Sud Africa

2003

di Paolo

Sono stato In South Africa l'anno scorso da mio zio, lui vive a Nigel, paesino a circa 50 km da Johannesburg. Vive lì da circa 50 anni e mi ha potuto raccontare molte cose sull'evolversi della situazione, inoltre ho parlato anche con molti suoi amici sia di lingua inglese che Afrikaans. Oltre che l'odio che percepii tra bianchi e neri percepii anche una grande rivalità tra i bianchi di lingua inglese e bianchi Afrikaans, un odio non proprio leggero leggero.
Per molti giorni ho parlato con i bianchi e tutti mi hanno messo sul piatto le loro problematiche il fatto che il paese ora è caduto in mano ai neri e che era meglio quando potevano picchiare i neri senza che nessuno dicesse niente ( mi hanno veramente detto questo), i giovani bianchi vivono un po' diversamente la situazione, molti hanno poco percepito la caduta dell'apartaid; ho parlato con alcuni di loro e sinceramente tra loro non si percepisce odio ma forse in alcuni casi rassegnazione e in altri, per chi lo può fare, la voglia di andarsene in Inghilterra o negli states in modo definitivo. Quello che ho capito è che molti di loro hanno vissuto con un sistema per 50 anni, un sistema razzista e segregazionista che li faceva arricchire a scapito dei neri, come potrebbero oggi essere felici di aver perso il potere??(questo è il loro punto di vista) Mi è stato spiegato anche un altro aspetto del perchè, secondo loro, i neri al potere non dovevano andare, i neri del sud africa sono costituiti da un insieme molto variegato e in lotta storicamente tra loro e la paura ora è che possano nascere attriti e forze centrifughe che portino il paese allo sfascio.
Il clan che oggi comanda è quello di Nelson Mandela con una politica moderata infatti i bianchi devono ringraziare lui se alla fine del regime non c'è stata la confisca dei beni dei bianchi e l'esilio come è avvenuto in qualche paese confinante. Mandela ha avuto la lungimiranza di capire che un popolo, il suo, che non ha mai avuto l'oportunità di gestire, organizzare un paese non avrebbero mai potuto mantenere il paese efficiente senza l'aiuto dei bianchi e così è stato.
Da una parte però ovviamente era necessario produrre un effetto catartico sulla comunità nera, un riscatto e quindi è stata istituita la commissione della Verità e riconciliazione per far emergere i crimini commessi dai bianchi sui neri. Mio zio mi raccontava che spesso avvenivano sparizioni, neri uccisi solo perchè avevano guardato in malo modo qualcuno o arrestati, picchiati e torturati perchè non avevano con se il permesso di lavorare nelle città bianche; alle persone bianche con cui ho parlato ho chiesto che cosa ne pensavano del fatto che in pratica il loro era stato un regime non democratico, oligarchico ( i bianchi sono forse il 5-6% della popolazione), le risposte che ottenevo erano sempre le stesse, secondo loro noi europei non potevamo in pochi giorni "capire", mi hanno spiegato che se oggi uno viaggia attorno a Jo'burg e vede le Township di oggi non deve pensare che i neri sudafricani vivevano in quelle condizioni.
Quello che fino ad allora non avevo ancora scoperto e che sono riuscito a capire parlando prima con i bianchi e avendo poi conferma da alcuni neri che effettivamente dal 1994 a oggi ( 10 anni ) la condizione di molti neri è peggiorata, oggi si vedono grandi baraccopoli in condizioni molto disumane e perchè visto che le cose sono cambiate??
La risposta è questa: le cose sono cambiate in meglio per molti neri sudafricani ma spesso noi turisti non sappiamo che esiste un flusso migratorio di molte migliaia di persone ogni anno che entrano nel paese dagli stati confinanti cercando di sfuggire a carestie e a guerre e queste persone anche per i neri sud africani sono persone di ultima classe sono diverse non sono sudafricane e pertanto non hanno gli stessi diritti. Molte di queste persone non hanno documenti di identità e quando trovano un nero accoltellato per la strada morto non sanno nemmeno chi è, sanno solo che è un immigrato clandestino.
Un esempio è il ragazzo che faceva il giardiniere per mio zio, aveva venti anni secondo genito di una famiglia di neri immigrati qualche anno fa clandestinamente, suo fratello è stato accoltellato in una regolazione di conti tra bande e lui tre settimane dopo che io me ne sono tornato in italia è stato trovato sgozzato sul ciglio di una strada, lui per lo stato non esisteva lui era nessuno, non faceva nemmeno parte dei censimenti sulla popolazione.
