di Alberto Angelici
Spedizione In Antartide
Qualcuno di voi forse si ricordera' di me e qualcuno ricordera' di aver letto
i diari di marco taviani, ricercatore del CNR e due anni fa capo spedizione
italiano in Antartide. Suoi resoconti furono pubblicati in seguito da vari quotidiani
tra cui il Resto del Carlino. i diari di taviani, mio amico da tanti anni, io
li ricevevo via satellite ed io mi incaricavo, giorno per giorno, di postarli
su IHV poche ore dopo che i fatti narrati si erano svolti, laggiu' all' altro
capo della terra. Quest' anno Taviani e' appena partito e gia' mi stanno arrivando
le prime pagine. Ho pensato, visto l' interesse che suscito' allora, di postare
anche questa volta i suoi resoconti, che io trovo sempre interessanti e utili.
In ogni caso fatemi sapere se interessa che io continui.grazie Alberto PS Dato
che non ho piu' un programma dedicato alle newsgroups, se dovete comunicarmi
qualcosa, vi rego di farlo via email e io vi rispondero'.
PRIMA PARTE
Patagonia
14 Gennaio:
il volo transcontinentale notturno dell'Iberia e' finalmente atterrato a Santiago
del Cile dopo 13 ore e mezza di volo; ho sperimentato le nuove misure anti-terrorismo
post 11 Settembre; dunque nessun cambiamento sostanziale ai controlli a terra;
in compenso nel kit di posate a bordo il coltello era di plastica (le lasagne
che ci hanno servito, pure); il mio occasionale compagno di viaggio, un francese
che esporta dal Cile vini cileni, ha trovato la forchetta in metallo molto piu'
pericolosa. Di Santiago conosco gli immediati dintorni dell'aereoporto e l'aereoporto,
che ha due piccole esposizioni d'arte al suo interno; la zona e' brulla, calda
nosnostatntye la relativa altitudine e bordata da montaghe; la Cordillera andina
fa cresta all'orizzonte ed e' imbiancata; per ilresto, vegetazione bassa, cespugliosa,
da pampa. Dall'alto e' mirabile la geometria dei terreni agricoli della conca,
con tantissimi appezzamenti che mi parevano a vigneti. Dopo due ore sul volo
a sud verso Punta Arenas il paesaggio diventa straordinariamente bello; la sua
sintesi sarebbe, coni vulcanici interrompono pianure e bassi piani attravresati
da fiumi meandriformi che si originano dalle adiacenti montagne; laghi salati,
con le sponde candide di minerali; i letti dei fiumi sono ampi ma l'acqua e'
poca; mi ricordano quelli della Nuoav Zealanda, nell'isola sud.Il mare si presenta
come baie e indentature, con isole brulle. La regione appare quasi disabitata,
rarissime fattorie, qualche impianto, pochi villaggi qua e la'; rare anche le
imbarcazioni in quelle acque quasi interne. Punta Arenas: e' la fien del mio
viaggio o meglio ne rappresenta il vero inizio . Alloggio all'Hotel Navigantes,dovrebbe
essere uno dei migliori della citta'; 90 dollari USA la singola, ma il contingente
polare americano, del quale ora faccio parte, ha la convenzione.La citta' e'
piu' grande di quanto mi aspettassi; forse 120 130mila abitanti; moderna quanto
basta; gente cortese; rispolvero il mio spagnolo, che qui va bene perche' e'
una sorta d'ispano-americano, piu' cantilenante, appreso sul campo nei miei
giorni messicani e guatemaltechi, una mezza vita fa. Vediamo che si puo' fare
alle 8 di sera nella terzultima citta' a sud dell'America (precedno l'argentina
Ushuaia e, dirimpetto, la cilena Port Williams); scendo a mare, devo vedere
lo Stretto di Magellano, sul quale si distende la citta'. Quale onore e piacere;
la marea e' bassa e le spiagge in citta' non sono certo il miglior biglietto
da visita del mare; comunque eccomi qui; cormorani, specilemnte giovani piumati
e un po' inetti, cozze di poroporzioni semi-mostruose e crostacei messi nudo
dalla marea: colpiscono certi alieni che debbono essere isopodi, pieni appendici
e zampette; raccolgo qualche campione di conchiglie per il MUseo di Bologna.
