di Medaebe
CAÑON DEL COLCA
[continua da Mini (dis?)avventura in Perù - brevi note a causa dei miei
radi appunti di viaggio di quei giorni... ]
Beh, in un modo o nell'altro ci mettiamo in marcia. Mi "caricano"
sul pulmino e mi appoggiano sull'ultimo sedile in fondo, dove mi sdraio. Per
tutta l'escursione e per un'altra settimana, mangerò sempre pollo lesso
(alla fine il mio stomaco ne aveva la forma) e brodini, ovviamente sempre seguiti
dal mate di coca. Peccato che in Italia non si trovi: si trovano le tisane più
strane, ma questo no. Certo che, comunque, sebbene anche con le bustine sia
buono, fatto con le foglie fresche è tutta un'altra cosa... Nonostante
il mio stato comatoso, non vedo l'ora di visitare quella valle, perchè
avevo letto che da sempre soffre di terremoti e la sua alta sismicità
prima o poi inghiottirà qualcuno dei paesini che "tirano a campare"
laggiù. E me ne infischio del fatto che stiamo per salire a oltre 4000
metri.
Chissà perchè "Qolqa", che dà il nome alla valle,
significa "granaio", ma anche "Pleiadi". Non so un'acca
di astronomia e la guida non ci dà spiegazioni, ma - ripensando alla
notte scorsa e alla nostra "doccia di stelle", mi piacerebbe trovarmi
di sera, ovviamente ben coperta per il gelo, sdraiata a naso per aria, ad osservare
le "sette sorelle", come le chiamavano gli antichi. E se si fosse
trattato di un punto privilegiato per l'osservazione delle stelle, in particolare
quelle? Certo è che la valle, bella da morire come tutti i canyon, di
notte è ancora più favolosa, con il suo manto stellato...
Ricardo, la nostra guida, è simpaticissimo e parla bene l'italiano, perchè
dice che aveva diverse "amiche" quando ha visitato l'Italia - una
delle quali gli ha insegnato la sua filosofia di vita (che ovviamente ci ha
trasmesso): "mangia bene, c...a forte e non avrai paura della morte!"
- se lo dice lui...
Unico saggio (lui) tra tanti stolti (noi cinque), si è portato un binocolo,
grazie al quale riusciamo a vedere bene alcuni animali che non si lasciano avvicinare,
vivono allo stato selvatico: ibis, fenicotteri, vizcachas (assomigliano agli
scoiattoli) e vigogne. Dicono che la lana di vigogna sia la più soffice
esistente al mondo, ma - a parte che è una razza protetta - da anni non
è più possibile neanche rasarle. Bisogna accontentarsi dei maglioni
in alpaca, che quanto a calore non scherzano...
La valle offre spettacoli incantevoli e mozzafiato, in più noi siamo
anche talmente fortunati da trovare sempre un gran sole - l'optimum per catturare
foto-cartolina... Io ho sempre avuto un debole per due cose: i deserti e i "cañones"-
non potevo perdermi questa escursione! Che consiglio a tutti.
Grazie a Ricardo scopriamo diverse cosucce: per esempio, gli inca coltivavano
a terrazze (e questo lo sanno tutti), ma per studiarle e prepararle prima costruivano
dei "plastici" in roccia relativi alle zone che poi avrebbero abitato
e coltivato. (Un esempio di questi plastici si può trovare anche a Macchu
Picchu, di fianco alla capanna ricostruita, in fondo al sito archeologico: si
tratta di una roccia scolpita, che in questo caso riproduce le montagne circostanti.)
Oppure come riconoscere un condor maschio da una femmina: la femmina è
più piccola, non ha la pancia bianca e ha un anello bianco attorno all'occhio.
Siamo fortunati: ci porta alla Cruz del Condor ad un'ora propizia (metà
mattina, quando l'aria inizia a scaldarsi e i condor sfruttano le correnti tiepide
per librarsi in volo) e riusciamo a vedere sia un maschio sia una femmina. Il
condor è veramente grande, scuro, impressionante e in questo momento
sono felice di ricordarmi che si nutre solo di carogne. E non riusciamo a evitare
la classica foto alla giapponese con turisti scemi in posa da condor...
