaforte le abbiamo solo noi ed altre inutili chiacchiere che
lasciano il tempo che trovano. Costretto quindi a scavare nel mio
limitato dizionario inglese una qualche frase che possa risultare
accettabile, ribadisco che siamo assolutamente sicuri che ci sia un
ammanco di denaro e che di fronte a questa situazione non siamo disposti
a chiudere gli occhi. Il tono è solenne e deciso, per quanto io ne sia
capace, l'intenzione sarebbe quella di dire "Sì, è vero che
siamo
italiani, ma non siamo mica dei pirla!". La signora chiede di pazientare
un minuto per potersi consultare con qualcuno, non capiamo bene chi;
dopo poco torna e ci dice che ci detrarrà dal conto finale un'intera
notte, praticamente l'importo dell'ammanco. Contenti almeno di avere
recuperato quello che ci era stato sottratto, ci infiliamo in macchina e
partiamo per il nostro primo spostamento.
Percorriamo verso est la N2, la quale mostra spietata per alcuni
chilometri l'altra faccia della città, quella delle township, dove
migliaia di neri vivono in baracche ammassate l'una sull'altra. Da qui
fiotti di uomini e donne si riversano sui lati della strada per
raggiungere forse una giornata di lavoro o magari solo un pasto caldo.
Raggiunta la città di Strand lasciamo la strada principale per deviare
sulla R44 e seguire la costa. Ben presto il torpore legato alla sveglia
mattutina lascia spazio all'eccitazione nel vedere paesaggi splendidi e
nel godere di sensazioni nuove e piacevoli. Il sole fa capolino qua e là
divertendosi a fare risplendere le onde mosse dalle forti correnti
dell'oceano. Tra la schiuma delle onde ed il bianco delle spiagge sfuma
il blu del mare, dove ogni tanto si insinua una macchia scura: sarà
forse una balena? La strada prosegue tra declivi rocciosi, scogliere che
dolcemente vanno a bagnarsi nell'acqua fresca di inizio primavera e
verdi colline dall'altra parte della strada. Godendo di questi magnifici
scenari, arriviamo presto ad Hermanus, forse il posto più conosciuto
e
turistico per l'avvistamento delle balene. In effetti c'è una gran folla
che approfitta della stagione propizia all'osservazione per animare un
paese che altrimenti sarebbe probabilmente un sonnecchiante puntino
sulla cartina. Dopo esserci fatti sorprendere da un improvviso
temporale, durante il quale ci rifugiamo in un bar per un pranzo
leggero, lasciamo Hermanus e la costa procedendo verso l'interno prima
sulla R326 e poi sulla R316. Sono queste strade che ci fanno scoprire
un'Africa non Africa, almeno per ciò che abbiamo sempre immaginato,
scenari spettacolari costruiti da dolci colline che alternano diversi
colori, dai verdi intensi ai gialli fuoco, sfiorando il marrone della
terra che passa con disinvoltura dalle tonalità arancioni a quelle
rosse. Anche il cielo sterza improvvisamente dal gioioso azzurro al
grigio scuro di enormi nuvoloni che minacciano pioggia. Ogni tanto sulla
strada spunta una sagoma umana, talvolta un bambino, altre volte un
adulto, sempre rigorosamente a piedi. E' lecito chiedersi da dove
vengano e dove vanno perché tutt'intorno non c'è niente e nessuno,
almeno così ci sembra, solo campi sconfinati talvolta abitati da
struzzi. Segnalano la loro presenza agitando in alto la mano in segno di
saluto, poi piano scompaiono alla nostra vista, portandosi dietro una
storia fatta forse di povertà e dolore, o magari di libertà e
gioia,
quasi sicuramente di dignità.
Arriviamo a Swellendam dove il giorno prima avevamo prenotato una stanza
al Klein Drotsdy, antica costruzione che più di due secoli fa era parte
del drostdy del paese, luogo dove risiedeva il landdrost, rappresentante
del governatore della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Ad
accoglierci all'arrivo troviamo un attempato signore che ci introduce
nella sua bella dimora. Il suo nome è Peter e ci risulta subito
simpatico Entriamo nel suo B&B dove tutto profuma di antico, ma niente è
giù di posto e non vedi un granello di polvere. In casa c'è solo
lui -
si lamenta infatti che la donna delle pulizie in questo periodo si è
presa una vacanza - e ci domanda dell'Italia, dell'Euro, del nostro
programma di viaggio. Lui racconta dei suoi trascorsi di giocatore di
rugby e di cricket che gli hanno lasciato vari acciacchi, testimoniati
da un'andatura leggermente traballante, insieme ad una serie di vecchie
foto ingiallite appese ordinatamente alle pareti. Si parla di tutto,
sorseggiando prima un tè, poi un bicchiere di vino bianco ed è
una di
quelle volte in cui ti rammarichi di non potere parlare in modo più
fluente l'inglese. Peter domanda, consiglia, avverte, e senza dubbio lo
fa con piacere e discrezione. Solo nei suoi occhi, ogni tanto, scorgo un
sottile velo di malinconia.
21 Settembre
Il programma oggi non è stato ben definito. Siamo infatti indecisi se
andare a visitare il Bontebok National Park, piccola area che protegge
diverse specie di antilopi, o fare una puntata alla De Hoop Nature
Reserve, altra area protetta che si affaccia invece sul mare. Parliamo
un po' con Peter che ci consiglia quest'ultima, anche se dovremo
attraversare strade sterrate. Salutiamo il carissimo padrone di casa e
ripercorriamo a ritroso la N2 per pochi chilometri, prima di infilare
una strada ghiaiata che anche sulla cartina è segnata solo con un'esile
linea verde che va a sbattere contro l'oceano. Anche qui gli scenari
sono belli, esaltati anche dalle nuvole che si stagliano bianchissime
nel cielo azzurro. Arrivati a De Hoop ammiriamo animali già visti:
struzzi, bontebok, springbok, zebre e così via. Ma ciò che impressiona
sono le enormi dune di sabbia che separano l'area vera e propria del
parco dall'oceano che qui assume delle tinte azzurre che vanno ad
attenuarsi su un verde smeraldo. Decidiamo di lasciare le nostre tracce
su questa sabbia bianchissima, e dalla sommità di una collinetta
ammiriamo ancora una volta le maestose balene, null'altro che punti
scuri nel blu a cospetto di questi panorami infiniti. Usciamo dal parco
per proseguire la nostra rotta verso est, questa sera dobbiamo
raggiungere Mossel Bay. Ancora qualche decina di chilometri di sterrato
che la nostra macchina sopporta con naturalezza, se non fosse per la
polvere ed il fango che si depositano sulla carrozzeria, mascherando
completamente il suo colore rosso vivo. A Malgas il tempo sembra essersi
fermato. Attraversiamo infatti il fiume Breede River su una chiatta di
cemento che si muove grazie alla spinta infertale da due uomini di
colore per mezzo di una grossa fune metallica. Questo ponte ad
azionamento umano è l'ultimo di questo tipo rimasto in Sudafrica, e non
si può dire che i 15 rand versati per l'attraversamento non siano
meritati.
