Perù

 


di Gabriele Poli
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Carissimi, vi propongo questo interessante reportage di viaggio -in collaborazione con Andares- lungo la Via Reale degli Inca. Molte bellwe foto, come sempre, le potrete trovare in http://www.magiedelleande.it
Ciao e grazie per l'attenzione.
Gabriele

L'ALTRO SENTIERO

Dopo la sua cattura, avvenuta il 16 novembre del 1532, Atahualpa ordinò a Chalcuchima di raccogliere l'oro del riscatto in tutti gli angoli del Tawantisuyo. Per affrettare l'arrivo del bottino, il capitano Hernando Pizarro segue i passi di Chalcuchima e compie il primo viaggio spagnolo all' interno dell'impero. Durante il lungo tragitto, percorre l'imponente cammino reale incaico che unisce l'attuale provincia limegna di Cajatambo con Jauja e Cusco, descritto dal cronista-soldato Miguel de Estete.
Precisamente, è questa la rotta che seguirono gli archeologi del Centro Studi Andini UMASUYU in un tratto di cento chilometri, partendo da Cajatambo, fino alle sponde del Chinchaycocha (Lago Junín) e che è presentato da Andares come un nuovo omaggio agli anonimi operai che costruirono l'immensa rete di cammini incas, o Cápac Ñam, recentemente riconosciuta e valorizzata dal governo provvisorio. Questa volta non è il drappello di cavalieri e archibugieri spagnoli che spingono con il loro passo le guide native, col sentiero del Cápac Ñam coperto di neve; nemmeno è il penoso avanzare dei soldati sofferenti per il soroche, per la mancanza di alimenti e di vesti adeguate, per poi battersi eroicamente nella Pampa di Junín. Mappa in mano e stanchezza dissimulata, l'équipe archeologica del Centro Studi Andini Umasuyu (Testa delle regione) percorse la Rete Viaria Inca che anticamente univa i tambo di Qíasajtampu (oggi Cajatambo), Uyu (Oyón) -entrambi nel dipartimento di Lima- e Pumpu (Bonbón) a Junín, con l' obiettivo di rendere noto il suo antico splendore e redigere proposte per il suo studio e la sua conservazione. Nel 1533 il capitano Hernando Pizarro, dopo la visita al santuario di Pachacámac e venuto a conoscenza della presenza di Chalcuchímac a Jauja, decide di portarsi nella valle di Huaura e quindi di salire fino a Cajatambo, dove arriva il sabato 7 marzo. All'arrivo della comitiva spagnola, Miguel de Estete scrisse: ".partì il capitano.e andò a dormire a Cajatambo. Questo è un villaggio grande e si trova in una valle profonda e con molto bestiame; e vi è per tutto il cammino da Chinchi fino a lì, che saranno quattro leghe, una gran quantità di recinti e di ovili. Il signore di questo paese si chiama Sachao: servì bene gli spagnoli. In questo villaggio si riprese il cammino ampio che si era lasciato quando il detto capitano si allontanò nelle pianure". Di questi tempi giungere alla città di Cajatambo significa aver compiuto un lungo tragitto lungo la strada in cattivo stato che ancora presenta i segni della recente stagione delle piogge. Le nove ore di viaggio dalla capitale lo comprovano con l'aggravante del cattivo servizio che offrono le imprese di trasporto locale.
Però, il calore della gente che al nostro passaggio leva il cappello per salutarci dai campi coltivati, dissipa le difficoltà del viaggio. A questo si somma la bellezza del paesaggio, con le gole profonde e la vista imponente degli Apus innevati dello Huacshash posto di fronte al San Cristóbal. Entrando in paese ci pare che il tempo sia stato congelato nella stretta via Reale, anche se il suo tradizionale lastricato sta per essere rimpiazzato da uno strato di concrezioni che rischia di confondere la sua attrattiva turistica. I bimbi corrono incontro ai viaggiatori, mentre il villaggio in questi giorni sta celebrando il Corpus Christi con la cagnara dei negritos di entrambi i quartieri: Antay e Tambo, e il ballo solenne degli Huancas, danza rappresentativa dei capi curaca di ogni ayllu. Dopo due giorni di riposo rigenerante e muniti dell'equipaggiamento necessario per la lunga giornata, partiamo lungo il Cammino Reale Inca, seguendo il percorso di Hernando Pizarro. Il tratto studiato del Cápac Ñam inizia nel paese di Cajatambo (3376 m. s.l.m.) e attraversa i resti di un ponte coloniale, continuando lungo il margine sinistro della gola di Huaylastocanca, passando nei pressi del cimitero locale. Il cammino possiede una larghezza media di otto metri e segue una linea retta per circa mezzo chilometro. Poi il cammino si riduce a due metri d'ampiezza, salendo leggermente fino a deviare verso le pendici del monte Cashapunta. Tutta la zona abbonda di ciottoli e canaletti e passa attraverso resti di recinti preispanici a lato di un probabile Tampu Inca di forma rettangolare.
