Sud Africa

Settembre 2003

di Al Michelàs
http://members.xoom.virgilio.it/macatel/

Come da remota promessa, eccoci qua con la rece del nostro viaggio di
nozze in Sudafrica. Non ci resta che augurarvi buona lettura!

14 Settembre
Ieri è stato un giorno stupendo. Di certo non una cosa da niente, anzi, una di quelle che (solitamente) fai una volta nella vita. Sì, insomma, io e Alessandra ci siamo sposati. La festa è stata bella, sembrava che tutti fossero a proprio agio, e questo è quello che speravamo. Allegria, gioia, spensieratezza, pur se tanti, in precedenza, ci avevano invitato a riflettere bene prima di compiere questo passo. E' poi comunque vero che in questo clima festoso ti ritrovi a baciare gente che non conosci, a sopportare gli scherzi degli amici, a girare lungo i tavoli per salutare gli invitati, perdendoti così le sontuose portate del ristorante. Ad un certo punto, mio m algrado, mi sono anche ritrovato alla testa di un trenino umano danzante che si muoveva sulle note di "A, e, i, o, u, ipsilon": nell'ultimo anno non mi ero mai vergognato tanto, neanche quando in un momento di follia acquistai un CD di Max Pezzali. Nonostante tutto ciò, lo confermo, ieri è stata una giornata splendida, soprattutto perché mi ha legato per la vita alla persona che amo. Anche oggi comunque è un giorno niente male: si parte per il viaggio di nozze, meta Sudafrica! La giornata sarà lunghissima. In fase di preparazione del viaggio non avevamo dato troppo peso al fatto che l'aereo partiva da Bologna alle 11.30 di mattina. Quindi alle 8 siamo già in piedi per affrontare questa nuova avventura. Il volo da Bologna arriva a Londra; qui cambiamo aeroporto (da Gatwick a Heathrow), attendiamo qualche ora e poi prendiamo l'aereo per Città del Capo.
15 Settembre
Il volo è stato lungo, ma tutto sommato il tempo è passato abbastanza velocemente, sarà stata la voglia di arrivare! Atterriamo verso le 8 di mattina e, dopo avere espletato le formalità doganali, ci rechiamo al banco della Europcar, per ritirare le chiavi della macchina che avevamo prenotato via Internet. Non vediamo l'ora di cominciare la nostra vacanza! Così, in fretta e furia, ci dirigiamo verso il Bed and Breakfast che avevamo riservato anch'esso via Internet per depositare i bagagli. L'alloggio è bello, ma sul sito faceva una figura decisamente migliore! Perdiamo un'oretta ad attendere che la stanza ci venga messa a disposizione ed in questo lasso di tempo riusciamo ad addormentarci su un divano. D'altronde è da più di ventiquattr'ore che siamo in movimento. Il programma per la giornata di oggi prevede una visita tranquilla al centro di Cape Town, proprio per non stancarci ulteriormente. Ma la giornata è molto bella, e sarebbe un peccato non approfittarne per salire sulla Table Mountain, la montagna che svetta nel centro della città, spesso avvolta in una tovaglia di nuvole. Oggi invece è completamente sgombra. Saliamo quindi con la cabinovia e passeggiamo tranquillamente per diversi sentieri che si irraggiano dalla sommità. Le vedute sulla città iniziano a farci assaporare il gusto di essere finalmente e veramente in viaggio. In breve raggiungiamo la gola di Plattenklip ed il Maclears Beacon, punto più alto dell'area metropolitana di Cape Town, con i suoi 1087 m. Gli occhi guardano l'Oceano, le gambe camminano su sentieri di montagna, la bocca respira aria pura. Iniziamo ad innamorarci di questa città. I primi animaletti che impariamo a conoscere sono le procavie; viene da ridere a pensare che sono imparentate con gli elefanti. Le vedremo poi spesso nel resto del nostro giro, soprattutto su scogliere e formazioni rocciose in genere. Ci sono poi svariati uccelli: alcuni sicuramente della famiglia dei colombi, altri dovrebbero essere storni neri con una striscia arancione sulla coda, i quali si divertono a zampettare sui tavoli del bar all'aperto che si trova sulla cima della montagna per tentare di sottrarre agli avventori un po' di cibo. Prima di salire, ci eravamo proposti di lasciare la Table Mountain percorrendo in discesa uno dei sentieri che riportano alla partenza della teleferica. Purtroppo si è fatto ormai tardi, o forse più realisticamente il nostro spirito pantofolaio prende il sopravvento; così compriamo anche il biglietto di ritorno e torniamo in macchina per dirigerci verso la spiaggia di Bloubergstrand. Arrivando verso questa località, che si trova a nord di Città del Capo, si apprezzano le imponenti forme della Table Mountain, quelle che chiunque abbia dato un'occhiata ad un po' di depliant sulla città non fatica a riconoscere. La spiaggia ci offre una sabbia bianchissima e morbida, sulla quale per qualche minuto riusciamo a schiacciare un pisolino. Poi, un vento forte e abbastanza fresco ci sveglia e ci induce a seguire lo spettacolo dei kite-surfer, ragazzoni locali che utilizzano un surf a cui è attaccato con delle corde un aquilone che permette loro di sfidare l'Oceano, librandosi in volo per qualche secondo dopo avere valicato le sue maestose onde. Deve essere molto divertente questo sport, ma non è male neanche rimanere a guardarlo, soprattutto quando il sole sembra volere andare a tuffarsi nell'acqua, decidendo di perdersi all'Orizzonte e offrendoci un suggestivo tramonto, con le sagome umane che sembrano diventare figure di un cartone animato. Nel frattempo però il vento si è fatto freddo, d'altronde siamo solo all'inizio della primavera a queste latitudini; decidiamo quindi di cercare un ristorante e, come spesso accade, la Lonely Planet è buona suggeritrice: la cena da Teo è veramente ottima e abbondante, spaziando dalla carne al pesce. Quando torniamo al B&B fa già buio da un po' e solo una doccia ci separa dal meritato riposo.
16 Settembre
La seconda mattina a Cape Town ci accoglie con un cielo plumbeo, ma noi confidiamo nella variabilità meteorologica che caratterizza la città in questo periodo, decidendo di spostarci verso Cape Point ed il Capo di Buona Speranza, attraversando il Good Hope Nature Reserve, il primo dei parchi nazionali che visiteremo. E guarda caso, dopo pochi chilometri, il cielo si apre ed il sole inizia a fare capolino. Percorriamo la M6 sperando di riuscire a fare almeno un tratto del Chapman's Peak Drive per ammirare spettacolari panorami, almeno così assicurano tutte le guide. Purtroppo però la realtà conferma ciò che d'altronde sapevamo già, cioè che la strada è bloccata per lavori in corso. Svoltiamo la macchina e percorriamo così le strade più interne che non sono poi così male. Arrivati sulla costa facciamo una breve fermata a Witsand Bay, una bellissima spiaggia con sabbia bianchissima da sembrare farina. Il cielo si fa sempre più limpido ed anche il sole si fa sentire, anche se il vento soffia forte. L'entrata al parco ci vede piuttosto emozionati. La possibilità di vedere dal vivo animali conosciuti solo sui libri ci riempie di gioia; infatti raggiungiamo velocemente l'orgasmo quando sorprendiamo una coppia di struzzi sulla strada, è il nostro primo avvistamento! In realtà non immaginiamo neanche lontanamente quanto proprio gli struzzi diverranno i nostri compagni di viaggio abituali nelle prossime due settimane: li vedi ovunque, sono un po' come da noi le galline! In ogni caso, decidiamo di percorrere un po' disordinatamente le strade che si addentrano nel parco e la scelta sembra rivelarsi azzeccata, dal momento che riusciamo a scorgere, pur dovendoci aiutare con il binocolo, una coppia di zebre del Capo. Comunque l'attrattiva maggiore del parco è la visita alle due punte, Cape Point e Cape of Good Hope che regalano scenari molto belli sul circostante Oceano. Dopo avere atteso che un gruppo di babbuini, del tutto indifferenti ai turisti, liberasse la strada, lasciamo il parco e ci dirigiamo lungo la parte orientale della costa, verso Simon's Town, dove, all'altezza di The Boulders, visitiamo la colonia di pinguini africani, i Jackass Penguins, così chiamati a causa del loro verso acuto, simile al raglio di un asino. I pinguini si muovono liberamente sulla spiaggia, mentre la visita viene effettuata passeggiando su una passerella in legno adeguatamente predisposta. Torniamo poi verso Città del Capo, seguendo alcune arterie interne lungo le quali anche i locali fanno ritorno a casa dopo una giornata di lavoro; il traffico è comunque scorrevole. Anche oggi si è ormai fatto tardi e decidiamo quindi di andare direttamente a cena senza passare da casa. La scelta oggi è quasi obbligata: dopo tanto mare diventa quasi d'obbligo mangiare del buon pesce. Ci fermiamo in un un ristorante della catena Ocean Basket, dove facciamo fuori una padella all'interno della quale non manca niente, dall'aragosta ai gamberetti, da molluschi vari a scampi e pesci diversi. La giornata è ormai agli sgoccioli; probabilmente la stanchezza, l'oscurità e forse anche un bicchiere di troppo ostacolano il nostro ritorno a casa. Facciamo fatica a trovare la strada e solo dopo qualche inversione e retromarcia imbocchiamo la direttrice giusta, non prima di esserci fatti dare la buonanotte da un piccolo cerbiatto impaurito e disperso, incontrato ad un certo punto sulla via.
