Nicaragua

Si consiglia almeno la lettura dell'introduzione per una miglior comprensione del racconto

22 agosto. Matteo (19,23-30). "Molti che ora sono i primi, saranno gli ultimi, e molti che ora sono gli ultimi saranno i primi".

E' facile comprenderlo: Riccardo, Miriam, Pedro, che ieri sera è venuto a cercarci per salutarci, sono i primi. Da loro impariamo una nuova umanità fatta di accoglienza, perdono, e grazia.

Passiamo in mezz'ora alla terra di Sandino: lo scandalo per gli americani. E' un popolo che sa essere povero, ma libero e dignitoso. All'aeroporto Cesar Sandino ci aspetta Teo, con la camionetta e l'autista del MLAL. [1]

Alla Colonia "14 settembre" ci aspettano come figli e fratelli. Anche il Nicaragua è terra di martiri, popolo che soffre, ma è libero. Parliamo a voce alta e senza paura. Delle cinque madri presenti ad accoglierci, insieme ad altri vecchi amici, quattro hanno perduto il figlio. Olga che mi porta nella sua casa, ha una piccola tienda, dove vende un po' di tutto con il marito. Hanno perduto il loro unico figlio nel 1978. " Era un bravo ragazzo", dice Olga. " Studiava all'università ed era impegnato con il Fronte. L'hanno sorpreso in una casa con altri sette amici e mitragliato senza pietà". La situazione economica è durissima, l'inflazione è a quota 30 mila. Un dollaro che nel 1984 si cambiava a 25 ora si cambia a 25 mila. All'aeroporto è obbligatorio cambiare 60 dollari. Così diventiamo subito milionari. Già alle 17 siamo impegnati con Teo in una messa per l'anniversario di mamma Irene, madre di un ucciso durante la dittatura somozista. E' stato fondatore del primo sindacato operaio libero. E' presente la madre del presidente Ortega. E' una cerimonia molto partecipata per il canto della messa campesina e per il ricordo che i presenti esprimono di questi due defunti.

Andiamo poi all'aeroporto per accogliere gli amici che arrivano dall'Honduras, anche loro ospiti delle famiglie. La nostra partecipazione per vitto e alloggio nelle famiglie è di 75 mila pesos al giorno.

25 agosto. Matteo (20, 1-16). "Poi Gesù disse: così quelli che sono gli ultimi saranno i primi e quelli che sono i primi saranno gli ultimi".

E' la seconda volta che Gesù conclude così. E ci troviamo davvero, noi del primo mondo, con gli ultimi. E' una costante di tutto il viaggio. E' in programma una visita al centro di riabilitazione delle prostitute. Attraverso un videocassetta ci illustrano il loro lavoro che si basa su questo itinerario pedagogico:

1. Riconoscersi come gruppo oppresso: ognuna esprime al gruppo la propria esperienza di vita: le cause comuni per cui si è trovata a vivere come prostituta e le cause particolari. E' un aiuto al vedere insieme per uscire dal senso di colpa individuale.

2. Relazione tra il problema collettivo del gruppo e la società: presa di coscienza dell'ideologia machista, dei problemi economici e sociali, per una coscientizzazione personale e di gruppo.

3. Passi concreti nel cambiamento: si lavora insieme, ci si inserisce in un altro lavoro, si entra nella società con un'altra mentalità.

E' un processo lungo e impegnativo reso ancor più difficile dalla mentalità machista che non è ancora cambiata, dalle esperienze sessuali che i giovani vogliono fare con le prostitute, dalla mancanza di posti di lavoro.

Nel pomeriggio sulla piazza del mercato Huembles, festa per 605 giovani che partono volontari per il fronte e per il IX anniversario della campagna di alfabetizzazione. Il presidente Ortega fa un breve discorso e la festa continua in mezzo a un mare di gioventù. Sanno divertirsi in maniera semplice e spontanea: godono della libertà conquistata e sanno che ha avuto il prezzo della vita. Al mercato c'è una piccola cappellina con le foto degli heroes y martires della zona. Siamo reduci anche dalla visita alla Camera dei deputati. Anche se la maggioranza è sandinista, sono rappresentati i sette partiti dell'opposizione presenti alle elezioni del 1985. L'argomento è la casa; ne mancano ancora molte e il piano del governo è duramente contestato dalle opposizioni. E' la normale trafila delle nostre democrazie e non si capisce perché si continui ad affermare che in Nicaragua non c'è libertà.

Ritroviamo Amanda una nostra vecchia amicizia, che ci saluta con grande gioia e ci trasmette tutta la sua fede rivoluzionaria.

