di federicoP
Siamo stati in Cina e abbiamo seguito la via della seta che porta da Kashgar,
non lontano dal confine con il Pakistan, fino a Xian, capitale dell'impero all’epoca
dei mitici viaggi di mercanti e pellegrini. Poi siamo passati da Pingyao, di
cui avevamo sentito parlare bene, per finire ovviamente, a Pechino per vedere
quanto è cambiata negli ultimi anni.
Viaggio molto interessante, anche se la Cina non riesce a prendere il nostro
cuore, e che ci ha riservato qualche delusione e qualche piacevole sorpresa.
Vincendo la mia pigrizia ho scritto qualche appunto di viaggio, un misto di
informazioni su cose che ho visto e di considerazioni e pensieri sparsi su quello
che ho notato o che mi è venuto in mente girando da quelle parti.
Il tutto e’ piuttosto lungo, un po’ noioso e disorganico, purtroppo
non ho la capacità di dare un disegno omogeneo e scorrevole ai miei pensieri
scritti. Proviamo a postarlo dividendolo in parti.
Ovviamente tutte le considerazioni espresse rappresentano il mio personale pensiero,
e non pretendo assolutamente di aver “capito” questo paese né
tanto meno di esprimere delle verità assolute. Se qualcuno non sarà
d’accordo sulle mie osservazioni, o vorrà aggiungere altre notazioni,
sarò ben lieto di sentire altri pareri e di discuterli.
Incominciamo:
Kashgar
La città posta più a ovest di tutta la Cina e la più grande
delusione del nostro viaggio !
La meta che abbiamo sognato per tanti anni, quello che doveva essere la summa
delle città di frontiera, con il mercato piu’ affollato e variopinto
di tutta l’Asia è stato una vera delusione. Mercato affollato,
sì, abbastanza variopinto, ma molto meno ruspante del previsto e praticamente
privo di quell’artigianato che ci aspettavamo di trovare. Qualche pelliccia,
qualche cappello un po’ particolare ma il grosso della mercanzia era quell’accozzaglia
di produzione cinese a basso prezzo che ormai si trova su qualunque mercatino
rionale italiano ( e probabilmente anche a prezzi più convenienti ).
Il turismo cinese organizzato ha poi già raggiunto questo luogo, grazie
all’aeroporto e alla recente ferrovia. E quando arrivano i turisti cinesi
i numeri sono sempre molto alti. Viaggiano immancabilmente in gruppo, preceduti
da una guida con la bandierina, così non se ne perde nessuno, e con un
rumorosissimo megafono per poter dare le spiegazioni, e forse anche le istruzioni,
a tutto il gruppo. Turisti occidentali quasi nessuno. Direi che qui, come nel
resto del nostro viaggio ( a parte l’eccezione di Pingyao) il rapporto
tra turisti cinesi e occidentali poteva essere di 98 cinesi per due occidentali.
Anche la citta’ è stata una delusione: le case vecchie vengono
a poco a poco distrutte per fare spazio a grossi casermoni grigi, la strada
che porta all’aeroporto e’ un’autostrada a 3+3 corsie, e i
problemi di inquinamento non mancano neppure in questa ex-oasi sperduta.
Qualche aspetto positivo, pero’ non è mancato. Basta uscire dal
centro per trovarsi in un mondo completamente diverso : villaggi costruiti con
mattoni di fango dove il tempo sembra essersi fermato, filari di platani e stradine
coperte e ombreggiate da pergolati d’uva, il mercato del bestiame che
e’ rimasto ancora pittoresco e interessante, anche se per noi occidentali,
che siamo tutti un po’ animalisti, puo’ presentare qualche aspetto
un po’ fastidioso.
Particolarmente interessante è stato assistere alla discussione tra due
contadini sulla compravendita di un gruppo di pecore. Sembrava di vedere un
vecchio film di Totò e Fabrizi : dichiarazioni di assoluta onestà
ed eterna amicizia fatte con la mano sul cuore, finti allontanamenti, soldi
passati ripetutamente da una mano all’altra e accolti con riluttanza,con
compiacenza o con avidità a seconda dell’andamento delle trattative.
Baci e abbracci finali e reciproca speranza di averlo messo in quel posto alla
controparte.
