di Massimo B.
Ciao a tutti, ho provato a scrivere questa rece dopo il mio viaggio a Cuba,
spero di dare a qualcuno un pò di curiosità verso questa destinazione,
è molto difficile mettere per iscritto le sensazioni che si provano visitando
un paese come questo, cmq ci ho provato, buona lettura. """""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""""
Cuba Cuba, questa parola, questa nazione, mi ha sempre creato delle impressioni
contrastanti, l'ho sempre vista molto lontana ma l'attrazione è sempre
stata forte, ora siamo in partenza verso questa meta con tante aspettative e
tante idee, il periodo non è tra i più tranquilli, c'è
una guerra in corso in Iraq, quindi insieme alla voglia di partire c'è
anche una parte di noi rivolta ad un'altra parte del mondo che sta vivendo una
situazione difficile, ma veniamo a noi, arrivati all'aeroporto troviamo il bancone
del check-in invaso di gente, e noi che pensavamo di essere in pochi a partire,
visto la guerra e il periodo di bassa stagione, scambiamo due parole con una
coppia, ad un certo punto lui mi chiede quante volte siamo stati a Cuba, gli
rispondo che questa è la prima, lui mi da una risposta che mi lascia
stupito, per lui è la diciassettesima, mi chiedo se questa cosa è
"contagiosa", lo vedremo al ritorno. Ci imbarchiamo sul volo della
Lauda air e ci mettiamo più comodi possibile, il volo durerà undici
ore, è la prima volta anche che facciamo un volo così lungo e
ci spostiamo per un cambiamento di fuso di sei ore. Il volo è partito
con un po' di ritardo e arriviamo a Varadero dopo undici ore e mezza di volo,
appena scendiamo la scaletta dell'aereo ci invade un ondata di caldo, siamo
arrivati ai Caraibi, dove c'è caldo tutto l'anno, già per questo
è fra le mie zone preferite, odio il freddo, anche se lo sopporto discretamente.
Ora ci aspettano due ore circa di autobus che ci porterà a L'Avana, siamo
un gruppo di ventiquattro persone, conosciamo Oscar, quello che sarà
la nostra guida durante il tour, il primo impatto è positivo, sembra
molto simpatico, è il nostro primo incontro con l'allegria del popolo
cubano, un'allegria che si rivelerà contagiosa. Arriviamo all'albergo,
l'hotel Habana libre, è enorme, in pochi minuti ci vengono assegnate
le camere, siamo al settimo piano, abbastanza in basso considerando che l'albergo
ha venticinque piani. Si presenta anche Ramon, è l'assistente del t.o.
a L'Avana, verso di lui non abbiamo una buona impressione, ci spiega solamente
un paio di cose e ci dice che il mercoledì sera ci sarebbe stato uno
spettacolo di musica e ballo tipico, per la "modica" cifra di 65 usd,
questa è la nostra prima delle poche rinunce che faremo a Cuba, non intendiamo
farci spennare per uno spettacolo, cosa che si rivelerà poi sensata,
chi è andato allo spettacolo è rimasto abbastanza deluso, ci conforta
anche il fatto che Ramon non sarà con noi durante il tour. Dopo questo
breve incontro ci sistemiamo nelle camere, sono enormi, e si gode di una vista
mozzafiato, L'Avana by night, è la prima immagine di Cuba che abbiamo
e ci colpisce molto. Lunedì mattina, la sveglia suona abbastanza presto,
così vediamo anche una prima panoramica de L'Avana all'alba, dovremo
abituarci a questo, durante il tour dovremo alzarci di buon mattino per poter
partire presto e raggiungere le varie località. Facciamo una abbondante
colazione e saliamo sull'autobus che ci porterà in giro per la città,
mentre giriamo Oscar ci spiega quello che vediamo, la prima cosa che mi colpisce
particolarmente sono le auto, prima di venire a Cuba pensavo che le auto americane
anni '50 che vediamo nelle cartoline fossero poche e fossero usate appunto come
attrattiva turistica, mi rendo conto invece che sono un mezzo di trasporto comune,
e questo dovuto al fatto che i cubani non possono permettersi di acquistare
un'auto e devono arrangiarsi con questi residui d'epoca, o usare biciclette,
o andare a piedi, non hanno grandi alternative di trasporto. Tornando alle auto
americane, ce ne sono di straordinarie, alcune sono rimesse a nuovo, lucide
come uscite da una concessionaria, con dei colori sgargianti, la maggior parte
bicolori, con le code sulla bauliera, altre invece rattoppate ai limiti della
conoscenza umana, sempre colorate, ma sembrano verniciate a pennello, sembrano
di cartapesta, eppure viaggiano, molte emettono un fumo nero dalle marmitte
come fossero treni a vapore, qui non se ne parla di marmitte catalitiche, le
auto più nuove sono le Lada, le Mosckovich (credo si scriva così),
sono comunque auto con venti anni di vita, difficilmente si vedono auto nuove,
e quelle che si vedono sono auto delle compagnie di noleggio. La prima tappa
del nostro giro è al Castillo del Morro, per la precisione "Castillo
de los Tres Santos Reyes Magnos del Morro", costruito tra il 1589 e il
1630, all'interno del castello ci sono un negozio di artigianato ed uno di sigari,
acquistiamo qui le prime mamy, statuette raffiguranti delle donne di colore
piuttosto formose, spesso con un sigaro in bocca e il vestito colorato. Dal
castillo abbiamo una bellissima panoramica de L'Avana con la sua baia. Ci spostiamo
poi verso L'Avana vecchia dove facciamo una bella passeggiata nel centro storico
partendo dalla piazza dove si trova una chiesa, è la "Iglesia y
monasterio de San Francisco de Asis", su un marciapiede di fianco alla
chiesa vediamo una statua di bronzo, si tratta di un personaggio francese di
qualche anno fa, senza nome, ma molto conosciuto a L'Avana per il suo modo particolare
di presentarsi e di vivere, per questo gli è stata dedicata una statua,
ovunque si sente la musica uscire dai locali, il centro storico è considerato
patrimonio dell'umanità dall'Unesco, e in effetti è straordinario,
ci sono molti palazzi in restauro, questi restauri vengono finanziati con i
soldi ricavati dal turismo, una cosa curiosa dei lavori di restauro sono le
impalcature, in legno, non abbiamo visto impalcature in tubi di ferro. In una
strada abbiamo visto un palazzo in restauro, di fronte al palazzo è stato
disegnato su un enorme pannello di legno, il lavoro previsto, in grandezza naturale,
le case del centro storico, quasi tutte in stile coloniale, sono di due o al
massimo tre piani, entrando dentro alcuni portoni si vede uno spettacolare cortile
verde circondato dalle balconate, spesso si trovano pappagalli e pavoni che
girano indisturbati tra i turisti, come da noi potremmo vedere cani e gatti.
