di SteveR
http://www.tropiland.it
PROLOGO: Questo viaggio ha rappresentato molto per noi: la fiducia nelle proprie
capacità e un buon augurio per un futuro aperto a nuovi orizzonti ( spillonature
permettendo ); infatti si è trattato del "primo" viaggio, anzi
direi avventura, a tre...io, mia moglie e mia figlia Maeva di soli 14 mesi ! ...un
viaggio per nulla statico affrontato teoricamente nella stagione inadatta del
caldo e delle piogge ( ma che in realtà si è rivelata migliore dell'Agosto
Italiano ! ) che ci ha permesso di vedere quasi tutto ciò che c'eravamo
prefissi in tutta tranquillità e sicurezza. Non nascondo a posteriori le
mille paure, dubbi che ci hanno attanagliato prima di partire con una bimba piccola
tanto che in alcuni giorni avrei quasi voluto rinunciare ma parlando con chi (
Bnx) aveva fatto prima di me queste esperienze avevo capito che si trattava di
pensieri negativi "fisiologici" che sarebbero spariti immediatamente
dopo il primo check-in...ed era vero !!! ...la buona sorte ha fatto il resto ;-)
E' innegabile che si tratta di un viaggio diverso ( ma non troppo ) rispetto quando
si viaggia in coppia o con amici... ma se si è disposti a faticare un poco
di più, avere maggiore pazienza e self-control si è ricompensati
dalla gioia di osservare le emozioni e le esultanze che anche un bimbo piccolo
può avere di fronte alle cose "nuove" incontrate in un viaggio,
come una spiaggia, un animale, un sapore, un costume, una musica o una persona...
I CHILI DA AGGIUNGERE: Quando si viaggia con una creatura al seguito non vi potete
immaginare quale sia l'aumento di peso di valige e zaini, un pò per reale
necessità ...un pò per eccesso di zelo ( leggasi "tranquillità"
nel caso di un paese mai visitato prima ). Oltre all'armamentario solito vanno
aggiunte alcune "cosette" come pannolini ( almeno la dose per i primi
4-5 giorni nel caso in cui non si abbia subito la possibilità di trovare
un supermercato o si debba fronteggiare una diarrea-emergenza, totale: vari kg
), una scorta ( per mezzo viaggio ) di omogeneizzati carne, verdura e frutta (
6 assortiti pesano quasi 1 kg...io ne avevo per una settimana: 27 ! ), un paio
di pacchetti di salviettine umidificate ( più di un kg ), creme, borotalco,
mezzo kg di pastina, zucchero, biscottini, latte in polvere ( che poi fu sostituito
subito con yogurt locale ), varie pappe liofilizzate, vitamine, ecc. ...ed ancora:
un passeggino corredato di tettuccio ( 5Kg ) più copertura antipioggia,
un pentolino per cucinare la pappa con posate ( e non mi ero portato per motivi
di tensione 110V il fornello elettrico ! ), uno zaino intero di medicine ( oltre
le nostre ) specifiche per infante, una bambolina, una ciambella salvagente, vari
biberon e ciucci, un portabiberon termico ( che insieme alla nostra borraccia
fungeva da riserva di acqua fresca sotto il sole dei siti Maya ), un portapappa,
un piattino ed altro...la lista è infinita: si diventa dei veri sherpa
se si pensa che a tutto ciò va aggiunto il peso in braccio o al "traino"
di una bimba di più di 9 Kg guizzante e scivolosa come un'anguilla :-)
...aggiungo che Maeva si trova in quella delicata fase che vuole camminare da
sola ma poi dopo due passi cade rovinosamente ! Avrei potuto comperare molte delle
riserve "cibarie" subito in loco ma non ero sicuro di trovare i prodotti
giusti ( nonostante Maeva fosse abituata ai sapori nuovi ) e non ero nemmeno sicuro
di trovare tutto subito...ma per la seconda settimana abbiamo utilizzato cibi,
pannolini ed accessori vari acquistati nei supermercati locali ! Cosa togliere
per alleggerire il carico rispetto gli altri anni ? Nulla o quasi nulla ! Eravamo
abituati a viaggiare con pochissimo vestiario ed anche quest'anno abbiamo fatto
( tutti e tre ) lo stesso: due magliette o camicie, due mutande, un paio di ciabatte
notte-mare, un paio di calzoncini a testa, i tre k-way e nulla più... tutti
capi da lavare mano mano durante il viaggio. Le uniche cose su cui ho potuto risparmiare
peso sono state la macchinetta fotografica di scorta, il treppiedi e le pinne
di Maria: giacchè non potevamo certo fare snorkeling insieme ( ma a turno
) abbiamo portato le mie numero 44 calzate da mia moglie con "riduttore"
( calzini da muta ) a 40 ! Comunque ( zaini-piombo come bagaglio a mano e passeggino
a parte ) siamo riusciti a partire con "soli" 39 Kg di bagaglio da spedire
! :-) IL VIAGGIO: Correva il 6 Agosto del 2002 quando arrivammo all'aeroporto
di Fiumicino dove avevamo appuntamento con un incaricato dell'Hotelplan ( il t.o.
con il quale avevamo prenotato la parte fly & drive ) per prendere i biglietti
del charter dell'Air Europe per Cancun. L'appuntamento era per circa 2 ore prima
dell'orario d'imbarco. Purtroppo i noti disservizi del mese di Agosto ci colpirono
ed alle ore di attesa "standard" si aggiunsero altre 4 ore extra a causa
di un blocco dei nastri trasportatori dei bagagli dell'intero aeroporto...vi potete
immaginare con le valige e bimba affamata al seguito...ma per fortuna eravamo
attrezzati con termos di pastina e brodo già cotti per Maeva e biscotti
salati per noi...nonchè tanta acqua fresca ! Una dritta per i neogenitori
che pochi sanno: chi viaggia con bimbi piccoli a seguito può risparmiare
l'estenuante fila al check-in "economy" e andare direttamente al bancone
della classe superiore ( in questo caso la "confort" ma può essere
anche la business ) per farsi assegnare i posti più adatti al tragitto
cioè quelli avanti, in corrispondenza degli schermi tv ( meglio se laterali
per evitare di avere un vicino di poltrona ) dove c'è più spazio
e c'è la possibilità di agganciare alla parete una culletta ( adatta
a bimbi fino a 12 Kg ). Una volta fatto il check-in ci dirigemmo verso il gate
di partenza. Una considerazione: i controlli sui bagagli a mano furono rigorosi
( ma lo erano anche prima dell'11 settembre 2000, ricordo quando nel 1999 ci sequestrarono
un coltellino da frutta ): vietatissimo portare temperini, limette, forbicine,
ferri da maglia e similia...tutto giusto: ma perchè poi in aereo all'andata
ci hanno servito il pranzo con posate ( compreso coltello ) di metallo ?...misteri
per me incomprensibili ! Ma torniamo al viaggio: nel momento dell'imbarco gli
addetti ci fecero passare per primi ed arrivati alla porta dell'aeromobile consegnammo
il passeggino che ben etichettato fu messo nella stiva e riconsegnato a destinazione
sul rullo dei bagagli insieme alle valige. Il viaggio di andata ( non sarà
così per fortuna al ritorno ) fu un pò movimentato in quanto Maeva
non abituata a stare "ferma" per 11 ore e mezza fece un pò di
casino con urla e capricci vari ma per fortuna l'equipaggio e soprattutto i viaggiatori
furono molto pazienti ( ma anche noi ! ) ...ovviamente non dormimmo mai nè
vedemmo films !!! Una raccomandazione a chi viaggia con i bimbi: fategli succhiare
il ciuccio ed offrite acqua dal biberon in fase di decollo/atterraggio per permettere
la compensazione ( lo sturo dell'orecchie ) ed evitare doloretti da cambio pressione
( fate conto che l'aereo è leggermente depressurizzato rispetto il livello
del mare ed equivale ad essere a circa 1.200 metri di altezza ) Arrivammo a notte
inoltrata a Cancun dove incominciamo ad assaporare un pò dell'umidità
che ci accompagnerà nella prima metà del viaggio. Per fortuna avevamo
prenotato la prima notte direttamente a Cancun così grazie ad un moderno
e comodo pulmino collettivo ( molto usato in Messico...si paga un biglietto a
tariffa fissa direttamente in aeroporto ) raggiungemmo l'hotel per riposare. L'impressione
che avemmo di Cancun by night fu sconcertante; Cancun si divideva in due parti,
la parte cittadina all'interno e la parte "hoteliera"sul mare: una succursale
in piccolo di Las Vegas, un pezzo di Usa trapiantato in Messico con tanto di grattacieli,
ristoranti, discoteche, luci, folla...il tutto condito da musica disco assordante:
pazzesco ! Arrivati in hotel ( un hotel lussuoso: il Presidente, per fortuna pagato
a prezzi ribassati rispetto la norma sia per la bassa stagione che per la convenzione
con il t.o. ) il primo disguido ( a nostro favore ): ci diedero per sbaglio le
chiavi della suite e siccome era mezzo vuoto una volta scoperto lo scambio decisero
dia lasciarcela utilizzare senza sovrapprezzo...un vero schianto soprattutto per
la curiosissima Maeva che esplorò subito i vari ambienti eccitatissima...penso
che se non fosse stato per l'errore non avrei mai dormito in una stanza del genere!
