Cuba

Settembre 2004

di Elena
http://digilander.iol.it/elenabizzotto

Splendido viaggio a Cuba di 15 giorni, con finale a sorpresa per l’arrivo dell’uragano Charley. Di conseguenza i giorni sono diventati 16, poiché dovevamo partire proprio la sera in cui passava “el ciclon” e quindi l’aeroporto è stato chiuso per un giorno intero (a causa anche dei danni subiti).
Ma partiamo dall’inizio. Abbiamo prenotato l’aereo e la casa particular a L’Avana per 2 notti. Arriviamo alla sera tardi (ore 21.30 locali – ore 3.30 in Italia) e andiamo subito a fare un giro per L’Avana fino all’1.00 ora locale. Entriamo in un Comitato de la Revolucion e un signore anziano su una carrozzella ci spiega tutta la storia della Revolusssion (diceva proprio così) Cubana, del Comandante Che Guevara, dei 5 prigionieri politici in USA, ecc.ecc. Molto interessante e molto simpatico (aveva una bella maglietta rossa con la scritta “ABAJO EL BLOQUEO”).
Il secondo giorno visitiamo L’Avana. Molto affascinante e contraddittoria. Soprattutto La Habana Vieja è interessante, con bei edifici coloniali restaurati. La sera, lungo il Malecon, conosciamo Alex, un ragazzo cubano molto allegro e loquace che ci parla per un’ora del suo Paese. D’altra parte noi eravamo appena arrivati ed eravamo molto curiosi, quindi lo bombardavamo di domande. Alla fine ci chiede se può accompagnarci in un buon locale a mangiare qualcosa (bisogna abituarsi a queste richieste, soprattutto all’Avana). Ci dice che se andiamo, lui si becca 1 $ per ogni nostra consumazione. Se non altro è stato onesto a dircelo. Noi abbiamo già cenato e allora ci chiede se abbiamo una maglietta da dargli. Ne avevamo portate da casa perché eravamo informati della non florida situazione cubana, quindi gli diciamo di seguirci alla casa particular dove alloggiamo. Appena partiamo ci ferma la polizia. Gli chiede i documenti (solo ad Alex), chiama in centrale, fa degli accertamenti. Alex ci dice di restare tranquilli, che è la prassi. Ci chiede di stare vicino a lui altrimenti la polizia lo porta direttamente in centrale. Tutto a posto. Ripartiamo. Ci dice che ci sono molte telecamere per le strade per controllare che i turisti non vengano importunati o derubati. Rubare a un turista è considerato reato di primo grado, e si prende 15 anni di galera (questa cosa ci verrà confermata da un altro cubano). Dopo 300 metri veniamo fermati da altri 2 poliziotti, stessa trafila. Stessi controlli e dopo un po’ viene rilasciato. Ripartiamo. Dopo altri 500 metri veniamo fermati di nuovo. Questa volta vengono fermati altri 4 cubani che, per loro sfortuna, camminavano vicino a noi. Ancora controlli. Chiara comincia ad agitarsi, ma Alex la rassicura e ci chiede solo di restare vicino a lui. Si riparte. Finalmente arriviamo a casa. Gli diamo 2 magliette e non finisce più di ringraziarci.
Il terzo giorno prendiamo la macchina e partiamo per il nostro viaggio (totale 2.550 km.). Primo impatto con le strade di Cuba: non riusciamo a trovare l’autopista, non c’è assolutamente un segnale che la indichi. Dopo aver chiesto a metà del popolo cubano imbocchiamo la tanto desiderata autostrada. Bella larga e abbastanza in buone condizioni, ma completamente priva di segnali stradali (di indicazione) sicché bisogna sempre chiedere ai disponibili e pazienti cubani. Naturalmente sull’autostrada si può fare di tutto, anche l’inversione a U e sorpassare a destra. Il ciglio della strada è pieno di gente che aspetta un passaggio. Lo Stato cubano, per far fronte alla carenza di mezzi e di benzina, ha reso addirittura obbligatorio fermarsi a caricare chi fa l’autostop. Ci sono dei signori vestiti di giallo con una paletta che fermano le macchine (dei locali) e fanno salire le persone che stanno aspettando (in ordine di arrivo). Bella idea!
Durante il tragitto ci siamo divertiti a leggere i moltissimi cartelli di propaganda del Governo. Il più bello: un cartello gigantesco con Bush coi baffetti di Hitler e la scritta “BUSH FASCISTA!”.
Altri cartelli che abbiamo visto lungo la strada: “Unidos luchamos, unidos venceremos”, “Frente al bloqueo, unidad!”, “Nuestro principio: resistir y vencer”, “Nadie podrà derrotar a nuestro pueblo”, “Las ideas no se matan con canones”, “ Son las ideas que iluminan el mundo”, “Un mundo mejor es posible”.
