di Vanes
31 luglio
La scelta della compagnia aerea per questo viaggio e' praticamente obbligata:
voler fare uno stop over gratuito di piu' giorni nella capitale Thailandese
e volare poi su Bali con la stessa compagnia ci viene proposto solo dalla Thai.
Volo impeccabile come sempre e sedili che pur in economy consentono di sdraiarmi
con tutto il mio metro e novanta, ed arrivare a Bangkok in perfetta forma.
Unica nota di demerito della compagnia e' stata questa: in lista da aprile a
3 settimane dalla partenza ancora temporeggiavano sulla pulizia delle liste,
la mia agente viaggi ci ha detto che magari prendendo dalla Royal Orchid holidays,
il tour operator della thai stessa (www.roh.it), 6 notti di hotel, magari avrebbero
sbloccato il volo, coincidenza ha voluto che ciò sia avvenuto in 2 gg.
A Bangkok fra i vari hotel proposti abbiamo scelto il Narai (www.narai.com)
su Silom road, scelta soprattutto logistica: camminando si raggiungono facilmente
Patpong, la fermata Chong Nonsi dello skytrain (www.bts.co.th), il porto centrale
sul Chao Praya (Sathorn Pier) e il ristorante Silom Village, stesso nome e spero
gestione di quello che di solito mi delizia alle partenze nazionali dell'aeroporto.
Appena appoggiati i bagagli ci rechiamo al Chatuchak Market, leggasi Jatujak,
anche conosciuto come weekend market con lo skytrain: il mercato e' a pochi
metri dalla fermata Mo Chit.
Per organizzarmi al meglio a Bangkok ci siamo affidati ad internet, carino il
sito www.into-asia.com/bangkok; ed ai preziosissimi consigli Carlo Easysmile
(www.easysmile-thailand.com) che ringraziamo.
Il mercato e' enorme, i padiglioni sono collegati fra loro e non e' per nulla
facile orientarsi all'interno dello stesso. In circa 6 ore vediamo discretamente
6 padiglioni su 27.
E' molto interessante, ma non sperate di trovare imitazioni di jeans, magliette
e quant'altro di taglia occidentale. al limite molto piu' convenienti che a
Pratunam, Silom e Patpong (luoghi pieni di bancarelle che vendono imitazioni
e quant'altro ai turisti) sono la seta (copricuscini, copriletto, ecc) e l'oggettistica,
che oltretutto e' anche molto piu' varia rispetto ai luoghi sopra citati.
Aldila' di questa precisazione c'e' veramente di tutto e di piu'. Personalmente
compro solo uno zaino finto North Pole, un 40 litri per la montagna (Marina
ha promesso che mi ci porta e che serve.), ma da cui si estrae anche la rete
per tenere il pallone da basket J; mentre lei oltre ad uno zaino, complice estro
e taglia Thai, trova anche due canottiere di un similstilista giappothai (molto
carine) e 2 cappelli, uno modello vietnamita di legno piu' o meno ed uno da
safari..
Verso le 18 decidiamo di abbandonare il mercato, e dopo una breve sosta al centro
commerciale MBK, andiamo al ristorante Silom Village, a pochi passi dal nostro
hotel.
Per quest'ultimo tragitto faccio provare a Marina l'ebbrezza del tuk tuk, la
Ferrari degli Apecar.
La cena e' buona, ma non come nell'omonimo aeroportuense.
1 agosto
Ci incamminiamo verso il Sathorn Pier, per raggiungere in barca il Palazzo Reale
ed il contiguo tempio del buddha di smeraldo (Wat Phra Kaew), ed il Wat Po:
il tempio del buddha sdraiato.
La Chao Praya Tourist Boat con 100 bath consente di scorazzare lungo il fiume
per l'intera giornata, dispone inoltre di un porto dove le barche di linea non
fermano particolarmente vicino al Palazzo reale.
Un solo commento a cumulare i complessi dei templi ed il palazzo reale: sfavillante
bellezza.
Non ho le conoscenze di un critico d'arte e non me ne può fregare di
meno se mi dicono che queste opere valgono meno di sculture famose o quant'altro:
siamo senza fiato abbagliati da un oro che non ci acceca solo perché
manca il sole con i suoi inopportuni riflessi. Fotografiamo tutto, qualche dettaglio,
ma ci accorgiamo che 3000 foto non basterebbero per immortalare a pieno tutto
quello che ci riempie gli occhi, ci accontentiamo di meno di un decimo degli
scatti che sarebbero necessari.
Non solo oro, ma anche turchese, arancione, ecc ecc, tutto a mosaico lucente,
come tanti specchi colorati uniti in forme spettacolari.
All'interno del Wat Phra Kaew e' vietato fotografare, interessante il fatto
che il buddha di smeraldo, in realta' di giada, viene cambiato d'abito 3 volte
l'anno.
I vestiti attualmente non in uso sono conservati al museo all'ingresso del palazzo
reale, il cui biglietto e' compreso in quello del complesso.
Oltre ai dorati paramenti della statuina il museo offre monete, e tant'altro,
sebbene il tutto un po troppo celebrativo della famiglia reale (troppo per noi
non certo per i thailandesi che la vede quasi come divinita').
Ad aggiungere bellezza alla bellezza del complesso e' tutta la curatissima meravigliosa
vegetazione, in particolare i bonsai e gli alberi.
Eravamo gia' stati avvertiti del fatto che ci avrebbero fermato nella zona di
questi monumenti per dirci che erano chiusi, con lo scopo di deviarci verso
templi minori, magari finendo in una falsa gioielleria a comprare false gemme,
ma pensavamo che questo fenomeno avesse queste proporzioni: ci avranno fermato
in 200 alcuni a pochissimi metri dall'ingresso, usando 10000 stratagemmi.
Fra tutti citiamo quello che ci invitava ad accertarci personalmente che il
palazzo reale fosse chiuso, direzionandoci verso una porta realmente chiusa,
come altre decine attorno alle mura del complesso, essendoci un solo ingresso
aperto.. Oppure uno in una divisa che se non era quella di coloro che lavoravano
all'interno del complesso era imitata veramente bene. per non parlare che per
quasi tutti al Wat Po si sta svolgendo una cerimonia riservata ai monaci ed
apre al pubblico solo alla 17:30, che in realta' e' in pratica l'orario di chiusura.
Mi sorprende che la Thailandia a livello istituzionale non prenda iniziative
repressive nei confronti di questi truffatori.
Tra il Palazzo Reale ed il Wat Po c'e' il tempo di mangiare un ottimo riso fritto
in un locale dove oltre a noi solo altri 2 turisti, mentre il resto dei clienti
e' thai..
Il buddha sdraiato e' realmente gigantesco, i soli piedi sono ben piu' alti
di me.
Dopo la fila per la foto ricordo classica, a fianco dei piedi con tutto il resto
del buddha allungarsi alle nostre spalle, ci fissiamo sui fantastici "calli"
della statua: sotto i piedi tantissime figure di madreperla.
Esattamente come per il C Wat Phra Kaew non c'e' solo questo tempio, ma bensi'
fa parte di un complesso con tanti stupa e tempietti.