17 Settembre
Anche questa mattina il programma prevede di spostarci dal centro di Cape Town; la meta è il West Coast National Park, un centinaio di chilometri più a nord. Uscendo tutto sommato facilmente dalla viabilità del centro, apprezziamo immediatamente la tranquillità della R27 che ci conduce a destinazione: le vetture sono poche, la corsia è molto ampia e permette agli automobilisti di spostarsi per favorire il sorpasso. Chi sorpassa poi ringrazia attivando le quattro frecce, è un'usanza normale da queste parti. Ci godiamo quindi la serenità di questa giornata, anche se un po' grigiastra: oltre le nuvole c'è il sole che però non si decide a fare capolino. La scelta di visitare questo parco, di certo non tra quelli più frequentati (stando almeno ai racconti di viaggio letti prima di partire), è dovuta al fatto che esso dovrebbe offrire, in questi mesi di inizio primavera, delle vedute strepitose sulla fioritura della costa occidentale. Purtroppo quest'anno le precipitazioni sono state alquanto scarse e la vegetazione non è così rigogliosa come speravamo. Il parco si estende su una superficie piuttosto ampia e la visita richiede tutta la giornata, anche perché durante la guida si è impegnati a cercare di individuare gli animali. Non solo. Tante tartarughe si divertono ad attraversare la strada, costringendo a rallentare ma soprattutto ricordando che se vuoi osservare la natura è giusto rispettarne anche i suoi tempi. Gli struzzi non si fanno di certo cercare, li trovi spesso ai bordi della strada; iniziamo anche a fare conoscenza con un goffo volatile grigiastro a pallini bianchi con la cresta colorata che somiglia ad una faraona. Lo troveremo poi molto spesso anch'esso sul ciglio delle strade o anche come animale da giardino. Il suo nome inglese è Guineafowl. E così, osservando qua e là, riusciamo ad avvistare vari animali, tra i quali diverse specie di antilopi (riconosciamo lo springbok e il bontebok) e zebre. La nostra attenzione cade anche su simpatici uccellini gialli, che poi scopriremo chiamarsi weaver, che costruiscono nidi tondi sui quali si aggrappano a testa in su. Raggiungiamo anche una postazione di avvistamento dalla quale è possibile osservare una colonia di splendidi fenicotteri rosa. Peccato che siano molto lontani. **West Coast National Park, ore 14.00**
Alessandra: Marco, guarda, c'è una balena!
Marco: Ma dai, Alle. Non vedi che è uno scoglio?
Alessandra: Scusa Marco, ma da quando in qua uno scoglio si muove?
Marco: Sì, si, okay. E` una balena! Tanto la vuoi sempre vinta tu! Dai,
passa il binocolo!
Alessandra: Tieni!
Marco: Orpo! Ma è davvero una balena! Fantastico!
Eh sì, davvero fantastico. Ed emozionante. Vedere una balena dove non avresti immaginato avvistarla. O meglio, noi sapevamo che questa è la stagione delle balene, ma ritenevamo di non essere nel luogo adatto, o comunque non ci pensavamo affatto. Ancora più emozionante è sedersi sullo scoglio ad aspettare per sentire il suo strido, o ancora accorgersi che dallo sfiatatoio esce una ricca fontanella d'acqua. Proprio come nei fumetti! Staremmo qua sugli scogli ad osservare per ore, ma ci accorgiamo che la marea lentamente sale: preferiamo quindi tornare in posti più sicuri per evitare brutte sorprese! Per il pranzo ci fermiamo in una casa in stile coloniale che funge da bar / ristorante. Nonostante molti degli avventori consumino il loro pasto nel giardino esterno, noi preferiamo entrare nella sala al caldo (c'è pure il camino acceso) per sfuggire al vento insistente. Assaggiamo carpaccio di struzzo e di springbok, ed il sapore non è niente male. Anche nel pomeriggio prosegue la visita al parco fino verso le 17.00, quando ormai stanchi ci dirigiamo verso Città del Capo. Raggiungiamo il Waterfront (immenso centro commerciale sul vecchio porto) che è già buio da un pezzo e la ricerca di un ristorante è l'ultima fatica che ci concediamo prima di una buona dormita.
18 Settembre
Ormai è quasi una costante. Il mattino ci sorprende con un tempo
incerto. Le nuvole sono grigie ed il cielo minaccia pioggia; siccome
però le previsioni anche per domani non promettono nessun miglioramento,
decidiamo ugualmente di seguire il programma di massima che avevamo
stabilito. Lungo belle strade raggiungiamo quindi i giardini botanici di
Kirstenbosch, tra i più belli al mondo. Neanche il tempo di fare il
biglietto e dirigerci verso il cancello di ingresso che si scatena un
violento temporale, dopo che invece qualche spiraglio di luce ci aveva
fatto sperare in un aggiustamento meteorologico. L'unica cosa che rimane
da fare è visitare le piante ospitate in una grande serra coperta, dove
trovano rifugio anche gli altri avventori del parco, tra i quali vi sono
due o tre classi di una scuola materna. Nel vedere la macchina
fotografica, i bambini si scatenano per farsi ritrarre con splendidi
sorrisi e noi accontentiamo i loro desideri.
Fortunatamente la pioggia cessa, o quantomeno diminuisce, così possiamo
dare inizio alla visita vera e propria. I colori del parco sono
fantastici, alcuni scorci sembrano quadri dipinti con maestria da abili
pittori. Rimaniamo circa un'oretta all'interno del parco ad ammirare
svariate specie di fiori e piante, oltre a qualche uccellino che ogni
tanto si posa su una protea e anch'esso si concede all'obiettivo della
macchina fotografica.
Lasciamo i giardini e ci dirigiamo al Waterfront per un giro tra i
negozi del centro commerciale. "Alle, ma tu non sei un po' stanca?",
chiedo sperando in una risposta affermativa. "Sì, effettivamente sono
state giornate assai intense". La strada verso il bed and breakfast la
conosciamo e così decidiamo di concederci un riposino di tre ore che
precede la cena presso l'Atlantic Express, un ristorantino ospitato
all'interno della carrozza di un vecchio treno.
19 Settembre
Questa mattina la dedichiamo alla visita del centro di Cape Town. Parcheggiamo l'automobile nei pressi del castello, dove si tiene anche un vivace mercato. La mattina è soleggiata e fresca, quel che serve per una bella passeggiata. L'itinerario è quello che ci suggerisce la Lonely Planet e pur non vedendo cose mirabolanti riusciamo a passare un paio d'ore veramente piacevoli. In particolare il quartiere musulmano e le sue casette multicolori regalano tinte molto simpatiche ed una tranquillità sorprendente soprattutto se paragonata al caos che abbiamo lasciato solo duecento metri prima. In realtà mi chiedo ancora se questa tranquillità non sia solo apparente, dopo che una vecchietta mi borbotta qualcosa e gesticola ad ampi cenni indicando la macchina fotografica che porto al collo, che interpreto come se mi dicesse "Ehi, bello, attento alla tua attrezzatura fotografica!". Non so se la mia supposizione è esatta, in ogni caso scattiamo solo poche fotografie e abbastanza velocemente ci avviamo verso zone più affollate. Verso le 13.30 arriviamo al Ticket Office per la barca che porta a Robben Island, l'isola dove Mandela ed altri prigionieri politici furono detenuti nel corso degli ultimi anni bui della storia sudafricana. Ci mettiamo educatamente in fila e quando arriva il nostro turno la solerte impiegata ci avverte che è rimasto un solo biglietto disponibile per le partenze odierne. "Che culo!", penso io con sarcasmo; rimaniamo un po' in attesa per vedere se qualcuno rinuncia al proprio biglietto ma sembra che proprio non ci sia niente da fare. La visita all'isola deve quindi saltare, anche perché oggi è l'ultimo giorno in città. Inutile negare che sono stato un pollo a ritardare l'acquisto del biglietto, con cinque giorni che avevo a disposizione per farlo. Insomma, come si dice dalle nostre parti, ne devo ancora mangiare di crostini per diventare un vero turistafaidatenoalpitour, ma penso che anche da questi piccoli episodi si possa imparare per i viaggi futuri. Per fortuna la giornata è splendida e rimediamo al cambio di programma con un rilassante spuntino che precede la visita alla spiaggia di Camps Bay, dove sopra una sabbia bianchissima rimaniamo ad ammirare l'oceano davanti a noi, con le imponenti montagne dei Twelve Apostles che sonnecchiano alle nostre spalle. Torniamo a casa per iniziare a preparare le valigie, domani infatti inizia il tour itinerante che ci riporterà a Cape Town tra una dozzina di giorni. Ormai siamo anche a secco di valuta, così decidiamo di preparare alcune banconote in euro da scambiare l'indomani in rand, la valuta locale. Togliamo l'intero malloppo dalla cassaforte della camera e scopriamo che dall'importo totale che avevamo lasciato mancano una cinquantina di euro. Siamo anche sicuri di questo in quanto avevamo notato in un foglio a parte l'esatto ammontare della somma, così come siamo più che certi di non avere effettuato alcun prelievo. Andiamo alla reception del bed and breakfast per chiedere spiegazioni, ma il ragazzo ci propone di rimandare il contenzioso al momento della partenza, quando sarà presente la titolare. Tornando in camera cade l'occhio su un cartellino lasciato tutte le mattine dopo il riassetto della camera, il quale avverte che la camera è stata pulita a dovere. "Minchia!", penso io, "più che pulita l'avete ripulita a dovere!".
