Equador e Perù

 


di Anty (Vincio)
http://vincio.altervista.org/

 

"DA QUITO A LIMA"

Questa Rece è per te, Sgniappetta :-)
E' pomeriggio quando il volo da Madrid arriva a Quito, appena usciti dal velivolo ci accoglie un cielo terso ed un aria pacevolmente fresca, siamo quasi tutti turisti con zaino a seguito e con calma ci dirigiamo verso il banco immigrazione dove con tranquillità svolgiamo la classiche formalità , accanto scorre lentamente il nastro dei bagagli, aspetto un pò ed ecco che arriva, giallo splendente il mio zaino, compagno di quello che sarà il viaggio più lungo che abbia mai fatto, 2 mesi seguendo in pratica il cammino inca che da Quito mi porterà fino a Lima, tappa finale.
Ho già prenotato un hostal quindi non ho l'assillo di cercare dove dormire, breve trattativa con un tassista e per 4 dollari ci avviamo verso la città, l?Ecuador è il primo paese del sudamerica che ha abolito la moneta nazionale adottando il dollaro americano come moneta ufficiale, questa manovra è stata attuata nel 2000 allo scopo di abbattere l'inflazione arrivata a livelli altissimi,chiedo al tassista come va adesso, mi dice che hanno un inflazione del 4% e che le cose sono molto migliorate, riesce a mantenere 2 figli che fanno l'università, intanto che parliamo guardo la città che si presenta con le strade ben pulite ed il traffico ordinato, senza dubbio di quelle visitate è una delle città sud americane meglio organizzate.
Venti minuti passano velocemente ed eccomi di fronte a "la casa di Eliza" ho scelto questo posto attraverso la lonely planet perchè c'è la possibilità di fare del trekking nel parco che gestiscono con la fondazione Golondrinas, la casa, una volta una residenza privata è stata trasformata in ostello, la mia camera ha 4 letti ed è occupata da 2 simpatiche ragazze canadesi che sono appena tornate da 3 settimane di volontariato nelle strutture della fondazione, mi parlano con gioia della loro esperienza ed io sono sempre + convinto di andare, devo solo aspettare che torni Eliza per concordare tutto ma lei dovrebbe arrivare fra 3 giorni, troppi.
Il primo impatto con la città è positivo, l'ostello è in una zona residenziale, tranquilla, a piedi mi dirigo verso il centro della città nuova, qui la sera è tutto continuo andirivieni di giovani, è pieno di locali simpatici e ristoranti di tutti i tipi, come prima serata di viaggio non poteva andare meglio.
E' mattina presto quando esco, oggi gita fuori porta, si va ad Otavalo, fermo il primo taxi che capita che per 2 dollari mi porta a al terminal terrestre da dove partono tutti i bus da Quito,il terminal è abbastanza lontano dalla città, sta su una costa di una collina ed è un brulicare di vecchi e fumosi bus scolastici riadattati che si muovono senza un apparente ordine, il rumore dei motori viene sovrastato dalle grida dei bigliettai che annunciano la partenza dei loro bus e che cercano di anticipare nella raccolta il loro diretto concorrente, il tutto coperto dall'acre odore del gasolio misto all l'olio bruciato dei banchetti di ristoro che stanno ai lati della stazione, riesco a trovare il bus per Otavalo ed a sedermi, qui vige la regola, chi prima arriva si siede, gli altri in piedi, l'orario di partenza è elastico ed anche appena partiti prima di uscire dal terminal ci mettiamo una ventina di minuti perchè raccogliamo tutti quelli che aspettano appena fuori dalla pensilina.