Emozionanti e suggestive, forse perchè non ancora raggiunte dalla strada
asfaltata e quindi preservate ancora dall’assalto dei turisti, le poche
rovine di Ha Noi, citta’ fiorente attorno al 7 secolo, nel periodo Tang,
e la Pagoda di Mor, che risulta essere ancora precedente. In mezzo a quelle
vecchie pietre si ha veramente la sensazione di trovarsi nei luoghi frequentati
dai mercanti e dai pellegrini buddisti del primo millennio. Sotto ai piedi si
sente il terreno asciutto e cedevole, non ancora esplorato, e viene voglia di
andare a cercare una pala e vedere cosa c’è lì sotto. Ma
i cinesi, giustamente, non apprezzerebbero.
In tre ore di strada verso il Pakistan si raggiunge il lago Karakul, a 3.600
metri, piuttosto bello e suggestivo. La strada, però, non ha nulla a
che fare con l’analogo tratto, molto piu’ spettacolare, che si sviluppa
in territorio pakistano. Sul lago qualche yurta attrezzata a punto di ristoro
e grande assembramento di persone che cercano clienti per i loro cammelli o
cavalli.
Abbastanza bella la moschea principale della città (Id Kah, costruita
nel 1400), ma piu’ affascinante, anche se più recente, la tomba
di Abakh Hoja, costruita nel 1640 e meta di molti pellegrinaggi.
Per chi avesse letto il libro di Catherine Mac Cartney (Cini Bagh, una lady
inglese nel Turkestan cinese) , e avesse il desiderio di dormire nella sede
del vecchio consolato inglese, sappia che il Chini Bagh Hotel e’ ormai
un moderno e anonimo albergo cinese alto parecchi piani costruito nel giardino
del vecchio consolato. Del vecchio consolato è rimasto solo il nome.
Che dire di Kashgar ? Forse solo che l’abbiamo sognata per troppi anni
e che la abbiamo visitata troppo tardi, quando gia’ era stata raggiunta
dalla strada ferrata e dal turismo organizzato cinese. Beh, questa delusione
ci è bruciata non poco.
Come noto tutta la Cina viaggia con l’ora di Pechino, anche se lo Xinjian
si troverebbe ad almeno due ore di differenza rispetto alla capitale. Con il
tradizionale senso pratico cinese gli abitanti di questa regione usano a modo
loro l’orologio, per cui in albergo la prima colazione iniziano a servirla
non prima delle 8.30, e le banche chiudono alle 20.00.
La locale cucina uygura, come tutte le cucine dell’Asia centrale, e’
basata soprattutto sulla carne, che non è proprio la nostra passione.
Per fortuna i molti ristoranti cinesi offrono menu piu’ vari. Da segnalare
l’ottimo John’s Cafè. Eccellente, se mangiato caldo, il pane
locale, simile al nan indiano e pakistano. Quando diventa freddo però
assume la consistenza e la durezza del marmo.
Urumqi
A Urumqi ci si va perche’ e’ un passaggio obbligato sulla strada
per Kashgar, e perché è la capitale dello Xinjiang, la regione
più grande della Cina coperta da deserti sterminati e catene montuose,
Pare che sia la città più lontana dal mare di tutto il globo terrestre.
Ha un bel museo, con interessanti reperti trovati in vari cimiteri della regione,
e molti nuovi palazzi e alberghi.
Contrariamente a quanto avviene in altre nazioni, i prezzi dei biglietti per
i vari musei ed attrazioni sono uguali per cinesi e per stranieri, e questa
e’ una cosa molto civile ed apprezzabile. Notiamo però che i prezzi
sono sempre decisamente alti per i redditi medi cinesi: da un minimo di 2 o
3 fino a 12 e più euro. Quindi la triste conclusione è che i cinesi
che possono permettersi di entrare in un museo a loro piacimento sono una minoranza,
l’accesso alla cultura sembra un privilegio per pochi.
Urumqi è uno dei centri “caldi” della Cina, gli uyguri, musulmani,
non hanno mai gradito la presenza cinese. Nell’ottocento il Turkestan,
che si era dichiarato indipendente, venne incorporato ufficialmente, con la
forza, nella Cina, e i problemi sono continuati per tutto l’ultimo secolo.