Cena a base di pollo arrosto e patate. 15 Gennaio Vestizione polare ai magazzini
dell'Agunsa, l'agenzia polare che serve la Nationql Science Foundation; e' al
porto, alle 11 ho gia' tutti i miei vestitini antartici per i 45 giorni che
mi aspettano sulla nave; la quale, per inciso, e' ormeggiata, poco oltre; non
posso non farle visita: sulla Nathaniel B Palmer, rompighiaccio scientifico
e orgoglio della flotta polare USA, ho gia' effettuato due missioni nel 94 e
95 in mare di Ross; il comandante e gli ufficiali sono i medesimi; mi riconoscono
e pranziamo a bordo insieme. Capitera' per il prossimo mese e mezzo. Pomeriggio
libero; prima cartoline e francobolli "saluti dalla Patgonia.."ma
nache a soggetto antartico. Poi, alla PInguenera del Seno Otway; e' uan colonia
di Pinguini di Magellano, mezza grandezza, socievole (ma attenti ale beccate),
ora hanno i piccoli, come al solito piu' simili a pelouche grigi che a pulcini;
qui lacosta e' bella, dal mare escono i pinguini che poi in fila, ridicoli,
rientrano ai nidi che sono un po' all'interno. Il viaggio di oltre un'ora '
stato affascinante: nella pamap diversi Rhea, che qui chiamano Nandu, sorta
di struzzi ma piu' piccoli; volpi che ci atraversano la strada, puzole, uccelli
vari, rapaci in volo: ogni mattina alle nove, dice la guida, uno stormo di condor
vola radente sulle miniere di carbone, poco prima della pinguinera; peccato
che sia pomeriggio. Cena sontuosa al Gourmet Australis a base di Centolla, la
grancevola locale, molto apprezzata, e vino tinto cileno; divento amico del
proprietario e del cuoco: mi regalano una bella Voluta (conchiglia) oltre allo
sconto.
SECONDA PARTE
16 Gennaio Escursione a Forte Bulnes, circa 70 km a sud di Punta Arenas, primo insediamento cileno nell'area, 1843, e' in bella posizione, a picco sulla costa e domina lo stretto, in lontananza si vede l'isola nota come Terra del Fuoco; poco oltre finisce il camino continental, l'ossatura stradale dell'America; una volpe ci attraversa la strada, ha una lepre nelle fauci, ci osserva un momento e si dilegua. Dal mare spuntano le chiome di alghe laminarie molto lunghe; sono diffuse nelle acque fredde e temperate e si chiamano laminarie; le poche barche di pescatori all'opera, la stagione delle cebolle e' chiusa, le raccolgono per venderle ai giapponesi (e magari a Wanna Marchi); un piccolissimo cimitero "inglese" lontano da tutto ma di fronte al mare. marca la tomba di uno degli ufficiali della Beagle, la nave che porto' anche Darwin in queste contrade: e' una copia, l'originale l'ho gia' visto nel Museo della citta', tra l'altro un Museo salesiano, ordine religioso, scopro, di grande tradizione andina e patagonica; Porto Hambre, insenatura con qualche colorato peschereccio a secco; la targa che ricorda lo sbarco dell'Ammiraglio Gamboa, nel sedicesimo secolo; e poi il curioso monumento dedicato al centro geografico del Cile: sarebbe sotto i nostri piedi , quasi alla fine del Cile, ma solo perche' considerano un settore antartico "Cile"; speriamo che non si avveri mai che qualche nazione possegga l'Antartide. Pomeriggio arrivano tutti gli altri compagni di spedizione: John Anderson, Phil Bart e una dozzina di studenti. Cena straordinaria dove? Ma al Gourmet Australis, naturalmente! 17-18 Gennaio Preparativi partenza, ultime cartoline, visite all'Universita' e finalmente, con alcune ore di ritardo rispetto al previsto (causa scompiglio creato dall'inspiegabile fuga notturna del cuoco cileno e la difficolta' di assumere un sostituto) la Palmer lascia gli ormeggi alle 14 verso l'oceano Atlantico e poi a sud verso l'Antartide, sfilando lungo le coste della Terra del Fuoco, l'isola degli Stati e Capo Horn.
