Costarica

 

di Dario e Gabri
http://web.tiscali.it/darioegabri/

Scritto a quattro mani da Gabriella e Dario (Pd) Come al solito abbiamo organizzato il viaggio per conto nostro: con l'aiuto della Lonely Planet (immancabile), fax, e-mails, frequentando il NG soc.culture.costa-rica e numerosissimi siti web sulla Costa Rica, ci siamo imbattuti in una gentilissima persona che, guardacaso, organizza l'incoming per operatori turistici di tutto il mondo. E' italiano e lavora da circa otto anni in Costa Rica, si chiama Fabio e la sua ditta è la "Costa Rica Top Tours". Dopo avergli sottoposto il nostro programma, e quindi aggiunto e tolto alcuni particolari, siamo giunti alla versione definitiva. Una nota di ringraziamento va anche al nostro carissimo amico Beppe (Gimaq) che da veterano della Costa Rica, ci ha meglio "indirizzato" sulla compilazione dell 'itinerario.

Subject: [RECE] Costarica: la magia della natura - (1)

01 gennaio 2002 Arriviamo all'aeroporto di San Josè in orario, verso le 21,30. Come d'accordo c' è una persona ad attenderci per portarci all'Hotel Britannia, un simpatico alberghetto situato nel quartiere di "Barrio Amon" vicino al Paseo Colon.
02 gennaio 2002 La prima parte del nostro programma prevede il Parco Nazionale del Tortuguero. Partiamo dall'hotel Britannia verso le 06,50. San Josè è situata a circa 1100 metri d'altitudine. Per raggiungere la costa nord orientale della Costa Rica prima di tutto si attraversano alcune vette, poi in pianura qualche strada sterrata e infine si sale in barca per gli ultimi chilometri. La strada ci porta attraverso il Parco Nazionale Braulio Carrillo e qui il clima varia nel giro di pochi chilometri: ci inoltriamo nelle nuvole e inizia una pioggerellina fitta fitta. Dopo una breve discesa, torna a splendere il sole e il caldo si fa sentire sempre di più. Verso le 08,00 ci fermiamo a "Rio Dante" per una colazione con il "gallo pinto" (una sorta di riso con i fagioli), frittata, bacon e tutto quello che a un americano o tedesco può far piacere ingoiare alle otto di mattina. Il ristorante, formato da una grande tettoia in legno, ben fatto, è circondato da un meraviglioso giardino con piante e fiori stupendi. Verso le 9,00 si riparte, attraversiamo il piccolo paese di "Guapiles", il fiume "Reventazon", il "Paquari River" e ci fermiamo al villaggio di "Matina", famoso per la produzione di cacao, per ammirare il primo bellissimo animale dei numerosi avvistati in questo viaggio: il Bradipo!! Ce ne sono due accovacciati in un albero. Sono a pochi metri da noi: bellissimi, non ne avevo mai visti!! Sembra che abbiano un eterno sorriso, ma è la specifica colorazione della loro pelliccia che dà questa impressione. Dopo qualche chilometro arriviamo in una strada sconnessa, piena di buche, si avanza molto lentamente. Ci addentriamo in un bananeto. Le piante sono basse e tutte con il tipico sacchetto azzurro che avvolge il casco di banane. Serve a proteggerle da eventuali insetti, uccelli e altri animali e soprattutto per tenere l'umidità. Dopo un piccolo ristoro al molo di "Matina" Partiamo alle 11,20 circa con un motoscafo direzione "Mawamba Lodge" al Tortuguero. Risaliamo il fiume denominato "Laguna del Tortuguero" costeggiato da una rigogliosa foresta tropicale. Lungo il percorso avvistiamo qualche tucano, qualche scimmia e tantissimi uccelli colorati. Per lo più aironi e pappagalli. Ogni tanto quando incontriamo altre diramazioni del fiume, ci sono dei cartelli che indicano le poche località raggiungibili: noi seguiamo la direzione "Barra del Colorado". Arriviamo al Mawamba Lodge verso le 13,00. E' perfettamente mimetizzato nella vegetazione: tutt'intorno ai bungalow, costruiti essenzialmente con legno e zanzariere al posto delle finestre, un giardino meraviglioso con ogni tipo di "essenza" tropicale. Il luogo di ristoro è formato da una semplice tettoia in legno senza pareti, al centro il bar. Il parco Nazionale del Tortuguero copre un'area di 18900 ettari e più di 52000 ettari di mare aperto ed è il principale luogo di tutta la costa dei carabi per la riproduzione della tartaruga marina verde. Ci sono in tutto il mondo otto specie di tartaruga marina: di queste, ben sei depongono le uova in Costa Rica e quattro proprio nel Tortuguero!! Da tener presente che questa è una delle zone più umide della Costa Rica: c'è una piovosità che oscilla fra i 5 e i 6 metri all'anno e una giacca impermeabile ( di quelle leggere di nylon) è indispensabile. Dopo pranzo facciamo due passi in spiaggia: è deserta! Praticamente 22 miglia di lunghezza senza ombrelloni, lettini e quant'altro possa rovinare questo paradiso. Purtroppo però è sconsigliato fare il bagno, sia per le onde alte che per la corrente molto forte. Non mancano gli squali che scoraggiano anche i più spericolati. Verso le 15,00 con la guida, saliamo in barca e andiamo verso il villaggio del Tortuguero: è racchiuso da una parte dal canale dal quale siamo arrivati e dall'altra dal mare. Non ci sono strade, solo un unico marciapiede, per il resto si cammina sull'erba o sulla sabbia; non ci sono auto: solo qualche bicicletta e la barca per gli spostamenti più lunghi; ci sono tutti i sevizi indispensabili per la comunità: acquedotto, energia elettrica, scuola, chiesa ecc.; Hanno anche la raccolta differenziata dei rifiuti: di fianco ai viottoli si incontrano spesso i tre tipici bidoni divisi: lattine, secco e umido, che però non vengono utilizzati frequentemente dalla popolazione. Sono circa 1000 anime per lo più con carnagione chiara. Visitiamo il "Visitor Center" dell'associazione per la salvaguardia delle tartarughe e vediamo un filmato della durata di 15 min. circa che indica i vari tipi di tartaruga esistente in quella zona, abitudini, predatori, riproduzione ecc. Alle pareti un'ottima informazione degli "abitanti" della foresta tropicale, dello sviluppo delle piante e degli animali con foto, didascalie e modelli in vetroresina. Interessante. Più tardi torniamo al lodge, ma lungo il litorale caraibico. Incontriamo parecchie buche formate dalle piccole tartarughe appena nate, che per uscire dal nido sotto la sabbia, scavano con tutta la loro forza; tutt'intorno i teneri gusci abbandonati. Purtroppo a terra ci sono anche qualche bottiglia di plastica proveniente da qualche isola del Mar dei Carabi e pochi pezzi di sacchetti di plastica. In questa zona, ogni anno, le tartarughe che depositano le uova lungo le 22 miglia di litorale da luglio a ottobre, possono essere circa diecimila!! Torniamo al lodge, ceniamo, facciamo quattro chiacchiere con gli amici John e Jule, due americani di Indianapolis e con una famiglia di coniugi inglesi che hanno portato con loro anche le due belle figliole, una 18 e l'altra 20 anni, poi a letto. 03 gennaio 2002 Stamattina sveglia alle 5,30 e alle 6,00 già operativi per una visita in mezzo ai canali del Tortuguero. Il fiume sembra un lago immenso, non si vede il verso della corrente. In alcuni punti sarà largo circa 100 metri, forse più. Sulle sponde, una fitta vegetazione, non si vede un metro più in la. Il contesto non è nemmeno monotono, poiché le specie di piante e di animali che ci circondano variano di metro in metro. Ogni tanto qualche scimmia che salta di ramo in ramo così come svariate specie di uccelli coloratissimi. Senza dubbio le tartarughe costituiscono la principale attrattiva del Tortuguero, ma non essendo questa la giusta stagione, ci concentriamo sulle altre opportunità di avvistamento di numerose specie animali, sia seguendo i vari sentieri che attraversano il suo territorio, sia percorrendo i canali in barca con la guida. Ed è proprio in questa occasione che scorgiamo prima una, poi due scimmie urlatrici, qualche tucano, più di qualche airone bianco maggiore, qualche Martin pescatore verde e anche delle bellissime scimmie ragno del Centro America. Torniamo verso le 8,00 facciamo colazione poi, indossati lunghi stivali di gomma, ci addentriamo nella foresta tropicale per una "salutare" camminata. Il caldo è sopportabile, ma l'umidità è opprimente. Man mano che si prosegue, sentiamo sempre più il tipico verso delle "scimmie urlatrici". Prima una, poi due e infine sei o sette tutte assieme. Poi il silenzio. La guida ci fa vedere delle piccolissime rane marroni grandi come un'unghia. Non so come abbia fatto a scovarle!! Tutt'intorno siamo "circondati" da cinguettii di centinaia di specie diverse di uccelli. Qualcuno riusciamo ad intravederlo: i tinami, per esempio, uccelli tozzi, quasi senza coda che sono considerati i più primitivi membri dell' avifauna del paese. Si alimentano a terra nella foresta e volano via con numerosi colpi d'ala appena sentono un rumore. Il loro bellissimo canto, simile a dei fischi tremuli e profondi, si sente spesso nella foresta. Poi vediamo un picchio, alcuni uccelli da preda ma solo con il binocolo, come il "nibbio codadirondine" e molti altri ancora. Proseguiamo ancora e la foresta è sempre più fitta. Si sprofonda nel fango fino al polpaccio, si fatica a proseguire. Adesso è la stagione secca, ed è strano che la terra sia ancora così piena d' acqua. Ancora più avanti attraversiamo qualche piccolo corso d'acqua, grandi pozzanghere e ancora fango fino quasi al ginocchio. Qualche iguana ci passa vicino senza inquietarsi, ci guarda attentamente poi sparisce con un balzo nella foresta. Dopo un po' sentiamo il rumore del mare sempre più vicino. Sbuchiamo sulla spiaggia e tutti facciamo un gran.. respiro!! Il ritorno al lodge è tutto un chiacchierio per rammentare la flora e la fauna individuata durante l'escursione. Dopo un meritato pranzo (menu unico per tutti senza tanti fronzoli), verso le 15,00 si riparte per un'altra escursione lungo i canali della laguna del Tortuguero. Prima percorriamo il fiume principale, poi giriamo verso un piccolo canale laterale, poi un altro ancora e infine attraversiamo quello denominato il "canale delle palme" per la particolare presenza di una palma tra le più grandi del mondo: le sue foglie raggiungono una larghezza anche di 80-90 centimetri! Il conducente della barchetta spegne il motore che comunque teneva sempre a regime basso per non disturbare. La larghezza del fiume si restringe, a destra e a sinistra la vegetazione avvolge il cielo e invade il letto del fiume. I raggi del sole riescono a penetrare solo per qualche piccola apertura tra i rami. Per avanzare il conducente è costretto ad un continuo zig-zag, ma. ma non sta remando!! Mi giro e vedo che usa un piccolo motore elettrico!! Ottima come idea! Stiamo un attimo in silenzio: qualche metro da noi un caimano sta nuotando nell' acqua calma. Su un albero due scimmie ragno stanno proseguendo per la loro strada aggrappandosi con le zampe e con la coda a qualsiasi appiglio a mezz' aria. Appollaiati su qualche tronco caduto, numerosi "aironi bianchi" e qualche "airone azzurro minore". Poi ancora i volatili "piro piro", la "jacana" e qualche "aninga". I rami di palma caduti dalla pianta che restano per metà immersi, solitamente dritti e lunghi, formano delle perfette figure geometriche chiuse, con la loro immagine specchiata sull'acqua assolutamente liscia e calma. Ad un tratto attraversa il corso d'acqua una splendida farfalla, grande e di un colore blu elettrico favoloso: è la "farfalla morpho". L'apertura alare è di ben 15 cm!! Quando si posa però, le ali si chiudono e se ne può vedere solo il lato inferiore marrone. Un cambiamento istantaneo: da uno spettacolo di colori a un modesto camuffamento. Per fortuna il tempo, durante la giornata, è stato clemente: solo qualche nuvola, ma nemmeno una goccia d'acqua. Solo verso le 21,30 inizia un acquazzone che smette solo verso le prime ore della mattina.
