di Artan
Festa popolare a Solola (Guatemala)
Un viaggio di ferie, ma non di evasione, che è andato trasformandosi sempre di più in un pellegrinaggio nel santuario di popoli semplici, operosi, ma oppressi.
Un viaggio che spesso ci ha dato conoscenza della nostra appartenenza al venti per cento che sfrutta l’ottanta per cento delle risorse della terra.
Un viaggio che ci ha interrogati tutti, non solo come singoli ma come gruppo.
AVVERTENZA
I nomi delle persone incontrate nel corso del viaggio sono stati per ovvi motivi cambiati.
Il progetto di questo viaggio in Centro America si inserisce nella linea di impegno e crescita del nostro gruppo. [1]
Prevediamo infatti come momenti fondamentali per la nostra vita personale e comunitaria, degli incontri con paesi e persone del “Terzo Mondo”. Il dato culturale che abbiamo sempre più approfondito e che ha fatto e che continua a fare da riferimento alla nostra fede e all’espressione culturale di essa, è che soltanto le persone “portano conoscenza vera” e soprattutto le persone semplici e povere, quelle la cui parola e il cui messaggio è la vita quotidiana. Perciò il nostro rapporto ha privilegiato queste categorie di persone: due operai brasiliani, Teo, che vive inserito nelle comunità di base, Amanda, Chepita e tanti altri occasionali rapporti: Brasile Alagoas, Equador ecc. I paesi finora visitati dal nostro gruppo o da alcuni membri di esso in questa prospettiva sono per l’Ovest: Brasile, Equador, Nicaragua, e ora Guatemala, Salvador, Honduras, Mozambico; Per l’Est: Yugoslavia, Romania, Russia. Ci ha interessato il fatto religioso e in particolare all’Est l’incontro con l’ortodossia, mentre all’Ovest con la religiosità popolare e la realtà politica e sociale.
Da questa ricerca condivisa da tutto il gruppo è nato il viaggio in Centro America. L’itinerario scelto rientra nella prospettiva culturale del gruppo che si prefigge: la continuità del rapporto per interiorizzare la conoscenza, consapevoli che la crescita nell’amicizia è per noi l’unica strada per un reale e vitale scambio; una visione della vita più vicina al messaggio evangelico, in cui diciamo di riporre fiducia; una visione culturale, sociale, politica che istituisca relazioni, usi e costumi comunitari tra di noi e con il terzo mondo.
I viaggi sono stati momenti forti di stimolo e di verifica, in cui vediamo concretizzarsi e realizzarsi, a passi molto piccoli, questa nostra utopia. La scelta di quest’anno il Centro America, è nata dal desiderio di visitare gli amici del Nicaragua e di renderci conto, attraverso la testimonianza, del processo rivoluzionario che ci aveva tanto colpito nel precedente viaggio del 1984. Le altre tre nazioni, Guatemala, Salvador, Honduras, ci parevano particolarmente interessanti per scoprire come questo cammino di liberazione, iniziato nel Nicaragua, fosse vivo anche in questi popoli. Particolare impressione inoltre aveva suscitato in noi l’incontro a Rimini con Rigoberta Menchu, india guatemalteca, e con Miriam, una catechista salvadoregna che aveva trascorso con noi una intera serata. Eravamo, e ancor più ora siamo convinti, che il Centro America è il punto più delicato, per la sua collocazione geografica e per l’esempio della rivoluzione nicaraguese, di tutto il continente americano e che il suo futuro sarà moralmente, politicamente e socialmente significativo per tutto il resto del mondo. Da anni il grande scontro America del Nord Terzo Mondo si gioca nei confronti di questi popoli piccoli e poveri. La tecnologia americana, i dollari e le armi, gli aiuti agli eserciti della repressione e ai “contras” sono paragonabili a Golia che lotta contro Davide. Naturalmente sappiamo bene che anche la potenza russa non è stata estranea a questa realtà, ma ora soprattutto si fa decisivo lo scontro tra Nord America, alleati ricchi ed eserciti di questi paesi da una parte e la piccola Nicaragua, la guerriglia le organizzazioni popolari dall’altra.
E’ veramente, e lo abbiamo toccato con mano, la sfida di Davide e Golia!
E sembra che Davide stia compiendo la sua opera, perché ormai la “Contra” è sconfitta e soprattutto la terribile repressione suscita nel popolo un’enorme forza spirituale e una grande speranza.
Anche dal punto di vista politico gli accordi di Esquipulas [2] e soprattutto il vertice dei presidenti americani di Tela (5 Agosto) sembrano indicare un cammino fatto di piccoli passi e di tanta repressione, ma in direzione di una nuova realtà di pace vera.