Ci immettiamo nuovamente sulla N2, che tra un po' diventerà Garden
Route, e dopo un centinaio di chilometri giungiamo a Mossel Bay. Il bed
and breakfast che abbiamo riservato questa mattina prima di partire,
l'Avenues Guest House, è appena fuori città, in un quartiere
residenziale molto tranquillo. Heidi, la padrona di casa, ci dà il
benvenuto e ci consiglia un buon ristorante per la sera dove ritemprarsi
con una buona scorpacciata di pesce.
22 Settembre
Salutiamo Heidi dopo un'abbondante colazione e riserviamo la mattinata
per una salutare camminata lungo il St. Blaze Trail. Questo è un
sentiero che percorre il litorale per una quindicina di chilometri. In
realtà noi ne percorriamo solo una piccola parte prima di fermarci su
un'alta scogliera ad osservare le onde che si infrangono contro la
roccia. La giornata è assolutamente limpida ed il sole è caldo.
Io e
Alessandra ci sediamo sugli scogli divertendoci a fantasticare sul
nostro futuro.
La mattinata scorre molto velocemente ed ormai è ora di proseguire verso
la Botlierskop Game Farm. Questa è una riserva privata scovata grazie
alla Lonely Planet e contattata tramite Internet, per mezzo del quale
abbiamo riservato una notte in uno dei loro bungalow, sfruttando la
possibilità di soggiornare presso le loro strutture. La curiosità
è
tanta; da ciò che abbiamo letto sul sito il soggiorno dovrebbe essere
dei più piacevoli e ci dovrebbe essere la possibilità di vedere
una
buona varietà di animali. In realtà la struttura è piuttosto
recente ed
anche la ricerca in rete di eventuali feedback di altri utenti non ha
fornito risultati. Entrati nella riserva ci dirigiamo immediatamente
verso la costruzione principale che funge sia da ristorante che da
reception. Qua siamo accolti da una ragazza che ci indica immediatamente
la nostra guida per le prossime ventiquattr'ore. Si chiama John Lee ed è
uno che oggettivamente può essere considerato un bel ragazzo, insomma
capello biondo e occhi azzurri, fate un po' voi. Non solo sarà la nostra
guida, ma per qualsiasi cosa dovessimo avere bisogno lui è lì,
sarà
sufficiente fargli un fischio. Intanto ci spiega il programma del
pomeriggio e ci accompagna con una barca a motore verso la nostra dimora
per questa notte. Attraversiamo così un corso d'acqua scura circondato
tutt'intorno da una fitta vegetazione. Ogni tanto, da qualche albero, un
uccello si alza in volo emettendo versi strani: in particolare un enorme
volatile bianco e nero, lasciando la pianta dove era appoggiato, lancia
un grido schietto e stridulo: "Questo è un ibis!" ci informa
John Lee,
prima di virare la barca verso il nostro alloggio. Si tratta di una
enorme tenda montata su una palafitta in legno che sovrasta il corso
d'acqua. Scopriremo poi che è comunque raggiungibile anche da terra.
Scarichiamo le valigie e saliamo le scale raggiungendo l'enorme terrazza
dove una coppia di sdraio in legno fa mostra di sé insieme ad un
barbecue. Entrando nella tenda altre perle meravigliano i nostri occhi:
il romantico letto a baldacchino, gli splendidi arredi in stile
africano, il bagno in marmo. Insomma una sistemazione a cinque stelle
nel bel mezzo della foresta. In realtà speravo in qualcosa di simile,
ma
non mi aspettavo di trovare una cosa così bella! Io e Alessandra
viaggiamo solitamente in libertà ed in strutture molto semplici, ma per
una notte ed in viaggio di nozze uno strappo alla regola si può
tranquillamente fare!
Rimaniamo in tenda per un po', prima che John Lee torni a prenderci per
il safari pomeridiano. Ci accomodiamo su una robusta jeep, siamo solo
noi tre, privilegio di chi decide di spendere la notte all'interno della
riserva. Anche il solo panorama che si gode è affascinante: dalla cima
della montagna si può ammirare l'Oceano; quando iniziamo a vedere anche
gli animali ci sembra di ritornare come bambini alla scoperta di nuovi
mondi. Il primo esemplare che ci accoglie è uno gnu ormai vecchio e
solitario. John Lee ci spiega infatti che gli elementi di questa specie
tendono ad isolarsi raggiunta l'età avanzata. Dopo di lui è un
susseguirsi di giraffe, rinoceronti bianchi, zebre, impala, e varie
altre specie di antilopi. "Alle, guarda un nyala!", esclamo indicando
uno splendido esemplare. "No, quello lì è un bushbok!",
mi corregge John
Lee, ridicolizzando la mia presunzione. In effetti, riconoscere le varie
specie di antilopi e gazzelle non è sempre facile e pur avendo a
disposizione varie foto delle differenti razze risulta complicato a
volte poterle catalogare correttamente.
Dopo avere girato per un paio d'ore, John Lee ci propone di andare a
visitare l'area dove vengono protetti i leoni. Questo è uno spazio di
circa quaranta ettari dove i felini sono gli unici abitanti, ovviamente
per evitare di danneggiare le altre specie. Per potere entrare dobbiamo
salire su una camionetta più sicura. Dopo qualche minuto che siamo
all'interno della riserva riusciamo finalmente a vedere gli splendidi
esemplari di leoni: sono quattro, due maschi e due femmine, che stanno
tranquillamente oziando al caldo sole di questo pomeriggio. Ogni tanto
buttano l'occhio verso di noi, ma non sembrano troppo preoccupati della
nostra presenza, se è vero che il massimo sforzo che si concedono è
quello di un lungo sbadiglio. John Lee spiega che viene dato loro da
mangiare una volta alla settimana, dislocando il cibo all'interno della
riserva ed anche sulle staccionate che la delimitano, al fine di
incentivare il loro movimento. E' fuori discussione che questo non è
il
loro habitat naturale, ma vedere la loro prestanza e bellezza riserva
decisamente una grande emozione.
Terminato il game drive pomeridiano, torniamo in tenda per rinfrescarci
prima di una ottima cena al ristorante. All'esterno c'è anche il boma,
il fuoco che arde in una zona circolare delimitata da grandi sassi, ma
il vento freddo che soffia fuori sconsiglia la cena accanto al falò.
Decisamente più intimo ed accogliente cenare accanto al camino acceso
all'interno del ristorante, gustando piatti a base di struzzo e
springbok. Torniamo in tenda a piedi accompagnati dal verso di qualche
uccello che osa sfidare lo splendido e palpabile silenzio che ci
circonda. Oltre alla torcia di cui siamo dotati, ci fa luce un tappeto
di stelle sopra di noi sul quale troneggia la striscia biancastra della
via lattea, a concludere in maniera superba questa bella giornata.