A 4250 metri di altitudine iniziamo a sentire la fatica, ma allo stesso tempo proviamo la soddisfazione di avere davanti ai nostri occhi una vista meravigliosa. Procediamo fino alla gola del Cerro Tocancagrande (4.500 m.), dove troviamo la prima apacheta (antico segnale di uso rituale lasciato dai viandanti). Osserviamo estasiati la bellezza dello Huacshash, nevaio che forma parte della cordigliera di Huayhuash. Dalla gola di Tocanca il cammino mantiene un'ampiezza di cinque metri ed è delimitato da pietre allineate lungo la dorsale e piccoli muri di contenzione. Seguendo questa via si giunge ad un'altra apacheta, molto vicina al canalone di Yanaocsha e si apprezza la prima parte della gola chanquillo e Cóndor. Scendendo, incontriamo i resti di un piccolo tambo di forma rettangolare con i gradini d'accesso distrutti, ma dove si notano piccoli canali e ciottoli che facilitano il transito. Poi attraversiamo la gola Cóndor che conduce alle sorgenti del rio Gorgor, uno dei principali affluenti del rio Pativilca. Questo primo tratto ci ha condotto alla gola di Chanquillo, dove il cammino inca è attraversato dalla strada. Nei pressi dell'antica azienda di Chanquillo, incontriamo i resti di un ponte preispanico. Di seguito, si sale verso le pendici dei monti Yanacucho e Yanapítac, dove troviamo la terza apacheta che gli abitanti chiamano Quépoc (4.762 m.); la neve abbondante ci fa barcollare. Dall'apacheta, scendiamo per una stretta gola verso la tenuta Contadera e da lontano avvistiamo gli smottamenti del canalone Ushpa, così chiamato a causa dell'abbondante cenere. Dal margine destro di questa gola, il cammino inizia una leggera discesa di oltre tre chilometri, che passa per il sito delle rocce tagliate (4.250 m.) dove osserviamo i profili dei monti Padre e Chauacocha. Per l'uomo andino, entrambi i nevai sono i produttori e generatori d'acqua, origine e causa della vita, dove la natura conserva un equilibrio perfetto. In questo tratto di Ushpa, il cammino è ben conservato fino a Quishuarcancha e all'azienda Pomaca, dove osserviamo una serie di strutture e costruzioni rettangolari di chiara manifattura Inca. Fra Pomaca e il complesso minerario di Gasuna, il cammino è stato distrutto in vari tratti dalla strada e cambia di margine in quattro occasioni; in una di queste si devia passando a lato dei resti del vecchio impianto Gasuna, importante centro minerario durante la Colonia e agli inizi della Repubblica.
La sue costruzioni ancora in piedi, archi e ciminiere, ci stupiscono. Il cammino continua lungo il margine destro, tre chilometri prima dell' intersezione delle gole Ushpa e Quichas, conservando un'ampiezza di quattro metri. Qui la via è coperta da arbusti spinosi - e da altro tipo di vegetazione- che impediscono il passaggio. Poi il cammino scende verso l' attuale villaggio di Ucruzchaca, attraversa il rio Quichas e sale fino a Oyón (3.631 m.); parte di questo tratto passa sopra la strada moderna. Il cronista Miguel de Estete annotò: "E così il detto capitano con la sua gente prese la via di un grande villaggio che si dice Pombo che è nel detto cammino reale; e lunedì nove di detto mese fu a dormire in un villaggio che si trova a sei leghe di un cammino tutto piano e con molti villaggi. Il quale villaggio è circondato da tutta la sierra ed è dentro la sierra, che si dice Oyu; e il signore di lì venne in pace e diede tutto il necessario per quella notte". Anche noi ci riforniamo e ci riposiamo per poi continuare il cammino che sale controcorrente lungo gli argini dei fiumi Pampahuay e Pucayacu. In questo percorso il cammino è interrotto in piccoli tratti, in quanto la strada che conduce alla miniera Iscaycruz ha danneggiato l'antica rotta. Da qui riusciamo a vedere le falde del monte Quillahuaca e continuiamo fino a Pucayacu. All'altezza della gola Ruco c'imbattiamo in un ponte moderno, nei pressi del sito archeologico di Pucayacu. Continuando per il margine sinistro del rio Pucayacu e nei pressi del monte Sura, incontriamo alcune costruzioni a lato del cammino inca. Da qui inizia una leggera salita verso est, fino alle sorgenti del rio Pucayacu, per arrivare alle lagune di Yanacocha e Yuracocha e continuare per il passo di Chacua Grande che porta a Pasco. Prima ci fermiamo ad ammirare le belle forme del monte Amazona con i suoi picchi piramidali e i nevai della cordigliera Rumicruz. Foto Da qui saliamo lungo una scalinata zigzagante e, prima di attraversare il fiume, ci sorprendiamo al vedere un'altra scalinata molto ben conservata -di 80 gradini e due metri di larghezza- costruita sopra un enorme promontorio roccioso. Salendo si arriva ad un'altra scala più ampia, di circa trenta scalini, e si scende fino ai piedi dei resti di un ponte inca.
