di Antonello
In nave da Genova a Buenos Aires e ritorno - Ricordi di viaggio.
Istruzioni per l'uso: Ho navigato come Ufficiale di coperta per 2 anni, '79
e '80 e non avevo mai buttato giù su carta (si fa per dire) i miei ricordi.
Non so se ci potrete fare qualcosa quindi .. In Brasile ci sono tornato poi
come turista nel '95 e nel '99. Agosto 1980.- Mi presento al direttore del personale
e gli chiedo se sia possibile cambiare nave. Sono abbastanza stanco di fare
la rotta del nord-america (12 mesi su una porta containers) e mi piacerebbe
andare su una nave "merci varie" sulla Genova/Buenos Aires per fare
un po' di esperienza. Il direttore è una brava persona e, dopo un rapido
consulto con gli impiegati, mi dice che potrebbe avvicendarmi con un allievo
ufficiale che, nella mia stessa situazione, avrebbe piacere a passare sulla
rotta nord-america. Nel giro di una settimana mi ritrovo imbarcato sulla motonave
"Mazzini". E' una nave un po' vecchiotta ma accogliente . E' stata
costruita dai danesi circa 15 anni prima e in cantiere hanno fatto largo uso
di legnami per gli interni delle cabine e tutti gli altri arredi. Il ponte di
comando è bellissimo: è fatto a tavoloni di tek e gli ottoni sono
luccicanti. Mi presento al comandante e questi mi presenta al 1°Ufficiale
con cui lavorerò a stretto contatto. E' quasi l'ora di pranzo è
il 1° Ufficiale mi invita nella sua cabina a prendere un aperitivo. Ci sono
tutti gli Ufficiali e vengo presentato al gruppo: hanno tutti facce simpatiche
e penso che mi troverò bene. Il 1°Uff.le è un estimatore del
Brasile e prepara per i presenti una buona Caipirinha in verità un po'
carica e mi ritrovo quasi brillo. L'indomani partiamo per Livorno: dobbiamo
fare un carico postale e imbarcare un po' di elettrodomestici per l'Argentina.
Riusciamo a stare poco in rada (1 giorno) e nel giro di 48 ore riprendiamo il
mare. Niente scali in Spagna, questa volta, e quindi andiamo dritti: primo porto
di destinazione Rio de Janeiro. La navigazione fino a Gibilterra non rivela
sorprese ma dopo il faro di "Tarifa" troviamo un po' di buriana. Non
ho ancora provato questa nave con mare grosso ma sembra che se la cavi egregiamente.
Costeggiamo le coste marocchine a circa 5 miglia di distanza. E' pieno di pescherecci
e infatti dobbiamo fare un po' di slalom. Il fondale, per essere così
distanti dalla costa, è sorprendentemente basso (la piattaforma africana).
Costeggiamo le Canarie e poi giù fino alle isole di Capo Verde (veramente
brulle e desolate! Chissà come mai ci va tanta gente). E' sorprendente
il numero di pesci volanti che ad ogni onda escono dall'acqua: sembra quasi
si rifiutino di accettare la loro vita acquatica e vogliano spiccare il volo
per davvero. Ogni mattina il cuoco si fa un giro sul ponte a recuperare i pesci
che hanno volato un po' troppo e quindi abbiamo pesce fresco a volontà
(sono davvero buoni). Passiamo l'equatore. E' obbligo per ogni marinaio o ufficiale
che passi il... di offrire da bere all'equipaggio. Conosco già questa
storia. Ho dovuto pagare da bere anche la prima volta che sono uscito da Gibilterra.