il viaggio durerà un paio d'ore ed attraverseremo anche la linea dell 'equatore, niente di trascendetale in questo ma era giusto per dirvelo
Otavalo è stato fin dai tempi pre-inca un importante luogo di scambio ed il suo mercato era molto conosciuto, è molto pubblicizzato nel circuito turistico per cui vengono organizzati dei tour per visitarlo, questo soprattutto il sabato giornata principale, io ci sto andando il venerdì sperando di non trovare molto casino. e' oramai mattina inoltrata quando arrivo ad Otavalo, mi dirigo subito verso la piazza principale dove c'è il mercato, ma non vado lì per quello bensì per una cafeteria decantata dalla LP, ho una fame boia visto che non ho fatto colazione, questa cafeteria è famosa per le sue torte, io scelgo quella alle more accompagnata da un caffè, era quello che ci voleva, subito dopo do un occhiata in giro per il mercato, occupa l'intera piazza e l'intera piazza è occupata da paccottiglia per turista, ma, basta girare l'angolo, percorrere 2 isolati ed ecco che mi si presenta il mercato alimentare della cittadina, mi lascio andare e seguendo il flusso umano mi perdo in un arcobaleno di colori e profumi, i banchi sono ben ordinati e divisi a sezioni, abbiamo quelli della frutta ed ortaggi dagli effetti cromatici ineguagliabili, accanto i banchi della carne, tagliata ed appesa per la gioa delle mosche presenti, a questi si alterna il banchetto che vende solo lucchetti di tutte le forme e dimensione a quello che vende sapone dal blu trasparente, in mezzo a tutto ciò un tranquillo vociare tra le persone che vendono e quelle che comprano, timidamente mi azzardo a fare qualche foto ma mi sento a disagio, così mi sento troppo un pesce fuor d'acqua, quindi chiudo tutto e mi godo l'atmosfera.
L'aver fatto colazione tardi non mi fa sentire fame quindi verso l'una riprendo un bus con direzione Ibarra, sono solo 22 km per cui arrivo che è ora della siesta, arrivare a quell'ora è come fare un salto nel passato, architettonicamente la città non è cambiata molto, le vie sono squadrate con marciapiedi alti e gli edifici sono ad un piano con il tetto sporgente a ripararti dalla pioggia o dal sole, la città riposa e questo mi permette di cogliere al meglio l'atmosfera tranquilla che la pervade, tutto questo mi riporta alla mente un altra città, un altro viaggio, Granada in Nicaragua, anche lei con la stessa piacevole atmosfera.
E' ora di andare, prendo il bus che mi porta a Quito, una volta arrivato niente taxi ma prendo un moderno trolley, che attraversando tutta la città vecchia mi porta ad una mezz'ora di passeggiata da casa, questo tram, in servizio da poco sta cercando di alleviare la città dal traffico che giornalmente la opprime, questa è la prima linea in servizio mentre altre sono in costruzione e coprirarnno tutta la città, costa 20 cents ed è molto comodo.
rientro a casa che Eliza non è ancora arrivata,quindi non ho ancora informazioni sul trekking, le ragazze canadesi sono andate via sostituite da 2 ragazze inglesi che aspettano di andare alla fondazione per un soggiorno di 3 settimane.
Oggi mi dedico alla visita della capitale, Quito,siamo a 2850 metri di altitudine ma non ho nessun problema, meglio così visto che nei prossimi giorni dovrò salire parecchio. Con calma mi dirigo verso la città vecchia, in genere non uso mezzi pubblici, questo mi permette di assorbire lentamente l'atmosfera del luogo che visito, qui faccio un percorso a ritroso nel tempo, dal quartiere residenziale dove dormo attraverso la zona dei palazzi di acciaio e vetrate specchiate dove vive la Quito propesa verso l'estero, con gradualità tutto questo scema fino ad arrivare in una specie di zona di mezzo, con palazzi anni 50 che fanno cornice ad un commercio destinato all'interno ed alla classe media, qui non c'è l'aria impregnata di dollari di prima ma neanche è presente quell'atmosfera carica di storia fatta dagli uomini comuni che è presente nella città storica, è una specie di "purgatorio" dantesco, ed infine eccola la città vecchia, dichiarato dall'UNESCO patrimonio della umanità, è dolcemente adagiata, lungo le morbide coste di una montagna, le strade sono regolari ed è un continuo saliscendi, l'archittetura delle abitazioni civili è chiaramente di stile coloniane, con case a 2 piani che sul piano stradale presentano immancabilmente negozi di ogni genere che si affacciano su strade strette e di pietra lavica, il traffico è notevole ma stranamente non molto rumoroso.