Dopo un viaggio di circa 5 ore (con varie soste) arriviamo a Trinidad. Molto bella! Cittadina coloniale restaurata di recente con le belle vie acciottolate e il centro storico chiuso al traffico. E’ stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Ci siamo fermati 3 giorni con puntatine a Playa Ancon. Abbiamo trovato una bella casa particular nel centro, vicino alla Casa della Trova. Abbiamo anche fatto alcuni “scambi” con alcune persone del posto. Le magliette che avevamo portato, le abbiamo scambiate per qualche collanina e centrini di pizzo (naturalmente erano scambi più a loro vantaggio). I bambini ti chiedono caramelle e penne. Le signore e gli anziani il sapone. Eravamo attrezzati!
Prossima tappa lo zuccherificio Iznaga. Abbiamo bevuto il guarapo (succo della canna da zucchero) spremuto da noi col “trapiche”.
Successivamente ci siamo diretti a Camaguey. Piacevole città con molte piazze belle (la più bella è Plaza del Carmen). Qui abbiamo conosciuto i due cubani più simpatici del nostro viaggio: Marcos e Maria (i nomi sono inventati). Proprietari di una casa particular coloniale (coi tinajones nel patio) e non del tutto a favore dell’inossidabile Fidel. Ci siamo divertiti come pazzi con loro. E ci hanno dato delle dritte veramente indispensabili per il nostro viaggio. Ci dicono che i cubani sono un popolo molto unito e solidale e che quando uno ha bisogno di qualcosa basta che chiami e tutti sono disposti ad aiutarlo. Questo soprattutto prima dell’arrivo del dollaro. Ora le cose sono un po’ cambiate. Ci hanno parlato della mafia che sta nascendo in alcune città (anche Camaguey) formata dai jineteros. Sono i ragazzi che con la bici ti indicano la strada per trovare una casa particular. E’ una rete dove si conoscono tutti e ormai nessun turista arriva senza di loro. Loro si beccano 5 $ per ogni stanza. Praticamente sono le persone più “ricche” della città. Il ragazzo che ci aveva portato aveva collane e anelli d’oro. Al ritorno da Santiago abbiamo provato ad arrivare da Marcos senza jinetero. E’ praticamente impossibile. Sono insistenti al massimo e il colmo è che noi chiedevamo ai passanti e poi loro andavano a domandare alla stessa persona dove andavamo. Alla fine si sono fermati davanti alla casa di Marcos dicendogli che ci aveva portato lui! Ma Marcos sapeva che non era vero! Pazzesco. Come tutti i cubani, considerano Che Guevara e Camilo Cienfuegos degli eroi nazionali. Abbiamo fatto delle lunghe chiacchierate (e risate) con loro. Sono due persone molto allegre e disponibili.
Si riparte. Prossima destinazione: Santiago de Cuba. Tappa d’obbligo El Moncada, coi fori delle pallottole dell’attacco del 26 luglio 1953 (inizio della Rivoluzione). Abbiamo chiesto a Marcos se i fori sono finti ma lui ci ha assicurato che sono veri. La Rivoluzione non si tocca!
Abbiamo visitato il Museo della Revolucion e la signora che ci ha fatto da guida era una fervente sostenitrice di Fidel e compagni. Ci racconta degli anni della lotta clandestina e della guerriglia sulla Sierra Maestra (che si vede dalle finestre del museo). Ci racconta della morte di Frank Pais, un giovane 23enne rivoluzionario ucciso dai soldati di Batista e del giorno del suo funerale in cui tutta la popolazione è scesa in strada a rendergli onore. Aveva quasi le lacrime agli occhi mentre parlava.
Nella Plaza de Dolores, invece, abbiamo avuto modo di “conoscere” un personaggio particolare: El Grito. Questo tizio (sempre un po’ sbronzo) si avvicinava alla gente e lanciava un urlo a squarciagola. Era divertentissimo vedere la faccia allibita dei turisti.
Si ritorna a Camaguey dai nostri amici. Altri 2 giorni in questa bella cittadina. Molto allegro il mercato agropecuario: frutta, verdura, spezie, carne, ecc. Conosciamo 3 ragazzi amici di Milton Morales (il ballerino di Canale 5). Ci parlano molto bene di lui. Dicono che è uno dei pochi fotomodelli che non si è montato la testa e che quando torna a Camaguey si ferma sempre con i suoi vecchi amici. Uno dei ragazzi ci insegna a ballare la salsa. Molto divertente.
Salutati Marcos e Maria (che ci danno delle utilissime indicazioni per la strada e un indirizzo dove alloggiare nel prossimo paese) ci dirigiamo a Santa Clara. Facendo la scorciatoia di Marcos, passiamo in mezzo a una festa di paese superaffollatissima.
