Siamo partiti in diciassette, mercoledì 9 agosto alle ore 14.20 dall’aeroporto di S. Giuseppe di Treviso diretti a Città del Guatemala, via Amsterdam, perché affidati alla compagnia di bandiera olandese KLM. Da Amsterdam un solo scalo a Curaçao.
10 agosto. Alle 6.30, in perfetto orario siamo sbarcati all’aeroporto del Guatemala. Era nei patti la divisione in due gruppi: uno avrebbe proseguito immediatamente per il Salvador, l’altro si sarebbe fermato in città da alcuni preti per visitare la parrocchia. Avevamo l’indicazione dell’hotel Maya Excelsior come alloggio e il numero telefonico della CONFREGUA [1] come possibile punto di riferimento.
Dopo la sistemazione, Claudio Maurizio e Olivo hanno telefonato al centro Confregua per il primo contatto. Siamo stati accolti immediatamente, ma con un po’ di apprensione da parte nostra. Ci hanno detto che non sapevano niente del nostro arrivo. Atonia, che forse sapeva qualcosa, era assente. Innocenzo, della chiesa guatemalteca in esilio (IGE), era assente. C’era comunque Caterina, una laica incaricata di un ufficio chiamato “ Servicios multiples”, messo in piedi da un anno con lo scopo di coordinare incontri come il nostro e seguire i vari gruppi e organizzazioni popolari. Secondo lei c’era sì da essere prudenti, ma non le pareva il caso di dividere immediatamente il gruppo. Anzi era importante anche per loro il nostro contatto con le altre organizzazioni del Guatemala: si sentivano incoraggiati a continuare nel loro cammino.
Così ci ha illustrato la situazione del momento: “Apparentemente la situazione sembra e vuol dare l’impressione di essere tranquilla.Il presidente democristiano, Vinicio Cereo, sembra assicurare il perfetto funzionamento della democrazia. In realtà dopo un breve periodo iniziale in cui si era parlato di riforme, e soprattutto di quella agraria, tutto è caduto sotto il rigido controllo dei militari. Vinicio serve come facciata. La repressione è dura, illegale: “desaparecidos” assassini quotidiani. C’è tra poco l’elezione del nuovo presidente:i democristiani, come appare nella stampa, sono ferocemente divisi tra loro. La corruzione è il modo normale di governare. La classe ricca ha il solo obiettivo di essere sola al potere:anche la classe media deve scomparire. Tra l’altro in Guatemala i generali dell’esercito sono anche latifondisti e quindi potere delle armi e ricchezza vanno assieme e la repressione è il mezzo per conservare i privilegi .C’è guerriglia in alcune parti del Paese, c’è emigrazione forzata di interi villaggi che vengono completamente distrutti: esiste un’emigrazione forzata di intere popolazioni in Messico e Honduras e di centinaia di migliaia di persone nella stessa capitale, i “ desplazados” [2] . Anzi qui sono senza documenti e perciò facilmente ricattabili dalla polizia e passibili di prigione. Confregua è un punto di riferimento per vari gruppi. La gerarchia Guatemalteca è abbastanza preoccupata .Da dieci settimane è in atto lo sciopero dei maestri: le scuole sono chiuse. Governo ed esercito mettono il popolo contro i maestri, aiutati dalla loro stampa e dai mezzi di comunicazione”.
Guatemala. Il gruppo è riunito nella sede della Confregua. Alle pareti sono affisse le foto di persone massacrate dal regime.
In questa situazione sono nate e operano varie organizzazioni popolari e con Caterina si fa un programma di incontri per la settimana.