Cruz del Condor è un "picco", con profili scoscesi, che con
le mie vertigini cromosomiche non avrei osato guardare, finchè non ho
escogitato un sistema poco ortodosso: sdraiarmi per terra e buttare lo sguardo
in basso...
Notiamo anche, nella valle, delle chiazze bluastre, le cosiddette "lagune
misteriose": nel corso delle stagioni, cambiano colore varie volte in quanto
cambia la concentrazione dei minerali ivi contenuti. Purtroppo, il tempo (e
la distanza) è tiranno e non potremo andare a vederle da vicino.
Altra cosa particolare sono le tombe preincaiche (uso presente in varie culture):
sono scavate lungo una parete di roccia perpendicolare, in pratica si presentano
come dei "buchi" nella montagna, che appare come una specie di groviera
- ci calavano i cadaveri dall'alto tramite corde, per salvarli dai predatori
e, dice Ricardo, per permettere agli stregoni di compiere i loro riti per i
morti all'interno di queste tombe senza essere visti... Ci dice anche che da
queste parti viene molto praticata la stregoneria, dice che si sentono i custodi
degli antichi avi e li chiamano per i più diversi scopi, sia malvagi
sia benefici... chissà se è vero.
Siamo in cima alle montagne e pertanto non possiamo evitare di andare in un
altro posto: il "Mirador de los volcanos": il Misti, il Chachani,
il Pichu Pichu... e di tutti questi solo da uno vediamo una colonna di fumo:
il Misti, da cui nasce il rio Majes. Ricardo ci dice che ogni turista che passa
di qui deve lasciare il suo tributo ai vulcani: una pila di ciottoli - e questo
posticino ne è pieno. Scoprirò molto tempo dopo che in realtà
è un antico rito andino che ancora oggi è praticato dagli "indios".
Si tratta di una "Apacheta": quando i viandanti giungevano lungo il
cammino sulla vetta di un colle o di una montagna, lasciavano un'offerta agli
Apu, gli dei tutelari, che consisteva nel bolo di coca che avevano masticato
durante il tragitto o di foglie della stessa pianta, o di altre cose ancora.
In mancanza di altro, oppure oltre alle altre cose, innalzavano - e innalzano
- una pila di pietre per ringraziare gli dei. Sono molto cattolici i peruviani,
ma il sincretismo religioso è incredibilmente forte.
E a un certo punto vediamo gli effetti del terremoto del '93 (se non ricordo
male la data): una Chiesa, nel villaggio di Maca, che sulla mia guida appare
ritta e fiera nella sua candida bellezza, è ridotta ad un cumulo di macerie,
e all'interno una miriade di pali intrecciati tra di loro fanno il possibile
per tenerla in piedi.
I paesani qui sono un po' diversi, guardano i turisti con una certa diffidenza,
nonostante ne vedano spesso... siccome ce ne accorgiamo, Ricardo si affretta
a dirci di non contrariarli, ricordandoci le dicerie sulla stregoneria. (Purtroppo
non mi ricordo molto di Chivay, il centro principale della zona, perchè
ero piuttosto "frastornata"... mi riprometto di riguardare con attenzione
questa zona affascinante, un domani, chissà...)
Ricardo aggiunge che gli stregoni di queste parti, se vogliono fare un rito
malvagio, usano certe spezie come l'ajì (piccante) e altre che assomigliano
alla senape, ma non gli abbiamo dato molto retta mentre ce lo diceva. Soprattutto
perchè non aveva proprio l'aria di quello che se ne intende davvero,
di queste cose... Confesso che però una certa curiosità me l'ha
lasciata. Chiederò a chi ne sa di più... o magari lo leggerò
in un certo libro... ;-)
Comunque qui l'atmosfera ha un qualcosa di diverso, non solo per gli aquilotti
che svolazzano in giro o per gli occhi penetranti degli abitanti dei villaggi...
E' inutile, sono sicura che i miei occhi, annebbiati dalle medicine, si sono
lasciati sfuggire mille particolari e mi hanno lasciato un vuoto... una mancanza
di informazioni che potrò colmare solo tornando là, speriamo presto.
Medaebe
[P.S. Ringrazio l'amico Gabriele, a cui mi sono rivolta visti i miei appunti scarsi, questa volta, per le sue spiegazioni e le sue note, che mi hanno permesso di spiegare meglio certi punti!]