23 Settembre
La sveglia suona presto stamane. Sono solamente le 7, ma quando John Lee
ieri ci ha proposto di alzarci a quest'ora per una passeggiata
all'interno della riserva, abbiamo dato il nostro assenso e così eccoci
pronti dopo mezz'ora all'appuntamento con la nostra guida. Lo scopo di
questa passeggiata è quello di andare alla scoperta di qualche altro
animale ed in particolare al riconoscimento dei diversi volatili che
risiedono qui. Nonostante il sole che inizia già a scorgersi oltre le
montagne, il freddo è pungente: una camminata veloce è quello
che serve
per cercare di scaldarsi.
**Botlierskop Game Farm, ore 8.30**
John Lee: Eccolo lì, il bufalo africano!
Marco: Bellissimo!
Alessandra: Ma è pericoloso?
John Lee: Guarda . E` l'animale di cui ho più rispetto, ancora più
del
leone!
Marco: Ma lo possiamo vedere più da vicino?
John Lee: E` meglio starne alla larga, ma possiamo provare ad
avvicinarci. Occorre però nascondersi dietro ai cespugli per cercare
di
non farsi vedere!
Alessandra: Ma non sarà pericoloso?
John Lee: Beh, occorre un po' di attenzione, anche perché siamo a
sfavore di vento ed il bufalo potrebbe annusare il nostro odore.
Alessandra: Comunque lo possiamo vedere abbastanza bene anche da qua!
Marco: Dai facciamo qualche passo in più!
John Lee: E` sempre una tremenda sfida tra leone e bufalo! Solitamente
il leone ha la meglio, ma ho visto fotografie dove i bufali uccidono il
leone e se lo passano tra di loro con le corna.
Alessandra: Fermiamoci qua, dai!
Marco: Sembra che ci stia guardando!
John Lee: senz'altro ha annusato qualcosa. Vedi come tiene il muso ed il
naso in alto? Pensa che questa è la sola posizione utile per poterlo
colpire con un fucile. Se lo colpisci nelle corna la pallottola
rimbalza!
Alessandra: Ma se dovesse arrabbiarsi e correre incontro a noi cosa
possiamo fare?
John Lee: Beh, basta correre sopra una di queste rocce qua intorno. Lui
non riuscirebbe mai ad arrampicarsi.
Alessandra: Okay, io sono un po' stanchina; andrei proprio a riposarmi
su una di queste rocce qua intorno!
Le paure di Alessandra sono un po' anche le mie ed anche se ci rasserena
la presenza di John Lee, mi immagino che il bufalo possa iniziare a
correre all'improvviso e puntare dritto verso di noi che ce la filiamo a
gambe levate. Ritorno tranquillo solo nel momento in cui tra me e me
penso "ma insomma, cosa vuoi che sia un bufalo; tutto sommato anch'io
sono stato un piccolo esploratore delle Giovani Marmotte!"
Ad un certo punto un rumore cupo e prolungato echeggia lungo tutta la
riserva. Io e Alessandra ci guardiamo meravigliati e rivolgiamo gli
occhi a John Lee, certi che ci possa fornire una spiegazione. Ed
infatti, con un sorriso ironico che rivela la nostra sorpresa, ci porta
a conoscenza del fatto che uno dei leoni che abbiamo visto ieri sta
ruggendo, prova ne è che il boato che percepiamo assomiglia molto al
roarr di infantile memoria che tante volte abbiamo letto sui fumetti. E
come anche la natura ci insegna, pure noi possiamo confermare, basandoci
non più solo sulla fiducia, ma anche sul nostro udito, l'appellativo
di
re della foresta da sempre attribuito a questo splendido animale.
Proseguendo la camminata, saliamo l'altura che dà il nome alla riserva,
Botlierskop, dove possiamo osservare delle pitture rupestri; in seguito,
discendendo ed addentrandoci in un boschetto, come per magia troviamo
una tavola imbandita con caffè, tè e biscotti, che sono solo un
anticipo
dell'abbondante colazione che ci attenderà circa un'ora dopo arrivati
al
ristorante. Ormai la giornata in questa riserva è terminata; il tempo
di
saldare il conto, salutare il nostro amico John Lee e di rimetterci
sulla macchina, che qualcuno ha provveduto a pulire, per proseguire il
nostro tour itinerante. Quando ho già percorso un paio di chilometri,
ripensando al conto che ci è stato presentato, mi sorge un atroce
dubbio, che viene confermato dalla lettura della ricevuta di pagamento.
Alla cassa si sono sbagliati e ci hanno presentato il conto di una
coppia di ragazzi tedeschi che aveva soggiornato lì per due giorni.
Facciamo dietro front per chiarire la questione, quest'anno con i
pagamenti siamo un po' sfortunati! In realtà alla cassa si erano già
accorti dell'errore ad avevano già provveduto a stornare la quota in
eccesso.
Tranquillizzati dalla soluzione della questione, possiamo finalmente
proseguire per la città di George. Prima di arrivarvi, decidiamo
comunque di riservarci un paio d'ore di relax sulla spiaggia di Victoria
Bay, una tranquilla baia per surfisti. E' l'occasione per indossare
finalmente pantaloncini corti e maglietta e sdraiarci sull'erba per
recuperare un po' d'abbronzatura. Giunti a George ci fermiamo
immediatamente alla stazione per riservare un paio di biglietti per la
corsa di domani dell'Outeniqua Choo-Tjoe, un trenino a vapore che
percorre la tratta George - Knysna attraverso splendidi paesaggi.
Purtroppo anche stavolta ci va male; il bigliettaio ci informa infatti
che il treno è completamente prenotato per i prossimi tre giorni.
Facciamo in seguito un giro per la via principale della città, decidendo
poi di dedicare un po' di tempo per aggiornarci su ciò che sta
succedendo nel mondo tramite il PC di un Internet Cafè. In realtà
la
curiosità che più mi attizza è quella di conoscere i risultati
delle
squadre per cui faccio il tifo, si sa ognuno ha i suoi difetti!
Riprendiamo poi la strada verso il B&B di questa sera; i soliti
convenevoli, una doccia, una cena ad un buon ristorante, come al solito
impreziosita da un buon bicchiere di vino bianco, e poi a letto.
24 Settembre
Partiamo da George e ci immettiamo sulla famosa Garden Route, cercando
di godere dei paesaggi che questa strada, una delle più belle al mondo,
sembra potere garantire. Ci fermiamo ogni tanto per scattare qualche
fotografia, favoriti anche dalla bella giornata. Sul tratto che
percorriamo affianchiamo talvolta l'unico binario su cui procede
lentamente l'Outeniqua Choo-Tjoe, il trenino su cui non abbiamo potuto
salire. Per alcuni tratti, la striscia di ferro si addentra verso verdi
foreste che circondano laghi più o meno grandi e corsi d'acqua,
aumentando il nostro rimpianto per la mancata scampagnata ferroviaria.
