Birmania

Gennaio 2005

di Alberto Angelici

MAGIA BIRMANA, SFAVILLAR D'ORO E FORTI AROMI

Scopro Rangoon una sera di fine gennaio. E’ il tramonto e tutto e’ oro liquefatto. Oro la luce che mi circonda, densa di infiniti aromi a me sconosciuti, oro la grande stupa a forma di campana della famosa pagoda di Shwedagon. Migliaia di foglie d’oro nelle quali brillano diamanti, smeraldi e zaffiri, topazi e rubini.
Vera e propria anima di Rangoon, Shwedagon resta ancora oggi uno dei centri sacri del buddismo. La leggenda racconta che in esso siano custoditi otto capelli del Buddha e altre importanti reliquie. La grande pagoda non e’ l’unica di questa citta’, tra le piu’ affascinanti e misteriose di tutto il sud-est asiatico. Templi cinesi, moschee islamiche, cattedrali anglicane e reliquiari buddisti, vecchi e compassati edifici vittoriani, raccontano la storia e la cultura cosmopolita di una citta’ dalle mille, multiformi prospettive.
Accanto all’obelisco del Monumento all’indipendenza, alto 46 metri e circondato da altre cinque colonne piu’ piccole, una donna mi guarda, sorride e cava sbuffi di denso fumo grigio dal suo cheroot, il grosso sigaro verde che ogni birmano, donne incluse, tiene costantemente in bocca. E ricavato da tabacco molto aromatico, talvolta addolcito con zucchero di canna e completato da un tratto di bambu’ che agisce da filtro.
Una folla multicolore mi striscia addosso; camicie colorate, tuniche e longyi, una specie di sarong o pareo annodato sui fianchi che scende fino alle caviglie, grandi occhi lucidi come caramelle ma sottili che sorprendo a scrutarmi attenti, curiosi ma non ostili. O almeno cosi’ mi pare.
La severita’ spenta di alcuni decrepiti edifici coloniali costruiti dagl’ inglesi nel 19° secolo contrasta con i vivaci colori di grandi vassoi pieni di spezie e di piatti piccanti a base di carni e verdure disposti a dozzine su casse da imballaggio e supporti improvvisati. E’ il mercato di Bogyoke, ricco di tutto cio’ che una famiglia birmana possa desiderare, dai prodotti dell’artigianato agli stereo giapponesi introdotti nel Paese di contrabbando. Appena oltre, c’e’ il mercato di Thien Gyi Zei, con le sue montagne di peperoncini rossi, di manghi, papaie e casse di durio, un frutto che a quanto pare non lascia indifferenti, se qualcuno ha scritto che pare ”…una mistura di creme deliziose e di nettare degli dei” mentre Sir George Scott dichiaro’ che “…e’ del tutto simile a crema d’aglio mangiata stando su di una fogna londinese”.
Gli infiniti profumi dell’Asia, da sempre decantati dai poeti, s’addensano nei tortuosi vicoli del mercato cinese di Lan Ma Daw Road. Li’, tra alte piramidi di frutti tropicali, erbe medicinali e funghi secchi, chioschi e caffe’ all’aperto offrono eccellenti zuppe, crocchette di pesce con polpa di cocco e gamberi fritti. Il tutto da accompagnare con la leggera birra della Mandalay People’s Brewery.
Nelle acque scintillanti del Lago Reale specchia la grande cupola d’oro e i due piani vivacemente illuminati e le cupole di una singolare costruzione galleggiante che pare una pagoda. Si tratta di una copia della chiatta reale, detta Pyigyi-mun. Costruita negli anni settanta, raffigura in forma stilizzata il karaweik, mitico uccello acquatico indiano. Oggi ospita un famoso ristorante che offre tutte le piu’ rinnomate specialita’ della forte e piccante cucina birmana, un misto di cinese e d’indiano dove hanno largo spazio curcuma e curry, zenzero, zafferano e cardamomo. La Birmania si trova sull'importante strada carovaniera che da molti secoli collega l'India con la Cina e questo spiega anche le numerose contaminazioni, non soltanto gastronomiche, da parte di queste due grandi, vicine civilta'.
Aragoste e frutti di mare, tante qualita’ di curry tra cui il ne myt hin, con gamberetti e germogli di bambu’, accompagnati da nga-pyi, una salsa a base di gamberi ridotti in poltiglia.che ricorda il sapore della pasta d’acciughe ma che Kipling paragono’a “…pesce in salamoia che avrebbe dovuto essere sepolto da un pezzo”.
Molto appetitoso, pur se saporito e speziata e’ la …

MINESTRA DI ZUCCA
Ingredienti:
- Una tazza da te’ di gamberetti freschi e sgusciati
- Sei tazze di brodo di manzo
- Quattro tazze di polpa di zucca tagliata a dadini
- Una grossa cipolla tritata finissima.
- Due cucchiaini di pasta d’acciuga
- Due spicchi d’aglio tritati
- Un quarto di cucchiaino di chili in polvere
- Sale a piacere
Tagliare i gamberetti a pezzi molto piccoli e unirli al brodo in una casseruola. Aggiungete cipolla, pasta d’acciuga e aglio e portate a bollore. Ora unire la zucca, il chili e il sale. Lasciare sobbollire coperto a calore ridotto per un quarto d’ora o, comunque, fino a quando la zucca non sia molto tenera. Servire ben calda.
Piu’ tardi si potra’ gustare il te’o un ottimo mandalay ruhm nelle sale del poco lontano, leggendario Strand Hotel. Situato dietro a un piccolo parco oltre il quale scorre il fangoso Rangoon River, questo hotel, nelle cui sale pare di scorgere ancora il profilo di Rudyard Kipling, potra’ far rimpiangere l’epoca della colonizzazione britannica. Negli ampi ambienti, che i ventilatori a pale faticano a mantenere freschi, i camerieri indiani in giacca bianca vanno e vengono silenziosi e imperturbabili sui lucidi parquet tirati a cera tra i tavoli di teak e alte piante in vaso che creano angoli appartati e molto intimi.
Pochi metri possono sembrare anni luce. Nell'esiguo spazio di una minuscola barca attraccata alla riva fangosa una donna cuoce in due wok gamberi e fette di cipolla; attorno a lei e sul bordo sbrecciato della banchina una quantita' di piatti, tegami, ciotole e vassoi mostrano ingredienti d'ogni genere, piccoli pesci dai riflessi argentei e altri color ruggine. In una conca intrecciata larghe foglie di palma piegate a scatola aspettano di andare via piene di intingoli fumanti e un bambinetto magro abbarbicato alla prua lancia qualcosa verso una vaga ombra salita a galla con un sordo gorgoglìo.