24 agosto. Giov. (1, 45-51) "Di Nazareth? Da quel paese non può venire niente di buono"... "Maestro tu sei il Figlio di Dio".

Certo per noi ricchi nulla di buono può venire dai paesi di povertà. Eppure qui sta il Figlio di Dio che è uomo, che ci propone non solo un credo religioso, ma una nuova cultura più umana, dove nessuno è disprezzato, nessuno è emarginato. I poveri di questi paesi sono il Cristo di oggi che compie la sua missione per il bene di tutta l'umanità. L'uomo nuovo, la speranza viene da qui.

Nella nostra verifica, che oggi si può fare con un po' più di tempo, rivediamo l'impegno della continuità dei rapporti con questi paesi. Abbiamo colto che il dono della vita, è vita per tutti. Questo è stato per noi il Salvador. La realtà delle organizzazioni popolari è viva in tutto il Centro America e suscita speranza. E' anche un metodo di lavoro che abbiamo imparato. La Chiesa in tutte le sue espressioni accompagna il cammino di tutti questi popoli, anche se a volte ci sembra troppo preoccupata di se stessa, specie nella gerarchia. Ci pare che per essere veri dobbiamo inventare anche strumenti operativi e che è importante che continui la venuta di qualcuno di loro in Italia. Anche culturalmente abbiamo colto grandi novità:

1. L'informazione vera non sta nel monopolio dei mass-media, ma nella trasmissione del fatto, della notizia tra le persone che si ritrovano in uno stesso cammino.

2. L'accoglienza che ovunque, ma qui in particolar modo, ci è stata fatta dalle famiglie, è la maniera migliore per conoscerei tra noi e conoscere la realtà.

3. Le organizzazioni popolari non sono frutto di ideologie religiose o di partito bisognose di organizzare il consenso e di fare proselitismo, ma partono dal bisogno dei poveri che sono il soggetto di questo cammino.

4. L'esperto e l'intellettuale organico è molto importante e viene dopo il testimone: è questo l'agente culturale primo.

5. La politica vera è quella che il popolo fa fare al governo per il bene del popolo. Confrontando la situazione conosciuta nel 1984, ci sembra che il Nicaragua abbia fatto grandi passi. Sentiamo meno slogan, una maggior convinzione e partecipa-zione. E' vivo il senso della vittoria sui contras e la preparazione ad un nuovo passo in avanti.

Anche se la situazione economica è durissima e i salari sempre più ridotti nel potere di acquisto, ora non si vedono più negozi vuoti, ne lunghe file di gente; soprattutto è sparito il mercato nero e questa mi sembra una grande battaglia vinta.

25 Agosto, Matteo (22, 34-40). Abbiamo trovato qui il nostro prossimo, colui che è più vicino a noi e a Cristo. Soprattutto il farsi prossimo qui è dare la vita. Questa coscienza ci hanno trasmesso le madri dei caduti.

La giornata prevede la visita a tre cooperative della zona di Tipi Tapa.

Incontriamo un gruppo di uomini e donne che lavorano nella coltivazione dei pomodori. E' un terreno che il governo ha dato in proprietà alla cooperativa: va verso l'autosufficienza, ma ha ancora bisogno di aiuto. Per ora riescono a vendere il mais, mentre gli ortaggi sono per il consumo familiare. Hanno anche dei trattori, però in comune con altre cooperative.

Più avanti visitiamo una cooperativa formata da sette donne è da un uomo. La situazione è dura perché devono ricorrere a prestiti e hanno molti interessi da pagare.

Nella terza cooperativa troviamo il gruppo di cooperanti riuniti per una verifica. Sono giunti da poco dalle baracche di Managua: ora hanno la loro casetta nuova, la scuola, il centro di salute e il lavoro. Il dialogo è interessante, perché ci mostrano come loro sono diventati uomini nuovi. Una ragazza, coordinatrice delle donne, interviene per far presente le necessità di tener in maggior conto le donne e di farle entrare con responsabilità nella cooperativa. E' un avvio con tanta durezza e difficoltà, ma suscita speranza in tutti.

Alla sera ci incontriamo con Chepita che ricorda ancora con tanto entusiasmo il suo soggiorno in Italia. Ci mostra gli acquisti fatti con il nostro aiuto: un frigorifero che le permette di comperare e vendere qualche chilo di carne e un televisore. E' anche motivo di pettegolezzo nella comunità.

26 Agosto. Mt.( 23, 1-12). Per arrivare alla fraternità con questi popoli abbiamo una profonda cura da fare. E' difficile con la nostra cultura e le nostre ricchezze spogliarci socialmente, politicamente, religiosamente della realtà di maestri, capi, padri; non esportare i nostri modelli di sviluppo, accettare lo scambio e la crescita comunitaria.