Il giorno dopo con un taxi raggiungiamo l'Hotel Camino Real dove c'era una sede
della Hertz dove ritirammo l'auto: una vecchia Nissan Tsuru che anche se un pò
"datata" aveva il pregio di avere l'aria condizionata con formula "fully
inclusive" cioè con tutte le assicurazioni necessarie ed accessorie
( attenzione quando affittate un'automobile all'estero: se non si hanno tutte
le assicurazioni un piccolo risparmio può trasformarsi in caso di incidente
in una piccola tragedia ) più chilometraggio illimitato. Secondo disguido:
dall'Italia avevamo fatto la prenotazione comprensiva di un seggiolino-bimbo ed
avevamo pure telefonato direttamente in Messico per conferma...invece della segnalazione
non c'era nemmeno traccia ed il seggiolino non era quindi disponibile. Ci recammo
quindi in aeroporto ( per niente vicino ! ) dove nella sede principale della Hertz
ci fornirono un decrepito e "sabbioso" seggiolino per un costo aggiuntivo
di 5 US$ al giorno ( un ulteriore disguido alla fine della vacanza ci indennizzerà
dell'ora persa alla ricerca dell'oggetto: in pratica non ce lo addebitarono !
) La prima tappa obbligatoria fu un ipermercato per integrare le cibarie nostre
e di Maeva, per comprare i pannolini e per fare scorta di acqua purificata ( nello
Yucatan la mancanza di sorgenti minerali fa si che esistano solo acque potabili
ricavate da acqua sotterranea filtrata ed elettricamente depurata )...comprammo
delle bottiglie di plastica sigillate da 3,7 litri l'una ! Trovai un ipermercato
molto grande ( anche se deserto ) e molto più fornito di quelli italiani
vicino Plaza America. Molto comodo il parcheggio interno dove ( essendo deserto
) la guardia giurata si piazzò davanti l'auto aspettando il nostro ritorno
per aiutarci a sistemare le buste della spesa...ovviamente per ottenere la "propina".
"Propina", la parola che bisogna subito imparare...ovvero la mancia...mancia
che non è intesa come in Italia come un accessorio bensì come un
vero e proprio obbligo. Ogni pranzo, cena o servizio è sempre seguito da
un aggravio di tasse ed un' aggiunta di una propina del 15 %...addirittura in
alcuni ristoranti il conto ( quenta ) viene servito stampato con il pc direttamente
con la mancia già calcolata alla frazione di pesos, da altre parti invece
bisogna riempire l'apposito spazio "propina" a mano !...non dare una
propina adeguata equivale a non pagare un conto per intero ! :-( quindi assimilate
bene questa usanza e fate scorta di monete da 10 e 20 pesos ( nell' Agosto del
2002 un nuevo pesos messicano valeva circa 10 cent di euro ) per i vari facchini,
posteggiatori, lavavetri ( esistono anche qui ), pseudo-guide, personale delle
pulizie, menestrelli, ecc. Per quanto riguarda il cambio dei pesos nessun problema
e a parte le banche e gli uffici di cambio ufficiali è possibile ottenere
valuta locale da alberghi, pensioni e qualche negozio ( oppure talvolta spendere
direttamente con la valuta estera ) a patto che si abbiano: dollari Usa, dollari
Canadesi o euro. Dopo l'abbondante spesa ci dirigemmo verso la periferia della
città per iniziare il viaggio verso Valladolid. Una stranezza: non riuscimm
o a trovare una cartina stradale ( nemmeno a pagamento nelle sedi Hertz ), quindi
una misera mappa grande quanto un fazzoletto stampata da internet fu la nostra
bibbia. A dire il vero avevo in valigia ( per le emergenze ) una cartina della
penisola dello Yucatan grande quanto un letto a due piazze ricavata da una serie
di mie elaborazioni grafiche di resizing e stampate a pezzi unite poi con nastro
adesivo partendo dalle mappe scaricate da http://www.maps-of-mexico.com/ ma la
pigrizia nel cercarla, la facilità della rete stradale e la gentilezza
dei messicani fece si che non mi servisse. Lo penisola dello Yucatan ( per lo
meno gli stati da me toccati ovvero lo Yucatan ed il Quintana Roo ) è un
enorme tavola di calcare senza rilievi ( fanno eccezione i dintorni collinosi
di Uxmal ), senza fiumi o laghi di superficie ( sono invece frequenti i fenomeni
carsici ) coperta da una fitta foresta tropicale secca o spinosa...di conseguenza
le strade principali non possono che essere dritte linee prive quasi totalmente
di curve o pendenze e quindi molto facili da capire anche quando le indicazioni
sono scarse. Esistono principalmente due tipi di strade, quelle libere ( Libre
) e quelle a pagamento ( Quota ) simili alle nostre autostrade ( due corsie per
senso di marcia con i sensi ben separati anche otticamente ) ma prive di stazioni
di servizio, colonnine di sos, aree ristoro o parcheggio e molto costose. Il rifornimento
di benzina ( la statale ed economicissima Pemex ) è dappertutto molto scarso
( non c'è la concentrazione di benzinai europei ) quindi consiglio sempre
arrivati a metà serbatoio di fare il pieno alla prima stazione di servizio
disponibile ( spesso molte decine di Km e comunque fuori dall'autostrada ). Le
strade "libere" non sono male ( grazie alla conformazione del territorio
) anche se ovviamente sono più strette e qualche volta hanno qualche buca
( a questo proposito attenzione al tratto Cobà-Tulum )...io ho utilizzato
sia i percorsi liberi che quelli a pagamento e devo dire che l'unico vero vantaggio
delle autostrade è quello di usufruire del limite di 110Km/h anzichè
80 Km/h ( tranne eccezioni: per esempio la strada Tulum-Cancun pur non essendo
a pagamento ha moltissimi tratti con limiti a 110 Km/h ). Nelle strade "Libre"
bisogna inoltre prestare attenzione alle "topes" ovvero ai dossi artificiali
( ce ne sono di tutte le qualità spesso a gruppi di tre ) che in prossimità
dei centri abitati ( ma anche dentro o molto fuori ) obbligano quasi a fermarsi
per evitare di spaccare coppe dell'olio e marmitte in luoghi dove spesso sarebbe
difficile trovare un concreto aiuto. I dossi sono sempre segnalati ma non sono
evidenti ( cartelli rovinati o coperti da vegetazione ) quindi può capitare
di frenare all'ultimo momento...nei centri abitati ( nella quasi totalità
dei casi una manciata di case in muratura o legno con i tetti di paglia costruiti
ancora come ai tempi dei Maya ) è più facile identificare i punti
precisi delle "topes" in quanto le uniche anime vive che si vedono in
giro si trovano in corrispondenza dei rallentamenti nella speranza di vendere
qualche succo di frutta "fatto in casa" o qualche altra povera mercanzia
come aglio, cipolle, arachidi... Un'altra raccomandazione è quella agire
correttamente in prossimità dei posti di blocco ( se visibili in tempo,
s'intende ! ) oppure se seguiti da macchine della Polizia sia locale che federale.
Sono facilmente riconoscibili : si tratta di automobili sul modello di quelle
dei film Usa degli anni 70...grosse automobili con grossi luci colorate, mega-sirene
e vetri oscurati ( quelle federali nere con le portiere e tetto bianco con un
grande numero sulla fiancata ) tutte corredate di mega-rostro da sfondamento davanti.
Io non ho mai avuto problemi ( erano sempre occupati a controllare delle auto
fermate da poco ) ma pare che sia stato un' eccezione dal momento che ogni volta
che ho raccontato a qualche locale ( taxista, donna delle pulizie, commerciante
) che avevo percorso 1000 Km in meno di 5 giorni la prima domanda che mi facevano
era: "hai avuto problemi con la Polizia ? " In effetti si dice che sia
molto corrotta e che cerchi di sfilare una tangente ( la "morbida" )
al malcapitato che viene fermato ( non sempre per infrazione ) ...un taxista mi
raccontava che poteva essere anche un'usanza comoda: per esempio, se uno veniva
beccato per eccesso di velocità ( circa 40 euro di multa ) e si sentiva
battere una mano sulla spalla con il sorriso e la parola "amigo !" voleva
dire che una manciata di pesos poteva far chiudere un occhio ai tutori della legge
( io risposi che se lo fai in Italia ti mettono subito le manette, almeno penso...)