Ma tant'è, in nave la cambusa è a buon mercato e quindi ogni occasione
è buona per festeggiare con i colleghi. Intanto si inizia a vedere sempre
più marcata, giorno dopo giorno, la "Croce del Sud". Per me
questo cielo è completamente nuovo e per chi naviga le stelle sono la
mappa con cui orientarsi e trovare la strada (ora ci sono, per fortuna, altri
strumenti come il GPS). Oramai siamo in pieno Atlantico ma l'aria è molto
calda. Sembra che qualcuno abbia acceso un grosso termoconvettore e lo abbia
puntato contro la nave. La nostra rotta prevede di avvicinare il Brasile all'altezza
di Recife e quindi troviamo sulla nostra rotta le isole di Fernando de Noronha,
che all'epoca erano ancora una colonia penale. Passiamo molto vicino e ci mostrano
un paesaggio veramente splendido. Una macchia di verde in mezzo al blu. Le isole
Fernando de Noronha sono diventate meta del turismo miliardario del Brasile
(e naturalmente dei loro politici corrotti): sono veramente uno dei pochi paradisi
rimasti (ma non ditelo a nessuno). Finalmente siamo in Brasile. Posso sentire
le canzonette alla radio e cosi faccio un po' l'orecchio al portoghese. Dopo
un paio di giorni arriviamo a Rio de Janeiro dove staremo poco tempo: 1/2 ^giornata.
L'arrivo nella baia di Rio è comunque emozionante. La baia di Guanabara
è' sicuramente la baia più bella che abbia mai visto (mi dicono
che è la più bella del mondo insieme ad un'altra in Madagascar
ma non ricordo il nome). Arriviamo al mattino e la giornata e tersa. Passiamo
tra i due forti che dominano l' ingresso della baia . Ammiro il "Corcovado"
e il "Pan di Zucchero" ma non c 'è tempo. In porto "le
mani" si mettono subito al lavoro (per loro è inverno - 20 gradi-
e qualcuno ha anche una giacca a vento) io ho solo il tempo di andare in un
"botequim" a farmi preparare una "Vitamina" (un succo di
frutta misto). Vedo solo i dintorni del porto, la "Casa del caffè"
e Praça Mauà( ci saranno altre occasioni penso). A Pranzo l'Agente
generale della compagnia ci aggiorna sulle ultime novità del Brasile.
La sera partiamo per Santos e alle prime ore del mattino mi svegliano per dare
fondo in rada. La mattina con le prime luci do un occhiata alla città
e mi sembra ci sia qualcosa che non và: i palazzi sulla spiaggia (dei
piccoli grattacieli) sono tutti storti. Il 1°Ufficiale mi spiega che si
è costruito in fretta e non ci si era resi conto della cedevolezza del
terreno e quindi... Lo spettacolo è strano. Dopo 24 ore si entra in porto
risalendo il fiume. Arriviamo e iniziamo subito a sbarcare merce. Staremo 4
giorni perché dobbiamo imbarcare 11.000 sacchi di caffè. Possiamo
uscire e si va a fare un po' di spese. Andiamo in una specie di bazar dove i
colleghi fanno incetta di "tronchetti brasiliani": ne compro qualcuno
anch'io. "O gerente" mi vuole convincere a comprare un "Gatto
Montes" (una specie di Lince) un po ' troppo grande per i miei gusti (40
chili di gatto!). Ci sono anche tutta una serie di pappagalli tra cui i bellissimi
"Arara Azul" e dei Tucani che mi piacciono molto. Ma le leggi di importazione
di questo genere di animali in Italia sono molto ferree. Ai giorni nostri il
governo brasiliano sta cercando di proteggere queste specie dal bracconaggio,
ma se andate nel nord del paese a Belèm potrete acquistare queste specie
protette senza difficoltà (ma non fatelo vi prego!). Andiamo in giro
per la città e, specie nei bar, mi rendo conto della socievolezza dei
brasiliani. Il Santos (la squadra di calcio) sta giocando una partita molto
importante e tutti vogliono commentare le prodezze del giocatore di punta della
squadra (Socrates). Come scoprono che siamo italiani si scatenano in commenti
sul calcio (che a me non piace). Ma i brasiliani sono fatti così: non
cè niente di meglio di un buon "batè-papo" (una chiacchera).