Andiamo poi a trovare i francescani che hanno una parrocchia vicino all’Università S. Carlo. Il loro convento è anche studentato: le vocazioni sono in aumento. Ci riceve uno di loro, P. Mauro, insegnante di teologia. E’ di origine umbra: è stato dodici anni in Nicaragua e ha seguito con partecipazione ed entusiasmo la lotta contro Somoza e la successiva ricostruzione del Fronte sandinista. Del Guatemala ci parla negli stessi termini di Caterina. Anzi ci porta a fare un giro attraverso la sua parrocchia di circa 40 mila abitanti. Sono evidenti per lui tre gironi dell’inferno dantesco. Nel primo abitano i ricchi: c’è un quartiere residenziale con belle abitazioni, qualche villa anche con piscina. Procedendo si và verso il peggio: le solite abitazioni piccole, strette,unite tra loro, dove vive l’attuale classe media: impiegati statali, maestri, piccoli commercianti.
Si arriva infine alle baracche di legno e cartone della triste periferia: non ci sono servizi di nessun tipo, i bambini sono a grappoli nelle strade, manca l’acqua. P. Mauro insiste a dire e a mostrarci anche il quarto mondo, dove anche uno straccio di tenda è abitazione. In questa zona ci sono alcune cappelle dai molteplici usi e le abitazioni degli studenti. Vivono qui in mezzo alla gente e frequentano la scuola nel Convento centrale.
Venerdì 11 agosto. Il Vangelo del giorno è tratto da Matteo (16,24 – 28): “Se qualcuno vuol venire con me, smetta di pensare a se stesso …..” In mezzo a tanta violenza, di fronte al problema unico ed essenziale, vita o morte, anche per noi ricchi il Vangelo letto qui ha una risonanza diversa: diventa più chiaro, più immediato e più comprensibile. “Smettere di pensare a se stessi… sacrificare la propria vita” è il più urgente imperativo quando si entra in questa umanità. Durante tutto il nostro viaggio emerge sempre più viva questa grande verità e il contatto con la gente suscita la speranza che come per loro anche per noi possa essere così.
Abbiamo fissato un incontro per le 8,30 con la responsabile della CONAVIGUA (Coordinamento Nazionale delle Vedove del Guatemala) [3]
Martina è una donna india: arriva con due piccoli figli. Da quando ha perso il marito, s’è trasferita dalla campagna in città con la speranza di trovare maggiori possibilità per crescere i figli. Essa stessa qui ha imparato a leggere e a scrivere. Ci saluta e ci ringrazia della nostra presenza.
La sua organizzazione è nata recentemente: sono tutte donne povere che hanno sentito il bisogno di mettersi insieme per dar da mangiare e per educare i figli. L’11 e il 12 settembre 1988 si sono riunite per la prima volta in Assemblea nazionale. Il loro programma è molto semplice e dettato dalla realtà:
- Lottare per la sopravvivenza (hanno due particolari difficoltà: sono donne e sono vedove);
- Conoscere la morte dei loro mariti e dar loro degna sepoltura;
- Difendere la donna contadina, soprattutto dalle violenze dei militari
Nelle zone militarizzate molte sono impazzite.
“Si cerca di liberarsi insieme dalla paura e dai bisogni elementari. Non abbiamo possibilità di caffè, di zucchero. Non possiamo comunicare fra noi. Su circa 40 mila vedove che conosciamo, solo 8 mila sono organizzate. Solo in quattro ci possiamo permettere di lavorare a tempo pieno per l’organizzazione.
Siamo sicure che il governo riceve dall’estero un aiuto speciale per le vedove, ma a noi non dà niente.
La mia storia: ero catechista e lavoravo anche in ospedale, abitavo in un villaggio, nel 1979 è arrivato l’esercito e ha cominciato a portar via tutto e tutti. Allora sono venuta in città con mio marito e mio padre; hanno portato via anche mio marito, di cui non so più nulla. Ho capito allora la necessità di impegnarmi. Il dolore di tutte mi dà la forza di parlare. Come ogni essere umano anch’io ho paura, ma è più grande la fermezza. Sono convinta che la via del dialogo risolverà la nostra situazione. Qui in città abbiamo meno paura che in campagna. Molte compagne contadine sono state violentate addirittura dal sindaco del comune, ma continuiamo con fermezza. Solo l’aiuto internazionale ci dà possibilità e risorse per continuare nel nostro lavoro. La coscienza del diritto e della dignità ci dà forza per continuare a lottare”.