Nel 2001 molti dissidenti uyguri vennero arrestati, processati e condannati
a morte. Qualche anno fa era esplosa una bomba alla stazione degli autobus provocando
numerose vittime, ancora adesso per entrare nella stazione occorre far controllare
ai raggi X tutti i bagagli.
Da Urumqi, con due ore di macchina, si puo’ raggiungere il lago Tian Chi,
un grazioso laghetto alpino che sarebbe anche bello da visitare se non ci fossero
qualche migliaio di turisti cinesi che schiamazzano mentre si fanno le fotografie,
la coda di macchine per arrivarci, gli altoparlanti che diffondono musica a
tutto volume, i motoscafi, la seggiovia, ecc. ecc. Insomma, per noi abituati
ai tranquilli laghi alpini e’ un luogo da evitare assolutamente.
Sui voli interni, aprendo il vassoio sullo schienale del sedile anteriore, in
genere appare un manifestino pubblicitario, di automobili o telefonini, incollato
sul vassoio. Mi pare che dalle nostre parti questo non sia ancor venuto in mente
a nessuno.
Turfan
E’ uno dei posti piu’ caldi della Cina, sii trova in una depressione
a 154 metri sotto al livello del mare, ma questa e’ stata la sua fortuna
perche’ la presenza di acqua sotterranea ne ha fatto una generosa oasi,
punto di passaggio lungo la via della seta.
In albergo un cartello da’ le previsioni di temperatura per la giornata:
minima 34, max 46, e non hanno esagerato.
Le cose da vedere qui sono molte. Incominciamo dal tranquillo paesino di Tuyoq,
meta di pellegrini musulmani ma che presenta anche alcune grotte buddiste del
terzo secolo con qualche rimasuglio di affresco, poi le rovine di Gaochang,
città del settimo secolo, ma infestata da troppi turisti.
Notiamo che è di gran moda, tra i turisti borghesi della nuova Cina,
indossare cappelli da cow-boy. Probabilmente vedendo i telegiornali stranieri
via satellite devono essere rimasti affascinati dalla frequente immagine di
Bush che calza questo tipo di cappello nei suoi fine settimana. Non abbiamo
visto nessun turista con la bandana.
Poi ci sono le tombe di Astana, con qualche affresco molto semplice, le grotte
di Bezeklik, in una bellissima posizione e ancora ricche di begli affreschi,
nonostante molti siano stati rimossi da archeologi tedeschi all’inizio
del 1900.
I famosi Monti Fiammeggianti dovrebbero dare il meglio di se’ con la luce
di mezzogiorno, ma a noi non sono sembrati nulla di speciale.
Bellissimo il minareto della moschea in stile afgano di Emin, del 1.777, come
pure le rovine di Jaohe, fondata durante la dinastia Han (206 a.c – 220
d.c.) e che era una città-guarnigione militare alla confluenza di due
fiumi.
Qui, mentre la stavamo visitando, era attesa la visita di qualche personalità,
per cui c’erano decine e decine di bambini schierati con bandierine sotto
il sole cocente, operai con diverse uniformi, militari, ecc. Spesso sulle strade
si incontrano cortei ufficiali con scorte strombazzanti che chiedono il passo
e fanno fermare, quando non li scacciano, i comuni cittadini del popolo.
Abbiamo poi visitato una rete di irrigazione sotterranea, un cosiddetto “Karez”
, ma il nome stesso di quello che abbiamo visitato (“Il Paradiso del Karez”)
avrebbe dovuto metterci sull’avviso che era un’altra bidonata per
turisti desiderosi dei vedere qualcosa di curioso e di farsi fotografare dentro
ai pozzi.
Attenzione ai procacciatori di affari delle agenzie turistiche di Turfan: e’
inutile litigare con loro, come abbiamo fatto noi. Praticamente sono tutti consorziati
tra loro e, volenti o nolenti, vi ritroverete sempre tra i piedi le stesse persone.
--
Per chi avrà la pazienza di leggere, ecco la seconda parte del nostro
viaggio da Dunhuang a Xian, dove si racconta ancora di grotte buddiste, di monaci
tibetani e di impavidi e fedeli guerrieri ;-))
Dunhuang
Prima tappa nello stato del Gansù. E’ una zona, eccettuando le
oasi, decisamente inospitale, contornata da alte montagne e attraversata nella
sua parte centrale dal cosiddetto “corridoio del Gansù” ,
che per millenni ha costituito l’unica via di comunicazione tra la Cina
e l’Occidente.
