Perù

2001


di Gabriele Poli
http://www.magiedelleande.it


Finalmente sono riuscito a liberarmi dell'antipatico Futura Servizi. Per festeggiare, ho deciso di rompervi le scatole con un altro reportage di viaggio nel "Perù Sconosciuto". spero che lo troviate interessante. Come sempre, le foto le trovate nel sito. grazie per l'attenzione. Gabriele http://www.magiedelleande.it PUQUIO Testo e foto di Ricardo Virhuez Villafane traduzione di Gabriele Poli

Andare a Puquio significa entrare nell'intimo dei nostri costumi andini, la cui spiritualità fu immortalata nell'opera eccelsa di José María Arguedas. Perché se Utec, il villaggio di casa Arguedas, e Andamarca dalle millenarie andénes possiedono la propria settimana turistica, non potrebbe averla anche Puquio, capoluogo della provincia di Lucanas, dipartimento di Ayacucho? A questo scopo, un gruppo di abitanti si prese l'onere di regalare alla propria terra la prima Settimana Turistica, svoltasi -con numerose attività e non poche attrazioni- nei giorni 27, 28 29 ottobre dello scorso anno. Eleuterio Saire, presidente della commissione per le festività, ci attende a Ica, città popolata da immigranti di Puquio. Ci avviamo lungo la strada che passa per Palpa, Ingenio e Nazca, dirigendoci verso il dipartimento di Ayacucho, attraversando le gigantesche linee di Nazca (un aereo plana sopra le nostre teste) e molte rovine archeologiche. Quando calano le prime ombre della sera, passiamo per Pampa Galeras: un paesaggio infinito dove pascolano le vigogne e ricco di pitture rupestri (a Huaraya), che rappresentano i metodi di cattura di questi animali durante il paleolitico. La notte ci avvolge e i paesaggi diventano oscuri profili contro le stelle. Attraversiamo il distretto di Lucanas e, finalmente, dopo 14 ore di viaggio da Lima (ci dicono che avrebbero potuto essere dieci), giungiamo a Puquio. Ricardo Rivera, insegnate presso l'Università Agraria di La Molina, è presente con circa sessanta studenti. Andiamo tutti assieme ad ammirare per la prima volta la pagapa (Rito alla terra per un buon raccolto) nella Festa dell'Acqua. Lungo la strada verso la pagapa, i suonatori rallegrano il cammino; rappresentano l'anima autentica della cerimonia La chiesa madre di Puquio, costruita nel 1737, conserva importanti reliquie. La mattina, il sole ayacuchano riscalda i visi e i cuori dei puquiani. Una banda musicale suona huaynos regionali e di Ancash in Plaza de Armas, mentre, di fronte, la Chiesa Madre -costruita nel 1737- si innalza con le sue tre torri e l'ampia porta di legno. Un'amabile Chela Flores mi presenta al compositore Fortunato Galindo, che ci parla delle sue otto composizioni e intona una canzone in quechua; si lamenta di Edwin Montoya colpevole di non avergli pagato i diritti d'autore per il suo tema "Quejas andina". Fortunato Galindo, rinomato compositore puquiano, celebra nelle sue canzoni la bellezza del villaggio e l'allegria delle feste antiche La magia del danza diletta bimbi e adulti e il suo compito è quello di preservare la fede negli wamanis, ruolo che confonde la coscienza cattolica degli spettatori. Di fronte al municipio, notiamo un assembramento di comuneros (appartenenti alla comunità) attorno alle quadriglie dei "danzatori di forbici". Iniziamo il lungo percorso verso le basse colline di Churulla, luogo eletto per la pagapa. Davanti camminano i varayoc (autorità della comunità) e dietro tutti gli altri. A Churulla esiste un piccolo lago e sulle sue sponde alcuni uomini si inginocchiano a ringraziare, mentre altri stendono manti sopra l'erba. Eucalipti e terreni seminati ci circondano; approfittiamo della pausa per recuperare il fiato. Gli Auquis e i Pongos (responsabili della pagapa e i loro aiutanti) preparano l'altare: sopra un ampio manto collocano prodotti della terra, come patate, mais, orzo, grano, fave e altro, oltre a miniature d'argilla o di pietra con sembianze di animali e, in generale, ogni altra cosa necessaria al sostentamento umano. Contornano il tutto con llampu -o farina di