Ci concediamo anche un massaggio Thai, Marina e' curiosa di provarlo, personalmente
vivo bene anche senza che mi facciano delle chiavi articolari, visto che oltretutto
le mie giunture sono un pochino sbullonate; però al Wat Po c'e' una rinomatissima
scuola di massaggio e concordo che vada provata.
Usciti dal massaggio ci dirigiamo all'uscita ed al vicinissima fermata numero
8 sul Chao Praya.
Di fronte, sull'altra sponda del fiume, il Wat Arun che raggiungiamo con una
chiatta preposta solo a questo attraversamento che si accontenta di soli 3 bath
a tratta.
Il complesso e' chiuso visto che sono gia' le 18:30; diamo solo un'occhiata
da fuori; e forse non hanno tutti i torti le guide che dicono che la cosa piu'
bella che offre e' la vista complessiva dal fiume.
Riattraversato il fiume, torniamo al porto centrale e da li' rientriamo in hotel
in una Silom totalmente diversa da quella della mattina: luci ed insegne invitano
a curiosare nei negozi per locali, compriamo dei cucchiai da zuppa ed un cd
di musica Thai originale.
Oltre ai negozi tantissime bancarelle per turisti vendono abbigliamento contraffatto,
articoli di seta, oggettistica, accompagnando la Silom verso patpong.
Dopo la doccia in hotel ci aspettano Carlo e Mem per la cena.
Ci portano al ristorante www.or-chid.com, sempre che stia leggendo il biglietto
da visita correttamente, visto che tranne l'indirizzo web e' integralmente scritto
in thai.
Questo ristorante, ci spiega Carlo, e' in una zona nuova fuori Bangkok dove
va a divertirsi la medio borghesia locale. Ci fa un bell'effetto vedere ai lati
di una grande arteria stradale bowling, cinema, ristoranti e locali vari con
insegne e quant'altro scritto solo in incomprensibile thai.
Carlo ha scelto un ristorante dal servizio impeccabile, deformazione professionale???
ma, quello che e' importante, le portate sono tutte squisite e raffinate.
Il thailandese e' veramente incomprensibile e 32 vocali sono troppe per le mie
corde vocali e per le mie orecchie: Carlo tenta invano e ripetutamente di farci
capire la differenza fra due "Khai " che al nostro orecchio sono identici.
Dopotutto mi pare di ricordare siano pollo e uovo, ed e' risaputo che nessuno
sa se "e' nato prima l'uovo o la gallina", pardon il pollo.
Durante l'abbuffata Carlo e Mem ci riempiono di consigli, partendo da Ayuttaya
ns meta per il giorno successivo.
Le escursioni organizzate prevedono la visita di 3 massimo 4 templi, mentre
ce ne sarebbero 7 che vale la pena vedere.
La Carlo soluzione al problema e' quella di prendere da Mo Chit un autobus di
linea e ad Ayuttaya noleggiare un mezzo per l'intera giornata; ci consiglia
anche il ristorante dove di solito lui porta i clienti, e per finire ci disegna
una piantina con i nomi dei templi, molto utile per istruire di volta in volta
l'autista sul dove andare.
Per il giorno successivo avevamo programmato floating market e red rose garden,
che però ci sconsigliano, come alternativa (se ci togli un giorno di
programmazione come lo riempiamo ;-)) ci suggeriscono un parco naturale il Khao
Yai.
Gli chiediamo subito se ci procura un auto con conducente, anche se manca solo
un giorno, missione compiuta ed ultimo thaigiorno organizzato.
2 Agosto
Ci svegliamo di buon'ora, skytrain fino a Mo Chit, 37 bath di taxi fino alla
stazione dei bus principale, 100 bath di biglietto e dopo un paio d'ore siamo
ad Ayuttaya.
Con soli 600 bath noleggiamo un tuk tuk per l'intera giornata.
Prima tappa il Wat Panam Choen tempio che contiene una statua di buddha datata
1344, tempio non a livello di rovine come buona parte del resto di Ayuttaya,
ma tuttora in uso e ben tenuto.
E' possibile acquistare un drappo di seta arancione che poi un inserviente,
dopo essere salito ad una altezza superiore al grande buddha seduto, lascera'
cadere sulla statua, vestendola mooooolto parzialmente.
Carlo ci aveva avvertito che con un po' di fortuna avremmo potuto imbatterci
in una qualche cerimonia, infatti assistiamo ad una danza in costumi tipici
di adolescenti che sembrano bambole.
Secondo tempio della nostra visita il Wat Yai Chaimongkhon, quello che forse
mi e' piaciuto di piu'.
All'ingresso una grande statua bianca (ma vestita di seta arancione) di buddha
sdraiato, segue un'enorme campanona (sara' anche questa uno stupa??) vestita
di seta gialla, su cui e' possibile salire con una scalinata fino a meta' della
stessa ed e' inoltre possibile a questa altezza percorrerne il perimetro per
vedere le seguenti spettacolari immagini: il muro che circonda esternamente
questa struttura, con un gradino verso l'interno atto a contenere tante piccole
statue di buddha una a fianco all'altra tutte vestite di giallo, i resti di
altre "campane" meno imponenti a volte all'interno a prati curatissimi,
altre fra vegetazione fittissima in una simbiosi tra bellezza della natura e
bellezza di opere umane di rara perfezione.
Ed e' proprio questo che ci ha impressionato di questa struttura, la bellezza
delle rovine, la cura dei prati e dei fiori e la imponente vegetazione naturale,
il tutto in perfetta armonia, in mezzo alle foto di questo tempio non a caso
abbiamo tante macro di fiori.
Dopo la visita e' giunto il momento del pranzo e ci rechiamo al "Wanwisa
Kaweewong", 13/1 moo 2 uthong rd pratoochai, sul fiume, che si rivela impeccabile
come vista, come servizio e come portate.
Ben rifocillati e' la volta del Wat Thanon Si Sanphet, tempio in uso con una
sola struttura contenente un buddha seduto, sporco e attorniato con materiale
ammassato, insomma pare quasi uno scantinato.
Praticamente attaccato a questo tempio la struttura ben piu' bella del Wat Prharam,
belle rovine in cui si vede anche l'uso di mattoni rossi.
Prossima tappa il Wat Chri Wattanaram, tempio che ci era stato suggerito di
vedere dal fiume, ma non abbiamo tempo di noleggiare una long tail.
Anche questa enorme struttura e' meravigliosa, non credo che abbiamo perso molto
privandoci della vista dal fiume: spingendosi fino al fiume stesso si ha la
stessa visuale, anzi essendo in un punto "rialzato" rispetto al livello
del fiume stesso, ed essendo la prima parte della struttura abbastanza orizzontale(la
base di un tempio probabilmente), sicuramente ci sentiamo di consigliare la
visita "da terra". Anche in questo tempio le strutture sono quasi
totalmente di mattoni rossi e presentano molti spigoli, al contrario dei precedenti,
con strutture molto arrotondate, e sono anche di forme diverse l'una dall'altra.
Da qua ci spostiamo al Wat Ratcha Burana, che ci accoglie con le rovine di quello
che doveva essere un tempio vero e proprio, rimangono le mura e le basi delle
due file di colonne che lo attraversavano longitudinalmente, attraversamento
che facciamo anche noi per salire poi su una delle "torri" che non
essendo a forma classica di stupa non so dire se lo sia o meno; da qui si gode
una bella panoramica in particolare sui resti del tempio attraversati prima.