Se le case di Quito si assomigliano tutte questo non si può dire per le chiese, abbiamo una sovrapposizione di stili, incontriamo una chiesa con uno spiccato stile gotico con accanto un altra dal barocco pesante ma tutte si fondono magnificamente creando scorci suggestivi. trascorro la mattinata a perdermi e ritrovarmi nelle viuzze della città, ogni angolo svoltato è un palazzo, un negozio, un banchetto della verdura, un volto nuovo da memorizzare e far sedimentare con calma in quelli che poi saranno i miei ricordi futuri. E' ora di pranzo ed anche qui uso la tecnica del camionista, in Italia in genere quando viaggio mi fermo a mangiare dove di fronte al ristorante vedo posteggiati diversi tir, qui la scelta cade dove vedo mangiare diversi impiegati, il locale è piccolo ma pulito, chiedo il pranzo a menù che, per 1,5 USD consiste in una zuppa con dentro un pò di legumi qualche ortaggio alcune patate e strani pezzi di carne, il sapore è particolare ma molto ricca, io avrei già finito ma arriva il secondo che è una fetta di carne arrostita con delle patate e l'immancabile riso, adesso ci vorrebbe un ricco caffè ma........mi devo accontentare.
Nel tardo pomeriggio rientro in ostello e finalmente posso parlare con Eliza, brutte notizie, essendo solo non può organizzare il trekking che speravo, mi propone un 3 settimane nella foresta pluviale ma purtroppo devo rifiutare, il programma è diverso.
L'indomani mattina, di buon ora mi dirigo verso il terminale dei bus da dove partirò direzione sud, destino Latacunga, il mezzo, è un vecchio scuolabus americano riadattato, mi seido dietro all'autista così ho modo di posare lo zaino e guardare il panorama, viaggiare in bus è un esperienza interessante, non ha fermate precise ma si ferma ad ogni alzata di mano che scorge sulla strada, si carica all'inverosimile di persone da sempre abituate a ciò e per niente nervose,ogni tanto sale un venditore che presenta le sue mercanzie decantandone i pregi per almeno 15 minuti e poi ridiscende senza aver venduto niente in attesa del prossimo bus,tutto questo mentre dal mio finestrino scorrono le immagini di campi coltivati, dalle varie tonalità a seconda della coltura e dello stato di lavorazione, è un incredibile puzzle umano che dolcemente sale sui declivi delle montagne dalle forme dolci come i fianchi di una donna.
e' il pomeriggio di una traquilla domenica quando arrivo al terminal terrestre di Latacunga, si trova lungo la panamericana che attraversa tutta la nazione, quindi con calma mi dirigo verso l'albergo, scelto anche in considerazione del fatto che può organizzare delle salite sul vulcano Cotopaxi, qui faccio la mia prima conquista in terra ecuadoregna, è l'addetta alla reception che rimane rimane colpita dal mio aspetto e dall'idioma da me parlato, piccola digressione, dovete sapere che ho studiato per 2 anni il portoghese e sono stato pure alla pontificia università cattolica di Rio de Janeiro mentre il mio spangolo è molto basico, questo mi porta spesso a parlare in portoghese nei paesi di lingua spagnola, LEI, amante del Brasile, con un fratello che vive lì e che va a trovare ogni anno, rimane colpità da tutto ciò e comincia ad attaccare discorso, ha 70 anni ma ne dimostra solo 65.
Sfuggito all'attacco mi rifugio in camera, che per 5 dollari offre un letto comodo in una stanza luminosa, i servizi sono esterni e comuni ma tenuti molto bene, gli ospiti sono tutti backpackers come me quindi è tutto uno stendere di vestiti messi ad asciugare e scambiarsi informazioni.
