Perù

1996


di Medaebe

"MINI (DIS?)AVVENTURA IN PERU"

Peru', agosto 1996.
Abbiamo visitato Puno & circondario e il Lago Titicaca , fa un freddo boia (meno male che ho comprato i guanti a Cuzco) e abbiamo dormito con la stufetta accesa, visti gli spifferi che entravano in camera. E' da un paio di giorni che ho la febbre (non so quanto, di proposito non me la misuro cosi' mi sembra di non averla) per un ascesso sempre crescente in bocca, ma continuo a fare finta di niente.
Oggi dobbiamo andare a Juliaca, prendere l'aereo e arrivare ad Arequipa, domani si parte per l'escursione di 3 gg. al Canyon del Colca - sono emozionatissima perche' le guide ne parlano in modo entusiastico. Ma il morale crolla quando arriviamo all'aeroporto: il volo non esiste. O meglio, la compagnia aerea non esiste. Meglio ancora: quella compagnia e un'altra, la Aeroperu, per oggi e non si sa per quanto ancora non voleranno. Motivo? Lo scopriremo tra qualche giorno: sembra che non abbiano pagato le tasse, per cui il governo ha "semplicemente" tolto il permesso di volo!!! Proviamo a intrufolarci nei voli di altre compagnie: impossibile. Non si capisce perche' molti locali riescano a partire lo stesso, e si' che me la cavicchio con il castigliano, ma mi sa che non c'entra. Evidentemente danno la precedenza a loro...
Diavolo, che fare?!? Non possiamo aspettare, la soluzione e' una sola: andarci in macchina. In treno non si fa in tempo. "Ma siete pazzi!" tuona la tipa dell'agenzia di viaggio a cui ci siamo rivolti, Sara. "Non e' mica una strada normale, e poi si sale fino a oltre 5000 metri, le macchine non la fanno mai, solo i pullman locali e i camion" - guarda caso, il pullman e' gia' andato e ci dicono che il prossimo e' domani. E coincidenza, ci sentiamo proprio stimolati da quelle che dovevano essere raccomandazioni a non andare in macchina...
Morale: ci facciamo accompagnare da una loro guida, che in realta' e' un chòfer (autista) piu' che una guida, fino al suo vecchio Dodge a gasolio: lui ogni tanto quella strada la fa, la conosce, ci puo' accompagnare (cosi' non abbiamo il problema di riconsegnare l'auto). Piccola fase preparatoria (cambio gomme - tutto a mano!!!) mentre assaggio una specie di frullato di quinua con manzana (miglio? con mela) da un carretto di una ragazzina ambulante, Alfredo si compra 2 bottiglione di Inca Kola (un beverone giallognolo e zuccheroso dal sapore di... "cicca"), si stringe nella sua sciarpa e si parte.
Siamo eccitatissimi, stiamo andando in mezzo alle montagne in una strada sterrata ma non troppo, stiamo vedendo le montagne da vicino e le vigogne, qua e la', si possono notare. Dopo pochissimo la strada pero' peggiora sempre piu', si procede a 10/30 Km. all'ora, tanto per dare un'idea. Se non fosse perche' costeggia le montagne, non sembrerebbe neanche una strada.
Le Ande hanno dei profili dolci, sembrano quasi colline, difficile credere che stiamo salendo fino a oltrepassare i 5000 metri! E la neve? Ce n'e' pochissima, talmente poca da essere confusa con i sassi. Incontriamo pochi camion, poi ci fermiamo a mangiare in una specie di... "autogrill": ovvero una casetta dove preparano l'almuerzo per i camionisti di passaggio. Minestra di pollo, pollo lesso , pollo fritto. Prendiamo la minestra e il pollo lesso. E scoliamo l'ennesima Cusquena (cerveza! natural) - la gola si fa sempre piu' secca, perche' siamo proprio sotto il sole, non c'e' una nuvola, e a ogni giro di ruota si sollevano nuvoloni di polvere.
Ad un certo punto un gran fumo, con un botto, esce dal nostro motore. Si e' fusa una batteria o qualcosa del genere, ma 2 dei nostri, esperti meccanici, fanno una ghignata e dicono di non preoccuparci, tanto i diesel ne hanno 2. Boh, con una spinta e quattro tocchi al motore si riparte, ma io comincio a sentire il peso dei continui "trastullamenti" (per usare un eufemismo) del vecchio dodge... ovviamente non dico niente agli altri. Accade piu' di una volta che, per un buco della strada o un sasso in piu', tiriamo zuccate al soffitto del dodge... Alfredo sempra bionico, non si toglie mai la sua sciarpetta e tracanna sorsate di Inca Kola (calda!!! ma come fara'?!) mentre guida nel miglior modo possibile.
Ogni tanto ci fermiamo per sosta foto, sosta pipi' o sosta-massaggio-di-fondoschiena... i paesaggi sono notevoli, non c'e' che dire... ma la strada e' strettina in parecchi punti, le curve sono talvolta a gomito, i camion filano come disperati... poi ad un certo punto incontriamo il pullman che abbiamo perso a Juliaca. E' rovesciato. Appoggiato su un fianco, ha toccato il monte mentre faceva una curva ed e' "caduto".
Ci spaventiamo tantissimo e guardiamo se ci sono feriti, ma ci salutano agitando la mano, con facce tranquillissime. Forza di spirito peruviana!!! Il viaggio prosegue, e calano le prime ombre della sera, in pochissimo tempo e' buio pesto.