...in ogni caso è vivamente consigliato non discutere e mai protestare
sulla decisione ( qualsiasi sia ) dell'agente di Polizia, questi ultimi se non
assecondati sanno bene come far perdere tempo, magari una giornata intera, al
turista "disfando" l'itinerario prefisso !!! Un'altra caratteristica
di tutte le strade Yucateche non costiere ( soprattutto i tratti autostradali
in questa stagione ) è di essere completamente deserte ! Non oso pensare
in caso di guasto come avrei potuto fare... ! ... Viaggiai per ore incontrando
solo: un cane, un vecchietto con il classico ed usatissimo triciclo mentre portava
sotto il sole un ciocco di legno, un grosso corvo che mangiava i resti di un armadillo
investito, un serpente ed un bambino che attraversava ( l'autostrada ! ). Dappertutto
nuvole continue di farfalle multicolori ( alcune veramente grandi ) si attaccavano
alle spazzole del tergicristallo. Qualche segno di vita si vedeva solo in prossimità
delle località più note, principalmente i moderni ( ma anche qualche
volta scalcinati ) pulman di linea ( il mezzo di spostamento più usato
), vecchi furgoncini americani "rostrati" pieni di bambini o braccianti,
decrepiti mostri di camion "rostrati" colmi di pietre dalla vernice
( e targa ) sconosciuta, biciclette arrugginite, qualche vecchia Wolksvagen (
maggiolone o Golf ) o ancora qualche vecchia auto statunitense completamente "machizzata"
da spoiler, alettoni, fari e controfari aggiunti, "rostro", vetri color
ossidiana, ruote ingigantite, borchie cromate lucenti e due o tre antenne modello
"super canna da pesca" :-) ...noi con la nostra Nissan ( succhia benzina:
ogni 200 Km finivo mezzo serbatoio non superando mai i 120 Km/h, meno male che
costava meno dell'acqua potabile ! ) "sobria" senza "optional"
dovevamo proprio ispirare tristezza !!! :-)))) Molto pittoreschi erano invece
i numerosi cartelli di monito ( enormemente più abbondanti di quelli sulle
segnalazioni delle località ) del tipo "guida prudente, pensa alla
vita", "se ti chiedono strada falli passare", "se superi i
limiti puoi morire", "non danneggiare i cartelli stradali" ( questa
era la segnalazione più gettonata ) oppure misti disegno-scritta come quelli
dove era raffigurata una cintura di sicurezza ( "cinturone" in spagnolo
) con la scritta inferiore: "usele ! " ( a dire la verità più
che in spagnolo pareva una scritta in romanesco ! ;-) Torniamo al nostro percorso.
Poichè avevamo perso molto tempo a Cancun per la spesa e la ricerca del
seggiolino decidemmo di prendere l'autostrada ( la Quota 180D, la 180 semplice
invece era la statale libera che correva parallela ) per un importo di 155 pesos
tasse comprese per circa 160 Km percorsi !!! Al casello oltre alle ricevuta ci
diedero un ciclostile pieno di slogan che consigliavano di guidare piano, non
superare i limiti, essere prudenti...una vera ossessione dal momento che i pochi
automobilisti locali incontrati in tutte le strade Yucateche ( sia urbane che
extraurbane ) mi erano sembrati prudenti e molto corretti alla guida ( escludendo
il suono del clacson allo scattare del semaforo, usanza comune anche nelle nostre
città ma che in Messico non era da prendere come un insulto bensì
come un semplice avvertimento di semaforo verde, quasi una cortesia ) ...molto
meno corretti e più spericolati mi sembrarono alcuni turisti lungo la costa
con grandi Jeep decappottabili affittate ! Un'ultima nota per orientarsi nelle
città in auto o a piedi: i centri abitati nei quali sono transitato avevano
tutti una semplicissima struttura a "rete" formata da vie ( Calle )
numerate con numerazione para in un senso e dispari nell'altro, quindi per sapere
dove si trovava un incrocio bastava conoscere il numero corrispettivo paro e dispari.
A questa regola si sottraeva solo la Plaza ( Piazza ) e l' Avenida ( Corso ) in
genere dedicati a qualche personaggio e comunque non numerici. Da tenere conto
che la maggior parte delle Calle erano strette quindi i sensi unici furono la
norma ! ... Valladolid: tristemente famosa per vari episodi sanguinosi di ribellioni
dei Maya e dei meticci nei confronti del governo spagnolo era una delle città
( anzi dovrei dire paesino ) che manteneva meglio l'estetica coloniale ed il sapore
di altri tempi. Le case, le chiese, i colori, il mercatino erano sicuramente uscite
da una macchina del tempo che portava indietro il calendario di qualche secolo.
Gli abitanti erano tutti tipicamente di aspetto Maya : bassi, tarchiati con i
volti bruciati dal sole e dalla fatica ...le donne con i capelli nerissimi a mono-treccia
ed il caratteristico vestito bianco orlato di colore nella parte superiore sempre
cariche di spesa o di legna. All'entrata della cittadina ( come per le altre )
il curioso cartello ( pieno di correzioni ) che indicava il "numero di abitanti".
Il nostro albergo ( El Mesón del Marqués ) era proprio posizionato
nella "Plaza Principale", un ridente piccolo spazio verde con al centro
una statua ed ai bordi un coloratissimo mercatino di oggetti di artigianato...negli
altri lati della piazza: una chiesa, un negozio di manufatti locali, l'ufficio
postale ...nelle vie vicine: la Cattedrale di S.Gervasio e la Chiesa di S.Bernardino
( chiuse ). Subito entrammo per posare i bagagli, l'hotel modesto ma veramente
caratteristico era ricavato in una antica costruzione coloniale con stanze arredate
con mobili antichi e spartani: vecchie cassapanche, porte morsicate e scrostate
dal tempo con grosse e pesanti chiavi arrugginite, spalliere del letto in ferro
battuto con crocefissi, nessuna amenità moderna come asciugacapelli ( ma
io avevo il mio da viaggio a 110V con adattatore lamellare tipo USA ) o lampade
al neon. Al centro del palazzotto un piccolo giardino interno con fontana ed i
tavolacci per mangiare laterali protetti dall'intemperie da un patio con colonnato
infondevano sapori d'altri tempi. A dire il vero la mia stanza ricavata in un
sottoscala non era delle migliori dell'hotel ( lavandino non funzionante un pò
di sporcizia, zanzare e bacarozzi in quantità ) ma era perfettamente "in
tinta" con l'atmosfera coloniale arcaica. Attrezzatissimo, con bomboletta
di insetticida per gli ospiti terrestri e Raid portatile a batteria per quelli
volanti ( utilissimo: una ricarica+una batteria-torcia durano tenendoli accesi
ininterrottamente più di un mese...già sperimentato a Tonga con
successo ), creai una zona off-limit...risultato: neanche una puntura, neanche
un fastidio ! Avendo a disposizione un pò di tempo ci dirigemmo prima verso
il Cenote cittadino di Zaci poi verso quelli ( più belli a 5 Km da Valladolid
) di Dzitnup ( cenotes X'keken e Samula ). Per chi non lo sapesse i Cenotes (
ce ne sono migliaia nello Yucatan ) sono l'unica riserva di acqua dolce che da
sempre hanno avuto gli abitanti di queste zone. Si tratta di grotte scavate dai
fenomeni carsici tipici di questa penisola calcarea che con l'erosione delle piogge
hanno perso la volta creando una sorta di pozzo in molti casi visitabile, alcuni
erano sacri ai Maya e talvolta oggetto di riti magici e religiosi ( come quello
di Chichen-Itza ). Entrambi i cenotes erano molto suggestivi con stalattiti e
stalagmiti ( ovviamente anche qui i siti erano semideserti...solo una baracchetta
per fare i biglietti: 14 e 10 pesos e qualche bambino locale in cerca di frescura,
di un bagno o di un "buon affare") In particolare nel cenote Samula
una gigantesca radice di un albero pendeva dalla volta sino al fondo del pozzo
creando insieme ai detriti caduti dall'alto una specie di isolotto dove i locali
si riposavano tra una nuotata e l'altra. Io con un eccesso di prudenza evitai
di fare il bagno nelle acque dolci dei cenotes per non contrarre ( eventualità
remotissima ) la Schistosomiasi, una malattia piuttosto grave causata dalla larva
di una piccola chiocciola. Il Cenote Samula ( aperto relativamente da poco ) fu
quello dall'accesso più difficile: un buco nel terreno con un abbozzo di
scale ripidissime, spesso ridotte a macerie a picco sul pozzo, ovviamente scivolosissime
( una corda laterale, pure scivolosa, forniva un minimo di appiglio ) ...vi potete
immaginare la difficoltà di scendere con lo zaino "piombato"
sulle spalle e Maeva sul braccio destro...una vera impresa ( il fatto fu che all'inizio
mi sembrava che le scalini ci fossero tutti, ma poi mano mano che andavo giù....)
... lo sforzo mi causò un dolore sul muscolo della coscia per parecchi
giorni :-( Appena arrivai nei pressi del Cenote un gruppo di bambini mi rincorse
lungo la strada polverosa sino ad un grande albero che fungeva da parcheggio all'ombra.