TERZA PARTE
Lunedi' 21 Gennaio 2002, ore 10.30, NB Palmer Abbiamo completato l'attraversamento
del passaggio di Drake; stanotte il mare e' stato quasi all'altezza della fama
e qualcuno si e' aggrappato al letto per dormire. John, che ha la cabina del
Capo-Missione al terzo ponte, in alto (io sono al primo) ha usato il salvagente
per blocacrsi in uan posizioen stabile e non cadere sul pavimento. Adesso abbiamo
di fronte a noi le isole Shetland del Sud, ovvero, dovrebbero essere qua davanti
ma la nebbia le cela allo sguardo. In compenso il mare e' solcato da un numero
davvero impressionante di procellarie, albatross e fulmar. E' particolarmente
comune il Cape Petrel o Piccione del Capo (e' comunque un procellaria), facile
da identificare per vai dela sua testa nera e le ali marezzate di bianco e nero
fuliggine. La geografia di questa missione sara' molto meno facile di quella
del Mare di Ross, dove tutto si riduceva praticamente ad un'isola (Ross, con
le sue basi) ed un vulcano, l'Erebus. Tante isole e arcipelaghi, alcune isole
hanno la gloria di Shackleton, come Elephant. La cucina a bordo e' sorprendentemente
gradevole; la pizza era proprio buona, le verdure saltate in padella pure, come
il riso. Meno interessanti i ravioli e le bistecche. I succhi di frutta all'arancia
sono anche della Parmalat. Fra poco iniziera' un reticolato multibeam per fare
la carta batimetrica e poi si vedra': a seconda del tempo, andremo o nello stretto
di Bransfield o, in caso di peggioramento, dietro la punta della penisola antartica,
verso le isole Seymour e James Ross. Il mare decidera' per noi. Stretto di Bransfield,
28 Gennaio E' stato assolutamente fantastico. La nave era ferma per il suo ennesimo
carotaggio, verso le 4.30 del pomeriggio domenicale; mare calmo , appena disturbato
da leggere ondulazioni; cosi' calmo che un intero stormo di procellarie del
Capo e una solitaria procellaria delle nevi si riposavano un po' le ali galleggiando
sull'acqua. Il messaggio e' arrivato dall'interfono del ponte di comando; "humpback!".
E' la parola inglese per descrivere la Balenottera (Balaenoptera novangliae).
Era a fianco della nave: anzi ERANO, visto che rapidamente ne abbiamo contate
tre. Sotto di noi, a fianco, in superficie, su le code, fuori le teste, dorsi
lucidi neri, con la piccola pinna dorsale, pinne laterali bordate di bianco,
capovolte, soffianti (alito pesante! misto di pesce e di altro), incrostate
di balani. Saranno state lunghe dai 6 ai 10 metri. Ci giravano attorno, giocavano,
spiavano; quasi un'ora. Tutti fuori naturalmente, un correre di qua e di la'
lungo i fianchi della nave per vederle sempre col timore che ,stufe, s'inabissassero
e scomparissero per sempre. E invece no. Sembrava di vedere un documentario
del National Geographic ed invece era la realta'. Mai visto, mai visto in vita
mia un simile spettacolo. Le mie uniche balene, qualche soffio al largo delle
Hawaii una pinna e soffi l'altra settimana. Da non credere: il miglior "whale
watching" della storia. Mike, uno dei tecnici marini, l'ha fatto per mestiere
alle Hawaii e in California di portare i turisti col gommone a vedere le balene;
neanche lui le aveva mai viste cosi' da vicino e cosi' bene. Che enorme fortuna
ho avuto. Ma riusciro' a farvi partecipi della mia emozione. A bordo c'e' una
videocamera digitale, una Sony, che ho preso in dotazione appena sabato per
documentare i carotaggi giganti. E giusto in tempo per registrare questa meraviglia.
