Perù

 


di Gabriele Poli
http://www.magiedelleande.it


Vi propongo questo nuovo itinerario peruviano, sperando che possa destare la vostra curiosità. Le foto di questo reportage - e dei due precedenti - le potete trovare nel mio sito che vi invito a visitare. http://www.gabrielepoli.it

ESOTICA OXAPAMPA
Di Lissete Herrera Casas (Redattrice di Andares)
Traduzione di Gabriele Poli
Famosa per i suoi paesaggi, i rodei, le feste del bestiame, il caffè, la frutta, le varietà di peperoni piccanti e per la prosperità di cui godono i suoi abitanti di origine tedesca, discendenti dei primi colonizzatori dell' Amazzonia della provincia di Pasco, Santa Rosa di Oxapampa è un'ottima alternativa di viaggio, nonostante il grave disinteresse dei funzionari del settore turistico. Di seguito, la cronaca della settimana giubilare oxapampina. Partii per Oxapampa con l'idea di conoscere un angolo esotico della selva peruviana, popolato di "visi pallidi", vestiti come mandriani e di fanciulle splendenti come "belle olandesine" - con le trecce bionde e le gote arrossate dal sole -, che abitano casette di legno circondate da boschi e ordinate coltivazioni. Sedotta da questa prospettiva, mi imbarcai alla volta delle terre del caffè e del peperone piccante. Il periodo era quello ideale; Santa Rosa di Oxapampa compiva i 108 anni dalla data della sua fondazione in quel lontano 30 agosto del 1891, quando un gruppo di austrotedeschi, stabilitisi a Pozuzo durante il governo di Ramón Castilla, decisero di migrare verso sud, alla ricerca di nuove e migliori terre. A quel tempo, la zona era abitata dai nativi di etnia Yanesha, chiamati "chunchos" dai coloni. Si racconta che al principio i rapporti furono difficili per entrambi i gruppi culturali. I contrasti erano all'ordine del giorno e non mancarono gli abusi e le risse per appropriarsi dei terreni. Durò anni questa inimicizia, fino a un bel giorno in cui un'anziana yanesha osò attraversare le terre dei coloni per offrire frutta e altri prodotti delle proprie terre in cambio di pettini e utensili. Iniziarono gli scambi. Con il trascorrere del tempo, la confidenza aumentò e iniziò una nuova vita per i discendenti degli austro-tedeschi. La storia narra che in queste terre governò un "cacicco" bianco, chiamato Enrique Bottger, che organizzò le fila degli immigrati e diede il primo impulso alla fondazione di Oxapampa. Con la mente colma di tutte queste notizie, andai a comperare il mio biglietto Lima-Oxapampa-Lima. I posti sul bus non sono facili da trovare in questo periodo, considerando che esistono solo due linee di trasporto terrestre che portano direttamente a Oxapampa - La Merced e Moderno - con un'unica partenza giornaliera, alle cinque del pomeriggio ed un'altra - Transportes Chanchamayo - che arriva fino a La Merced con partenza alle 11.30 del mattino. Spesso, quindi, conviene prendere un pullman fino a Tarma o La Merced e di lì proseguire in taxi collettivo fino a Oxapampa. Per fortuna, un autista si impietosì, decidendo di farmi viaggiare in cabina con lui. Il passaggio fino a La Merced costa 25 soles (circa 15000 lire; n.d.t.). La rotta obbligata è la "Carretera Central" che passa per Tclio, La Oroya, Tarma e San Ramón e questo primo tratto dura circa otto ore. Alla fine, il bus giunge al terminal di La Merced da dove è possibile proseguire in combi che, per 7 soles (4200 lire), conduce a Oxapampa in tre ore di viaggio. La bellezza di tutto questo tragitto è che si percorrono di seguito Costa, Sierra e Selva, attraversando vari piani ecologici e altitudini che variano dal livello del mare ai 4900 metri. Oltrepassata Tarma, il bel paesaggio andino cambia notevolmente e si inizia a scendere verso la "selva alta": le pendici popolate da boschi profumati dalla frutta e il clima tropicale ci fanno dimenticare il freddo della costa e della sierra. Cascate d'acqua disegnano armoniose figure fra i rilievi coperti di aranceti e piante silvestri. Il corso del Rio Chanchamayo ci accompagna per quasi tutto il percorso fino a La Merced, lungo la bella strada asfaltata disseminata di curve e gallerie. Dopo il ponte Paucartambo, giusto presso la deviazione per Satipo, termina l 'asfalto. Da lì e per i successivi 67 chilometri fino a Oxapampa, è lo "sterrato" ad accompagnarci.
