di "Il re del Togo"
UN AFFETTUOSO SALUTO AL NOSTRO COMPAGNO DI VIAGGI VIRTUALI ANDREA [NdIHV]
l'avete voluto voi..........
Argentina, 17ott-14nov 2000
Buenos Aires
Enorme e soffocante ci sono cose che mi sfuggono in Baires, sono troppe le contraddizioni
per una Parigi sudamericana: i modernissimi centri commerciali e le boutiques
alla moda espongono merce da mercato rionale, internet point come funghi contaminano
le vie del centro, esauste fiat Regata sfrecciano al fianco di taxi belle epoque
e fiammanti Chevrolet (sintomo di una fase Hobart nevrastenica?) e spedire un
postal mi costa quasi 5$, troppi, decisamente troppi per per chi ha nel cervello
e nel cuore la Patagonia. Baires è un treno che corre verso il Retiro
attraverso supermercati coreani, colibrì in gabbia e venditori di penne
improbabili e gentili, Baires è un treno troppo simile ai nostri "pendolari"
per considerarla un'estranea, Baires non ha il mare e se lo ha non c'è.
Dov'è Zarate? Dov'è Puerto Madryn? sogni di milleeuna notti passate
in banchina... La cultura della Recoleta è congelata e rassegnata. San
Telmo come Genova: aristocratico e decadente.
La Boca assediata da affamati immigrati boliviani pulsa solo attorno alla sua
Bombonera e Plaza se Mayo è un pugno in faccia troppo piccolo per non
continuare a perdermi tra parchi e quadre in cerca di qualcosa da ricordare.
L'immensa periferia e i quartieri residenziali con piscine al seguito sono la
cornice labile di un quadro falso, la patacca che si vende ai turisti sprovveduti,
come il tango, che non è la musica degli argentini o perlomeno non lo
è più: la chacarera, il carnavalito e il samba (diverso da quello
brasiliano, più melanconico e stralunato) suonate e danzate in palestre
con tanto di quadro svedese apposto ai muri dove tra asado ed empanadas si viene
rapiti dal ritmo del panuelo che svolazza insieme al ricordo nostalgico del
paese lasciato sono invece un concentrato di effervescenza e genuinità
e stonano con il rammarico di una foto non fatta.
Il resto sono Ernesto, vecchio magueleros proprietario di Radio Folclore che
sbraita contro il capitalismo e il Rock'n'roll (non ho proprio cuore per dirgli
che sono uno sfegatato fans i Zeppelin e Iggy Pop e allora parliamo di Castro
Mina e De andrè), il venditore di farinata della Boca che si lamenta
perchè vogliono vendere il gioiello Saviola, i falsi manager della city
che si muovono secondo falsi ritmi newyorkesi, l'operaio della Bayer a 1500
$ mese che non ha mai visto la neve perchè deve mandare i figli a scuola,
la tv via cavo che ti annichilisce ovunque e comunque........ ma questa non
è forse vera Arghentina: lo si capisce da come i portenos pronunciano
la giubia.
(IL NORDOVEST)
Avete mai pianto in viaggio? io si, e non per dolore rabbia o sconforto ma
per la bellezza monumentale di un paesaggio oltre ogni logica. .Il selvaggio
nordovest dell' Argentina è una gemma di rara bellezza incastonata tra
Bolivia e Cile e tu ci capiti quasi per caso.......
I quattromila metri della Puna vegliano su Salta "la linda" che è
solo l'antipasto di scenari che hanno poco di terrestre. Ti fai una humita nel
bar del mercato e immagini la valle del Rio de las Conchas, La Garganta del
Diablo, La valle del Calchaquies e pensi agli occhi azzurri di Billy the Kid,
poi ci vai, e mentre aspetti solo e impaurito l'ultimo autobus che ti riporti
indietro lo vedi ( il Billy) tra le cascate di pietra e le cattedrali di sabbia
che si stanno richiudendo spettrali su di te, poi guardi meglio ed è
solo, si fa per dire, un enorme cactus in bilico sulla strada che fa capolino
dietro a una curva. Sei dentro un western di John Ford e non ti hanno avvertito.
La Puna è Luna e San Antonio de los Cobres è una base spaziale
abbandonata, il fiato manca, l'aria è gelo e il sole brucia dove i guanachi
sono ombre e i lama fieri e indolenti. Non esiste orizzonte sulla Puna de Atacama,
il cielo di un blu mai visto ti avvolge e sconvolge, ti chiedi come si possa
vivere quassù e non ti sai dare risposta e non la trovi neppure negli
occhi degli indigeni, forse la trovi nella loro pelle, arsa e dura, ma è
una risposta che fa paura. La Quebrada del Toro è commovente: le foreste
di cactus sono dei presepi mozzafiato, Alvarado è una fantasia da corsa
all'oro, i colori delle montagne sono cangianti, il rosso il viola il marrone
e il giallo si rincorrono in un arcobaleno di follia, vorresti fissare in fotografia
ogni angolo, ogni immagine, perchè hai paura di poterla dimenticare,
ma non c'è la fai perchè sono troppe, una più bella dell'
altra, e allora aumenti il ritmo degli sguardi ma le cose da guardare e ricordare
sono troppe.....troppe....non ce la puoi fare.....e allora piangi.
La strada per Jujui è una processione di motorgrader, quella della Quebrada
di Humahuaca è una lunga striscia prima d'asfalto, e poi di polvere che
sa di terra di frontiera.......e difatti qua è già quasi Bolivia.
L' acqua si può solo immaginare mentre distruttiva scivola giù
dai cerri disegnando fantasiose geometrie d'incanto tra la terra arida e morbida,
i cactus (cardones) a tremila metri sono una bizzarria stupefacente mentre paesi
come Punamarca e Tilcara sono dolci e struggenti in mezzo ad un paesaggio ancora
una volta lisergico e avvincente, e i mercatini freak sono un piacevole prezzo
da pagare in mezzo tanta natura incontaminata. Il nord ovest, da Tucuman a La
Quiaca sa di vecchio west, quello vero, quello duro di ladrones e rinnegati
che scenari da paradiso lunare non possono cancellare.........
ciao,
andrea
P.S. Se qualcuno è interessato posso inviargli qualche foto. Il posto merita lo avrete capito