Poco dopo avere superato il tossicchiante treno, partito prima di noi,
all'altezza di un passaggio a livello decidiamo di fermarci per scattare
una fotografia, ammirandolo così da vicino e salutando, ricambiati, i
divertiti passeggeri.
Il tragitto che ci conduce a Knysna è senz'altro bello, ma dopo avere
sentito migliaia di entusiastiche parole sulla Garden Route,
sinceramente ci aspettavamo qualcosa di più. Arriviamo a Knysna in tempo
per riservare un posto sul battello che ci farà scoprire, con una visita
di quattro ore, l'omonima laguna e la Featherbed Nature Reserve. Appena
saliti sull'imbarcazione ci vengono illustrate le modalità con cui si
effettuerà il tour. Scopriamo così con disappunto che una buona
ora sarà
riservata al pranzo che sarà servito, per chi lo desidera, al ristorante
che si trova all'interno della riserva. Noi che c'eravamo preparati i
nostri panini per sfamarci, dobbiamo quindi attendere che la maggioranza
dei partecipanti consumi il proprio pasto. Nell'attesa facciamo un
giretto nei dintorni della riserva, facendo conoscenza con il Knysna
lourie (il turaco di Knysna), ed il blue duiker (il cefalofo blu). Si
tratta, nel primo caso, di uno splendido volatile con le piume verdi e
una simpatica cresta che, una volta in volo, mostra dei riflessi
rossastri sulle estremità dell'ala. Il secondo animale invece è
la più
piccola tra tutte le antilopi e la sua andatura è estremamente veloce
ed
irrequieta. Purtroppo, in entrambi i casi, questi esseri sono qui
confinati all'interno di piccole aree recintate e fa un po' pena vederli
costretti in così angusti spazi.
Dopo che i nostri compagni di viaggio hanno terminato il loro pranzo,
finalmente partiamo per la visita. Saliamo su un camioncino con trazione
integrale che ci conduce lungo una ripida stradina alla scoperta di
questa riserva. Ci fermiamo su una piattaforma lignea per ammirare la
veduta sulla laguna, chiusa tra le braccia di due scogliere chiamate The
Heads; il nostro accompagnatore ci racconta della pericolosità di questo
imbocco di mare con le onde dell'oceano sempre pronte a ricordare la
loro potenza alle imbarcazioni in transito. Una volta giunti alla
sommità della collina, siamo liberi di ridiscendere a piedi lungo un
facile sentiero che si snoda attraverso la costa. Da qui ammiriamo
strane formazioni rocciose, scure grotte e belle vedute sulla laguna, il
tutto condito dalle battute del nostro accompagnatore, evidentemente
apprezzate dagli altri turisti, che invece lasciano noi del tutto
indifferenti. Alla fine della gita, io e Alessandra, in fase di
commento, ci troviamo concordi nel ritenere la stessa un po' troppo
turistica e commerciale: in altre parole ci siamo trovati un po' a
disagio nel dovere seguire i ritmi di altre persone, dopo esserci
abituati ad organizzare da soli ed in tutta libertà le nostre tappe.
Prima di andare al B&B, ci concediamo un breve giro al Waterfront
locale, un centro commerciale decisamente più limitato rispetto a quello
omonimo di Cape Town. La serata si conclude con una buona cena a lume di
candela in un ristorante del centro di Knysna.
25 Settembre
Lasciamo Knysna svoltando immediatamente sulla R339 in direzione del
Prince Alfred's pass, un valico di montagna che garantisce vedute
spettacolari. La strada, inizialmente, presenta l'altro aspetto di
Knysna, quello nascosto agli occhi del turista, fatto di gente che vive
ai margini della società, di casupole e baracche di legno e lamiera,
probabilmente in condizioni igieniche non accettabili. Poco dopo aver
superato la township, la strada si fa sterrata, alternando tratti di
ghiaia e terra battuta; ci inoltriamo in una foresta con pini ed
eucalipti, notando qua e là qualche timido cartello che invita a
sperimentare i trekking di questa riserva, all'interno della quale
risiede ancora qualche raro esemplare di elefante di Knysna. La
vegetazione in alcuni tratti è talmente fitta e rigogliosa da sovrastare
la strada, formando un tunnel verde in cui solo raramente riescono a
filtrare i raggi del sole. Purtroppo, a causa dell'ora un po' tarda,
delle buche sul fondo stradale, ma soprattutto dello scarso livello di
carburante, impossibile da trovare proseguendo lungo il passo,
all'altezza dell'incrocio con la R340 decidiamo di ritornare verso la
costa sulla Garden Route.
Ci fermiamo a Plettenberg Bay, località di mare che precede di poco il
parco Tsitsikamma, anticipandone alcune belle vedute ed altri suggestivi
scenari. Dalla via principale che attraversa la città, dopo avere fatto
bere la nostra vettura, sterziamo un po' a casaccio su una via laterale,
alla ricerca di un posto dove rilassarci per un paio d'ore. Arriviamo
così su una strada chiusa che domina dall'alto un'ampia spiaggia, verso
la quale ci dirigiamo. La bella e calda giornata ha favorito l'afflusso
di un buon quantitativo di persone, soprattutto gruppi di giovani e
famiglie con bambini. La presenza di un poliziotto in regolare divisa,
se da una parte ci tranquillizza, dall'altra ci fa dubitare sulla
sicurezza di questo posto, soprattutto in relazione al fatto che abbiamo
la macchina parcheggiata a qualche centinaio di metri. Però ormai
abbiamo steso il telo da bagno e, crogiolati sotto questo splendido sole
che procura un gradevole tepore, le nostre preoccupazioni si dissolvono
velocemente. Aromi di creme solari, spruzzi di acqua dell'oceano, giochi
di bambini, richiami di mamme apprensive, timidi baci da adolescenti: in
Sudafrica si respira già aria di estate!
Un veloce pranzo seduti al bar della spiaggia, una passeggiata lungo la
via principale del paese costellata da numerosi negozi e siamo già
pronti per ripartire. Ci immettiamo di nuovo sulla Garden Route ed
all'altezza di The Crags, in corrispondenza dell'inizio di un tratto a
pagamento, deviamo lungo la R102 che si addentra nella Nature's Valley,
già all'interno dello Tsitsikamma National Park. Gli scenari che questo
percorso offre sono molto vari; la strada si snoda nel cuore di una
fitta vegetazione in cui enormi liane penzolano ovunque, salvo poi
aprirsi per attraversare gole profonde e poi di nuovo immettersi nella
fitta boscaglia. Ogni tanto qualche intrepido babbuino sembra voler
vigilare il percorso, noncurante delle poche automobili che transitano.