Le grotte buddiste di Mogao, poco fuori la citta’, sono tra le grotte
piu’ belle della Cina. La prima viene fatta risalire al 366 d.c., ma la
maggior parte appartiene all’epoca Tang (618-907). Le più vecchie
risentono ancora influenze dell’arte indiana, da dove era arrivato il
buddismo, le più recenti hanno carattere piu’ “cinese”.
In una di queste grotte e’ stata trovata una copia del “Sutra del
Diamante” che si dice essere il libro stampato con caratteri componibili
più antico del mondo. Risulta che sia stato pubblicato nell’ 868,
ben sei secoli prima della Bibbia di Gutenberg !
Anche qui a Mogao gli archeologi occidentali approfittando del periodo di crisi
corrispondente alla fase finale dell’ultima dinastia imperiale, all’inizio
del 1900, hanno fatto man bassa in maniera vergognosa, portandosi via anche
questo libro.
Le grotte devono essere obbligatoriamente visitate in gruppo, con una guida
cinese, e tutti i turisti erano disposti in gruppi, molto rumorosi, di 20 o
30 persone al seguito di una guida con l’immancabile e odioso megafono.
A noi è andata meglio : abbiamo aspettato che si formasse un gruppetto
con una guida che parlasse l’inglese (beh, “inglese” si fa
per dire) e, dato che eravamo solo in cinque, ci siamo goduti in santa pace
la visita di queste stupende grotte.
Alcuni dei disegni, in particolare le apsara volanti, sono di una modernità
addirittura sconcertante. Per chi fosse interessato qui ci sono i link a due
esempi :
http://perso.orange.fr/breiz.positive/Image2150.gif http://www.chinatour.com/images/dunhuangmural.jpg
Abbiamo poi visitato le grotte occidentali, dall’altra parte delle citta’.
Sono molto meno belle, probabilmente sono state quasi completamente rifatte
in tempi più recenti, perchè le decorazioni sono piuttosto grossolane,
ma in mezzo a queste spuntano qua e là delle parti molto più raffinate,
evidentemente più antiche.
Queste grotte sono al di fuori dei circuiti turistici organizzati, per cui le
abbiamo visitate in assoluta tranquillità, con una guida solo per noi
che apriva ogni volta la porta della grotta da farci visitare. Della guida ricordo
che non parlava inglese, ma soprattutto ricordo che doveva aver ingollato mezzo
chilo d’aglio subito prima del nostro arrivo:-((
Abbiamo visto anche il “Lago della Mezzaluna” presso il “Monte
delle Sabbie che Cantano” (che bei nomi poetici che riescono sempre a
trovare !). Un laghetto in mezzo ad alte dune di sabbia, paesaggio veramente
molto bello e poetico. Beh, bello se si riesce a vederlo in tranquillità,
oppure bello per chi non sia mai stato a Disneyland. Le attrazioni principali
infatti sono : Trenino per turisti con locomotiva a forma di elefantino. Passeggiata
in groppa al cammello. Discesa sulle dune con lo slittino. Deltaplano a motore
per i piu’ coraggiosi. Rincorrersi sulle dune lanciandosi la sabbia addosso
(questo passatempo molto diffuso perché costa meno degli altri)
Alla sera, come sempre, ricerca infruttuosa sulla TV dell’albergo per
avere qualche notizia su quello che avviene nel mondo. Quasi sempre abbiamo
trovato solo canali cinesi, al massimo canali della TV cinese trasmessi in altra
lingua. Via satellite vengono infatti trasmessi un canale in inglese e un altro
in francese/spagnolo dedicati alla propaganda verso gli stranieri (ma esiste
una televisione cinese non di propaganda ?) I personaggi e i presentatori di
queste TV sono generalmente stranieri per infondere più fiducia nel telespettatore
quando spiegano che la Cina è un paese meraviglioso e libero, e cercano
di scimmiottare i più famosi personaggi della CNN, BBC e TV5. Il risultato
è che sembra di assistere ad una patetica parodia da avanspettacolo delle
TV occidentali.