A Santa Clara visita del Mausoleo del Che e alla Toma del Tren Blindado. Poi andiamo direttamente a Remedios, sulla costa. Un paese piccolo e tranquillo in cui ci siamo trovati molto bene. L’amico di Marcos aveva già una prenotazione, ma ci porta in due case particular libere. Infatti, questa volta, ci dividiamo. Una coppia da una parte e una dall’altra. Ma i proprietari sono amici tra loro e quindi ci ritroviamo ogni sera a mangiare insieme. I proprietari della nostra casa (padre, madre, figlia) ci insegnano anche a giocare a domino. Sono anche questi simpaticissimi. Loro sono completamente a favore di Fidel. Ci parlano molto bene della Revolucion, delle ottime cose che ha portato (istruzione e sanità gratuite per tutti, nuove strade, sicurezza, attenzione all’infanzia). Ana ci racconta di quando, prima della Rivoluzione, se uno stava male, non c’erano neanche le strade per portarlo in ospedale e se ci arrivava non si avevano i soldi per potersi curare. Haydee, invece, ci dice che il Governo fa molto per l’infanzia (il bambino è protetto ancora prima di nascere) e per la vecchiaia (gli anziani soli hanno a disposizione una badante 24 ore al giorno fino alla morte). Ci dice: “I miei tre amori sono: mio marito, Fidel e Hugo Chavez”.
Facciamo base qui (ci conviene perché si risparmia e perché Haydee è un’ottima cuoca) e per 3 giorni andiamo al Cayo Santa Maria. Si attraversa una strada di 50 km. in mezzo al mare: mozzafiato! Ai cayos acqua trasparentissima (coi pesci che ti nuotano intorno) e sabbia bianchissima. Giriamo in macchina per i cayos in cerca di spiagge deserte e ne troviamo una dove ci siamo solo noi. Abbiamo fatto snorkelling con la maschera stuccata (proprio con lo stucco!) e le pinne cucite col fil di ferro che ci ha prestato Erasmo, un ragazzo cubano che faceva il guardiacosta. Non ha voluto nemmeno un dollaro. Gli abbiamo dato un passaggio in macchina fino a Remedios. Ci ha detto che deve fare 1ora e mezza a piedi fino agli hotel e da lì fare l’autostop, tutti i giorni!
Purtroppo si riparte e si ritorna all’Avana. Cambiamo casa particular. Si va da Marly, molto simpatica e ospitale. Anche lei pro Fidel e Chavez. Ultimo giro per L’Avana poiché stasera abbiamo l’aereo alle 21.00. Alle 15.00 facciamo una puntatina all’Hotel Nacional. All’interno troviamo 2 ragazzi italiani che ci chiedono: “Vi hanno spostato anche voi qui per l’uragano?” Ci guardiamo interdetti: “Quale uragano?” Torniamo in fretta e furia da Marly (pensava che noi lo sapessimo già) che chiama l’aeroporto. Dopo una ventina di tentativi ci dicono che l’aeroporto ha chiuso alle 17.00. Questa sera si dorme da Marly (per fortuna abita in una casa coloniale con le mura grosse così!). In giro si stanno preparando all’uragano, ma sono molto organizzati. Hanno spostato tutto il possibile che può causare danno (campane di fiori, scarti di muratura, ecc.).. In tutte le vetrate hanno messo dello scoch a forma di croce. Tutti i negozi, supermercati, banche, bar e ristoranti hanno chiuso. E’ stato evacuato tutto il Malecon (turisti e cubani). Anche i cayos sono stati completamente evacuati. Alle 20.00 Fidel ha parlato alla tv, raccomandando di non uscire di casa. Verso l’1.00 di notte si è spento il condizionatore ed è sceso un silenzio spettrale. Poi Charley ha dato il meglio di sé. Io e Chiara siamo state sveglie dalla paura per 2-3 ore. La mattina dopo alle 8.00 partiamo in taxi per l’aeroporto. C’era il macello per le strade: alberi secolari sradicati, balconi a pezzi in mezzo alla strada, vetrate in frantumi, segnali stradali divelti. Ma soprattutto mi hanno colpito i tantissimi alberi sradicati. All’aeroporto ci dicono che ci sono stati troppo danni e che rimarrà chiuso per almeno 12 ore. Si torna all’Avana (30 $ di taxi buttati!). Un’odissea per tornare all’aeroporto: tutti gli hotel pieni, il telefono dell’aeroporto sempre occupato, la compagnia aerea non rispondeva, chiamiamo in Italia l’agenzia viaggi ma non sanno a che ora si riparte. Per farla breve, un tassista ci dice che hanno riaperto l’aeroporto alle 16.00. Prendiamo l’aereo letteralmente al volo. Non facciamo neanche scalo in Jamaica come era previsto e andiamo diretti in Italia. Ragazzi, che avventura!

P.S. Una cosa non ho capito. Charley è partito dal mare e ha colpito con la massima potenza prima Cuba e poi via via la Florida, ecc. scemando sempre più. Però in Florida ha fatto 18 morti e a Cuba 4. Non capisco perché in America costruiscano le case in LEGNO in un posto dove si sa passano gli uragani!!

P.S.2: Cuba è splendida. I cubani anche: molto cordiali, disponibili, ospitali e allegri.
Un viaggio fantastico che noi 4 porteremo nel cuore.
…VOLVERAN!

Elena.