La natura lussureggiante ci invoglia a scattare qualche fotografia e
così, in corrispondenza dell'attraversamento di un ponte su un fiume,
fermiamo la macchina per portarci a casa un pezzo di foresta, anche se
solo su carta. Pur indaffarati a cercare l'inquadratura più originale,
sia io che Alessandra distinguiamo nitidamente un fischio, che entrambi
riconosciamo essere lo stesso prodotto dal Knysna lourie visto ieri alla
Featherbed Reserve. "Da qualche parte dovrà pur nascondersi!",
ci
diciamo a vicenda, scrutando tra le intricate fronde di maestosi alberi,
quando all'improvviso un nuovo verso, stavolta accompagnato dal librarsi
di ali verdi a risvolti rossi, ci porta al cospetto dello splendido
turaco finalmente libero.
Contenti per l'avvistamento, proseguiamo e dopo qualche chilometro siamo
di nuovo sulla N2. Ormai la giornata volge al temine e non rimane altro
che dirigerci verso il B&B che avevamo prenotato in mattinata. Quando
scarichiamo i bagagli ci accorgiamo di quanta polvere sia entrata nella
macchina e le nostre borse da viaggio, una volta nere ed ora color
cenere, ne sono buone testimoni. Il posto dove dormiremo questa sera si
trova oltre l'entrata dello Tsitsikamma ed è abbastanza lontano da
centri abitati; forse proprio per questo ci viene chiesto se vogliamo
approfittare della cena che verrà servita tra un'oretta. Accettiamo e
dopo un po' ci ritroviamo in compagnia di altre due coppie nella sala da
pranzo, una semplice stanza attigua alla cucina, dove fa bella mostra di
sé una grande griglia sulla quale sono adagiate delle sberle di carne
alte tre dita. "Ed io dovrei mangiare tutta quella roba lì?",
si
schermisce Alessandra. "Beh, mangerai quello che ti va!", la rassicuro,
pregustando già l'assalto ai suoi avanzi. Come al solito ordiniamo un
bicchiere di vino, stavolta un rosso corposo da abbinare alla pietanza,
e aspettiamo di essere serviti. L'attesa è piuttosto lunga, ma quando
arriva il piatto inizia la festa. Il coltello seghettato affonda senza
pietà sulla tenera polpa, che rilascia profumo di brace e spezie;
assaggio un primo boccone che lentamente si scioglie sotto il lento
movimento dei miei denti. L'operazione continua in un delicato silenzio,
fino a quando anche le mani intervengono per sollevare l'osso e per
agevolare l'assaggio degli ultimi brandelli di carne. Poi il mio sguardo
si volge verso Alessandra, anche lei impegnata nell'assalto alla
costata. Le ci vorrà un po' più di tempo, ma alla fine anche sul
suo
piatto non rimarrà che uno spoglio osso, mandando a rotoli i miei
progetti per un succulento seppur parziale bis. Alessandra ora è
veramente piena; io, invece, senza vergogna - un po' come Bill Gates
quando afferma che Windows è un sistema sicuro - ho la faccia tosta di
ordinare anche il dolce, uno strano composto in cui pezzi di frutta
galleggiano stancamente su una crema marroncina. A questo punto non
rimane altro che prendere la via del letto!
26 Settembre
L'aria fresca sale dall'Oceano ed insieme ad un timido sole ci offre il
benvenuto al nuovo giorno. Percorriamo a ritroso per qualche chilometro
la N2 per raggiungere l'ingresso dello Tsistsikamma National Park. Qui
scendiamo lungo una stradina che conduce allo Storms River Rest Camp,
punto di partenza del famoso Otter Trail, un cammino che attraversa la
costa per qualche decina di chilometri, da effettuarsi in cinque giorni.
Lasciamo la macchina al parcheggio e ci muoviamo lungo il sentiero, il
cui primo tratto fino alla cascata è percorribile da tutti. Un cartello
avverte che il percorso è difficile e riservato a persone allenate, e
noi lo siamo, o meglio ce ne autoconvinciamo! In effetti, il primo
tratto in mezzo al bosco è piuttosto tranquillo, con incredibili
intrecci di radici dalle quali scaturiscono enormi fusti sui quali sono
appese lunghe liane. Nel buio della vegetazione ci fanno compagnia
bruchi neri e millepiedi dalle spropositate dimensioni, per lasciare poi
il posto ad eleganti farfalle e simpatici volatili quando il sentiero si
apre di nuovo sulla costa, dove la flora cresce spontanea e rigogliosa.
All'improvviso, la pista si apre su un'ampia scogliera e la via sembra
procedere lungo uno stretto cunicolo, dove un verme marrone, brutto e
bavoso ci sconsiglia di inoltrarci. Finalmente, dopo un momento di
smarrimento, scorgiamo un'orma gialla disegnata su uno scoglio, la quale
ci suggerisce il giusto percorso da affrontare comunque con qualche
attenzione. Dopo circa un'ora e mezza giungiamo alla cascata, dove
sostiamo un po' prima di fare ritorno lungo la stessa via.
Ci spostiamo in seguito verso il centro visitatori, da cui parte un
nuovo sentiero, decisamente più frequentato, che conduce ad un ponte
sospeso, il quale si affaccia su una gola scavata nei millenni dalla
forza delle acque. Il ponte è costituito da una passerella in legno alta
7 metri e lunga 77 che traballa allegramente al nostro passaggio; ad
attenderci all'altro capo una foca che sonnecchia placidamente su uno
scoglio.
Ci fermiamo a mangiare un boccone al ristorante del parco per poi
riprendere poco dopo la macchina e proseguire il nostro viaggio.
Torniamo sulla N2 facendo una tirata fino a Port Elizabeth e proseguendo
poi verso Nord in direzione dell'Addo Elephant Park. Lasciata la costa,
la vegetazione si fa decisamente più arida ed i colori vivaci che
abbiamo ammirato fino a un paio di ore fa, lasciano il posto a tonalità
più spente; le strade sembrano meno curate e non a caso anche il sole
si
spegne per lasciare posto ad un velo grigiastro. Nel tardo pomeriggio
arriviamo al Cosmos Cuisine, una sistemazione piuttosto lussuosa nel
mezzo di Sunland, un paesino attraversato da una ferrovia che sembra
sprizzare malinconia da tutti i pori. Dopo una rinfrescante doccia
restiamo all'interno di questa struttura ricettiva per consumare la
cena. Prima di sederci al tavolo assaggiamo un aperitivo nel cortile
interno della casa, sul quale si affacciano anche gli enormi impianti di
condizionamento, che ci ricordano che tra qualche mese qua si
supereranno i cinquanta gradi. La cena è di ottima qualità e di
modesta
quantità, ma dopo le performance di ieri sera va bene anche così.