Antartide 2002-4a parte
Golfo Erebus e Terror, 26 Gennaio 2002
Navigando in queste acque si ha una percezione diretta, quasi rude, di quello
che significhi il riscaldamento globale del Pianeta, universalmente conosciuto
sotto la definizione inglese di "global warming". Fino a qualche decina
di anni fa, infatti, questa regione dell'Antartide era caratterizzata da una
cospicua piattaforma di ghiaccio, spessa da decine a centinaia di metri, in
parte galleggiante ed in parte ancorata a rilievi sottomarini. Dalla costa si
espandeva verso mare per decine e decine di chilometri. Considerata praticamente
semi-perenne e come tale cartografata nelle mappe antartiche, il Larsen ice
shelf e' in via di rapida disgregazione; polverizzato in una miriade di iceberg
tabulari si sta contraendo ad un ritmo impressionante. Piattaforme di ghiaccio
minori sono già del tutto scomparse dalla regione della Penisola Antartica.
Gli iceberg che stanno segnando la morte annunciata della piattaforma s'incolonnano
a centinaia in una maestosa processione nello stretto dell'Antarctic Sound verso
la loro inevitabile fusione nelle acque dell'Oceano Meridionale. Sebbene in
questo settore più temperato dell'Antartide il fenomeno appaia sensibilmente
accelerato, enormi iceberg si sono staccati e continuano a staccarsi anche nei
mari peri-antartici piu' freddi, come il Mare di Ross. Li' e' al lavoro un altro
gruppo di ricerca che come me fa parte del progetto Carbonant, dedicato allo
studio dei resti fossilizzati di organismi marini di mare freddo. La presenza
di grossi iceberg nella loro zona di lavoro può rappresentare un grosso
problema. Siamo in contatto costante di posta elettronica via satellite, dal
Mare di Weddell a quello di Ross, dove opera l'Italica, la nave del Programma
Antartico Italiano. Il piccolo team coordinato da Alessandro "Dando"
Remia, giovane geologo marino bolognese, comprende anche Marco Oliverio, biologo
dell'Universita' di Roma e Charles Hart, geochimico dell'Instaar del Colorado.
A tutt'oggi, mi scrive Dando, hanno gia' portato a buon fine 60 stazioni di
campionatura, un successo. Anche se finiremo la campagna antartica quasi simultaneamente
ci vedremo solo a Bologna, perche' le nostre rispettive navi torneranno a porti
australi molto lontani fra loro, una in Cile, l'altra in Nuova Zelanda.