C’è anche tutta una organizzazione di lavoro di artigianato in cooperativa di cui con fierezza Martina ci mostra alcuni risultati. Ma la radice dell’organizzazione è nelle motivazione espresse dallo statuto: la Conavigua “nasce oggi dal dolore e dalla sofferenza di vari anni, da grandi ingiustizie ed emarginazioni e ci impegna a far ascoltare la nostra voce e ad esercitare i nostri diritti legittimi”. Per questo Conavigua è inserita nell’UASP (Unità di Azione Sindacale e Popolare), cioè il coordinamento di tutte le organizzazioni popolari.
Ci incontriamo con alcuni responsabili dell’A.C. (Assemblea dei Cristiani), un’organizzazione ecumenica [4] . Per non dare nell’occhio invece che nella sede nazionale, andiamo nell’appartamento dove abita un pastore episcopaliano, che ci attende con due giovani studenti, collaboratori guatemaltechi. Egli è il impegni concreti di fronte all’attuale realtà politica. Il progetto politico delle Chiese è ancora improntato alla mediazione e alla moderazione.
Nella sua analisi storica la prima evangelizzazione (1519-1620 ) corrisponde al massacro di tre quarti della popolazione. La riforma liberale del presidente Barrios, (libertà di stampa e di associazione) non tocca la realtà della vita della gente, perché le terre restano in possesso di pochi ricchi e la chiesa è loro alleata. Parlare oggi dell’Assemblea Cristiana è importante, perché annuncia un cambiamento all’interno della Chiesa stessa. La gerarchia non è più la totalità della Chiesa e la Chiesa cattolica non è la sola Chiesa (in Guatemala c’è una presenza forte del Protestantesimo che tocca il 30% dei cristiani).
I movimenti di liberazione iniziano nel 1954: il governo risponde con estrema violenza.
Con l’inizio degli anni ’80, inizia il periodo più duro della repressione e anche il cambiamento dell’atteggiamento della Chiesa.
Centinaia di catechisti cattolici e protestanti vengono uccisi assieme a 14 preti. La base si organizza e c’è un’attenzione maggiore da parte della gerarchia che dà coraggio e speranza al popolo. Le Chiese propongono un dialogo nazionale per uscire dalla situazione. Dovrebbe essere triangolare: Chiese-governo-forze organizzate. Ma esercito e ricchi lo boicottano.
La storia recente (11maggio 1988 e 9 maggio 1989), parla di due minigolpe dell’esercito che ha il potere effettivo ed è coperto dalla facciata del governo civile. La base della Chiesa continua il proprio lavoro e le gerarchie sono ora più attente al popolo e più impegnate nel dialogo nazionale. Un particolare movimento all’interno della Chiesa cattolica è l’IGE (Chiesa Guatemalteca in Esilio) [5]
E’ nato nel 1982 quando il Vescovo del Quichè, con i suoi preti, religiosi e religiose, ostacolati nella loro azione pastorale dall’esercito, Hanno scelto tutti insieme l’esilio in Messico. Hanno ora una presenza pastorale importante tra i profughi.
Ci incontriamo successivamente con il GAM (Aiuto Mutuo Guatemalteco). In una piccola stanzetta della periferia c’è una signora, che presiede questo organismo, aiutata da altre 6-7 donne e da un uomo. A tempo pieno lavorano soltanto loro: si occupano delle vittime della repressione. Il loro obiettivo è “vita e libertà”. I loro mezzi sono ridottissimi: qualche macchina da scrivere, due vecchi tavoli, uno schedario e la loro ricerca terribile e appassionata dei desaparecidos e dei persecutori. Hanno schede predisposte per accogliere denunce. Fanno indagini precise. Cercano di interessare il governo: hanno ricevuto promesse di essere ricevute, ma il presidente non ha mai risposto alle loro lettere. Una volta sono state picchiate e buttate fuori dal palazzo presidenziale dalla guardia del presidente.