27 Settembre
Anche questa mattina abbiamo la sorpresa di trovare la nostra macchina
pulita, togliendoci così la soddisfazione (si fa per dire) di
fotografarla alla fine del viaggio per mostrare le pessime condizioni in
cui l'avremmo consegnata. E comunque la vettura è pronta per sporcarsi
nuovamente, se è vero che tra pochi minuti saremo all'Addo Elephant
Park, dove anche oggi transiteremo sulle gravel road, le strade
sterrate. Come da copione il primo animale avvistato è uno struzzo, di
casa ovunque in Sudafrica. Poi, in lontananza, scorgiamo tra i cespugli
una sagoma il cui colore varia dal grigio al marroncino. Ci aiutiamo con
il binocolo per scoprire di avere fatto conoscenza anche con il
facocero, mai visto in precedenza. Questo esemplare è piuttosto grande
e
se ne sta solo con le sue grandi zanne e gli enormi baffi in bella
evidenza.
Sulle stradine del parco ogni tanto si intravede qualche antilope, ma la
giornata dovrebbe essere dedicata agli animali a cui il parco è
intitolato. Ad un certo punto notiamo una fila di macchine ferme dietro
una camionetta. Attendiamo un po', ipotizzando che in zona ci dovrebbe
essere qualcosa di interessante. Infatti. Da dietro la camionetta fanno
la loro comparsa i primi enormi elefanti che attraversano la strada
tranquilli e indisturbati (e vorrei vedere che fosse altrimenti).
L'emozione è enorme; la bellezza e l'imponenza di queste bestie è
qualcosa che puoi valutare ed apprezzare solamente dal vivo. Peccato
solo che tutta la gente che si è fermata non ci consente di effettuare
con la dovuta calma il nostro reportage. Poco male. Infatti, come ci è
stato spiegato, i migliori avvistamenti si hanno in corrispondenza delle
pozze d'acqua nelle quali gli elefanti vanno ad abbeverarsi. Finalmente
troviamo una di queste pozze, a cui si accede da un sentiero che
attraversa un piccolo boschetto. Qui, mentre cammino, vedo penzolare
qualcosa da un ramo di un albero. Alzo lo sguardo e mi trovo di fronte
ad una scimmietta, una vervet monkey, tutta intenta ad osservare la
gente che passa. Dopo pochi metri la stradina termina e ci troviamo
dinanzi ad una recinzione lignea con poche fessure, che funge da punto
di avvistamento. Immediatamente ci accaparriamo una di queste aperture,
dalle quali osserviamo affascinati lo show. Intorno alla pozza tre
elefanti giocano con l'acqua, la cercano con la proboscide e poi la
soffiano in alto creando una pioggia sotto la quale si rinfrescano. Noi
e gli altri visitatori rimaniamo in religioso silenzio, apprezzando
ancor di più gli sciabordii ed i barriti che ogni tanto gli animali
rilasciano. Improvvisamente, da dietro un cespuglio, anche un kudu
sembra voler entrare in scena; il suo muso rimane immobile per alcuni
minuti, probabilmente nella speranza che gli elefanti se ne vadano,
lasciandogli così via libera. La sua attesa è però vana;
gli elefanti
monopolizzano lo specchio d'acqua ed un rumore, ma forse è un loro
movimento troppo rapido, gli consigliano una veloce fuga. Lo seguo con
il binocolo per qualche metro, fino a che la savana non torna ad
inghiottirlo. Le macchine fotografiche scattano ad un ritmo frenetico:
alla fine della giornata ci accorgeremo di avere consumato almeno un
paio di rullini solo per foto ad elefanti! Non per niente, dopo questa
prima pozza, ne troviamo un'altra con un numero ancora maggiore di
esemplari; inoltre cammin facendo un altro gruppo ci attraversa la
strada, facendoci ulteriormente constatare quanto è bello vedere da
vicino ed in libertà questi splendidi animali. Dedichiamo tutta la
mattina alla perlustrazione del parco e nel nostro cammino incontriamo
anche tartarughe giganti, altri facoceri, le solite antilopi, ed un
altro animale non ben identificato, forse uno sciacallo, il quale gira
con fare circospetto ai margini di una stretta mulattiera. Usciamo dalla
riserva decisamente soddisfatti ed ancora emozionati per le immagini che
ancora a lungo albergheranno nella nostra testa. Però è di nuovo
ora di
spostarsi.
La N10 ti sbatte in faccia il Karoo così come è. Arido, spoglio,
deserto. Anche il termometro della macchina ne è testimone, indicando
sei gradi in più di quelli che segnava solo un'ora fa. Accendiamo pure
l'aria condizionata. Solo qualche manciata di cactus, intervallati da
superbe piante di aloe con il loro caratteristico fiore rosso sulla
sommità, ci separano ormai da Cradock. Qui veniamo presto circondati
da
ragazzini, intenti a vendere riproduzioni di mulini a vento ed altri
oggetti fatti con fili di ferro intrecciati. Il nostro albergo per
questa sera è il Victoria Manor, decisamente demodè e piuttosto
kitsch.
Tra l'altro, a ben vederlo, sembra più un vecchio bordello pieno di cose
antiche di dubbio gusto che fanno bella mostra di sé: quadri di donna,
arazzi, vasi di fiori e argenteria varia, in mezzo ai quali spiccano
coppie di coperchi di portata appesi al muro che sembrano voler
riprodurre un generoso seno femminile. Prima di cena, la gestrice di
questa vecchia casa ci invita ad un concerto presso la chiesa locale.
Accettiamo di buon grado, accorgendoci poi presto di essere finiti in
una rappresentazione acchiappa turisti, dove due giovanotti locali, che
comunque se la cavano egregiamente, eseguono per un'oretta canti in
inglese ed afrikaan.
Una caratteristica che spesso abbiamo osservato nei ristoranti
sudafricani è la presenza di un numero esagerato di camerieri. Questa
sera è quasi esasperante vederne tanti che quasi si pestano i piedi.
La
cosa che ci fa sorridere sta nel fatto che poi la cena è a buffet! Ogni
minuto passa un cameriere che ci chiede se tutto è a posto; chiedono
anche se vogliamo ordinare immediatamente il dessert oppure attendere
qualche attimo. La seconda, pensiamo noi, ma non è così facile!
Infatti
quando per la terza volta un diverso cameriere ci chiede la stessa cosa,
ormai per sfinimento rispondiamo "Okay, let's have dessert!".
**Cradock, ore 23.00**
Alessandra: Ma l'hai visto l'elefante con tre zampe?
Marco: Mah, da quanto mi risulta l'elefante ha quattro zampe!
A: Ma no, tre zampe posteriori!
M: Mah, da quanto mi risulta l'elefante ha due zampe posteriori!
A: Mmh, TRE zampe posteriori, capisci cosa intendo?
M: Okay, posso immaginare, e comunque non l'ho visto!
A: Ma era enorme!
M: Fammi capire, Alle. E` un velata lamentela sulle mie dimensioni "normali"?
A: Ma no! Facevo così per dire!
M: Ah, okay. Buonanotte.
A: Buonanotte.