Nel pomeriggio siamo a Masaya con Teo. Celebra una Messa per i caduti, nel mercato: ne approfittiamo per le compere.

Poi in camion si parte per Tipi Tapa, dove c'è una Messa per l'anniversario di un caduto e il saluto della città ad alcuni giovani che partono per il fronte. Un violento acquazzone ci sorprende per la strada, ma si arriva a celebrare la Messa e a presentarsi alla comunità; poi in casa del ragazzo morto, con tutta la gente, si recita il Rosario. C'è una partecipazione viva.

La morte di questi giovani, ci dicono, non è solo la perdita per la madre, ma anche per la patria: i più generosi vengono uccisi. Dovunque incontriamo madri che hanno perduto figli e sempre ci dicono che sono diventate madri coscienti e capaci di amare tutti attraverso il sacrificio dei figli. Hanno capito che anche ai loro figli è capitato quello che è avvenuto a Gesù: hanno dato la vita per tutti. Questa è la lezione particolare del Nicaragua.

27 Agosto. Le. (15,22-50). All'AMLAE (Associazione delle Madri dei Caduti e Sequestrati), troviamo un gruppo di madri. C'è anche la madre del presidente che ha pure un figlio caduto. Ci insegnano come sono passate per la porta stretta.

Molina: ha due figli caduti nel 79 e una figlia sequestrata nell'84; Laura: è madre di un caduto e di un sequestrato; Maria: un figlio sequestrato il 1 marzo scorso; Maria Oliva: un figlio sequestrato; c'è la nonna di un sequestrato; la madre di un figlio sequestrato 5 anni fa ("Ma non abbasserò mai la testa"); la sorella di un sequestrato. E la litania continua. Sono circa una trentina. Ogni giovedì si ritrovano a turno in gruppi, per manifestare il loro impegno nei confronti dei propri figli e per la pace.

Hanno interessato il governo alla loro ricerca: vogliono andare nei campi di prigionia dei contras dove si sa che alcuni dei loro figli sono ancora vivi, anche se trattati come bestie. Hanno bussato alle porte dell'Arcivescovo Obando y Bravo, inutilmente per mesi. Sono state ricevute una sola volta per alcuni minuti, dopo mesi di insistenza. Si sono sentite dire che la questione è politica e che la Chiesa non fa politica. Hanno fatto 26 giorni di digiuno davanti alla sede della Croce Rossa Internazionale.

Anche l'ONU è stato interessato e ha promesso una visita ai campi della Contra. Ma anche loro vogliono andare, a tutti i costi. Per questo hanno chiesto che ci impegniamo presso i nostri governi e presso le istituzioni europee.

L'altro loro desiderio è che finalmente si arrivi alla pace piena. Sono d'accordo per l'amnistia promessa dal governo ai contras che depongono le armi. Costa molto accettare questo passo, ma con chiarezza percepiscono che la vera pace passa attraverso il perdono. Sono pronte a perdonare per questo bene superiore che è la Pace.

E' il perdono che interrompe ogni desiderio di vendetta, ogni continuità della morte. E' il perdono vero che nella pace da significato al sacrificio della vita dei loro figli. Il numero dei sequestrati di cui non si hanno notizie è di 9600.

E' presente Jorling, una donna di 23 anni, madre di 5 figli, di cui l'ultimo, frutto della violenza subita dai contras. In maniera incredibile ha ottenuto la libertà dalla prigionia dei contras, qualche giorno fa. Ci racconta una storia di violenza sulla sua persona, addirittura da parte del padre e del fratello, oltre che dei capi e banditi della Contra.

Ci racconta della sua vita di prigioniera in una fossa, sempre nuda, bendata e legata con altri prigionieri. Di tanto in tanto un po' di cibo, rifiuti del pasto dei contras. Ci parla dell'assassinio del marito arruolato nei contras, ma che voleva la sua liberazione. Ci parla di un periodo di schiavitù in cui doveva lavare le divise e preparare il cibo per i contras. "Barricada", quotidiano del partito sandinista ha pubblicato la sua storia, ma il racconto che ci fa resta uno dei momenti più tragici del nostro viaggio.

28 Agosto. Al Ministero dell'Educazione abbiamo un interessantissimo incontro con la dirigente del programma "Educazione degli Adulti".

