Salvador

Si consiglia almeno la lettura dell'introduzione per una miglior comprensione del racconto

16 agosto. Partenza in autobus per il Salvador. [1]

Matteo (18,15-16). Ci sono molti errori nella nostra vita di ricchi. Chi ha il coraggio di farceli notare? Come potremmo in qualche modo correggerci? Quale Chiesa avrà per noi ricchi questa autorevolezza e questa sapienza per coinvolgerci e indicarci altre strade?

Il viaggio è confortevole, il paesaggio non è monotono, ma ondulato e sempre uguale: coltivazioni di caffè, varietà di colori: intensità del verde. Alla frontiera ci guardano con sospetto perché scoprono il nostro visto per il Nicaragua. Il gruppo s'è diviso: otto sono partiti per l'Honduras. Ci danno il permesso per entrare: bisogna pagare per uscire, pagare per entrare.

Il mio compagno di viaggio è un giovane salvadoregno che torna per una settimana di ferie. Lavora in un cafetal del Guatemala, guadagna il necessario per vivere. Il suo sogno, se avesse i soldi: emigrare negli Stati Uniti.

C'è urgenza di arrivare, perché Maria sta male. A mezzogiorno dalla stazione degli autobus telefono a Marco e ad Andrea. Maria si ferma da loro con la broncopolmonite. Andrea ci accompagna a San Luigi. Lì ci danno la chiave di un appartamento e ci accompagnano. E' piuttosto lontano e la nostra processione attira l'attenzione di una pattuglia di militari che ci chiedono chi siamo e dove andiamo. Siamo molto impressionati dalla quantità di militari che presidiano ogni angolo della città e dalla circospezione dei nostri due amici accompagnatori.

L'appartamento semplice e accogliente è del gruppo dei preti-operai lombardi. Ci riposiamo, facciamo il nostro bucato, mangiamo e intanto Andrea ci parla della situazione salvadoregna. Poi arriva Antonia, collaboratrice parrocchiale e la scena è piuttosto pesante. Si arrabbia molto con chi ci ha indirizzato là. Ci invita ad andarcene al più presto e comunque ci permette di passare la notte. Tutto è giustificato dalla paura, dal sospetto con cui sono seguiti gli stranieri, dal clima di terrorismo che governo ed esercito riescono a creare. La nostra accompagnatrice dovrebbe essere Francesca, che andiamo a cercare. Con lei fissiamo un programma di massima.

17 agosto.  Alle ore 7.40 una delle mete di questo pellegrinaggio è raggiunta. Siamo nella Cattedrale, davanti alla tomba di Mons. Romero, San Romero d'America, come canta la poesia di don Pedro Casaldaliga e come sente il cuore del popolo latino-americano e tutti coloro che con quei popoli camminano.

Matteo (18, 21-55): è il Vangelo del perdono. Quanto devono perdonare questi poveri ai loro persecutori perché ci sia la pace!

Un luogo dove ancora ci si può incontrare con una certa tranquillità, senza dare troppo nell'occhio e mettere in pericolo i nostri amici salvadoregni, è la UCA (Università Centro America). [2]

E' retta dai Gesuiti, vi insegna Jhon Sobrino, famoso teologo della liberazione. Prendiamo con lui l'impegno di trovarci lunedì sera; visitiamo la cappella Mons. Romero, affrescata nello stile semplice e nei colori vivi dei salvadoregni. Riusciamo anche a trovare una pensioncina nei quartieri medio-alti, vicino alle grandi vie, in Avenida de los Heroes e facciamo subito il nostro trasferimento.

  All'Università luterana che è ancora un cantiere di lavoro, perché si tratta di adattare una piccola casa, arriviamo alla spicciolata. Un piccolo gruppo di persone (padre Pedro Trini, animatore della comunità di base, una suora, un seminarista spagnolo e un gruppetto di laici), arrivano anche loro alla spicciolata per non farsi notare. Sono cattolici e protestanti.