28 Settembre
Lasciamo Cradock per arrivare dopo poca strada al Mountain Zebra
National Park. Intorno a noi il Karoo ci offre paesaggi con montagne
prive di vegetazione alternate a vallate ugualmente deserte e brulle,
dove solo alcuni cespugli, unitamente a qualche ciuffo d'erba appassita,
si intravedono qua e là. L'ingresso del parco ci conduce su una strada
sterrata nel cuore di questi paesaggi finalmente africani, con le solite
antilopi che ogni tanto si intravedono nascoste tra i rovi secchi. Il
sole troneggia sul cielo terso ed un'aria fresca rende la temperatura
decisamente sopportabile. Conduciamo la macchina su tutte le stradine
che attraversano il parco, ma stranamente solo in un paio di occasioni
riusciamo a scorgere in lontananza qualche zebra. Comunque non importa,
la bellezza del paesaggio è sufficiente a giustificare una visita a
questa riserva. Una breve sosta al centro visitatori per un panino, poi
ancora in macchina, destinazione Graaf Reinet. Imbocchiamo la R61,
intorno a noi il deserto; solo qualche coraggiosa scimmietta ogni tanto
attraversa la strada segnalando la propria presenza.
Arriviamo a Graaf Reinet a metà pomeriggio. Dato che domani vorremmo
partire di buon'ora per l'avvicinamento a Cape Town, decidiamo di
proseguire immediatamente per la Valley of Desolation, pochi chilometri
oltre la città, la quale presenta un'insieme di formazioni rocciose
decisamente spettacolari, risultato delle forze erosive e vulcaniche che
la natura ha prodotto nel corso di milioni e milioni di anni. Si sale
per una stradina asfaltata ed avanzando sembra che invece il tempo
scorra all'indietro rivelando scenari preistorici; anche uno strano
animale, a cavallo tra una lucertola ed un coccodrillo, segnala la sua
presenza attraversando improvvisamente la strada e dileguandosi prima
che lo scatto della macchina fotografica lo possa immortalare. Scoprirò
poi in seguito che il suo nome è Pseudocordylus microlepidotus
fasciatus, per gli amici East Cape Crag Lizard. Prima di fermare la
macchina presso un punto di osservazione chiamato Toposcope, da cui si
ammira la forma circolare di Graaf-Reinet, incastonata tra le aride
montagne del Karoo, il mio occhio cade preoccupato sulla spia accesa
della benzina. Avrei giurato che fino a dieci minuti fa ci rimanesse
ancora una tacchetta prima di quella indicante lo zero, invece ora la
lancetta è sovrapposta proprio a quest'ultima! Vorrei non informare
della questione Alessandra, ma sono costretto a farlo, in quanto le devo
chiedere di percorrere a piedi l'ultimo tratto di strada asfaltata -
circa un chilometro - prima dell'inizio del sentiero che si affaccia
sulla valle, al fine di preservare anche il minimo goccio di benzina. Lo
sguardo di Alessandra è un concentrato di stupore e incredulità
e sono
sicuro che nella sua testa sta pensando giustamente "Marco, sei grullo
o
mi stai prendendo in giro?", e purtroppo non la sto prendendo in giro.
Mi chiede il perché del mancato rifornimento in paese, ma sono quelle
domande a cui non sai dare una risposta logica e sensata, perché non
c'è, e allora le propongo di non preoccuparsi e di godere di questi
scenari incantevoli. Ed effettivamente, inoltrandoci lungo il percorso,
appare presto ai nostri occhi un'ampia vallata deserta e silenziosa su
cui si ergono enormi colonne di pietra, rivelando per questo luogo un
impatto scenografico degno di un'ambientazione cinematografica. La
Lonely Planet lo dice, in un posto così ci si vorrebbe trasformare in
un'aquila, volando nel cielo alla ricerca di magia, silenzio e libertà,
assaporando il gusto di avere il mondo ai tuoi piedi. Proseguiamo lungo
la via sterrata, ben segnata ed evidenziata da cartelli che riportano
anche la vegetazione presente, affacciandoci ogni tanto sugli alti
dirupi per ammirare, non senza paura, il panorama sottostante. Ma è ora
di tornare alla realtà, così percorriamo a ritroso la strada
incamminandoci verso la macchina. Mi siedo un po' preoccupato nel posto
di guida e giro la chiavetta di accensione facendo rombare il motore.
"Beh, almeno la macchina si è avviata!", penso io, innestando
la prima e
muovendo la macchina verso i primi tornanti della discesa. Da questo
punto in poi ha inizio un abile gioco di folle, freno, alternanza tra
marce alte e basse che fortunatamente ci permette di arrivare fino al
primo distributore della città.
Passata la paura, andiamo verso il bed and breakfast che avevamo
riservato in mattinata, l'Avondrust Guest House, carino ed accogliente.
Facciamo due chiacchiere davanti ad una tazza di te con una coppia di
ragazzi tedeschi, anch'essi ospiti della struttura, e con i padroni di
casa, importunati dal loro enorme cane, il quale tenta di convincere
qualcuno a passargli un biscotto, talvolta con occhi dolci altre volte
con un implorante brontolio. Per la cena facciamo riferimento all'unico
ristorante aperto in città, è domenica sera e molte strutture
sono
chiuse. Qui troviamo un'atmosfera molto soft, anche per il fatto che lo
sbadato ristoratore è anche l'unico cameriere; è anche simpatico
con
quel suo bel faccione sempre disposto al sorriso, ma la precisione non è
il suo forte, se è vero che per ben due volte ci serve una portata
sbagliata.
29 Settembre
Dato che la padrona di casa ci ha parlato bene della riserva naturale di
Graaf Reinet, ci dirigiamo di buon'ora verso questa tenuta ad ingresso
gratuito. In realtà, noi speriamo di riuscire finalmente ad osservare
abbastanza da vicino le zebre di montagna, che fino ad ora abbiamo visto
più volte, ma sempre da una certa distanza. Purtroppo anche oggi la
nostra aspettativa va delusa. La riserva ha un'estensione territoriale
piuttosto limitata, soprattutto se confrontata con i grandi parchi che
abbiamo visitato in questi ultimi giorni, e questo dovrebbe deporre a
favore di un agevole avvistamento degli animali. Purtroppo, per noi non
è così. Infatti riusciamo a scorgere qualche antilope, una coppia
di
bufali in lontananza, ma della zebra neanche l'ombra. Probabilmente
anche la fretta non ci aiuta, in quanto oggi dobbiamo comunque
percorrere molti chilometri per avvicinarci a Cape Town. Siamo quasi
alla fine del nostro viaggio, ed il silenzio che alberga all'interno
della nostra vettura ne è buon testimone, rivelando da una parte la
nostra tristezza, dall'altra anche un po' di stanchezza accumulata.
