di Fantavivi
"Viaggio in Florida"
Sono fresco reduce da un bellissimo viaggio in Florida di 16 giorni e ho pensato
di mettere on-line qualche considerazione che potrebbe tornare utile a chi voglia
recarsi in futuro in questo splendido stato americano.
CONSIDERAZIONI GENERALI
Uno dei primi problemi da affrontare per chi si rechi negli USA è il
noleggio dell’auto, dato che le ragguardevoli distanze rendono sconsigliabile
utilizzare i mezzi di trasporto pubblici. Ciò vale ancor più per
la Florida, le cui località sono scarsamente collegate dalla rete di
pullman Greyhound (mi pare si chiami così). Il consiglio che posso dare
è quello di prenotare l’auto dall’Italia, direttamente per
telefono e non via internet. In questo modo si evita di sottoscrivere assicurazioni
inutili (e costose) proposte sui siti delle società di noleggio e si
chiariscono con l’operatore - senza equivoci - le coperture davvero necessarie
e quelle sostanzialmente inutili. Io ho cercato di ottenere tutte le informazioni
possibili in materia e credo di poter concludere con cognizione di causa che
le coperture assicurative davvero indispensabili sono: RC auto standard per
danni a terzi fino a 1 milione di dollari e copertura per danno e furto (in
USA si chiama Collision Damage Wiewer o Loss Damage Wiewer ed è la corrispondente
della nostra KASKO). In questo modo si è coperti per ogni tipo di incidente,
a prescindere dall’attribuzione di responsabilità. Dopo aver chiesto
i preventivi a tutte le principali società di noleggio, la mia scelta
(peraltro unanimemente consigliata sul NG) è caduta sull’Alamo
che mi ha fatto la proposta migliore alle condizioni da me richieste. La prenotazione
per telefono mi ha permesso di usufruire di uno sconto del 15% sul periodo prescelto
(25 marzo-9 aprile), che in internet non era contemplato. Il costo totale per
una Chevrolet Cavalier (auto compatta da me espressamente richiesta perché
dotata di un bagagliaio capace di ospitare 2 valigie rigide Samsonite) è
stato di 534 $: all’arrivo a Miami hanno provato a sottopormi altre assicurazioni
supplementari, ma io ho rifiutato e non mi è stato addebitato null’altro
che quanto pattuito al momento della prenotazione. Passando poi all’argomento
“Accomodations”posso dire che prima di partire avevo passato ore
ed ore su Internet per scovare motel economici e accoglienti per ogni meta del
mio viaggio. Ebbene: fatica sprecata! In tutta la Florida (credo anche nel resto
degli States), si trovano infatti dovunque (nei centri commerciali, nei ristoranti
o nei motel) apposite guide che contengono tantissimi coupon di sconto per motel
e ristoranti. Bisogna solo scegliere tra le molteplici offerte e recarsi nel
posto in oggetto, adeguatamente indicato nelle cartine allegate alle guide.
L’unico problema è che non accettano prenotazioni e l’offerta
è soggetta a disponibilità, ma non ho mai avuto problemi perché
le proposte sono davvero tantissime e c’è solo l’imbarazzo
della scelta: in media, ho speso circa 45 $ (tasse comprese) per una stanza
doppia, dotata di TV e aria condizionata, ma da aprile in poi i prezzi sono
notevolmente diminuiti. Suggerisco dunque di prenotare dall’Italia solo
le primissime notti di permanenza, per evitare magari di dover cercare una sistemazione
appena sbarcati dall’aereo: dopo 12/15 ore di volo non è proprio
il massimo! Per le notti successive, invece, le prenotazioni anticipate sono
un probabilissimo spreco di denaro! Anche per cenare nei ristoranti si trovano
tantissime offerte di menù scontati, piuttosto che di bevande o dessert
offerti gratuitamente ad ogni commensale! In generale, va poi detto che non
ho trovato particolarmente caro mangiare fuori: non sono un mangione, ma non
ho mai speso più di 15 $ per un piatto unico (bistecca, pollo, etc. serviti
con almeno un paio di verdure) e una birra. Va detto che non mi sono però
mai addentrato nei ristoranti più “in” o in quelli italiani,
che esponevano menù più curati ma molto, molto più cari.