mais-, aguardiente e chicha, mentre a lato scoppietta un fuoco. Pregano in quechua l'Apu Wamani, chiedendo raccolti migliori e abbondanza d'acqua. L'Apu è il monte tutelare e gli wamanis sono le divinità della natura. La tappa rituale della pagapa è lunga, anche se la versione originale, che si tiene in agosto di fronte all'Apu Pedro Orqo, può durare vari giorni. Approfittiamo dell'atipanakuy (competizione dei danzatori) dei danzatori di forbici. Sono due le quadriglie che si confrontano ed ognuna è composta da un suonatore d'arpa, un violinista e un danzaq (ballerino). Danzano a turno, intercalandosi in una gara di movimenti sempre più complicati (momenti che l'antropologa Lucy Nuñez suddivide in saggio, ciabattare, saggio di campo, gioco, prova, amalgama, agonia e mala vita). Immediatamente, un gruppo di bimbi e adolescenti mascherati con ponchos consunti, sandali e calze vecchie e con passamontagna a nascondere il viso, imitano i danzaq, s'inginocchiano al suolo, sputano parolacce in quechua provocando l'ilarità degli spettatori. Sono i llamichos (ballerini festanti che rappresentano i pastori di lama), divertenti personaggi che interrompono la solennità del rituale andino, donando la giusta allegria alla festa. Gli llamichos, tuttavia, non rappresentano l'unico divertimento. Fanno portare una frusta di fronte all'altare e l'auqui accompagna Eleuterio Saire, organizzatore della festa e gli propina tre scudisciate, ammonendolo di comportarsi bene al cospetto degli apu wamanis del villaggio. Anche il professor Ricardo Rivera subisce la sua buona dose di frustate, di fronte alle risa e all'approvazione dei suoi alunni che chiedono buoni voti e minor lavoro. Lo stesso trattamento è riservato al giovane consigliere comunale Eric Chávez, che si lamenta di dover pagare a causa delle colpe del sindaco. Sono castighi e ringraziamenti alla terra al tempo stesso. Durante la pagapa, le frustate sono inevitabili Nella Plaza de Armas, dopo la pagapa, il ballo diventa generale e l'allegria ha il sopravvento. Di seguito, vengono unite le punte del manto che copre l'altare e i presenti alitano al vento, chiedendo un buon raccolto e acqua in abbondanza agli wamanis: passano il fagotto ad altre mani, perché le preghiere si moltiplichino. Sotterrano il tutto in un buco del terreno, assieme a garofani, coca, sigarette, vino e aguardiente. Sopra al tumulo, una croce adornata da fiori contraddistingue il luogo sacro che nessuno deve profanare. E' il momento dell'angoso, o scambio di liquori e cibo. Essendo molto tardi, siamo affamati e le patate lessate, le fave e la oca, la chicca di jora e di molle, ci sembrano deliziose. Gli studenti de La Molina si erano già da tempo arresi alla fame, tornando al villaggio. Sono rimaste solo Ana, Giovanna e Haline, con le quali visitiamo una caverna che, da lontano, assomiglia alla testa di un grande serpente con la bocca aperta. Jesús Manuel, un bimbo di dieci anni, ci racconta la versione cattolica del danzaq e dei suoi patti col diavolo, delle sirene che durante la notte vanno a ballare sul lago, delle uccisioni fra i danzaq e delle loro stravaganti abitudini di magiare rospi e vipere per vincere le gare. Nella pagapa è iniziata la ayla (o qayla), la festa dei canali d'irrigazione e l'aguardiente e la chicha compaiono in ogni mano che stringi e in ogni bocca che ti saluta. Nell'ayla ballano i paesani, mano nella mano, ciabattando allegramente e ininterrottamente. E' il huayno contadino, festoso e coinvolgente. Tornati a Puquio, ci accorgiamo che il concorso di "cucina tipica" è giunto al termine. Siamo desolati. Tuttavia, le huahuas (pani dolci con forme umane o di animali) puquiane sono deliziose e ci rimpinziamo di quelle. Si è svolto pure un concorso di artigianato in ceramica e di tessuti. Più si fa buio, più Puquio si anima. I paesani tornano dalla pagapa di Churulla e danno vivacità alla festa in Plaza de Armas. Le donne cantano e intrecciano balli con gli uomini; il ciabattare del huayno contadino dona allegria. Puquio possiede quattro