Si discute di una verifica sulla processione che le comunità di base hanno organizzato due giorni prima, martedì 15 agosto, partendo dalla Cattedrale, in occasione dell'anniversario della nascita di Mons. Romero. Ci spiegano che questo è il gruppo che fa anche da comitato promotore per il Decimo Anniversario della morte di Romero, il 24 marzo 1990. La gerarchia salvadoregna non vuole nessuna iniziativa della base e tende a ridimensionare il grande "impatto" di questo martire nel cuore del popolo. Per loro invece Romero è vita, è coscienza di popolo, è riscatto e dignità, è impegno per uscire dalla repressione. Tutte le Chiese del Salvador sentono come proprio Pastore questo martire e sono d'accordo per una celebrazione ecumenica e per quanto possibile universale di Mons. Romero.

E' stata questa la prova generale per organizzare nel Salvador e in tutto il mondo l'anno di Mons. Romero.

18 Agosto. C'è un rumore che ogni mattina ci sveglia verso le cinque. Sono gli elicotteri che a bassissima quota sorvegliano la città e con sportelloni aperti, mitragliatrici pronte, conservano la pace.


Salvador. Elicotteri militari sorvolano in continuazione la capitale.

C'è lo scoppio delle bombe, soprattutto a danno delle linee elettriche, che fa sentire la guerra. L'interruzione della corrente è realtà di ogni sera e di ogni notte. E' duro questo clima, logora, ci fa sentire come dentro ad una pericolosa prigione. Ci sono i nostri amici che ci avvertono o ci sgridano perché abbiamo detto un nome, perché abbiamo rivelato le nostre intenzioni. La città è piena di ragazzini con la divisa militare e le armi automatiche pronte a sparare.

Il Vangelo di Matteo (19,3-12), parla di pienezza di ogni persona: "Fin dal principio li fece maschio e femmina"; di scelta libera oltre ogni affetto: "L'uomo lascerà suo padre e sua madre". Ma qui, quale pienezza di valori nelle persone, e quale scelta libera in tanta oppressione?

Nella sede dell'U.N.T.S. (Unione Nazionale dei Lavoratori Salvadoregni) ci troviamo con Vincenza e Pietro, due italiani che sono qui per un "progetto di informazione" sul Centro America. Sembra la più naturale e libera delle professioni, eppure il rischio è quotidiano. Nessun tipo di verità e lecito, ogni trasparenza è un delitto. Nella panoramica che ci fanno, il Salvador appare come il punto delicato del Centro America, dove si sta delineando il futuro. Per questo la loro scelta e il loro lavoro rivolto all'Italia si sviluppa su tre livelli:

- un bollettino settimanale di informazione;

- una lettera mensile dal Salvador;

- un'agenzia di stampa.

"Siamo in un momento in cui si sente nascere qualcosa di nuovo, la guerriglia propone di superare la lotta armata per entrare nell'impegno politico. Il governo dice di accettare il dialogo per il dialogo, ma senza avviare nessuna trattativa: non riconosce niente della guerriglia. La Chiesa continua ad avere un forte peso nel coordinamento delle forze sociali. Gli aiuti internazionali che il governo riceve vanno in gran parte all'esercito dove il reclutamento è forzato. Circa 2 milioni di dollari al giorno vengono spesi per la guerra e sono dati dal governo nordamericano. Anche l'Italia ha contribuito lo scorso anno con 100 milioni di dollari in gran parte spesi per l'acquisto di armi. La disoccupazione si aggira sul 35. In questo quadro di degrado sodale-politico e di repressione, operano le organizzazioni popolari".

Dal luglio 1984 esiste il CRIPDES (Comitato Cristiano dei Desplazados Salvadoregni). Le tre responsabili che ci accolgono sono state imprigionate, torturate, violentate. Due mèmbri del coordinamento hanno fatto un anno di prigione. La maggior parte dei desplazados si trova nei campi profughi dell'Honduras con decisa volontà di ritornare. E' nato lì il C.N.R. (Coordinamento Nazionale per il Ritorno dei Desplazados).