Ho trovato poi molto convenienti i buffet, dove è possibile mangiare
a sazietà pagando un prezzo fisso iniziale per una sola pietanza: in
pratica si ordina un piatto di carne o pesce e sia ha accesso illimitato al
buffet di verdura, frutta e dolci. Un’altra considerazione generale va
poi fatta sull’argomento clima: teoricamente, il momento migliore per
visitare la Florida è quello che va da dicembre a maggio, quando il clima
è secco, a differenza dei mesi estivi che invece sono davvero molto umidi.
In agosto in Florida si toccano tranquillamente 40° e un’umidità
del 100%, che soprattutto alle Everglades risulta quasi insopportabile (in aggiunta
alle zanzare!!). Ci sono però alcuni inconvenienti anche nel periodo
secco: innanzitutto è altissima stagione e ciò significa che i
prezzi degli hotel sono quasi triplicati (ciò però viene in parte
compensato dal minor prezzo del volo: io ho pagato la tratta Milano/Miami 415
eur e sono curioso di vedere quanto costerà in agosto lo stesso volo);
in secondo luogo, non si può fare ovunque vita di mare perché
nei mesi invernali l’acqua del Golfo del Messico è freddissima
e inavvicinabile. Ciò non vale per le Keys e la costa atlantica, dove
invece ho tranquillamente fatto il bagno. La scelta del periodo in cui andare
in Florida non è quindi univoca, anche se tutto sommato credo che il
periodo secco sia da preferire (anche per il minor sovraffolamento delle spiagge
e dei parchi di divertimento, che prima di Pasqua sono vivibilissimi..). Concludo
il quadro generale parlando di telefonia mobile: pur essendomi munito di telefonino
triband (grazie alla generosità di un amico che me lo ha gentilmente
prestato) e avendo sottoscritto il roaming con addebito sulla carta di credito,
sono rimasto isolato dal mondo praticamente per tutta la vacanza. I messaggi
mi risultavano inviati, ma ho capito ben presto che non era vero perché
nessuno mi rispondeva. Lo stesso capitava a chi dall’Italia cercava di
mettersi in contatto con me. Ho persino provato a telefonare, rischiando il
salasso economico, ma una voce automatica mi rispondeva che il numero era “not
in service”. Di questo ringrazio Omnitel, che si distingue sempre
e ovunque per i suoi disservizi. Alla fine ho optato per una comodissima scheda
telefonica: con 5 $ ho parlato più volte e per un discreto lasso di tempo:
quando si dice il progresso!!
Passo ora a un (quasi) breve resoconto sui luoghi da me visitati:
La nostra prima meta, appena usciti dall’aereoporto di Miami e ritirata
l’auto al noleggio, sono le Keys. Ad eccezione di Key West e del suggestivo
panorama lungo la strada e i ponti che le attraversano, devo dire che non mi
hanno particolarmente entusiasmato. Sarà forse stata colpa della pioggia
di quei giorni, ma non ho trovato un mare granchè invitante nemmeno a
Baya Honda, definita dalle guide un paradiso delllo snorkelling. Le medesime
guide (Mondadori e De Agostini) catalogano l’omonima spiaggia come una
delle più belle in assoluto della Florida: io credo che le spiagge che
ho poi trovato nel Golfo del Messico e a Fort Lauderdale non siano nemmeno paragonabili!
Non abbiamo purtroppo visto il Dry Tortugas National Park, al largo di Key West:
ci è stato consigliato persino dal doganiere del passaporto di Miami,
ma l’escursione costa 95 $ e partiva alle 7 del mattino, cosa per noi
improponibile dal momento che alloggiavamo a Islamorada (120 km. da Key West).
Key West è invece davvero splendida e molto caratteristica: bellissime
le case vittoriane color pastello lungo Duval Street e il mercatino di Mallory
Square, coloratissimo il tramonto dal molo, divertenti le esibizioni degli artisti
di strada che si radunano tutte le sere sul pontile, suggestivo il panorama
del porticciolo con tutti gli yacht ancorati! Insomma, da non perdere! L’unica
pecca è data dai costi proibitivi dei motel della zona: come ho detto,
abbiamo alloggiato a Islamorada (Motel Key Lantern) dove abbiamo pagato 50 $
per una stanza doppia più che decente. Non abbiamo trovato nulla di più
economico in tutte le keys, nemmeno sfruttando i coupons! Mantenendo Islamorada
come base e complice il tempo non bellissimo dei primi giorni, ci siamo recati
2 volte alle vicine Everglades: siamo andati dapprima al Royal Palm Visitor
Centre, da cui si dipartono l’Anhinga Trail (percorso di circa un km.