Uffa è sempre la stessa storia, per una persona sola non si organizza nessuna salita, così demoralizzato esco per cenare, sono le 8, esco dall'albergo e vengo catapultato in una città fantasma, complice la domenica, qui è tutto chiuso e di gente in giro nemmeno l'ombra, è una sensazione stranissima camminare con la sola compagnia dei tuoi passi che fedelmente ti seguono, fortunatamente nella piazza principale assolutamente deserta si presenta una pizzeria aperta, meno male stavo cominciando a dubitare di poter cenare,così consumata una discreta pizza, nel pieno della notte mi corico, sono le 21,30, buonanotte.
La mattina seguente è un pò nuvoloso quando esco dall'albergo per fare colazione e per cercare il modo di salire sul vulcano, prorpio di fronte l'uscita stazionano 4 ragazzi che aspettano, chiedo se stanno andando sul Cotopaxi, la risposta è affermativa, allora pieno di speranza chiedo se posso aggregarmi a loro, devi chiedere a Luis la guida mi dice Samantah una simpatica ragazza dell'alaska, lo stiamo aspettando, dopo un pò arriva e cogliendo la palla al balzo mi dice che si, si può fare ma che mi costerà 30 dollari invece che 25 perchè adesso essendo in 6 c'è bisogno di un altra macchina, accetto subito, primo perchè così farò l'escursione, secondo perchè la sera prima chiedevano 35 dollari, pur sempre un risparmio.
Il viaggio è un pò strano, abbiamo 2 auto, un fuoristrada ed un taxi, prima di tutto prendiamo i figli della guida da scuola, oggi verranno con noi assieme alla moglie, poi fermi per comprare da mangiare e poi via verso la meta, ma prima una sosta all'ingresso del parco dove noi stranieri paghiamo un biglietto di 10 dollari, il parco ha circa 60.000 visite annue ma, purtroppo quasi tutto l'incasso viene dirottato verso le casse statali e poco rimane per meglio organizzare e sviluppare il parco stesso, qui possiamo vedere il "pàramo" che è una vegetazione tipica mentre tutti gli alberi sono frutto di un rimboschimento ad uso economico in quanto il terreno è dato in concessione a grosse industrie forestali straniere.
facciamo tappa nel piccolo museo dove possiamo renderci conto della fauna presente, intanto conosco meglio Samantah, venuta dall'alaska dove ha conseguito la lauera in scienze forestali e giunta in Ecuador con il "peace corp" americano, un associazione che promuove lo scambio e cooperazione nei paesi che necessitano ciò, lei è di base in un villaggio ai confini con la Colombia in piena zona di guerriglia, vivrà da sola per 3 anni in una vecchia casa, lontana dal villaggio cercando di insegnare ai contadini nuovi metodi di coltivazione più rispettosi del territorio ed anche più renumerativi. Vedo nei suoi occhi una luce di piena convizione in quello che sta facendo e questo la fa apparire ancora più bella.
Stiamo salendo su una strada sterrata alla volta del vulcano, facciamo anche una sosta per cercare di acclimatarci al meglio, in effetti la differenza di altitudine è notevole e potremmo risentirne.
Finalmente arriviamo al parcheggio, c'è abbastanza gente, la cima rimane coperta da una coltre di nubi c'è vento ma non è freddo, iniziamo così la lenta salita che ci porterà fino al rifugio a 4800 mt, il cammino è lento intervallato da brevi soste, per riprendere il fiato, ennesima digressione, questa salita al cotopaxi per me è una prova generale per quella che sarà in futuro la vera salita, quella del kilimangiaro che farò con Mario un giorno chissà quando, per adesso sta andando bene, riesco a mantenere un passo regolare, gli indumenti fanno il loro lavoro per cui non sento freddo, solo il vento da fastidio, costringe a proteggere il più possibile la faccia ma questo mi mette in difficoltà respirando io solo con la bocca, alla fine raggiungiamo il rifugio dove ci attende una breve sosta ed un te caldo, il rifugio è abbastanza frequentato, ci siamo noi turisti dal passo lento e poi ci sono loro, gli alpinisti, appena tornati dalla scalata dei 5897mt, tutti con la loro tutina termica ed attrezzatura speciale, li guardo e sorrido, vedo tra loro il Pompili alle prese con le sue scalate,.