C'è ora una messa a punto e quasi un ripartire su questo campo. L'esperienza fatta ha dato molti insegnamenti e la fine della guerra apre nuove possibilità. Già si è iniziato ad impegnare l'esercito non più a difendersi dai contras, ma in quest'opera. C'è stato negli ultimi anni un rallentamento nel programma dovuto a fattori diversi: la guerra, il cambiamento di persone, le distruzioni di scuole ecc. e il tasso degli analfabeti è salito dal 12% al 20%. Ora si riprende con una nuova programmazione. Resta il principio di fondo: "il popolo educa il popolo".

L'obiettivo è di arrivare al quarto grado per tutti (scuola elementare). Il bilancio di questi nove anni è di 737.000 alfabetizzati su una popolazione di tre milioni di abitanti. Esistono zone dove ormai non c'è quasi più analfabetismo, altre invece dove ancora la battaglia è dura e necessaria. Tre sono i livelli di attenzione: controllare l'analfabetismo, diminuire l'analfabetismo, radicare l'alfabetismo in modo da precludere fenomeni di ritorno.

Metodo e contenuti:

1. C'è una prima fase, chiamata di riscaldamento, da settembre a marzo. Ha contenuto politico: coscientizzare gli adulti alla partecipazione politica, soprattutto in visita delle elezioni.

2. Alfabetizzazione per tutti: a partire da giugno del '90, responsabilizzare le regioni, sia per l'organizzazione, sia per i contenuti. Su una piattaforma nazionale, le varie regioni individuano quali sono le parole chiave: ad esempio la regione del caffè programma il corso a partire da questa realtà. Contemporaneamente sorgeranno squadre di giovani dell'E.P.A. (Esercito Popolare di Alfabetizzazione).

3. Traguardo per l'anno duemila: arrivare all'alfabetizzazione totale, con l'impegno di adottare strumenti per il non ritorno.

Il Ministero proporrà un piano flessibile, partendo dalla raccolta delle varie esperienze di base, riproponendole poi a tutta la nazione e stimolando le regioni. Aiutare a reperire e a inviare maestri che in questo settore non passeranno per le classiche scuole, ma saranno scelti in base all'esperienza, ai valori acquisiti nella realtà della rivoluzione e alla capacità di trasmetterli. Ci vengono anche dati interessanti documenti elaborati dal Ministero, come il piano nazionale, la guida per i maestri e per gli alunni, secondo il metodo Freire.

Alla sera incontro con alcuni mèmbri del C.D.S. (Comitato di Difesa Sandinista) della Colonia.

Teo ci spiega che non è solo un gruppo di partito, ma l'incontro delle persone che si impegnano particolarmente per tener vivi gli ideali della Rivoluzione. Ritorna con forza il discorso del perdono che porta alla pace. Sono convinti che le armi cadranno dalle mani dei contras, cadranno solo nella misura in cui diverranno umani sentendo la forza purificatrice del perdono. Sono anche molto fiduciosi e ottimisti per il futuro, perché sentono che i loro sacrifici hanno radicato le speranze nel cuore di tutti.

Con un'attenzione particolare il Nicaragua si occupa del problema della salute per tutti i cittadini. Siamo stati a visitare il centro di salute della nostra colonia. Il programma è di essere vicini a tutti i cittadini decentrando i servizi. Ciò significa un "Centro di salute" in ogni barrio (l'equipe è composta da un tecnico responsabile dell'igiene, un medico, un infermiere e un impiegato).

Le attività:

1. Assistenza alla madre (controlli di gravidanza) e al bambino (visita e medicine) fino ai quattro anni (frequenti sono le infezioni intestinali, diarrea, disidratazione, ecc.).

2. Prevenzione: ricerca e profilassi alle diarree, alla denutrizione, campagna vaccinazioni (80 vaccinati contro la tubercolosi, morbillo, difterite, tetano, poliomielite).

3. Promozione di momenti di educazione sanitaria, alimentare (sulla preparazione e manipolazione degli alimenti) e igiene ambientale.

Alcuni risultati: nel 1978 la mortalità infantile era del 120o nelle città e del 200o nelle campagne; nel 1986 il 62o e nel 1988 il 56o.

Importantissima la presenza di personale impegnato nell'educazione popolare: si tratta di corsi di aggiornamento del personale diplomato che a sua volta moltiplica tali lezioni fino ad arrivare in modo capillare a tutti. C'è quindi un "catena educativa" in continuo aggiornamento.