LA PRIMA IMPRESSIONE
Si entra a Oxapampa percorrendo avenida San Martín con le sue casette di legno in stile tirolese. Il legno impiegato è l'"uncumano" o il cedro. Le case sono quasi tutte ad un solo piano e abbondano di finestre; un piccolo giardino delimitato da un recinto dello stesso colore della casa, abbellisce l'insieme. La bandiera della città sventola orgogliosa sui tetti di tutte le abitazioni; ha tre colori: il verde della foresta, l'azzurro del cielo e il bianco della pace che regna a Oxapampa. Prati e boschi di pini rallegrano il paesaggio. Le undici ore di viaggio furono ben ripagate da questo bello spettacolo, però io continuavo a cercare quei cavalieri biondi, vestiti come cow boys e le dame con le trecce gialle. Inutile: nulla si avvicinava all'idea che mi ero fatta degli abitanti di Oxapampa. Però non persi le speranze e mi dedicai al difficile compito di trovare un letto nel caos della festa giubilare della città. Dopo aver cercato inutilmente in quattro pensioni decenti (una camera con acqua calda costa 40 soles - 24000 lire - e la metà presso le famiglie), non mi rimase che rivolgermi all'ufficio municipale dove mi raccomandarono di chiedere ospitalità in casa della famiglia Cárdenas Ruffner. Finalmente a posto. Iniziai a girovagare in cerca di informazioni, di attrazioni turistiche e dei tirolesi con gli abiti tipici da fotografare. Mi dissero che in municipio avrei potuto trovare libri sulla storia e sui costumi di Oxapampa, ma lì mi risposero: "Alla radio Selva Central, a quattro isolati sulla destra, puoi trovare quello che cerchi". Tutto inutile. Un poco demotivata, mi recai alla fiera dell'artigianato, dove comperai qualche souvenir quali portachiavi, soprammobili di legno, quadri, utensili intagliati di palma, vini di mora e guayaba, magliette con la scritta "Ich Liebe Oxapampa", confezioni di caffè e bamboline con i costumi tipici yanesha e tirolesi. Fu così che scoprii che in una delle casette, ai margini della Plaza de Armas, si organizzavano tour guidati della zona. Questi includevano il "camarotaje", che non significa "navigare in camera", ma fare canottaggio in gomme usate di fuoristrada.
OXAPAMPA E' UNA FESTA
Le attività iniziarono il primo giorno del mio arrivo. Il programma annunciava il primo festival dell'anitra, organizzato nella fiera agraria, industriale e artigianale di Oxapampa. Confidando nella puntualità teutonica e per non perdermi alcun dettaglio, andai al festival, ma incontrai solo stand in pieno allestimento e camion carichi di maiali, cavalli, vacche e altri animali in attesa. Quando chiesi notizie sul famoso festival culinario dell'anitra - che secondo gli organizzatori, sarebbe durato tre giorni -, mi risposero che c' era stato un errore e la festa sarebbe iniziata il martedì successivo, giorno della mia partenza per Lima. Decisi allora di visitare la cittadina. Oxapampa, in quechua, significa "pianura di paglia" e la sua provincia si compone di sette distretti con settantamila abitanti. Possiede coltivazioni di zucca, mais, peperoni piccanti, manioca e caffè. E' ubicata a 1700 metri s.l.m. e il clima è temperato con piogge da dicembre ad aprile. Nonostante le sue numerose attrattive turistiche e gli impressionanti paesaggi, Oxapampa possiede una sola agenzia che offre servizi al turista: Ecotours Oxapampa. Uno dei luoghi da visitare è la chiesa di Santa Rosa, santa patrona della zona. Costruita nel 1968, si dice che sia l'unica chiesa dove convivono Dio e il diavolo, in quanto il materiale impiegato per la sua costruzione è il legno chiamato "diavolo forte". A Oxapampa esistono numerose distillerie di canna da zucchero dove si prepara il "huarapo", un succo di canna fermentato. Dopo un doveroso brindisi, passai accanto ad un allevamento di trote per arrivare, poi, alla caverna di Tunquicueva. Una leggenda sostiene che di notte è facile sentire i lamenti di una donna, probabilmente la figlia di un sovrano inca, chiamata Nishe, offerta agli spiriti della grotta in cambio di piogge abbondanti. Un' altra storia narra che Juan Santos Atahualpa, discendente degli inca e ricercato dagli spagnoli, abbia sepolto in uno dei tunnel dell'antro un' ascia d'oro. Durante i fine settimana, è possibile pranzare al Rancho Ruffner, dove preparano prelibate grigliate di carne e "pachamancas", il piatto a base di carne e patate cotto sotto terra. Non avendo ancora perduto le speranze di incontrare dei tipici tirolesi, tornai alla fiera agraria. Volevo scoprire la tradizione perduta di Oxapampa; così, continuai a far domande sui costumi del passato rivolgendomi insistentemente agli abitanti. Non mi piaceva l'idea di dover ammettere la sconfitta vedendo svanire tutte le illusioni che mi ero fatta negli anni. Fu così che riuscii a conoscere due famiglie oxapampine con le quali ebbi l' opportunità di incontrami.