La sera andiamo da assaggiare la "feijoada" in un buon ristorante
del centro. Alcuni Ufficiali, che conoscono meglio la lingua, fanno subito amicizia
con delle ragazze vicino al nostro tavolo mentre io, l'allievo ufficiale di
macchina e l'agente della compagnia che è un simpatico ragazzo brasiliano,
decidiamo di andare nella via dei bordelli. Si chiama "Rua General Camarà"
ed è impressionante. Una strada lunga e fitta di locali "equivoci"
uno attaccato all'altro. Santos è il porto principale dello Stato di
San Paolo, che a sua volta e la regione più ricca del paese. Ci sono
centinaia di navi ormeggiate provenienti da tutto il mondo e i marinai sono
tutti in libera uscita! Ci sono alcuni marinai che bevono fino allo stordimento.
Uno a fianco a me (norvegese) cade a faccia a terra dopo l'ennessima "Caipiroska".
Noi entriamo in un locale dal nome che è tutto un programma "Love
Story". All'interno gli spettacoli si alternano: spogliarelli, show di
"chibungos" (travestiti) e altro. Rientro in nave alle 9 del mattino,
il comandante mi guarda in faccia e mi manda a dormire (avrà avuto anche
lui 20 anni dopotutto). La sera ceniamo in nave e con l'allievo di macchina
ci ripromettiamo di "fare da bravi". Comunque, pensiamo, nulla ci
vieta di uscire a bere "uma cerveja bem gelada" . Si va dal cuoco,
che grazie al suo remunerativo business del contrabbando di liquori e sigarette,
è sempre pieno di valuta locale (all'epoca cruzeiros), ed usciamo. Non
c'è niente da fare. Abbiamo 20 anni e rientriamo di nuovo alle 9 del
mattino. Intanto imparo un po' di portoghese e inizio a cavarmela. Dopotutto
trovo molti punti di incontro con i dialetti della Sardegna da cui provengo.
Sono un appassionato di musica brasiliana (Chico Barque, Gal Costa, Tom Jobim,
Elis Regina) e chiedo all'agente di procurarmi della musica nuova, ma con mia
sorpresa mi accorgo la maggior parte dei brasiliani ascolta solo "canzonette"
che durano una stagione: sono molto orecchiabili e dopo averle sentite una volta
le canticchio. La musica più sentita in assoluto alla radio è
quella di Roberto Carlos. Lasciamo Santos e partiamo per Itajaì a caricare
tabacco. E' una cittadina piccola e silenziosa. Io e l'allievo di macchina siamo
un po' delusi ma la sera proviamo a uscire. Dopo aver passato la serata in una
"boite" senza riuscire a scambiare una parola con nessuno, chiediamo
a un taxista di portarci in qualche luogo per "marinai". Ci porta
in una specie di villaggio sulla spiaggia fatto di soli bordelli (circa 20)
scappiamo a gambe levate perché siamo, apparentemente, i soli clienti
in circolazione. Lasciamo Itajaì e andiamo a Riogrande do Sul. Per entrare
in porto si risale un fiume e quà la corrente è piuttosto forte.