Finiamo la nostra visita ad Ayuttaya con il vicino Wat Mahathat, che contiene
una faccia del buddha contenuta all'interno delle radici di un enorme albero;
oltre ad una base di un tempio, e svariate colonne, il tutto anche qui di mattoni
rossi.
Una curiosita': ad una estremita' la struttura confina con un parco pubblico,
separati da un muro di un metro di altezza; fa uno strano e bell'effetto girarsi
da un lato ed avere la panoramica delle rovine, girarsi dall'altro e vedere
i bimbi che giocano, il laghetto ecc ecc.
Tra l'altro volendo uno potrebbe anche non pagare l'ingresso e scavalcare dal
parco anche se visto che il sito costa pochissimo ed e' tenuto benissimo, non
ci sembra il caso.
Da queste descrizioni traspare tutta la mia ignoranza culturale, artistica e
architettonica, che non ho cercato di colmare: il bello e' bello aldila' che
il resto si capisca o meno.
Al ritorno ci fermiamo in un vicoletto fra il Narai ed il Silom village, in
cui ci sono tanti spartanissimi ristorantini (magari eccessivo definirli cosi'
visto che si tratta di un bancone con appoggiati gli ingredienti, una bombola
del gas, un tavolo ed alcune sedie in plastica in mezzo alla strada tra l'altro
perfettamente aperta al traffico, per fortuna scarso).
Ora se passate di li' provate il primo "ristorante" all'interno del
vicoletto a destra, noodle e riso fritto a dir poco strepitosi!!!!
Dopocena un breve giretto digestivo fra le bancarelle e rientro in hotel.
3 agosto
Carlo non ci ha procurato un'auto, ma un'astronave: immaginate un pulmino dove
dietro c'e' il condizionatore, la tappezzeria ovunque, 2 plafoniere insomma
un mezzo che merita una bella ripresa della telecamera, vuoi per l'estetica,
vuoi per il confort che offre.
Il Khao Yai e' enorme e popolato da molte specie animali, che purtroppo non
vediamo: l'orario diurno ed il clima caldo scoraggiano gli animali dal venire
allo scoperto.
Nell'enorme parco e' anche possibile dormire.
Ai lati della strada ci sono monti e cascate immersi nella jungla.
Le cascate principali sono chiuse perché a causa della troppa acqua si
e' totalmente allagato il percorso che porta alle stesse; ci dobbiamo accontentare
delle minori ma carine Haew Suwat; mentre per l'aspetto faunistico a magnifiche
e numerosissime farfalle, almeno una decina di specie, ma solo una meta' disposta
a posare per il nostro obiettivo..
All'uscita dal parco chiediamo all'autista di fermarci al "The jungle house"
(www.junglehousehotel.com) che offre alloggi all'interno della jungla.
Ci attira per i suoi elefanti che ci sembrano trattati veramente bene, al contrario
di quelli visti ad Ayuttaya, utilizzati per portare in giro i turisti.
Cosi' facciamo un giro nella jungla a bordo di un simpatico e timido elefante,
abbastanza mansueto da muoversi e fare il suo percorso senza la guida, scesa
a fotografarci e riprenderci.
Stupenda la jungla, stupenda questa creatura a 4 zampe, specialmente dentro
l'acqua che pare adorare.
Questo trekking a 4 zampe, in considerazione di come vengono trattati gli animali
e della bellezza del luogo in cui si effettua vale da solo la giornata.
Torniamo a mangiare dove abbiamo cenato la sera precedente, e concludiamo la
serata spingendoci a piedi fino a patpong a shoppingare di tutto di piu'.
4 agosto
Prelevati dopo colazione andiamo in aeroporto e da li' a Bali.
Arriviamo in hotel (il grand bali beach a Sanur) sul tardo pomeriggio.
La stretta spiaggia e' ormai totalmente all'ombra delle palme, ed il mare dista
centinaia di metri: qui c'e' molta marea.
Tutto quello che posso fare e' una passeggiata sulla secca, fotografando grandi
stelle marine e splendidi coralli nelle piccole basse pozze fra la sabbia.
Prima di cena faccio anche in tempo a contrattare per 250.000 rupie un giorno
di auto con autista, ed a passeggiare sul lungomare di Sanur, un lastricato
con negozietti, ristoranti, hotel, e nell'altro lato la spiaggia.
Posso cosi' gia' valutare chi ha il pesce migliore: il Bonsai Cafe, la cui insegna
e' . un aquilone, stabile visto il perenne vento, locale con romantici tavolini
sulla spiaggia, barbecue e pesci in bella mostra.
5 agosto
Dopo colazione saliamo sul nostro bemo e partiamo per quello che e' uno dei
primi giri che propongono/rifilano ai turisti.
Prima tappa a Batubulam per assistere ad uno spettacolo di danza Barong ad uso
e consumo turistico; poi e' la volta del tempio delle scimmie a Padangtegal
(tempio Pura Dalem Agung all'interno della Mandala Wisata Wenara Wana, la foresta
santuario delle scimmie).
All'interno tantissimi macachi balinesi (macachi dalla coda lunga), in attesa
delle banane che i visitatori comprano all'ingresso insieme col biglietto.
I macachi QUI non sono per niente aggressivi, cio' nonostante sono ben disposti
ad arrampicarsi sui pantaloni per arrivare alla tanto agoniata banana. il tempio
come tutti i templi balinesi non ci piacera' tantissimo, totalmente vuoto, scarsamente
decorato, gia' chiamarlo tempio dopo la Thailandia ci pare eccessivo.
Oltre al tempio principale ce n'e' un altro, che in realta' e' piu' una fontana
che un tempio.
Si arriva tramite una scalinata i cui passamano sono in realta' la statua di
serpenti, come ci si rivela in fondo alla scala stessa quando i passamano terminano
con. la testa.
La fontana ha le statue di tre loro divinita' ed e' piena di pesci rossi.
Da qui si può percorrere un breve tratto di percorso costeggiante un
rivolo d'acqua, con acqua che scende qua e la ad alimentarlo, il tutto fra una
bella vegetazione.
Questa escursione normalmente passa per Ubud nota per l'artigianato, aspettatevi
di fermarvi in negozi "convezionati" con il vs autista che sara' ben
lieto di mostrarvi negozi di sculture di legno, ecc ecc dai prezzi piu' che
occidentali. Se siete interessati a fare shopping tralasciate i consigli: passerete
sicuramente in una zona in cui i negozi sono uno dietro l'altro, qua chiedete
al vs autista di fermarvi.
Noi chiariamo subito "no shops", anche se spesso tocchera' ripeterlo..l'unico
in cui ci fermeremo al ritorno e' un negozio di sculture in legno veramente
raffinate e ben rifinite, ma dai prezzi proibitivi anche per un europeo.
Sulla strada si possono ammirare le risaie a terrazze, secondo noi una delle
poche cose veramente meritevoli di Bali: tantissimi gradini di coltivazioni
di riso, i terrazzamenti si intersecano in una specie di labirinto verde in
verticale.