Incontriamo spesso bambini in divisa, alcuni hanno la camicia bianca, pantaloncini,
o gonnellino, bordeaux, ed un fazzoletto azzurro al collo, altri più
grandi hanno i pantaloncini color senape, Oscar ci spiega che i più piccoli,
quelli con i pantaloncini color bordeaux sono i bambini delle elementari, gli
altri sono gli studenti delle scuole medie, li vedi a giro a tutte le ore del
giorno, non capiamo che tipo di orario facciano. Nella Plaza Vieja vediamo un
gruppo di ragazzetti e bambini che fanno ginnastica, non hanno però la
divisa della scuola, probabilmente fanno ginnastica per conto proprio. Colpisce
molto anche il colore delle case, sono verdi, azzurre, gialle. Passeggiando
per il centro arriviamo alla Plaza de la Catedral, dove possiamo ammirare la
"Catedral de San Cristobal de la Habana", ha una facciata barocca
con i campanili diseguali. Nella piazza della cattedrale alcune ragazze con
i vestiti tipici cubani ti chiedono di fare una foto con loro, naturalmente
seguita da una mancia. Vicino alla cattedrale troviamo la "Bodeguita del
medio", il locale dove si dice che sia nato il Mojito, come del "Floridita"
sia la patria del Daiquiri. Ambedue i locali erano i preferiti da Hemingway
per i cocktail. La Bodeguita è un locale molto piccolo e sempre pieno
di gente, ci sono scritte sui muri e foto dei vari personaggi famosi che lo
hanno frequentato, non prendiamo il mojito lì, anche perché naturalmente
viene fatto pagare di più che in altri locali. Visitiamo poi il "Palacio
de los Capitanes Generales", un grande palazzo sul lato ovest di Plaza
de Armas, il palazzo ospita, dopo vari cambi di destinazioni, il "Museo
de la Ciudad", anche questo con cortile interno pieno di verde e circondato
di balconate, al centro una statua in marmo bianco di Cristoforo Colombo, nelle
stanze del palazzo vediamo esposte divise militari e armi antiche, c'è
un po' la storia della rivoluzione cubana. Spesso mentre passeggi tra le vie
del centro ti senti chiedere se vuoi acquistare sigari, ma leggendo varie guide
e su consiglio di Oscar non accettiamo di fare acquisti, normalmente sono sigari
di scarsa qualità. Ci fermiamo a prendere un cocktail in un locale, mentre
Oscar va ad informarsi per il ristorante, assaggiamo il Mojito, probabilmente
il cocktail più famoso a Cuba insieme al Daiquiri, è fatto con
zucchero, menta, acqua frizzante, e l'immancabile ron, o come lo chiamiamo noi,
rhum, mentre sorseggiamo il buon mojito ascoltiamo della buona musica, un pianista
e una violinista, molto bravi, anche se quando si sono accorti che eravamo italiani,
hanno cominciato a suonare musica italiana, dopo un pochino sono andato a dargli
una mancia, un dollaro, e gli ho chiesto il motivo per cui suonavano musica
italiana, siamo a Cuba, non in Italia, la ragazza mi ha risposto che amava la
musica italiana, ma ha acconsentito di suonare il son cubano. Pranziamo in un
ristorantino tipico, con l'immancabile gruppo che suona musica popolare, dovunque
si trovano complessini che suonano musica, alla fine chiedono una mancia e propongono
l'acquisto del loro cd. Nel pomeriggio andiamo al Floridita, l'altro locale
famoso per i suoi cocktail, il Floridita è un locale più grande
della Bodeguita e più elegante, qui assaggiamo il Daiquiri, io personalmente
preferisco il Mojito. Dopo questa breve sosta vediamo il Capitolio, un palazzo
simile al Campidoglio di Washington, ospita l'Accademia Cubana delle Scienze
e la Biblioteca nazionale della scienza e della tecnologia, l'ingresso si trova
in cima ad una grande scalinata, all'entrata vediamo la statua di Giove, per
i cubani è simbolo di libertà, è alta 17 metri ed è
il terzo bronzo al mondo conservato dentro un edificio, sotto la cupola del
Capitolio c'è la copia di un diamante da 24 carati, da questo punto vengono
calcolate tutte le distanze fra L'Avana e le altre località dell'isola,
davanti al Capitolio vediamo un curioso mezzo di trasporto pubblico, viene chiamato
"il cammello", ha la motrice di un camion e dietro è come un
pullman, soltanto che ha due protuberanze come fossero gobbe di cammello, deve
essere anche il mezzo più economico perché è strapieno,
visitiamo poi la Plaza de la Revolucion, è una piazza molto grande dove
si trova il monumento a Jose Martì, i vari palazzi sedi dei ministeri,
e uno di questi è il ministero dell'industria, di cui fu ministro per
un breve periodo Che Guevara, prima di lasciare Cuba per la Bolivia, dove fu
ucciso dalla CIA. Il palazzo ha sulla facciata il ritratto in rilievo del Che
con la famosa frase "Hasta la victoria siempre". Per tornare all'hotel
passiamo dal Malecon, il lungomare, lunghissimo, non ci sono però le
spiagge, è un lungomare di scogli e un muretto su cui sbattono le onde
dell'oceano, spesso le onde sono altissime e inondano la strada. Dopo cena decidiamo
di andare nel centro storico, dall'albergo, che si trova nel quartiere Vedado,
al centro abbiamo preso un Cocotaxi, sono dei curiosissimi mezzi di trasporto
per turisti, come i tuk tuk in Tunisia, questi sono degli ovetti gialli con
l'autista e tre posti a sedere dietro di lui, ci facciamo consigliare un locale
dove poter bere qualcosa e ascoltare un po' di musica, ci porta all'Havana club,