20 Settembre
Appena svegliati procediamo per il breakfast mattutino, evitando al tavolo di parlare dell'accaduto con la titolare, non ci sembra il caso di farlo in mezzo ad altre persone! Terminata la colazione, la nostra ultima a Città del Capo, ci avviciniamo alla reception per saldare il conto, curiosi di vedere come potrà essere risolto il problema dei nostri soldi mancanti, ammesso e non concesso che lo vogliano effettivamente risolvere. La signora esordisce dicendo che è costernata e che è la prima volta che le capita una cosa simile, e che le chiavi della cassaforte le abbiamo solo noi ed altre inutili chiacchiere che lasciano il tempo che trovano. Costretto quindi a scavare nel mio limitato dizionario inglese una qualche frase che possa risultare accettabile, ribadisco che siamo assolutamente sicuri che ci sia un ammanco di denaro e che di fronte a questa situazione non siamo disposti a chiudere gli occhi. Il tono è solenne e deciso, per quanto io ne sia capace, l'intenzione sarebbe quella di dire "Sì, è vero che siamo italiani, ma non siamo mica dei pirla!". La signora chiede di pazientare un minuto per potersi consultare con qualcuno, non capiamo bene chi; dopo poco torna e ci dice che ci detrarrà dal conto finale un'intera notte, praticamente l'importo dell'ammanco. Contenti almeno di avere recuperato quello che ci era stato sottratto, ci infiliamo in macchina e partiamo per il nostro primo spostamento. Percorriamo verso est la N2, la quale mostra spietata per alcuni chilometri l'altra faccia della città, quella delle township, dove migliaia di neri vivono in baracche ammassate l'una sull'altra. Da qui fiotti di uomini e donne si riversano sui lati della strada per raggiungere forse una giornata di lavoro o magari solo un pasto caldo. Raggiunta la città di Strand lasciamo la strada principale per deviare sulla R44 e seguire la costa. Ben presto il torpore legato alla sveglia mattutina lascia spazio all'eccitazione nel vedere paesaggi splendidi e nel godere di sensazioni nuove e piacevoli. Il sole fa capolino qua e là divertendosi a fare risplendere le onde mosse dalle forti correnti dell'oceano. Tra la schiuma delle onde ed il bianco delle spiagge sfuma il blu del mare, dove ogni tanto si insinua una macchia scura: sarà forse una balena? La strada prosegue tra declivi rocciosi, scogliere che dolcemente vanno a bagnarsi nell'acqua fresca di inizio primavera e verdi colline dall'altra parte della strada. Godendo di questi magnifici scenari, arriviamo presto ad Hermanus, forse il posto più conosciuto e turistico per l'avvistamento delle balene. In effetti c'è una gran folla che approfitta della stagione propizia all'osservazione per animare un paese che altrimenti sarebbe probabilmente un sonnecchiante puntino sulla cartina. Dopo esserci fatti sorprendere da un improvviso temporale, durante il quale ci rifugiamo in un bar per un pranzo leggero, lasciamo Hermanus e la costa procedendo verso l'interno prima sulla R326 e poi sulla R316. Sono queste strade che ci fanno scoprire un'Africa non Africa, almeno per ciò che abbiamo sempre immaginato, scenari spettacolari costruiti da dolci colline che alternano diversi colori, dai verdi intensi ai gialli fuoco, sfiorando il marrone della terra che passa con disinvoltura dalle tonalità arancioni a quelle rosse. Anche il cielo sterza improvvisamente dal gioioso azzurro al grigio scuro di enormi nuvoloni che minacciano pioggia. Ogni tanto sulla strada spunta una sagoma umana, talvolta un bambino, altre volte un adulto, sempre rigorosamente a piedi. E' lecito chiedersi da dove vengano e dove vanno perché tutt'intorno non c'è niente e nessuno, almeno così ci sembra, solo campi sconfinati talvolta abitati da struzzi. Segnalano la loro presenza agitando in alto la mano in segno di saluto, poi piano scompaiono alla nostra vista, portandosi dietro una storia fatta forse di povertà e dolore, o magari di libertà e gioia, quasi sicuramente di dignità. Arriviamo a Swellendam dove il giorno prima avevamo prenotato una stanza al Klein Drotsdy, antica costruzione che più di due secoli fa era parte del drostdy del paese, luogo dove risiedeva il landdrost, rappresentante del governatore della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Ad accoglierci all'arrivo troviamo un attempato signore che ci introduce nella sua bella dimora. Il suo nome è Peter e ci risulta subito simpatico Entriamo nel suo B&B dove tutto profuma di antico, ma niente è giù di posto e non vedi un granello di polvere. In casa c'è solo lui - si lamenta infatti che la donna delle pulizie in questo periodo si è presa una vacanza - e ci domanda dell'Italia, dell'Euro, del nostro programma di viaggio. Lui racconta dei suoi trascorsi di giocatore di rugby e di cricket che gli hanno lasciato vari acciacchi, testimoniati da un'andatura leggermente traballante, insieme ad una serie di vecchie foto ingiallite appese ordinatamente alle pareti. Si parla di tutto, sorseggiando prima un tè, poi un bicchiere di vino bianco ed è una di quelle volte in cui ti rammarichi di non potere parlare in modo più fluente l'inglese. Peter domanda, consiglia, avverte, e senza dubbio lo fa con piacere e discrezione. Solo nei suoi occhi, ogni tanto, scorgo un sottile velo di malinconia.
21 Settembre
Il programma oggi non è stato ben definito. Siamo infatti indecisi se andare a visitare il Bontebok National Park, piccola area che protegge diverse specie di antilopi, o fare una puntata alla De Hoop Nature Reserve, altra area protetta che si affaccia invece sul mare. Parliamo un po' con Peter che ci consiglia quest'ultima, anche se dovremo attraversare strade sterrate. Salutiamo il carissimo padrone di casa e ripercorriamo a ritroso la N2 per pochi chilometri, prima di infilare una strada ghiaiata che anche sulla cartina è segnata solo con un'esile linea verde che va a sbattere contro l'oceano. Anche qui gli scenari sono belli, esaltati anche dalle nuvole che si stagliano bianchissime nel cielo azzurro. Arrivati a De Hoop ammiriamo animali già visti: struzzi, bontebok, springbok, zebre e così via. Ma ciò che impressiona sono le enormi dune di sabbia che separano l'area vera e propria del parco dall'oceano che qui assume delle tinte azzurre che vanno ad attenuarsi su un verde smeraldo. Decidiamo di lasciare le nostre tracce su questa sabbia bianchissima, e dalla sommità di una collinetta ammiriamo ancora una volta le maestose balene, null'altro che punti scuri nel blu a cospetto di questi panorami infiniti. Usciamo dal parco per proseguire la nostra rotta verso est, questa sera dobbiamo raggiungere Mossel Bay. Ancora qualche decina di chilometri di sterrato che la nostra macchina sopporta con naturalezza, se non fosse per la polvere ed il fango che si depositano sulla carrozzeria, mascherando completamente il suo colore rosso vivo. A Malgas il tempo sembra essersi fermato. Attraversiamo infatti il fiume Breede River su una chiatta di cemento che si muove grazie alla spinta infertale da due uomini di colore per mezzo di una grossa fune metallica. Questo ponte ad azionamento umano è l'ultimo di questo tipo rimasto in Sudafrica, e non si può dire che i 15 rand versati per l'attraversamento non siano meritati. Ci immettiamo nuovamente sulla N2, che tra un po' diventerà Garden Route, e dopo un centinaio di chilometri giungiamo a Mossel Bay. Il bed and breakfast che abbiamo riservato questa mattina prima di partire, l'Avenues Guest House, è appena fuori città, in un quartiere residenziale molto tranquillo. Heidi, la padrona di casa, ci dà il benvenuto e ci consiglia un buon ristorante per la sera dove ritemprarsi con una buona scorpacciata di pesce.
