Perù

1996


di Medaebe

CAÑON DEL COLCA

[continua da Mini (dis?)avventura in Perù - brevi note a causa dei miei radi appunti di viaggio di quei giorni... ]

Beh, in un modo o nell'altro ci mettiamo in marcia. Mi "caricano" sul pulmino e mi appoggiano sull'ultimo sedile in fondo, dove mi sdraio. Per tutta l'escursione e per un'altra settimana, mangerò sempre pollo lesso (alla fine il mio stomaco ne aveva la forma) e brodini, ovviamente sempre seguiti dal mate di coca. Peccato che in Italia non si trovi: si trovano le tisane più strane, ma questo no. Certo che, comunque, sebbene anche con le bustine sia buono, fatto con le foglie fresche è tutta un'altra cosa... Nonostante il mio stato comatoso, non vedo l'ora di visitare quella valle, perchè avevo letto che da sempre soffre di terremoti e la sua alta sismicità prima o poi inghiottirà qualcuno dei paesini che "tirano a campare" laggiù. E me ne infischio del fatto che stiamo per salire a oltre 4000 metri.
Chissà perchè "Qolqa", che dà il nome alla valle, significa "granaio", ma anche "Pleiadi". Non so un'acca di astronomia e la guida non ci dà spiegazioni, ma - ripensando alla notte scorsa e alla nostra "doccia di stelle", mi piacerebbe trovarmi di sera, ovviamente ben coperta per il gelo, sdraiata a naso per aria, ad osservare le "sette sorelle", come le chiamavano gli antichi. E se si fosse trattato di un punto privilegiato per l'osservazione delle stelle, in particolare quelle? Certo è che la valle, bella da morire come tutti i canyon, di notte è ancora più favolosa, con il suo manto stellato...
Ricardo, la nostra guida, è simpaticissimo e parla bene l'italiano, perchè dice che aveva diverse "amiche" quando ha visitato l'Italia - una delle quali gli ha insegnato la sua filosofia di vita (che ovviamente ci ha trasmesso): "mangia bene, c...a forte e non avrai paura della morte!" - se lo dice lui...
Unico saggio (lui) tra tanti stolti (noi cinque), si è portato un binocolo, grazie al quale riusciamo a vedere bene alcuni animali che non si lasciano avvicinare, vivono allo stato selvatico: ibis, fenicotteri, vizcachas (assomigliano agli scoiattoli) e vigogne. Dicono che la lana di vigogna sia la più soffice esistente al mondo, ma - a parte che è una razza protetta - da anni non è più possibile neanche rasarle. Bisogna accontentarsi dei maglioni in alpaca, che quanto a calore non scherzano...
La valle offre spettacoli incantevoli e mozzafiato, in più noi siamo anche talmente fortunati da trovare sempre un gran sole - l'optimum per catturare foto-cartolina... Io ho sempre avuto un debole per due cose: i deserti e i "cañones"- non potevo perdermi questa escursione! Che consiglio a tutti.
Grazie a Ricardo scopriamo diverse cosucce: per esempio, gli inca coltivavano a terrazze (e questo lo sanno tutti), ma per studiarle e prepararle prima costruivano dei "plastici" in roccia relativi alle zone che poi avrebbero abitato e coltivato. (Un esempio di questi plastici si può trovare anche a Macchu Picchu, di fianco alla capanna ricostruita, in fondo al sito archeologico: si tratta di una roccia scolpita, che in questo caso riproduce le montagne circostanti.)
Oppure come riconoscere un condor maschio da una femmina: la femmina è più piccola, non ha la pancia bianca e ha un anello bianco attorno all'occhio. Siamo fortunati: ci porta alla Cruz del Condor ad un'ora propizia (metà mattina, quando l'aria inizia a scaldarsi e i condor sfruttano le correnti tiepide per librarsi in volo) e riusciamo a vedere sia un maschio sia una femmina. Il condor è veramente grande, scuro, impressionante e in questo momento sono felice di ricordarmi che si nutre solo di carogne. E non riusciamo a evitare la classica foto alla giapponese con turisti scemi in posa da condor...
Cruz del Condor è un "picco", con profili scoscesi, che con le mie vertigini cromosomiche non avrei osato guardare, finchè non ho escogitato un sistema poco ortodosso: sdraiarmi per terra e buttare lo sguardo in basso...