Il primo bimbo, Josè, con una parlantina da uomo di affari mi propose di
accompagnarmi e di farmi vedere dei bei tuffi ( la mia piccola Maeva notò
indicando e borbottando che non aveva le scarpe ! ) per un offerta monetaria a
piacere, un secondo si offrì come guardiamacchine, il terzo, una bimba,
mi porse una cartolina logora per 10 pesos intrattabili ( Maeva misteriosamente
volle spontaneamente andarci in braccio ) ...proprio una bella "associazione
a delinquere" !!! Scherzo ovviamente, anzi devo dire che i venditori ambulanti
e i vari "accompagnatori" non furono mai petulanti o insistenti ...spesso
si limitarono ad un cenno o ad una semplice frase "señor !" e
bastò un unico "no, graçias" per interrompere subito la
loro offerta ! Finiti di vedere i tuffi di Josè ( tuffi di una decina di
metri dal punto accedibile più in alto sino all'acqua sottostante ) tornammo
alla nostra auto ( che nel frattempo nonostante parzialmente in ombra si era arroventata
e all'apertura puzzava tremendamente di cucinato...boh ? ), pagammo i nostri "amici"
e tornammo verso l'albergo. Uscimmo per un giro nel mercatino di fronte e poi
via a nanna senza cena ( troppo stanchi...solo Maeva buttò giù un
paio di omogeneizzati ! ) La notte si scatenò il putiferio: un temporale
con tuoni ( ed immagino lampi: dalla camera-sottoscala non si vedevano ) mozzafiato...il
giorno dopo le strade di Valladolid erano completamente allagate con pozze d'acqua
abbastanza profonde. Facemmo colazione nel nostro hotel nada-inclusive: nel senso
che pur avendo pagato due colazioni "americane" a base di bacon e uova
( con propina ) dovetti ripagare a parte un bicchiere di succo d'arancia, e partimmo
alla volta del sito archeologico di Chichen-Itza a circa 35 Km ( più di
un'oretta a causa delle strade allagate ) da Valladolid. L'umidità mattutina
era pazzesca, mai provata una simile afa in nessuno dei miei viaggi tropicali
e questo nonostante la temperatura non fosse alta e nonostante durante la notte
il temporale non avesse toccato la vicina città Maya. A questo proposito
vorrei aprire una parentesi: il consiglio generale è sempre quello classico
di arrivare ai siti Maya la mattina presto per evitare la calca dei turisti che
intorno alle 11.00 arrivano con i pulman dalle distanti città costiere
come Cancun o Playa del Carmen e per evitare delle chilometriche code sotto al
sole all'entrata ...ma per quanto riguarda il clima: la mattina presto ( almeno
quando c'ero io ) era peggio ! Infatti la sensazione era che mano mano che passavano
le ore l'umidità diminuisse ...probabilmente il sole pieno "asciugava
il vapore acqueo nell'aria" ed infatti a posteriori, consultando in Italia
un sito internet sullo storico di quei giorni ho scoperto che si passava da un
100 % di umidità ( al limite della formazione della foschia ) e circa 23
gradi della prima mattinata al 40-50 % e pochi gradi in più dell'ora di
pranzo. Noi comunque all'apertura ( 8.00 ) eravamo pronti ad entrare in una Chichen
Itza semideserta. Il prezzo di entrata era di 35 $ ( attenzione in tutto il paese
la $ con una barra vuol dire Pesos Messicano, con due barre Dollaro USA ), mentre
quello del parcheggio era di 10 pesos. Il sito era ben curato e disponeva di un
piccolo museo libero, bar-ristorante ( caro ), cambio, servizi, ecc. Il biglietto
non includeva nè guide cartacee nè cartine...solo un braccialetto
( modello All Inclusive :-) di carta adesiva da mettere al braccio. All'entrata
erano disponibili molte guide in varie lingue tra cui l'Italiano. Come primo sito
importante decidemmo di prenderne una e di lasciare nello zaino la guida Edt (
gentilmente prestata da Bnx ), l'importo non era trattabile: 480 pesos per due
ore, provai ad offrirne 400 e lui prontamente accettò ma a patto di ridurre
la sua collaborazione ad un'ora e mezza..a me stava bene, si trattava solo di
correre un pò di più con lui per poi tornare sui nostri passi autonomamente
per osservare e fotografare meglio il sito. Sinceramente non disse molto più
di quello che già sapevo da neanche tanto approfondite letture che avevo
fatto prima di partire per cui decisi nel futuro di risparmiare negli altri siti
i soldi della guida. Non vi sto a descrivere il luogo, nè la storia perchè
vedendo le foto e leggendovi una qualsiasi guida potete documentarvi da soli;
segnalo solo due particolarità logistiche: da qualche mese è chiusa
( per sempre ) la scalinata che parte dal "Gruppo delle Mille Colonne "
( quindi non è più possibile vedere la statua del dio Chac-Mool
), mentre la piramide interna al "El Castillo" ( dove c'è la
stanza del giaguaro rosso ) è aperta dalle 11 alle 13.00 ed un'oretta il
pomeriggio dopo le 16.00. Qui i genitori-viaggiatori ( ma anche la prole ) si
rivelarono all'altezza della situazione riuscendo a condurre come se nulla fosse
un passeggino ( cariola ) tra le ( facili ) rovine di Chichen-Itza mentre i rivoli
di sudore inondavano per intero i loro corpi. Finita l'escursione tornammo al
parcheggio stanchi ma soddisfatti, osservammo esterrefatti l'infinita coda di
turisti che si snodava dal profondo del parcheggio pulman sino alla biglietteria
( almeno un'ora di attesa secondo me ), sfamammo Maeva, aprimmo l'auto per farla
sfiammare ( una zaffata di papas fritte uscii misteriosamente dalla nostra Nissan...boh
? ), ci versammo tutti e tre un pò d'acqua in testa e dopo una mezz'oretta
di "ristori vari" riprendemmo il viaggio in direzione di Mèrida,
la capitale dello Yucatan. Per trovare le strade in tutto il viaggio più
che sulla micromappa ci facemmo aiutare "al volo" dai messicani che
furono sempre chiari, gentili e disponibili a darci una mano...ovviamente mi imparai
gradatamente un pò di spagnolo ( "maccheronico" condito da "gesticolese"
) dal momento che l'inglese ( soprattutto all'interno ) era parlato scarsamente
( compresi dagli "addetti ai lavori" degli alberghi con qualche stella
in più ). Durante i 120 Km di strada ( Libre ) che separavano Chichen-Itza
a Mèrida ebbi la sensazione di essermi perso tanta era la mancanza di indicazioni
( per essere una capitale di stato ) e tanto erano deserte le strade ma in realtà
sbagliare itinerario era quasi impossibile perchè di alternative ce n'erano
ben poche. Notai che spesso nello Yucatan una volta imboccata una strada ( dopo
letto il cartello della meta desiderata ) non c'era più nulla per molte
decine di Km fino quasi alla destinazione ( talvolta incroci compresi ! ). Dopo
più di un paio d'ore ( le medie di percorrenza erano molto basse sulle
Libre nonostante il poco traffico a causa dei vecchi residuati punici di camion
che occasionalmente si incontravano sui tratti di strada stretti ) arrivammo alle
porte di Mèrida, la città famosa ai turisti per la costruzione e
la vendita delle migliori amache del mondo. Anche questo centro abitato era basato
sul sistema delle "Calle" numerate...ma poichè dovevo raggiungere
una delle rare "Avenida" ( Avenida Colon ) fu praticamente come trovare
un ago nel pagliaio ed i sensi unici diedero il colpo di grazia. Grazie a questa
piccola difficoltà ebbi però l'opportunità concreta di fare
un bel giro della città. Il centro, oltre alle coloniali piazze e chiese,
era un brulicare di attività, negozi, venditori, colmo di gente frenetica
fino all'inverosimile ( alla faccia della rinomata "lentezza" messicana...)