04 gennaio 2002 Stamattina abbiamo il volo dal Tortuguero a S. Jose' e da S. Jose' al Corcovado. Inizia ancora a piovere: per fortuna ce ne andiamo. Non accenna a smettere e il cielo è sempre più plumbeo. Ci portano con una barchetta coperta all'aeroporto. Dopo 10 minuti si fermano sulla sponda del fiume.. Ma io non vedo aeroporto!! Un lembo di terra ci separa dal Mar dei Carabi, nient'altro. Ecco: proprio questo è l'aeroporto!!! Una semplice striscia di terra asfaltata!! Gli uffici?? Una barca attraccata lì vicino sotto ad un albero! Una persona scende, si avvicina e ci chiede i biglietti. Dopo un po' smette di piovere e decide di pesare i nostri bagagli (importantissimo: non devono superare i dodici Kg. a testa!!). Tira fuori da un sacchetto la bilancia meccanica: è una di quelle a cilindro con all'interno una molla e un gancio nella parte superiore e uno sotto. E' completamente arrugginita. Attacca al gancio il nostro "borsone", tira verso l'alto e.. Stak!!! Rotta!! Nessun problema: mette via tutto e ci da il via libera. Son contento per questo, ma l' aereo dov'è??? Il nostro volo dovrebbe partire alle 07,15, ma non si vede nessuno. Arriva un Cessna di un'altra compagnia, carica 4 persone, bagagli e riparte. Aspettiamo un 'altra mezz'ora. niente di niente. Con la radio avvisano definitivamente che il volo non è arrivato a causa del brutto tempo, e tante altre baggianate!! Bisognerà aspettare il prossimo che arriva verso le 12,30!! Ok, come il solito non ci arrabbiamo poiché in viaggio tante cose possono capitare, ormai lo sappiamo. Con il cuore in pace torniamo al Mawamba Lodge. Telefono a Fabio per metterlo al corrente dell'accaduto. Dopo 10 minuti mi richiama e le cose sono così sistemate: l'aereo arriva a Palmar Sur, ma bisognerà dormire una notte a "Sierpe" poiché gli spostamenti in barca, con l' alta marea che c'è al pomeriggio, non si possono più fare. Quindi anziché quattro notti previste al Corcovado, se ne faranno solo tre. Mi dice che ha già organizzato tutto per il nostro trasporto dall'aeroporto di Palmar Sur al villaggio di "Sierpe de Osa". Qui ci aspetta un suo amico italiano "Ben" che gestisce il "Veragua Lodge". Nel frattempo al Mawamba Lodge, in attesa delle 12,00, abbiamo modo di conoscere una guida che si chiama "Marcelino" (pron. Marselino). Parla italiano, inglese e spagnolo. Facciamo due chiacchiere notandone l'ottima preparazione floro-faunistica della zona e in generale della Costa Rica. Le persone alle quali ha fatto da guida per uno o due giorni, lo salutano con entusiasmo ringraziandolo del bagaglio di nozioni trasmessili. Se vi recherete in questa zona, accertatevi che sia lui la vostra guida: ne sarete soddisfatti! Dimenticavo: ha anche scritto un libro sul Tortuguero!! Ci accompagnerà proprio lui all'aeroporto, giovandoci ancora di qualche utile notizia. Partiamo con un cessna a sei posti. Il volo dura circa 35-40 minuti non senza qualche scossone all'incontro con le nuvole. In compenso il paesaggio a terra è favoloso. Non volando a quote elevate, si distingue molto bene la diversa morfologia del terreno, compreso il vulcano Irazù con la cima avvolta dalle nuvole. Atteriamo a San Josè e dopo un'ora circa ci imbarchiamo su un ugual velivolo diretti a Palmar Sur nella Peninsula de Osa, sul lato sud-occidentale della Costa Rica. Atterrati a Palmar Sur, è subito pronto il mezzo che ci porterà a Sierpe. Dopo qualche chilometro di strada asfaltata, inizia quella sterrata con numerose buche... e anche belle profonde. Ai lati, raramente, solo qualche piccola casetta con il proprio giardino fiorito. Più avanti grandi "palme africane" dalle quali si estrae dai frutti grandi come olive, l'olio vegetale. Ancora piccoli bananeti e tutt'intorno niente e nessuno. Da qui a qualche centinaio di chilometri non esistono strutture turistiche: nessun albergo, nessun resort, nessun villaggio, nessun bazar, nessuna piscina... niente! Solo qualche piccolo negozio ricavato su una stanza di un'abitazione. Dopo circa dieci (!) Km. di sobbalzi, arriviamo al villaggio di Sierpe: le case in tutto saranno si e no una decina di fianco all'affluente "Estero Azul". Il conducente chiede spiegazioni a qualche bambino che si avvicina con curiosità, per arrivare al "Veragua". A posto.., penso, se non lo sa nemmeno lui..!!??!! Seguiamo i bambini e arriviamo ad una passerella in legno sopra un piccolo terreno recintato che si affaccia sull'"Estero Azul". Dalla parte opposta il "Veragua Lodge"!!! Ma non c'è ponte per attraversare il corso d'acqua!!! I ragazzini urlano :<..Beeeen, Beeeen,..Turistaaaas., Turistaaaaas...>. Ad un certo punto si affaccia una ragazza, e dice che Ben è uscito. Confabulano qualcos'altro e il ragazzino più giovane (avrà avuto 11 anni) si tuffa in acqua, nuota fino alla parte opposta e aiutato dalla ragazza cercano, impantanandosi fino alle ginocchia sul bagnasciuga, di far slittare la barchetta in acqua per portarci da quella parte. Fortunatamente Ben arriva alle nostre spalle con la sua Jeep mezza scassata. Vedendo tornare indietro da solo il tipo che ci è venuto a prendere all' aeroporto, si è insospettito. Ci dice che, guardandolo bene in faccia, aveva bevuto non poco e non si ricordava esattamente la strada!! Carichiamo i bagagli sulla Jeep, e nel frattempo vedo il ragazzino che si era adoperato per farci passare il fiume, rituffarsi, attraversarlo nuovamente in tutta fretta e dirigersi verso di noi con un sorriso da orecchio a orecchio!! Tiriamo fuori qualche dollaro e se ne vanno contentissimi. Dirigendoci verso il Veragua Lodge, scambiamo qualche parola con Ben (Benedetto): ci racconta che saranno circa 10 anni che vive in Costa Rica. Prima abitava a Roma, poi a Milano dove gestiva una galleria d'arte. Il suo lavoro attuale consiste nel dipingere affreschi in abitazioni private di San Josè. Che dire: è stata una fortuna aver perso il primo volo. Abbiamo così avuto modo di conoscere delle persone squisite e un posto meraviglioso. Ben e Ileana ci hanno accolto a casa loro come amici che si conoscono da tantissimo tempo. Il loro giardino, formato dalle più belle e interessanti varietà di alberi, orchidee, frutteti, ecc. faceva da contorno ai tre bungalow che offrono come alloggio ai clienti del lodge. In questi giorni non c'è nessuno anche perché Ben non pubblicizza più di tanto il suo villaggio: se viene qualcuno bene, altrimenti va bene lo stesso. Facendo quattro passi nel suo splendido eden (circa 1 ettaro), ci ha illustrato da buon intenditore tutte le specie di piante presenti: palma cinese, licuala grandi foglie, dattero, albero bottiglia, arenga, caryota urens, palmiera multipla, palma dal tronco rosso, palma africana, cycas revoluta, cycadaceae del Messico, cassia, tulipano del Gabon, frangipane, rosa del Venezuela, trombetta gialla, pitanga (con dei piccoli frutti a forma di lanterna cinese), cassia fistola, ylang-ylang, jicara, eucaliptus, aloe, colliandra, mirto, lingua di gatto, callistemon, guaria morada (orchidea), heliconia (un grappolo di fiori rossi con bordo giallo), frutto della passione, croton (una pianta con le foglie colorate di rosso, arancione, rosa e giallo), gardenia e la coda di cavallo, dove spesso si fermano i colibrì. La sera avevano preparato la tavola solo per noi due, ma immediatamente li abbiamo pregati di sedersi a cenare con noi. Gustiamo un'ottima pastasciutta, una bella bisteccona accompagnata dal pane fatto in casa e olio di oliva italiano, contorno ecc. e dell'ottimo succo d'arancia appena spremuto!! Slurp!! Buuurpp..hem.. scusate. Più tardi Ben, dopo aver risposto a dozzine di nostre domande sulla Costa Rica, ci fa vedere la sua casa: prettamente in legno, con solide fondazioni in muratura, è costituita da tre piani. I mobili per lo più fatti fare su misura da suoi disegni e altri acquistati dal rigattiere. I pochi ma belli soprammobili, li ha acquistati un po' in India, Tunisia, Marocco, Indonesia ecc. Tutto fatto e sistemato veramente con gusto.