La signora che ci illustra l’attività ha il marito sequestrato. Lei stessa è continuamente minacciata
Sono circa cento i cimiteri clandestini e un po’ alla volta con l’aiuto della popolazione li localizzano, fotografano i cadaveri, identificano le persone.
Sono impressionanti le foto che ci mostrano. Il 95% delle persone uccise e di coloro che si rivolgono al GAM, sono indigeni e non parlano neppure spagnolo. Dall’84 hanno iniziato questo lavoro tra l’indifferenza delle autorità civili e la persecuzione dei militari.
“Dal dolore individuale è nata una lotta collettiva. Abbiamo cercato di coinvolgere il popolo. In questo periodo sono circa 40 mila gli scomparsi, nell’85 sono scomparsi alcuni compagni tra i più attivi, tra cui una donna con il fratello ed il bambino piccolo. L’attuale momento segna un nuovo impegno. Vogliamo andare avanti qui ,nella nostra terra, abbiamo occupato la cattedrale e attuato un digiuno di 6 giorni nell’ottobre 1985, le presenze erano in media di 450 persone, era epoca di elezioni e di promesse, anche scritte , ma il governo si è rimangiato tutto e ha rifiutato tutto senza dare spiegazioni. Finora siamo riusciti a ritrovare vive solo 20 persone, sono state liberate a condizione di non parlare. Il nostro lavoro parte dalla denuncia della famiglia: ci indicano il luogo della scomparsa e i possibili testimoni, così cerchiamo di scoprire qualcosa da questi indizi. I giudici non accolgono la nostra denuncia, perché ci è stata rifiutata la personalità giuridica, ci paghiamo quando possiamo delle pagina dei giornali per denunciare la scomparsa delle persone. Gli ultimi sequestrati e uccisi sono nostri compagni e catechisti, il 22 e 25 luglio. La guerra psicologica che ci fanno è terribile: ci accusano sui giornali di far parte della guerriglia, di essere comunisti, io non posso mai dormire a casa con i figli, continuamente ricevo minacce. Il 19 gennaio alla televisione un guerrigliero fatto prigioniero e passato al governo, secondo la loro versione, ci ha accusati di essere tutti capi guerriglieri, con una serie di documenti tutti falsi. Abbiamo scoperto finora 118 cimiteri clandestini, ma solo 8 sono stati aperti con l’autorizzazione del governo e la sorveglianza della polizia. La repressione aumenta ogni giorno e la nostra unica protezione è solo a livello internazionale, per questo vi siamo grati della vostra visita”.
Anche loro hanno una cooperativa artigianale di donne che contribuisce a far fronte alle spese. Da poco hanno ricevuto in dono da gruppi nordamericani anche il telefax. Il racconto è semplice e ciò che avviene è agghiacciante. Ci chiediamo come questa situazione cambierà e come cambieremo noi con loro.
Sabato 12 agosto. Vangelo di Matteo (17,14-20). La buona notizia del Vangelo è "notizia con fede", notizia che ha cioè dentro di sé un'anima, una vita che si gioca, che si spende completamente.
La notizia neutra non è evangelica, resta fuori di noi, non cambia niente. Le organizzazioni popolari sono nate da due donne del popolo, quando la loro vita è stata coinvolta fino in fondo: sono diventate creative non per nuove idee, ma per una vita di coraggio e di speranza che ha coinvolto tutto il popolo.
Nella parrocchia del Cuore Immacolato dei francescani siamo attesi da P. Mauro: dodici anni di Nicaragua (1974-1986) e quasi quattro anni di Guatemala gli permettono di parlarci per tutto il mattino di una storia di cui si sente parte.