Lanzhou
Altra città del Gansù lungo la via della seta, nata sulle rive
del fiume Giallo, stretta tra i monti e lunga una ventina di chilometri.
Vecchio tempio taoista (tempio della Nuvola Bianca) di epoca Qing, quindi la
dinastia piu’ recente, senza infamia e senza lode.
Il Museo cittadino era purtroppo chiuso, e non abbiamo potuto vedere il famoso
“Cavallo Volante di Wuwei”, uno stupendo cavallo al galoppo che
posa uno zoccolo su una rondine in volo, piccola scultura in bronzo che viene
fatta risalire agli Han (206 a.c. – 220 d.c.) Per chi fosse interessato
qui ne puo’ trovare una fotografia, e magari ricordarsi di averlo già
visto raffigurato da qualche parte.:
http://it.chinabroadcast.cn/chinaabc/chapter20/chapter200205.htm
In queste zone, prevalentemente montagnose, e’ interessante vedere come
l’uomo abbia strappato con le unghie e con i denti un po’ di terra
coltivabile sui fianchi delle montagne. Tutti pendii che costeggiano la strada
sono invariabilmente tagliati orizzontalmente da tante piccole fasce orizzontali,
a volte larghe non più di una cinquantina di centimetri, scomodissime
da raggiungere, ma in qualche modo coltivabili. Una terra avara che ha costretto
gli uomini, per sopravvivere, a fare sforzi enormi.
Con tre ore di macchina e una di barca si raggiungono le grotte buddiste di
Bilgling Si. Lo so, sempre grotte buddiste, ma questo e’ un viaggio sulla
via della seta, dove venivano trasportati, oltre ai materiali, anche idee e
religioni, e la dottrina buddista, che si è poi diffusa in tutta la Cina,
è arrivata dall’India proprio attraverso queste strade.
Le grotte, decorate su tutto un arco di 1600 anni, sono difficilmente raggiungibili,
quindi sono ancora in buono stato di conservazione. Il pezzo piu’ famoso
e’ una statua del Budda del futuro (Maitreya) alto 27 metri.
Poi abbiamo proseguito in auto per Xiahè, attraversando una zona a forte
maggioranza musulmana, costellata da originali moschee e minareti in stile cinese,
con tetti a pagoda.
Xiahè
Xiahè, si trova a 2.900 metri di altezza, ai confini con il Qinghai.
Il Qinghai è una zona che faceva parte del Tibet ma che e’ stata
scorporata dai cinesi per poter rendere piu’ “agevole” la
sua gestione. E’ una delle zone piu’ povere della Cina, utilizzata
soprattutto per esiliare criminali comuni e prigionieri politici, e come deposito
per rifiuti nucleari.
A Xiahè l’attrattiva e’ un monastero tibetano, quello di
Labrang, che a oggi conta circa 1.200 monaci, della setta dei berretti gialli.
Il monastero e’ molto grande e bello da visitare. I suoi interni non celano
tesori o cose particolari, ma l’effetto d’insieme non ha nulla da
invidiare ad altri monasteri tibetani come quello, ben più famoso, di
Shigatse. In particolare e’ molto bella la grande sala da preghiera e
il lungo camminamento attorno al monastero con moltissimi mulini da preghiera.
L’autostrada per arrivare a Xiahè e’ ancora in costruzione,
e si parla anche di un aeroporto: chi è interessato si affretti.
Girando per il paese un po’ ovunque si nota che stanno costruendo moltissime
infrastrutture con largo anticipo sulla loro necessità effettiva: aeroporti,
porti, autostrade, ecc. Fa effetto e stupisce vedere bellissime autostrade a
tre corsie praticamente deserte, ma pronte a sopportare il traffico che si prevede
arriverà nel giro di pochissimi anni. Direi che questo e’ un inaspettato
esempio di lungimiranza da parte della classe dirigente, non so se dettato solo
da capacità di prevedere le esigenze future o anche da qualche altro
interesse meno nobile.
Tianshui
Bella cittadina, con il tempio taoista di Fu XI, considerato uno dei progenitori
del popolo cinese.
Da Tianshui si raggiungono in due ore le grotte di Maiji Shan Shiku, che risalgono
prevalentemente alle dinastie tra Wei S. e Zhou Settentrionali (386-581 d.c.)