Nei punti con le viste piu' belle preparatevi a veri e propri assalti di una
moltitudine di venditori di ogni cosa, sinceramente troppo invadenti e pressanti,
al punto di circondarti e seguirti per centinaia di metri a pochi centimetri
continuando a ripeterti la richiesta di acquisto.
Alcune volte sono bambini, e per la sensibile Marina e' durissima resistere.
Questa cosa aspettatevela anche nei pressi di altre attrazioni a Bali, anche
se devo ammettere che nei luoghi principali, ed in quelli da noi scelti, non
abbiamo avuto questo problema.
Prossima tappa un "giardino delle spezie"; anche questo autista-convenzionato,
interessante vedere svariati tipi non solo di spezie, ma anche caffe' ad esempio.
In Indonesia si produce una buona robusta, che loro bevono con una preparazione
"alla turca" molto diluita.
Interessante che venga chiamato bali coffee, mentre a lombok e sulle gili lombok
coffee.
Nella realta' si comprende che anche questo luogo ad uso e consumo turistico
e' convenzionato.
Dopo la visita al giardino c'e' la degustazione gratuita di te allo zenzero
e caffe' e la vendita di spezie.
Si arriva poi alla vera destinazione: il Kintamani, una zona montana con la
vista su un lago, e sulle alture, fra cui il vulcano, dall'altra parte del lago
stesso.
Su questo c'e' da fare un discorso che per me può valere per l'intera
isola: Bali magari non sara' brutta, ma non ha niente da offrire ad un italiano
che, ad esempio, con le Alpi può vedere panorami sui generis infinitamente
piu' belli.
Anche questa zona e' abbastanza turistica, ci sono anche grandi pullman, e molti
ristoranti hanno vista sul lago, menu' a buffet e chiaramente ognuno e' convenzionato
con un certo numero di autisti.
La nostra guida ci porta quindi in uno di questi con un menu' molto costoso
(chiaramente per lo standard indonesiano) ma soprattutto e' veramente troppo
turistico, cosi' decidiamo di pranzare in un piccolo warung (caffe'-ristorantino)
dall'altro lato della strada.
La guida accetta la nostra decisione facendo buon viso a cattivo gioco e dicendoci
che comunque lui pranzera' li'.
In questo warung solo pochi tavoli, solo noi come clienti, sedie di plastica,
ambiente spartanissimo, ma dalla cucina superba, squisiti sia il nasi goreng
(riso fritto con verdure e quant'altro a cui aggiungono 2 uova fritte sopra
ed un grande crackers di gambero), che i noodle, che il pesce (per me), ed il
pollo (per Marina) cotti sopra una foglia di banano ed aromatizzati con piccanti
ed intriganti salse speziate.
Dopo pranzo arriviamo in riva al lago, poi sulla strada del ritorno, avendo
ancora molto tempo a disposizione (tutto quello non perso nei vari negozi) prima
del rientro concordato, ci vengono mostrati una cascata letteralmente ridicola
in lontananza ed un tempio persino piu' brutto degli altri.
Ci fermiamo su nostra richiesta a vedere alcune trapunte coloratissime, del
tabacco ad essiccare per la vicina fabbrica che produce sigarette al chiodo
di garofano; alcune terrazze di riso meno imponenti delle precedenti, ma con
un panorama veramente bello e con il valore aggiunto di vedere uno spaccato
di vita locale: alcune persone si lavano e lavano i panni in un canale.
Torniamo non prima di aver contrattato il bemo per essere portati al porto di
benoa la mattina seguente, e ceniamo nuovamente al Bonsai stasera senza insegna
dopo meta' serata: improvvisamente e' cessato il vento.
6 agosto
Nostro obiettivo e' imbarcarci sul costoso catamarano Bounty che dovrebbe collegare
direttamente Benoa con un porticciolo secondario di Gili Meno, di fronte ai
bungalow del "Bounty Resort", struttura della medesima gestione.
Tutte queste informazioni sono reperibili sulla Lonely Placet "Bali e Lombok"
uscita il 28 luglio 2gg prima della nostra partenza.
Arrivati al porto sorpresa: il Bounty non va piu' a Gili Meno da 2 anni!!!!!!
(adesso effettua solo crociere di un giorno)
Idem per un'altra imbarcazione veloce riportata dalla guida.
Rapido consulto e ci facciamo portare a Padang Bay dove il lento (4 o 5 ore
a seconda dei casi) ferry di linea ci porta al porto di Lembar a Lombok.
Col biglietto abbiamo comprato anche il trasferimento fino a Bangsal da dove
partono piccole imbarcazioni gestite dalla koperasi direzione gilis.
Dagli incaricati al nostroi trasferimento ci viene offerto in alternativa di
partire dal paesino di fianco, Pemenang, con una barca tutta per noi: questo
per evitare molestie di portantini, venditori ed altro, nella zona indicati
dalle guide come particolarmente fastidiosi.
Riflettendoci bene non arriveremo a Bangsal prima delle 17:30 un'ora dopo in
cui la koperasi stando alle guide termina il servizio, quindi con il rischio
di dover trascorrere una notte in questo luogo privo di interesse.
200000 rupie non sono molte per noi e valgono bene la certezza di poter trascorrere
la notte su Gili Trawangan e la tranquillita' di un trasporto sicuro negli orari
e solo per noi.
Dopo una breve traversata sbarchiamo su questa che e' la Gili piu' lontana dalla
terra ferma.
L'isola e' abbastanza piena e non e' cosi' facile trovare una camera con aria
condizionata ed acqua calda per piu' notti.
Ci sistemiamo al Boat House con 300000 R$ camere molto piccole ma rifinitissime
nei particolari, ma disponibile solo per una notte, cosi' decidiamo prima di
cena di cercare una sistemazione per l'indomani.
Troviamo 4 notti al Sama Sama Bungalows (sama2x2001@yahoo.com), che si rivelera'
la nostra miglior sistemazione dell'isola: camera grande, pulita, generatore
utilissimo visto che spessissimo manca la corrente elettrica.
Il Boat House e' molto vicino all'Irish Bar unico disco bar con volume esagerato
rispetto alla pace ed alla tranquillita' che offre il resto dell'isola una buona
cena di pesce a lume di candela, su un Hansad vicino al mare, con un tetto di
stelle, la cui luminosita' e' accentuata dallo scarso inquinamento luminoso
ed il rumore del mare.
Gli hansad sono delle "palafitte" alte meno di un metro, aperte ai
4 lati, i cui 4 pali agli angoli sostengono un tetto in paglia o legno. Il piano
e' fatto di solito di bambu', al centro del quale trova posto un tavolino basso,
e cuscini su cui sedersi, sdraiarsi, o quant'altro, il tutto su una dimensione
adatta a 4 persone.
Una precisazione doverosa sulle gili.
Il nome gili (leggasi ghili) significa isola ed e' piu' o meno come il koh tailandese
o il Palau malese. Trawangan, Meno ed Air sono le gili piu' conosciute cosi'
tutti, quando parlano di gili, si riferiscono a queste.ho scelto di usare anch'io
questa convenzione per evitare di ripetere la lista dei nomi delle isole.
In tutte e 3 le gili non ci sono strade asfaltate: unici mezzi per muoversi
sono i cimodi, piccoli carretti trainati da cavalli, anche se qualche raro atleta
sfida la sabbia con le mountain bike.