L'anno della sua conversione culturale dalla mentalità europea per lui è il 1975. Ha iniziato allora a vivere la storia del popolo, a rivederla con occhi nuovi.
"Il Centro America ha avuto la sua indipendenza dalla Spagna il 1821-25. Ma è subito iniziata una nuova dominazione, quella degli USA, attraverso le varie compagnie, primo abbozzo delle multinazionali. Le sei repubbliche del Centro America sono cre-sciute con loro costituzioni proprie e specificità anche etniche, ma con una sola politica ed economia: quella degli Stati Uniti.
L'indipendenza sta maturando ora, il modello è il Nica-libre del Fronte sandinista. Gli incontri di Esquipulas e di Tela sono dei passi verso la libertà e l'autonomia.
La pace può avanzare in Centro America solamente attraverso il Nicaragua, perché solo in quella nazione s'è fatto uno sforzo tremendo per raggiungere una vera giustizia sociale. Il Nicaragua è un "segno dei tempi", c'è un socialismo aperto, una partecipazione del popolo, una coscientizzazione e un processo rivoluzionario di cambiamento anche strutturale.
Nel Guatemala oggi la situazione è di stallo, la guerriglia non fa paura al governo e ai militari, il popolo indio è ritirato nella montagna. Riscoprendo la sua cultura, ritrova la sua unità e la sua forza: in questo sta l'avvenire e la speranza del Guatemala. Attualmente gli aiuti che vengono al governo vanno tutti per le repressio-ni, il governo Cerezo non è riuscito a far pagare le tasse ai ricchi ne a fare qualche riforma strutturale, cosi ha finito per coprire l'effettivo e ingiusto potere dei militari".
Il pomeriggio è per la colonia S. Marta, dove c'è una comunità di base.
Siamo accolti in una stanza comune di una piccola casa, dove vivono varie famiglie, gli anziani genitori, i figli e le figlie, i cognati, i bambini.
La comunità, in questa periferia uguale a tante altre, con segni di miseria e povertà, è nata circa sei anni fa.
La partecipazione attiva è di una ventina di persone. Ora l'animatore a tempo pieno è un uomo della famiglia, sposato, sui trenta anni. Da sei anni frequenta un corso biblico nella parrocchia.
La comunità è un piccolo gruppo nel grande quartiere, ma non si propone tanto di aggregare tutti, quanto di essere uno stimolo per la partecipazione di tutti alla soluzione di vari problemi del quartiere. Per esempio sono riusciti a far arrivare l'energia elettrica e soprattutto a far aprire un pozzo di acqua potabile.
I problemi naturalmente sono enormi: la disoccupazione tocca il 40 della forza-lavoro, con tutti i problemi che ne conseguono: droga, ruberie, prostituzione. Tutta l'area della colonia comprende circa 15 mila abitanti: ora ha già un aspetto più umano e un rapporto conia città più facile anche perché finalmente ci sono degli autobus.
Lo spirito comunitario e l'impegno sono tenuti vivi dalla lettura della Bibbia che si fa settimanalmente nelle famiglie. I rapporti con la parrocchia non sono stati sempre facili: si andava dal parroco che apertamente li osteggiava al parroco che era indifferente. Hanno avuto anche la visita dell'Arcivescovo ed ora i rapporti con la parrocchia sono buoni.
A livello nazionale fanno parte dell'UASP e partecipano ai vari incontri delle organizzazioni popolari.
L'accoglienza tanto semplice comporta anche il caffè con i biscotti e questa è anche la loro cena.
L'incontro con la comunità inizia alla sera e sono presenti una ventina di adulti: ci sono anche due persone che vengono per la prima volta. Le calorose presentazioni creano un clima di amicizia e l'incontro inizia con una canzone da loro stessi composta: è il tema della serata, perché il canto è analisi e presa di coscienza della realtà nella quale vivono.