22 Settembre
Salutiamo Heidi dopo un'abbondante colazione e riserviamo la mattinata per una salutare camminata lungo il St. Blaze Trail. Questo è un sentiero che percorre il litorale per una quindicina di chilometri. In realtà noi ne percorriamo solo una piccola parte prima di fermarci su un'alta scogliera ad osservare le onde che si infrangono contro la roccia. La giornata è assolutamente limpida ed il sole è caldo. Io e Alessandra ci sediamo sugli scogli divertendoci a fantasticare sul nostro futuro. La mattinata scorre molto velocemente ed ormai è ora di proseguire verso la Botlierskop Game Farm. Questa è una riserva privata scovata grazie alla Lonely Planet e contattata tramite Internet, per mezzo del quale abbiamo riservato una notte in uno dei loro bungalow, sfruttando la possibilità di soggiornare presso le loro strutture. La curiosità è tanta; da ciò che abbiamo letto sul sito il soggiorno dovrebbe essere dei più piacevoli e ci dovrebbe essere la possibilità di vedere una buona varietà di animali. In realtà la struttura è piuttosto recente ed anche la ricerca in rete di eventuali feedback di altri utenti non ha fornito risultati. Entrati nella riserva ci dirigiamo immediatamente verso la costruzione principale che funge sia da ristorante che da reception. Qua siamo accolti da una ragazza che ci indica immediatamente la nostra guida per le prossime ventiquattr'ore. Si chiama John Lee ed è uno che oggettivamente può essere considerato un bel ragazzo, insomma capello biondo e occhi azzurri, fate un po' voi. Non solo sarà la nostra guida, ma per qualsiasi cosa dovessimo avere bisogno lui è lì, sarà sufficiente fargli un fischio. Intanto ci spiega il programma del pomeriggio e ci accompagna con una barca a motore verso la nostra dimora per questa notte. Attraversiamo così un corso d'acqua scura circondato tutt'intorno da una fitta vegetazione. Ogni tanto, da qualche albero, un uccello si alza in volo emettendo versi strani: in particolare un enorme volatile bianco e nero, lasciando la pianta dove era appoggiato, lancia un grido schietto e stridulo: "Questo è un ibis!" ci informa John Lee, prima di virare la barca verso il nostro alloggio. Si tratta di una enorme tenda montata su una palafitta in legno che sovrasta il corso d'acqua. Scopriremo poi che è comunque raggiungibile anche da terra. Scarichiamo le valigie e saliamo le scale raggiungendo l'enorme terrazza dove una coppia di sdraio in legno fa mostra di sé insieme ad un barbecue. Entrando nella tenda altre perle meravigliano i nostri occhi: il romantico letto a baldacchino, gli splendidi arredi in stile africano, il bagno in marmo. Insomma una sistemazione a cinque stelle nel bel mezzo della foresta. In realtà speravo in qualcosa di simile, ma non mi aspettavo di trovare una cosa così bella! Io e Alessandra viaggiamo solitamente in libertà ed in strutture molto semplici, ma per una notte ed in viaggio di nozze uno strappo alla regola si può tranquillamente fare! Rimaniamo in tenda per un po', prima che John Lee torni a prenderci per il safari pomeridiano. Ci accomodiamo su una robusta jeep, siamo solo noi tre, privilegio di chi decide di spendere la notte all'interno della riserva. Anche il solo panorama che si gode è affascinante: dalla cima della montagna si può ammirare l'Oceano; quando iniziamo a vedere anche gli animali ci sembra di ritornare come bambini alla scoperta di nuovi mondi. Il primo esemplare che ci accoglie è uno gnu ormai vecchio e solitario. John Lee ci spiega infatti che gli elementi di questa specie tendono ad isolarsi raggiunta l'età avanzata. Dopo di lui è un susseguirsi di giraffe, rinoceronti bianchi, zebre, impala, e varie altre specie di antilopi. "Alle, guarda un nyala!", esclamo indicando uno splendido esemplare. "No, quello lì è un bushbok!", mi corregge John Lee, ridicolizzando la mia presunzione. In effetti, riconoscere le varie specie di antilopi e gazzelle non è sempre facile e pur avendo a disposizione varie foto delle differenti razze risulta complicato a volte poterle catalogare correttamente. Dopo avere girato per un paio d'ore, John Lee ci propone di andare a visitare l'area dove vengono protetti i leoni. Questo è uno spazio di circa quaranta ettari dove i felini sono gli unici abitanti, ovviamente per evitare di danneggiare le altre specie. Per potere entrare dobbiamo salire su una camionetta più sicura. Dopo qualche minuto che siamo all'interno della riserva riusciamo finalmente a vedere gli splendidi esemplari di leoni: sono quattro, due maschi e due femmine, che stanno tranquillamente oziando al caldo sole di questo pomeriggio. Ogni tanto buttano l'occhio verso di noi, ma non sembrano troppo preoccupati della nostra presenza, se è vero che il massimo sforzo che si concedono è quello di un lungo sbadiglio. John Lee spiega che viene dato loro da mangiare una volta alla settimana, dislocando il cibo all'interno della riserva ed anche sulle staccionate che la delimitano, al fine di incentivare il loro movimento. E' fuori discussione che questo non è il loro habitat naturale, ma vedere la loro prestanza e bellezza riserva decisamente una grande emozione. Terminato il game drive pomeridiano, torniamo in tenda per rinfrescarci prima di una ottima cena al ristorante. All'esterno c'è anche il boma, il fuoco che arde in una zona circolare delimitata da grandi sassi, ma il vento freddo che soffia fuori sconsiglia la cena accanto al falò. Decisamente più intimo ed accogliente cenare accanto al camino acceso all'interno del ristorante, gustando piatti a base di struzzo e springbok. Torniamo in tenda a piedi accompagnati dal verso di qualche uccello che osa sfidare lo splendido e palpabile silenzio che ci circonda. Oltre alla torcia di cui siamo dotati, ci fa luce un tappeto di stelle sopra di noi sul quale troneggia la striscia biancastra della via lattea, a concludere in maniera superba questa bella giornata.
23 Settembre
La sveglia suona presto stamane. Sono solamente le 7, ma quando John Lee ieri ci ha proposto di alzarci a quest'ora per una passeggiata all'interno della riserva, abbiamo dato il nostro assenso e così eccoci pronti dopo mezz'ora all'appuntamento con la nostra guida. Lo scopo di questa passeggiata è quello di andare alla scoperta di qualche altro animale ed in particolare al riconoscimento dei diversi volatili che risiedono qui. Nonostante il sole che inizia già a scorgersi oltre le montagne, il freddo è pungente: una camminata veloce è quello che serve per cercare di scaldarsi. **Botlierskop Game Farm, ore 8.30**
John Lee: Eccolo lì, il bufalo africano!
Marco: Bellissimo!
Alessandra: Ma è pericoloso?
John Lee: Guarda . E` l'animale di cui ho più rispetto, ancora più del leone!
Marco: Ma lo possiamo vedere più da vicino?
John Lee: E` meglio starne alla larga, ma possiamo provare ad
avvicinarci. Occorre però nascondersi dietro ai cespugli per cercare di non farsi vedere!
Alessandra: Ma non sarà pericoloso?
John Lee: Beh, occorre un po' di attenzione, anche perché siamo a sfavore di vento ed il bufalo potrebbe annusare il nostro odore.
Alessandra: Comunque lo possiamo vedere abbastanza bene anche da qua!
Marco: Dai facciamo qualche passo in più!
John Lee: E` sempre una tremenda sfida tra leone e bufalo! Solitamente il leone ha la meglio, ma ho visto fotografie dove i bufali uccidono il leone e se lo passano tra di loro con le corna.
Alessandra: Fermiamoci qua, dai!
Marco: Sembra che ci stia guardando!
John Lee: senz'altro ha annusato qualcosa. Vedi come tiene il muso ed il naso in alto? Pensa che questa è la sola posizione utile per poterlo colpire con un fucile. Se lo colpisci nelle corna la pallottola rimbalza!
Alessandra: Ma se dovesse arrabbiarsi e correre incontro a noi cosa possiamo fare?
John Lee: Beh, basta correre sopra una di queste rocce qua intorno. Lui non riuscirebbe mai ad arrampicarsi.
Alessandra: Okay, io sono un po' stanchina; andrei proprio a riposarmi su una di queste rocce qua intorno!