IL BAULE DEI RICORDI
Il giorno seguente, molto presto, fermai un mototaxi e mi feci condurre a Miraflores, un piccolo agglomerato di case all'entrata della cittadina. E' qui che vive la maggioranza delle famiglie discendenti dai colini. Le case non possiedono numerazione; è sufficiente chiedere al primo che passa per ottenere l'indicazione utile. A Oxapampa tutti sono una sola famiglia. Il primo clan che visitai fu quello dei Guerovich-Hassinger. Mi ricevette la matrona Hermelinda, di sessantanove anni ben portati, che mi presentò a tutta la sua discendenza: figli, generi, nuore, cognati, nipoti, ecc. Quasi tutti i suoi fratelli vivono nello stesso isolato. Arrivai giusto nel momento in cui stava cucinando il "chicharron" di maiale (pezzetti di carne di maiale fritti in abbondante olio. N.d.t.) e mi dimostrò la tradizionale ospitalità oxapampina, invitandomi a visitare la casa. Gli abitanti erano tutti di carnagione chiara, capelli biondi o castani e occhi azzurri, però ciò che più mi colpì fu la semplicità e l'amabilità di queste persone. Le case tipiche sono costruite con tavole incastrate come le squame di una pigna, all'esterno e col sistema "machihembrado (maschio effemminato), all' interno, chiamato così perché le tavole si incassano perfettamente le une alle altre, come maschi e femmine. La casa, di un piano, pareva di due quando entrai dalla porta posteriore provvista di una scala alta quasi due metri. La sua cucina era un autentico pezzo di storia. L'antico focolare mi fece ricordare i vecchi film europei della metà del 1900, con i forni di mattoni e ferro lavorato, provvisti di fornelli divisi in comparti per riporre la legna e cuocere il pane. Le mensole, le porte, fino al modo di legare le tende, faceva pensare ad epoche remote. Hermelinda conserva ancora due sedie di legno appartenute ai nonni, un baule ed un'antica foto di matrimonio. Sedute nel suo salottino, mi raccontò che sua nonna Hassinger arrivò a Oxapampa molto giovane proveniente da Pozuzo. Si sposò con un croato, Guerovich e insieme si dedicarono all'agricoltura e all'allevamento. La madre le insegnò a cucinare la zuppa "pelota" (Leivad neidel), la "shitale", la bistecca affumicata, il pane di mais, i dolcetti chiamati "kransalas", lo strudel, i biscotti di zucchero e le paste. Suo fratello Antonio aiutava il padre nei lavori dei campi e imparava a domare i cavalli. In quegli anni, una scuola di monache tedesche si prendeva cura d'insegnarle la lingua degli avi e di mantenere vive le tradizioni e la cultura, però le religiose dovettero andarsene all'inizio della seconda guerra mondiale. Oggi a Oxapampa nessuno insegna più il tedesco, ma mi hanno detto che nella vicina Pozuzo vive una maestra che lo fa (signora Delfina Randolf. N.d.t.). Donna Hermelinda ricordò che a quell'epoca ogni cosa doveva essere trasportata a dorso di mulo o a piedi, visto che non esistevano strade. Le feste familiari erano rallegrate dalla fisarmonica e dalla chitarra. I giovani e i bimbi vestivano alla tirolese e ballavano il valzer austriaco, la polka e la mazurca. Ancora oggi queste tradizioni sopravvivono, però la musica proviene da cassette registrate. Nessuno più veste alla tirolese, né va a cavallo. "La costruzione della strada negli anni '40, fu responsabile della scomparsa delle nostre tradizioni", mi confidò don Antonio che lavora come bracciante. La mia speranza di incontrare prosperi contadini andò in fumo, infatti, oggi la maggioranza dei discendenti tedeschi coltiva la terra solo per il proprio fabbisogno. La crisi economica ha colpito anche qui; l'agricoltura non rende. La mia visita proseguì fino alla proprietà della famiglia Mayer. Don Oswaldo, il patriarca, conosciuto con il nome di "Baco", possiede i lineamenti tipici di un contadino tedesco. Ogni ruga del suo viso racconta lo sforzo giornaliero della lotta per la sopravvivenza. Tutta la famiglia è dedita all'agricoltura ed è lui stesso a trasportare a Lima i frutti del loro lavoro. Baco mi presentò la sua sposa, Annie, le sue figlie gemelle (dalle trecce bionde) e i nipoti, tutti