vicino al lungomare e dietro al centro storico, è un locale molto bello,
tutto rivestito in legno, ci sediamo e ordiniamo naturalmente un Mojito, anche
qui c'è il solito gruppo che suona. Passiamo lì un'oretta e dopo
andiamo a passeggio per L'Avana, senza una meta precisa, il bello di questa
città è anche questo, poter passeggiare senza meta, dovunque trovi
qualcosa di interessante, è molto facile anche fermarsi a parlare con
la gente, veniamo fermati infatti da due ragazzi e parliamo di tutto, colpisce
la fantasia e il sorriso di questi, è una cosa che troveremo per tutto
il nostro soggiorno a Cuba, le persone non conoscono lo stress come lo conosciamo
noi e ha sempre il sorriso sulle labbra, forse è il fatto che è
estate tutto l'anno, e l'estate mette il buon umore. Per quanto riguarda la
sicurezza ci sono guardie ad ogni angolo, tutto il centro storico è molto
controllato. Comincia a farsi tardi e decidiamo di tornare in albergo, domattina
la sveglia suona presto, dobbiamo partire per il tour dell'occidente di Cuba,
e qui abbiamo il primo imprevisto, generalmente mi oriento molto bene anche
in posti che non conosco, stavolta mi perdo, non riesco più a trovare
la strada per tornare sul lungomare dove prendere di nuovo un Cocotaxi, ci troviamo
in una zona poco illuminata ed evidentemente fuori dal centro storico, la cosa
preoccupa soprattutto Silvia e Sonia, io difficilmente mi scoraggio e comincio
a chiedere informazioni alle persone che incontriamo, tutti ci danno informazioni
utili, dopo un buon tratto di strada riusciamo a ritrovare Plaza San Francisco
de Asis, quello che era il nostro punto riferimento, lì prendiamo un
taxi e torniamo in albergo. Mattina del terzo giorno, martedì, siamo
in partenza per il tour che ci porterà verso la parte occidentale di
Cuba, la zona del tabacco. Prendiamo la Carretera central o Autopista nacional,
la loro autostrada, la grande differenza che salta subito all'occhio rispetto
alle nostre autostrade, è che qui è percorsa da chiunque con qualunque
mezzo, auto, moto, bicicletta, o carretto trainato da asino, il traffico di
auto è molto limitato, anche da questo si vede che sono poche le persone
che possono permettersi un'auto, lungo la strada si vedono molte persone che
fanno autostop, sono lavoratori che cercano un passaggio per andare al lavoro
o tornare a casa, il servizio pubblico c'è ma non è capillare
e molti devono quindi usare questo sistema. Capita spesso anche di vedere i
contadini lavorare nei campi, ma non hanno i trattori, arano i campi con i buoi.
Non ci sono cartelloni pubblicitari, ma cartelloni, disegnati, inneggianti al
governo, alla rivoluzione e al socialismo, lo stesso vale per le numerose scritte
che vediamo sui ponti. La prima tappa del tour della parte occidentale di Cuba
è a Las Terrazas, una riserva della Biosfera, nella Sierra de los Organos,
si tratta di una zona protetta, qui viene attuato un processo di rimboschimento.
Molte zone di Cuba sono disboscate a causa degli incendi e della cattiva politica
agricola attuata in passato, oggi il governo ha istituito queste zone per far
si che ricresca la vegetazione. In questa riserva c'è una comunità
di persone che vive e lavora lì, si trovano anche negozi dove è
possibile acquistare oggetti di artigianato locale, come le magliette dipinte
a mano e borsette o ceste fatte con le foglie delle palme. Nel cortile di una
casa vediamo anche due galli da combattimento, è la prima volta che li
vedo da vicino, ma sinceramente preferivo non vederli, sono personalmente contrario
a questo tipo di "spettacolo". Entriamo in una costruzione dove nel
mezzo cresce un baobab, in pratica questa costruzione è stata costruita
intorno alla pianta per evitare di abbatterla. Facciamo poi una sosta a Los
baños de San Juan, dove ci rinfreschiamo con un bagno in un laghetto
con cascata circondato da una folta vegetazione. Per il pranzo andiamo al Cafetal
Buenavista, una piantagione di caffè, costruita da esuli francesi nel
1802, non rimane molto della struttura originaria della proprietà, una
parte è stata ricostruita, fra queste l'enorme macina, chiamata anche
Tajona, una volta che la macina aveva sgusciato i chicchi del caffè,
questi venivano messi a asciugare al sole su grandi piattaforme. Su un albero
vediamo il Tocororo, l'uccello simbolo per Cuba, infatti ha i colori della bandiera,
blu, bianco e rosso. Siamo di nuovo sul pullman, verso Pinar del Rio, dove è
prevista una visita ad una fabbrica di sigari. Ci colpisce molto il contrasto
di colori tra la terra e la vegetazione, la terra è rossastra, e sembra
che sia questo uno dei motivi che qui cresce il miglior tabacco di Cuba, la
vegetazione rigogliosissima e di un verde brillante. Noi tre decidiamo di non
entrare alla fabbrica dei sigari, altri ci seguono, la maggior parte entra,
noi abbiamo preferito la vita cittadina, e dentro la fabbrica non è permesso
fotografare o filmare, facciamo due passi nei dintorni, sembra di fare un salto
indietro nel tempo, le poche auto che ci sono, sono quelle americane anni '50,
pochissime auto "nuove", e tantissime biciclette, sembra che Pinar
del Rio sia la città cubana con il maggior numero di biciclette pro capite.