Le paure di Alessandra sono un po' anche le mie ed anche se ci rasserena la presenza di John Lee, mi immagino che il bufalo possa iniziare a correre all'improvviso e puntare dritto verso di noi che ce la filiamo a gambe levate. Ritorno tranquillo solo nel momento in cui tra me e me penso "ma insomma, cosa vuoi che sia un bufalo; tutto sommato anch'io sono stato un piccolo esploratore delle Giovani Marmotte!" Ad un certo punto un rumore cupo e prolungato echeggia lungo tutta la riserva. Io e Alessandra ci guardiamo meravigliati e rivolgiamo gli occhi a John Lee, certi che ci possa fornire una spiegazione. Ed infatti, con un sorriso ironico che rivela la nostra sorpresa, ci porta a conoscenza del fatto che uno dei leoni che abbiamo visto ieri sta ruggendo, prova ne è che il boato che percepiamo assomiglia molto al roarr di infantile memoria che tante volte abbiamo letto sui fumetti. E come anche la natura ci insegna, pure noi possiamo confermare, basandoci non più solo sulla fiducia, ma anche sul nostro udito, l'appellativo di re della foresta da sempre attribuito a questo splendido animale. Proseguendo la camminata, saliamo l'altura che dà il nome alla riserva, Botlierskop, dove possiamo osservare delle pitture rupestri; in seguito, discendendo ed addentrandoci in un boschetto, come per magia troviamo una tavola imbandita con caffè, tè e biscotti, che sono solo un anticipo dell'abbondante colazione che ci attenderà circa un'ora dopo arrivati al ristorante. Ormai la giornata in questa riserva è terminata; il tempo di saldare il conto, salutare il nostro amico John Lee e di rimetterci sulla macchina, che qualcuno ha provveduto a pulire, per proseguire il nostro tour itinerante. Quando ho già percorso un paio di chilometri, ripensando al conto che ci è stato presentato, mi sorge un atroce dubbio, che viene confermato dalla lettura della ricevuta di pagamento. Alla cassa si sono sbagliati e ci hanno presentato il conto di una coppia di ragazzi tedeschi che aveva soggiornato lì per due giorni. Facciamo dietro front per chiarire la questione, quest'anno con i pagamenti siamo un po' sfortunati! In realtà alla cassa si erano già accorti dell'errore ad avevano già provveduto a stornare la quota in eccesso. Tranquillizzati dalla soluzione della questione, possiamo finalmente proseguire per la città di George. Prima di arrivarvi, decidiamo comunque di riservarci un paio d'ore di relax sulla spiaggia di Victoria Bay, una tranquilla baia per surfisti. E' l'occasione per indossare finalmente pantaloncini corti e maglietta e sdraiarci sull'erba per recuperare un po' d'abbronzatura. Giunti a George ci fermiamo immediatamente alla stazione per riservare un paio di biglietti per la corsa di domani dell'Outeniqua Choo-Tjoe, un trenino a vapore che percorre la tratta George - Knysna attraverso splendidi paesaggi. Purtroppo anche stavolta ci va male; il bigliettaio ci informa infatti che il treno è completamente prenotato per i prossimi tre giorni. Facciamo in seguito un giro per la via principale della città, decidendo poi di dedicare un po' di tempo per aggiornarci su ciò che sta succedendo nel mondo tramite il PC di un Internet Cafè. In realtà la curiosità che più mi attizza è quella di conoscere i risultati delle squadre per cui faccio il tifo, si sa ognuno ha i suoi difetti! Riprendiamo poi la strada verso il B&B di questa sera; i soliti convenevoli, una doccia, una cena ad un buon ristorante, come al solito impreziosita da un buon bicchiere di vino bianco, e poi a letto.
24 Settembre
Partiamo da George e ci immettiamo sulla famosa Garden Route, cercando di godere dei paesaggi che questa strada, una delle più belle al mondo, sembra potere garantire. Ci fermiamo ogni tanto per scattare qualche fotografia, favoriti anche dalla bella giornata. Sul tratto che percorriamo affianchiamo talvolta l'unico binario su cui procede lentamente l'Outeniqua Choo-Tjoe, il trenino su cui non abbiamo potuto salire. Per alcuni tratti, la striscia di ferro si addentra verso verdi foreste che circondano laghi più o meno grandi e corsi d'acqua, aumentando il nostro rimpianto per la mancata scampagnata ferroviaria. Poco dopo avere superato il tossicchiante treno, partito prima di noi, all'altezza di un passaggio a livello decidiamo di fermarci per scattare una fotografia, ammirandolo così da vicino e salutando, ricambiati, i divertiti passeggeri. Il tragitto che ci conduce a Knysna è senz'altro bello, ma dopo avere sentito migliaia di entusiastiche parole sulla Garden Route, sinceramente ci aspettavamo qualcosa di più. Arriviamo a Knysna in tempo per riservare un posto sul battello che ci farà scoprire, con una visita di quattro ore, l'omonima laguna e la Featherbed Nature Reserve. Appena saliti sull'imbarcazione ci vengono illustrate le modalità con cui si effettuerà il tour. Scopriamo così con disappunto che una buona ora sarà riservata al pranzo che sarà servito, per chi lo desidera, al ristorante che si trova all'interno della riserva. Noi che c'eravamo preparati i nostri panini per sfamarci, dobbiamo quindi attendere che la maggioranza dei partecipanti consumi il proprio pasto. Nell'attesa facciamo un giretto nei dintorni della riserva, facendo conoscenza con il Knysna lourie (il turaco di Knysna), ed il blue duiker (il cefalofo blu). Si tratta, nel primo caso, di uno splendido volatile con le piume verdi e una simpatica cresta che, una volta in volo, mostra dei riflessi rossastri sulle estremità dell'ala. Il secondo animale invece è la più piccola tra tutte le antilopi e la sua andatura è estremamente veloce ed irrequieta. Purtroppo, in entrambi i casi, questi esseri sono qui confinati all'interno di piccole aree recintate e fa un po' pena vederli costretti in così angusti spazi. Dopo che i nostri compagni di viaggio hanno terminato il loro pranzo, finalmente partiamo per la visita. Saliamo su un camioncino con trazione integrale che ci conduce lungo una ripida stradina alla scoperta di questa riserva. Ci fermiamo su una piattaforma lignea per ammirare la veduta sulla laguna, chiusa tra le braccia di due scogliere chiamate The Heads; il nostro accompagnatore ci racconta della pericolosità di questo imbocco di mare con le onde dell'oceano sempre pronte a ricordare la loro potenza alle imbarcazioni in transito. Una volta giunti alla sommità della collina, siamo liberi di ridiscendere a piedi lungo un facile sentiero che si snoda attraverso la costa. Da qui ammiriamo strane formazioni rocciose, scure grotte e belle vedute sulla laguna, il tutto condito dalle battute del nostro accompagnatore, evidentemente apprezzate dagli altri turisti, che invece lasciano noi del tutto indifferenti. Alla fine della gita, io e Alessandra, in fase di commento, ci troviamo concordi nel ritenere la stessa un po' troppo turistica e commerciale: in altre parole ci siamo trovati un po' a disagio nel dovere seguire i ritmi di altre persone, dopo esserci abituati ad organizzare da soli ed in tutta libertà le nostre tappe. Prima di andare al B&B, ci concediamo un breve giro al Waterfront locale, un centro commerciale decisamente più limitato rispetto a quello omonimo di Cape Town. La serata si conclude con una buona cena a lume di candela in un ristorante del centro di Knysna.
25 Settembre