dove si vedono moltissimi coccodrilli e uccelli di varie specie, tra cui ovviamente
l’Anhinga) e il Gumbo-Limbo Trail (breve percorso in mezzo a una fittissima
vegetazione, dove peraltro non si vede granchè); successivamente, ci
siamo spinti fino a Flamingo e il giorno successivo siamo andati alla Shark
Valley e siamo saliti sul tram (12 $ la corsa!) che percorre tutto il perimetro
circolare delle immense paludi circostanti. Il percorso è lungo una ventina
di km. e si può percorrere anche in bicicletta (noleggiabile in loco),
ma lo sconsiglio: sotto il sole cocente e con i coccodrilli che “pascolano”
a pochi metri dalla strada, non è un’esperienza piacevolissima!
Il panorama offerto dalle Everglades è indubbiamente affascinante e va
goduto soprattutto nella stagione secca, onde evitare l’altissima umidità
dei mesi estivi e i voracissimi insetti! Desta sensazione camminare con i coccodrilli
a pochissimi metri: non fanno paura perché sono quasi tutti immobili
nell’acqua o sui cigli del fiume, ma si fa comunque fatica ad abituarsi
alla loro presenza. Molto suggestivi i rumori che sovrastano tutta la zona,
principalmente ad opera dei molti uccelli che qui fanno la gioia degli ornitologi!
Il ricordo più vivo che ho delle Everglades è la sensazione di
disagio che ho provato quando abbiamo deciso di fare una siesta in una radura
lungo la strada che porta a Florida City, poco dopo l’ufficio postale
di Ochopee. Il posto invitava a schiacciare un tonificante pisolino: prato bellissimo,
panchine per il picnic, fiumiciattolo che scorreva a pochi metri. Tutto bellissimo,
peccato che nel fiume nuotassero beatamente un paio di coccodrilli per nulla
intimoriti dalla nostra presenza: ho provato a coricarmi, ma il pensiero di
trovarmi uno di quei rettili vicino alla stuoia non mi ha fatto chiudere occhio!
Lasciate le Everglades, abbiamo risalito la costa del Golfo del Messico e ci
siamo fermati una notte a Naples. La sua lunga spiaggia orlata di palme, i suoi
giardini ordinati e pulitissimi, il centro storico ricco di negozi e di locali
alla moda e, soprattutto, le magnifiche ville dei ricchi vacanzieri americani
ne fanno una cittadina assolutamente da vedere, sia di giorno che di notte!
E’ qui che abbiamo inaugurato un’attività (da noi battezzata
“Villa’s Tour”) che poi avremmo più volte ripetuto
nel seguito della vacanza: circolare in auto a passo d’uomo tra le viuzze
vicino al porto, ammirando le splendide ville immerse tra le palme, alcune delle
quali con ancorati gli yacht direttamente sul retro! Anche Key West è
una cittadina ricca, ma è a Naples che abbiamo davvero cominciato a respirare
nell’aria l’odore dei dollaroni americani!! Ci siamo svegliati nello
splendido motel Spinnaker Inn di Naples (scovato grazie ai coupons!) e ci siamo
diretti a Marco Island. E’ caratterizzata da un lungo spiaggione, un po’
rovinato da alcuni palazzoni che ne deturpano il bel panorama. Il mare non è
un granchè: mosso e freddo, non invita certamente al bagno ma è
comunque un posto piacevole per l’abbronzatura. A metà pomeriggio
ci sroprende però un temporale di tipo “tropicale”che ci
costringe a raggiungere l’auto in tutta fretta per ripararci dall’acqua
e dal freddo. Decidiamo allora di anticipare la partenza e di dirigerci alla
volta di Sarasota, di cui mi colpisce subito la splendida baia: mi tengo alle
spalle gli imponenti grattacieli di downtown, immersi (se così si può
dire..) nel verde, e volgo lo sguardo verso il mare, sul quale sta calando il
sole con le premesse per un bellissimo tramonto. Sarasota non è molto
citata dalle guide turistiche, ma merita assolutamente una visita di più
giorni: oltre a coniugare in un riuscito connubbio il fascino post-moderno delle
metropoli americane e l’atmosfera bucolica dei paesini di campagna (ovunque
parchi, enormi e verdissimi campi da golf, colorate villettine a schiera), è
un ottima base di partenza per i trasferimenti giornalieri alle vicinissime
keys della baia (Anna Maria Island, Siesta Key, Lido Key, etc.), che si incontrano
una in fila all’altra costeggiando il mare lungo un boulevard alberato
e impreziosito da ville radical-chic. Il tramonto di Siesta Key è una
delle immagini più vive nella mia memoria: lunghissime dune di sabbia
che, complice la bassa marea e i dolci colori del sole all’orzzonte, mi
danno l’impressione di camminare sulla Luna. Come se non bastasse, vedo
decine di rumorosi pellicani in cerca di pesci e addirittura due delfini che
nuotano a pochissimi metri dalla riva!! Più a nord delle keys, vicino
a Bradenton (città considerata gemella di Sarasota), trascorriamo due
giornate sulla spiaggia di Anna Maria Island. Il panorama ci è ormai
usuale, ma non ci ha ancora stancato: un lungo spiaggione di sabbia bianca e
fine e una serie di viuzze ordinatissime, deserte (si animano solo quando gli
americani ci vanno in vacanza e aprono le loro splendide seconde case) e ingioiellate
da villette da urlo affacciate sul mare e sul suggestivo Sunshine Skyway Bridge.