Moltissime case hanno i portici con colonnati neoclassici, ed anche qui con
i colori vivacissimi. Tappa obbligata nei negozi di sigari, entriamo in uno
davanti alla fabbrica, molto bello, rivestito tutto in legno lucido, non so
quale legno, ma elegante, i prezzi di pari passo all'eleganza del negozio, Oscar
ci spiega che quella è la "boutique" dei sigari, se vuoi però
dei buoni sigari è il posto migliore. Vediamo anche molte persone in
fila davanti ad una bottega, sono persone che fanno la spesa con la tessera,
ricorda molto quello che era qui dopoguerra, noi non l'abbiamo vissuto ma lo
sappiamo dalla storia e dai racconti dei genitori. Ci fermiamo dopo in un negozio
di liquori, insieme a Oscar, sul bancone vengono messe, in fila, sette bottiglie
di varie marche e tipi di rum, ci vengono poi offerti dei bicchierini per assaggiare
il tipo che ci interessa di più, io assaggio il Santiago de Cuba, dodici
anni di invecchiamento, 38 gradi, ottimo, Oscar però ci consiglia, in
privato, di acquistare le bottiglie in un altro posto, nonostante questo qualcuno
non resiste, e per la paura (!?) di non trovarne di meglio acquista una o più
bottiglie al prezzo di 12 usd. La notte la passiamo a Soroa, in un hotel molto
bello e particolare, è composto da moltissimi bungalow immersi nel verde,
quando ci svegliamo, la mattina presto, c'è un concerto di uccellini
e una pace assoluta, ci sono gli uccellini anche davanti al nostro bungalow,
che mangiano fra l'erba, li riprendo con la videocamera, alcuni hanno colori
vivaci, altri sono neri come la pece, tipo i nostri merli, ma sono più
piccoli e hanno la coda a ventaglio. Qui siamo lontani dalle città, siamo
a 95 km da L'Avana, ed è la città di montagna più vicina
alla capitale. Il fatto di svegliarci presto ci fa godere di questa pace e dei
suoni della natura, l'aria è frizzantina, sono le sette di mattina, e
la respiriamo a pieni polmoni. Questa mattina andiamo verso Viñales,
la valle di Viñales è una delle più belle aree naturali
di Cuba, una grande pianura formata da valli separate dai mogotes, colline dalla
forma di un panettone, vediamo tutta la valle da un belvedere, è magnifica.
Questa è la zona geologicamente più vecchia di Cuba. Poco distante,
a circa quattro km, si trova "El murales de la Prehistoria, è un
grande murales realizzato sulla parete rocciosa di un mogotes, rappresenta la
teoria dell'evoluzione. Il murales fu eseguito nel 1961 da Leovigildo Gonzales
Morrillo. Per il pranzo andiamo vicino a Viñales, alla Cueva de San Miguel,
il pullman ci lascia davanti ad un mogotes e entriamo in una grotta illuminata
che passa sotto il mogotes stesso, sbuchiamo dal lato opposto e troviamo il
ristorante, El Palenque de los Cimarrones, qui si può vedere anche un
piccolo museo che ricorda gli schiavi che vissero nascosti in queste zone dopo
essere scappati dai padroni che li sfruttavano nelle piantagioni. Pomeriggio
a passeggio per Viñales, anche questo è un piccolo paesino di
4000 abitanti, dove l'impressione è quella di fare un salto indietro
nel tempo, pochissime auto, molto vecchie, bici, e carretti trainati da asini
o cavalli, le case, tutte con il porticato, dipinte di colori vivacissimi, se
non ci fossimo noi con il nostro pullman e le nostre macchine fotografiche e
videocamere potrebbe essere il set di un film anni '50. A volte mi viene da
pensare che le persone che viaggiano a bordo delle vecchie auto americane lo
facciano come se facessero una sfilata, percorrono lentamente le strade quasi
per far ammirare le auto, l'impressione è che non vadano da nessuna parte,
c'è una calma ed una tranquillità che per noi è strana,
abituati allo stress della nostra quotidianità. Rientriamo a L'Avana,
domani partiamo per la zona centrale di Cuba. Siamo al giovedì, partiamo
per il Parco nazionale Montemar, nella penisola di Zapata. Abbiamo visitato
l'allevamento di coccodrilli, questa è stata un po' una delusione, è
uno zoo dove vengono allevati i coccodrilli e altri animali, ci sono i negozietti
con i souvenir e il tipo che fa fare le giravolte ad un coccodrillino legato
con uno spago, ci legherei lui a quello spago. Il pranzo l'abbiamo fatto dentro
l'allevamento, naturalmente ci hanno proposto di assaggiare la carne di coccodrillo,
qualcuno l'ha presa, ha detto che sa di maiale, il dubbio sorge spontaneo, ma
vogliamo essere buoni. Cienfuegos, un'altra tappa del nostro tour. La città
si sviluppa sulla una baia omonima, colpisce che un alto numero dei suoi abitanti
abbia la carnagione chiara, la città è stata un insediamento francese
fino ai primi anni dell'800. Molto bello da vedere è il Palacio de Valle,
un edificio di architettura moresca, a Punta Gorda, a sud della città.