, con le strade strette completamente intasate dal traffico ( nonostante ad ogni
incrocio ci fosse un vigile urbano ) ed i grandi vecchi camion in sosta che scaricavano
mercanzie di ogni genere...Roma alle ore di punta al confronto era una tranquilla
cittadina di provincia ! :-) Intorno invece al ( non tanto grande ) centro si
estendeva una enorme periferia tutta uguale e semideserta formata da quartieri
dall'estetica urbanistica molto degradata, poco più di baracche e casette
umili di un solo piano. Se mi fossi trovato in un simile quartiere in Europa ne
sarei uscito sicuramente di fretta perchè mi avrebbe ispirato poca sicurezza,
forse paura...invece ( non mi so spiegare il perchè ) mi sentivo tranquillo
ed in effetti non c'era nulla di cui preoccuparsi...anzi...devo dire che le rare
persone incontrate in questi quartieri alle quali chiesi informazioni furono le
più disponibili: per esempio ho il ricordo di un uomo ( un perfetto stereotipo
Messicano: barba incolta, occhiali scuri, pancione, camicia sudatissima fuori
dai jeans, cappello da cowboy.... ;-) che fermai ad in incrocio chiedendo un'info...l'ebbi
prontamente e ringraziai...poi dopo un pò guardai nello specchietto retrovisore
e vedetti l'uomo rincorrermi con la sua auto...mi superò...e con una manovra
"poliziesca" mi fece fermare...scese...e mi disse che non era sicuro
di essere stato abbastanza chiaro e quindi mi voleva spiegare meglio la strada
! Viceversa l'unica caso isolato di scortesia fu proprio a Mèrida centro,
in un quartiere "per bene" con giardini curati, belle case e illuminazione
stradale...raccontando ad un taxista questo episodio mi spiegò che forse
mi avevano scambiato per un "gringos" ( mi disse che una parte della
popolazione aveva un pò di risentimenti verso i ricchi Stati Uniti...non
so se sia una balla ! ) ...in effetti ripensandoci mi ero "presentato"
con un "excuse me" anzichè con un "pardon" ! Il pomeriggio
tardi raggiungemmo finalmente l'Hotel Villa Mercedes dove potemmo riposare le
nostre membra... L'Hotel di buona categoria era situato in zona centrale in un
grazioso palazzotto coloniale costruito più di un secolo fà, un
tempo residenza delle famiglie spagnole più in vista. La sera ne approfittai
per fare il pieno di pietanze messicane ( in viaggio abbiamo l'abitudine di mangiare
solo a colazione ed a cena, io addirittura non mi concedo nemmeno un biscotto
durante il giorno...il che unito al maggior "moto" mi fa perdere almeno
3 Kg in 15 gg ! wow ! ) e di cerveza. A proposito di birra: ne ho bevute molte
( Corona, Dos Equis, Superior, Modelo, Chihuahua...) ma quella dal sapore più
robusto ( nonchè dal più alto grado alcolico ) si è rivelata
la Corona, la stessa apparente qualità e confezione venduta in Italia con
una sola ( sostanziale ) differenza ...in Italia è marchiata 4,6 gradi
mentre in Messico è 6 ! ;-) Prima di andare a nanna accesi il Tv e miracolo
!: "si prendeva Rai International" ...appresi da un Tg che l'Italia
era sott'acqua con temporali e persino trombe d'aria nel "periodo buono",
mentre nello Yucatan regnava il sereno nel "periodo cattivo". ..andava
proprio tutto alla rovescia ...per fortuna ! Il mattino seguente dopo l'abbondante
colazione ( a base di squisite tortillas ripiene di carne o formaggio e la sempre
presente "agua de melon" ) continuammo il nostro itinerario: direzione
Uxmal ( si pronuncia Ushmal ) a circa 80 Km da Mèrida. Dopo circa due ore
di auto ( bisognava considerare nei tempi quelli non indifferenti per riuscire
ad imboccare la giusta direzione, il traffico cittadino, i rifornimenti... ) arrivammo
ad Uxmal ( che non è una cittadina ma solo un centro archeologico con pochi
alberghi vicino in piena campagna ) ed anzichè dirigersi in hotel a posare
i bagagli ( a poche centinaia di metri dalle rovine ) approfittammo dell'orario
( mattina presto ) per andare direttamente nel parcheggio del sito Maya. Anche
qui non sto a descrivervi gli scavi ( guardatevi le mie foto ) e le storie travagliate
in quanto una guida cartacea può dire quanto e più di quello che
potrei dirvi io. Da segnalare una maggior fatica rispetto Chichen-Itza nel visitare
il sito in quanto trovandoci in una ( rara ) zona collinare ( le colline Puuc
lungo la omonima strada si trovano altri siti minori riguardanti le città
satelliti di Uxmal ) è sviluppato su vari livelli...in pratica c'è
da salire, fare molte scale ripide, piccole arrampicate ed il terreno è
spesso sconnesso ( rispetto il regolare "praticello" quasi all'inglese
di Chichen-Itza )...ovviamente siamo riusciti a vedere tutto sotto il sole, con
umidità al massimo e passeggino/bimba a traino ! mai avevo visto il mio
corpo sudare a fontanella ( cioè non a gocce ma a getto continuo ! credetemi
! ) Anche ad Uxmal erano disponibili guide in tutte le lingue ( Italiano compreso
) ma questa volta ci affidammo al nostro libricino Edt :-) e in effetti fu una
decisione saggia: a tarda mattinata ci infiltrammo un un piccolo gruppo per sentire
cosa diceva la guida e a parte una scarna descrizione delle varie costruzioni
il resto era solo una ripetizione delle storie e delle usanze Maya sentite già
a Chichen come il gioco della palla, i sacrifici umani, il dio della pioggia,
la fine del mondo per il Dicembre del 2012... ( opsss...l'asteoride noto più
pericoloso nella storia della terra passerà da queste parti intorno 2019
! :-O ) Sulle pietre, tra le buche e nel boschetto all'entrata a destra c'erano
molte iguane della lunghezza anche di un metro...essendo abituate alla gente si
lasciavano avvicinare e fotografare...Maeva le rincorse con la sua andatura traballante
sino al primo capitombolo ! Vi consiglio di mettere del repellente contro gli
insetti tropicali ( tipo Autan Barriera ) alle caviglie perchè nell'erbetta
umida e soprattutto tra le foglie secche del boschetto delle iguane si nascondevano
degli esserini microscopici voracissimi !!! Il pomeriggio riprendemmo l'auto cocente
( ...altra zaffata di fritto con crema di fagioli neri al formaggio ) e ci recammo
nel vicino lodge: l' Hacienda Uxmal famoso per aver ospitato i vari archeologi
che lavorarono alle rovine di Uxmal quando questa era quasi completamente ricoperta
dalla foresta. Era considerato di buona categoria e per fortuna aveva mantenuto
un carattere molto rustico e per niente lussuoso. Tipica fu la costruzione coloniale
con patio e colonnato circondato un giardino tropicale sviluppato su un piano
obliquo ( la costruzione era su un fianco di una collina ) al quale era stata
aggiunta in tempi moderni una piccola piscina. L'atmosfera era di calma e di relax
nel silenzio assoluto del bosco attiguo ad un piccolo ranch con cavalli...la sera
una sala da pranzo rustica sempre allietata dalle chitarre dei Mariachi ospitava
gli ospiti presentando loro un menù messicano molto ricco. Quasi inutile
dire che essendo Maeva l'unica bimba piccola attirò subito le attenzioni
dei suonatori ( pro-propina ) tanto che da questo punto in poi fu per la piccola
quasi una piacevole costante mangiare ogni sera nei vari luoghi "adulata"
da una serenata messicana :-) e dai complimenti ( non solo del personale ) : "Chiquita,
muy linda, muy preciosa, hermosa...." Un consiglio per chi dovesse alloggiare
in questo albergo: come detto prima non ci sono centri abitati e tutto intorno
è bosco-campagna quindi è normale che in un ambiente informale come
l'Hacienda Uxmal si trovi anche una parte della "fauna" dei dintorni.
Armatevi di pazienza ed usate un repellente sulla pelle ed un insetticida ( se
ritenete possa servire ) negli alloggi...date anche per eccesso di scrupolo (
ma questo vale dappertutto ) una controllata alle coperte del letto ( sino in
fondo, ricordo sulle montagne Thailandesi di aver trovato una temibile processionaria
) e la mattina quando vi alzate l'interno delle scarpe... Appena entrato in stanza
infatti trovai un discreto "gruppetto" di tafani ( sono mosche presenti
anche in Italia dal corpo leggermente meno tozzo di quelle comuni e che a differenza
di queste mordono e fanno male ! ) che fu messo subito a tacere da una "giusta"
spruzzata. A questo proposito vi invito anche a tenere sempre i finestrini auto
chiusi ( mi chiedo come facciano i locali e quelli che non hanno l'aria condizionata
a viaggiare aperti ) dal momento che un giorno che aprii lo sportello lungo una
statale ( da fermo e per pochi secondi ) per prendere delle cibarie dietro al
cofano entrò di tutto...ma "soprattutto" vari tafani...gli stessi
messicani più volte mi misero in guardia: "atenciòn amigo...piccano
!!!" aiutandomi con uno straccio a toglierli dal vetro posteriore dell'auto
( dove in genere andavano a finire ). La serata ad Uxmal passò in allegria
( si mangiava proprio bene e tipico ! ) e dopo un piccolo problema di intasamento
bagno ( dovetti vergognosamente chiamare un addetto a stasarlo...i bagni messicani
hanno tutti il "buchino" piccolo e l'eccesso di carta igienica usata
come copri-water era mal tollerata ! :-( ) andammo a letto...grilli e suoni notturni
insieme allo stormire delle foglie ci coccolarono e ci consegnarono immediatamente
in braccia a Morfeo ! Il giorno dopo di buon mattino dopo l'abbondante colazione
partimmo verso Tulum. Fu questa la tappa automobilistica più importante.