Abbandoniamo con qualche rimpianto Sarasota (soprattutto perché ci siamo
persi la visita ai Gardens, che dovrebbero essere molto belli) e raggiungiamo
Clearwater, 70 km. circa più a nord. Siamo nella Boca Ciega Bay, area
ritenuta capitale del sole, che qui splende in media 361 gg. all’anno!
Visto il tempo non eccezionale dei primi giorni (anche se tutto sommato ha piovuto
soprattutto dopo il tramonto e un solo giorno intero a Marco Island), temo fortemente
di capitare nei rimanenti 4 gg. piovosi dell’anno, ma fortunatamente non
sarà così e ci godremo bellissime giornate sulla spiaggia. Clearwater
è una piacevolissima, tipica cittadina di mare. Ricorda un pò
le animatissime località romagnole, ma ha un fascino tutto suo grazie
soprattutto a una bellissima baia dove ormeggiano velieri e imbarcazioni che
portano i turisti a godersi i tramonti e a vedere i delfini al largo. Inoltre,
anche qui i tramonti vengono celebrati tutte le sere sul molo: bancarelle di
ogni tipo, giostre, artisti di strada e una moltitudine di gente animano il
lungomare ai margini di una spiaggia lunga e profonda dove si gioca a beach-volley
fino a sera. L’unico difetto di questa località è la grande
difficoltà a trovare parcheggio nelle ore serali: noi, però, ce
ne andiamo dopo il tramonto e quindi evitiamo il caos tipico delle riviere italiane
a ferragosto. Avevamo inserito Clearwater nei nostri itinerari perché
le guide parlavano benissimo di Caladesi Island, un’isoletta disabitata
raggiungibile in traghetto dalla vicina Honeymoon Island. Sarà il fastidio
per aver pagato 7 $ a testa una corsa in traghetto di 15 minuti (oltre a 4 $
di pedaggio per l’ingresso al parco), sarà il tempo nuvolo, ma
siamo rimasti molto delusi da quest’isola e l’abbiamo inserita senza
dubbio tra i posti da sconsigliare agli amici. Il percorso all’interno
dell’isola in mezzo alle mangrovie è suggestivo ma la spiaggia
non ci ha entusiasmato e il mare nemmeno. Meno male che il “marinaio”
è un tipo simpatico e che lungo il percorso di ritorno un gruppo di delfini
si avvicina alla barca e ci solleva il morale! Non siamo rimasti impressionati
nemmeno da Treasury Island, posta al centro della baia di fronte a Sant Petersburg.
Il lungomare è un po’ un mortorio e si riduce più che altro
ad una fila interminabile di alberghi e motel; molto meglio Madeira Beach, un
po’ più a nord, se non altro perchè il John’s Pass
Village è un caratteristico pontile in legno dove è piacevole
fermarsi per un pranzo o per fare shopping. Anche qui, però, parcheggiare
l’auto è difficile e costoso. Nei dintorni di St Petersburg, cittadina
a sud di Clearwater che si segnala soprattutto per la bellezza della sua zona
portuale e per il caratteristico molo a forma di piramide rovesciata, c’è
invece uno dei posti più belli di tutta la Florida: il Fort de Soto Park.
