Panama

 


di "Il re del Togo"
UN AFFETTUOSO SALUTO AL NOSTRO COMPAGNO DI VIAGGI VIRTUALI ANDREA [NdIHV]

 

BOCAS DEL TORO

Per chi ha avuto padre e nonno imbarcati sulle petroliere da megatons e dai mille gradi Panama è il luogo di Fitzcarraldo e Corto Maltese che in un intreccio mefitico di libertà sudore e nafta fanno immaginare uomini soli in divisa con una donna sempre troppo lontana da amare. Invece Panama è solo un vecchio ponte arrugginito al posto di confine di Sixaola, tra le piantagioni di banane e i binari di una ferrovia ormai in disuso preludio di una discesa a capofitto verso la Bocas del Toro con un tassista che parla troppo e troppo male di armi e cocaina per ritenerlo completamente disinteressato. La cittadina di Almirante è squallida e verace ma la lancia che ci porta all'Isla Colon non aspetta chi ha voglia di incontri ambigui e maledetti. Colon è una strada lunga e larga con belle case in stile caraibico dove pochi ristoranti, molte pensioni e spartane agenzie che offrono escursioni ci accolgono con discrezione stranamente britannica, tuttavia l'atmosfera rilassata è evidente anche se manca qualcosa di cui non ci rendiamo subito conto: lo capiamo quando, sudati e accaldati non desideriamo altro che tuffarci in mare e ritemprarci sotto una bella palma: la spiaggia non c'è. La più vicina è a una decina di chilometri dal paese, ci dicono, perchè arrivati a Panama un pò per caso e un pò per spirito d'avventura non possediamo neppure una guida. Panama è meno cara della zona caraibica del Costarica ma stranamente noleggiare una bicicletta costa dieci volte di più: il mio compagno di viaggio me lo rinfaccierà più volte dopo che lo costringo ad una Parigi-Roubaix tropicale per raggiungerè la Playa di Bluff dove onde monumentali e dune sahariane ci accolgono nella spiaggia più selvaggia che abbia mai visto. Oddio, fare il bagno è un'impresa, ma se vedessimo Venerdì uscire dalla giungla non ci stupiremmo neppure un pò. I 15 $ per l'escursione in barca tra le mangrovie del Parco naturale di Isla Bastimentos sono sicuramente ben spesi e l'incontro del terzo tipo con un bestione di barracuda nelle cristalline acque di Coral Bay rimmarrà sicuramente memorabile quasi quanto la sfida all'ultimo sangue in un malfamato e fumoso billiardos locale a colpi di birra e di sponda con degli indios più ubriachi che mai ( vabbè lo ammetto prima mi ero fatto un aragosta e una bottiglia di vino nel ristorante migliore del paese, ma era la notte di Natale e una digressione ci può anche stare). Una leggera pioggerellina londinese non riesce a scacciare l'afa soffocante ed è quando il ventilatore della stanza in cui facciamo finta di dormire esala "l'ultim mortal sospiro" che decidiamo di lasciare le Bocas con ancora negli occhi e nel cuore la squisita gentilezza di Maritza, la proprietaria dell' hospedaje che ci alloggia, che l'ultima sera ci invita a cena, il casado ( riso e fagioli) e il pollo che ci offre sono una vera schifezza ma la simpatia e la dolcezza con cui ci tratta ci fanno rimpiangere di dover andarcene. Ora ci attende una ripida impennata sulla cordigliera panamense in cerca finalmente di un un pò di refrigerio...................

ciao,
andrea