La Lonely Planet assicura che raggiungere queste grotte è “divertente”.
In realtà, per chi soffre di vertigini, è “agghiacciante”,
ma lo sforzo vale assolutamente la pena. Sono tutte sculture e affreschi ricavati
su una parete completamente verticale, belli e suggestivi.
In altre due ore, sempre da Tianshui, si raggiunge Luomen, con templi taoisti
arroccati tra le rocce e grandi affreschi e bassorilievi della dinastia Wei
S. (386-534 d.c.)
Cenando in albergo notiamo che anche in Cina, dopo l’India e la Tailandia,
è arrivata la famigerata acqua minerale Evian. Ovviamente è una
normalissima acqua minerale potabile (per noi italiani neanche tanto apprezzabile)
ma, dato che viene importata dalla Francia, viene venduta nei ristoranti di
un certo livello ad un prezzo sei o sette volte superiore a quello della normale
acqua potabile in bottiglia locale.
Al mattino dopo treno per Xian. Alla stazione ferroviaria di Tianshui i passeggeri
vengono in un primo tempo fatti allineare sul piazzale antistante alla stazione.
Poi, dieci minuti prima dell’arrivo del treno, un addetto con una cartello
li guida ordinatamente, in fila indiana, fino sul marciapiede dove fa formare
piccole file in corrispondenza dei punti dove devono fermarsi le varie carrozze.
Quindi arriva il treno e …. via al caos più completo, con spinte
e sgomitate per salire prima degli altri.
Xian
Eccoci a Xian, nello Shaanxi, la conclusione logica di un tragitto sulla via
della seta, visto che questa città e’ stata a lungo capitale dell’impero
in quei periodi, in particolare sotto i Tang.
Il museo della Foresta di Stele, nonostante il bel nome poetico, non ci ha entusiasmati,
ma nelle sale accanto a quelle delle stele si trovano bellissime statue, soprattutto
di epoca Tang.
Poi si va a vedere il tempio tao ( degli Otto Immortali), con il suo vivace
mercatino antiquario all’aperto. La pagoda della Piccola Oca e quella
della Grande Oca, costruita per conservare i documenti portati dall’India
dal monaco pellegrino Xuan Zhang (che Beppe conosce molto bene) a meta’
del 600.
Il Museo cittadino e’ proprio bello, disposto in maniera logica, razionale
e ricco di spiegazioni in inglese. Anche la costruzione, in stile tradizionale,
e’ stata fatta in maniera misurata e discreta, senza eccessi di cattivo
gusto come spesso abbiamo visto in altre città cinesi.
Molto bella, tranquilla e originale la Grande Moschea, costruita interamente
in stile cinese ma, ovviamente, senza le molteplici raffigurazioni che caratterizzano
gli altri templi cinesi.
A Xian incontriamo i primi mendicanti di tutto il viaggio e i primi gruppi di
turisti occidentali.
Esercito di terracotta: che dire e, soprattutto, che aggiungere a quello che
è già stato scritto ? Superlativo può bastare ?
Devo ammettere che, nonostante la grande quantità di turisti, si riesce
ancora a fare la visita in maniera dignitosa. Però quei botteghini in
mezzo al museo per farsi fare la fotografia vicino ai guerrieri non se li potevano
risparmiare ?
Abbiamo poi visitato la tomba di Han Jing, che si trova dalle parti dall’aeroporto.
Questa tomba e’ di poco posteriore a quella piu’ famosa dei guerrieri,
ed e’ molto piu’ semplice ma consigliabilissima. A parte che ci
sono pochissimi turisti, la tomba riflette il carattere piu’ pragmatico
e meno megalomane del suo occupante, con figurine in terracotta più piccole
e più rappresentative della vita quotidiana di quanto lo siano i guerrieri
abnormemente grandi del più famoso esercito. Spesso le figurine erano
ricoperte di stoffa, purtroppo andata quasi completamente perduta.