Nel centro della città ci fermiamo al Parque Josè Martì,
la piazza principale di Cienfuegos, dove vediamo la cattedrale, al centro della
piazza la statua a Josè Martì, e dalla parte opposta un arco di
trionfo dedicato alla conquista dell'indipendenza, nel 1902. Ci fermiamo poco
a Cienfuegos e ci dispiace, è una bella cittadina, probabilmente anche
qui ci sono molte cose da vedere, ma il tour impone dei tempi stretti, vorrà
dire che ritorneremo per conto nostro. Nel tardo pomeriggio partiamo per Santa
Clara, domani vedremo la città dove si trova il treno blindato assaltato
da Che Guevara nella guerra contro Batista, e fu la prima città liberata
dall'esercito di Batista nel 1958. Pernottiamo a Los Caneyes, è un villaggio
di bungalows con il tetto in paglia, si trova poco fuori da Santa Clara. Dopo
cena assistiamo ad una sfilata organizzata dall'animazione del villaggio, e
dopo la sfilata faccio il mio acquisto principale, in genere compro una maglietta
in ogni posto che visito, qui compro una camicia, molto bella, non la pago neanche
molto, 20 usd. La mattina partiamo per visitare la città, alla partenza
ci dimentichiamo di Oscar, infatti dopo circa un chilometro dalla partenza dal
villaggio l'autista cerca Oscar e non lo vede, l'abbiamo lasciato al villaggio,
torniamo indietro e lo troviamo mentre sta per montare su una macchina per inseguirci.
La prima tappa della nostra visita a Santa Clara è al mausoleo del Che,
in questo periodo è chiuso per restauro, ci dobbiamo quindi accontentare
di vederlo da fuori, un altro motivo per tornare a Cuba, il mausoleo si trova
su una grande piazza, nel centro della piazza c'è il monumento al Che,
eretto nel 1987 nel ventesimo anniversario dell'assassinio del Che in Bolivia.
Qui facciamo un incontro fuori programma, mentre Oscar ci spiega la storia del
Che, si ferma un tizio ad ascoltare, quando Oscar finisce il racconto il tizio
si avvicina e ci racconta di essere stato al fianco del Che nella battaglia
di Santa Clara, parliamo un po' con lui e facciamo alcune foto, non so se quello
che racconta è vero o è una scena per turisti, ma lo prendiamo
per buono, dall'età che ha l'uomo può coincidere con il periodo
della battaglia. La città è molto vivace, dopo aver visitato Viñales,
lo sembra ancora di più, iniziamo la nostra visita da Parque Vidal, una
grande piazza con molte panchine dove godere di un po' di fresco all'ombra degli
alberi, è anche un buon motivo per osservare la gente che passeggia.
Riprendiamo poi il pullman per andare al Monumento a la toma del tren blindado,
qui possiamo vedere il treno blindato che fu assaltato da 18 uomini sotto il
comando del Che, ci sono cinque vagoni dei ventidue che trasportavano i 408
soldati di Batista, salendoci sopra, si può vedere un piccolo museo con
alcune armi e vestiti usati al momento dell'attacco, ci sono anche dei disegni,
tutti riguardanti il Che, da un lato della piazza c'è il caterpillar
usato per far deragliare il treno e un obelisco con una dedica ai combattenti.
Riprendendo il nostro tour ci fermiamo ad una scuola elementare lungo la strada
per Hanabanilla, due componenti del nostro gruppo hanno portato degli oggetti
da lasciare agli studenti e Oscar ci fa fermare. Scende per primo Oscar e va
a parlare con gli insegnanti, dopo scendiamo noi, i bambini escono dalle due
aule e si dispongono in fila di fronte a noi, insieme ad Oscar cantano l'inno
nazionale cubano, due di loro fanno anche il saluto militare, sono bambini di
cinque-sei anni, i giocatori della nostra nazionale di calcio non fanno neanche
finta durante il campionato mondiale di calcio, ci facciamo proprio una bella
figura in confronto. Dopo aver cantato l'inno rientrano nelle aule e si mettono
a sedere ai propri posti, nessuno di loro si avvicina mentre viene aperto il
borsone con i quaderni e le penne per loro, questi oggetti vengono dati alle
maestre, penseranno poi loro a distribuirli ai bambini, dai loro occhi e dalle
loro facce si vede una enorme curiosità, ma non si muovono dai loro posti,
mi immagino la stessa scena in una nostra scuola, sarebbe un assalto infernale,
guardo i loro banchi e i loro oggetti della scuola e mi viene in mente quello
che mi è stato raccontato del dopoguerra in Italia, i banchi e le sedie
hanno i sostegni di ferro tutti arrugginiti e il legno consumato, non c'è
niente di nuovo se non i loro vestitini, anche qui con i soliti colori degli
studenti che abbiamo visto a L'Avana. Concluso questo fuori programma proseguiamo
per Hanabanilla, nella Sierra del Escambray, qui prendiamo un battello che ci
porta lungo il Rio Negro, in questo modo raggiungiamo il ristorante in un luogo
molto isolato in mezzo alla natura, l'unico mezzo per raggiungere il ristorante
è appunto la barca. Anche qui mangiamo all'aperto, sotto un enorme tetto
di legno e foglie di palma, non si sentono rumori se non quelli della natura,
durante il tour Oscar ci ha detto che in questo periodo c'è un po' di
siccità e la vegetazione non è rigogliosa, non so se ci prende
in giro o è vero, non riesco ad immaginarmi una vegetazione più
rigogliosa di così, c'è verde dovunque. Qui abbiamo un po' di
tempo per riposare e godere della tranquillità del posto, una cosa che
notiamo è che i gatti che abbiamo visto fino d ora sono parecchio magri,