ayllu, contrade o comunità, dei quali Chaupis è il più numeroso, seguito da Pichcachuri, mentre quello di Ccallao è rappresentato da sole tre persone. E' curioso osservare bambini e adulti giocare a scacchi con entusiasmo. E ascoltare il quechua puquiano, dolce e gutturale, che pronuncia il fonema "q" come fosse una "j". Anche se Puquio si trova a 3.221 metri s.l.m., il freddo non è molto intenso in questo periodo, al contrario di quanto accade nei mesi di giugno e luglio, ad esempio. La famosa Pila -fontana- Alberto, del 1846, è una visita obbligata a Puquio La casa dello scrittore e antropologo José María Arguedas, nel distretto di San Juan, a mezz'ora di cammino da Puquio. Qui lo scrittore trascorse l'infanzia e l'adolescenza. La mattina ci rechiamo a visitare la Pila Alberto, una scultura di pietra dipinta, costruita il 12/07/1846 e che rappresenta un danzatore di forbici. Lì vicino sorge la chiesa di Chaupis, dipinta di giallo. Sulla strada di Pichcachuri, alcune signore vendono piante medicinali. "Questa è per il violino", dice una di loro. "E che malattia è il violino?", chiede Haline. Le signore ridono: "Il violino, dai, lo strumento musicale". Nella piazza di Pichcachuri, l'artista di Ica, Aybar, ha costruito un monumento alla Yawar Fiesta: un toro e un condor di cemento si ergono lì, dove José María Arguedas ambientò il suo romanzo "Yawar fiesta", Festa di sangue. La piccola chiesa è di colore azzurro. Scendiamo a Ccallao e osserviamo la sua chiesa bianca e scolorita. Nella piazzetta vi è un busto dedicato a Bolognesi (eroe peruviano della guerra del Pacifico contro i cileni. N.d.t.). "Guarda, un monumento a José María Arguedas", afferma una sbadata Giovanna. La passeggiata termina fra scherzi e ilarità. Al rimanacuy partecipano Ricardo Rivera e Washington Durand Abarca. Le loro idee sono interessanti per dare impulso al turismo nella regione. Ci dirigiamo verso il distretto di San Juan, a mezz'ora di strada. Lungo il cammino, ci attardiamo ad ammirare le tranquille acque del lago Qoricocha, che in realtà è un bacino artificiale le cui acque ballano con il vento. A San Juan ci imbattiamo nella grande chiesa del 1749, dedicata a San Giovanni Battista, patrono del villaggio. Visitiamo pure la casa dove visse José María Arguedas da bambino, dopo il nuovo matrimonio del padre. L'attuale padrona, Honorata Galindo, ci narra passi della vita dello scrittore, intanto che ci mostra il patio di casa. Più in basso rispetto a San Juan, sorge il distretto di Utec; anche lì visse Arguedas e ancora più giù, Viseca, altro luogo che ricorda la vita dello scrittore e antropologo. Tornati a Puquio nel pomeriggio, la gara di danze e la corrida municipale vanno iniziando. Prima, tuttavia, ci concediamo le delizie di una gustosa trota. La plaza porta il nome del primo torero puquiano che morì nell'arena, Antonio Navarro, e si dice che sia la quarta "plaza de toros" più importante del paese. Il concorso di danza I Negritos di Puquio, con i vestiti multicolori, rappresentano la pigia dell'uva degli schiavi negri durante la colonia. I concorrenti delle danze tipiche si danno battaglia. Il pubblico applaude, conversa e ride, mentre le danze (Caramusa, Trigo Iray e Ayla) si succedono con misurata celerità. I tre angeli che mi accompagnano sono infine arrivati e anche loro, come me, registrano le musiche e scattano fotografie. Quando il pomeriggio è sul punto di arrendersi alla notte, compaiono i negritos, vestiti di fasce colorate. L'arpa e il violino accompagnano i loro passi brevi, frenetici, articolati. La tradizione orale spiega che questi Negritos rappresentano gli schiavi negri della colonia e che la loro danza imita la pigia dell'uva. Ciò che è certo è che anche i Negritos partecipano all'antipanakuy, o competizione e ogni quadriglia è composta da vari danzatori, da un suonatore d'arpa e da uno di violino. Ogni tanto, cantano strofe che sembrano improvvisate e si confrontano nell'inventare passi di ballo complicati e innovativi. Non esistono vincitori in queste