Subject: [RECE] Costarica: la magia della natura - (2)
05 gennaio 2002 Non abbiamo nessun appuntamento, nessuna escursione, nessuno che ci deve venire a prendere, ma.. ci alziamo verso le 05,30 svegliati da un cinguettio armonioso. Ci godiamo l'alba tropicale con tutti i suoi profumi, in un posto dove regna il rumore della natura: il fiume, gli uccelli, le scimmie... Restiamo in silenzio seduti sull'erba soffice come il velluto. Sopra di noi, a qualche metro, centinaia di uccelli arrivano dalla risaia alle nostre spalle (est) dove dormono la notte. Si dirigono verso la foresta (ovest) per mangiare qualcosa. Qualcuno fa una breve sosta sugli alberi del giardino: al Tortuguero li vedevamo lontani qualche decina di metri, qui sono solo a qualche metro!! Riesco a fare qualche foto, poi li lascio in pace: forse in questa quiete anche il leggero avanzare meccanico della pellicola li disturba. Vediamo dei splendidi tucani, un picchio resta sull'albero per una decina di minuti, poi ancora dei coloratissimi pappagalli "ara macao" con le piume rosse e gialle con sfumature verdi e azzurre. Gli aironi con la loro maestosa apertura alare sono numerosi, così come altri pappagalli denominati "amazzone farinosa" con la coda corta che volano con rapidi colpi delle ali corte e larghe. Insomma una splendida "sfilata" di vita e colori. Dopo colazione con dell'ottimo succo d'arancia, burro e marmellata (fatta anche questa da Ileana), Ben ci porta al molo del villaggio da dove partiremo per andare al Parco Nazionale Corcovado. Facciamo qualche chilometro di strada sterrata, passando attraverso quelle poche e piccole case, che, seppure modeste, hanno tutte il loro splendido giardino curato e fiorito. Tutti salutano Ben con un sorriso, tutti si conoscono. Arriviamo al centro del villaggio formato da un giardinetto, ombreggiato dalla chioma gigantesca di uno splendido albero. Qualche panchina, un'altalena, nient' altro. Di fronte un piccolo supermercato dove con circa 300 lire si può acquistare una lattina ci coca cola o fanta. Tutt'intorno una rigogliosa vegetazione tropicale. Su un lato il Rio Sierpe, marrone, scorre lento appena impercettibile. Sono circa le 11,30 ed è impossibile stare sotto il sole. Anche con un cappello scotta in maniera insopportabile. Ci ripariamo nell'ufficio di proprietà di "Casa Corcovado" da dove partiremo verso le 13,00 anziché le 12,00. Abbiamo dovuto attendere l'arrivo di altri 4 turisti americani, arrivati in ritardo a causa dell'ennesimo contrattempo della compagnia aerea Sansa. Il tempo è meraviglioso, ma vediamo che inseriscono accuratamente tutti i bagagli in grandi sacchetti di plastica e infine gli zaini con macchine fotografiche e telecamere in un sacco a tenuta stagna. Mah.. Pensiamo, forse sanno già in partenza che lungo la costa, il primo pomeriggio, pioverà senz' altro. Saliamo in un motoscafo a dieci posti e percorriamo il Rio Sierpe in direzione sud-ovest. Il letto del fiume è calmissimo, la barca scorre senza problemi. Ai lati qualche piccolo villaggio e poi distese di mangrovie. Ogni tanto qualche "isoletta" di sabbia, fa da "sollievo" a decine di aironi di vario tipo. Sulla sponda sinistra avvistiamo un caimano della lunghezza di circa due metri, il nostro conducente rallenta, si avvicina un po'.. il caimano ci guarda e lentamente scende in acqua senza sollevare una benché minima goccia d'acqua tenendo gli occhi a pelo d'acqua. A quel punto ci allontaniamo in silenzio. Dopo un'ora circa, durante la quale i nostri occhi deliziano di numerosi avvistamenti di scimmie, uccelli, pappagalli ecc., arriviamo alle foci del fiume che s'incontra con l'Oceano Pacifico, esattamente a "Punta Violìn". Ed è qui che capisco perché hanno accuratamente sistemato in sacchi di plastica tutti i bagagli: la barca inizia ad ondeggiare, barcolliamo a destra e a sinistra, le onde sono sempre più alte!! La corrente ci porta mooolto vicino alle formazioni rocciose create dalla lava solidificata! Il ragazzo al timone è costretto ad audaci manovre per portarci verso l'oceano! Arrivano verso di noi delle onde alte.alte. non so quanto, non si vedeva dall'altra parte, coprivano mezzo cielo sopra la nostra testa!! Le prende ortogonalmente al loro senso normale di scorrimento, altrimenti ti rovesciano in un attimo. In questi momenti la barca sia alzava di parecchi metri per poi abbassarsi senza problemi dall'altra parte!! Il ragazzo si guarda intorno, scruta le onde, attende qualcosa..Ancora qualche manovra per schivare gli scogli e... Ci siamo!! L'immensità dell'Oceano ci accoglie!! Costeggiamo la penisola verso "Punta Sierpe" poi "Punta Ganadito", poi "Bahia Drake", "Punta Agujitas", "Marenco" e alla nostra destra (verso ovest) vediamo "l'Isla del Caño" dove andremo nei prossimi giorni. Siamo a circa 1 miglio dalla costa, ma si nota chiaramente il tipo di vegetazione che la ricopre: è una fitta foresta tropicale, il verde che si distingue è di varie tonalità, gli arbusti sono altissimi e di tante specie diverse. Poi passiamo Playa S.Josecito, Punta San Pedrillo, Punta Llorona e infine Playa Corcovado dove dobbiamo approdare per poi raggiungere il Parco Nazionale Corcovado. E qui sta il bello.. Ci fermiamo a circa un centinaio di metri dalla spiaggia dove ci attendono 4 ragazzi. Anche qui siamo costretti ad un zig-zag attraverso formazioni laviche sul mare, ma... bisogna attendere!! Per la precisione attendere "l'onda giusta" per evitare di colpire gli scogli!!! Il mare non è agitato. Le alte onde che si infrangono sulle rocce è cosa normale! La guida che ci accompagna invita tutti noi a non alzarsi dal proprio posto qualsiasi cosa succeda ed eventualmente aggrapparsi alla seduta anteriore se ci sono grossi scossoni. Il conducente prova,.avanza.. accelera.., non ce la fa, torna indietro. Giriamo ancora un paio di volte su di noi in attesa.., riprova.niente da fare! Prova ancora, accelera tutto, dietro di noi un'onda c'insegue..., ma poi si placa dopo qualche metro! Avanziamo ancora e finalmente, senza alcun problema e senza sobbalzi, accostiamo alla spiaggia!! Incredibile!! La bravura di questi giovani nel condurre le barche è veramente incredibile!! Subito quelli a terra vengono verso di noi, in acqua fino al collo, acchiappano la barca e ci invitano a scendere immediatamente prima che la corrente la risucchi di nuovo! Finalmente siamo sulla terraferma!! Tra aerei e barche, sbatacchiati a destra e sinistra, siamo un po' scossi! Per portarci al villaggio di "Casa Corcovado", ad attenderci c'è.. Un trattore con carretto annesso!! Eh si, perché i bungalow sono sopra una delle numerose colline a picco sul mare e la stradina per arrivarci è ripidissima e difficile anche a piedi. Casa Corcovado è un piccolo villaggio per un massimo di 40 turisti per volta, a pochi passi dal Parco Nazionale. I dieci bungalow sono in muratura senza finestre. Ovvero al posto delle finestre ci sono le veneziane in legno e zanzariere al posto del vetro. Dopo le solite formalità ci accompagnano per una breve escursione lungo la spiaggia. La sabbia è scura, di un color antracite chiaro formata da piccoli sassolini levigati dall'acqua e di fianco subito fitta la foresta tropicale impenetrabile da qualsiasi sguardo dei nostri occhi. Sul mare, fino a qualche decina di metri dalla spiaggia, qualche formazione rocciosa che, come già citato, è stata creata dalla lava incandescente solidificata dall'incontro con il mare. A cena ci rendiamo conto che, al momento, in questo posto ci sono veramente pochi turisti: sedute a tavola ci saranno al massimo una ventina di persone, nemmeno un italiano. Per la maggior parte sono americani, inglesi, canadesi e qualche giapponese.