quasi denutriti. Siamo sulla strada per Trinidad, lungo il mare, come sempre
poche auto, ad un certo punto l'autista ferma il pullman, facciamo in fretta
a capire il motivo, davanti a noi, un lungo rettilineo attraversato da migliaia
di grossi granchi rossi, è uno spettacolo, in questo periodo i granchi
si spostano dal mare alla terraferma per la riproduzione, il loro problema però
sono le auto che passano lungo la strada, per andare nel luogo dove si riproducono
sono costretti ad attraversarla, qui molti vengono schiacciati, si sente quindi
anche un forte odore di pesce. sono grossi, rossi, arancioni e sono migliaia,
avevo visto questa cosa solo in tv, dopo poco ci rimettiamo in viaggio, facendo
anche noi, nostro malgrado, molte vittime. L'albergo che ci ospiterà
per due notti in questa zona si trova un po' fuori Trinidad, siamo infatti sul
mare, nella Penisula de Ancon, arriviamo a metà pomeriggio e ne approfittiamo
per guardare il mare, è la prima scena di spiaggia tropicale che vediamo
da quando siamo a Cuba, facciamo una passeggiata. C'è molta vegetazione,
palme, ma il mare ci delude parecchio, l'acqua è tutt'altro che limpida,
anzi, ci sono molte alghe, speriamo per domani che sia migliore. La mattina
ci svegliamo presto, come sempre durante il tour, andiamo a visitare Trinidad.
Anche Trinidad è dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco,
e visitandola si capisce perfettamente il motivo, le strade non sono asfaltate,
è stata mantenuta la pavimentazione a ciottoli, le case naturalmente
colorate, questa è una particolarità che ci portiamo dietro per
tutto il viaggio ed ogni volta ci colpisce come se fosse la prima volta che
lo vediamo. Visitiamo il Museo Historico Municipal, nella Plaza Mayor, la piazza
principale di Trinidad, qui ci viene chiesto di lasciare borse, zaini e macchine
fotografiche e videocamere, il museo è molto bello, ci sono tutti i mobili
e le cose più belle appartenute alle maggiori famiglie di Trinidad, prima
fra tutte la famiglia Borrell, a cui la casa è appartenuta dal 1827 al
1830. Prima di pranzo ci fermiamo alla Taberna La Canchanchara, dove prendiamo
un cocktail, fatto con rum, miele, limone ed acqua, sicuramente una cosa da
assaggiare, nel frattempo si esibiscono dei musicisti e dei ballerini cubani.
Ci fermiamo dopo alla Casa de la Trova, è un locale dove è possibile
ascoltare e acquistare musica, qui faccio il mio acquisto "musicale",
un cd con le musiche che metterò poi nel video montato di questo viaggio.
Dietro la Casa de la Trova visitiamo un mercatino molto carino, all'aperto,
naturalmente qualche souvenir viene acquistato. L'unico "problema"
è il sole, è molto forte e ci costringe a limitare il nostro giro
nel mercatino. Torniamo in albergo nel pomeriggio, in tempo per fare un buon
bagno in mare, anche se l'acqua non è molto diversa da ieri, ma la voglia
di mare è tanta, Silvia ha una discussione…con una medusa, per
fortuna è solamente un contatto lieve con i tentacoli, infatti la bruciatura
durerà poco, la mattina dopo è quasi scomparsa. La mattina siamo
vittime di una disinformazione, infatti ieri pomeriggio parlavamo sul pullman
del cambio dell'ora legale, alcuni sostenevano che qua non veniva fatto, la
guida non ne ha parlato e noi siamo andati a letto tranquilli, la sveglia doveva
essere alle sette, alle sei suona il telefono, il dubbio viene, ma pensiamo
che abbiano sbagliato numero e ci rimettiamo a dormire, quando usciamo dalla
camera, alle sette e mezza, scopriamo che in effetti sono le otto e mezza, molti
hanno già fatto colazione e sono pronti, Oscar ha detto ieri sera del
cambio dell'ora, ma noi eravamo già andati a letto, poco male, facciamo
colazione alla svelta, comunque non è una partenza con orario obbligato,
stamani si divide il gruppo, noi tre con un ragazzo di Torino ed un'altra coppia
andiamo a Cayo Coco per la settimana di mare, gli altri vanno a Varadero. Salutiamo
tutti e ci sistemiamo su un pulmino, con gli altri ci rivedremo la settimana
prossima sull'aereo. All'inizio il nuovo autista sembra poco socievole, durante
il viaggio si rivela invece molto socievole e cordiale, parliamo molto di varie
cose, ci sono circa tre ore di strada, in condizioni normali, in questo viaggio
invece ci sarà qualche sosta non prevista, la prima è una sosta
normale per i bisogni fisiologici, dopo un altro tratto del viaggio, mentre
stiamo parlando del mangiare, da buoni italiani, l'autista si ferma lungo la
strada e ci mostra una baracca, ci spiega che lì lavorano la canna da
zucchero, e se vogliamo possiamo assaggiare il succo che se ne ricava dalla
spremitura, come possiamo rifiutare una simile offerta? Ci viene mostrato il
procedimento per spremere la canna e ci viene il succo, con l'aggiunta di un
agrume, che sembra pompelmo, il succo è straordinariamente buono, molto
dolce…è ovvio, è canna da zucchero. Appena il tempo di ripartire
che il pulmino si riferma, l'autista ha visto un banchino che vende le bananine,
sono piccolissime e molto dolci, ne compra una decina, vanno giù che
è una bellezza, come le ciliegie, una tira l'altra. Tra l'altro la ragazza
del banchino è una delle più belle che ho visto fino ad ora a
Cuba. Riprendiamo il viaggio, potevamo proseguire senza sosta fino a Cayo Coco?