Ci stupiamo che chiedano soltanto 65 cent di pedaggio per l’ingresso,
assolutamente sproporzionati rispetto a quanto pagato per vedere Caladesi Island!
E’ un parco che offre spiagge davvero da sogno, con aree attrezzate per
picnic immerse tra le palme. Nella nostra personale classifica, la spiaggia
di questo parco è tra le prime 3 della Florida (insieme a quella di Fort
Lauderdale e di Key Biscaine). Vi arriviamo poco prima del tramonto e un po’
trafelati perché siamo in partenza per Orlando, ma facciamo in tempo
a scattare bellissime fotografie con uno sfondo da cartolina (l’imponente
Sunshine Skyway Bridge) e a vedere moltissime marmotte che si avventurano tra
i bidoni della spazzatura in cerca di cibo. Davvero un posto da non perdere!!
Purtroppo si è fatto tardi e dobbiamo avviarci verso Kissimmee, località
distante una trentina di km. da Orlando e vicinissima a Disneyworld e a Seaworld.
Ho prenotato un motel via internet dall’Italia (Masters Inn, W IRLO Bronson
Highway 5367) perché attratto dall’allettante offerta (34 $ una
stanza doppia, compresa la prima colazione e il transfer per Disney) e non me
ne sono pentito perché leggo sui coupon che i prezzi dei motel circostanti
non sono inferiori. Consiglio vivamente di privilegiare i motel che offrono
il passaggio gratuito a Disney, perché in tal modo si risparmiano 7 $
di parcheggio e si evitano inutili code. Kissimmee è principalmente un
crocevia di due lunghi vialoni pieni zeppi di motel, ristoranti, outlets e campi
da minigolf. Nonostante ciò, la vita notturna latita perché alle
23 chiude tutto e non c’è in giro più nessuno. Noi comunque
non ce ne preoccupiamo e andiamo a letto piuttosto presto, perché l’indomani
mattina ci aspetta una discreta levataccia (per le mie abitudini..) per entrare
al più presto possibile a Disney.
Avevamo stabilito di dedicare 2 gg. per i parchi di divertimento e, fermo restando
Seaworld, abbiamo dovuto scegliere tra Magic Kingdom ed Epcot. La nostra scelta
è caduta sul primo e non è stata molto felice: io sono stato a
Disneyland di Los Angeles e devo dire che quello di Orlando gli è molto
inferiore, sia in grandezza sia in qualità delle attrazioni. La cosa
migliore è la parata notturna dei carri, coloratissimi e suggestivi perché
illuminati a giorno; per il resto, è soprattutto un posto per bambini
e la maggior parte delle attrazioni sono piuttosto mosce. Fa eccezione solo
Space Mountain, dove almeno ci si diverte a sparare con una sorta di laser segnapunti
e si può fare a gara con il proprio compagno di avventura. Carine anche
Jungle in the Cruise e Big Thunder Mountain (mini montagne russe sull’acqua),
ma se tornassi indietro opterei decisamente su Epcot e credo che non me ne pentirei.
Al momento di stabilire l’itinerario, uno dei punti fermi era stato sin
dall’inizio Seaworld e le aspettative non sono andate deluse. L’unico
aggettivo che mi viene in mente per descrivere quello che ho visto è:
fantastico! Ho trascorso in assoluto la più bella giornata di tutta la
vacanza: 9 ore filate all’insegna del divertimento puro (spettacolari
le esibizioni di orche, delfini e persino di otarie), dell’adrenalina
(Kraken e Splash Mountain sono attrazioni mozzafiato!), delle risate (lo spettacolo
Circle de la Mer), dell’emozione (accarezzare un delfino è stata
davvero un’esperienza unica). Correndo senza sosta da una parte all’altra
del parco (comunque non grandissimo) e approfittando delle code non eccessive
agli ingressi, siamo riusciti a vedere e a sperimentare tutte le attrazioni:
sono tutte davvero imperdibili, anche se ovviamente gli spettacoli delle orche
e dei delfini hanno la priorità su tutto. Da non perdere anche lo stand
della Budweiser: a chi vuole farsi una cultura spiegano come è nata la
fabbrica della birra; a chi ha sete viene offerto un bel bicchiere di birra
fresca, anche più volte al giorno! Io avevo prenotato il biglietto via
internet dall’Italia (www.seaworld.com), risparmiando così 5 $
sul costo di ingresso al parco (51.95 $ più tasse) ed evitando le code
ai botteghini. Si stampa la prenotazione e ci si presenta al Customer Desk con
il foglio A 4, che viene sostiuito dalla card vera e propria. Volevo sottrarmi
al cappio del parcheggio a pagamento (7 $) ma non sono riuscito ad evitare di
cadere nell’imbuto stradale che porta direttamente all’ingresso:
ho visto ai lati del parcheggio una strada con alcuni vialetti apparentemente
free parking, ma è un’osservazione da verificare. Lasciamo Kissimmee
all’indomani, non prima di appurare quanto sia deludente la vita notturna
di Orlando (alle 20.30 di domenica non c’era in giro anima viva, nemmeno
nella rinomatissima Church Street!) e senza tralasciare lo shopping all’outlet
della Nike (sulla West Irlo Bronson).