Dopo alcuni giorni passati tra le "mura fortificate" dei bianchi con tanto di cani addestrati a ringhiare ai neri ( e non scherzo) siamo stati ospiti di un amico di mio zio, un riccone che ha un'azienda e che a confronto di me è veramente paperon dei paperoni. Lui è forse l'unico bianco che almeno a discorsi ha sempre assunto nelle conversazioni un tono più distensivo degli altri bianchi. Lui mi ha spiegato che molti suoi colleghi odiano avere neri come dipendenti perchè vagabondi mentre lui, dal punto di vista del suo capitalismo illuminato, affermava che è la loro cultura è la loro vita a dettare certi ritmi e che vanno in un certo qual modo rispettati. Dopo questo soggiorno nei sobborghi di Jo'burg abbiamo deciso che visitare il sud africa senza vedere il famigerato e pericolosissimo centro di Johannesburg e Soweto non sarebbe potuto essere culturalmente conoscitivo della storia recente del paese.
Quando ho detto questo a mio zio lui è andato su tutte le furie, non perchè non voleva che vedessi certe cose ma perchè lui non entrava in Jo'burg da 15 anni perchè troppo pericolosa. Abbiamo chiesto a degli amici di mio zio che cosa ne pensavano e la risposta era sempre la stessa, allora più intestarditi che mai abbiamo chiamato una guida nera che ci è venuta a prendere all'aereoporto e ci ha fatto visitare il centro di Johannesburg e ci ha fatto fare un breve tour in Soweto. Il centro di Jo'burg è una delle cose che mi ha colpito più di tutte di tutto il viaggio e forse anche più del Kruger e di altre meraviglie della natura.
Quello che ci è apparso di fronte è una downtown dalla struttura e dalle vestigia di una metropoli che non molti anni fa doveva far invidia a molti centri di capitali europee. Si percepisce che qualche anno fa c'erano negozi anche belli e prestigiosi, hotel, locali.. come una qls metropoli, adesso più nulla di tutto questo, solo pochi negozi squallidi, gli hotel abbandonati e polizia armata in assetto da guerra in qualche incrocio. In tutta la mattina trascorsa in quella zona non abbiamo visto alcun bianco, la guida ci ha spiegato che difficilmente i bianchi vengono in centro, alla fine della mattina siamo andati a visitare il carcere dove per un breve periodo è stato rinchiuso Nelson Mandela all'inizio della sua prigionia.
A questo punto le condizioni ambientali si sono fatte più preoccupanti, la guida aveva un aiutante, ci ha detto che dovevamo rimanere nel pulmino con l'aiutante ad aspettare lui che andava a chiamare un poliziotto che ci avrebbe accompagnati all'ingresso della prigione e così è stato, un poliziotto nero che sembrava rambo ci ha accompagnati.
Il pomeriggio siamo andati a Soweto e la guida ci ha spiegato la differenza tra le due soweto, quella dei sudafricani decisamente più dignitosa e poi quella dei non suafricani e in quest'ultima siamo entrati. Abbiamo percorso circa duecento metri in una strada circondata da baracche di cartone e lamiere e siamo entrati in una di queste baracche, ci ha fatti entrare una famiglia, giuro ci veniva da piangere, 20 mq per 5 persone senza pavimento senza acqua, fogne, corrente elettrica, l'unica acqua che avevano proeniva da un rubinetto pubblico che serviva 400 famiglie e che non sempre erogava acqua.
Che tristezza che ci ha fatto tutto questo. Siamo usciti e siamo andati a vedere la casa in cui abitava Nelson Mandela prima della prigionia e abbiamo visto la chiesa in cui avvenero i primi scontri tra polizia e neri. Quella fu una giornata indimenticabile, al ritorno non riuscivamo neanche a parlare con la guida e questo, forse, lui se ne è accorto. Gli abbiamo chiesto che cosa ne pensava di tutto quello che è successo,della situazione attuale e del futuro: sorprendentemente le sue parole non erano cariche di rancore anzi di speranza, ci ha spiegato che molti neri adesso vogliono voltare pagina vogliono assaporare la libertà che prima gli era stata privata ma anche loro hanno riconosciuto un elemento chiave in tutta la storia: il ruolo della politica della non violenza portata avanti da Mandela che dalle mura della sua cella ha sempre sostenuto un cambiamento graduale, riformistico e benchè di fede comunista ha sempre ripudiato la rivoluzione che molte frange del suo movimento auspicavano.
La storia continua...
Paolo