In comune le isole hanno anche il fatto di essere circondate dalla barriera
corallina che si spinge fino a riva, il che rende difficile l'accesso al mare,
praticamente impossibile con la bassa marea, ad esclusione di una zona ad isola,
dove invece l'accesso in acqua e' sempre garantito.
Le strutture turistiche e lo "struscio" sono concentrati intorno ai
porti intesi come zone in cui partono ed arrivano barchette: qui si scende e
si sale nell'acqua, e ci si ancora alla riva.
Man mano ci si allontana dal porto, le strutture sono sempre piu' rade.
Quasi tutti i ristoranti hanno barbecue, pesce in bella vista, hansad su cui
cenare.
Nella zona dove sono concentrati i locali a Trawangan praticamente non c'e'
arenile e si cena letteralmente sul mare.
Trawangan e' la piu' turistica delle tre, ha anche qualche struttura di buon
livello come Villa Ombak e Villa Marik, al punto di essere venduta anche da
molti TO italiani, i prezzi di queste strutture si aggirano sugli 80 euro. Purtroppo
queste strutture sono troppo imponenti ed alte per potersi integrare con l'isola,
e sul genere ne stanno costruendo altre; insomma secondo me questo equilibrio
servizi, vivibilita' durera' non troppo a lungo.
Trascorriamo il primo giorno facendo un giro completo dell'isola, con numerose
soste fra cui il pranzo con ottimi noodles da Windy, sulla spiaggia di fronte
al tratto di mare che offre il miglior snorkelling dell'isola.
Il lato dell'isola opposto a quello dello struscio e' deserto, vuoi per la presenza
di solo un paio di strutture, vuoi per il mare non facilmente accessibile; questo
rende acora piu' bello passeggiare da soli, godendosi quello che il mare ha
depositato ai nostri piedi: coralli bianchi, rossi e blu, conchiglie.
Passiamo le serate a mangiare pesce, inizialmente chiedendo prezzi che ci appaiono
ridicoli a tutti i ristoranti e scegliendo fra pesce ovunque freschissimo quello
che sembra migliore; battezzeremo lo Juku come il migliore.
2 birre grandi, un red snapper sul chilo da mangiare in 2, 2 piatti di noodles
o nasi goreng, caffe' e succo di frutta (un frullato di frutta fresca.. delizioso)
possono costare attorno ai 180.000R$
Finiti i giorni in cui i Sama Sama avevano un bungalow disponibile, dobbiamo
ceracre un'altra sistemazione, impresa non facile con l'avvicinarsi del ferragosto.
Ci aspetta la sistemazione sicuramente piu' kitch mai vista un'incredibile camera
affittata dai rasta che hanno il negozio di tatuaggi; fra l'altro nell'idea
voleste tatuarvi ve lo sconsigliamo: abbiamo visto il secchiaio pieno di piatti
sporchi nella stessa sala dove venivano effettuati fisicamente i tattoo.
Con 80000 rupie (dopo contrattazione) facciamo il tour snorkelling sulle glass
bottom boat, barche con alcune parti del fondo in vetro.
Ci si ferma in 3 punti uno per gili: a Trawangan di fronte a Windy, a Meno al
largo per vedere le tartarughe, ad Air per vedere le tridacne giganti.
Lo snorkelling in quel punto di trawangan l'avevo gia' fatto, mentre a Meno
la tartaruga l'ha vista solo Marina, che come me ha perso le pinne nello scendere
dalla barca. ma che, al contrario di me, le ha subito ritrovate.
Per recuperare le mie pinne, portate via dalla corrente, sono servite le ricerche
della barca.
Gili Air e' sicuramente l'isola che offre lo snorkelling migliore per la varieta'
dei pesci, ed il tutto viene effettuato in corrente, in pratica si percorre
il reef a pochi metri dalla costa senza nuotare, andare controcorrente e' quasi
impossibile.
Chiaramente approfittiamo di questo giretto per memorizzare il punto esatto
dell'isola dove ci troviamo, usando come riferimento gli addobbi dei bar con
hansad sulla riva.
Dopo il pranzo ad Air si torna verso le 15.
A Trawangan faccio in tempo anche a rimanere 2gg a letto con diarrea e 39 di
febbre, prendendo, una volta esaurito le scorte personali, medicinali cinesi
ed indonesiani inutili quanto le loro istruzioni incomprensibili ed a salire
per la prima volta su un cavallo.
No comment: Marina e' un'amazzone che si e' fatta 2 risate perfino quando il
suo cavallo e' caduto sul fianco in spiaggia, di me che dire??? Nonostante il
mio cavallo fosse portato a mano dallo staff (e mi sembra giusto: si chiama
maneggio?? Ed allora che lo portino a mano!!!) il coraggio c'era, era la paura
che mi fregava!!!!
Dopo una settimana passata troppo bene per potersene andare felici, ci spostiamo
a Meno, la piu' piccola delle gili, e ripetiamo la formula gia' collaudata:
Marina di guardia alle valigie, io a cercare la sistemazione.
La ricerca e' piu' complicata del previsto: sistemazioni o troppo spartane,
oppure decisamente sopra al nostro standard.
Alla fine incontro uno statunitense che mi suggerisce il Bounty dall'altra parte
dell'isola, che viste le dimensioni significa 15 minuti dal porto, 10 dal punto
col piu' facile accesso in acqua, il tutto seguendo la costa.
Lui paga solo 200000R$ a notte, e me lo fa presente visto che il primo prezzo
che mi proporranno sara' diverso.
Vada per il Bounty, i bungalow della stessa gestione del catamarano veloce che
fino a 2 anni fa portava da Bali direttamente al pontile riservato davanti al
resort.
La struttura e' da film: doveva essere bellissima, ora sopravvive, decadendo,
con i muretti che un po' si smerlano, gli ottoni che ossidano, il legno che
sbiadisce.
Il personale però continua ad essere nella forma il personale da grand
hotel, aldila' della gentilezza incontrata ovunque in queste vacanze.
La notte i 15 minuti che separano dal porto, luogo in cui si concentrano anche
i ristoranti con hansad, sono totalmente bui, meglio contrattare un cimodo per
la sera.
Sembra che il numero di turisti sull'isola sia di molto inferiore alla recettivita'
al punto che i conduttori di cimodi sono disposti ad aspettare ore per avere
un cliente.
Il cimodo per raggiungere il porto dal Bounty passa all'interno dell'isola,
il lungomare non ha strade, e' veramente artistico vedere i fari del cimodo:
una candela riparata dentro ad una lanterna.
Di tutti i ristoranti il migliore e' senza dubbio Rudy, che gestisce anche degli
spartani bungalow, ed un minimarket.
Chiaramente il primo pomeriggio sull'isola e' dedicato al giro completo della
stessa, in questo caso difficile farlo durare ore nemmeno con infinite soste
ad ogni bar e ristorante.
C'e' anche tempo di visitare il maleodorante laghetto salmastro e fare un discreto
snorkelling vicino a riva.
Il giorno dopo lo dedichiamo alla spiaggia, intervallata solo dall'acquisto
di alcuni parei, e dalla visita al carinissimo parco degli uccelli, che scopriamo
avere anche delle camere con ottimo rapporto qualita' prezzo, ed aircon.