La macchina procede a lentezza sempre piu' esasperante, probabilmente la velocita' e' sempre la stessa, ma io comincio a non sopportarla piu' e sento dei dolori sempre piu' forti. Spesso ci attraversa la strada qualcosa di saltellante, sembrano conigli ma non saprei dire cos'e' in realta'. Notiamo anche alcuni serpentelli. Il dodge arranca, siamo nelle ultime salite, ha gli abbaglianti accesi ma non si vede un accidente.
Ennesima sosta pipi'. Alfredo, prima di scendere, ci invita a non allontanarci dalle luci dell'auto a causa degli animali. Ma appena mettiamo piede fuori dall'auto rimaniamo folgorati. Ipnotizzati. E' di fronte a noi, sopra di noi, il piu' incredibile ammasso di stelle che abbiamo mai visto. Possibile che non ci siamo mai accorti di quanto sono e quanto sono belle? Siamo in cima ad una montagna di cui non sappiamo neanche il nome, respiriamo a fatica un'aria frizzantissima e rarefatta, non c'e' neanche lo spiraglio di una luce di citta' e stiamo facendo una doccia di stelle.
Nel buio cosi' assoluto, sentiamo le stelle pulsare sotto la nostra pelle, sembra che si muovano verso di noi, ci sentiamo immersi in un rito fantastico, in cui siamo capitati li' per caso... e' una sensazione che non provero' mai piu', neanche quando mi ritrovero', l'anno successivo, nel buio dell'outback australiano: le stelle saranno comunque diverse, le citta' saranno comunque piu' vicine, l'aria sara' diversa, il momento sara' un altro.
Occorreranno alcuni minuti prima che riprendiamo a parlare. Per poi tacere per un altro periodo lunghissimo. So che tutti noi ricorderemo per sempre questo momento. E passa in secondo piano anche la "novita'" dello spicchio di luna orizzontale, qualcuno non sapeva che nell'altro emisfero la luna non e' verticale e non se ne erano ancora accorti.
Dopo un'altra ora il viaggio e' quasi al termine, sono passate circa 10 ore e stiamo entrando in Arequipa. Alfredo improvvisamente, per la prima volta, si mostra titubante e ci fa capire che non sa dov'e' il nostro albergo, cosi' raccatta un passante e ci dice "el amigo nos llegara' alla' " - e per una volta i miei amici non mi chiedono la traduzione, vogliamo solo arrivare e alla svelta.
Finalmente arriviamo. Scendiamo dal dodge e i ragazzi iniziano a scaricare gli zaini e i borsoni. Io ho il voucher con la prenotazione, vado alla reception. C'e' una donna prima di me che ha dei problemi con i suoi bambini, tranquilla mi metto in coda. E poi mi ritrovo sul divano della hall dell'albergo. Sono svenuta. In quel momento mi accorgo che quasi non riesco a parlare, l'ascesso e' cresciuto enormemente. La fronte mi scotta e ho una nausea terribile. Subito mi portano del mate di coca (infuso di foglie di coca fresca) bollente e cercano di tenermi sveglia.
Inutile. Svengo ancora, da sdraiata, e sento un dolore fortissimo al basso ventre. Assaggio appena il mate di coca e faccio un ultimo sforzo per salutare il nostro bravissimo Alfredo e la sua Inca Kola, poi svengo di nuovo. Mi portano in bagno e... riemerge il resto del pollo. Mi sostengono fino alla stanza, che dividero' con Gigi e Alex (allora eravamo amici... conosciuti pochi mesi prima), ma monopolizzero' il bagno per tutta la notte. Loro, poverini, mi dicono di chiamarli se ho bisogno, ma non ho neanche la forza di farlo: per tutta la notte andro' avanti e indietro dal bagno, cadendo due-tre volte, ma loro non se ne accorgeranno neanche: il viaggio li ha sfiniti, si sono addormentati addirittura vestiti.
Nel frattempo si fa giorno e io non ho chiuso occhio. Si svegliano, arrivano anche gli altri due e mi danno dell'acqua, che vomito. Come si fa? C'e' la guida gia' nella hall, bisogna partire per l'escursione. Di nuovo ci riprovano con il mate di coca, ma ha lo stesso effetto dell'acqua. Poi Ricardo (la guida) chiama un dottore suo amico che parla anche inglese e mi fa visitare, pensano di portarmi all'ospedale ma io non voglio. Non capisco quasi cosa mi fa o cosa mi dice, ricordo solo che mi fa male. E la febbre? Circa 40.
A questo punto interviene Ricardo: dice che in farmacia c'e' una specie di vinagre che loro usano per abbassare la febbre; lui e i ragazzi vanno a comprarlo mentre il medico mi visita. Il dottore fa la sua diagnosi: ascesso + infiammazione alle ovaie + congestione. Cura d'urto: 4 tipi diversi di medicine, all'incirca una ogni 4 ore - tra antibiotici, antipiretici e altro. Prima pero' passano un paio d'ore a farmi impacchi di vinagre con il cotone sul ventre e sulla fronte, la febbre ad un certo punto si abbassa un po' (circa 38,8) - ma io penso che sia stato l'antipiretico - e si parte per il Canyon; abbiamo perso solo mezza giornata.
Al ritorno andro' a farmi visitare e scopriro' che avevo si' l'ascesso e un'infiammazione alle ovaie, probabilmente avevo anche una congestione, ma soprattutto scopriro' di avere avuto una colica appendicolare. Curata (anche) con il mate di coca. Il dottore me l'ha fatto bere per 3 volte al giorno per una settimana, faceva parte della cura.
A distanza di anni, comunque, ho ancora ben stampato nella mente il momento, l'epifania, la magia della doccia di stelle... ne valeva la pena.
Medaebe