Dopo aver pernottato in zona e compiuto le registrazioni del caso, continuiamo il cammino che si presenta elevato e conserva sette metri d' ampiezza. Lungo il tragitto verso il Chacua grande, la via Inca è composta di innumerevoli scalinate fino all'altezza della laguna Yanacocha, passando per vari piccoli stagni. Ci avviciniamo alla laguna Yuracocha, da dove il cammino inizia a salire il monte Chacua Grande. Ai lati si osservano splendidi paesaggi altoandini: il monte è coperto di neve e si erge come una maestosa sentinella che vigila il passo che unisce Lima con Pasco. La maestosa bellezza del Chacua Grande va di pari passo con la magnificenza della costruzione viaria incaica. Sul passo di Chacua Grande, troviamo un'altra apacheta, giusto all'ingresso dell'attuale dipartimento di Pasco, che si apre formando un grande passaggio da dove si ammirano le lagune di Pitay, Huatacocha e Taptapa. Da qui, 47 chilometri ci separano dalla nostra meta, la cittadella inca di Pumpu (l' attuale Bombón, a Junín). Il cammino prosegue lungo tutta la gola in linea retta, fino ad incontrare un altro sentiero preispanico che viene da Rapaz e continua fino alla località denominata Tranca, vicino al villaggio di Quique, a due chilometri al SE della laguna di Punrún, il secondo lago più grande della regione. Da queste parti scarichiamo l'equipaggiamento per riposare e pernottare, come fecero anche gli uomini di Hernando Pizarro: "Un altro giorno, martedì, dormì in un piccolo villaggio di pastori nei pressi di una laguna d'acqua dolce, che comprende altre tre leghe di piano dove si vide una grande quantità di animali di mezza taglia, come quelli di Spagna, e di lana fina, che era una cosa da vedere, per il gran numero". E' interessante comprovare che la cronaca soldatesca coincide con le nostre esperienze. Da Oyón alla località di Tranca vi è circa un giorno di cammino e questo luogo si adagia giusto su un pianoro, presso le sponde della laguna di Punrún, in accordo con il cronista. C'è di più; qua esiste un sito archeologico formato da costruzioni circolari e da una cappella coloniale. Foto Il cammino prosegue per le alture che circondano la laguna di Punrún e passa per il monte Ventanilla in direzione SE, verso i boschi di Huayllay. Lungo il percorso si osservano varie strutture circolari. Probabilmente, il cammino proseguiva in questa direzione fino alla gola di Cómoc, da dove scendeva verso Rumichaca. Questo tratto è in condizioni abbastanza buone ed è largo da cinque a sei metri. Nel centro dedito all'allevamento di Rumichaca esiste un ponte chiamato Incachaca, formato da due grandi pietre che servono da base sopra il letto del rio Colorado, che si congiunge al Mantaro. Mentre più avanziamo verso il sito archeologico di Pumpu, possiamo vedere meglio l'Ushnu e il Chinchaycocha, conosciuto anche come Lago Junín. Il cammino probabilmente avanzava in linea retta per tutta la pampa di Bombón, sino ad arrivare al centro amministrativo stesso. Sono quasi le cinque del pomeriggio e siamo giunti a Pumpu. Al proposito, Miguel de Estete scrisse: "Il mercoledì successivo, dodici di detto mese, la mattina giunse a Pombo e uscirono a riceverlo i signori del villaggio e altri capitani di Atabaliba che erano lì con certa gente e trovarono lì fino a 150 arrobas di oro che il detto capitano Chillicuchima inviava ed egli rimase con la sua gente a Xauxa.".
Da Cajatambo fino alla Meseta di Bombón abbiamo percorso cento chilometri attraversando i dipartimenti di Lima, Pasco e Junín. Dopo cinquecento anni, questo cammino torna a mostrarci la sua impressionante ingegneria. Ora sappiamo che questo tratto del Cápac Ñam rappresenta solo una parte di una strada che rendeva più rapido il transito da Huaraz al Cusco -da qui la sua grande importanza- con un tronco che univa Huanucopampa e Pumpu per tutta la sierra centrale. Francisco Pizarro fu il primo a considerare questo. Un anno dopo il viaggio compiuto dal fratello Hernando, il conquistatore passò per gli stessi luoghi allo scopo di saccheggiare la capitale del Tawantisuyo. Più tardi sarebbe stato utilizzato con frequenza per lo sfruttamento delle miniere d'argento in epoca coloniale e poi per le campagne d'indipendenza e per la campagna del Breña diretta da Andrés Avelino Caceres.
Con la collaborazione degli archeologi:
Guido Casiverde Ríos
Edwin Rivera Camacho
Joseph Bernabé Romero
Josè Quinto Palacios
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