Lasciamo Knysna svoltando immediatamente sulla R339 in direzione del Prince Alfred's pass, un valico di montagna che garantisce vedute spettacolari. La strada, inizialmente, presenta l'altro aspetto di Knysna, quello nascosto agli occhi del turista, fatto di gente che vive ai margini della società, di casupole e baracche di legno e lamiera, probabilmente in condizioni igieniche non accettabili. Poco dopo aver superato la township, la strada si fa sterrata, alternando tratti di ghiaia e terra battuta; ci inoltriamo in una foresta con pini ed eucalipti, notando qua e là qualche timido cartello che invita a sperimentare i trekking di questa riserva, all'interno della quale risiede ancora qualche raro esemplare di elefante di Knysna. La vegetazione in alcuni tratti è talmente fitta e rigogliosa da sovrastare la strada, formando un tunnel verde in cui solo raramente riescono a filtrare i raggi del sole. Purtroppo, a causa dell'ora un po' tarda, delle buche sul fondo stradale, ma soprattutto dello scarso livello di carburante, impossibile da trovare proseguendo lungo il passo, all'altezza dell'incrocio con la R340 decidiamo di ritornare verso la costa sulla Garden Route. Ci fermiamo a Plettenberg Bay, località di mare che precede di poco il parco Tsitsikamma, anticipandone alcune belle vedute ed altri suggestivi scenari. Dalla via principale che attraversa la città, dopo avere fatto bere la nostra vettura, sterziamo un po' a casaccio su una via laterale, alla ricerca di un posto dove rilassarci per un paio d'ore. Arriviamo così su una strada chiusa che domina dall'alto un'ampia spiaggia, verso la quale ci dirigiamo. La bella e calda giornata ha favorito l'afflusso di un buon quantitativo di persone, soprattutto gruppi di giovani e famiglie con bambini. La presenza di un poliziotto in regolare divisa, se da una parte ci tranquillizza, dall'altra ci fa dubitare sulla sicurezza di questo posto, soprattutto in relazione al fatto che abbiamo la macchina parcheggiata a qualche centinaio di metri. Però ormai abbiamo steso il telo da bagno e, crogiolati sotto questo splendido sole che procura un gradevole tepore, le nostre preoccupazioni si dissolvono velocemente. Aromi di creme solari, spruzzi di acqua dell'oceano, giochi di bambini, richiami di mamme apprensive, timidi baci da adolescenti: in Sudafrica si respira già aria di estate! Un veloce pranzo seduti al bar della spiaggia, una passeggiata lungo la via principale del paese costellata da numerosi negozi e siamo già pronti per ripartire. Ci immettiamo di nuovo sulla Garden Route ed all'altezza di The Crags, in corrispondenza dell'inizio di un tratto a pagamento, deviamo lungo la R102 che si addentra nella Nature's Valley, già all'interno dello Tsitsikamma National Park. Gli scenari che questo percorso offre sono molto vari; la strada si snoda nel cuore di una fitta vegetazione in cui enormi liane penzolano ovunque, salvo poi aprirsi per attraversare gole profonde e poi di nuovo immettersi nella fitta boscaglia. Ogni tanto qualche intrepido babbuino sembra voler vigilare il percorso, noncurante delle poche automobili che transitano. La natura lussureggiante ci invoglia a scattare qualche fotografia e così, in corrispondenza dell'attraversamento di un ponte su un fiume, fermiamo la macchina per portarci a casa un pezzo di foresta, anche se solo su carta. Pur indaffarati a cercare l'inquadratura più originale, sia io che Alessandra distinguiamo nitidamente un fischio, che entrambi riconosciamo essere lo stesso prodotto dal Knysna lourie visto ieri alla Featherbed Reserve. "Da qualche parte dovrà pur nascondersi!", ci diciamo a vicenda, scrutando tra le intricate fronde di maestosi alberi, quando all'improvviso un nuovo verso, stavolta accompagnato dal librarsi di ali verdi a risvolti rossi, ci porta al cospetto dello splendido turaco finalmente libero. Contenti per l'avvistamento, proseguiamo e dopo qualche chilometro siamo di nuovo sulla N2. Ormai la giornata volge al temine e non rimane altro che dirigerci verso il B&B che avevamo prenotato in mattinata. Quando scarichiamo i bagagli ci accorgiamo di quanta polvere sia entrata nella macchina e le nostre borse da viaggio, una volta nere ed ora color cenere, ne sono buone testimoni. Il posto dove dormiremo questa sera si trova oltre l'entrata dello Tsitsikamma ed è abbastanza lontano da centri abitati; forse proprio per questo ci viene chiesto se vogliamo approfittare della cena che verrà servita tra un'oretta. Accettiamo e dopo un po' ci ritroviamo in compagnia di altre due coppie nella sala da pranzo, una semplice stanza attigua alla cucina, dove fa bella mostra di sé una grande griglia sulla quale sono adagiate delle sberle di carne alte tre dita. "Ed io dovrei mangiare tutta quella roba lì?", si schermisce Alessandra. "Beh, mangerai quello che ti va!", la rassicuro, pregustando già l'assalto ai suoi avanzi. Come al solito ordiniamo un bicchiere di vino, stavolta un rosso corposo da abbinare alla pietanza, e aspettiamo di essere serviti. L'attesa è piuttosto lunga, ma quando arriva il piatto inizia la festa. Il coltello seghettato affonda senza pietà sulla tenera polpa, che rilascia profumo di brace e spezie; assaggio un primo boccone che lentamente si scioglie sotto il lento movimento dei miei denti. L'operazione continua in un delicato silenzio, fino a quando anche le mani intervengono per sollevare l'osso e per agevolare l'assaggio degli ultimi brandelli di carne. Poi il mio sguardo si volge verso Alessandra, anche lei impegnata nell'assalto alla costata. Le ci vorrà un po' più di tempo, ma alla fine anche sul suo piatto non rimarrà che uno spoglio osso, mandando a rotoli i miei progetti per un succulento seppur parziale bis. Alessandra ora è veramente piena; io, invece, senza vergogna - un po' come Bill Gates quando afferma che Windows è un sistema sicuro - ho la faccia tosta di ordinare anche il dolce, uno strano composto in cui pezzi di frutta galleggiano stancamente su una crema marroncina. A questo punto non rimane altro che prendere la via del letto!
26 Settembre
L'aria fresca sale dall'Oceano ed insieme ad un timido sole ci offre il benvenuto al nuovo giorno. Percorriamo a ritroso per qualche chilometro la N2 per raggiungere l'ingresso dello Tsistsikamma National Park. Qui scendiamo lungo una stradina che conduce allo Storms River Rest Camp, punto di partenza del famoso Otter Trail, un cammino che attraversa la costa per qualche decina di chilometri, da effettuarsi in cinque giorni. Lasciamo la macchina al parcheggio e ci muoviamo lungo il sentiero, il cui primo tratto fino alla cascata è percorribile da tutti. Un cartello avverte che il percorso è difficile e riservato a persone allenate, e noi lo siamo, o meglio ce ne autoconvinciamo! In effetti, il primo tratto in mezzo al bosco è piuttosto tranquillo, con incredibili intrecci di radici dalle quali scaturiscono enormi fusti sui quali sono appese lunghe liane. Nel buio della vegetazione ci fanno compagnia bruchi neri e millepiedi dalle spropositate dimensioni, per lasciare poi il posto ad eleganti farfalle e simpatici volatili quando il sentiero si apre di nuovo sulla costa, dove la flora cresce spontanea e rigogliosa. All'improvviso, la pista si apre su un'ampia scogliera e la via sembra procedere lungo uno stretto cunicolo, dove un verme marrone, brutto e bavoso ci sconsiglia di inoltrarci. Finalmente, dopo un momento di smarrimento, scorgiamo un'orma gialla disegnata su uno scoglio, la quale ci suggerisce il giusto percorso da affrontare comunque con qualche attenzione. Dopo circa un'ora e mezza giungiamo alla cascata, dove sostiamo un po' prima di fare ritorno lungo la stessa via. Ci spostiamo in seguito verso il centro visitatori, da cui parte un nuovo sentiero, decisamente più frequentato, che conduce ad un ponte sospeso, il quale si affaccia su una gola scavata nei millenni dalla forza delle acque. Il ponte è costituito da una passerella in legno alta 7 metri e lunga 77 che traballa allegramente al nostro passaggio; ad attenderci all'altro capo una foca che sonnecchia placidamente su uno scoglio. Ci fermiamo a mangiare un boccone al ristorante del parco per poi riprendere poco dopo la macchina e proseguire il nostro viaggio. Torniamo sulla N2 facendo una tirata fino a Port Elizabeth e proseguendo poi verso Nord in direzione dell'Addo Elephant Park. Lasciata la costa, la vegetazione si fa decisamente più arida ed i colori vivaci che abbiamo ammirato fino a un paio di ore fa, lasciano il posto a tonalità più spente; le strade sembrano meno curate e non a caso anche il sole si spegne per lasciare posto ad un velo grigiastro. Nel tardo pomeriggio arriviamo al Cosmos Cuisine, una sistemazione piuttosto lussuosa nel mezzo di Sunland, un paesino attraversato da una ferrovia che sembra sprizzare malinconia da tutti i pori. Dopo una rinfrescante doccia restiamo all'interno di questa struttura ricettiva per consumare la cena. Prima di sederci al tavolo assaggiamo un aperitivo nel cortile interno della casa, sul quale si affacciano anche gli enormi impianti di condizionamento, che ci ricordano che tra qualche mese qua si supereranno i cinquanta gradi. La cena è di ottima qualità e di modesta quantità, ma dopo le performance di ieri sera va bene anche così.
