di Alberto Angelici
MAGIA BIRMANA, SFAVILLAR D'ORO E FORTI AROMI
Scopro Rangoon una sera di fine gennaio. E’ il tramonto e tutto e’
oro liquefatto. Oro la luce che mi circonda, densa di infiniti aromi a me sconosciuti,
oro la grande stupa a forma di campana della famosa pagoda di Shwedagon. Migliaia
di foglie d’oro nelle quali brillano diamanti, smeraldi e zaffiri, topazi
e rubini.
Vera e propria anima di Rangoon, Shwedagon resta ancora oggi uno dei centri
sacri del buddismo. La leggenda racconta che in esso siano custoditi otto capelli
del Buddha e altre importanti reliquie. La grande pagoda non e’ l’unica
di questa citta’, tra le piu’ affascinanti e misteriose di tutto
il sud-est asiatico. Templi cinesi, moschee islamiche, cattedrali anglicane
e reliquiari buddisti, vecchi e compassati edifici vittoriani, raccontano la
storia e la cultura cosmopolita di una citta’ dalle mille, multiformi
prospettive.
Accanto all’obelisco del Monumento all’indipendenza, alto 46 metri
e circondato da altre cinque colonne piu’ piccole, una donna mi guarda,
sorride e cava sbuffi di denso fumo grigio dal suo cheroot, il grosso sigaro
verde che ogni birmano, donne incluse, tiene costantemente in bocca. E ricavato
da tabacco molto aromatico, talvolta addolcito con zucchero di canna e completato
da un tratto di bambu’ che agisce da filtro.
Una folla multicolore mi striscia addosso; camicie colorate, tuniche e longyi,
una specie di sarong o pareo annodato sui fianchi che scende fino alle caviglie,
grandi occhi lucidi come caramelle ma sottili che sorprendo a scrutarmi attenti,
curiosi ma non ostili. O almeno cosi’ mi pare.
La severita’ spenta di alcuni decrepiti edifici coloniali costruiti dagl’
inglesi nel 19° secolo contrasta con i vivaci colori di grandi vassoi pieni
di spezie e di piatti piccanti a base di carni e verdure disposti a dozzine
su casse da imballaggio e supporti improvvisati. E’ il mercato di Bogyoke,
ricco di tutto cio’ che una famiglia birmana possa desiderare, dai prodotti
dell’artigianato agli stereo giapponesi introdotti nel Paese di contrabbando.
Appena oltre, c’e’ il mercato di Thien Gyi Zei, con le sue montagne
di peperoncini rossi, di manghi, papaie e casse di durio, un frutto che a quanto
pare non lascia indifferenti, se qualcuno ha scritto che pare ”…una
mistura di creme deliziose e di nettare degli dei” mentre Sir George Scott
dichiaro’ che “…e’ del tutto simile a crema d’aglio
mangiata stando su di una fogna londinese”.
Gli infiniti profumi dell’Asia, da sempre decantati dai poeti, s’addensano
nei tortuosi vicoli del mercato cinese di Lan Ma Daw Road. Li’, tra alte
piramidi di frutti tropicali, erbe medicinali e funghi secchi, chioschi e caffe’
all’aperto offrono eccellenti zuppe, crocchette di pesce con polpa di
cocco e gamberi fritti. Il tutto da accompagnare con la leggera birra della
Mandalay People’s Brewery.
Nelle acque scintillanti del Lago Reale specchia la grande cupola d’oro
e i due piani vivacemente illuminati e le cupole di una singolare costruzione
galleggiante che pare una pagoda. Si tratta di una copia della chiatta reale,
detta Pyigyi-mun. Costruita negli anni settanta, raffigura in forma stilizzata
il karaweik, mitico uccello acquatico indiano. Oggi ospita un famoso ristorante
che offre tutte le piu’ rinnomate specialita’ della forte e piccante
cucina birmana, un misto di cinese e d’indiano dove hanno largo spazio
curcuma e curry, zenzero, zafferano e cardamomo. La Birmania si trova sull'importante
strada carovaniera che da molti secoli collega l'India con la Cina e questo
spiega anche le numerose contaminazioni, non soltanto gastronomiche, da parte
di queste due grandi, vicine civilta'.
Aragoste e frutti di mare, tante qualita’ di curry tra cui il ne myt hin,
con gamberetti e germogli di bambu’, accompagnati da nga-pyi, una salsa
a base di gamberi ridotti in poltiglia.che ricorda il sapore della pasta d’acciughe
ma che Kipling paragono’a “…pesce in salamoia che avrebbe
dovuto essere sepolto da un pezzo”.
Molto appetitoso, pur se saporito e speziata e’ la …
MINESTRA DI ZUCCA
Ingredienti:
- Una tazza da te’ di gamberetti freschi e sgusciati
- Sei tazze di brodo di manzo
- Quattro tazze di polpa di zucca tagliata a dadini
- Una grossa cipolla tritata finissima.
- Due cucchiaini di pasta d’acciuga
- Due spicchi d’aglio tritati
- Un quarto di cucchiaino di chili in polvere
- Sale a piacere
Tagliare i gamberetti a pezzi molto piccoli e unirli al brodo in una casseruola.
Aggiungete cipolla, pasta d’acciuga e aglio e portate a bollore. Ora unire
la zucca, il chili e il sale. Lasciare sobbollire coperto a calore ridotto per
un quarto d’ora o, comunque, fino a quando la zucca non sia molto tenera.
Servire ben calda.
Piu’ tardi si potra’ gustare il te’o un ottimo mandalay ruhm
nelle sale del poco lontano, leggendario Strand Hotel. Situato dietro a un piccolo
parco oltre il quale scorre il fangoso Rangoon River, questo hotel, nelle cui
sale pare di scorgere ancora il profilo di Rudyard Kipling, potra’ far
rimpiangere l’epoca della colonizzazione britannica. Negli ampi ambienti,
che i ventilatori a pale faticano a mantenere freschi, i camerieri indiani in
giacca bianca vanno e vengono silenziosi e imperturbabili sui lucidi parquet
tirati a cera tra i tavoli di teak e alte piante in vaso che creano angoli appartati
e molto intimi.
Pochi metri possono sembrare anni luce. Nell'esiguo spazio di una minuscola
barca attraccata alla riva fangosa una donna cuoce in due wok gamberi e fette
di cipolla; attorno a lei e sul bordo sbrecciato della banchina una quantita'
di piatti, tegami, ciotole e vassoi mostrano ingredienti d'ogni genere, piccoli
pesci dai riflessi argentei e altri color ruggine. In una conca intrecciata
larghe foglie di palma piegate a scatola aspettano di andare via piene di intingoli
fumanti e un bambinetto magro abbarbicato alla prua lancia qualcosa verso una
vaga ombra salita a galla con un sordo gorgoglìo.