Dobbiamo fare un carico di graniti pregiati da portare a Massa Carrara per la
lavorazione. Lo stato di Rio Grande è una immensa miniera, dove potete
trovare un po' di tutto: dal topazio di Rio Grande (famoso), all'oro, ai graniti
particolari. La città è piccola ma carina, ha anche un mercato
all'aperto diventato una specie di museo dove fino al secolo scorso vendevano
gli schiavi importati dall' Africa. La sera andiamo in una "boite"
del centro dove prendo una sbornia colossale. Non tanto per la quantità
di alcool bevuto ma per la sua cattiva qualità. In Brasile la acquavite
di canna "cachaça" viene fatta anche artigianalmente e se è
fatta male sono dolori! Comunque i colleghi si prendono cura di me e mi mettono
all'ingresso del locale a prendere aria mentre i Gestori mi mettono su una sedia
a staccare biglietti di ingresso (questo me lo raccontano i colleghi il giorno
dopo perché io non ricordo nulla). La notte vengo riportato a bordo tra
le braccia a peso da uno dei mariani più forzuti. Il giorno dopo il comandante
si congratula con me e dice che sono proprio un "uomo di mare". Partiamo
per l'Uruguay. Il clima inizia a rinfrescare. Al passaggio tra le acque brasiliane
e quelle uruguayane dobbiamo metterci sotto il controllo radar della marina.
Nel paese c'è l'ennesimo dittatore da strapazzo e il controllo su chi
entra ed esce dal paese è ferreo. Arriviamo nel Rio della Plata che è
una specie di mare color fango (dove l'avranno visto l'argento è un mistero)
e diamo fondo di fronte a Montevideo. Sotto bordo vengono a salutarci delle
orche e rimango molto impressionato. Nel porto staziona la flotta da guerra
dell'Uruguay ch è una specie di ammasso di ferraglia arrugginita. Chi
dovrebbero spaventare con queste navi? Gli argentini o i brasiliani? A bordo
arrivano in ordine sparso: polizia marittima, immigrazione, vigili del fuoco,
guardia di finanza. Tutti devono avere la loro dose di stecche di sigarette
e casse di liquori altrimenti sono dolori (un motivo per fare una multa salata
lo si trova sempre). Tutto bene, ma dopo un paio d'ore vengo chiamato dal marinaio
di guardia in coperta e devo scendere di corsa con un 5 stecche di sigarette
in mano per convincere un tenente a non metterci una multa di 15.000 dollari
per non aver messo un pararatti. Il paese è tutto così. I colleghi
mi dicono che in argentina il clima non è migliore. La sera usciamo e
vedo la città. La prima cosa che noto è che il tempo sembra essersi
fermato al secolo scorso. Non c'è nessun indizio di modernità.
Anche le macchine risalgono agli anni '20. I colleghi mi spiegano che c'è
un regime autarchico e le importazioni sono bloccate. La città è
molto bella ma il clima che si respira è grottesco! Hanno fatto una legge
che vieta di farsi crescere la barba (i barbudos sono criminali e rivoluzionari).
La notte andiamo a vedere il celebre locale notturno "Cubilete" ma
non mi piece per niente. Nel giro di 2 giorni carichiamo 400 tonnellate di carne
congelata che dobbiamo portare in Spagna (Barcellona). L 'agente ci comunica
che è arrivato un telex da Genova e al ritorno dobbiamo fare scalo a
Bahia per fare un carico di Sisal (una fibra tessile). L'idea mi stuzzica poiché
ho letto qualche libro di Amado e mi pare già di conoscere la città.