27 Settembre
Anche questa mattina abbiamo la sorpresa di trovare la nostra macchina pulita, togliendoci così la soddisfazione (si fa per dire) di fotografarla alla fine del viaggio per mostrare le pessime condizioni in cui l'avremmo consegnata. E comunque la vettura è pronta per sporcarsi nuovamente, se è vero che tra pochi minuti saremo all'Addo Elephant Park, dove anche oggi transiteremo sulle gravel road, le strade sterrate. Come da copione il primo animale avvistato è uno struzzo, di casa ovunque in Sudafrica. Poi, in lontananza, scorgiamo tra i cespugli una sagoma il cui colore varia dal grigio al marroncino. Ci aiutiamo con il binocolo per scoprire di avere fatto conoscenza anche con il facocero, mai visto in precedenza. Questo esemplare è piuttosto grande e se ne sta solo con le sue grandi zanne e gli enormi baffi in bella evidenza. Sulle stradine del parco ogni tanto si intravede qualche antilope, ma la giornata dovrebbe essere dedicata agli animali a cui il parco è intitolato. Ad un certo punto notiamo una fila di macchine ferme dietro una camionetta. Attendiamo un po', ipotizzando che in zona ci dovrebbe essere qualcosa di interessante. Infatti. Da dietro la camionetta fanno la loro comparsa i primi enormi elefanti che attraversano la strada tranquilli e indisturbati (e vorrei vedere che fosse altrimenti). L'emozione è enorme; la bellezza e l'imponenza di queste bestie è qualcosa che puoi valutare ed apprezzare solamente dal vivo. Peccato solo che tutta la gente che si è fermata non ci consente di effettuare con la dovuta calma il nostro reportage. Poco male. Infatti, come ci è stato spiegato, i migliori avvistamenti si hanno in corrispondenza delle pozze d'acqua nelle quali gli elefanti vanno ad abbeverarsi. Finalmente troviamo una di queste pozze, a cui si accede da un sentiero che attraversa un piccolo boschetto. Qui, mentre cammino, vedo penzolare qualcosa da un ramo di un albero. Alzo lo sguardo e mi trovo di fronte ad una scimmietta, una vervet monkey, tutta intenta ad osservare la gente che passa. Dopo pochi metri la stradina termina e ci troviamo dinanzi ad una recinzione lignea con poche fessure, che funge da punto di avvistamento. Immediatamente ci accaparriamo una di queste aperture, dalle quali osserviamo affascinati lo show. Intorno alla pozza tre elefanti giocano con l'acqua, la cercano con la proboscide e poi la soffiano in alto creando una pioggia sotto la quale si rinfrescano. Noi e gli altri visitatori rimaniamo in religioso silenzio, apprezzando ancor di più gli sciabordii ed i barriti che ogni tanto gli animali rilasciano. Improvvisamente, da dietro un cespuglio, anche un kudu sembra voler entrare in scena; il suo muso rimane immobile per alcuni minuti, probabilmente nella speranza che gli elefanti se ne vadano, lasciandogli così via libera. La sua attesa è però vana; gli elefanti monopolizzano lo specchio d'acqua ed un rumore, ma forse è un loro movimento troppo rapido, gli consigliano una veloce fuga. Lo seguo con il binocolo per qualche metro, fino a che la savana non torna ad inghiottirlo. Le macchine fotografiche scattano ad un ritmo frenetico: alla fine della giornata ci accorgeremo di avere consumato almeno un paio di rullini solo per foto ad elefanti! Non per niente, dopo questa prima pozza, ne troviamo un'altra con un numero ancora maggiore di esemplari; inoltre cammin facendo un altro gruppo ci attraversa la strada, facendoci ulteriormente constatare quanto è bello vedere da vicino ed in libertà questi splendidi animali. Dedichiamo tutta la mattina alla perlustrazione del parco e nel nostro cammino incontriamo anche tartarughe giganti, altri facoceri, le solite antilopi, ed un altro animale non ben identificato, forse uno sciacallo, il quale gira con fare circospetto ai margini di una stretta mulattiera. Usciamo dalla riserva decisamente soddisfatti ed ancora emozionati per le immagini che ancora a lungo albergheranno nella nostra testa. Però è di nuovo ora di spostarsi. La N10 ti sbatte in faccia il Karoo così come è. Arido, spoglio, deserto. Anche il termometro della macchina ne è testimone, indicando sei gradi in più di quelli che segnava solo un'ora fa. Accendiamo pure l'aria condizionata. Solo qualche manciata di cactus, intervallati da superbe piante di aloe con il loro caratteristico fiore rosso sulla sommità, ci separano ormai da Cradock. Qui veniamo presto circondati da ragazzini, intenti a vendere riproduzioni di mulini a vento ed altri oggetti fatti con fili di ferro intrecciati. Il nostro albergo per questa sera è il Victoria Manor, decisamente demodè e piuttosto kitsch. Tra l'altro, a ben vederlo, sembra più un vecchio bordello pieno di cose antiche di dubbio gusto che fanno bella mostra di sé: quadri di donna, arazzi, vasi di fiori e argenteria varia, in mezzo ai quali spiccano coppie di coperchi di portata appesi al muro che sembrano voler riprodurre un generoso seno femminile. Prima di cena, la gestrice di questa vecchia casa ci invita ad un concerto presso la chiesa locale. Accettiamo di buon grado, accorgendoci poi presto di essere finiti in una rappresentazione acchiappa turisti, dove due giovanotti locali, che comunque se la cavano egregiamente, eseguono per un'oretta canti in inglese ed afrikaan. Una caratteristica che spesso abbiamo osservato nei ristoranti sudafricani è la presenza di un numero esagerato di camerieri. Questa sera è quasi esasperante vederne tanti che quasi si pestano i piedi. La cosa che ci fa sorridere sta nel fatto che poi la cena è a buffet! Ogni minuto passa un cameriere che ci chiede se tutto è a posto; chiedono anche se vogliamo ordinare immediatamente il dessert oppure attendere qualche attimo. La seconda, pensiamo noi, ma non è così facile! Infatti quando per la terza volta un diverso cameriere ci chiede la stessa cosa, ormai per sfinimento rispondiamo "Okay, let's have dessert!". **Cradock, ore 23.00**
Alessandra: Ma l'hai visto l'elefante con tre zampe?
Marco: Mah, da quanto mi risulta l'elefante ha quattro zampe!
A: Ma no, tre zampe posteriori!
M: Mah, da quanto mi risulta l'elefante ha due zampe posteriori!
A: Mmh, TRE zampe posteriori, capisci cosa intendo?
M: Okay, posso immaginare, e comunque non l'ho visto!
A: Ma era enorme!
M: Fammi capire, Alle. E` un velata lamentela sulle mie dimensioni "normali"?
A: Ma no! Facevo così per dire!
M: Ah, okay. Buonanotte.
A: Buonanotte.
28 Settembre
Lasciamo Cradock per arrivare dopo poca strada al Mountain Zebra National Park. Intorno a noi il Karoo ci offre paesaggi con montagne prive di vegetazione alternate a vallate ugualmente deserte e brulle, dove solo alcuni cespugli, unitamente a qualche ciuffo d'erba appassita, si intravedono qua e là. L'ingresso del parco ci conduce su una strada sterrata nel cuore di questi paesaggi finalmente africani, con le solite antilopi che ogni tanto si intravedono nascoste tra i rovi secchi. Il sole troneggia sul cielo terso ed un'aria fresca rende la temperatura decisamente sopportabile. Conduciamo la macchina su tutte le stradine che attraversano il parco, ma stranamente solo in un paio di occasioni riusciamo a scorgere in lontananza qualche zebra. Comunque non importa, la bellezza del paesaggio è sufficiente a giustificare una visita a questa riserva. Una breve sosta al centro visitatori per un panino, poi ancora in macchina, destinazione Graaf Reinet. Imbocchiamo la R61, intorno a noi il deserto; solo qualche coraggiosa scimmietta ogni tanto attraversa la strada segnalando la propria presenza. Arriviamo a Graaf Reinet a metà pomeriggio. Dato che domani vorremmo partire di buon'ora per l'avvicinamento a Cape Town, decidiamo di proseguire immediatamente per la Valley of Desolation, pochi chilometri oltre la città, la quale presenta un'insieme di formazioni rocciose decisamente spettacolari, risultato delle forze erosive e vulcaniche che la natura ha prodotto nel corso di milioni e milioni di anni. Si sale per una stradina asfaltata ed avanzando sembra che invece il tempo scorra all'indietro rivelando scenari preistorici; anche uno strano animale, a cavallo tra una lucertola ed un coccodrillo, segnala la sua presenza attraversando improvvisamente la strada e dileguandosi prima che lo scatto della macchina fotografica lo possa immortalare. Scoprirò poi in seguito che il suo nome è Pseudocordylus microlepidotus fasciatus, per gli amici East Cape Crag Lizard. Prima di fermare la macchina presso un punto di osservazione chiamato Toposcope, da cui si ammira la forma circolare di Graaf-Reinet, incastonata tra le aride montagne del Karoo, il mio occhio cade preoccupato sulla spia accesa della benzina. Avrei giurato che fino a dieci minuti fa ci rimanesse ancora una tacchetta prima di quella indicante lo zero, invece ora la lancetta è sovrapposta proprio a quest'ultima! Vorrei non informare della questione Alessandra, ma sono costretto a farlo, in quanto le devo chiedere di percorrere a piedi l'ultimo tratto di strada asfaltata - circa un chilometro - prima dell'inizio del sentiero che si affaccia sulla valle, al fine di preservare anche il minimo goccio di benzina. Lo sguardo di Alessandra è un concentrato di stupore e incredulità e sono sicuro che nella sua testa sta pensando giustamente "Marco, sei grullo o mi stai prendendo in giro?", e purtroppo non la sto prendendo in giro. Mi chiede il perché del mancato rifornimento in paese, ma sono quelle domande a cui non sai dare una risposta logica e sensata, perché non c'è, e allora le propongo di non preoccuparsi e di godere di questi scenari incantevoli. Ed effettivamente, inoltrandoci lungo il percorso, appare presto ai nostri occhi un'ampia vallata deserta e silenziosa su cui si ergono enormi colonne di pietra, rivelando per questo luogo un impatto scenografico degno di un'ambientazione cinematografica. La Lonely Planet lo dice, in un posto così ci si vorrebbe trasformare in un'aquila, volando nel cielo alla ricerca di magia, silenzio e libertà, assaporando il gusto di avere il mondo ai tuoi piedi. Proseguiamo lungo la via sterrata, ben segnata ed evidenziata da cartelli che riportano anche la vegetazione presente, affacciandoci ogni tanto sugli alti dirupi per ammirare, non senza paura, il panorama sottostante. Ma è ora di tornare alla realtà, così percorriamo a ritroso la strada incamminandoci verso la macchina. Mi siedo un po' preoccupato nel posto di guida e giro la chiavetta di accensione facendo rombare il motore. "Beh, almeno la macchina si è avviata!", penso io, innestando la prima e muovendo la macchina verso i primi tornanti della discesa. Da questo punto in poi ha inizio un abile gioco di folle, freno, alternanza tra marce alte e basse che fortunatamente ci permette di arrivare fino al primo distributore della città. Passata la paura, andiamo verso il bed and breakfast che avevamo riservato in mattinata, l'Avondrust Guest House, carino ed accogliente. Facciamo due chiacchiere davanti ad una tazza di te con una coppia di ragazzi tedeschi, anch'essi ospiti della struttura, e con i padroni di casa, importunati dal loro enorme cane, il quale tenta di convincere qualcuno a passargli un biscotto, talvolta con occhi dolci altre volte con un implorante brontolio. Per la cena facciamo riferimento all'unico ristorante aperto in città, è domenica sera e molte strutture sono chiuse. Qui troviamo un'atmosfera molto soft, anche per il fatto che lo sbadato ristoratore è anche l'unico cameriere; è anche simpatico con quel suo bel faccione sempre disposto al sorriso, ma la precisione non è il suo forte, se è vero che per ben due volte ci serve una portata sbagliata.