competizioni. L'ammirazione e il riconoscimento del pubblico sono premi sufficienti. La notte, i nomi dei piatti tipici mi riempiono la testa: picantes de quinua, de pusra e di fave; cuy picante, zuppe di pusra, charqui e quinua. E liquori, come il calentito, la chicha di jora, molle o quinua, la huamanripa, la chacña e i digestivi di erbe silvestri. Lungo le strade si vendono pani deliziosi e formaggi in forma di rocchetto. Mi è stato impossibile visitare il museo archeologico dell'Istituto Pedagogico, il cui custode era scomparso, e dove, dicono, è esposto un migliaio di ceramiche delle diverse culture che anticamente fiorirono nella grande provincia di Lucanas. Il giorno successivo, gli studenti de La Molina tornano a Lima. Assieme ad un gruppo di turisti di Perù Profondo, con Patricia Espinoza alla testa, ci dirigiamo verso i famosi bagni termali di Qeronta. Dapprima, passiamo di fronte alla vecchia chiesa di Collana, che sta per essere demolita, e visitiamo Chan Chacc, le fonti e la fabbrica di bibite Kola Scabrosa. L'ingegnere Martín Ccausaya ci fornisce spiegazioni sui componenti benefici delle fonti e sui processi di preparazione dei quattro sapori di Kola Scabrosa, che ci invita ad assaggiare. Passiamo quindi a fianco della palude di Matara, totalmente ricoperta di alghe verdi e rifiuti. Il glorioso collegio Manuel Prado, il più grande e più antico di Puquio, risveglia la nostalgia di coloro che ci accompagnano. Mentre saliamo lungo la pista che porta a Cusco, molti laghi e bacini artificiali rallegrano il cammino, come quello di Alaycocha. Puquio è circondata da sorgenti e laghi e la leggenda sul nome della cittadina spiega questa abbondanza (puquiales = sorgenti). Dopo aver abbandonato la strada principale e imboccato una carreggiata sterrata, essere passati attraverso inverosimili paesaggi di pietra e piante spinose, simili alla zona di Markahuasi, scorgere vizcachas (roditore delle Ande, simile alla lepre) scivolare lontano e agili pernici, giungiamo al bel bacino di Pachaya. Fu costruito fra il 1978 e il 1985 e ha la capacità di quattro milioni di metri cubi d'acqua, una lunghezza di 2.500 metri e un'altezza di 27. La colossale costruzione si perde alla vista, a mano a mano che procediamo lungo la salita. Le acque termali di Qeronta, eccellenti per la salute e la fertilità. La flora è cambiata; questo è il regno dell'ichu. Scorgiamo piccole case di pietra col tetto di paglia. Infine, ad oltre 4.000 metri di altitudine, ci accoglie Qeronta, con le sue acque salate e solforose. Prima di bagnarci, deponiamo alcune uova nei piccoli pozzi d'acqua bollente, per cuocerle. Nel rio, l'acqua è azzurra per i suoi minerali e la terra calcarea. Certo un vulcano dorme in profondità. Una piccola costruzione doppia, col tetto di lamiera, racchiude un paio di pozzi d'acqua calda e tiepida. La gente afferma che queste acque donano e ridanno la fertilità, tanto da poter avere parti gemellari o trigemini, oltre ad acquistare salute e allegria. Ci arrischiamo, introducendoci nelle acque calde, davvero calde, ad oltre 40°C. Uscendo, la stanchezza e il sonno ci prendono. Dobbiamo continuare fino alla famosa laguna di Yaurihuiri, dove si dondolano le parihuanas, o flamencos, ma questo stesso pomeriggio torneremo a Lima. Il tempo è tiranno. Al ritorno, possiamo apprezzare maggiormente il paesaggio da sogno, l'abbondanza di capricciose formazioni di pietra, i coltivi che da lontano paiono puzzle colorati alle pendici dei monti, e questo delicato, femminile e rosso fiore simbolo di Puquio, il ccantu, o qantu, soave e semplice come una ragazza. Tornati a Puquio, respiriamo gli ultimi sapori della città e il calore della sua gente. Aracelly e Mónica, ragazze di Ica che lavorano a Puquio, mi offrono materiale per il mio lavoro, mentre salutano sorridendo. E Eleuterio Saire, colmo di speranze e di vita, è convinto che la prossima settimana turistica sarà migliore. "Miglioreremo in tutto", afferma. Perché Puquio è bella quanto la sua gente. E merita di essere conosciuta.