Il governo ha offerto tre soluzioni:

- nazionalizzazione come honduregni;

- andare in un altro paese;

- tornare con un'amnistia.

Nessuna di queste ipotesi è stata accettata. L'organizzazione chiede e lotta, non per l'assistenza e il perdono di colpe che non ci sono, ma per la giustizia. Dall'Honduras ci sono stati già tre rimpatri di circa 30.0DO persone, ora è in fase di attuazione il quarto. Il coordinamento visita i desplazados e in base alle loro necessità e richieste elabora progetti di ritorno (già 49 comunità si sono riunite nelle loro terre d'origine). Contano sull'aiuto della commissione giuridica e dell'ONU al quale inviano mensilmente un resoconto. Le Chiese appoggiano questo lavoro anche se con molta prudenza per paura di scatenare il governo che è decisamente ostile. Per esempio il 19 aprile, 64 appartenenti al CMPDES sono stati arrestati e 34 sono stati torturati perché accusati di essere guerriglieri. Sono seguiti sempre e ritenuti illegali, privati di documenti perso-nali, per cui in qualsiasi momento possono essere arrestati. Enormi sono i problemi che devono affrontare per il ritorno dei desplazados, dai maestri per l'insegnamento, ai centri di salute, all'organizzazione dei catechisti. Il governo non permette niente. Attualmente cercano finanziamenti per una clinica in città. Solo l'aiuto delle organizzazioni internazionali permette loro di andare avanti.

U.N.T.S. (Unità Nazionale dei Lavoratori Salvadoregni) [3] . Uno dei responsabili ci presenta la situazione del paese e le loro attività. " II Governo Cristiani è fascista: l'unico suo obiettivo è morte, distruzione, violazione dei diritti umani. Nell'ultima settimana 27 prigionieri e 4 "desaparacidos". Circa 500.000 sono i lavoratori organizzati. Naturalmente il governo li vede come la facciata dellF.LM.N. (Fronte Farabundo Marti di Liberazione Nazionale). In questi ultimi anni i morti sono 24.000. Tentano in tutti i modi il dialogo, ma la violenza diventa sempre più forte. Naturalmente le forme di lotta sono diversificate:

- rivendicazioni salariali e scioperi (operai);

- riforma agraria e conquista della terra (contadini);

-azioni come occupazione della cattedrale e incendio di autobus urbani (disoccupati);

- richieste di credito alle banche (cooperative);

 - varie forme di sciopero: impiegati.

Poiché il popolo è combattivo e organizzato è impossibile mettere tutti in prigione, anche se mentre parliamo vengono a dare notizie di un compagno scomparso da 15 giorni.

La repressione provoca sempre più una reazione nel popolo e maggiore convinzione nelle lotte.

"A mas repressione mas lucha " ( più repressione, più lotta). Si avvicina sempre di più la vittoria anche se ci vorranno sempre più morti. Arena (Alleanza Repubblicana Nazionale) ha un esercito con 65.000 armati, ha l'avallo degli Stati Uniti, ma manca di una base sociale. Il popolo dovrà soffrire sempre di più: gli Stati Uniti aumentano l'aiuto al governo e l'inflazione cresce. Speriamo molto nei movimenti sindacali europei".

Siamo invitati a visitare la CONAMUS (Coordinamento Na-zionale Donne Salvadoregne).

E' sorta nel novembre del 1986 dalle donne e per le donne. E' composta da vari gruppi: maestre, operaie, contadine.

Gli obiettivi sono la promozione integrale delle donne e il lavoro coordinato con organizzazioni nazionali e internazionali di donne.

Ci sono dei laboratori di educazione che servono per far capire le necessità delle donne, attraverso dibattiti, educazione sessuale e giuridica, sostegno concreto di tipo psicologico, medico e ginecologico. (Uno dei grossi problemi è il numero delle donne violentate sia fisicamente che psicologicamente).