"Il padrone comanda tutto: stampa, Chiesa, risorse, siamo maneggiati da lui, qual'è il piano di Dio? In questo momento trionfa il piano dell'uomo del quale dobbiamo liberarci: il piano di Dio prevede che l'uomo irradi amore, comunione; il piano dell'uomo è divisione, odio, distruzione, il piano dell'uomo mette delle bende nei nostri occhi, il pianto di Dio ci fa scoprire il fratello, l'unione tra noi, il lavoro comune, oggi si cerca di dividere i poveri tra loro, di presentare il falso attraverso i mezzi di comunicazione, di imprigionare e uccidere i sindacalisti che lavorano per organizzare il popolo - ma Cristo è con noi fino alla morte - stiamo qui in nome suo - abbiamo una madre che ci ama - Egli si fa conoscere ai piccoli e agli ignoranti - perciò ringraziamo il Padre e la Madre". Questi sono i motivi della canzone e il succedersi degli interventi. Ci ringraziano della visita, perché sapere che da altre parti del mondo si interessano di loro da grande forza e speranza.
13 Agosto, Domenica. Messa in Cattedrale. Viene distribuita una lettera della Conferenza episcopale datata 2 agosto. Alcuni passi descrivono la drammatica situazione: " C'è un senso di disperazione e paura nel popolo. Ed è naturale: non è ancora cancellato dalla nostra memoria il ricordo doloroso degli anni di terrore vissuti in epoca molto recente. Ci terrorizza solo il pensiero che possiamo vivere nuovamente una così lunga notte e una passione immeritata e dolorosa. Non si sono ancora rimargi-nate tante ferite aperte nel cuore di tanti guatemaltechi. Centinaia di migliaio di orfani, migliaio di vedove, moltitudini enormi di esiliati all'interno e rifugiati fuori della patria, sono oggi piaghe sanguinanti nel cuore del Guatemala e il suo grido doloroso colpisce la nostra coscienza di fratelli.
Il Guatemala non vuole, non merita di vivere di nuovo una così orrenda esperienza.
Gli ultimi fatti-gli scioperi generalizzati che hanno paralizzato servizi essenziali come poste, telegrafi, educazione ed opere pubbliche e l'assassinio di un rifugiato-rimpatriato, membro del Dialogo Nazionale, la morte violenta di un famoso politico, l'esplosione di bombe e di falsi allarmi, sono segni che indicano una situazione nazionale di profonda decomposizione e rottura interna. Uomini incancreniti nell'immoralità, nella corruzione e avarizia, indeboliscono le strutture della Nazione e rendono impossibile il loro funzionamento nella ricerca del bene comune e nella costruzione della pace".
E' quello che abbiamo percepito nei vari incontri e che ci aiuta a vedere oltre la facciata. La predica però è fuori di ogni problematica del genere, molto moralistica e attenta al bene individuale.
Ad Antigua, nel pomeriggio, facciamo conoscenza con la storia della colonizzazione, nei conventi e nelle Chiese, nel chiostro dell'università.
Ma soprattutto è l'incontro nel mercato della piazza che ci aiuta a incontrare la cultura di questo popolo indio. La festa dei colori, la fantasia dei tessuti e delle sculture in legno rispondono certamente alla necessità di guadagno e alla presenza del turismo, ma costituiscono meraviglia per tutti e sono segno dell'alto grado di cultura di questi popoli. Ne rimaniamo tutti affascinati, anche se i nostri acquisti seguono alla perfezione le leggi della domanda (la richiesta più alta possibile) e dell'offerta (il prezzo più basso possibile).
La nostra revisione serale segnala l'importanza della lezione di P. Mauro, l'accoglienza della famiglia di Herman a S. Marta, il ricco e semplice anche se faticoso incontro con la comunità. E' anche ricerca del senso della solidarietà: essere solidali con questi popoli è esigenza di cambiar vita, di compiere quotidianamente scelte diverse dalle abituali, imposte dal primo mondo.