06 gennaio 2002 La mattina ci svegliano le "Howler Monkey", le scimmie urlatrici e qualche centinaio di cinguettii diversi. Dopo colazione, indossati gli alti stivali in gomma, ci addentriamo subito nel fitto della foresta. La nostra guida è ottimamente organizzata. Porta con se un telescopio con cavalletto, la radio ricetrasmittente, un binocolo, il libro degli uccelli e una lente d'ingrandimento. Durante il percorso ci spiega le varie caratteristiche del Parco Nazionale, quante specie di mammiferi e di insetti vivono, quali specie di piante si riproducono, il sistema biologico della foresta ecc.., una persona veramente preparata. Ad ogni nostra domanda c'è sempre una pronta risposta. Il sentiero che percorriamo non è ancora "segnato" dal cammino della gente, in qualche punto non se ne riconosce il tracciato, infatti ci sono dei piccoli nastri colorati che serviranno da indicazione per la guida. La vegetazione è molto fitta, bisogna fare attenzione a non mettere mano su foglie o arbusti perché qualche vegetale ha delle spine lunghe e robuste, e soprattutto perché qui vivono numerose specie di serpenti. Le radici degli alberi sono una vera "trappola" per i nostri piedi, perché camminano quasi esclusivamente in superficie. Non serve che vadano in profondità per trovare acqua e qualsiasi genere di nutrimento. Per vedere qualche animale in questi posti non bisogna attendere delle ore: dopo un po' sentiamo un ramo spezzarsi sopra la nostra testa e cadere un paio di metri da noi!! Sono tre "scimmie ragno" (spider monkey) che volteggiano aggrappandosi con gli arti e con la coda. Si vedono benissimo!! Possono rimanere appese alla sola coda prensile mentre usano le lunghe braccia per raccogliere frutti. Scendono a terra di rado e hanno bisogno di ampi tratti di foresta ininterrotta. Sono lunghe da un metro a un metro e mezzo, di cui il 60% è costituito dalla coda. Il colore varia da bruno scuro a bruno rossastro e grigio. Si alimentano spesso durante il giorno in gruppi di dimensioni variabili e ne abbiamo viste anche mentre riposano in silenzio fra i rami più alti. Dopo un po' incontriamo delle "scimmie urlatrici" (howler monkey) che spesso si sentono prima di vederle. Sono massicce con ampie spalle, grandi teste e colli e parti posteriori relativamente piccole. Sono quasi tutte nere ad eccezione dei fianchi e della schiena dove hanno un mantello bruno dorato o color cuoio. Sono lunghe poco più di un metro, di cui poco più della metà è costituita dalla coda. Più avanti scorgiamo una "gufo dagli occhiali" (spectacled owl) lungo circa mezzo metro con cospicui disegni bianchi a forma di occhiali attorno agli occhi. Poi ancora vediamo qualche "scimmia cappuccino" (cebo cappuccino): sono piccole e curiose, penso le più facili da osservare nel loro ambiente naturale. Occasionalmente scendono anche a terra dove possono cibarsi di piante coltivate quali per esempio il mais. Sono divertenti da osservare perché esaminano minuziosamente fra il fogliame e la lettiera alla ricerca di cibo, anche staccando cortecce e ispezionando in genere tutto ciò che incontrano. Di solito sono nere con il muso, la gola e il petto biancastri. Ad un certo punto la nostra guida installa il cavalletto, inserisce il telescopio e ci fa vedere un "boa constrictors" che dorme appollaiato su un alto ramo di un albero!! E' tutto avvinghiato, ma se ne distingue abbastanza bene la lunghezza e la corporatura. Continuiamo a camminare, l'umidità è sempre più opprimente. Per fortuna che la luce del sole penetra solo per il 20% sulla foresta, perché sarebbe veramente un caldo insopportabile. Avvistiamo più avanti un "agouti del Centro America", un roditore diurno e terrestre. Sembra un incrocio maggiorato tra un coniglio e uno scoiattolo e corte orecchie. Il colore è un grigio-bruno ed è lungo circa 50-60 cm. Camminiamo ancora e ci fermiamo davanti ad un'opera d'arte della natura: un albero gigantesco: il diametro del tronco sarà circa due metri e mezzo ed è completamente cavo all'interno. Da una larga apertura ci si può entrare senza problemi. La nostra guida ci invita a non far assolutamente alcun rumore, perché al suo interno ci sono dei pipistrelli che stanno dormendo. Cerchiamo di scattare qualche foto, ma ci vorrebbe un "doppio" obbiettivo!! Le imponenti radici partono attaccate al tronco a qualche metro dal terreno, fino a raggiungerlo con un andamento curvilineo, formando dei grandi triangoli. Proseguiamo ancora per circa una mezz'ora e.Stop!!! La guida ci blocca! C'è un transito di formiche che ci taglia la strada! Ma che formiche!! Alcune sono lunghe anche un paio di centimetri!!! Sono le "formiche tagliafoglie". Trasportano pezzi di foglie come piccoli ombrelli sopra la testa che depositano nelle loro colonie sotterranee e lasciati decomporre per formare un terriccio su cui fanno crescere un certo tipo di fungo. Parti di questo fungo sono usate come alimento per la colonia, che può essere formata da parecchi milioni di individui! Mi avvicino e vedo che sopra i pezzi di foglia si muove animatamente un'altra formica molto più piccola: sta pulendo il pezzo da eventuali parassiti prima di introdurlo nel nido. Poi ancora in mezzo alle "portatrici" ci sono delle formiche più grosse che gironzolano su e giù: sono le "formiche soldato" che "regolano" il traffico e scacciano eventuali intrusi. Infatti all'estremità della testa hanno delle pinze il doppio più lunghe e prominenti delle altre. Ci è stato facile esaminare i particolari di questi insetti, grazie alla lente d' ingrandimento della guida. Scavalchiamo la "colonna" e proseguiamo. Con il cannocchiale vediamo numerose specie di uccelli, per esempio i picchi e molti passeriformi. Circa la metà degli uccelli della Costa Rica sono passeriformi e comprendono fra gli altri le famiglie dei "pigliamosche", dei "formicaridi", degli "scriccioli" ecc.. Ogni tanto attraversiamo dei piccoli corsi d'acqua, ma più di tanto non ci si bagna poiché non essendo la stagione delle piogge, non sono ancora in piena. Ad un certo punto però, bisogna attraversare un torrente profondo un po' più di mezzo metro, ma la corrente è abbastanza violenta. Chi non ha gli stivali si leva le scarpe e passa a piedi nudi, qualcun altro con le scarpe, oppure ci sarebbe un altro passaggio: qualche metro più avanti un albero è caduto sul letto del torrente. E' sospeso a circa due metri da un lato, quasi appoggiato alla riva dall'altro. Il problema è che ha una superficie scivolosa e non esistono parapetti!! Pian piano, aiutandosi a vicenda, riusciamo a passare tutti (otto persone) senza danno alcuno. In queste foreste capita spesso che una semplice raffica di vento un po' più forte del solito sradichi qualche albero. La ragione, come già riportato, è che le radici degli alberi, trovando qualsiasi genere di nutrimento sulla lettiera, in superficie, non serve che vadano in profondità. Questo però mette in grave difficoltà la loro stabilità. Sul ramo di un albero, ma a pochi metri da noi, vediamo un "bradipo tridattilo". E' un animale diurno (mentre il didattilo è notturno) lungo circa 70 cm. con la coda corta e tozza, ha la caratteristica maschera grigia e bianca. I bradipi stanno spesso appesi immobili ai rami o avanzano lentamente su di essi a testa in giù verso le foglie, che sono il loro principale nutrimento. In lontananza si sente il rumore dell'acqua, ma non siamo vicino al mare. Ci fermiamo in un'oasi meravigliosa: una fragorosa cascata in mezzo alle rocce, contornata dalla rigogliosa vegetazione tropicale, crea una fitta nebbiolina rinfrescante. Poco più sotto, protetta da altre rocce levigate, una pozza d' acqua ci invita ad un bel bagno ristoratore. Verso le 12-12,30 riprendiamo il cammino e dopo un quarto d'ora circa sbuchiamo in un prato verde a pochi metri dalla spiaggia. C'è qualche tavolo in legno sotto gli alberi, e qui facciamo uno spuntino. Qualcuno mette ad asciugare scarpe, calzini, indumenti e poi ci sdraiamo un po' al sole. Solo un po' perché... cacchio come brucia!! Per il ritorno riprendiamo il cammino lungo la spiaggia, avendo così modo di ammirare altri paesaggi meravigliosi: le onde imponenti dell'oceano che vicino alla spiaggia si infrangono nelle nere formazioni rocciose distribuite sul bagnasciuga, vaporizzano l'acqua che, colpita dal sole, si mescola alla lussureggiante e fitta vegetazione tropicale creando quel tipico effetto di mondo inesplorato. Tutt'intorno non c'è anima viva. Il nostro gruppo è di sole otto persone: quando ci allontaniamo un po' l'uno dall'altro, sembriamo dei piccoli puntini colorati di fronte all'ampiezza della spiaggia. E' qui che facciamo conoscenza con un "procione". Si aggira furtivamente sotto i primi alberi dopo la spiaggia. Gironzola senza minimamente preoccuparsi della nostra presenza. Restiamo immobili e in silenzio. Aggira qualche albero, viene un po' avanti, poi torna indietro e sparisce nella foresta. Ad "incorniciare" questo bellissimo momento, un gruppo di pellicani (saranno stati una ventina) pochi metri sopra la nostra testa disposti in formazione a "V" si dirigono verso la Jungla con impercettibile movimento d'ali! Poi ancora siamo attirati dai versi rauchi di due coppie di "ara macao". Inconfondibili per le loro dimensioni, vederli in volo è ancora più entusiasmante, perché concedono ai nostri occhi, tutti i meravigliosi colori del loro piumaggio: il corpo rosso vivo, la faccia bianca, le ali blu e gialle, e la lunga coda rossa! Siamo stanchi ma veramente contenti. Contenti che anche con il nostro contributo (si paga per entrare al Parco Nazionale) abbiamo aiutato tutti questi bellissimi animali a sopravvivere. Soprattutto la scimmia ragno, che con la deforestazione, la caccia (la loro carne può essere mangiata) e altre minacce le hanno messe in pericolo di estinzione. Il recupero numerico è lento perché il tasso riproduttivo è basso, con una gestazione di 7 mesi e mezzo e un solo piccolo che viene alla luce ogni tre anni!! Tutt'intorno al parco ci sono cinque stazioni dei ranger che controllano giornalmente la zona. Anche l'"ara macao" è in pericolo: hanno da qualche tempo subito un devastante calo numerico a causa della deforestazione e del bracconaggio legato al commercio di uccelli da gabbia. E' ormai raro vederli al di fuori di "Carara" e "Corcovado". Dopo cena (è sempre alle sette in punto!!) alle 9,30 siamo già coricati. Penso che in quel momento nemmeno l'eruzione di un vulcano sarebbe riuscita a svegliarci!!