Infatti benchè in linea d'aria Tulum non fosse lontanissima non esistevano
strade dirette ma solo un intreccio di stradine locali poco pratiche che ci avrebbero
allungato il tempo e probabilmente anche i chilometri da percorrere...quindi ritenei
conveniente tornare sui passi dei giorni precedenti ed intraprendere quasi tutto
il percorso fatto all'inverso ovvero: Uxmal-Merida-Chichen-Izta-Valladolid poi
deviare verso Chemax, Cobà ( famoso sito archeologico ) e poi continuare
verso Tulum tramite una lunga e stretta strada ( deserta ) piena di buche profonde
ed improvvise ( attenzione quindi...e dire che è stata pure costruita da
pochi anni ! ) verso la metà della quale si possono incontrare delle produzioni/rivendite
di stoffe, arazzi e tappeti messicani in stile Maya veramente bellissimi con i
loro mille colori sgargianti !!! Totale: altri 350-400 Km ...per non spezzare
troppo la media decidemmo di far mangiare Maeva direttamente "in corsa"
nell'auto ! Arrivati a Tulum non contenti delle cinque ore ( o più ) di
auto delle strade tutto-dossi delle colline di Puuc o della foresta del centro
Yucatan o dei zig-zag ( per evitare le buche ) della Chemax-Tulum decidemmo di
fermarci a visitare le rovine di Tulum...erano le 14.00 di una giornata caldissima
dal cielo azzurro come mai senza un alito di vento e senza nemmeno un albero come
riparo...il terreno sconnesso per il passeggino fece il resto...ma prima entrammo
nel parcheggio ( le sbarre erano alzate e non pagammo la sosta ) e ci incamminammo
verso gli scavi. Non sapendo la lontananza e non sapendo che esisteva una specie
di trattore-trenino a pagamento per raggiungere le rovine mi feci a piedi un bel
tratto assolato ed asfaltato di strada interdetta alle auto che mi accecò
nonostante gli occhiali da sole...un caldo pazzesco ! Poi una volta all'entrata,
eluse le guide in lingua italiana ( qui volevano farmi uno sconto se accettavo
il giro insieme ad un'altra coppia ), mi incamminai per una salita. Tulum non
era molto grande e se non fosse in un buono stato di conservazione e se non fosse
vicina ai maggiori luoghi di villeggiatura "caraibica" non penso avrebbe
avuto la notorietà e l'affollamento che aveva e nemmeno tutti quei negozi
e bar in cemento all'entrata . Il mare poi, accedibile solo dal sito, completava
la lista dei motivi che attiravano le persone in questo luogo...in pratica dopo
una sommaria visitina alle rovine ( purtroppo non è più possibile
accedere alla scalinata de El Castillo ) molti andavano a tuffarsi in mare che
si diceva avere dei colori bellissimi quando calmo ( quel giorno era agitato e
torbido ) ...senz'altro l'accostamento scogliera-mare-rovine ( unica combinazione
nello Yucatan ) creava uno scorcio suggestivo ! Quella calda "ciliegina"
sulla torta della giornata terminò sotto un raro cespuglio ombroso sulla
spiaggia: santa borraccia ! Una dritta: quando viaggio per molte ore sotto il
sole ( sperimentata la prima volta a Giza, al Cairo ) e so di non poter riempire
di acqua fresca la mia borraccia ( guai a portarsi semplici bottiglie d'acqua
) e sono sicuro che questa a fine giornata ( o prima ) diventerà calda
aggiungo nel mio "litro" sempre una bustina di Idrolitina o Frizzina.
Premesso che non sono un fautore dell'acqua gassata vi posso assicurare che il
sapore dell'acqua calda è appena tollerabile se aggiunto alle "bustine"
mentre assolutamente disgustoso se "liscio" ! Inoltre la polverina frizzante
aiuta la digestione in caso di mangiate "poco ortodosse" lungo la strada
e soprattutto ( cosa importantissima ) reintegra in parte i sali minerali persi
con il sudore ( anche se una Coca-Cola in questi casi sarebbe meglio per i sali
persi...chi vi parla è una persona alla quale la Coca Cola fa schifo...ma
in certi casi funziona...l'abbiamo data persino a Maeva ...tanto è poco
più che acqua e zucchero in barba alle leggende metropolitane che la vogliono
far apparire come una specie di micidiale acido sciogli-budella ! ). Rifocillati
di liquidi sotto il fitto cespuglio di palmette ci incamminammo verso l'uscita
( un sacco di strada ! ) ripetendo la ormai collaudata sequenza: apertura portiere
auto quasi liquefatte ( fuoriuscita di puzze al tacos strafritto imbottito di
maiale pure fritto ! ), cambio pannolino "on-site" con puzze ben più
grandi di quelle dell'auto visto la fermentazione indotta dal caldo, spuntino
di omogenizzato, bevuta d'acqua, accensione motore ed aria condizionata con sniffata
di gas incombusti e particolato e poi stremati dagli olezzi via di nuovo in marcia,
un'altra manciata di decine di chilometri per la destinazione serale: Xpu-Ha,
una località balneare a pochi chilometri a Nord di Akumal ed a circa 25
Km a Sud della italianissima :-( Playa del Carmen. Per il meritato riposo ( dopo
quattro giorni pieni il contachilometri parziale, azzerato all'inizio dell'itinerario,
segnava quasi 1000 Km ! ) scelsi << udite, udite !!!, tre giorni , dicasi
tre, venghino sìori e sìore ! >> il Copacabana Beach Resort,
il mio primo "All Inclusive" della carriera ( chissà se un giorno
ci sarà un Grand Dominicus nella mia travagliata vita :-DDDDDD !!!!! )
...si vede che la vecchiaia è alle porte ! :-DDDDDD !!! Scherzi a parte,
in questa parte della costa erano praticamente tutti All Inclusive e dopo il meraviglioso
comportamento di mia figlia e le fatiche da lei ( e non solo ) sopportate mi sembrò
appropriato ( e poi da altre parti vicine come Akumal i normali hotels erano tutti
pieni e non ho trovato posto ! ) dedicargli un luogo dove si poteva svagare e
divertire in tutta rilassatezza ! "Scaricata" dunque la famigliola (
ed i bagagli ) nel resort ( subito ci "inanellarono" come si fa con
gli uccelli sigillandoci un braccialetto di plastica colorata nel polso che non
doveva essere rimosso durante tutto il soggiorno per nessuna ragione ! ) mi diressi
verso Playa del Carmen per riconsegnare l'auto alla Hertz percorrendo a tutta
velocità la "Carrettera Tulum-Cancun", una strada molto comoda
ed ampia con limite a 110 Km/h ( come in autostrada ) molto più trafficata
delle strade che avevo percorso all'interno dello Yucatan. Una volta giunto alla
Hertz fu controllata a puntino l'auto ( confrontando la mappetta dei difetti di
carrozzeria che mi avevano consegnato e fatto firmare a Cancun con il reale stato
dell'auto: nessuna differenza !, in pratica non avevo arrecato nessun nuovo danno
! ) e dopo un'ora ( mia moglie mi aveva dato per disperso ) dopo aver controllato
pratiche, fatto telefonate a Cancun e firmato un pò di carte mi congedarono
...chiamai quindi un taxi ( lungo monologo del guidatore su argomenti ad alto
contenuto culturale del tipo " il vero "macho" beve tanto, corre
in auto, fa il dritto con la polizia, ha l'amante e porta gli occhiali da sole"
oppure "viva la corruzione perchè porta vantaggi a tutti") e
in venti minuti mi ritrovai nel resort ! ...una giornata veramente "campale"
! ;-) Mettendo da parte tutte le considerazioni ironiche di alloggiare in un mega
villaggio "all inclusive" volevo descrivere gli aspetti positivi del
Copacabana. Innanzitutto era senz'altro molto più grande di un hotel ma
non grande per essere un villaggio. La struttura degli alloggi si sviluppava a
ferro di cavallo affogato in una rigogliosa vegetazione originale che aveva per
base le mangrovie e di contorno le altre piante tropicali. Un piccolo cenote naturale
con laghetto e fiumiciattolo scorreva all'interno alimentando delle pozze all'interno
della foresta. Per chilometri intorno al villaggio non c'erano costruzioni ma
solo boschi fitti e spiaggia ad eccezione di un piccolo campeggio con poche tende
ad igloo ed un bar attiguo. Il nostro appartamento si trovava lontano dagli schiamazzi
della reception/ristoranti/discoteca/teatro/bingo e molto vicino al mare tanto
che la sera sentivo il rumore delle onde. Andando nel balcone-patìo potevo
toccare le mangrovie tanto eravamo immersi nella foresta che era abitata da molti
uccelli acquatici che allietavano la giornata con i loro canti notte e giorno...melodie
diverse a seconda dell'ora ! Ogni tanto ci faceva visita un iguana. Ovviamente
era d'obbligo il repellente per zanzare e similia. Un solo giorno ebbi la sfortuna
di scordarmelo verso il tramonto e mentre camminavo sul pontile, che dal mare
risaliva il resort sino alla fine, osservando l'acqua sottostante ed i cactus
che si arrampicavano sui rami di mangrovia, fui punto un centinaio di volte (
non penso che fossero zanzare, forse erano delle "sparapunti" da carpentiere
) in due punti del corpo...in pratica dopo due settimane avevo ancora due "tatuaggi"
simili a quelli Polinesiani che descrivevano la circonferenza del mio braccio
e della caviglia destra. L'animazione c'era ma era molto discreta e mai una volta
mi hanno proposto qualcosa ...praticamente ero "trasparente" ( meno
male ). Il villaggio era frequentato soprattutto da "gringos" e gli
italiani erano rari. C'era cibo in abbondanza esagerata a tutte le ore del giorno
e della notte ( questo se da un lato poteva far piacere vi giuro che da un altro
ci dava da pensare: credo che un giorno solo di quel villaggio avrebbe sfamato