Visitano le Comunità di base per insegnare a cucire, a ricamare; ricercano aiuti per costruire case almeno di lamiera (attualmente sono spesso di cartone). Redigono ogni due mesi un bollettino di collegamento e di informazione che cercano di diffondere il più possibile.

Hanno prodotto anche un videocassetta "Donne in lotta" e sono presenti in una emittente televisiva locale che si chiama "Aprendo strade". Tutti i sabato mattina dalle 10,45 alle 11 va in onda il loro programma. E' un messaggio a tutte le casalinghe su argomenti di educazione sessuale (70 sono ragazze madri), sulla pornografia (grande problema), sulle violenze, sull'alto costo della vita.

19 Agosto. Al Centro educativo battista ci riceve il pastore Palacio. E' laureato in sociologia e in scienze politiche. E' il coordinatore del D.N. (Dialogo Nazionale). [4]

In questo dialogo c'è una speranza, anche se il governo è sospettoso e in particolare non accetta più la mediazioni della Chiesa cattolica come era costume del Governo Duarte. La novità però è l'unione delle Chiese e l'impegno per la negoziazione che non può essere ignorato, anche perché le Chiese sono oggi la forza più rappresentativa del popolo. La piattaforma che insieme hanno preparato e presentato propone di sradicare la guerra con la giustizia, con nuove strutture e con campagne di educazione alla pace. A volte sorgono difficoltà all'interno delle Chiese: i dirigenti non sono abbastanza a contatto e non vivono le condizioni dei fedeli.

Le Chiese però hanno molto aiutato i poveri a organizzare e a scoprire che essi sono il soggetto fondamentale della costruzione del Regno.

Ore 11: il Vescovo luterano Medardo ci riceve in una modesta e buia stanzetta attigua alla sua chiesa. In lui la gente, ci diceva Palacio, rivive la figura di Romero. Nella chiesa luterana si sta svolgendo una liturgia per ricordare i morti della repressione.

Ci parla molto del suo cammino di conversione attraverso i poveri. Perché bisognosi, Dio li ama in modo particolare. Naturalmente questa sua scelta ha dei costi: per esempio la Chiesa luterana degli Stati Uniti da cui dipende, gli ha tolto il salario. Ma ora sente che il suo vero salario è l'amore del popolo che lo circonda e la vitalità nuova della sua piccola Chiesa che ha appena 50 parrocchie. Poiché si vive in stretto contatto con il popolo, non si sente il bisogno di proselitismo e i rapporti con le altre Chiese, compresa quella cattolica, sono ottimi.

Un'altra dimensione della sua conversione è la scoperta del valore della donna. Negli Stati Uniti, dove ha ricevuto la sua educazione pastorale, lo avevano messo in guardia dalle donne: ora si è reso conto del valore divino che la donna ha e può esprimere anche nell'azione pastorale. E' pericoloso per la Chiesa perdere questo grande valore ed è un segno dello Spirito l'ordinazione delle donne, come fa la sua Chiesa. A noi chiede quattro tipi di aiuto:

- la preghiera: perché senza preghiera non si fa niente;

- l'azione: aiuto al paese, ma sempre condizionato al rispetto dei diritti umani;

- dialogo: viverlo e favorirlo non solo tra le Chiese, ma in tutte le dimensioni;

- istituzioni umanitarie: favorirle, svilupparle, inviare delegazióni per conoscersi e incoraggiarsi.

Nella chiesa c'era tutto il coordinamento della CODEFAM (Coordinamento di Donne Madri e Familiari di Morti e Desaparecidos). [5]

E' una ennesima storia di madri che vogliono sapere qualcosa dei figli scomparsi. E' una irriducibile ricerca da un ufficio all'altro, da una autorità all'altra, senza mai risposta e con pericolo continuo della vita. La loro lotta si svolge ovunque: nelle chiese, negli uffici, soprattutto nelle strade con manifestazioni. Nel 1987 in seguito alla loro azione sono stati liberati 450 prigionieri politici. Nel gennaio dello scorso anno trenta di loro sono state catturate dai corpi speciali. Da un mese una signora, là presente, ha il figlio sequestrato ed è riuscita a vederlo orribilmente torturato. Ognuno ha la sua storia dolorosa: " Usciamo di casa e non sappiamo se ritorniamo. Tre volte abbiamo chiesto udienza al presidente Cristiani, ma inutilmente".