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07 gennaio 2002 Stamattina andiamo all'"Isola del Caño" a circa 40 minuti da Playa Corcovado verso Nord-Ovest. Già prima di arrivare, in mezzo all'oceano, avvistiamo dei delfini. Nuotano in gruppi di tre o quattro, si muovono assieme e assieme escono per respirare. Sono di color marrone con delle macchie un po' più chiare sul dorso. Arrivati all'isola restiamo a una ventina di metri dalla spiaggia e ci tuffiamo subito per un po' di snorkelling: l'acqua è incredibilmente calda, non serve nemmeno "tastarla". Ci si butta subito e il corpo dopo due secondi si è già abituato! In questo punto sarà fondo all'incirca 7-8 metri, ma si vede tutto chiaramente. Anche la manta sotto la sabbia che si muove accompagnata da un altro pesciolino si nota senza alcun problema. Il sole ravviva i colori dei bellissimi pesci che ci passano sotto il naso: grandi e piccoli, lunghi azzurri e affusolati (crocodile needlefish) e corti e tozzi. Di alcuni di quelli avvistati, ne abbiamo trovato il nome in inglese: spinster wrasse, tinsel squirrelfish, bumphead parrotfish, yellowfin surgeonfish, moorish idol, barberfish, king angelfish, guineafowl puffer (tutto giallo), golden jack, bunthead triggerfish, leather bass, queen angelfish, blue hamlet, southern stingray, ecc.. Ad un certo punto Sharon urla "shaaark... shaaark"!!! Ci avviciniamo tutti e vediamo sotto di noi dei "nurse shark": sono lunghi circa un metro e mezzo. Sono squali innocui (fino a quando non gli si rompe le scatole.) di un colore grigio azzurro, che nuotano appresso alle formazioni coralline rasentando la sabbia sul fondo del mare. Dopo pochi minuti ne vediamo un altro che sbuca da una roccia e vi rientra dall' altro lato. In un'altra zona le formazioni coralline arrivano quasi in superficie. Bisogna fare molta attenzione: muoversi lentamente tenendo le gambe il più ritratte possibile. Ogni tanto dalle fessure, spuntano grossi pesci colorati di un blu e azzurro intenso, altri rossi e gialli, e ancora di quelli completamente gialli che sembrano un parallelepipedo.. Insomma uno spettacolo!! Torniamo sulla spiaggia per mangiare qualcosa e facciamo due passi sulla battigia: anche qui il paesaggio è bellissimo con le onde che si infrangono sulle rocce e la foresta fitta e impenetrabile alle nostre spalle. Lo strano colore della sabbia tra il marrone chiaro e l'antracite, il senso di isolato e selvaggio, il magma nero solidificato nel mare, creano una bellissima e nello stesso tempo strana sensazione, mai provata, di qualcosa di ignoto, di sconosciuto. Senti il dovere di non sporcare, di non inquinare, di non rovinare questi posti meravigliosi, anche se nessuno ti obbliga a farlo. C'è solo da pensare che resti così per sempre. Dopo un po' ci tuffiamo di nuovo per un'altra tornata di nuoto e snorkelling, apprezzando in un'altra zona, le meraviglie dell'oceano. Poi una piccola siesta all'ombra, osservando i piccoli molluschi sulla sabbia che si trascinano appresso la "casa". Verso le 15,00 si riparte e dopo 40 minuti circa siamo già al lodge. Ci fermiamo un po' al bar, formato da una tettoia e qualche pilastro in legno, ricavato appositamente sulla cima di una collinetta, per poter ammirare la cima degli alberi di fronte a noi. Ad un certo punto sento un fruscio... Come quando si smezzano le carte da gioco.. Qualcosa mi è passato davanti, non me ne sono accorto. Ma è un colibrì!!! Incredibile. ancora uno,... poi un altro!! E' difficile distinguere dove stanno andando. Sono velocissimi!! Riusciamo a vederli chiaramente solo quando si fermano su di un fiore per succhiarne il nettare. Sono tanto piccoli.. Attraversano il locale anche vicino alla gente, non si preoccupano minimamente. Forse sanno che qui non c'è pericolo.. Ci sediamo e restiamo fermi immobili a guardarli: sono bellissimi!! Torniamo in stanza e prima di cena facciamo le valigie. Domani il programma prevede la visita al vulcano "Arenal". A cena facciamo quattro chiacchiere con i nostri amici Mark e Sharon di S.Francisco. Lui, giovane intraprendente, ha lavorato a Parigi e in varie parti d'America facendo anche il lavapiatti per mantenersi gli studi. Si è laureato in economia finanziaria e adesso fa l'agente di borsa: sveglia alle 5,00 e alle 06,30 dev'essere già al lavoro a fare contrattazioni fino alle 13,00. Sharon invece si è laureata in farmacia e lavora in ospedale. Anche lei si alza presto, verso le 5,30 e ora che si prepara, la strada ecc. è già ora di mettersi al lavoro! Chiediamo cosa offre la città di sera, divertimenti, locali, ecc... Niente da fare. Alle 10 sono già a letto, altrimenti chi si alza alle 5,00?? 08 gennaio 2002 Saliamo in una lancia da 8-10 posti e ci dirigiamo verso il Rio Sierpe. Fiancheggiamo la costa fino ad incontrare Punta Violin da dove ci immetteremo nel Rio Sierpe. All'andata, l'incontro con l'oceano è stato un po' movimentato. Anche adesso la barca s'impenna all'incontro con qualche onda, vicino agli scogli, ma il ragazzo riesce a superarli senza problema. Pensiamo che sia finita, invece... ci sembra di essere già nel fiume perché l'acqua è un po' più calma, ma dietro di noi un'onda gigantesca (non scherziamo) c'insegue! E' sempre più vicina,.. sembra che ci travolga! Tutti guardiamo il conducente (il ragazzo avrà avuto circa 20 anni), qualcuno allunga il dito verso l'onda, soffocando qualche parola, quasi per avvisare il ragazzo che dietro di noi c'e' qualcosa di insolito, ma lui non fa una piega. Non è assolutamente preoccupato! Continua verso il fiume, accelera... Pian piano l'onda ci solleva, ci trasporta per un po ' e poi.. Si dissolve, non c'è più! Incredibile! Tutti ci guardiamo esterrefatti! Mah! Magia! Ora siamo più tranquilli, il letto del fiume è calmissimo e possiamo anche qui goderci le meraviglie della natura: ad un certo punto, sugli alberi della riva alla nostra sx, a pochi metri da noi, avvistiamo una splendida famigliola di scimmie cappuccino! Stanno proseguendo nella nostra stessa direzione. c'è anche un piccolo che ogni tanto, in qualche passaggio da albero ad albero un po' azzardato, non ce la fa come gli adulti. Si riprende, sale di nuovo, cerca di stargli dietro. Ne scorgiamo tre, poi quattro,... Sono in cinque!! Li vediamo chiaramente perché tra di noi non c'è alcun ostacolo e loro proseguono su alcuni alberi in riva al fiume, un po' spogli. E' veramente uno spettacolo! Dopo un'ora e quaranta circa arriviamo al molo di Sierpe e da qui ci portano all 'aeroporto (beh. è una striscia d'asfalto con un piccolo locale) di Palmar Sur dove prendiamo il Cessna verso San Josè. Paura di volare non l'abbiamo mai avuta, ma stavolta.. Il pilota è una donna!! Il volo è stato senza problemi, ma l'atterraggio... Forse perché eravamo seduti sui primi posti dopo il pilota e il navigatore, fattostà che: per l' avvicinamento alla pista non ci sono stati problemi, ma quando a pochi metri (saranno stati una decina) dal suolo il velivolo ha iniziato a dondolare a dx e a sx, ho guardato il pilota e muoveva la cloche e i pedali in maniera frenetica...., l'americano di fianco a me (sulla 60tina) allunga la mano verso il pilota (siamo comunque alle sue spalle) e accenna invano di indicargli di virare a dx o a sx, agitando il braccio... Ora i metri sono cinque e l'aereo non si è ancora stabilizzato! Il navigatore suda! Thumphh!! Ci siamo! No, è solo la prima ruota! Tumph! Ecco anche la seconda.. Cerca di raddrizzarlo....!! Ci siamo! Pfiuuuu!!!! Finalmente a terra! Per fortuna adesso prendiamo a nolo un fuoristrada, ben attaccato al suolo!! Al terminal dei voli interni dell'aeroporto internazionale Juan Santamarìa, c'è il ragazzo della Europecar che ci aspetta e ci porta all'ufficio di San Josè dove ritiriamo, come d'accordo, una Toyota Rav4. Partiamo subito in direzione nord-ovest verso Alajuela, poi Grecia, Sarchi, Pueblo, Naranjo, Laguna, Zapote. Ci fermiamo a mangiare nella piccola città di San Ramon. Qui la temperatura è nettamente inferiore e serve una felpa e un giubbino. Ci fermiamo a mangiare al "restaurant Mino Arias" che con circa 15mila lire a testa gustiamo un ottimo "piatto della casa" (simile alla paella), un gustosissimo "tiramisù" e qualcosa da bere. Vi sembrerà strano, ma il tiramisù, fatto in casa dal loro cuoco, non aveva nulla da invidiare con lo stesso di qualche nostro ristorante italiano. Riprendiamo la strada, ma di segnali nemmeno l'ombra, nemmeno stop, linee sulla strada.. Niente! Sbagliamo anche senso di marcia più di una volta a tal punto che, svoltato con decisione in senso vietato, un costaricense di colore ci urla, agitando le braccia:<.. Nooooo, nooooo!!!>.. azzz. torniamo indietro.. Beh, almeno ci ha dato una mano!! Proseguiamo verso Quesada e la strada è piena di buche! Alcune anche belle profonde. Per fortuna abbiamo un fuoristrada che ci permette anche qualche "svista". Bisogna zigzagare per parecchi chilometri e le braccia sono messe a dura prova. Siamo in mezzo alle montagne e il clima varia sistematicamente, anche se la distanza da S.Josè non è molta. La Costa Rica è interessante anche per questo: nel giro di pochi chilometri quadrati è possibile trovare parecchi microclimi diversi, ognuno con la sua varietà di piante e animali. Ci immergiamo nelle nuvole, il sole non si vede più. Inizia a piovviginare, aumenta l'umidità. Bisogna rallentare ancora: la strada è tutta una curva, viscida e le buche non ci danno tregua. Continua a piovere sempre più forte, in alcuni tratti è franato il pendio a monte portandosi dietro alberi, rami, sterpaglie ecc.. Più avanti la strada è sempre più stretta, ancora più stretta, ma.. per forza! E' franata, e non c'è nulla che lo segnali. Il torrente che scorre sotto si è ingrossato a causa delle recenti (e inaspettate) piogge e ha eroso buona parte del terrapieno. Più avanti troviamo altre situazioni come questa, soprattutto in corrispondenza di ponticelli sistemati alla meno-peggio. Anche qui il paesaggio è singolare: sembra di essere in mezzo alle nostre montagne in una stradina difficile e ripida, nei mesi invernali, con la pioggia e la nebbia, ma con una temperatura vicino ai 20-22 gradi e la vegetazione tropicale! Arriviamo a Fortuna (La Fortuna de San Carlos) e smette di piovere. Resta sempre un po' nuvoloso e proprio per questo non riusciamo a vedere con chiarezza il Vulcano Arenal. Siamo nel "Parque Nacional Volcan Arenal" istituito nel 1995 che insieme a quelli di Tenorio, Miravalles, Monteverde e altre zone, fa parte della nuova Area de Conservaciòn Arenal, che tutela gran parte della Cordillera de Tilaran. Questa è una regione aspra e molto varia dotata di un'elevata biodiversità: ospita infatti circa la metà delle specie di vertebrati terricoli (uccelli, mammiferi, rettili e anfibi) della Costa Rica. Parlando con alcuni abitanti del luogo, ci hanno detto che naturalmente l'elemento centrale del parco è il vulcano. Rimase sopito dal 1500 circa fino al 1968, quando, con enormi esplosioni, eruttò colate di lava che uccisero parecchie persone. I villaggi di Pueblo Nuevo e Tabacon furono distrutti. Nonostante questa potente eruzione l' Arenal ha mantenuto la sua forma conica quasi perfetta e grazie alla sua continua turbolenza incarna perfettamente l'immagine del vulcano tipico. Chiediamo qualche informazione sulla frequenza delle eruzioni: ci avvisano che di tanto in tanto l'attività diminuisce per qualche settimana, ma in genere dal 1968 l'Arenal produce quasi ogni giorno enormi colonne di cenere, potenti esplosioni e fiumi di lava rossa incandescente. Proseguiamo per circa 8 chilometri a ovest di Fortuna e giungiamo all'hotel "Arenal Paradiso" con i bungalow proprio sul versante settentrionale del Vulcano, dove avvengono le colate di lava. Le nuvole però persistono sulla cima e non sentiamo nemmeno una piccola esplosione. Il cielo plumbeo e la temperatura non più alta ci invitano ad un pisolo. Verso le 18,00 (il sole è già calato) ci dirigiamo verso il "Balneario Tabacòn", uno stabilimento termale costruito intorno alle sorgenti calde di Tabacòn, 12 chilometri a ovest di Fortuna. Parcheggiamo l'auto di fronte alla recinzione, ma ci viene incontro un tipo che ci suggerisce di girarla con il fronte verso la strada: spiega che è per una questione di sicurezza. Se il vulcano dovesse "esagerare" con le eruzioni, tutti sono già pronti per allontanarsi il più presto possibile!!! Il balneario è un simpatico dedalo di corridoi e vasche di acqua calda, scivolo ad acqua, un bar con il bancone raggiungibile direttamente dall'acqua, ristorante ecc. è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 22, infatti anche a quest' ora (verso le 19,00 circa) è pieno di gente che si "culla" nelle calde acque da 27 a 39 gradi! E' curioso anche passeggiare lungo i marciapiedi, circondati da piccoli torrenti di acqua calda che emanano vapore, oppure fermarsi sopra qualche ponticello di legno e guardare e ascoltare l'acqua che scorre sotto di noi; la gente in costume che si sposta da una vasca all'altra, qualcuno di siede su un torrente, facendosi massaggiare la schiena. Tutt'intorno un meraviglioso giardino ben curato zeppo di palme, orchidee, piante con foglie gigantesche, erbetta soffice come il velluto e fiori coloratissimi. Ogni tanto ci si trova di fronte delle stanze dove fanno anche massaggi, maschere di fango, manicure, pedicure e altri trattamenti. L'ideale per chi ha l'ernia!! :-))) La cena a buffet costa circa 30mila lire a testa e si può dire che non è niente male. Ogni tanto ci spostiamo per vedere se il vulcano da segni di vita, ma inutilmente. Oltre tutto ci confermano che la coltre di nubi non ha ancora lasciato la vetta. Stiamo gironzolando vicino alla piscina più grande, quando ad un certo punto sentiamo un rombo: penso subito ad una grossa moto, tipo Harley Davidson quando si accende... No, è il vulcano! Porca vacca, ci sarà qualche eruzione, ma non si vede una mazza!! Poi ancora un altro tuono.. mah, è diverso dal tuono, è un suono più lungo, più forte e. sinceramente ci mette in difficoltà! E' una cosa mai sentita, ci fa pensare. Usciamo all'aperto, diamo un occhio al versante dove più spesso si vede qualcosa, ma inutilmente. Torniamo al bungalow un po' "spaesati". Pensiamo alla forza che la natura potrebbe scatenare da un momento all'altro, senza alcuna via di scampo. Se un vulcano s'incazza potrebbe scagliare la lava sia vicino che a diversi chilometri di distanza. Ma come fanno ad essere tranquilli quelli che abitano li vicino??