per una anno l'intera Angola ) e c'era anche molto da bere...ovviamente tutto
incluso...ed infatti approfittai per fare il pieno di birre e della mia amatissima
Piña Colada. Riguardo il cibo volevo segnalare che oltre ai reparti spaghetti-amburger
c'erano sempre ampie scelte di ricette messicane e da questo lato ho fatto onore
alla mia curiosità culinaria...gli unici spaghetti presi sono stati quelli
per Maeva. Anche in questo villaggio come pure negli hotels passati ( e futuri
) trovammo molta disponibilità da parte del personale locale tant'è
che ci cucinavano quasi tutti i giorni la pastina per Maeva ...in tutti gli alberghi
ci presentavamo con il nostro pentolino, la scatola di "stelline" (
semi-distrutta nel viaggio ) e spiegavamo con calma: " agua, no sal, después
burbuja: dos cucharas, siete minutos, deje poco de agua..." : i messicani
dopo un pò di perplessità per la richiesta insolita acconsentivano
sempre con un sorriso ! I tre giorni passarono con spensieratezza e furono molto
utili non solo per riposarci dalle fatiche ma soprattutto per insegnare a Maeva
l'uso della ciambella/salvagente e prendere dimestichezza con l'acqua del mare
o della piscina delle quale prima aveva molta paura ! Il terzo giorno bisognava
farla uscire a forza tanto le piaceva !!! Una sera, approfittando di una bella
dormita della piccola ( stanchezza da nuoto ! ), riuscimmo anche a vedere presso
il teatro del resort una ricostruzione di danze, suoni e costumi Maya ! Il resort
era anche un buon punto di partenza per escursioni. Tolte tutte quelle archeologiche
( già fatte ! ), tolte tutte quelle prettamente snorkellesche ( tipo la
vicina Xel-Ha...con una bimba non mi sembravano adatte ) decidemmo che il secondo
giorno sarebbe stato dedicato a Xcaret ( una sorta di parco "artificioso"
dove poter vedere molti animali o ricostruzioni del gioco della palla Maya, assistere
a spettacoli di danza, canto e musica, fare un poco di snorkeling anche in grotta
e cenote, andare a cavallo, nuotare con i delfini, stare semplicemente in spiaggia
ed altro ancora ) ...ovviamente con i bimbi non bisogna mai fare piani certi ed
una piccola febbre di Maeva causata dallo spuntare di tre molari ci fece rinunciare...non
ce la sentimmo di esporla tutto il giorno al sole di una escursione e quindi rimanemmo
nel resort dove continuai il "corso di ciambella" ;-) ...in fondo era
anche vacanza di Maeva oltre quelle di papà e mamma !!! Non tutti i mali
vennero per nuocere in quanto quel giorno dopo pranzo ci fu un nubifragio violentissimo
con tuoni assordanti mai sentiti prima d'ora, della durata di poco più
di un ora...l'unica pioggia "diurna" della nostra vacanza...Maeva giocò
con le mille rane saltellanti che uscirono dopo il temporale dalle mangrovie per
andare sui corridoi del resort ! Trascorso il periodo al Copacabana con un taxi
collettivo ci recammo all'aeroporto di Cancun dove un bellissimo "tubo volante"
un Jetstream 32 ( bimotore ad elica da 19 posti ) dell'Air Caribe ci stava aspettando
mezzo vuoto per portarci all'isola di Cozumel. Non avendo consumato acqua imbottigliata
durante il soggiorno all-inclusive ( ogni giorno riempivano il frigo di bibite
), sapendo dell'alto costo della vita a Cozumel ( 7 euro per un litro e mezzo
d'acqua purificata contro un euro per 3,7 litri al supermarket di Cancun ) ed
avendo un bella scorta d'acqua di molti litri comprata all'inizio della viaggio
( nonchè una piccola riserva personale di Merlot Zonin sgraffignata nel
volo di andata ) decisi di prendere uno zaino di scorta ( lo porto con me nelle
valige in caso di rottura di queste ultime ) e di riempirlo con le bottiglie.
Ovviamente sapevo di eccedere di molto il peso consentito ( nonostante la scorta
di omogeneizzati notevolmente diminuita ) ma ci provai: quasi 60 Kg in due ! per
fortuna la vista tenera della bimba ( "sa con tutte le cose che bisogna portare
per lei !") e l'aereo mezzo vuoto...fecero chiudere un occhio all'incaricata
del check-in ! ;-P evvai ! Prima di partire mi fecero compilare sul biglietto
il nome/cognome e numero di telefono di un parente/conoscente da contattare in
caso di sciagura aerea...non mi era mai successo in tanti viaggi ...mi grattai
dunque gli zibidei, feci le corna e toccai ferro...l'inserviente sorrise ma non
seppi mai quali dei tre gesti avesse capito ! Al gate nel momento dell'imbarco
un carretto distribuì le bibite per i dieci passeggeri... Poggiai Maeva
sulle mie gambe, la legai con la cintura dei bimbi ( che si aggancia alla cintura
dei grandi ) e volammo tra le nuvole ! Il tempo era bello come al solito ed il
volo della durata di appena quindici minuti fu piacevole ! Una volta atterrati
scendemmo dalla scaletta dove un' addetta ai servizi a terra ci aspettava per
chiederci 55 pesos per l'assicurazione di Maeva che si erano scordati di farci
pagare a Cancun ! Nessuna ricevuta mi fu rilasciata. Feci una piccola indagine
il giorno dopo ( pensai ad una truffa ) facendo telefonare in aeroporto ma pare
fosse tutto legale ! ( mah ! strano che al ritorno non abbia pagato nulla ! )
In aeroporto comprai il biglietto per un taxi collettivo ( 60 pesos a testa )
che ci portò sino all'Hotel Presidente Intercontinental . Perchè
la scelta di Cozumel e dell'Hotel Presidente, uno degli hotel più costosi
dell'isola ? Non certo per manìa di lusso ( del quale non me ne può
fregar di meno...anzi in alcun casi, non lo dico per snobismo viaggesco, mi da
pure fastidio ) ma perchè mi piace abbinare ad un viaggio di "visite"
o di "archeologia" qualche giorno dedicato al puro snorkeling "facile",
cioè quello autonomo da riva: non legato ad escursioni private, orari spesso
scomodi, gratuito, ecc.ecc. e Cozumel era l'isola adatta ( per i sub e per coloro
i quali avevano prenotato un giro in sottomarino poi è un vero paradiso
in quanto a largo della costa c'è il reef più grande del mondo dopo
la Grande Barriera Australiana ) ed in particolar modo la spiaggia dell'Hotel
Presidente era annoverata sulla guida Edt come tra le tre spiagge più snorkellose
dell'isola, notizia avvalorata dal fatto che si trovava ad un chilometro dal parco
nazionale di Chankanab ( da qualche anno chiuso al pubblico via terra ed accedibile
solo con barca per lo snorkeling ) e confermata da Bnx che ci aveva soggiornato.
Infatti tutte le escursioni di snorkeling che partivano dal capoluogo: San Miguel
sbarcavano gli apneisti ad un centinaio di metri ( sempre a pochi metri dalla
riva ) più a sud dell'hotel in pratica dove abitualmente andavo io !!!
Due parole su San Miguel, l'unico centro abitato e commerciale dell'isola, nonchè
porto di attracco dei traghetti, barche private e navi da crociera ( in genere
Cozumel è una delle mete delle crociere ai Caraibi provenienti da Cuba,
S.Domingo, ecc. ). S.Miguel era formato dal solito reticolo di strade, quelle
più curate verso il lungomare, quelle meno con edifici più modesti
verso l'interno. Il paese era una vera e propria Capri all'americana, piena di
gente a tutte le ore del giorno e della notte ( ecco perchè le spiagge
erano deserte ) intenta a fare shopping ( caro ). Locali, negozi di abbigliamento,
ristoranti e soprattutto tante "gioiellerie" riempivano il corso principale
lungo il mare...per un giro più pittoresco erano anche disponibili varie
carrozzelle trainate da cavalli. Sinceramente preferii sorvolare tanta confusione
ed andare subito in hotel. Questo era praticamente quasi vuoto ( meno male ) e
l'ambiente era fortemente adatto al relax e alla privacy...nei corridoi, nelle
sale, in spiaggia, nei ristoranti non si sentiva mai volare una mosca nemmeno
in presenza di piccoli gruppi famigliari... La grande struttura prettamente ad
uso e consumo degli statunitensi e canadesi era inserita tra giardini tropicali
e spiagge di un bianco accecante...due ristoranti: uno molto formale e costoso
a lume di candela con cucina internazionale ( ci andammo solo la prima sera )
ed un altro con cucina Yucateca ( ci andammo tutte le sere ) rallegrato dalle
canzoni ( per il godimento di Maeva ) del mariachi ! I giardini intorno alla nostra
stanza al pian terreno erano spesso visitati da uccelli ed iguane, una tra tutte
spiccava per grandezza ( più di un metro di massicci muscoli e cresta )
e colori verdi a strisce rosse brillanti...Maeva la rincorse facendola scppare
sulle cime degli alberi ! Il clima era dolcissimo, tutta l'umidità che
avevo trovato nelle altre località era sparita ( e non tornerà mai
più ! forse dipendeva dal fatto che era un'isola ! ) vento assente, mare
sempre piattissimo ( perchè protetto dal reef e dalla costa messicana di
fronte ) ed ovviamente sole ! La prima cosa che feci fu lo snorkeling...poco dopo
arrivato :-D ...il mare era talmente bollente ( più di 30 gradi ! ) che
lasciai in valigia la mutina a mezze maniche da 3 mm che sempre mi ha seguito
( ed ho usato ) negli altri viaggi tropicali. I fondali non erano certo quelli
degli acquari di Allah ( Mar Rosso e Maldive ) in quanto si trattava di una costa
rocciosa ( e non di una barriera ) colonizzata soprattutto da molte varietà
di spugne ( coralli pochi ) alcune molto belle di aspetto simile alle gorgonie.