A Xian abbiamo trovato, casualmente un ottimo ristorante specializzato in dumpling
(ravioli, tortellini, pansotti o come altro li si vuole chiamare). Nonostante
il menu in cinese e le grosse difficoltà linguistiche, siamo riusciti
a prendere una combinazione di assaggi diversi che prevedeva almeno questi gusti:
maiale, piccione, gambero, aragosta, medusa, noci, prosciutto, rana, pesce,
verdure, funghi, anatra, pollo e altri gusti che non ricordiamo o non abbiamo
capito. Tutti invariabilmente squisiti e raffinati anche nella forma; ad esempio
quello al pesce era fatto a forma di pesce, con tanto di ammiccanti occhietti
finti.
-- Ecco la terza, e finalmente ultima, parte della mia lunga rece, da Pingyao
a Pechino, dove si parla di lanterne rosse, miniere di carbone, grattacieli
e si fanno alcune considerazioni a ruota libera ;-)))
Pingyao
Lo Shaanxi, dove si trova Xian, e lo Shanxi dove si trova Pingyao, sono zone
carbonifere. Lungo le strade si incrociano numerose miniere a cielo aperto,
l’aria è inquinata e sporca, e alla sera ci si trova coperti da
uno straterello di polvere nera. Sicuramente non esistono statistiche ufficiali
sulle malattie polmonari in queste zone, ma non è difficile immaginare
che la situazione sia molto grave. La Cina ha carenza di petrolio ma ha sovrabbondanza
di carbone, ben più inquinante e nocivo. Il consumo annuo di carbone
è superiore ad una tonnellata per abitante. Basta moltiplicare questa
cifra per un miliardo e trecento milioni di abitanti per avere le dimensioni
del problema.
Polverino nell’aria a parte, la cittadina di Pingyao e’ stata una
delle sorprese più piacevoli del nostro viaggio. Durante le dinastie
Ming e Qing era un fiorente centro finanziario , per cui all’epoca erano
state costruite delle case molto belle e fastose. Poi la città attraversò
un periodo di declino ed abbandono, per cui nessuno ha avuto più i soldi
per demolire le vecchie case e farne delle nuove, come e’ successo un
po’ in tutta la Cina. Questo, da un certo punto di vista, e’ stata
la fortuna di questa cittadina, che e’ rimasta come era centocinquant’anni
fa e che e’ stata recentemente posta sotto il patrocinio dell’Unesco.
Non ci sono ovviamente grandi alberghi ma solo piccole e suggestive guest house
(consigliabilissima la Tian Yuan Kui) quindi, per ora, i gruppi di turisti cinesi
col megafono vengono solo in giornata e l’atmosfera della cittadina e’
quasi sempre piacevolissima. Il film Lanterne Rosse è stato girato in
un paese poco lontano. Inutile elencare le case da visitare, sono troppe, e
troppo bello è bighellonare senza meta per le sue stradine. Speriamo
che non venga trasformata in una specie di Disneyland come è successo
al vecchio quartiere di Shanghai, attorno al Giardino del Mandarino.
Fuori città, di notevole, c’è il tempio taoista di Shanglin
Si. La visita è sicuramente consigliata. Andando in questo posto, lontano
7 chilometri dalla città, abbiamo avuto una delle rarissime discussioni
con un tassista cinese. A dir la verità non era proprio un taxi, ma un
carretto tirato da un ciclomotore. Arrivati al tempio ha detto che voleva essere
pagato subito perché il prezzo concordato era per la sola andata. Poi
è tornato all’attacco dicendo che il prezzo era per persona e non
per tutto il triciclo. Alla fine ha provato a chiedere più soldi adducendo
il pretesto che era stanco (?). Ovviamente la minaccia di rivolgerci alla polizia
ha risolto definitivamente il dissidio. Per il resto occorre riconoscere che
i tassisti cinesi, generalmente, sono di una correttezza esemplare.
Nota positiva e sorprendente relativa all’attenzione per l‘ambiente
nella cittadina di Pingyao: le strade centrali sono del tutto interdette al
traffico, mentre quelle in quelle racchiuse tra le antiche mura il transito
è consentito solo a piccoli automezzi elettrici. Anche questo potrebbe
essere un segno della Cina che cambia.