14 Agosto. Matteo (17,22-27). Il Vangelo è chiaro e concreto: i criteri morali o legali non sono sufficienti, la legge è necessaria per andare oltre. Il dialogo con i poveri consiste in una pratica di vita chiara, essi determinano le nostre scelte, anche quelle quotidiane, essi sono un criterio, con la loro vita e solidarietà, è questo un continuo confronto con loro, altrimenti al massimo facciamo beneficenza.
Alla Confregua due incontri: al mattino con tutta questa organizzazione, al pomeriggio con i desplazados.
La sala che ci ospita ha alle pareti una triste serie di religiosi e religiose assassinati, soprattutto nelle persecuzioni degli anni 1977-84.
"Si ritorna ora a quegli anni bui perché nessun problema è stato risolto e la destra è sempre più forte. Il problema del Centro America è sempre quello economico nei suoi due aspetti: debito estero e distribuzione del reddito. Così sale la miseria: nel 75 tra i poveri, i miserabili erano il 10, ora sono già il 20. Il governo non tocca nessuno dei meccanismi perversi che mantengono l'ingiustizia, anche perché sa che se toccasse qualcosa, salterebbe. I ricchi e gli U.S.A. non lo permettono. Gli interessi economici cancellano in tutto il Centro America ogni autonomia nazionale e ogni realtà culturale del popolo.
Qualcosa si può dire sul tema dei diritti umani, tutto però resta bloccato sulla riforma agraria. Le organizzazioni popolari che nel Salvador hanno già una tradizione, incontrano maggior difficoltà in Guatemala".
Alla Confregua ci aspettano nel pomeriggio alcuni indios: sono i desplazados. Protetti dalla Confregua, da un paio d'anni si sono organizzati nella CONDEG (Coordinamento dei Desplazados del Guatemala).
Nella Bibbia avevano scoperto che i massacri del '78, la carneficina davanti all'Ambasciata spagnola dell'80, il divieto di riunirsi, non erano volontà di Dio. Dall'81 all'83, per sfuggire ai massacri nei loro villaggi, sono diventati desplazados, chi in montagna, chi nella capitale, chi all'estero. Molti sono stati i catechisti massacrati. Nella capitale sono tanti e stanno male. Vogliono tornare, non riescono a cambiare costumi, lingua, cultura. Non hanno documenti e perciò possono essere presi ogni momento. Sopravvivono vendendo dolci, tortillas, facendo i lustrascarpe. Ma è solo sopravvivenza, vivere è un lusso; non possono avere case o affittarle; qualche stanza, e sempre nella clandestinità. Partono al buio e tornano al buio perché nessuno li veda. Non possono avere amici, potrebbe essere compromettente per tutti. Per questo hanno sentito il bisogno di organizzarsi. " Siamo esseri umani, vogliamo essere rispettati. Sappiamo che il governo ha chiesto aiuti per noi, ma non ci è stato dato niente. Vogliamo tornare nei nostri paesi in maniera organizzata e garantita".
Da due anni hanno incominciato a incontrarsi nella capitale. Sono stati momenti di gioia per tutti, perché si sono riscoperti vivi. Mettendosi insieme hanno anche superato la paura e trovato coraggio. Insieme hanno studiato la Costituzione che sancisce libertà. La serie di incontri nei locali della Confregua è iniziata il 5 marzo e ha proseguito il 9 aprile e il 4 giugno. Il 21-22-23 luglio hanno realizzato la prima tre-giorni di formazione su tre temi: la fede cristiana, la loro storia nella Storia, la realtà politica. Hanno anche un direttivo con sei persone a tempo pieno. Chiedono a noi appoggio morale, spirituale ed economico. Le urgenze principali sono: salute (medico e medicine), vestiti, assistenza legale, possibilità di educare i ragazzi.
