Canada

 


di Alberto Angelici


Una volta, quand' ero in Canada, trascorsi cinque giorni nella wilderness senza una specifica attrezzatura. portavo una bisaccia grande come una scatola da scarpe, un robusto coltello, bussola e poche altre cose. Niente viveri, se si escludevano le tavolette energetiche della minuscola trousse da survival. Era fine settembre e le notti potevano gia' farsi fresche in quella stagione.
Ci pensavo da un po': tentare di sopravvivere avendo con se' solamente cio' che da quelle parti di norma si ha in tasca per una camminata in campagna.
Lascio il mio Chevrolet Blazer, in una piazzola della highway che attraversa quella regione semi-desertica fatta di boschi, laghi e sterpaglie. Un attimo dopo sto camminando fra rade macchie di pini altissimi e betulle come scheletri calcinati dal sole.
Ogni traccia di civilta' sparisce assieme ai rumori dell' autostrada. Amo immergermi nella natura, leggero e privo dell' ingombrante peso di uno zaino. Mi concentro sui muscoli delle gambe mentre li ascolto lavorare in souplesse, elastici e sciolti. Il terreno, soffice per lo spesso strato di humus, mi da la sensazione di procedere su di un materasso di gommapiuma. Qua e la', tronchi di piante cadute per la vecchiaia obbligano a deviazioni che recupero appena possibile tenendo d' occhio la bussola. Senza neppure fermarmi registro tracce di selvatici, profonde quelle dei cervidi, leggere quelle di lepri e procioni. Un agile trio di scoiattoli bruni risale come un' ombra il tronco marcio di un pino accasciato contro uno spuntone di roccia.
Dieci del mattino. Ero partito molto presto da casa, per avere il tempo di ambientarmi e trovare un posto in cui sistemare il bivacco. Quella era la prima cosa cui pensare. La seconda era inventare un ricovero per dormire, la terza fare un fuoco, la quarta procurare la cena. Sempre in quest' ordine. Prima del tramonto sbuco in una piccola radura a venti metri da un lago. Con i rami tagliati dalle piante grazie una sega a filo diamantato, mi e costruisco un discreto riparo a ridosso di un tronco caduto. Un bel numero di rami ed ecco pronti sia la copertura che un decente materasso.
Il mio giaccone fungera' da coperta e la bisaccia da cuscino. A un metro dal ricovero ho gia' preparato il fuoco che mi dara' calore e tarra'lontane le zanzare. Un mucchio di legna secca garantira' la necessaria autonomia per tutta la notte e con alcuni grossi ceppi ho anche creato una sorta di paravento, che riflettera' il calore verso di me, proteggendomi nel contempo dal vento che potra' venire su dal lago. E' importante premunirsi, anche perche' non ho idea delle temperatura che dovro' sopportare nelle fredde ore del primo mattino. In realta' risulteranno abbastanza accettabili, nell' ordine dei cinque gradi di minima, fattore vento incluso.
Una bella trota di forse un chilo aspetta ora di andare sulle brace e nella gavetta bolle l' acqua del lago. Pesce ottimo e...freschissimo, ovviamente e il tea caldo ne e' il miglior complemento.
