di Gabriele Poli
http://www.magiedelleande.it
Prima di leggere il racconto sotto riportato (o dopo), consiglio di andare al
mio sito e di dare un'occhiata al brano intitolato "Diario di viaggio 2000"
che parla del mio ultimo viaggio a Pozuzo (lo trovate sotto la rubrica "Inediti")
e, soprattutto, di leggere il capitolo "Il popolo dimenticato" nel
mio libro "Magie delle Ande". Vorrei invitarvi, inoltre, a visitare
la mia pagina web, dove potrete gustarvi le foto relative agli altri viaggi.
Per un problema tecnico, non sono per il momento a disposizione le foto di Pozuzo
(cercherò di provvedere al più presto.
Gabriele
http://www.gabrielepoli.it
POZUZO
Di Lissete Herrera Casas
(traduzione di Gabriele Poli)
Danive Ballesteros Ríos ha ventisei anni e un viso da mandriano texano
che fa pensare agli attori dei film di cow boys. Indossa jeans attillati e abiti
di cuoio. La sua pelle abbronzata e i suoi occhi verdi ci ricordano che Danive
è nipote degli immigranti austriaci che colonizzarono le pendici agresti
di Pozuzo, nella Selva della provincia di Pasco. Ciò che più colpisce,
però, è un toro tatuato che gli copre il cuore, giusto sopra una
vecchia cicatrice occorsa in un incidente motociclistico. I tori e le moto,
infatti, sono le due passioni di Danive e di tutti i giovani pozucini. Come
tutti, Danive si sveglia molto presto il mattino per mungere le sue vacche e
governare il bestiame, liberandolo per le estese e verdi colline di Pozuzo.
Ha appreso dal padre l'arte di domare i cavalli e gli altri animali: "Per
dominare un toro è necessaria l'abilità, più della forza",
ci spiega. Grazie a lui, veniamo a sapere che i tori più difficili da
domare sono chiamati "chúcaros" e sono generalmente il risultato
di un incrocio di razze.
Dani, così lo chiamano gli amici' ricorda ancora le urla di suo padre
ogni volta che le cose si mettevano male: "Com'è possibile lasciarsi
battere da un animale che non ha l'intelligenza di un umano", tuonava il
padre col suo accento "indio-tedesco". Al fine di migliorare la razza
del bestiame e guadagnare di più, Dani impiega metodi moderni di inseminazione
artificiale e sta studiando nuove tecnologie di allevamento. Durante le fiere
e le feste, parte del bestiame viene selezionato per partecipare ai tornei.
Questa volta, in occasione del Secondo Festival del Bestiame e dell' Ecoturismo,
Johny Shuler Schaus ha portato da Palcazú una mandria per affittarne
gli animali durante il rodeo: 30 soles (18.000 lire) per ogni toro "chúcaro".
Ogni tre mesi, Johny mette assieme una quantità sufficiente di denaro
e, a piedi, viaggia per San Cristóbal, Puerto Mairal e, attraverso luoghi
selvaggi ed inospitali, raggiunge Palcazú. All'andata, il viaggio dura
due giorni e, al ritorno, a causa del clima e di varie altre difficoltà
(furti, malattie, ecc.) Johny impiega non meno di quattro giorni per arrivare
a Pozuzo. Di solito porta con sé da dieci a trentadue capi di bestiame
che poi vende a circa 50 soles l'uno (30.000 lire) o affitta. Anche se a volte
il viaggio non è abbastanza remunerativo, Johny è felice del proprio
lavoro.
Come lui, anche Fridolín (in italiano "uomo di pace") Heideger,
di 51 anni, ha dovuto lavorare duramente, guidando e controllando il bestiame
per sopravvivere. Egli si considera un domatore di cavalli e un gran cavaliere
(oltre che cacciatore -vedi il libro "Magie delle Ande"- n.d.t.) Il
suo viso duro mostra i segni di quella che loro stessi definiscono "il
vigore peruviano mescolato con la forza tedesca".
La tradizione dell'allevamento bovino e dei cavalli è stata trasmessa
di generazione in generazione, fin dall'arrivo dei primi coloni austro-tedeschi
che popolarono Pozuzo nel 1859. Per i "gringos", questo luogo fu la
Terra Promessa e per conquistarla, conservarla e sfruttarla persero la vita
molti pozucini. Pozuzo significa "pozzo di sale" e fu il primo luogo
che i pionieri tirolesi colonizzarono. Da qui, successivamente, scesero a Oxapampa
e verso altri luoghi della selva, come Satipo. Portarono con sé i propri
costumi e le proprie tradizioni che, nonostante il trascorrere del tempo, ancora
cercano di mantenere. A Pozuzo, come seconda lingua, si insegna il tedesco alle
nuove generazioni, grazie all'aiuto di volontari stranieri. Bimbi e giovanotti
apprendono a scuola i balli tipici, come la polka, mentre i più anziani
suonano con le fisarmoniche le vecchie melodie austro-tedesche. Nei ristoranti,
il menù è composto da salsicce, dalle "carbanadel" (polpette),
wiener schnitzel (bistecche impanate),"saure leber" (fegato in salsa
agrodolce), "strammer max (pasticcio di carne e maiale) e altre delizie
proprie della cucina centro europea. Gli abiti tipici sono i più difficili
da vedere. Solo nel villaggio di Santa Rosa, a 25 minuti da Pozuzo (finalmente
è stata costruita la strada- n.d.t.), le anziane ancora mantengono l'abitudine
di portare un fazzoletto sulla testa. Solamente durante le feste i bimbi e i
giovani vestono alla tirolese per partecipare alle cerimonie.