No, stiamo parlando delle canne da zucchero, mentre costeggiamo una piantagione,
l'autista ferma nuovamente il mezzo e scende…ha in mano un machete, dove
l'ha preso? Qui portano i machete come noi portiamo i portachiavi. Taglia alcuni
pezzi di canna e ce li porta, dicendoci che possiamo piantarli a casa, cresceranno
bene anche da noi. (!?) Parlando delle compagnie aeree ci parla della Cubana
aviacion, ci dice non è considerata il massimo dell'affidabilità
dagli stessi cubani, e a proposito degli orari dei voli viene detto "Cubana,
si no parte hoy, parte mañana", non è certamente una compagnia
per i maniaci della puntualità. Arriviamo al terrapieno che unisce la
terraferma all'isola di Cayo Coco, è un terrapieno di diciassette chilometri,
da ambedue i lati abbiamo il mare, cominciamo a vedere li primi gruppi di mangrovie,
l'isola infatti ha una palude di mangrovie nel lato sud e le spiagge con gli
alberghi nel lato nord, ad un certo punto vicino alle mangrovie, scorgiamo una
macchia rosa, sono i fenicotteri, li posso vedere con lo zoom della videocamera,
sono molto lontani e a occhio nudo si distinguono male, ce ne sono comunque
moltissimi. Finito il terrapieno passiamo attraverso la zona delle mangrovie
e troviamo un casello dove vengono controllati i mezzi e le persone in transito,
i cubani non possono entrare a Cayo Coco se non per lavoro o se dotati di un
permesso speciale. Arriviamo al nostro albergo all'ora di pranzo, ci aspettiamo
di trovare l'assistente del tour operator ma non vediamo nessuno, decidiamo
allora di organizzarci per conto nostro, il villaggio è molto grande,
ci viene data una piantina e ci viene spiegato dove si trovano le nostre camere,
sono tante costruzioni a due piani tipo villette a schiera immerse nel verde,
con un mezzo simile alle automobiline usate nel golf ci portano alle nostre
camere, sono al piano terra con un po' di giardino dove poter prendere il sole,
davanti a noi un laghetto con i fenicotteri, ne contiamo otto. Dopo pranzo ci
precipitiamo sulla spiaggia, e si apre davanti a noi quello che fino a quel
momento avevamo sempre visto come sfondo desktop nel pc, spiaggia chiara, mare
cristallino e palme, il colpo d'occhio è magnifico, ci tuffiamo in acqua
e abbiamo subito una sorpresa, siamo sull'atlantico ma l'acqua è comunque
calda, pensavamo che fosse calda solo dalla parte caraibica, meglio così.
Verso le cinque della sera arrivano i pellicani che si tuffano vicino a noi
per pescare, anche questa per noi è una novità. La sabbia è
fine come la farina, per l'ombra ci sono delle capanne di legno con i lettini.
La barriera corallina deve essere un po' distante, l'acqua blu la vedo lontana,
nella quota del viaggio è compresa un'ora di catamarano, mi informerò
se in questo modo potremo andare alla barriera. Notiamo che non ci sono italiani,
anzi, sono tutti o quasi, canadesi. Il secondo giorno della nostra vacanza a
Cayo Coco comincia nel peggiore dei modi, tempo bruttissimo, nuvole, e pioggia
in mattinata, speriamo che cambi velocemente. Passiamo molto tempo al buffet
e il pomeriggio ci riposiamo, al risveglio di un pisolino ci accorgiamo dell'ora,
sono le 21:15, abbiamo passato praticamente tutto il pomeriggio a letto e abbiamo
saltato la cena, il tempo è ancora brutto, beh, da un certo punto di
vista serviva una giornata così per riposarci dalle fatiche della settimana
scorsa, prendiamola con filosofia. Il martedì il tempo migliora un pochino,
non è però una giornata da spiaggia e ci mettiamo a prendere quel
poco di sole che ogni tanto compare nel giardino della casa. Oggi, mercoledì,
il tempo migliora, meglio così, speriamo che non peggiori di nuovo. Decidiamo
di andare a pranzo nel ristorante sulla spiaggia, fino ad ora abbiamo mangiato
al buffet. E' molto carino, all'aperto, ci sono degli uccellini che svolazzano
sopra i tavoli e mangiano le briciole e avanzi dei pasti. La cosa più
divertente sono i baristi, mi sembra di rivedere un film di qualche anno fa
con Tom Cruise, Cocktail, fanno le acrobazie con le bottiglie, se le lanciano
come si lanciano i cubetti di ghiaccio usando le pinze, è uno spettacolo
starli a guardare, inoltre si mangia bene. Un cameriere ci chiede se per l'indomani
vogliamo l'aragosta, non è compresa nel trattamento, ce la fa avere per
dieci usd, accettiamo, non sappiamo cosa ci porterà ma gli diamo fiducia.