Oltre ai variopinti pennuti per lo piu' locali o australiani, un paio di canguri.
E' possibile anche fare le foto con i pennuti ed in generale e' un clima molto
amichevole, con la guida amatoriale (sono solo nel parco), che mi chiede se
le foto riescono oppure se voglio entrare nelle gabbie, e nel frattempo mi illustra
le caratteristiche dei volatili, nozioni che scivolano sulla mia mente rapita
dai colori.
L'indomani e' gia' ora di cambiare isola: e' la volta di Gili Air, la piu' vicina
alla terraferma.
Si rivelera' l'isola che piu' ci e' piaciuta, la piu' autentica delle tre.
Appena arrivati ci propongono l'hotel Gili Indah, ma noi decliniamo, mai accettare
la prima offerta, eravamo pronti come al solito al mio giro di ispezione, con
Marina alle valigie, quando un cimodo ci fa un'offerta irrinunciabile: 25000r$
ci avrebbe scarrozzato per tutta l'isola fino a quando noi non avessimo trovato
una sistemazione di nostro gradimento.
Accettiamo e cosi' iniziamo ad avere i primi scorci dell'isola.
Capiamo ben presto che nessuna sistemazione ha aircon e acqua calda tranne l'hotel
Gili Air e il Gili Indah; questi ci indicano infatti tutti gli albergatori a
cui chiediamo.
Noi decidiamo di pernottare nel secondo, il primo non ha disponibilita', e'
molto costoso, ed e' inoltre lontano dal punto migliore in cui fare il bagno
e dal porto.
Nel primo pomeriggio siamo gia' pronti per il giro attorno all'isola.
Giriamo in senso orario, la parte rivolta ad est, verso la terraferma l'abbiamo
gia' vista in buona parte durante la ricerca dell'hotel, quindi tanto vale partire
dal lato meno turistico e balenabile, in modo che nel caso le soste troppo frequenti
agli hansad facciano arrivare il tramonto senza aver completato il giro. almeno
il buio arrivi quando abbiamo gia' raggiunto il lato piu' turistico dell'isola,
vuoi perché gia' visto, vuoi perché passano con regolarita' cimodi.
La prima piacevole sorpresa dopo qualche centinaio di metri e' l'Arty's bar,
gestito da due anglo neozelandesi, gli unici che raffreddano veramente la Bintang
al punto giusto, 2 hansad con vista su Trawangan e Meno.
Non vendono cibo, ma chiamano senza problemi un cameriere dal ristorante vicino
col menu', il tutto senza sovrapprezzo.
La costa ovest non ci regala grandi emozioni, al contrario della zona ord est,
stranamente densa di ristoranti, bar e hotel, nonostante sia una zona molto
soggetta alle maree e quindi non balenabile per buona parte del giorno.
Ci rifermiamo, stavolta per il pranzo vero e proprio, seduti sull'irrinunciabile
hansad, combattuti fra l'ansia di andare a vedere il resto, ed il godersi la
calma ed il relax che solo gli hansad delle Gili sanno regalare.
La scelta e' chiaramente fatta dal ristoratore, che ci cuoce il pesce mooolto
lentamente.
Ripartiamo con la bassissima marea, alcune donne raccolgono minuscoli pesciolini,
non so se lei friggono come i nostri latterini. non li abbiamo mai visti nel
menu' di nessun ristorante.
Camminando sulla spiaggia raccogliamo le conchiglie di grosse tridacne, molto
presenti attorno all'isola.
Nella poca acqua lasciata dalla marea strani invertebrati: una circonferenza
marrone pelosa (vuota e piatta) da cui partono come raggi altri tentacoli sempre
marroni e pelosi, si muovono lentamente come stelle marine, anch'esse presenti,
e sono veramente in gran numero.
Arriviamo nel punto in cui e' sempre possibile immergersi in tempo per un bagno,
prima di percorrere le ultime centinaia di metri che ci portano al Gili Indah.
La nostra camera e' molto bella, tutta di bamboo, compreso il letto a baldacchino,
il divanetto fuori in veranda, ed il separe' fra le verande delle varie camere.
Hanno tre tipologie di camere: i bungalow sulla spiaggia, molto meno curati
e senza aria condizionata, le stanze dove siamo noi, ed altre stanze senz'aria
condizionata ma non sulla spiaggia.
La ns camera costa 350000r$ a notte con colazione.
Per la cena ci incamminiamo verso il punto in cui abbiamo fatto il bagno, da
li' parte una lunga spiaggia nei primi metri larghissima, che va poi a stringersi
fino a punti in cui sparisce del tutto durante l'alta marea.
Al lato della spiaggia gli hansad dei bar e ristoranti la sera offrono la fantastica
sensazione del "mangiare in mezzo al mare" essendo in posizione sopraelevata
rispetto alla spiaggia stessa, ed essendo quest'ultima pressoche' divorata durante
quelle ore dall'alta marea.
La mattina dopo decidiamo di fare snorkelling, ho memorizzato con precisione
il punto in cui ci siamo immersi attorno all'isola durante l'escursione fatta
con la glass bottom boat da Trawangan.
E' dove ci sono i ristoranti in cui abbiamo cenato la sera prima.
C'e' forte corrente e cosi' basta immergersi per essere portati verso sud fino
all'unico punto dell'isola in cui la spiaggia si allarga ed il mare di fronte
e' privo di coralli, rendendo cosi' possibile il bagno da riva senza pinne.
Noi solitamente lasciavamo gli zaini su di un hansad e, finito lo snorkelling,
tornavamo a prenderceli camminando sulla spiaggia, bevendoci poi due bei frullati
di frutta per premiare la nostra fatica natatoria, ed il proprietario del bar
per la custodia. Ad Air molti bar oltre agli hansad hanno anche delle amache.
Lo snorkelling e' molto piu' interessante che sulle altre 2 isole, vediamo perfino
un gruppo di pesci lima.
Le giornate scorrono veloci, anche se a ritmi lenti: spiaggia, snorkelling,
tramonto all'arty's bar.
I tramonti all'Arty's bar sono spettacolari, io e Marina abbiamo sempre uno
dei 2 hansad tutti per noi, mentre il sole lentamente scompare dietro a Trawangan.
Mentre io scolo Bintang ghiacciate e mangio noodles spaparanzato sull'hansad,
Marina gira in spiaggia per cercare conchiglie o fare nuovi incontri. la vedo
chiamarmi. ha trovato 2 granchietti, che fanno capolino dalle conchiglie sfoggiando
fantastici colori: sono a striscie azzurre ed arancioni.
L'unico momento in cui bisogna un po' forzare i ritmi rispetto a quelli dell'isola
e' fra il tramonto e la cena.
Il sole tramonta tardi ed i ristoranti chiudono presto, a stringersi e' il tempo
a disposizione per la doccia.
Una sera becchiamo un acquazzone tropicale ed aspettiamo che termini per uscire
a mangiare: sono le 22 e molti ristoranti sono gia' chiusi, solo uno ci accoglie
col poco pesce avanzato.
Il penultimo giorno compriamo il trasferimento verso Bali: lo vendono tutti
e comprende la barca da Gili Air a Bangsal, il bus da Bangsal al porto di Lembar,
il ferry per Bali (Padang Bay), il bus a Bali dal porto alla localita' prescelta.