29 Settembre
Dato che la padrona di casa ci ha parlato bene della riserva naturale di Graaf Reinet, ci dirigiamo di buon'ora verso questa tenuta ad ingresso gratuito. In realtà, noi speriamo di riuscire finalmente ad osservare abbastanza da vicino le zebre di montagna, che fino ad ora abbiamo visto più volte, ma sempre da una certa distanza. Purtroppo anche oggi la nostra aspettativa va delusa. La riserva ha un'estensione territoriale piuttosto limitata, soprattutto se confrontata con i grandi parchi che abbiamo visitato in questi ultimi giorni, e questo dovrebbe deporre a favore di un agevole avvistamento degli animali. Purtroppo, per noi non è così. Infatti riusciamo a scorgere qualche antilope, una coppia di bufali in lontananza, ma della zebra neanche l'ombra. Probabilmente anche la fretta non ci aiuta, in quanto oggi dobbiamo comunque percorrere molti chilometri per avvicinarci a Cape Town. Siamo quasi alla fine del nostro viaggio, ed il silenzio che alberga all'interno della nostra vettura ne è buon testimone, rivelando da una parte la nostra tristezza, dall'altra anche un po' di stanchezza accumulata. Percorriamo strade poco trafficate, cercando alla radio qualche canzone che ci tenga un po' di compagnia: oggi però le uniche musiche che vengono diffuse sono le sigle dei notiziari trasmessi in Afrikaan. Così, in silenzio, attraversiamo posti il cui nome probabilmente scorderemo ben presto, Aberdeen, Willowmore, De Rust, fino ad arrivare all'ora di pranzo alla più famosa città di Oudtshoorn, resa celebre dalle sue fattorie dove, probabilmente più di ogni altra parte, si allevano gli struzzi. Buona parte dell'economia locale è basata su questo enorme volatile, di cui si possono mettere in commercio le piume, le uova, la carne ed anche i polmoni, se è vero come è vero che esistono anche vere e proprie corse in sella agli struzzi. In realtà la nostra sosta è più che altro fisiologica, consentendoci di spezzare il lungo viaggio odierno per potere fare due passi e per mettere nello stomaco un po' di carne, di struzzo naturalmente. La nostra tappa prosegue lungo la Route 62, strada che collega Oudtshoorn a Robertson, reclamizzata nei depliant locali come la strada dei vini più lunga del mondo. Questa via percorre il Little Karoo, affiancando dapprima brulle e secche montagne, ed in seguito gentili e verdeggianti colline. Effettivamente in pochi chilometri di strada, i colori aridi e asciutti che abbiamo ammirato negli ultimi giorni, lasciano di nuovo spazio a sfumature brillanti e vivaci in cui spiccano i fiori gialli nei verdi prati e la vite con gli altri alberi da frutto impazienti di mostrare le loro splendide fioriture. Prima di arrivare a Montagu, ci fermiamo a scattare una foto al Ronnie's Shop, niente più che un isolato pub di campagna, divenuto però famoso dopo che gli amici burloni di Ronnie si divertirono a verniciare la parola Sex in mezzo alle altre due, fornendo al turista di passaggio un invitante richiamo. A Montagu facciamo sosta all'Airlies Guest House, una bella casa sulla via principale della città, dove siamo gli unici e riveriti ospiti.
30 Settembre
A colazione Tielman, il baffuto padrone di casa, ci accoglie nel soggiorno con le note di "Besame mucho". "Ho voluto darvi il buongiorno con una melodia italiana!", dichiara tutto contento, palesando una limitata cultura musicale che non avrei sospettato, con quella faccia da professore che si ritrova. Invece ai fornelli Tielman, o chi per lui, ci sa fare, servendoci una deliziosa e abbondante colazione a base di uova, funghi, bacon e frutta fresca. Salutiamo il nostro amico e montiamo di nuovo in macchina. Ci resta ormai da percorrere solo l'ultimo tratto della R62; incontriamo quasi subito, dopo l'uscita da Montagu, il tratto di strada che prevede il passaggio sotto un arco di roccia, immortalato su vari depliant che illustrano questa strada. Ormai stiamo per abbandonare il Karoo per tornare nelle vicinanze di Città del Capo, che abbiamo lasciato ormai una decina di giorni fa. Prima però del nostro rientro in città, decidiamo di fare una breve sosta nelle Winelands, una delle zone di maggiore produzione vinicola in Sudafrica. Ci sono diversi centri con cantine aperte alle visite dei turisti, Paarl, Franschoek, Wellington tra le altre. Noi decidiamo di fermarci a Stellenbosch. Dopo una breve passeggiata in centro, ci dirigiamo verso la cantina Spier. Questa, come molte altre dei dintorni, è assolutamente organizzata per intrattenere il visitatore. C'è un enorme parco dove rilassarsi e fare picnic; ci sono ristoranti, pub, negozi d'artigianato con donne che lavorano al telaio e producono bellissimi e coloratissimi tappeti; c'è anche un'area zoo dove alcuni ghepardi si lasciano accarezzare e coccolare come veri gattoni d'appartamento. Ah, tra le altre cose c'è anche la cantina, dove decidiamo di comprare qualche bottiglia. D'altronde ci sembra d'obbligo, dopo averli gustati più volte, offrire al nostro rientro un assaggio di questi splendidi vini, magari accompagnati da carne di struzzo per ricordare fino in fondo questa nostra luna di miele sudafricana. Tra tutti, quello che ci è piaciuto di più è il sauvignon blanc, piuttosto leggero e leggermente aromatizzato. Dopo avere acquistato un paio di confezioni, guardiamo l'orologio e sconsolati ci convinciamo a salire per l'ultima volta in macchina a percorrere l'ultimo tratto di strada. Arriviamo in aeroporto troppo velocemente. Sistemiamo i bagagli sui carrelli, chiedendoci se ci consentiranno di trasportare tutto quel peso sull'aereo. Consegniamo la macchina, facciamo il check-in, compriamo un po' di ricordini per non scontentare nessuno ed attendiamo l'imbarco sull'aereo. "Non ci faranno mai passare!", mi lamento con Alessandra, sicuro che qualche perfida hostess noti i nostri mille fagotti, da cui spuntano bottiglie, ceste in legno, binocoli e chi più ne ha più ne metta. "Tranquillo, Marco, sistemo tutto io!", mi rassicura Alessandra che, in un batter d'occhio, fa scomparire tutte queste cianfrusaglie all'interno del suo zaino, facendomi stupire per l'ennesima volta della sua capacità organizzativa. Com'è come non è, alla fine ci imbarcano entrambi sull'aereo, che poco dopo decolla verso Londra.
1 Ottobre
Arriviamo a Londra e qui dobbiamo attendere qualche ora per la coincidenza per Bologna. Cerchiamo di ingannare il tempo un po' dormicchiando, un po' girando per i vari duty-free, fino a che non viene annunciato il nostro volo. Si torna veramente a casa. All'arrivo all'aeroporto ritiriamo i bagagli e tristemente ci avviamo verso l'uscita, nulla da dichiarare ovviamente. Distrattamente getto in un cestone una cartaccia che mi era rimasta in mano. **Bologna, ore 17.00** Addetto Alla Termodistruzione: Pensa di fare il furbo lei?
Marco: Io in realtà ho solo gettato via una cartaccia!
AAT: Ma non vede che questo è il bidone per i rifiuti che vanno alla termodistruzione?
M: In realtà mi sembra un comunissimo cestone di colore blu per i rifiuti!
AAT: Ma se c'è una scritta grande come una casa!
M: Ah, la vedo adesso! Effettivamente la scritta c'è, ma è rivolta verso la parete! Non posso certo immaginarmi che sia un contenitore per rifiuti speciali!
AAT: Ah, allora vuole avere ragione, lei. Lasciamo stare, valà!
M: No, non si preoccupi, non voglio avere ragione. Ho solo capito una cosa, sono tornato in Italia!
All'uscita dall'aeroporto un tassista si scaglia con mille invettive verso un automobilista che a sua detta stava procedendo troppo lentamente. Forse più di altre volte il rientro è traumatico. Comunque, la vacanza, viaggio di nozze o luna di miele, che dir si voglia, è decisamente finita. Viene un po' da sorridere, pensando che adesso inizia un viaggio ben più lungo