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09 gennaio 2002 Stamattina siamo diretti nella regione del "Guanacaste". Partiamo verso le 08,30 dall'hotel ed è ancora tutto nuvoloso. La strada è ancora disseminata di buche e incontriamo ancora qualche frana. In alcune zone le nuvole coprono la visuale e piovvigina con insistenza. Giriamo attorno alla "Laguna de Arenal" tra la "Cordillera de Guanacaste" e la "Cordillera de Tilaran". E' una strada contornata da panorami da cartolina, peccato che il tempo non sia dei migliori. Ad un certo punto, dietro una curva, spunta dalla vegetazione nientemeno che un procione! Si ferma in fianco alla strada. Proviamo a fare una foto, senza impaurirlo, pensando che comunque al nostro avvicinamento se ne sarebbe andato. Niente da fare: resta lì. Gira attorno all'auto, si ferma ancora dalla parte opposta. Forse aspetta qualcosa da mangiare, ma questo lo renderebbe ancor meno abile a procurarsi il cibo da solo. Riprendiamo la strada, accertandoci che sia tornato tra gli alberi. Arriviamo a Tilaràn e già le nuvole si diradano. Poi attraversiamo il villaggio di Los Angeles (sono 3-4 casette con una cabina telefonica) e infine Cañas. Abbiamo fatto circa 23 km. da Tilaràn e il clima è variato da umido-piovoso-nuvoloso-fresco ad un caldo secco sui 28-30 gradi circa!! A Cañas prendiamo l'Interamericana fino a Liberia, pensando quindi di poter procedere un po' più velocemente, invece: ci sarà una pattuglia della polizia stradale ogni 7-8 km, all'ombra sotto gli alberi più grandi. I limiti di velocità variano dai 40 (!!) km/ora ai 90 al massimo!! Hanno il "pistolone" al laser che misura istantaneamente la velocità e fermano veicoli in continuazione. Arriviamo a Liberia e giriamo verso ovest diretti a Comunidad, poi Filadelfia, Belèn, Coyolito, Lorena, Huacas e infine Matapalo. Nelle carte geografiche sono segnati come piccoli paesi, invece raggruppano qualche casetta (da 5 a 10), una piccola scuola, un campo da calcio e nient'altro. Solo Cañas, Bagaces, Liberia e Filadelfia hanno le dimensioni di una piccola città. A Matapalo inizia la strada sterrata, praticamente impossibile da percorrere durante la stagione delle piogge, precisamente da maggio a novembre che è la stagione da loro chiamata "invierno". Il periodo che va da dicembre ad aprile è chiamato "verano". Come molti altri paesi tropicali la Costa Rica ha solo due stagioni, quella umida e quella secca, e non quattro come le regioni temperate. E' molto sconnessa, le auto normali devono proseguire a 20km/ora. Dopo 10 km (!!) di sterrato arriviamo all'hotel Villa Baula. Sono già le 13,00! Incredibile: per fare circa 200 km. ci son volute quasi quattro ore e mezza!!! L'hotel Villa Baula è.. possiamo dire che non è spartano,... Mooolto di più! Diciamo pure semplice e frugale. Ci sono dei bungalow e delle costruzioni a due piani con cinque stanze al piano terra e cinque al primo interamente in legno. Solo zanzariere alle finestre e un piccolo bagno. Le pareti e le strutture in legno (armadi, tavolino, serramenti ecc.) sono grezze senza vernice e il pavimento di semplice cemento lisciato, leggermente colorato. Ottimo esempio di "albergo ecologico". Siamo a pochi passi dal mare, divisi solo da una fascia di alberi e vegetazione. C'è anche una piscina semplice ma pulita. Il giardino tutt'intorno non è curato: è un peccato perché hanno la possibilità di avere delle piante meravigliose. La zona colazione-ristorante è costituita da una semplice tettoia di paglia tenuta in piedi da corde e travi in legno. Ogni tanto si sentono dei rumori sopra le nostre teste: è un iguana che è solito appisolarsi sulle travature. Un altro bellissimo "ospite", che ogni tanto si frega qualche bustina di zucchero sui tavoli apparecchiati per la colazione, è una "gazza dal ciuffo golabianca" (urraca): è blu superiormente e bianca di sotto e sulla faccia, con la coda molto lunga e una cresta di penne dalla punta nera arricciate in avanti. Sarà lunga circa 50 cm ed è un animale bellissimo. Alla reception ci sono due ragazze: una "gira carte" senza logica e l'altra la guarda. Avranno sui 18 anni, sono mooolto calme e fanno le cose con mooolta calma!! Altre volte le abbiamo sentite dialogare al telefono con i fidanzati e non si preoccupavano nemmeno se arrivava qualcuno per chiedere qualcosa: prima terminavano la loro conversazione e poi ti ascoltavano. Altre volte una era distesa sul divano di fronte al bancone a farsi un pisolo e l'altra supina sulla scrivania. Che dire: ogni volta che incontravamo queste situazioni ci mettevamo a ridere e cercavamo di non disturbarle. Perché?? Perché loro vivono così, sappiamo benissimo che protestare è fare doppia fatica. Hanno impostato il loro sistema di vita sulla calma e sulla tranquillità. I problemi si risolvono, qualche volta anche da soli. O anche domani. Perché affannarsi?? Se anche gli ospiti (eravamo in 14) stanno calmi e tranquilli si vive tutti sereni. E questo è quello che si può trovare a Villa Baula: tranquillità, relax e serenità!! Anche qui abbiamo avuto modo di fare quattro chiacchiere con gli abitanti del luogo e più precisamente con il personale che lavora nell'albergo: nessuno ha un incarico preciso, chi ieri puliva la piscina, oggi puo' fare il cameriere o qualcos'altro! Ci sono due locali adibiti ad ufficio, una è la reception e l' altro l'amministrazione. Non ci sono orari precisi di apertura e chiusura. E' capitato che in amministrazione, più di una volta, verso le 23,00 abbiamo visto una ragazza china a fare un pisolo sulla scrivania davanti al computer!! Poi magari arrivava "Mario" che faceva le veci del direttore dell'hotel, ragioniere, coordinatore, responsabile manutenzione ecc. e riprendevano il lavoro assieme. Chiediamo anche alcune informazioni: la spiaggia è denominata "Playa Grande" e fa parte del "Parque Nacional Marino Las Baulas De Guanacaste". Questo parco marino nazionale creato nel 1991, in precedenza rifugio faunistico, occupa circa 420 ettari sulla sponda settentrionale dell'estuario del Rìo Matapalo, subito a nord di Tamarindo e protegge anche 22000 ettari di oceano. Playa Grande è l'attrazione principale del parco perché è il più importante luogo del paese in cui nidifica la tartaruga "liuto". La stagione in cui questo animale depone le uova va da ottobre a marzo, con un periodo intenso da novembre a gennaio. Il parco è stato istituito più per controllare il turismo che per proteggere i nidi delle tartarughe dai bracconieri. Prima della sua creazione arrivavano a Playa Grande imbarcazioni cariche di turisti, i quali disturbavano gli animali fotografandoli con il flash, toccandoli e con altri comportamenti del genere. Ora chi vuole guardare le tartarughe deve pagare sei dollari per l'ingresso al parco e deve restare in zone designate specificatamente all'osservazione. Bisogna essere accompagnati da una guida o da un guardaparco e non è consentito usare il flash né le torce elettriche perché la luce disturba la deposizione delle uova. Per questo chiediamo subito alla reception di prenotarci per questa sera. Telefonano ad un certo Franklin, dice che c'è posto (non più di 15 persone) e di trovarsi in spiaggia verso le 21,00. Il pomeriggio facciamo quattro passi: abbiamo diversi chilometri quadrati di arenile tutti per noi!! Ci saranno si e no 5-6 persone, 3 cani e.. e... e basta! Qui si può fare il bagno senza problemi ed è anche una delle spiagge favorite dai surfisti: se ne vedono parecchi che gironzolano tra qui e Tamarindo con la tavola sotto il braccio. Alla nostra sinistra (verso sud) vediamo in lontananza tutta l'insenatura di Playa Tamarindo, con qualche imbarcazione ancorata al largo. La sera dopo cena andiamo come prestabilito verso il corridoio che attraversa la fascia di vegetazione (pochi metri), quasi di fronte alla nostra stanza, che sbuca in spiaggia. Termina con un piccolo recinto in legno con tre panchine (per attendere il momento giusto..) e una casupola in bamboo (circa 3 metri quadrati) dove si fermano la guida e il guardaparco. Chiediamo delucidazioni alle due giovani ragazze che mezz'ora prima abbiamo visto in cucina a conversare con le cuoche, sedute sopra i tavoli, e adesso scherzano con il guardaparco dentro la baracca. Mi avvicino e iniziano a scherzare anche con me, contente di poter parlare (nella loro lingua) con alcuni stranieri. Mi chiedono parecchie cose di come viviamo, cosa facciamo, dove siamo stati