Antartide 2002-5a parte
Rompighiaccio scientifico "Nathaniel B. Palmer", 31 Gennaio 2002 Ci siamo lasciati alle spalle il Mare di Weddell, navigando in mezzo a isole vulcaniche di una cupa bellezza, fra le quali l'impressionante Rosabel, che fu un vulcano sottoghiaccio e la nera Andersson, una falesia a picco sul mare. Scilla e Cariddi dell'Antartide. Siamo arrivati anche a poche decine di miglia dalle isole James Ross e Seymour. Avvolta nella foschia, quest'ultima si é sottratta alla vista. Che peccato. A causa della sua straordinaria ricchezza in fossili, Seymour é infatti considerata la "Stele di Rosetta" antartica per decifrare la storia di questo continente. Oltre a centinaia di specie diverse di conchiglie marine di tutti i tipi, coralli, granchi, vermi, pinguini giganti, uccelli, rettili acquatici databili alla fine del Cretaceo e al Paleocene, circa 60-40 milioni di anni fa, queste isole hanno anche fornito numerose impronte di piante fossili. Purtroppo questa evidenza paleontologica di antiche foreste antartiche é stata abusata da chi ha pochissima dimestichezza con la Scienza ed il suo rigoroso modo di operare, preferendo invece il mito e la pseudoscienza. A questo proposito, mi é capitato tra le mani una copia dell'Antarctic Sun, un giornaletto stampato in Antartide a McMurdo, dove un certo T. Lloyd, informa il Mondo dell'esistenza in Antartide di creature evolute da antichi rettili mesozoici, i Lystrosaurus (effettivamente esistiti), in una razza quasi superiore, i Rettiloidi; questi ultimi si sarebbero poi accordati negli anni 30 con i nazisti che avevano una base segreta, nota come 211, nel pieno della terra di Maud. Fin qui, niente da ridire, la Terra é piena di visionari e queste "rivelazioni" suscitano al più un sorriso. Più subdole pero' risultano altre "informazioni", supplite dal nostro Lloyd, e che si allineano a teorie assai in voga anche alle nostre latitudini. E cioé relative ad un Antartide temperato, vivibile, anzi vissuto da civiltà umane cosi' avanzate da aver prodotto le famose carte geografiche di età rinascimentale, copie pero' di documenti assai più antichi, nelle quali si vedrebbe un Antartide privo di ghiacci. Dato che risulta fuori questione che l'Antartide sia attualmente sepolto da vari chilometri di ghiaccio, rimane l'interrogativo del "quando" questo continente sarebbe stato privo della sua calotta glaciale, dunque temperato e, perché no, abitabile. La risposta dei nostri romantici appassionati di miti, e' chiara: circa diecimila anni fa il ghiaccio non c'era. Le prove? qualcuno chiederà, non pago di semplici chiacchiere. E qui il problema si fa doloroso. Per quanto si possa essere indulgenti con mitomani, creduloni e visionari, questa indulgenza cessa quando questi oppositori dell'arida Scienza, pretendono di utilizzarla pero' per dare fondamento alle loro teorie. Dunque, l'Antartide era caldo e ospitale: lo provano le foreste di Seymour, dicono i creduloni! Già, ma queste foreste sono molto, ma molto più antiche: hanno 40 milioni non 10 mila anni. I creduloni ci chiamano in ballo asserendo che i geologi e glaciologi hanno stabilito che il ghiaccio dell'Antartide non e' piu' vecchio di 10 mila anni: nossignori, parliamo ancora di milioni ed e ' provato da perforazioni nella calotta e da tutte le possibili evidenze geologiche a mare e a terra. Vengono prodotti dati, non confermati, di utensili di indiani a pesca nelle acque antartiche. Oppure di supposti manufatti, o almeno come tali ' interpretati dal capitano di una baleniera. E per tutto ciò c'é sempre almeno una spiegazione scientifica alternativa. E allora le carte geografiche? Non lo so, non so se siano autentiche, non sono nemmeno ben sicuro che raffigurino l'Antartide. E comunque l'evidenza accumulata da decenni di studi scientifici indipendenti porta sempre alla medesima ricostruzione di un Antartide ghiacciato da milioni di anni. É cosi', la Scienza non concede spazio per Atlantide al Polo Sud. Cambierebbe opinione solo di fronte a prove vere, perché questa é la sua natura. Ci sono ancora interrogativi ai quali la Scienza non dà risposta? É vero. Questo Pianeta e questa nostra vita sono costellati di eventi misteriosi e inspiegabili? Pure questo é vero. La Scienza prova e riesce a dare risposte. Con tempo e metodo. Non erano considerati soprannaturali ed inspiegabili anche i fulmini?