Al pomeriggio nella sede dell'M.P.S.C. (Movimento Popolare Social Cristiano) [6] incontriamo uno dei responsabili.

"Nel Salvador", ci spiega, "la situazione è abbastanza chiara. Esistono tre poteri: forze armate, borghesia, Stati Uniti. Il popolo elegge un rappresentante di questi poteri. Così è stato con Duarte, così era con Arena.

L'F.LM.N.  ha sbagliato a non partecipare alle elezioni, perché sono comunque un fatto politico. Ora l'Arena ha tutto il potere. Si divide in tre gruppi: militari, duri, politici. I militari difendano gli interessi della destra e gli squadroni della morte. I duri del settore politico (D'Aubuisson) vogliono una repressione legale e la guerra a bassa intensità come è nel programma degli Stati Uniti. Cristiani si trova già in difficoltà per il suo tentativo di mediazione con la guerriglia. UFLMN è disposta a negoziare, ma l'Arena vuole solo la scomparsa della guerriglia".

Ci troviamo alla sera con Paolo, uno del Comitato promotore dell'anno di Monsignor Romero.

La situazione è difficile: " Quelli che hanno ucciso Monsignor Romero sono al potere e vogliono cancellarne la memoria. La gerarchia cattolica non vuole iniziative del popolo, ma mons. Romero è del popolo e non è proprietà privata di nessuno".

Per questo le CEBES (Comunità di base), la CONIP (Chiesa Popolare) e tutte le organizzazioni popolari hanno accolto la proposta di Mons. Casaldaliga: Mons. Romero santo delle Americhe. Molti Vescovi tra cui il Card. Ams, li hanno visitati e incoraggiati nel loro progetto che si va orientando verso questi obiettivi:

- maggiore unità ecclesiale, superando le varie divisioni attuali, senza creare nuove strutture;

- nuovo impulso e nuova linea pastorale delle organizzazioni popolari ecclesiali;

- incontri e pubblicazioni sulla figura di Romero;

- settimana del 24 marzo con rappresentanze ecclesiali di tutto il mondo (chiedono anche la presenza di un vescovo italiano); per questo hanno bisogno di contatti a livello internazionale e anche di aiuti economici.

20 agosto. E' domenica ed è previsto un incontro con la comunità di Yagapaquè. E' a un'ora di camionetta. Ci trasporta un signore, molto impegnato che ci da parecchie notizie interessanti. Arriviamo alla chiesa parrocchiale dove un padre gesuita celebra la Messa. [7] Parrocchia e comunità varie sono coordinate da tre suore. C'è molta povertà a causa della disoccupazione. C'è lavoro solo durante la stagione del caffè, per tre mesi all'anno. Insieme con la gente organizzano un progetto globale: catechistico, sociale e agricolo con l'aiuto di una organizzazione di volontariato di Segovia (Spagna). I 18 mila abitanti sono sparsi e le suore hanno suddiviso in tre zone tutta l'area.

Lavorano qui dal 79 e attraverso i gruppi biblici hanno visto grandi cambiamenti nella mentalità della gente. Ci sono ormai una cinquantina di gruppi. I giovani sono il grosso problema, perché sono senza lavoro, senza futuro e soggetti a continue retate dell'esercito per il servizio obbligatorio. L'arcivescovado aiuta anche con prestiti i piccoli progetti che vengono dalla base. E' il caso di Mario, un giovane di 23 anni, uscito da una triste storia di sfruttamento e di miseria proprio con l'aiuto delle suore. Ha potuto costruire un forno e aggregare altri otto giovani che vivono con lui in comunità e che a loro volta hanno aperto un panificio in paese. Ci porta un po' in giro e ci fa entrare in una misera abitazione per salutare un giovane amico che sta morendo di tumore osseo.