Partiamo per Buenos Aires e risaliamo il Rio della Plata. Dobbiamo stare in
rada un paio di giorni e in porto staremo circa 10. Nei due giorni in rada proviamo,
al tramonto, a vedere il raggio verde ma io non vedo un bel niente (forse non
ho abbastanza immaginazione). L'ufficiale telegrafista afferma di averlo visto
distintamente. Entriamo in porto e abbiamo libera pratica. Buenos Aires è
una bellissima città ma la dittatura ha trasformato il carattere della
gente. Gli altri ufficiali che hanno viaggiato in questo paese per anni mi dicono
che una volta era un paese allegro come il Brasile. In giro c'è molta
polizia e il costo della vita è assurdamente alto. Si vedono in giro
solo macchine nuove americane (poi si scoprirà che i soldi anche nostri
che provenivano dall'FMI per dare impulso all'economia se ne erano andati per
larga parte in consumi per le classi vicine al regime). Ci sono delle vie centrali
"Florida", pedonale, e Coriente (se non ricordo male) che brulicano
di caffè e locali: sono quasi tutti vuoti. La gente non ha molta voglia
di divertirsi. Ceniamo quasi sempre in un ristorante che credo esista ancora
"L'Estancia". Ho ancora vivo nella mia mente il sapore di quella carne:
mai mangiato niente di più buono e saporito. All'ingesso c'è una
specie di cucina all'aperto con dei "Gauchos", vestiti in maniera
tradizionale, che preparano l'asado. A tavola venite serviti, seconda di cosa
ordinate, con un barbecue portatile che viene messo sul vostro tavolo. Mano
a mano che la carne cuoce vi servite. Le operazioni di carico e scarico della
nave procedono con lentezza. Dobbiamo trasportare un carico di scarti di lavorazione
della macellazione ( ossa piene di mosche: uno schifo!). Le ossa verranno poi
trasformate in Italia in grasso animale per i più vari scopi: cosmesi,
additivi alimentari (come credete che facciano la nutella e i dadi per il brodo?).
I dieci giorni passano presto perché per noi sono proprio una pacchia.
Infatti si lavora poco e in più posso riposarmi dal tour de force brasiliano.
Partiamo per Bahia e, dopo una tempesta e qualche giorno di navigazione arriviamo.
L'arrivo nella "Bahia de todos os santos" è proprio bello.
A destra il "Farrol da Barra" a sinistra la bassa l'isola di Itaparica
(dove i bahiani ricchi passano il fine settimana). Entrando in porto si vede
la città snodarsi verso l'alto e si nota subito "o elevador"
per andare dalla città bassa alla città alta. Staremo 3 giorni
e in nave non ho molto da fare. Prima vado a vedere "o mercato modelo"
nella "cidade baixa" che è il centro principale in cui comprare
artigianato, soprattutto legno e pietre semipreziose. L' artigianato brasiliano
è molto bello e ora ('99) anche economico. Alcuni colleghi vogliono comprare
"pedras" da portare a casa. Andiamo da "Gerson" (se volete
comprare pietre in Brasile compratele o da Gerson oppure da Stern, sarete sicuri
di quello che avete comprato). Gerson è produttore ma allo stesso tempo
taglia le pietre e le vende. In particolare hanno miniere di smeraldi e di acquemarine.
La sera andiamo a vedere il "Pelourinho" (il centro storico di Bahia
che all'epoca era piuttosto pericoloso e in mano alla delinquenza. Oggi c'è
un poliziotto ogni 10 metri ed è stracolmo di bahiani e turisti). Vado
a vedere la casa di Amado che è stata trasformata in museo (è
proprio sulla piazza del "Pelourinho" di fronte al ristorante "Senac"
che vi consiglio caldamente). Adesso Amado (se non è morto, ma spero
di no) vive 6 mesi a Parigi e 6 mesi in una casa nel quartiere di "Rio
Vermelho" a Bahia. Più tardi finiamo la serata in una "boite".
Conosco una ragazza che mi spiega un po' di loro credenze religiose (Oxum, Xangò,
Jemanjà, che a Cuba chiamano Yemanjà). Mi dice che devo procurarmi
una "figa" (un amuleto consistente in braccio miniaturizzato. La mano
è chiusa con il pollice tra l 'indice e il medio), mi da anche un nastro
do "Senor do Bonfim" che mi lega con tre nodi stretti (vengono chiamate
"fitas bentas" traduzione: fette benedette). Mi dice che quando si
rompe realizzerò tre desideri (facile: desidero tornare a Bahia e rivederla
e tra un mese sarò di nuovo qua). I tre giorni a Bahia passano presto
e partire per l'Europa è cosi triste (tenho ja muita saudade). Riprendiamo
il mare con destinazione Barcellona ma la mia mente è di nuovo in Brasile!
Ciao, Antonello.