Il buio arriva in pochi istanti, preceduto da un breve tramonto che tinge le cime degli alberi di rosa confetto. Il silenzio e' quasi totale, rotto solo dal crepitare della legna sul fuoco. Sono solo, al centro dell' irregolare cerchio di luce, consapevole di trovarmi in una regione quasi priva di presenze umane, ma per nulla impensierito da cio', anzi. Percepisco una grande pace scendere lentamente in me, come se la natura del luogo mi stesse dando il benvenuto, il segnale che sono ben accetto, gradito. Nel corso della notte riposai complessivamente bene; solo un paio di volte mi destai per aggiungere legna e verso mattina mi parve di avvertire una presenza, probabilmente un grosso selvatico, nei pressi del campo. Per colazione ancora un fumante tea di erbe raccolte li' in giro e un pesciotto che non conosco ma che ha un' aria invitante. Appena il sole si fa alto, smonto il campo rimettendo il piu' possibile le cose come le avevo trovate. Questo e' fondamentale, proprio per godere al massimo di questo esaltante senso di comunione con la natura, il piacere di camminare come in punta di piedi in quell' ambiente intatto e senza tempo. Le giornate trascorrono in un baleno. Mi sposto usufruendo anche dei sentieri creati dai selvatici ma tenendo d' occhio la bussola. L' idea sarebbe di compiere un cerchio irregolare, ritornando al punto di partenza. In realta' una zona paludosa me lo impedisce, cosi' sbuco sulla highway a circa due km a nord della mia macchina. Sto bene, per nulla provato dal cammino percorso che stimo in complessivi settanta chilometri circa. La mia forma fisica e' ancora ottima, migliore anzi del primo giorno, con la perdita di qualche chilo di troppo, grazie al costante esercizio fisico e alla lontanaza da cioccolata e dolcetti vari. Non posso vedermi allo specchio ma l' aspetto dev' essere un tantino selvatico e anche il mio odore. Di certo a un party del Rotary mio farei scalpore!
Conclusioni.
Nel pomeriggio del primo giorno non nascondo di aver avuto qualche perplessita'. Non ero stato un po' azzardato? In quella stagione di mezzo, tra l' estate e l' autunno, puo' capitare che un repentino calo della temperatura porti anche la neve, situazione per la quale non sarei risultato adeguatamente equipaggiato. Poi pensai che ero pratico, in salute ed allenato; le gambe erano buone e disponevo di eccellenti scarponcini che avrebbero potuto portarmi ovunque. All' occorrenza sarei rientrato alla macchina a tappe forzate, utilizzando la riserva energetica delle tavolette ipercaloriche. Sia chiara pero' una cosa; il rischio che mi ero assunto era calcolato in base a risorse che piu' volte avevo messo alla prova con uscite sempre piu' impegnative, anche assieme alle squadre della protezione civile di cui ero responsabile locale. Sapevo insomma fin dove potevo osare.
Del resto troppe volte avevo visto come e' facile morire stupidamente per ipotermia a temperature ben lontane dallo zero a causa dell' elevato tasso di umidita' che provoca altissime perdite termiche a carico dell' organismo. In condizioni simili e' fondamentale una buona conoscenza dell' ambiente naturale e ancor piu' quella delle proprie risorse, in termini di equipaggiamento e di capacita' personale a cavarsi d' impaccio negli imprevisti e a mantenersi calmi e riflessivi.
Mi sento in obbligo di specificare questo e di rimarcarlo ad evitare che qualcuno privo di esperienza si senta romanticamente invogliato ad intraprendere prove analoghe dopo aver infilato nello zaino un bel manuale illustrato di sopravvivenza.
L' approccio non deve essere cosi'. Iniziate con percorsi poco impegnativi, cosi' da testare le vostre risorse e gradualmente procedete verso prove ogni volta piu' dure. Acquisirete cosi' esperienza senza correre rischi.
Scegliete sempre un equipaggiamento adeguato pensando al peggio. E cioe' a un peggioramento del tempo e a qualche piccolo infortunio, sbucciature, vesciche, ecc. Munitevi del necessario per controllare progressivamente la vostra posizione sul territorio che attraversate ( carta della zona e bussola, almeno).
Un equipaggiamento pur minimo deve SEMPRE includere:
- un robusto coltello, possibilmente a lama fissa. Non ho nulla contro i pieghevoli ma se vi capitera' di doverne fare un uso piuttosto rude (taglio legna, ad esempio, potranno lasciarvi in braghe di tela. Un coltellino svizzero puo' servire come aiuto in piu' per i numerosi utensili che contiene.