Verso mezzogiorno arriva un amico e mentre mangiamo, Mario ci racconta la sua storia e la storia della CONIP (Chiesa Popolare). La sua storia si intreccia con quella di Mons. Romero e con il cammino delle comunità di base, intrapreso a partire dal Vaticano II. Le sue convinzioni maturate erano che:

- ogni membro della comunità è Chiesa;

- se è Chiesa, deve avere tutti i diritti e l'impegno per partecipare all'edificazione della Chiesa;

- la Chiesa ha la responsabilità di organizzarsi per combattere le ingiustizie della società e per difendere la dignità della persona.

In prima persona ha vissuto la repressione subendo tre attentati ai quali è sfuggito per caso, mentre undici dei suoi amici sacerdoti sono stati uccisi. Divide il cammino delle comunità di base in tre periodi:

- l'età dell'oro, anche se nella repressione, fino al 1980 con Mons. Romero;

- momento del sospetto da parte civile e religiosa e dispersione dei mèmbri;

- periodo attuale di ripresa e rinnovamento dovuti alla forte fede e alla speranza del popolo. Ripresa che resta però sempre circondata da sospetto: lui stesso è ignorato dall'Arcivescovo e i suoi rapporti con i preti sono solo personali e informali.

Tuttavia l'impegno è forte. C'è ora anche una buona organizzazione che va fortificandosi in varie parti del Paese. Lui è al servizio di queste comunità e mantiene anche i rapporti internazionali. Certamente hanno bisogno di appoggio economico, sia per il normale lavoro, sia per l'anno internazionale di Mons. Romero.

21 agosto. Matteo (19, 16-22). E' la realtà dei poveri l'orizzonte della fede. Il ricco ha la faccia triste ed ha paura. La Parola di Dio attraverso i poveri ha cambiato la vita di Pedro-Medardo-Romero. Mario è la vita nuova, diventata impegno e dono: l'abbiamo constatato e ne siamo testimoni.

Ore 9. Ancora una volta per andare dall'Arcivescovo passiamo davanti all'ambasciata americana. E' un bunker di cemento, circondato da filo spinato, da marines e soldati dell'esercito salvadoregno. I consiglieri americani per questo piccolo paese sono 350. C'è anche una lunga fila di gente che chiede di andare a lavorare negli USA.

Abbiamo appuntamento con Mons. Urioste, Vicario generale di Mons. Romero e ancora in carica. Ci parla con partecipazione e calma di Romero.

"E’ stato un momento culminante della testimonianza della Chiesa. Fu un particolare dono di Dio per questo piccolo paese. Non ci si può chiedere quale continuità, ma solo constatare il dono che abbiamo ricevuto e continuare in fedeltà la strada tracciata. Oggi come sempre, il rinnovamento della Chiesa viene dalla base, dalla sofferenza di questo popolo che sta dandola risposta che Dio vuole. Questa gente ci predica con fede, ci vuoi vedere e ascoltare, e questo mantiene vivo lo spirito di Mons. Ramerò. Il decimo anniversario è difficile celebrarlo qui per la durezza della situazione. In ogni modo a cura dell'arcivescovado saranno pubblicate le sue omelie e il suo diario che va dal 78 alla vigilia della morte. Gli americani hanno anche preparato un film sulla sua vita.

La mia vita continua come prima. Mi occupo delle religiose e delle comunità marginalizzate. Attualmente sto seguendo il ritorno dall'Honduras del quarto gruppo di 'desplazados ' ".

Ci diciamo sorpresi dalla situazione di marginalizzazione di Pedro e risponde che l'arcivescovo lo sente più come un politico e un emissario all'estero delle forze politiche di sinistra che un prete. Ad ogni modo il nostro interesse e la coscienza del popolo povero e perseguitato ma vivo, sono segni di grande speranza.