giovani, belli e robusti. Don Oswaldo prese una vecchia fisarmonica, reliquia dei suoi nonni e suonò una polka invitando le figlie a ballare. Le ragazze si cambiarono, vestendo le tipiche gonne rosse e bianche. Le attività per la festa dell'anniversario proseguivano. Una di queste era il falò yanesha, durante il quale speravo di conoscere qualcosa di più del folclore locale. Fino a quel momento, non avevo visto ancora alcun nativo nella cittadina; questi vivono nella vicina comunità di Tsachopen. Più tardi, compresi però che il famoso "falò yanesha" altro non era che una festa per il diletto dei pochi turisti, rallegrata da musica moderna, cibo creolo e birra in quantità., ma senza la presenza di un solo yanesha. Nel successivo combattimento di galli e nel tradizionale "torneo dei nastri" si riunisce la crema della popolazione oxapampina. I partecipanti giungono da ogni dove, ma i più solleciti sono quelli di Pozuzo, chiamati "pushucos". Questi ultimi vestono abiti tipici, stivali, camice a quadri, panciotti di cuoio, fazzoletto al collo e cappelli a tesa larga; sembrano centauri perché mai scendono da cavallo. E' inevitabile lasciarsi sfuggire un sospiro ammirando la loro destrezza e la loro eleganza nel cavalcare i "destrieri da passo" e quando cercano di prendere gli anelli cuciti nei nastri, o vederli domare cavalli e tori selvaggi. La loro presenza non può passare inosservata. Il terzo giorno continuai la mia visita di Oxapampa. Devo riconoscere che rimasi impressionata dall'immagine dei mandriani pushucos e che il ricordo delle loro imprese mi fece dimenticare le scomodità e la mancanza di organizzazione dei responsabili della festa. Questa volta, mi recai a visitare le rovine di Punchao, una costruzione ispanica per il lavaggio dell'oro, tutta in pietra, simile ad un castello feudale e la maestosa cascata di Anana, della quale si racconta che chi si bagna nelle sue acque gelate, vive più di cent'anni. Questa spettacolare caduta d'acqua si trova a Huancabamba, a due ore di distanza e il costo del tour (25 soles) include il trasporto e il pranzo. La rotta segue la strada diretta a Pozuzo. Al ponte Huancabamba si devia e si continua lungo un sentiero sconnesso. Durante il tragitto, vicino a Chaupimonti, conobbi un giovane - Quispe - dai bellissimi occhi verdi, ma attrasse la mia attenzione - e i sospiri di César Aquije, il mio fotografo - anche una bella oxapampina dai capelli biondi e gli occhi azzurri, addetta ad una delle pompe di benzina locali. Il tempo a disposizione ormai era giunto al termine e tuttavia mi mancavano molte cose da vedere, ma non mi fu possibile a causa soprattutto degli scarsi servizi turistici che Oxapampa offre ai visitatori. La popolazione si lamenta del disinteresse delle autorità provinciali di Pasco che solo privilegiano la zona mineraria e la sierra della regione, dimenticandosi completamente del patrimonio turistico della selva. "L'ufficio di zona del Ministero di Industria e Turismo serve solo da adorno", mi commentarono indignati gli abitanti. Nonostante la disorganizzazione e la poca attenzione delle autorità locali, tuttavia, questo viaggio mi ha arricchita: i bellissimi paesaggi, l'enorme potenziale turistico di Oxapampa, l'ospitalità e l'amabilità della sua gente, li porto racchiusi nel cuore. Così come il profondo sguardo di un pushuco dagli splendidi occhi verdi che mi dedicò un bellissimo omaggio scoprendosi il capo davanti a me.
Lissete Herrera Casas Foto di César Aquije
Prossima tappa, Pozuzo.
SERVIZI TURISTICI
Trasporti: Transportes Chanchamayo; Lima, Avenida Manco Cápac 1052- La
Victoria Tel. (1) 470-1189 - Expreso Moderno; Lima, Terminal La Mar 350 - La
Victoria Tel. 474-6420
Pensioni: Rey, Jr. Grau 423 Arias, Jr Bolognesi 328 Affittacamere Oxapampa,
Jr. Grau, cuadra 4 Jiménez, Jr. Grau 421 Jipa, Jr. Mariscal Castilla 117
Santa Isolina, Jr. Bolognesi 176 Ristoranti La Llegada, Jr. Bolognesi 154
Oasis, Jr. Bolognesi 120 Rikos, Jr. Mariscal Castilla s/n El Charanguito,
Av. San Martín 825
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