Decidiamo di prendere il trasferimento per Kuta: a Sanur siamo gia' stati, ne
approfitteremo per vedere un posto nuovo, inoltre Kuta e' in assoluto la parte
di Bali piu' frequentata e quindi con maggior disponibilita' di alloggi.
19 Agosto
A Bangsal abbiamo la vera unica brutta sorpresa della vacanza, appena arrivati
alcune persone prendono le nostre valigie dalla barca per portarle ad un cimodo,
senza che nessuno l'abbia loro chiesto e sono troppo veloci per poterglielo
impedire.
Chiaramente vogliono essere pagati ed alle mie rimostranze, minacciano di riportarle
indietro, soluzione che per principio mi andrebbe anche bene, ma non so che
coincidenze abbiamo con il bus, cosi' timoroso cedo, e le mie rimostranze servono
solo alla possibilita' di contrattare la folle (in proporzione chiaramente)
cifra che chiedono.
Anche il cimodo che dal porto porta alla piazza di arrivo bus (a 500 metri)
si fa ben pagare: 20000r$.
In realta' i tempi di coincidenza sono molto larghi ed e' possibilissimo percorrere
i pochi metri a piedi portandosi le proprie valigie.
Al parcheggio c'e' un vero assalto di venditori ambulanti, soprattutto bambini,
e tanta attesa fatta di disorganizzazione.
Pare che il pulman atteso non arrivera': l'unico autista che lo sa guidare e'
malato, cosi' verra' sostituito da tanti bemo che arrivano alla spicciolata.
Il nostro e' bruttissimo, con le sbarre come i cellulari della polizia nei film,
ed e' estremamente piccolo per contenerci tutti.
Ci si ferma, non si sa il perché, a Mataram per mezz'ora.
Ne approfitto per comprare 3 cd pieni di mp3 di musica indonesiana, in un negozio
locale.
Arriviamo al porto appena in tempo per prendere il ferry, dopo aver evitato
un centinaio di insistenti portavaligie, e dopo aver comprato alcune banane
da uno degli innumerevoli ambulanti che vendono di tutto nei pressi dell'imbarco.
Lasciamo le valigie al piano terra fra le auto ed andiamo a sedere all'aperto
al piano superiore.
Al bar del ferry vedo alcuni locali con involtini pieni di riso bianco, che
mangiano insieme a peperoncini (un morso al peperoncino ed uno al riso); guardo
incuriosito e mi invitano a provare.
La loro voglia di vedere un occidentale in fiamme si infrange sul mio gusto
per il piccante, ed il loro sentimento muta in una sana approvazione, ancor
piu' plateale quando ne ordino degli altri.
Arrivati a Padang Bay scatto con le valigie: voglio uscire prima di tutte le
macchine ed i camion, altrimenti con due valigie non passerò mai.
Marina mi raggiungera' in fondo al molo, dove gli organizzatori raggruppano
i turisti.
Ci separano alcune centinaia di metri di strada sterrata dai bemo, e sono veramente
faticosi visto che le ruote della valigia di Marina sono rotte e non e' possibile
trascinarla, ma bisogna sollevarla.
Stipati all'inverosimile sul bemo arriviamo a Kuta.
L'autista del bemo si offe per soli 20000r$ di portarci alla ricerca di un hotel
ad oltranza.
Dopo lunghe ricerche, dovute al fatto che c'era una convention medica e tutte
le sistemazioni a kuta erano piene, troviamo il White Rose, un bell'hotel a
pochissimi metri dalla vitalissima Legian, ma un po' defilato, al punto da essere
silenzioso (www.whiterose.co.id ; reservation@whiterose.co.id).
Le camere sono molto belle, dal comodino a sfioramento si comandano tutte le
luci, l'aria condizionata funziona bene.
L'esterno e' ben curato, si fa colazione attorno alla piscina, ed il buffet
e' veramente buono.
L'autista che ci ha aiutato nella ricerca dell'hotel si e' mostrato molto cortese,
affidabile ed economico cosi', nonostante guidi uno dei bemo piu' scarcagnati
dell'isola, decidiamo di affidare a lui la nostra ultima giornata di ferie.
Abbiamo avuto tempo alle Gili e sul ferry del ritorno per studiare un percorso
stile "tutta Bali in un giorno".
Non vogliamo uno dei 2 o 3 giri preconfezionati per i turisti, farciti di visite
commerciali e ristoranti "convenzionati", oltretutto cerchiamo una
giornata piena dalla mattina. alla sera.
Contrattiamo ad un prezzo piu' che accettabile rispetto all'itinerario.
Una corta via separa l'hotel dalla Legian, e vi si congiunge nel punto in cui
si trova il monumento ai caduti dell'attentato terroristico di Al Quaeda dell'ottobre
2002, quando un'automomba lanciata contro il locale notturno "Poppys"
faceva 202 vittime.
Dall'altra parte della strada il luogo dove sorgeva il locale e' ora vuoto e
recintato, con la recinzione riempita di fogli, striscioni e quant'altro comunichi
pace e/o condanna al terrorismo.
Vendono anche tantissime magliette contro il terrorismo, e compro una fantastica
t-shirt che davanti recita "terrorism won't stop me" e dietro uno
strepitoso "osama don't surf"!!!
Legian e' un concentrato di locali, i prezzi sono estremamente bassi, ancora
piu' di quelli gia' molto abbordabili delle gili.
Ci allontaniamo dalla via principale, per avere la sensazione di cercare un
ristorante turistico ma meno turistico cosi', lasciandoci il monumento dei caduti
alla spalle, prendiamo la prima a destra e da li' la prima a sinistra, un vicoletto
dove comunque non mancano negozi di bigiotteria, di cd masterizzati, ed un locale
notturno, molto meno invitante e sfavillante di quelli sulla strada principale.
Ci fermiamo al gong cafe dove ordino un enorme piatto di pesce contenete calamaro
fritto, tre gamberoni, uno snapper, alcune vongole giganti, un granchio, il
tutto servito con patatine fritte ed insalata; e' ottimo e costa solo 50000
R$ !!!!
Iniziamo a capire perché Bali e' la meta di molti giovani australiani:
a solo 2 ore di aereo un'oasi surfistica low cost.
Per digerire passeggiamo e spinti dalla curiosita' entriamo in una grande discoteca,
ma non restiamo molto, visto la giornata che ci aspetta.
20 agosto
Dopo l'ottima colazione a buffet del White Rose partiamo subito alla volta di
Tanah Lot, un tempio a sud.
Arriviamo sicuramente molto presto rispetto agli standard turistici, questo
lascia impreparati i commessi dei negozi, comunque gia' aperti, nel vialetto
che separa il parcheggio dall'ingresso al tempio.
Evitiamo cosi' piacevolmente i continui richiami, riusciamo perfino a fare shopping
quasi come se fossimo in Italia, senza nessuna attenzione, insistenza, offerta
o altro.
Poco prima dell'ingresso del tempio una volpe volante in dormiveglia; chissa'
se viene usata normalmente per foto turistiche a pagamento o per cosa, al momento
e' totalmente abbandonata al suo stiracchairsi.