29 agosto. Mt.( 6,17-29). E' la memoria del martirio di San Giovanni Battista. Ci troviamo da Amanda per questa lettura del Vangelo: "L'impero di Erode regnava in Nicaragua con Somoza. La testa del fondatore dell'F.S.L.N. , Carlos Fonseca, è stata inviata negli Stati Uniti come cimelio di vittoria sicura di Somoza. Quasi settantamila sono stati i morti finora, più gli ottomila sequestrati, ma la vita anche oggi sta vincendo ogni assassinio. La fede cristiana ha portato il popolo a entrare nel processo rivoluzionario e a superare l'ingiustizia che si commetteva contro questo popolo".

Al Centro Valdivieso l'incontro con rappresentanti del Guatemala (I.G.E.), Salvador (CONIP), e Honduras. Rivediamo insieme, le varie tappe del nostro viaggio. Scambiarne le nostre impressioni, ci viene chiesto di continuare e intensificare i contatti con loro, ci ringraziano, ci chiedono di parlare, di far conoscere, di vivere la solidarietà con loro.

C'è anche la presenza di Giulio Girardi. Da parecchio tempo passa le sue estati in Nicaragua. "E' un osservatorio di straordinario interesse per capire i problemi del mondo. Il conflitto tra popolo e impero è il conflitto di oggi. La battaglia del Nicaragua è far conoscere la forza del suo diritto, mentre la realtà di oggi fa passare come democrazia il terrorismo degli Stati Uniti". Così si esprime sulla sua esperienza.

Alla sera nella Comunità del Primo Maggio c'è un concelebrazione con il gruppo di famiglie che hanno accolto gli amici provenienti dall'Honduras. Il Vangelo dell'uomo saggio che costruisce la casa sulla roccia, ci aiuta a una comunicazione semplice ed intima in un'atmosfera di festa: è roccia la comunità, è roccia l'impegno con gli altri ed è arena il dollaro che sembra tanto potente, è arena la forza delle armi, è arena la violenza, è roccia la fraternità tra i popoli che queste visite incrementano. E' presente tra noi Julio, già responsabile della Colonia "14 Settembre" e Chepita.

30 agosto. Mt. (23, 27-32). Le tombe sono tante nostre realtà piene di "ossa di morti e di marciume", il nostro benessere, il nostro consumismo, le lusinghe dell'avere.

Il responsabile del M.L.A.L. ci aiuta a una semplice riflessione sul volontariato. In Nicaragua è presente dall'80 e solo in questo stato i progetti sono in diretto rapporto con il governo. Il valore del volontariato sta nelle possibilità di tessere rapporti concreti tra popoli, nel crescere insieme in un'educazione allo sviluppo che fa cambiare tutti. Per questo è importante che il volontariato sia sempre inserito nelle organizzazioni popolari.

Nella stessa mattinata andiamo in una piazzetta della Colonia dove un gruppo di madri ha preso l'iniziativa di erigere un cippo a ricordo dei ventiquattro figli caduti nell'epoca del trionfo rivoluzionario. E' l'ennesimo racconto di una madre che ha visto il figlio mutilato e infine bruciato nella casa di una sua vicina che per paura, l'aveva denunciato ai somozisti. Ancora una volta ci parla del perdono e del superamento di ogni rancore.

Questa è la conclusione significativa del nostro pellegrinaggio. La repressione, l'impegno del popolo, il perdono sono il cammino che abbiamo compiuto con questi popoli.

Mentre il nostro viaggio continuava, un gruppo di sette studenti dell'Università San Carlo (Guatemala) veniva sequestrato dagli squadroni della morte. Mentre scriviamo queste note ci telefonano dal Salvador che un gruppo di tredici giovani che lavoravano nella parrocchia di Marco e Andrea sono stati messi in prigione.

E' la dura litania del potere che si impone con l'ingiustizia: è appello alla nostra cultura perché diventi cultura di solidarietà, alla nostra vita perché sia significativa di fraternità.

Ci siamo impegnati in due tipi di solidarietà concreta:

- economica: inviare una quota per i desplazados del Guatemala; aiutare il CONIP del Salvador per l'anno di Romero; sostenere in seguito un progetto individuato da Marco e Andrea; sostenere nell'Honduras un programma di alfabetizzazione.

- politica: responsabilizzare i nostri governi, a livello europeo, nazionale e regionale, sollecitando interpellanze (contattando quei deputati che accettano di fare questo servizio), ogni qualvolta accada un fatto significativo in questi paesi; aiutare l'AMLAE a visitare i campi contras dove sono detenuti alcuni dei giovani sequestrati. [2]



[1] E' una organizzazione ONG che si occupa dell'America Latina e ha il suo centro a Verona.

[2] Naturalmente se ci sono gruppi o persone che vogliono associarsi a queste iniziative possono rivolgersi all'autore/i o alla editrice di questo libretto.