in Costa Rica, cosa abbiamo visto ecc.. Ci capiamo abbastanza, anche perché se qualche parola in italiano non la comprendono, mi esprimo in dialetto e tutto si sistema! La cosa funziona così: ci sono due-tre guide autorizzate che camminano dalle 21,00 alle 1,30-2,00 avanti e indietro lungo playa Grande in cerca delle tartarughe con una torcia elettrica coperta da un foglio di carta rosso, per non fare troppa luce. Appena ne vedono una, avvisano le guide con le radio affinché possano partire con le persone che attendono assieme alle proprie guide, il tutto sotto il controllo del guardaparco. Nel frattempo arriva altra gente (con le proprie guide) da Tamarindo e da altri villaggi e tutti si fermano qui: inglesi, americani, olandesi, parecchi nordeuropei e nessun italiano. Sono quasi le 23,00 e delle tartarughe nemmeno l'ombra. Per fortuna la nostra stanza è a pochi passi dalla guardiola e quindi possiamo dedicarci a un pisolo. Comunico alla nostra guida di venirci a chiamare se c'è qualche avvistamento. Tutti gli altri (quelli che non alloggiano a Villa Baula) sono costretti a sonnecchiare sdraiati sulla sabbia o sistemati alla meno peggio sulle panchine. Verso l'una bussano alla nostra porta e in mezzo minuto siamo già tutti in fila. Attendiamo 5 minuti, e purtroppo comunicano via radio che la tartaruga che stava per trovare il posto adatto alla deposizione delle uova, ha fatto marcia indietro ed è tornata in mare. Per questa notte non se ne fa più nulla: la possibilità di vedere le tartarughe va dalle 21,00 alle 1,30-2,00 circa. Porca #@##]*§*#w#....... Si torna tutti a letto!! Beh. almeno noi già ci siamo, agli altri aspetta un'altra buona mezz'ora di cammino, l'attraversamento in barca dell'estuario e ancora un po' di strada per raggiungere il proprio alloggio!! 10 gennaio 2002 Reduci da una nottata movimentata, andiamo subito alla reception (!?!) per riprenotare l'avvistamento delle tartarughe, ma c'è una sorpresa: ieri sera è arrivata una corriera con una o forse due classi intere di ragazzi americani, qui in Costa Rica per perfezionare il loro spagnolo. Avevano già prenotato l' escursione da qualche giorno, fattostà che non c'è più posto!!! Non ci perdiamo d'animo e decidiamo di parlare direttamente stasera con il guardaparco. Oggi facciamo una capatina a Playa Tamarindo. Ci vogliono 100 o 200 colones (600 o 1200 lire circa) a testa per attraversare l'estuario del Rìo Matapalo: si sale su piccole barchette e dopo un minuto circa si è già dall'altra parte. Oppure si può fare a nuoto. Ci fermiamo un po' in spiaggia, ma verso le 11-11,30 il sole scotta e ci ripariamo all'ombra degli alberi vicino alla spiaggia. Non riusciamo a stare fermi più di mezz'ora, anche perché il nostro pensiero è rivolto a stasera: dobbiamo pensare a qualcosa per riuscire ad intrufolarci nel gruppo di Franklin. Così dopo un succulento pranzetto a base di pesce su un ristorantino di fronte alla spiaggia, torniamo a Villa Baula per vedere quello che si può fare. Chiediamo alla reception di telefonare di nuovo a Franklin, ma non risponde. Ci consigliano di farci trovare al solito posto stasera verso le 20,30-21,00. Ceniamo in albergo così siamo già pronti per l'escursione. Alle 20,30 non c'è ancora nessuno e verso le 21,00 arriva Franklin e il guardaparco Alfonso. Nel frattempo sono arrivati i ragazzi americani e altri turisti provenienti da altri villaggi e/o hotel. Iniziamo subito a parlare con Alfonso, del lavoro del guardaparco, ci chiede da dove siamo, quanti giorni siamo stati in Costa Rica, cosa abbiamo visto ecc.. Appena sente nominare il Parco Nazionale Corcovado, gli si illuminano gli occhi: ha lavorato lì circa 2-3 anni fa e ci elenca i meravigliosi animali che avvistavano ogni giorno, il percorso che faceva con i suoi colleghi ecc.. Iniziamo così una lunga e animata conversazione. anche Franklin ogni tanto ci chiede qualcosa del nostro calcio, chi è la più brava squadra del mondo, chi è il più bravo giocatore, ci parla di Baggio, di Ronaldo ecc. Ci accorgiamo che se n'intende più lui che noi due messi insieme!! Chiacchierando ci accorgiamo che .. siamo gli unici ad aver scambiato quattro parole con loro...Mah!?!?! Approfittiamo del momento conviviale per chiedergli se ci vengono ad avvisare bussando alla nostra stanza, appena avvistano qualcosa. Accompagno Alfonso a fargli vedere dove dormiamo e mi da l'ok! Ci corichiamo verso le 23,00. Verso l'una bussano alla porta, usciamo e sono già tutti pronti. Dopo qualche minuto si parte in direzione nord, lungo Playa Grande. Tutti in fila indiana e senza fare troppo rumore. La temperatura è squisita! Ci saranno circa 20-22 gradi, è un caldo secco e una leggera brezzolina proveniente dal mare ci rinfresca dopo una veloce camminata di circa una ventina di minuti. Ad un certo punto... Eccola!!! Mamma mia: è enorme!! Sarà lunga circa un metro e 40 e larga circa 80-90 centimetri!!! La guida spiega che è una tartaruga "baula" (in spagnolo, "liuto" in italiano), è la più grande di quelle che vengono nelle spiagge sabbiose per deporre le uova. Ha un "carapace" (guscio) che arriva anche ad una lunghezza di 1,6 metri e un peso medio di 360 Kg., per quanto se ne conoscano individui di 500!! Ci fermiamo a debita distanza: agita le zampe anteriori e posteriori, ci dicono, per pulire la sabbia da eventuali pezzetti di legno, impurità ecc... Quando ha finito ci possiamo avvicinare, ma solo dietro di lei. Davanti non ci deve stare assolutamente nessuno. Non si deve accorgere che c'è gente attorno. Sette persone si inginocchiano a semicerchio e sette restano dietro in piedi. Ecco... inizia a scavare con le zampe posteriori, senza vedere assolutamente nulla. Dopo pochi minuti inizia a deporre le uova: ce ne sono di varie forme e dimensioni. Ad un certo punto arrivano due persone che non sono del nostro gruppo e vengono immediatamente allontanate, con fermezza, dalle guide!! Durante la deposizione si avvicinano dei ricercatori: due americani e due costaricani (o costaricensi?) con carta, penna, un metro e uno strumento per determinarne la massa senza doverla sollevare. Prendono appunti, misurano lunghezza e lunghezza, ne esaminano il corpo ecc. E' solo in questa fase che possono avvicinarsi e toccarla, poiché la tartaruga entra in uno stato di trance. Solo per questi pochi minuti. La guida illumina con la luce rossa tenue solo la parte posteriore dell'animale, il resto non si distingue molto bene. Ecco... ha finito.... si blocca un attimo e poi inizia a ricoprire la fossa: raccoglie la sabbia ai fianchi sempre e solo con le zampe posteriori e la riporta dentro. Poi con dolcezza la compatta.. Prima con la destra e poi con la sinistra, ancora un po' e compatta, e avanti così per qualche minuto. Forse i minuti erano di più, ma vedere una cosa del genere fa una certa tenerezza che... che il calcolo del tempo diventa aleatorio. A un certo punto, terminata la ricopertura, alza la testa, emette un suono cupo e rauco e inizia di nuovo ad agitare animatamente le quattro zampe, mescolando la sabbia secca e più chiara con quella umida appena scavata: stavolta sta mimetizzando la superficie per evitare che animali selvatici (uomini compresi) identifichino la zona, portando via le uova. Ci invitano ad alzarci e allontanarsi il più presto possibile! Giriamo i tacchi e c'incamminiamo per il ritorno, elettrizzati per questo memorabile incontro! C'è un mormorio generale, si fanno parecchie domande alla guida sul comportamento appena visto. Oltre ad altre delucidazioni, ci dice che le tartarughe durante un anno intero, tra una posa e l'altra, attraversano gli oceani in lungo e in largo per poi tornare di notte (!!), nella stessa spiaggia e ad una distanza non superiore alla decina di metri dal nido dell'anno prima!! E' incredibile!! E nessuno ancora riesce a capire come fanno. Dopo uno o due giorni dalla deposizione i guardaparco verranno a dissotterrarli per portarli in un recinto più sicuro, soprattutto dai cani che vanno ghiotti delle uova fresche di tartaruga, e dagli uomini che li portano via per mangiarli e per venderli. Prima di tornare in camera, il guardaparco riscuote i dodici dollari (per due persone) per l'entrata al parco con tanto di biglietto, mentre la guida ci chiede circa 6,5 dollari a testa. Anche in questo caso siamo contenti che con il nostro contributo gli animali vivranno in pace, si moltiplicheranno e si riuscirà a mantenere la zona protetta.