Dopo la porta arriviamo al complesso vero e proprio, alcune anatre dormono beatamente.
Anche qua l'unico aspetto da valutare e' quello scenografico, peccato che il
grigiore del cielo piovigginoso non consenta di apprezzare al meglio la struttura
principale che copre integralmente un'isoletta a pochi metri dalla riva.
In questo punto ci sono altissime onde che si infrangono sul tempio stesso,
e la cui spettacolarita si puo' apprezzare anche camminando lungo la riva, in
particolare in prossimita' di un altro tempietto su di uno stretto promontorio
a pareti verticali, promontorio con un arco naturale passante entro cui l'acqua
mostra tutta la sua violenza.
La prossima tappa e' il parco delle farfalle nel villaggio di Wanasari e la
guida e' molto compiaciuta di questa nostra richiesta non troppo usuale: Wanasari
e' il villaggio in cui vive e di cui e' molto fiero.
Il parco sorge su un grande spazio recintato e molto ben tenuto, al contrario
di quanto riportato sulla Lonely Planet.
Molte le farfalle visibili, anche grazie al fatto che la pioggia ha lasciato
spazio al sole, sono meravigliose e molto bella e' anche la vegetazione.
All'interno c'e' anche una nursery, dove vengono raccolti i favi e nascono le
farfalle che poi, una volta asciugate le ali, sono pronte per essere liberate
fra la vegetazione.
Assistiamo in diretta ad una sofferta nascita: dev'essere una fatica veramente
enorme liberarsi dal favo facendosi largo con le minute zampette.
Il personale, gentilissimo, riempie le nostre maglie di farfalle per le foto
ricordo, garantendoci di non danneggiare la loro futura abilita' al volo adesso
non presente visto che, dopo il parto, necessitano di tempo per l'asciugatura
delle ali.
C'e' da crederci visto che una deve aver evidentemente terminato il processo
di asciugatura e spicca il suo primo volo dalla mano di Marina.
Le farfalle intanto camminano su di noi e, mentre cerco di restare fermo per
la foto, una mi passeggia all'interno dell'orecchio, fra l'ilarita' generale.
Oltre alle farfalle ci sono altri insetti in teche fra cui mantidi, scorpioni
e svariate specie di scarabei.
Su alcune piante conservano anche l'insetto stecco e il sorprendente in quanto
a mimetismo insetto foglia.
Anche questi due poseranno sulle nostre magliette.
Dopo le farfalle e' la volta delle cascate di Gitgit.
Qui il nostro autista prova per la prima ed unica volta a traviarci ed invece
di puntare su Air Terjun Gitgit, la cascata di 40 metri, si ferma un paio di
km prima, dove si trovano alcune cascate secondarie.
Una guida compresa nel biglietto d'ingresso ci accompagna per alcune centinaia
di metri all'interno di una fitta vegetazione, fra cui alcune piante da frutto.
La guida si arrampica su di un albero e ci offre un frutto del cacao fresco:
grande due volte una mela ha l'interno a dolcissimi spicchi bianchi che si succhiano;
ci raccomandano di non masticare gli amari semi.
La vegetazione e la passeggiata sono molto gradevoli, in alcuni punti e' possibile
fare il bagno ma, ahime', non ho il costume.
Le cascate in se stesse sono deludenti.
Lungo il percorso solo una bancarella di immancabili parei e magliette, ed una
venditrice di bibite fresche, di cui approfittiamo.
Nonostante la qualita' delle cascate ci sentiamo vivamente di consigliare questo
mix di passeggiata, vegetazione, visita botanica, scarso turismo.
Chiaramente una volta usciti poniamo le nostre rimostranze all'autista, e ci
facciamo portare alle cascate piu' famose.
Dal parcheggio si deve percorrere quasi un km di un sentiero interamente fiancheggiato
da un lato di bancarelle di ogni genere, il lato libero regala a lunghi tratti
alcuni terrazzamenti di riso.
Le cascate stavolta sono cio' che ci aspettavamo, 40 metri con l'acqua che cade
da uno stretto fronte, totalmente contornato di vegetazione.
Dopo le cascate e' la volta di Pura Ulun Danu Bratan, un tempio sul lago Bratan.
Questo tempio fornisce una delle immagini piu' comuni di Bali: il meru (santuario
a piu' tetti) Hindu in riva al lago con dietro la nebbia, una costante nel pomeriggio,
quando arriviamo noi.
All'entrata del complesso si trova un albero veramente enorme di baniano, poi
l'immagine gia' citata ma tante altre strutture templari sospese fra il prato
curato, il lago e la nebbia.
Unica nota negativa la presenza di alcuni animali tenuti in pessime condizioni
in minuscole gabbie, a pro di foto con i turisti.
All'uscita dal tempio la fame si fa sentire: sono gia' le 15 cosi' ci fermiamo
ad un lato del parcheggio dove alcune bancarelle preparano cibo.
Nessuno spiccica una parola d'inglese il che, unito alla fatiscenza, ci fa ben
sperare in un qualcosa di non turistico, speranza confermata dai noodle migliori
del viaggio.
Ripartiamo per l'estrema punta sud occidentale di Bali: Uluwatu.
Questo tempio forse il piu' scenografico di bali per posizione: sorge su altissime
scogliere a picco sul mare, consente di osservare un fantastico tramonto.
L'ingresso al tempietto vero e proprio e' riservato agli hindi, ma non la possibilita'
di passeggiare osservando il tramonto, opppure abbassando lo sguardo per vedere
laggiu' le onde infrangersi violentemente.
Questa struttura e' abitata da molte scimmie che, al contrario di quelle viste
in precedenza, sono molto meno amichevoli, e sono inoltre abili a rubare borse,
fermagli per capelli, occhiali, ecc.. non ha caso ne vediamo una intenta a distruggere
una ciabatta.
All'interno del complesso uno spettacolo per turisti, anche nel prezzo, di danza
Kecak, in cui la storia narrata segue il ritmo ossessivo scandito dai "cia
cia cia cia" scanditi dagli "uomini-scimmia".
La danza risulta gradevole, vuoi per l'ambientazione, vuoi per la sensazione
di "completare" la visita dopo il tramonto.
Ultima tappa per la cena: Jimbaran.
In questa localita' tre gruppi di warung sulla spiaggia, contigui al punto di
formare un vialetto fra le cucine e gli ingressi veri e propri sul lato spiaggia,
dove sui banchi e nelle vasche c'e' pesce che vendono a peso.
Suppongo una volta dovesse essere un paesino di pescatori dove mangiare del
pesce a buon prezzo.
Oggi e' un posto dove mangiare del buon pesce sui tavoli messi in spiaggia a
pochi metri dal mare, a lume di candela, ma i prezzi non sono sicuramente cosi'
economici, soprettutto rispetto a Kuta.
Mangiamo una fantastica aragosta in due, cullati dalle onde del mare, il modo
migliore per terminare le nostre vacanze..
Questa spiaggia dev'essere bella anche durante il giorno.
21 Agosto
E' il giorno della partenza, alle 14 dobbiamo essere in aeroprto, trascorriamo
le ultime ore a Legian, Marina terminando gli acquisti di souvenir, io assaporando
per l'ultima volta il pesce del Gong caffe'.