Nell’ultima visita di Teo, avevamo riflettuto sulla possibilità e le motivazioni di questo viaggio e a lui avevamo chiesto di tracciare un itinerario che ci aiutasse ad incontrare persone e movimenti significativi per la nostra ricerca. A Teo siamo immensamente riconoscenti per aver assolto egregiamente al proprio compito fornendoci preziose indicazioni sull’attuale situazione in cui quei popoli si trovano e indicandoci gli eventuali rischi che potevamo far correre agli amici che ci ospitavano.
Infatti, l’impresa si presentava piuttosto problematica, soprattutto per il gran numero di partecipanti. Al solito gruppetto si erano infatti aggiunti altri amici comuni interessati a compiere il viaggio e a passare le ferie in questa prospettiva. Ciò c’è parso arricchente e importante per tutti, anche se naturalmente le difficoltà tecniche ( biglietti aerei, accoglienza per tutti, dinamica di un gruppo abbastanza grosso), si sono fatte sentire. Non sono state però semplicemente difficoltà ma anche stimolo a prospettive nuove. Così a partire dal trovare posto sugli aerei fino al concordare le date buone per tutti e al valutare la spesa, insieme ci si è impegnati per il buon esito. Nel gruppo i più esperti nelle varie tecniche di informazione e nei rapporti con le agenzie si sono maggiormente impegnati in questa fase; altri hanno messo a disposizione il loro talento fotografico, altri la loro competenza nel campo medico, linguistico, ecc.. Va sottolineato che fondamentale per stabilire il rapporto con Teo e per combinare il complicato scacchiere dei viaggi, è stata la Vally, che poi all’ultimo momento ha dovuto restare a casa. Con lei eravamo in diciotto e subito abbiamo sentito il bisogno di incontrarci per avviare:
- una migliore conoscenza reciproca e una comunione dei motivi che ci avevano spinti a scegliere quel viaggio;
- un’informazione sui paesi che ci si proponeva di visitare e sul disegno politico del Nord America ( rapporto Kissinger sul’America Centrale e documenti primo e secondo di Santa Fè ).
Sono stati quattro incontri che hanno certamente maturato una conoscenza comunitaria, cresciuta sia nei piccoli impegni come nella comunione di attese e di proposte.
In particolare ci sembrava di aver maturato e socializzato alcune convinzioni:
Ci è parso importante invece considerare il viaggio un umile “pellegrinaggio” nel cuore di quei popoli per fraternizzare e guadagnare quei rapporti umani, semplici e vitali che fanno crescere insieme le persone e che superano distanze non solo geografiche, ma di cultura e di costume. Il proposito emerso era non tanto di fare un nuovo gruppo al nostro ritorno, ma di dare continuità al nostro viaggio nel nostro ambiente e con precisi segni: una verifica tra noi, qualche legame semplice con la gente visitata.
[1] La maggioranza del gruppo si ritrova come continuità nella riflessione e nell’azione ogni venerdì sera. L’impegno dei componenti si esplica nell’ambito del volontariato all’interno dei vari gruppi della Castellana.
A questo viaggio, svoltosi nell’estate del 1989, hanno partecipato: Alessandra,Angelo, Bruno, Carmen, cesare, Claudio Ma., Claudio Mi., Emilia, Gianni, Giovanni, Graziana, Leonilde, Luigi, Maria, Maurizio, Olivo, Paola.
[2] Finora difficoltà e conflitti sono sempre stati regolati secondo quest’ottica. E’ sorto però l’impegno da parte dei vari presidenti delle repubbliche centro-americane di liberarsi da questo soffocante protettorato e di superare insieme le proprie difficoltà. Così su proposta del Presidente della repubblica del Costa Rica, Oscar Arias Sanchez, sono nati gli incontri di Esquipulas, di La Paz e di Tela (5-6 Agosto 1989) in cui i cinque Presidenti del Costa Rica – Salvador – Guatemala – Honduras – Nicaragua, si propongono per mezzo di continue consultazioni, di far progredire nei loro territori libertà, partecipazione popolare, superamento politico delle guerre e giustizia per i poveri. Il Centro America è sempre stato, secondo una usuale espressione, “il cortile di casa” degli Stati Uniti.
I vari governi nord americani si sono sempre sentiti padroni interessati di tutte le repubbliche centro-americane. La dottrina Kissinger stabilisce che l’America del Nord aiuti e protegga il Centro America per tenerlo costantemente sotto il suo rigido protettorato e osserva che non solo il canale del Panama ma tutti quei paesi sono necessari come via commerciale per il benessere economico di questa nazione ( cfr. AA.VV. , Rapporto sul Centro America ed Asal ).
[3] Essa consiste nel modificare rapporti, nell’accumulare nozioni per saperne più degli altri; nel “consumare” informazioni ed esperienze per accrescere in noi cose viste da raccontare.