Antartide 2002-6a parte
Rompighiaccio scientifico "N.B. Palmer", 1 Febbraio Domenica e' stato il giorno delle balene. Eravamo in piena operazione di carotaggio nello Stretto di Brainsfield, un ampio tratto di mare compreso fra l'arcipelago delle Shetland del Sud e la costa della Penisola antartica. Mike Lewis e gli altri emtis (sta per MTs, marine technicians, tecnici dediti alle operazioni scientifiche della nave) si apprestavano a calare il carotiere Kasten, capace di recuperare diversi metri di sedimenti indisturbati. A quel punto un grido dalll'interfono del ponte di comando "humpbacks!". E' il nome anglosassone per le balenottere, in particolare della specie Balaenoptera novaeangliae, un grande cetaceo cacciato senza tregua fino a pochi decenni orsono. Nel giro di pochi minuti l'intera nave era in preda alla piu' grande eccitazione. Tre magnifici esemplari sono infatti apparsi soffiando a fianco della nave, i dorsi lucidi e con la caratteristica pinna dorsale a pochi metri da noi. L'ora seguente e' stato un autentico spettacolo della natura. Anziche' allontanarsi come di solito capita, le tre balene, lunghe fra gli 8 e i 12 metri, hanno letteralmente giocato con la nave, girandole attorno, emergendo con le loro teste a guardarci o sollevando le code, entrambe rese bitorzolute da addensamenti biancastri di balani, un particolare tipo di crostacei che passa l'esistenza scavandosi un nido nel coriaceo derma di questi portentosi mammiferi marini. Qualche giravolta nell'acqua ci ha mostrato il candore della gola e delle pinne anteriori. I continui sbuffi lasciavano nell'aria tersa un odore non proprio gradevole, misto di pesce e qualcos'altro non meglio identificato; la dieta a base di krill, banchi di gamberetti, mi sa che favorisca una certa alitosi. Per me e' stato il primo incontro ravvicinato con le balene; qualche soffio al largo delle Hawaii anni fa e una distante pinna nera nell'Antarctic sound la settimana precedente rappresentavano tutta la mia esperienza diretta di queste creature. Ma lo stupore e' stato generale; Captain Joe, 9 anni sulla Palmer al Polo, non aveva visto niente di simile e neppure John Anderson in 22 missioni quaggiu'. L'eccezionalita' dell'evento e' confermata anche da Mike che, fra i tanti mestieri marini, ha fatto pure il "whale watching" per i turisti in California e alle Hawaii. Durante lo show sono apparsi comprimari di tutto rispetto, albatross, procellarie e pinguini di Adelie a nuoto. Insomma un palcoscenico all'aperto da National Geographic. Contemplando queste balene che possono raggiungere la veneranda eta' di 95 anni, la mente torna agli anni crudeli della loro caccia che ha rischiato di portarle all'estinzione. Proprio queste acque di Brainsfield e delle Shetland del Sud sono state teatro di caccie epiche e spietate. Certo, erano altri tempi e la mentalita' conservazionista ed ecologica la' da venire. Pero' leggo su Polar Times che una flottiglia da pesca giapponese e' partita questo Novembre per cacciare fra le 160 e 400 balene, per lo piu' Balenottere e Capodogli (gia', proprio lui, Moby Dick) a dispetto di tutti i trattati e pressioni internazionali. Ufficialmente per "ragioni scientifiche", nella realta' per i gourmet dei ristoranti di Tokio dove, per inciso, sono vendute anche specie protette, come denunciato da un rapporto del 2000. Credo che sarebbe opportuno e doveroso che il comune cittadino boicottasse economicamente quelle nazioni, Giappone Norvegia in testa, che testardamente e senza alcuna reale giustificazione, conducono questo sterminio assurdo. Piu' complessa pare la richiesta degli Inuit, gli eschimesi, che vogliono continuare a cacciare balene in grazia di una loro tradizione ancestrale. D'accordo salvaguardare le culture e loro unicita': ma ha davvero senso mantenere in vita antichi comportamenti che, comunque, sono destinati a finire a causa dell'estinzione annunciata delle loro prede? Personalmente io credo di no.