La tienda della cooperativa delle donne ci accoglie e là incontriamo una conoscenza fatta in Italia: è un catechista che continua il suo lavoro in mezzo a tanta repressione. Alla sera ci accoglie alla U.C.A.   p. Sobrino. Parla con semplicità, perché pur essendo un accademico partecipa alla dura vita del popolo.                                           

"In questo paese si scopre che la maggioranza dell'umanità non

è come noi. Cos'è un essere umano quando storicamente la sua vita

è condannata alla fame, alla malattia, alla morte e questo in tempo di pace? La carta dei diritti umani qui è inganno: nascere in Italia

è completamente diverso che nascere in Salvador. Come possiamo allora esercitare solidarietà e misericordia verso questi esseri umani?

E' un cammino che passa attraverso questo itinerario:

- La verità: si sappia e si conosca la verità. E' una battaglia difficile. Bisogna che anche nelle conferenze episcopali, negli incontri religiosi, si lascino tante questioni inutili e si faccia conoscere la realtà di questa gente.

- Interpretare la verità: nelle nazioni sviluppate si dice che questa gente non vuole lavorare: la radice del male è l'ingiustizia del mondo occidentale che ruba tutto a questa gente.

- Mettersi dalla parte dei poveri: facendo pressione sui leaders perché si impegnino a cambiare le strutture.

- Venire qui: è importante che questa gente capisca che non sono orfani, che possono contare su amici di altri Paesi.

- Essere buoni cristiani nel proprio Paese. La solidarietà deve diventare scambio e capacità del primo mondo di ricevere. L'antropologia del primo mondo rifiuta di ricevere dalla gente povera e ignorante, eppure qui io ho trovato dignità e luce. Non è una teologia che ho ricevuto, ma luce, perdono e grazia. Rappresentiamo un mondo che ha portato danni; noi gesuiti abbiamo educato gli oppressori eppure questa gente non ci chiude le porte, anzi ci accoglie nel perdono e nella grazia.

Qui in Salvador arriva sempre gente: significa che qualcosa si riceve. Per il futuro sono ottimista perché la realtà sta forzando a terminare la guerra. La gente vuole la pace e militarmente non c'è soluzione. I/FLMN non vuole la vittoria militare e basta, ma l'accordo, anche per non suscitare i "contras". D'altra parte l'Arena è sempre più rigida, la politica nordamericana favorisce la guerra di bassa intensità, la gente diventa sempre più povera, ma anche sempre più cosciente della sua forza morale e questo ci fa sperare nella pace".



[1] Dopo l'iniziale soggiorno in Guatemala il gruppo si divide in due e il l6 agosto una parte si dirige in Salvador, l'altra in Honduras. Si riuniranno definitivamente a Managua il 21 di agosto, per visitare insieme il Nicaragua.

[2] E" la più famosa Università del Centro America. Purtroppo negli ultimi giorni di novembre 1989 gli squadroni della morte hanno massacrato due donne, il rettore Della curia e altri 5 gesuiti.

[3] E' il più grande coordinamento delle forze popolari organizzate del Salvador. Oltre alle varie centrali sindacali, molti altri organismi trovano in esso riferimento e sostegno. Si articola in un Comitato esecutivo e in cinque commissioni: propaganda, relazioni, educazione, diritti umani, finanze. L'obiettivo è di tener vivo l'impegno delle singole organizzazioni e lavorare su questi campi: misure economiche – riforma agraria - soluzioni politiche - diritti umani.

[4] In Guatemala Dialogo, in Salvador Debite :sono coordinamenti di tutte le forze sociali e politiche che le Chiese propongono affinché tensioni e conflitti si compongano nel dialogo.

[5] E' stato fondato nel 1981, e la sua stessa fondatrice è tra gli scomparsi.

[6] E' un partito nato nell'80 come scissione dalla D.C. , non per contrasti ideologici, ma perché la D.C. si è alleata con le forze armate e con gli Stati Uniti.

[7] Questo padre risulta tra i sei torturati e massacrati dagli squadroni della morte nel mese di novembre di quest'anno.