Notiamo anche, nella valle, delle chiazze bluastre, le cosiddette "lagune misteriose": nel corso delle stagioni, cambiano colore varie volte in quanto cambia la concentrazione dei minerali ivi contenuti. Purtroppo, il tempo (e la distanza) è tiranno e non potremo andare a vederle da vicino.
Altra cosa particolare sono le tombe preincaiche (uso presente in varie culture): sono scavate lungo una parete di roccia perpendicolare, in pratica si presentano come dei "buchi" nella montagna, che appare come una specie di groviera - ci calavano i cadaveri dall'alto tramite corde, per salvarli dai predatori e, dice Ricardo, per permettere agli stregoni di compiere i loro riti per i morti all'interno di queste tombe senza essere visti... Ci dice anche che da queste parti viene molto praticata la stregoneria, dice che si sentono i custodi degli antichi avi e li chiamano per i più diversi scopi, sia malvagi sia benefici... chissà se è vero.
Siamo in cima alle montagne e pertanto non possiamo evitare di andare in un altro posto: il "Mirador de los volcanos": il Misti, il Chachani, il Pichu Pichu... e di tutti questi solo da uno vediamo una colonna di fumo: il Misti, da cui nasce il rio Majes. Ricardo ci dice che ogni turista che passa di qui deve lasciare il suo tributo ai vulcani: una pila di ciottoli - e questo posticino ne è pieno. Scoprirò molto tempo dopo che in realtà è un antico rito andino che ancora oggi è praticato dagli "indios". Si tratta di una "Apacheta": quando i viandanti giungevano lungo il cammino sulla vetta di un colle o di una montagna, lasciavano un'offerta agli Apu, gli dei tutelari, che consisteva nel bolo di coca che avevano masticato durante il tragitto o di foglie della stessa pianta, o di altre cose ancora. In mancanza di altro, oppure oltre alle altre cose, innalzavano - e innalzano - una pila di pietre per ringraziare gli dei. Sono molto cattolici i peruviani, ma il sincretismo religioso è incredibilmente forte.
E a un certo punto vediamo gli effetti del terremoto del '93 (se non ricordo male la data): una Chiesa, nel villaggio di Maca, che sulla mia guida appare ritta e fiera nella sua candida bellezza, è ridotta ad un cumulo di macerie, e all'interno una miriade di pali intrecciati tra di loro fanno il possibile per tenerla in piedi.
I paesani qui sono un po' diversi, guardano i turisti con una certa diffidenza, nonostante ne vedano spesso... siccome ce ne accorgiamo, Ricardo si affretta a dirci di non contrariarli, ricordandoci le dicerie sulla stregoneria. (Purtroppo non mi ricordo molto di Chivay, il centro principale della zona, perchè ero piuttosto "frastornata"... mi riprometto di riguardare con attenzione questa zona affascinante, un domani, chissà...)
Ricardo aggiunge che gli stregoni di queste parti, se vogliono fare un rito malvagio, usano certe spezie come l'ajì (piccante) e altre che assomigliano alla senape, ma non gli abbiamo dato molto retta mentre ce lo diceva. Soprattutto perchè non aveva proprio l'aria di quello che se ne intende davvero, di queste cose... Confesso che però una certa curiosità me l'ha lasciata. Chiederò a chi ne sa di più... o magari lo leggerò in un certo libro... ;-)
Comunque qui l'atmosfera ha un qualcosa di diverso, non solo per gli aquilotti che svolazzano in giro o per gli occhi penetranti degli abitanti dei villaggi...
E' inutile, sono sicura che i miei occhi, annebbiati dalle medicine, si sono lasciati sfuggire mille particolari e mi hanno lasciato un vuoto... una mancanza di informazioni che potrò colmare solo tornando là, speriamo presto.
Medaebe

[P.S. Ringrazio l'amico Gabriele, a cui mi sono rivolta visti i miei appunti scarsi, questa volta, per le sue spiegazioni e le sue note, che mi hanno permesso di spiegare meglio certi punti!]