Si capisce il loro coraggio e la loro speranza. L'enorme forza spirituale li rende già vincitori. "Riallacciandoci al Vangelo troviamo sempre la forza di risorgere".
15 agosto. Festa dell'Assunta. Vangelo di Luca (1,39-56). Il Magnificat visto da questa parte del mondo:
- ciò che è visibile è il trionfo dell'ingiustizia;
- ciò che è visibile è il potere che schiaccia il povero;
- ciò che è visibile è che le gerarchie della Chiesa hanno molta paura,
raccomandano tanta prudenza, cercano molti compromessi, parlano sempre a favore degli altri, ma vivono poco con gli altri.
Alla Confregua c'è il volto dei religiosi: ci sono sembrati un punto di riferimento dei poveri. I poveri chiedono che la Chiesa sia non per loro, ma con loro.
Il Magnificat, ossia il rovesciamento della storia, il Dio che non è neutrale, ma si schiera dalla parte dei poveri. Entrare nella realtà di Dio, scegliendo questa parte. Non sono problemi giuridici, economici, politici, religiosi. Sono scelte per la vita.
A Solola, nella zona dei Maya. C'è una folla enorme nei suoi costumi. C'è la festa, come comunione, come creatività, come fantasia. La chiesa è piena: uomini, donne, bambini che allattano. C'è il balletto davanti alla chiesa, nei costumi dei conquistadores. C'è la processione con le statue vestite alla maniera spagnola. E' festa vera, festa dei poveri. E' festa religiosa: è tutto l'essere della persona, tutta la realtà famigliare e sociale che viene coinvolta.
C'è anche la sorpresa sgradita: Bruno è derubato di tutto, Claudio di ciò che ha portato con sé.
[1] A Città del Guatemala ha la sua sede l’organismo di coordinamento dei religiosi del Centro America, denominato Confregua. In tutta l’America Latina religiosi e suore sono, secondo la loro particolare vocazione, all’avanguardia nella presenza con i poveri. Al coordinamento dell’America Centrale si riferiscono 2700 tra religiosi e suore. E’ un organismo che non ha potere giuridico, ma propone servizi di aggiornamento e di orientamento di religiosi, coordina e programma le attività formative soprattutto per giovani 8 sono circa 800 gli aspiranti religiosi e suore nelle varie case di formazione nell’America Centrale ) e appoggia le varie organizzazioni popolari. I responsabili di questo coordinamento sono eletti per tre anni. Attualmente il comitato esecutivo è composto dal gruppo più progressista. Il lavoro di proposta, di stimolo e di servizio, si esprime attraverso varie commissioni: formazione, riflessione teologica, pastorale indigena, pastorale della salute e servizi multipli.
[2] In tutto il Centro America, eccetto che nel Nicaragua, incontriamo queste categorie di persone. Sono abitanti di interi villaggi, mandati via con la forza dai militari, spesso superstiti di eccidi terribili. Sia in Guatemala che in Salvador, l’esercito per combattere la guerriglia brucia interi villaggi e allontana gli abitanti che devono fuggire negli stati vicini.
[3] Sono vedove o mogli di sequestrati dall’esercito o dalle bande paramilitari.Cercano di aiutarsi tra loro, sia nella ricerca dei loro mariti, sia nell’educazione dei figli, sia nel reperire possibilità di sussistenza.Non hanno una sede propria e perciò L’appuntamento è in una sede sindacale.
[4] E’ formata prevalentemente da contadini, casalinghe, gente comune. Sei persone ne compongono la segreteria. Lo scopo è coscientizzare la gente sui diritti umani, in particolare pace e sicurezza. La grande difficoltà è il contatto con la gente: ogni mossa è rigidamente sorvegliata.
[5] Attualmente questa organizzazione è presente in vari stati, dove ci sono profughi guatemaltechi. In Guatemala è presente ma in forma clandestina. Perciò non riusciamo ad incontrare nessuno.