Non scegliate una cosa alla Rambo. Non serve che vi portiate mezzo metro di acciaio scintillante; diciotto centimetri di acciaio C440 vi servira' per anni benissimo. Vi consiglio di acquistare la qualita' migliore che la vostra economia vi consente. Servitevi di un negozio serio e specializzato e fatevi consigliare da un commesso competente. Cosi' non potrete sbagliare. Nello stesso posto acquistate un buon affilatoio da tasca, piccolo ma buono.
- Bussola. Di marca. Modello da orienteering.
- kit minimo di sopravvivenza.
- Accendino o/e fiammiferi in contenitore stagno.
- Scarponcini adeguati al clima e al tipo di percorso.
- Abbigliamento adeguato, scelto non in base al prestigio dello stilista ma in grado di garantire robustezza, affidabilita', comodita'e durata nel tempo. Oggi la disponibilita' del mercato e' infinita, con la possibilita' di scegliere fibre come il goretex, il pile, le micro-fibre ed altri, che danno prestazioni superiori di molto alle fibre naturali e sono piu' leggere.
Molto sconsigliabile l' uso di mezze maniche e pantaloni corti. Anche in estate prendete l' abitudine di tenere gambe e braccia sempre coperte: eviterete graffi che potrebbero infettarsi e il rischio di parassiti estremamente pericolosi, anche nel nostro Paese, come un tipo di zecca che e' portatrice di varie infezioni gravi e in certi casi letali. Ogni anno muoiono delle persone per cause di questo genere. Un cappello adeguato vi proteggera' dal sole e in caso di freddo evitera' una forte perdita di calore; Tenete presente che un cranio scoperto disperde oltre il sessanta per cento del calore corporeo.
-Borraccia; Una riserva d' acqua e' fondamentale. Scegliatela del modello che volete ma verificate prima la disponibilita' idrica del territorio su cui vi troverete a operare. Ricordate che si puo' vivere molti giorni senza mangiare ma pochissimo senza bere, specialmente quando si cammina molte ore al giorno e quando la temperatura supera i +20°
- Zaino. Dev'essere dimensionato in base all' autonomia che dovete garantirvi e alle possibilita' della vostra struttura fisica. Anche qui non fate economia e fatevi assistere da una persona esperta. Ricordate che uno zaino pieno sembra sempre leggero quando lo provate nel salotto di casa vostra, ma su per un sentiero e dopo ore di marcia, non sara' la stessa cosa.
Mi sentirei anche di consigliare un bastoncino da camminata. Oggi si sono diffusi modelli derivati dalle racchette da sci. Sono leggeri, regolabili telescopicamente (piu' corti in salita, piu' lunghi in discesa), robustissimi e hanno il vantaggio che si possono ridurre a circa 50 cm e infilare nello zaino o fissare all' esterno. Li consiglio perche' rendono il procedere piu' sicuro, affaticano meno le gambe e riducono il rischio di danni alle caviglie o ai legamenti del ginocchio. C' e' chi ne usa uno, chi preferisce portarne due, uno in ogni mano. Io preferisco avere una mano libera.
Sia chiaro che non esiste un' equipaggiamento universale. Dovra' di volta in volta essere determinato soprattutto in base a:
- Clima e temperature.
- Durata dell' escursione.
- Grado di difficolta' del percorso
- Possibilita' di rifornimento lungo il percorso.
- Grado di isolamento rispetto alla civilta'.
Ultimo consiglio: portate sempre con voi la cosa piu' importante e cioe' un concetto, che poi finisce per diventare filosofia di vita: STATE SEMPRE DALLA PARTE DEI BOTTONI!
Se avete domande in proposito, non esitate e scrivermi. Nei limiti delle mie conoscenze saro' felice di rispondervi. Se ritenete che cio' che avete appena letto sia stato piacevole o utile, ditemelo e vi raccontero' ancora di quel grande, meraviglioso Paese che e' il Canada.
Alberto