I RODEI
Ispirati dai rodei del lontano "west" nordamericano e grazie alla
stretta relazione esistente fra il pozucino e il bestiame, da circa sei anni
si svolgono a Pozuzo i rodei, con l'inseguimento e la cattura dei torelli e
dei muli, le gare fra i cavalieri e i concorsi di mungitura delle vacche. Anche
il "torneo dei nastri" è un'usanza praticata da vari anni dai
coloni. Tutte queste manifestazioni si tengono a Pozuzo due volte l'anno; la
prima occasione è per celebrare la festa dell'anniversario, il 25 luglio,
mentre la seconda è per il Festival del Bestiame, l'otto di ottobre.
I pozucini non amano essere chiamati "pushucos", anche se è
con questo nome che sono conosciuti dagli altri abitanti della selva. Affermano
che i rodei si organizzano per suscitare emozione e, come i texani, i pozucini
vestono stivali, cappelli a tesa larga, camice a quadri, panciotti di cuoio
e copri pantaloni di pelle. Fin dai 17 anni di età, i giovani di Pozuzo
apprendono la destrezza di cavalcare i tori e a muoversi in sintonia con l'animale.
Durante le prove, i mandriani montano sulla schiena del bovino e con una mano
si afferrano ad una delle cinghie legate sul petto del toro, mentre l'altro
braccio rimane levato in aria. I tori utilizzati per la prova di cattura hanno
6 mesi di età e due anni quelli che si montano; in entrambi i casi è
obbligatorio che siano selvaggi. Durante il rodeo, gli animali sono legati con
due cinghie aggiustate, una posta fra le zampe anteriori e l'altra attorno ai
genitali "per renderli più intrattabili".
In queste manifestazioni, vince chi rimane più tempo in groppa al toro.
Quasi nessuno dura più di 30 secondi e più d'uno finisce ammaccato
e contuso. Ogni mandriano pozucino utilizza una tecnica personale; qualcuno
afferma che è meglio bagnarsi i pantaloni affinché le gambe aderiscano
al corpo dell'animale e altri che il corpo del cavaliere deve stare sempre inclinato
all'indietro, mai in avanti. Chi presenta la manifestazione insiste nel dire
che l'organizzazione non si assume alcuna responsabilità per eventuali
incidenti che potrebbero verificarsi, ma questo non scoraggia i partecipanti.
Dani ricorda di aver subito una ferita, che gli costò sette punti di
sutura giusto nell'orecchio, causata da una cornata. Nonostante ciò,
la sua passione per i tori è più forte che mai. Tutti i giovani
di Pozuzo sono attratti dal rodeo. Essi sono riuniti nell' Associazione dei
Mandriani di Pozuzo e il loro miglior allenamento è il contatto giornaliero
con i tori. Al termine delle gare, il festival si chiude con la festa dell'amicizia.
IL FESTIVAL
Incuriositi dalle notizie diffuse a Lima sul II Festival Mandriano ed Ecoturistico
di Pozuzo, ci imbarchiamo diretti verso quella bella zona selvaggia. Percorriamo
la "carretera central", la stessa del viaggio ad Oxapampa. La distanza
fra Oxa e Pozuzo è di 82 chilometri e il cammino è costellato
di massi, piccole cascate, frane e vari altri ostacoli. Si passa sfiorando abissi
e attraverso località e paesaggi di impressionante bellezza, ma è
necessario tenere gli occhi bene aperti per evitare incidenti.
Arrivare a Pozuzo è come penetrare nella foresta selvaggia. Il viaggio
da Lima dura poco più di 13 ore, ma il sacrificio è ben ricompensato
quando si giunge in questo luogo dove il clima è fantastico. La miglior
epoca per visitare Pozuzo è fra giugno e ottobre, infatti, gli altri
mesi sono caratterizzati da frequenti piogge. Con una popolazione di 7603 abitanti
e posto a 824 metri s.l.m., Pozuzo offre al visitatore numerose attrattive turistiche.
Per conoscere meglio questa terra, consigliamo di rivolgersi a Wilfredo Laura
Contreras, presidente della Camera di Turismo di Pozuzo e direttore della scuola
(tel. 064-707022)
Lissete Herrera Casas
www.gabrielepoli.it
Foto di César Aquije