Nonostante questo mondo subacqueo non abbondasse di colori c'erano tutte le razze
di pesci ( ed invertebrati ) che mi aspettavo di trovare: pesci farfalla, chirurgo,
razze, enormi pappagalli, torpedini, murene, carangidi, scorpione e molti altri...in
particolar modo sotto riva si trovavano molti branchi di avannotti seguiti da
grandi barracuda e aguglie mentre nei buchi della roccia, costellati di diversi
tipi di grandi ricci, vivevano molte aragoste ( ne presi una e la portai a riva
per farla vedere a Maeva ma giustamente si avvicinò un signore che mi invitò
a lasciarla subito in quanto ci trovavamo in un parco nazionale ). La sera ( dopo
le 18,30 ) poi i grandi predatori ( purtroppo non gli squali ) si avvicinavano
per approfittare delle varie nursery ittiche e spesso mi ritrovavo in mezzo a
folti branchi di grandi pesci. Tra uno snorkeling e l'altro ( almeno un paio d'ore
continuate per volta più volte al giorno ! ) non uscivo nemmeno dall'acqua
e mi dedicavo ai bagnetti di Maeva che divertita dai pizzicotti dei pesci sui
piedini si trovava perfettamente a suo agio...nel suo paradiso ! Tra un bagnetto
e l'altro invece giocava con secchiello e paletta insieme ad una bimba americana...
La spiaggia ( anzi le due spiagge, una molto lunga ) erano sempre deserte ( al
massimo un paio di silenziose coppie con bimbi ) in quanto il la maggior parte
della gente ( comunque pochissime decine di persone over 50 ) preferiva una vita
più "rilassata", più in sintonia con il luogo...a questo
proposito ve la voglio descrivere perchè spesso oggetto di mie considerazioni
di stupore. Il soggetto tipico era un singolo ( o una coppia ), bianco, americano
di mezza età con abbigliamento informale: calzoncini bianchi , canotta
fantasia, occhiali da sole ( scurissimi ed irremovibili ), ciabattine ( sabbiofobe
) e cappelletto alla capitan Findus con una leggera barba non tagliata ma comunque
ben curata e scommetto anche profumata. Il soggetto si alzava tardi la mattina
trascinando lentamente il corpo sino al chiosco in riva al molo dove iniziava
la serie di "margarita" alternati a succhi di frutta. Tra un sorso e
l'altro una gustosa sigaretta fumata con piacere lasciando roteare lentamente
il denso fumo non aspirato dentro la bocca aperta. Sguardo perso nel nulla leggermente
chino verso il basso senza mai puntare il fastidioso bagliore della sabbia o l'
irritante sbrilluccichio del mare. Espressione con sorriso fisso plastificato
sulle labbra e grinze di soddisfazione ai lati degli occhi...il tutto in spirituale
silenzio cercando di interagire il meno possibile con gli altri, ordinando le
bevande a gesti e sorrisi ...il tutto sino all'ora di pranzo. Poi avvicinamento
curvo ma preciso con mozzicone tra le dita sino al lettino bianco all'ombra delle
"palapas" ( ombrelloni di paglia ) in spiaggia scegliendo ovviamente
la posizione più lontana dal mare e più vicina al silenzioso bar
per leggere un buon libro e fumare qualche sigaretta o la pipa. Ad una certa ora
la bandierina verde accanto alla palapa veniva poggiata con enorme fatica nella
sabbia ( era il segnale che doveva accorrere il cameriere ), spuntino con frappè
o macedonia ( troppa fatica masticare ! ), continuazione della lettura, sigaretta,
piña colada, sigaretta, sempre in silenzio senza mia alzare gli occhi al
mare e sempre col sorriso in bocca, sigaretta, sino a al tramonto...poi passeggiatina
serale sino al bancone dell'altro bar sull'altro molo ( ma la pipì non
la facevano ? ) per cocktails e stuzzichini leggeri, scambio di sorrisi col banconista,
una mezza battutina col vicino tanto per testare le corde vocali e così
via fino a notte tarda... ...beh ! dei veri stacanovisti del fancazzismo, una
disciplina molto ardua da seguire con tanta professionalità. Io non riuscirei
a passare un lungo periodo in questo modo, non ci sono abituato e quindi non mi
piace ma se penso allo stress metropolitano che mi tocca subire ogni giorno nella
mia città provo un poco di ammirazione per queste persone così serie
ed allenate da riuscire a gustarsi l'ozio nella sua forma più pura...quella
che non ha mai ucciso nessuno :-D Io invece, povero mortale, alternavo lunghi
periodi di snorkeling a brevi periodi di water-baby-sitting ( quando Maria andava
a snorkellare ) fino a sera tarda quando il sole spariva sotto l'orizzonte. Tempo
meraviglioso senza nuvole tranne una notte, molto tardi, quando ha piovuto tantissimo
( ma il giorno dopo la sabbia era asciutta grazie al perfetto drenaggio dei granelli
corallini )...diverse dovrebbero essere state le serate ( ed anche qualche giornata
) sulla costa di fronte ( riviera Maya ) visto che notai spesso in lontananza
lampare e addirittura una soleggiatissima mattina in direzione di Tulum avvistai
la sagoma conica ben definita di una tromba d'aria. Un giorno la calma dell'hotel
si spezzò...all'improvviso una mattina nei corridoi trovai dei strani personaggi
in gran quantità circolare con fare sospetto. Dall'aspetto parevano usciti
da un X-Files ( in pratica se avessero avuto tatuata sulla fronte la scritta "sono
un poliziotto" sarebbero stati sicuramente più in incognito...occhiali
scuri...sguardo di pietra senza il solito sorriso inebetito dei vacanzieri e poi
non rispondevano ai miei "olà" ) chi di corsa, chi fermo impettito
dietro una colonna o un ombrellone. Un'unità della marina messicana armata
con cannoni attraccò nel piccolo molo dell'hotel ( a rischio di disturbare
il relax dei tizi al bar ! ) ...e così per tutta la giornata ...pensai
a qualche grande retata di una banda di narcotrafficanti...ed invece la sera il
mistero si dipanò...il venerato ( ma anche discusso ) presidente della
repubblica messicano Fox aveva scelto il nostro hotel per un meeting ed un pernottamento
!!! Il giorno seguente il luogo risprofondò nel suo dolce torpore. Nel
frattempo si rintasò il bagno e deciso ad non chiamare nessuno per la vergogna
costruii una efficiente ventosa stura-lavandini con una bottiglia di plastica
di acqua purificata ed in poco tempo sistemai positivamente la faccenda :-P Che
dire ? un viaggio riuscito meglio di quanto pensassi ! Il 20 Agosto ( avrei voluto
fare tre settimane ma non c'erano voli disponibili da mesi ) a mezzogiorno iniziò
il viaggio di ritorno: taxi, sala d'aspetto, orario volo locale posticipato, piccolo
aereo, sala d'aspetto, tassa in dollari per l'uscita dal paese, check-in, forte
ritardo aereo, volo internazionale ( Maeva è stata bravissima dormendo
quasi tutto il tempo nella culletta o giocando ), ritardo nella consegna dei bagagli,
auto genitori fino ad un punto, auto nostra fino a casa ( un giorno intero ).
SI RINGRAZIA: Il newsgroup it.hobby.viaggi per aver avuto pietà di una
bimba piccola e non aver puntato la "spillonatrice" nella nostra direzione.
Il clima eccezionalmente anomalo che ci ha donato 15 giorni di sole pieno ( mai
visto una nuvola nera ) privi di vento ad eccezione di un breve temporale dopo
pranzo ( durante una nostra "siesta" ) ed un paio di acquazzoni notturni.
Il popolo Messicano per essere stato sempre gentile, cordiale, educato, disponibile,
paziente, accomodante e pure simpatico ! .