Antartide 2002-7a parte
Rompighiaccio scientifico "Nathaniel B. Palmer", 3 Febbraio Abbiamo passato quasi una settimana nello Stretto di Brainsfield, un vasto braccio di mare che si allunga per 300 chilometri fra la Penisola Antartica e l'arcipelago delle Shetland del Sud. Brainsfield é un bacino profondo fino a tremila metri ed é il risultato di una storia geologica complicatissima che stiamo cercando di decifrare. In questa regione le grandi placche o zolle Pacifica e Antartica s'incontrano e da questa titanica collisione si generano enormi impilamenti di sedimenti marini che i geologi chiamano nel loro gergo tecnico i "prismi di accrezione". E archi magmatici, corone di isole vulcaniche particolarmente esplosive: le rocce che formano le Shetland del Sud ne sono la prima testimonianza. Sono processi lunghi questi, e infatti gran parte di queste rocce sono dell'era Secondaria e dell'inizio di quella Terziaria. Brainsfield si trova in questa regione di antica collisione ma é l'espressione di un fenomeno quasi opposto, quello cioé dell'espansione oceanica, iniziata qui circa due milioni di anni fa. Non sorprende quindi la presenza in queste acque di vulcani attivi. Il più importante é l'isola di Deception, la cui forma ricorda vagamente la mediterranea Santorini. É assai popolare fra i pochi, selezionati turisti antartici per via delle sue acque calde nelle quali é possibile bagnarsi, un bel primato per l'Antartide. Ma é soprattutto la storia glaciale quella che vogliamo definire noi della Palmer. Ed é finalmente il tanto atteso momento per il carotiere gigante, jumbo, come lo chiamano gli americani. La batimetria multibeam e le registrazioni sismiche mediante il chirp-sonar ci hanno permesso di identificare una zona molto promettente a 1500 metri di profondità. Qui l'accumulo di sedimenti "carotabili" é veramente notevole, mettendoci al sicuro dal rischio di piegare il lungo carotiere su rocce dure. La preparazione dei vari elementi che si collegano per formare questo tubo metallico lungo una ventina di metri richiede ore di lavoro da parte dei tecnici marini di turno, Jay, Mike, Jenny e Annie. Una volta approntato il carotiere gigante viene sollevato da una piccola gru a poppa ed infine calato a mare. La fatica viene premiata con una carota di 15 metri. John, il capomissione, é soddisfatto. Esaminiamo subito i sedimenti più antichi per vedere se contengono fossili. La loro eventuale presenza ci permetterebbe infatti di stabilire l'età e dunque la cronologia degli eventi. É assolutamente cruciale per i geologi non solo individuare le tracce della storia glaciale con le avanzate e ritirate dei ghiacci attraverso l'interpretazione dei sedimenti e delle morfologie del fondo, ma anche e soprattutto stabilire il "quando" degli eventi medesimi, così da darci modelli climatici sempre più accurati. É andata bene, l'esame al microscopio di un piccolo campione di fango grigiastro ha rilevato la presenza di minuscoli gusci calcarei di organismi unicellulari, i foraminiferi. Saremo in grado di datare con estrema precisione la nostra carota. Non va sempre così però. Molte carote antartiche sono prive di questi carbonati, e sono invece ricche di resti silicei dalle forme raffinate e variabilissime di piante, anch'esse unicellulari, le diatomee. Il loro scheletro di opale non può essere datato direttamente, a differenza del carbonato di calcio. La presenza costante di livelli di ceneri vulcaniche ci fornisce però, indipendentemente dai microfossili, un determinante ausilio per studiare l'età delle nostre carote. Ma tutto ha un prezzo; dopo giorni di successi ed un pingue archivio di campioni, il 28 Gennaio Jumbo rimane sul fondo, trattenuto forse da fanghi troppo coesivi. L'enorme sforzo per estrarlo comporta la rottura repentina del cavo d'acciaio che come una frusta sciabola sulla poppa della nave. Nessun danno alle persone; é un incidente previsto e tutte le norme di sicurezza vengono rigorosamente applicate. Per il resto della missione utilizzeremo la riserva. Nessuno ne fa un dramma. Il mare dà, il mare prende.