Bene è ora di continuare, ci rimane l'ultimo pezzo fino alla base di un ghiacciaio, peccato che sia ancora nuvoloso e non si riesca a vedere la cima, questa volta il tratto è quasi piano così non fatichiamo molto, qui d'obbligo le foto a testimoniare dell'impresa svolta e poi si inizia la discesa che sembra svolgersi traquillamente quando un grido ci fa fermare, lì, lì guardate, ed eccola lì, da attrice consumata, la cima del cotopaxi, si spoglia delle sue nuvole e si lascia ammirare, spledente con la neve illuminata dal sole del pomeriggio, ci fermiamo a guardarla quasi commossi da tanta bellezza, rimaniamo così silenti fino alle auto e poi per quasi tutta la via del ritorno, stanchi un pò ma anche con il desiderio di conservare al meglio queste immagini.
E' ora di ripartire, destinazione la laguna di Quilotoa, a dire la verità questa tappa non era prevista ma, Manuela la mia maestra di viaggi che aveva già visitato l'Ecuador mi dice che devo assolutamente andare perchè è un posto straordinario.
Arrivarci non è molto semplice, esiste solo un collegamento giornaliero di bus che, partendo da Latacunga passa accanto alla laguna, anche la strada è testimone di queste difficoltà, infatti lasciamo in breve tempo la superficie asfaltata per iniziare un percorso in terra battuta che con lentezza porta il bus carico fino all'inverosimile, solo l'unico straniero.
Le curve e lo stato della strada mi permettono di osservare meglio il paesaggio attorno, è abbastanza diverso da quello visto nei giorni precedenti, adesso è più spoglio, i fianchi delle montagne sono meno coltivati e denotano una penuria d'acqua,i villaggi che attraversiamo sono composti da poche casupole dove di fronte si possono vedere le donne lavorare con attorno i bambini intenti nei loro giochi, tutti aspettano il passaggio del bus che porta con se il necessario appena acquistato in città insieme alla possibilità di vendere qualcosa ai passeggeri, passata l'eccitazione dovuta all'arrivo del bus si ritorna alla traquilla ordinarietà della giornata in attesa del bus di ritorno.
Sono le 2 del pomeriggio quando, impolverato, scendo dal bus, ad un paio di centinaia di metri vedo le sagome delle abitazioni che sparse qui e lì costituiscono il villaggio accanto la laguna, saranno una quarantina, la strada è bloccata da una sbarra che impedisce il passaggio delle auto e perchè qui in anticipo rispetto a Venezia hanno istituito un pedaggio per chi vuole visitare il luogo, pago allora 50 cents che andranno alla comunità ed attraverso il passaggio, so già dove andare, da Umberto, un artigiano locale, dipinge piccoli quadri che poi vende ai turisti che arrivano fin qui, ha organizzato pure un hostal che consiste in alcune stanze adibite a dormitorio. Umberto mi accoglie con un sorriso che è un misto di timidezza e genuina ospitalità, mi offre un pò di formaggio ed una tazza di caffè caldo poi mi mostra dove dormirò, sono 2 stanze con in mezzo un camino, i letti sono fatti con una base in cemento ci sono coperte a sufficienza ma penso che userò il mio sacco a pelo, il tutto, compreso la cena e la colazione domani mi viene a costare 7 dollari, finite le formalità alberghiere mi posso incamminare verso la laguna, in realtà non è una laguna come la intendiamo noi, ma un lago vulcanico, lago molto particolare visto che si è formato solo con l'acqua piovana e che essendo molto alcalino evapora molto lentamente.