Ogni volta che torniamo alle nostre camere ci fermiamo dai fenicotteri per dargli
da mangiare, ci portiamo sempre dietro un po' di pane che prendiamo al buffet
o al ristorante, sono molto buffi quando mangiano, uno solo di loro prende il
cibo dalle nostre mani, gli altri aspettano che gli venga buttato, il più
furbo, quello che viene da noi fa il giro largo intorno agli altri e viene a
prendere il mangiare, poi torna verso l'acqua con il pane nel becco e lo bagna
per poterlo mangiare meglio. Quando non gli diamo da mangiare noi dragano il
fondo girando su se stessi e muovendo il fondo con le loro lunghe zampe, fanno
un po' impressione quelle zampe che si piegano al contrario e sembra che si
spezzano da un momento all'altro da quanto sono fini. La sera c'è sempre
uno spettacolo organizzato dall'animazione del villaggio, non male, anche se
naturalmente parlano in inglese e francese. Giovedì mattina, facciamo
conoscenza con dei ragazzi che lavorano sulla spiaggia, in particolare con Alexey,
il ragazzo del catamarano, anche con lui parliamo molto della vita e della situazione
politica a Cuba, gli chiedo cosa ne pensa di un futuro dopo Fidel, lui mi dice
che la paura sua e di altri è che a quel punto arrivino gli americani
e mettano le mani su tutto, non hanno una buona idea degli americani, come potergli
dare torto dopo dieci anni di embargo politico, ci racconta che lui andava in
catamarano per sport, ha fatto molte gare fino a dieci anni fa, fino a quel
periodo arrivava tutto dall'Unione Sovietica e tutto costava meno, oggi acquistare
un catamarano è quasi impossibile, e lui si considera fortunato perché
con il suo lavoro ha la possibilità di fare il suo sport pur lavorando,
gli chiedo se è possibile andare alla barriera corallina in catamarano,
ma lui dice che è un po' distante per poter utilizzare l'ora giornaliera
compresa nel pacchetto viaggio, è possibile andarci con una escursione,
sempre organizzata da loro, e dura circa un'ora e mezza, ci mettiamo allora
d'accordo e prenotiamo per il pomeriggio l'escursione, 18 usd. A pranzo ci aspetta
l'aragosta, andiamo al ristorante e vediamo il cameriere che ci ha proposto
il pranzo, ci fa sedere in una zona appartata, è evidente che l'aragosta
non è compresa nel menù del ristorante, ci spiega infatti che
viene procurata da suoi amici fuori dall'albergo, dentro di me mi auguro che
sia buona e che non sia solo una voglia di aragosta, beh, al limite dopo prenderò
qualcos'altro. Quando ci porta i piatti capiamo che difficilmente mangeremo
altro dopo questo, è un piatto strapieno fra aragosta, gamberetti e insalata,
e in effetti è molto buona. Nel pomeriggio di aspetta Alexey per l'escursione
alla barriera corallina, partiamo con il catamarano noi tre e Alexey, in circa
venti minuti arriviamo al punto dove possiamo fare snorkeling, appena mi tuffo
vengo circondato dai pesci, non riesco a liberarmi per poter fare una foto,
appena si buttano gli altri i pesci si diradano un po' e comincio a scattare
foto, il mare non è molto calmo, e per questo devi un po' faticare per
fare snorkeling, ma lo spettacolo premia la fatica, vediamo un po' distanti
da noi i barracuda, provo a raggiungerli per scattare delle foto ma non riesco
ad avvicinarmi più di tanto, peccato, continuo a fare le foto ai pesci
e coralli, l'escursione dura un po' di più del previsto, dovevamo stare
un'ora a fare snorkeling, dopo un'ora e mezza siamo noi a chiedere a Alexey
di tornare alla spiaggia, siamo stanchi e abbiamo già visto molto, probabilmente
Alexey ci ha preso in simpatia perché dilunga parecchio l'escursione
e parliamo molto, io cerco di imparare lo spagnolo parlando con lui, capisco
che è difficile imparare in poco tempo ma mi diverto molto e si diverte
anche lui a ascoltarmi mentre cerco di imparare la lingua. Anche nei due giorni
seguenti viene spesso alla capannina dove abbiamo i nostri lettini a chiacchierare,
è un ragazzo molto simpatico, come quasi tutti quelli che abbiamo conosciuto
qui a Cuba. Anche con lui scambiamo gli indirizzi, l'ultimo giorno di vacanza
ci accompagna nella hall dell'albergo prima di tornare a casa, ci ricorderemo
di lui con piacere, come di Oscar. All'aeroporto troviamo la coppia che alloggiava
all'albergo a Cayo Guillermo, non troviamo Roberto, il ragazzo di Torino, lui
rimane tre settimane, quindi ha ancora una settimana per gustarsi Cayo Coco.
Sull'aereo ritroviamo tutti i componenti del tour, sono imbarcati a Varadero,
ed ora l'aereo ha fatto scalo a Cayo Coco prima di ripartire per Malpensa, il
viaggio dura meno di quello dell'andata, facciamo circa otto ore e quaranta
di volo, ma anche se è durato meno è stato meno piacevole, un
po' perché finisce una vacanza, ed un po' perché incontriamo parecchie
turbolenze, e sembra quindi di essere su un pullman su una strada asfaltata
male. Arrivati a Malpensa ci aspettano altre tre ore circa di auto per arrivare
a Pisa, durante il viaggio tiriamo le somme, e siamo molto soddisfatti dei quindici
giorni che abbiamo appena passato, ci attende ora la ripresa della vita quotidiana
, ma il pensiero è all'organizzazione di un prossimo viaggio, quasi sicuramente
di un ritorno a Cuba, questa volta per vedere la parte orientale e un'altra
zona di mare.
Al prossimo. Hasta luego. - - Massimo B.