Subject: [RECE] Costarica: la magia della natura - (5)

11 gennaio 2002
Stamattina ci alziamo più tardi del solito, verso le 7,30!! Andiamo a fare quattro passi nella "nostra" meravigliosa spiaggia verso il punto di avvistamento di ieri sera. Non è difficile trovarlo, poiché la tartaruga tornando in acqua ha lasciato dei profondi solchi sulla sabbia. Non si riesce però ad identificare da dove è partita per tornare verso il mare, forse qualcuno ha modificato un po' la zona, proprio per confondere eventuali predatori. Oggi decidiamo per (finalmente) un po' di relax e andiamo a Tamarindo Il centro abitato è distribuito lungo gli ultimi 1,5 chilometri prima del lungomare. Le attività più importanti per l'economia locale sono la pesca a scopo commerciale e il turismo. La spiaggia è grande e bella e anche qui ci sono buone condizioni per il surf e windsurf; è più facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici rispetto ad altre della zona ed è maggiormente sfruttata dal turismo, ma è sufficientemente estesa da consentire di trovare qualche tratto deserto. Tamarindo offre anche alberghi, ristoranti e la possibilità di noleggiare varie attrezzature. Anche come sistemazioni, a quanto si legge dai cartelli pubblicitari, la gamma di prezzi è molto vasta. Alcune agenzie offrono escursioni in barca, immersioni subacquee, snorkelling, pesca sportiva e equitazione. In giro ci sono tantissimi giovani, sarà circa il 70% della gente che incontriamo. Il centro è piccolo, ma c'è tutto quello che serve: banca, internet point, ristoranti, piccoli negozi, supermercato, telefoni pubblici, clinica ecc. Verso le 11,30 il sole scotta ed è impossibile restare stesi sulla sabbia anche con un'alta protezione. In attesa di un bel pranzetto ci fermiamo in un localino sulla spiaggia a gustare un ottimo e dissetante frullato alla frutta, dolce, fresca e dissetante. Facciamo ancora quattro passi e verso le 13,00 ci sediamo su uno dei numerosi ristoranti di fronte al mare, lambiti da una leggera brezza rinfrescante. Dopo aver gustato un ottimo filetto di pesce, (ma non di 20 grammi come nei nostri ristoranti), andiamo in qualche negozio per vedere cosa offre l' artigianato locale. Effettivamente c'è anche qualcosa di originale. Qualcosa che non si trova in nessun altro negozio se non qui in Costa Rica: sono soprattutto oggetti di legno lavorati e lasciati grezzi con il proprio aspetto e il proprio colore. Dopo un piccolo acquisto e aver scritto qualche cartolina, torniamo a Villa Baula per collocarci nel difficile "ordine di idee" di fare la valigia! La sera ceniamo qui anche perché l'atmosfera è un po' più animata dalla presenza dei giovani studenti che non tardano a scolarsi qualche birrozza e dei colorati cocktail!! 12 gennaio 2002 Partiamo verso le 07,45 alla volta della capitale: San Josè. Sono circa 10 km di sterrato per arrivare a Matapalo, poi altri 7 per arrivare a Huacas, poi 24 km fino a Belen e altri 60 per arrivare a Liberia dove prendiamo l'Interamericana. Arriviamo senza problemi a "Esparza" cercando il più possibile di rispettare i limiti di velocità. Non è tanto facile perché in alcuni tratti la strada è diritta e senza tanto traffico, e invita a qualche accelerata che comunque non è mai superiore ai 110, 120 km/ora. Più avanti invece, quando iniziamo la salita alla "Cordillera Central", il problema non sussiste: la strada non ha tornanti o larghe curve per addolcire l'innalzamento, ma rettilinei con forti pendenze!! Inutile dire che gli autotreni carichi vanno a rilento, sono quasi fermi, scalando tutte le marce possibili e immaginabili che hanno a disposizione! E tutte le auto dietro, senza alcuna possibilità di superare anche perché la strada, in questi tratti, non è abbastanza larga. Insomma, per farla breve, per coprire i 288 chilometri fino a San Josè ci sono volute ben 4 ore e 20 minuti!!! Siamo arrivati un po' stanchi, ma la diversità di paesaggio, la varietà di persone e automezzi che s'incontra lungo la strada, ci ha dato modo di commentare e quindi trascorrere il tempo con più vigore. Come d'accordo c'incontriamo con Fabio alla Europecar, depositiamo l'auto e saliamo nel suo monovolume. Prima di tutto bisogna rifocillarsi. Andiamo verso il Centro Commerciale "El Pueblo" dove gustiamo dell'ottimo pesce e buonissime bisteccone di manzo. La Costa Rica non ha una tradizione culinaria molto caratteristica, ma in alcuni ristoranti servono quello che si può considerare tipico cibo campagnolo tico, che è decisamente buono. Questo centro commerciale è completamente diverso dai soliti palazzi cubici multipiano: è costituito da un dedalo di marciapiedi che collegano tra di loro vari negozi, piccoli e inseriti al piano terra di fabbricati in stile coloniale, ornati ogni tanto da simpatiche piazzette con tanto di fontanelle e panchine. Dopo aver scambiato alcuni pareri con Fabio sulle zone da noi visitate, ci scorazza a San Josè attraverso i vari quartieri. Ormai il tempo a nostra disposizione non è più molto, quindi restando un macchina ci spiega qualcosa della capitale. La città si trova a un'altitudine di 1150 metri ed è situata in una vallata ampia e fertile nota con il nome di Valle Central. La sola città ha una popolazione di circa 330.000 abitanti, ma i sobborghi che la circondano fanno salire questo numero a circa 900.000. La popolazione dell' intera provincia ammonta a 1.200.000 abitanti, ossia il 36% della popolazione del paese. La parte centrale è disposta a reticolo e tutte le vie sono numerate in modo logico: le vie che vanno da est a ovest sono le avenidas mentre quelle che vanno da nord a sud sono le calles. Sempre in centro ci sono diversi quartieri o barrios: il Barrio Amòn, che si estende a nord est di avenida 5, ha qualche edificio di fine secolo in gran parte usati come abitazione o attività commerciale. Poi c'è il Barrio Otoya, e a est del centro troviamo il barrio semiresidenziale di Los Yoses, dove alberghi e ristoranti d'alto livello sono in costante aumento e infine San Pedro, un quartiere importante caratterizzato dalla particolare atmosfera conferitagli dalla presenza dell'università principale. Ci rendiamo conto che, sinceramente, non è una bella città, anche perché, sebbene sia stata fondata nel 1737, è rimasto ben poco dell'era coloniale e anzi prima della costruzione del Teatro Nacional nell'ultimo decennio del secolo scorso, San José era una città piccola e dimenticata. Sono stati demoliti la maggior parte dei fabbricati in stile, per far posto a nuovi edifici e palazzi non proprio belli e senza un po' di equilibrio nello sviluppo del centro. Ma anche questa può essere considerata una singolarità che, proprio per questo, la distingue. Continuiamo verso ovest e incontriamo La Sabana, che deve il suo nome al parco più grande di San José. Lo abbiamo intravisto arrivando dal Guanacaste e, siccome oggi è sabato, ci sono centinaia di persone che vi si recano con il cesto per il picnic con tutta la famiglia. Al suo interno troviamo lo "Estadio Nacional", il "Museo de arte Costarricense" separati da un grande laguito (lago), campi da tennis, di basket, pallavolo e baseball, sentieri per il Jogging e una piscina olimpionica. A nord ovest di La Sabana c'è Rohrmoser, dove ci sono molte case eleganti tra cui quelle di diversi ambasciatori. Sulle colline che si ergono diversi chilometri a sud della Sabana ci sono i dintorni di Escazù con alcuni bed & breakfast. Ci sono alcuni musei che purtroppo, sia per il tempo limitato a nostra disposizione, sia perché molti sono chiusi di sabato, non abbiamo potuto visitare. E' stata comunque una nostra scelta. Non pretendiamo mai di vedere tutto di una nazione in soli 14 giorni. Buona comunque come scusa per tornarci. Passiamo davanti al Museo de Jade, il più famoso della Costa Rica. Ospita la più vasta collezione mondiale di giada americana e vi sono esposti centinaia di oggetti. Ci sono anche mostre archeologiche di oggetti in ceramica, pietra e oro. A proposito di oro c'è un museo che ospita una straordinaria collezione di oggetti d'oro precolombiani: il "Museo de Oro Precolombino". Non si nota subito perché si trova nel seminterrato del complesso di "Plaza de la Cultura", sotto l 'ufficio delle informazioni turistiche. Poi ancora c'è il "Museo Nacional" che ha sede nella Fortezza Bellavista, il vecchio quartier generale dell'esercito; il "Museo de Arte y Diseño Contemporaneo", il "Museo de los Niños" dove gli oggetti esposti possono essere toccati e manipolati, e infine, ma non per questo meno importante, il "Teatro Nacional": è considerato l'edificio pubblico più imponente di San José. Costruito nell'ultimo decennio del secolo scorso è il centro della cultura del paese e si trova sul lato meridionale di Plaza de La Cultura. Ospita alcuni dipinti che ritraggono scene e paesaggi della Costa Rica. Il più famoso è un' enorme tela che raffigura la raccolta e l'esportazione del caffè, dipinto in Italia alla fine del 19° secolo. Andiamo verso il "Mercado Central": è un po' modesto in confronto ai mercati di molti altri paesi, ciò nonostante è sempre affollato e vivace e sono in vendita molti prodotti agricoli e altre merci che vanno dai tacchini vivi agli oggetti di cuoio. Fabio ci chiede, visto che sono già le 17,00 e il giorno dopo dobbiamo partire, se vogliamo acquistare qualcosa di vero artigianato locale. Ci porta alla "Casona" in Calle Central: è un grande complesso, ricavato su un vecchio fabbricato, formato da molte bancarelle che offrono un'ampia scelta di articoli. Alcuni oggetti sono bellissimi: per esempio dei vassoi o delle insalatiere. La singolarità è proprio sul legno: sembrano due parti unite di due colorazioni nettamente diverse, invece è un pezzo unico. Oppure dei piccoli pezzi di tronco ancora con la corteccia, di forma prettamente irregolare dove all'interno sono ricavati due o tre cassetti. Insomma, degli oggetti non troppo elaborati, semplici e originali. Sono già le 18,30 e stanno chiudendo, la giornata è terminata. Raccolgono le cartacce, sistemano gli oggetti, accostano le serrande, si spengono le luci, tornano a casa. Li guardiamo con malinconia. Anche per noi purtroppo, è ora di tornare. Domattina dobbiamo essere in aeroporto verso le 11,00 per il rientro in Italia. 13 gennaio 2002 Facciamo la valigia, ci vengono a prendere verso le 10,30 e alle 11,00 siamo in aeroporto. Si paga una tassa di circa 16 dollari a testa e siamo al ceck in. Durerà parecchio poiché il vettore (Continental Airlines) fa degli accurati controlli sul bagaglio a mano e siamo anche in overbooking. Noi comunque ci imbarchiamo e si parte in orario verso le 14,00 diretti a Houston in Texas, poi da Houston a Parigi con l'Air France e infine atterriamo il giorno dopo a Venezia con i nostri bei 3-4 gradi sottozero!! Da paralisi!! Che dire: la Costa Rica ci ha affascinato. Non facciamo paragoni con altre nazioni, perché, a nostro avviso, non si può. Ognuna ha la sua particolarità, la sua gente e la sua sostanza. Possiamo affermare comunque che la Costa Rica è uno dei più belli e interessanti paesi tropicali tra cui si può scegliere: non solo offre foreste pluviali e belle spiagge, ma possiede anche aspetti sorprendenti quali vulcani attivi e monti dalle vette battute dal vento. Pur essendo un paese piccolo ha una grande varietà di habitat tropicali, protetti dal programma di tutela del patrimonio naturalistico più evoluto dell'America Latina. Se uno dei motivi principali che vi conduce in Costa Rica è la varietà e la quantità di animali che vivono nelle zone protette, se sognate di incontrare scimmie, bradipi, caimani, tartarughe marine e uccelli esotici nel loro habitat naturale, non resterete delusi. Perché tutto si può riassumere in quattro parole: LA MAGIA DELLA NATURA
Grazie a tutti Gabriella e Dario