Siamo a 3850 metri di altitudine, l'aria nonostante il sole è fresca, il bordo del lago è a circa 200 metri dal villaggio, attraverso le poche case seguito dagli sguardi curiosi dei bambini ed arrivo alla sommità del vulcano, ed ecco che, chiudete gli occhi, immaginatevi un vulcano dal cono perfetto, il centro è molto profondo, immaginate anche uno smeraldo incastonato sul fondo del vulcano, bene, questo è quello che ho visto io, complice anche la luce del sole, questo lago assume dei colori difficilmente descrivibili, si può scendere fino la riva del lago oppure fare il periplo della sommità del vulcano od anche rimanere seduti ai bordi e lasciarli inondare dalla bellezza dei luoghi.
All'hostal c'è movimento, è arrivata una comitiva di studenti stranieri da Quito ed anche un gruppo di motociclisti che dormiranno nella mia stessa stanza, quindi è tutto un mescolare di lingue, espressioni e comportamenti differenti ma uniti nel desiderio di conoscenza reciproca, conoscenza che si approfondisce quando siamo tutti seduti attrono ad un tavolo mentre aspettiamo che la moglie di Umberto aiutata dalla madre finiscono di preparare la cena, accanto a me è seduta una coppia, lei messicana tanto vivace quanto suo marito, americano, traquillo, ci sono poi i motociclisti, sono 3 ragazzi sui 18 anni accompagnati sempre in moto dal padre e da uno zio, mi piace notare in loro un rapporto che supera quello parentale, si sente che sono proprio amici, c'è poi il gruppo di studenti, in prevalenza europei che chiacchiera rilassato.
Qualcuno ha scelto di provare il cuy assado, in pratica è un porcellino d'india arrosto,viene cucinato unito alla testa e quando arriva non da un buon spettacolo, per il resto la cena è buona ed abbondante, così tra una battuta, una risata collettiva ed un sorso di birra la serata si conclude, si va a dormire perchè domani il bus passa la mattina presto, per cui bisogna andare a letto presto, fortunatamente la decisione di usare il sacco a pelo è provvidenziale visto il freddo che farà durante la notte.
Fa freddo la mattina seguente, mi commiato dai compagni di una notte e con lo stesso bus dell'andata rientro a Latacunga, con un fortunato gioco di coincidenze riesco a prendere il bus che mi porterà a Banos.
Banos è uno dei luoghi più conosciuti di tutto l'Ecuador, vi arrivano moltissimi turisti dall'estero, soprattutto giovani e si ha anche un turismo nazionale abbastanza sviluppato, tutto questo nonostante la città viva costantemente sotto la minaccia del vulcano Tungurahua che ha incrementato la sua attività eruttiva costringendo nel 1998 l'evacuazione completa di tutta la città, adesso pur continuando ad essere molto pericoloso la città è tornata a vivere sempre però guardando con un occhio timoroso la sommità del vulcano che la sovrasta.
Preso possesso della camera in un dignitoso hotel vicino la piazza principale faccio un giro per le strade della città e non posso fare altro che notare la differenza tra questa, protesa quasi esclusivamente al turismo e le altre città che vivono a prescindere da quanta gente le visiti, qui è tutto un fiorire di ristorantini, uffici che organizzano tour e quant'altro possa servire, anche perchè Banos è uno dei principali punti di ingresso per la regione amazzonica, ecco spiegato il perchè sono qui.
Faccio il giro di diverse agenzie che organizzano dei trekking nella foresta amazzonica fino a trovare quella giusta, oltre ad essere molto professionali, per quello che può valere sono consigliati dalla Lonely Planet, fortunatamente il fatto che sia solo non è un problema in quanto mi aggregheranno ad un gruppo che partirà tra 2 giorni, il programma prevede 4 giorni per visitare una riserva ecologica, mentre per la notte sosteremo in campi attrezzati, tutto ciò mi costerà 75 dollari. –

[non terminata]