Percorriamo strade poco trafficate, cercando alla radio qualche canzone
che ci tenga un po' di compagnia: oggi però le uniche musiche che
vengono diffuse sono le sigle dei notiziari trasmessi in Afrikaan. Così,
in silenzio, attraversiamo posti il cui nome probabilmente scorderemo
ben presto, Aberdeen, Willowmore, De Rust, fino ad arrivare all'ora di
pranzo alla più famosa città di Oudtshoorn, resa celebre dalle
sue
fattorie dove, probabilmente più di ogni altra parte, si allevano gli
struzzi. Buona parte dell'economia locale è basata su questo enorme
volatile, di cui si possono mettere in commercio le piume, le uova, la
carne ed anche i polmoni, se è vero come è vero che esistono anche
vere
e proprie corse in sella agli struzzi. In realtà la nostra sosta è
più
che altro fisiologica, consentendoci di spezzare il lungo viaggio
odierno per potere fare due passi e per mettere nello stomaco un po' di
carne, di struzzo naturalmente.
La nostra tappa prosegue lungo la Route 62, strada che collega
Oudtshoorn a Robertson, reclamizzata nei depliant locali come la strada
dei vini più lunga del mondo. Questa via percorre il Little Karoo,
affiancando dapprima brulle e secche montagne, ed in seguito gentili e
verdeggianti colline. Effettivamente in pochi chilometri di strada, i
colori aridi e asciutti che abbiamo ammirato negli ultimi giorni,
lasciano di nuovo spazio a sfumature brillanti e vivaci in cui spiccano
i fiori gialli nei verdi prati e la vite con gli altri alberi da frutto
impazienti di mostrare le loro splendide fioriture.
Prima di arrivare a Montagu, ci fermiamo a scattare una foto al Ronnie's
Shop, niente più che un isolato pub di campagna, divenuto però
famoso
dopo che gli amici burloni di Ronnie si divertirono a verniciare la
parola Sex in mezzo alle altre due, fornendo al turista di passaggio un
invitante richiamo. A Montagu facciamo sosta all'Airlies Guest House,
una bella casa sulla via principale della città, dove siamo gli unici
e
riveriti ospiti.
30 Settembre
A colazione Tielman, il baffuto padrone di casa, ci accoglie nel
soggiorno con le note di "Besame mucho". "Ho voluto darvi il
buongiorno
con una melodia italiana!", dichiara tutto contento, palesando una
limitata cultura musicale che non avrei sospettato, con quella faccia da
professore che si ritrova. Invece ai fornelli Tielman, o chi per lui, ci
sa fare, servendoci una deliziosa e abbondante colazione a base di uova,
funghi, bacon e frutta fresca.
Salutiamo il nostro amico e montiamo di nuovo in macchina. Ci resta
ormai da percorrere solo l'ultimo tratto della R62; incontriamo quasi
subito, dopo l'uscita da Montagu, il tratto di strada che prevede il
passaggio sotto un arco di roccia, immortalato su vari depliant che
illustrano questa strada. Ormai stiamo per abbandonare il Karoo per
tornare nelle vicinanze di Città del Capo, che abbiamo lasciato ormai
una decina di giorni fa. Prima però del nostro rientro in città,
decidiamo di fare una breve sosta nelle Winelands, una delle zone di
maggiore produzione vinicola in Sudafrica. Ci sono diversi centri con
cantine aperte alle visite dei turisti, Paarl, Franschoek, Wellington
tra le altre. Noi decidiamo di fermarci a Stellenbosch. Dopo una breve
passeggiata in centro, ci dirigiamo verso la cantina Spier. Questa, come
molte altre dei dintorni, è assolutamente organizzata per intrattenere
il visitatore. C'è un enorme parco dove rilassarsi e fare picnic; ci
sono ristoranti, pub, negozi d'artigianato con donne che lavorano al
telaio e producono bellissimi e coloratissimi tappeti; c'è anche un'area
zoo dove alcuni ghepardi si lasciano accarezzare e coccolare come veri
gattoni d'appartamento. Ah, tra le altre cose c'è anche la cantina, dove
decidiamo di comprare qualche bottiglia. D'altronde ci sembra d'obbligo,
dopo averli gustati più volte, offrire al nostro rientro un assaggio
di
questi splendidi vini, magari accompagnati da carne di struzzo per
ricordare fino in fondo questa nostra luna di miele sudafricana. Tra
tutti, quello che ci è piaciuto di più è il sauvignon blanc,
piuttosto
leggero e leggermente aromatizzato. Dopo avere acquistato un paio di
confezioni, guardiamo l'orologio e sconsolati ci convinciamo a salire
per l'ultima volta in macchina a percorrere l'ultimo tratto di strada.
Arriviamo in aeroporto troppo velocemente. Sistemiamo i bagagli sui
carrelli, chiedendoci se ci consentiranno di trasportare tutto quel peso
sull'aereo. Consegniamo la macchina, facciamo il check-in, compriamo un
po' di ricordini per non scontentare nessuno ed attendiamo l'imbarco
sull'aereo. "Non ci faranno mai passare!", mi lamento con Alessandra,
sicuro che qualche perfida hostess noti i nostri mille fagotti, da cui
spuntano bottiglie, ceste in legno, binocoli e chi più ne ha più
ne
metta. "Tranquillo, Marco, sistemo tutto io!", mi rassicura Alessandra
che, in un batter d'occhio, fa scomparire tutte queste cianfrusaglie
all'interno del suo zaino, facendomi stupire per l'ennesima volta della
sua capacità organizzativa. Com'è come non è, alla fine
ci imbarcano
entrambi sull'aereo, che poco dopo decolla verso Londra.
1 Ottobre
Arriviamo a Londra e qui dobbiamo attendere qualche ora per la
coincidenza per Bologna. Cerchiamo di ingannare il tempo un po'
dormicchiando, un po' girando per i vari duty-free, fino a che non viene
annunciato il nostro volo. Si torna veramente a casa.
All'arrivo all'aeroporto ritiriamo i bagagli e tristemente ci avviamo
verso l'uscita, nulla da dichiarare ovviamente. Distrattamente getto in
un cestone una cartaccia che mi era rimasta in mano.
**Bologna, ore 17.00**
Addetto Alla Termodistruzione: Pensa di fare il furbo lei?
Marco: Io in realtà ho solo gettato via una cartaccia!
AAT: Ma non vede che questo è il bidone per i rifiuti che vanno alla
termodistruzione?
M: In realtà mi sembra un comunissimo cestone di colore blu per i
rifiuti!
AAT: Ma se c'è una scritta grande come una casa!
M: Ah, la vedo adesso! Effettivamente la scritta c'è, ma è rivolta
verso
la parete! Non posso certo immaginarmi che sia un contenitore per
rifiuti speciali!
AAT: Ah, allora vuole avere ragione, lei. Lasciamo stare, valà!
M: No, non si preoccupi, non voglio avere ragione. Ho solo capito una
cosa, sono tornato in Italia!
All'uscita dall'aeroporto un tassista si scaglia con mille invettive
verso un automobilista che a sua detta stava procedendo troppo
lentamente. Forse più di altre volte il rientro è traumatico.
Comunque,
la vacanza, viaggio di nozze o luna di miele, che dir si voglia, è
decisamente finita. Viene un po' da sorridere, pensando che adesso
inizia un viaggio ben più lungo