La nostra meta è Palm Beach, che raggiungiamo percorrendo per un gran
tratto una strada nell’entroterra (mi pare sia la 41, che porta al lago
Okochopee) dove possiamo schiacciare sull’acceleratore dato che incontriamo
pochissime auto in giro. E’ un’ottima alternativa alla trafficatissima
US 1, dove i moltissimi semafori rallentano la marcia all’infinito. Abbiamo
programmato una visita fugace di un paio d’ore, ma è sufficiente
per ammirare questa località dove si respira ricchezza ad ogni angolo.
Ville bellissime (per noi ormai familiari, dal momento che a Naples ne avevamo
viste a centinaia..), viali verdissimi e ombreggiati da veri e propri palmeti,
incredibili yacht e panfili ormeggiati nella baia: come si fa a dire che i soldi
non fanno la felicità? Facciamo un veloce “Villa’s Tour”,
scattiamo qualche foto e imbocchiamo la I 95, che in poco tempo ci porta a Fort
Lauderdale. E’ una città a circa 50 km. da Miami che mi ha incredibilmente
colpito: una bellissima spiaggia orlata di palme, un lungomare animatissimo
che invoglia alla passeggiata e allo struscio, una suggestiva downtown (sono
sensibile all’imponenza dei grattacieli), un’incredibile sfilza
di canali d’acqua interrotta da ponti semoventi e da viali alberati e
verdissimi, dove fanno bella mostra di sé ville fantastiche. Davvero
una città spettacolare: una metropoli dall’aspetto tranquillo e
rilassato, dove lo stress sembra essere parola sconosciuta. E’ ormai il
penultimo giorno e decidiamo di trascorrere un pomeriggio a Miami, che si rivelerà
inferiore alle nostre aspettative. A parte la spiaggia di Miami Beach, devo
dire che nulla di questa megalopoli mi ha impressionato in modo particolare:
né i famosi boulevards (Ocean Drive e Collins Avenue, dove peraltro si
possono ammirare interessanti palazzi art decò), né il quartiere
Little Havana (pochissimo animato già all’ora del tramonto e con
pochi locali allettanti), né Coconut Grove (ha un centro commerciale
molto particolare, ma alla fin fine i negozi non sono molti e nemmeno particolarmente
allettanti. Se poi ci si allontana appena di qualche decina di metri, è
come avventurarsi nel deserto!). Decidiamo allora di trascorrere le ultimissime
ore di vacanza visitando Key Biscaine, di cui avevo letto meraviglie un po’
ovunque. La spiaggia del Billbags State Park, ritenuta tra le migliori della
Florida, non si rivela invece all’altezza di altre da noi viste nel corso
della vacanza, mentre Key Biscaine è sicuramente un bel posto anche se
ricalca in tutto e per tutto i paesaggi già visti a Naples, a Anna Maria
Island e a Marco Island. Ci avviamo pertanto verso Miami, ma fortunatamente
decidiamo di prendere un ultimissimo sole alla spiaggia di Crandon Park, appena
prima di Key Biscaine: ai nostri occhi appare inaspettatamente la spiaggia più
bella della Florida, l’unica dall’aspetto davvero caraibico grazie
a una fila di palme che si estende a pochi metri dal bagnasciuga. Sullo sfondo,
non ne rovinano la vista il maestoso sky-line di Miami. Sarà la tristezza
perché la vacanza è ormai finita, sarà che ci stiamo già
facendo prendere dalla nostalgia, ma rimaniamo folgorati da questa bellissima
spiaggia e non ce ne vorremmo mai andare.