Rompighiaccio da ricerca N.B. Palmer, 19 Febbraio 2002.
Baia Marguerite, 68006 Latitudine Sud 68002 Longitudine Ovest. Abbiamo raggiunto l'area di lavoro piu' meridionale di questa missione. Anche questa zona e' disseminata di isole e sulla piu' grande, Adelaide, gli inglesi hanno la loro base Rothera. Il mare adesso e' libero da ghiacci e solo qualche iceberg torreggia immobile, ancorato su uno dei tanti bassi fondali che rendono la navigazione in queste acque abbastanza pericolosa per la presenza di scogli e banchi non ben cartografati. Non siamo soli nella baia, in realta' un vastissimo golfo: ci sono altre due navi oceanografiche da ricerca, la Gould, sorella minore della Palmer intenta a misure oceanografiche e la nave geofisica James Clark Ross, battente bandiera britannica. E' l'occasione per qualche scambio di cortesie via radio. Ne approfitta per un virtuale ritorno a casa, almeno linguistico, Lisa Oakes, la studentessa inglese del team della Palmer che dovra' studiare proprio la storia glaciale di baia Marguerite. Non sono infatti l'unico "straniero" a bordo della nave americana. Per la verita', anzi, sono in buona compagnia. Dunque, c'e' Michelle, lei e' olandese anche se vive negli USA, e poi Marcelo e Rodrigo, studenti cileni: simpatici ma hanno la mania di suonare male il flauto alle ore piu' impensate. E sempre cileni sono Alejandra e Julio, che aiutano in cucina. Sono aperti questi cileni e cosi' ne approfitto per chiacchierare dei tempi in cui gli Intillimani erano cosi' popolari in Italia, quasi una vita fa. Loro ne sanno ben poco ma in compenso conoscono tutti i loro calciatori che militano in squadre nostrane. Mi fanno sapere che David Pizarro gioca nel Bologna. Poi otto filippini, nell'equipaggio. Insomma "siamo" poco meno degli americani! Sebbene la baia Marguerite appaia oggi un luogo tranquillo, quasi paradisiaco (per gli standard polari s'intende) si e' rivelata una trappola per la Palmer appena pochi mesi fa. A bordo, per una sorta di pudore marinaro misto a superstizione, non ne parlano molto. E' stato appena quattro mesi fa, in settembre. Per tre lunghe settimane la Palmer e' restata imprigionata nei ghiacci della banchisa. Per tre settimane ha tenuto aperto uno spiraglio di mare lungo una cinquantina di metri andando avanti e indietro nello stesso punto, giorno e notte. La precarieta' delle condizioni del pack non ha permesso nemmeno escusioni a piedi dalla nave e il gruppo scientifico di bordo di quella missione che, ironia della sorte, doveva appunto studiare il ghiaccio marino, e' rimasto secluso a bordo quasi tutto il tempo. Ogni tanto Jenny White, che e' ancora a bordo con noi, s'infilava la muta subacquea stagna e scendeva a dare un'occhiata. Proprio adesso che scrivo queste righe la Palmer e' entrata, per la prima volta durante questa campagna oceanografica, nei ghiacci della banchisa che si aprono e accavallano rumorosamente. E' facile che le navi rimangano intrappolate nei ghiacci da queste parti. Nell'inverno del 1902-1903 ando' perduta la nave svedese Antarctic e l'odissea epica di Shackleton ha avuto come teatro luoghi non lontani da questi paraggi ma ve la raccontero' la prossima volta.