Pechino
L’ultima volta che ero stato a Pechino era cinque anni fa e avevo il ricordo
di una brutta città, con le zone centrali occupate da enormi casermoni-alveari
grigi dalle cui finestre pendevano, buttati a casaccio sulle facciate, tristi
condizionatori d’aria. Attualmente stanno invece costruendo moltissimi
palazzi in vetro, cemento e metallo, con grandi pretese architettoniche (naturalmente
non sempre felici), per cui l’aspetto della città si sta allineando
a quello di altre capitali di altri paesi in via di sviluppo nei quali è
arrivata una improvvisa ricchezza. Inoltre tutta la città è adesso
mantenuta molto più pulita le stzioni della metropolitana non sono certo
lussuose ma la pulizia del pavimento è impeccabile.
Quasi tutte le zone caratteristiche dei vecchi hutong (quartieri tradizionali)
stanno scomparendo sotto al cemento, salvo qualche piccola zona che stanno cercando
di ripulire per un riutilizzo a fini turistici. Normalmente le zone vecchie
vengono dichiarate “malsane” e quindi non più abitabili,
gli abitanti nel giro di pochi giorni vengono trasferiti, o meglio deportati,
in quartieri periferici, e via con le ruspe ! Tutta la città sembra un
immenso cantiere edile, e l’elemento più caratterizzante del paesaggio
pechinese sono adesso le gru dei cantieri.
Siamo tornati a vedere il Tempio del Cielo, del quale avevamo il bellissimo
ricordo di una passeggiata tranquilla in mezzo a suggestive costruzioni. Anche
questo è ormai infestato da troppi turisti e da troppi megafoni. Più
carina la zona immediatamente esterna al tempio dove la gente si riunisce ancora
sotto una tettoia per giocare a carte, cantare in coro, fare ginnastica, ecc.
Interessante il museo Poly Art, al secondo piano del Poly Plaza con bei bronzi
dell’epoca Shang e Zhou (dal 1700 al 221 a.c.)
Abbiamo poi visitato il nuovissimo museo di Pechino Capitale, una delle tante
nuove realizzazioni fatte in vista delle olimpiadi. Ne avevamo letto bene su
un articolo di un quotidiano italiano. Esteticamente è bello e d’effetto,
con un grande corpo cilindrico in bronzo, che ricorda i bronzi della dinastia
Zhou, disposto in modo da attraversare diagonalmente tutto il volume interno
del museo. L’insieme non è però razionale, c’è
un enorme spazio vuoto e le due zone per le esposizioni sono diversissime e
slegate tra loro. Vi sono alcune esposizioni su Pechino che, nonostante l’utilizzo
di mezzi visivi modernissimi e di computer, non sono molto chiare e non seguono
un ben definito percorso logico, o almeno abbiamo faticato a trovarlo. In sostanza
hanno cercato di ricostruire un passato della città che è ormai
stato irrimediabilmente distrutto. Qualche bella ceramica e qualche bel bronzo.
L’ultimo piano, con una ricostruzione di un teatro dell’Opera e
con spazi dedicati ai bambini e’ forse quello più coinvolgente
Il tempio di Confucio, vicino al tempio dei Lama, è invece in fase di
ristrutturazione, inutile cercare di visitarlo in queste condizioni.
Siamo andati poi a vedere le tombe dei Ming, fuori città. Bella la passeggiata
lungo la Via dello Spirito, bella la tomba di Chang Ling mentre ci e’
piaciuta meno quella di Ding Ling. Quest’ultima è quella di gran
lunga più affollata, e non abbiamo capito perché. Forse i visitatori
cinesi riescono ad apprezzare più di noi la disposizione e la severità
confuciana degli elementi di questa tomba, o forse, più semplicemente,
si divertono di più perché qui si può visitare la parte
sotterranea che nell’altra tomba è invece ancora da mettere in
luce. Boh !
Il Mercato della Domenica offre le solite carabattole ma è molto animato.
La passeggiata tra quello che è rimasto degli hutong nella zona della
Torre del Tamburo è stata deludente, allietata solo da una sosta al piacevole
Pass By Cafè.
Questa volta non lo abbiamo visitato, ma a chi capitasse da quelle parti vorrei
consigliare l’antico osservatorio dove sono conservati degli strumenti
astronomici disegnati dagli scienziati gesuiti arrivati a Pechino al seguito
di Matteo Ricci, gesuita maceratese a cui fu concesso dall’imperatore
Ming lo straordinario privilegio (?) di essere sepolto in terra cinese.
Alla sera, come quasi sempre, ottima cena con un’ultima piccola notazione
sulla raffinatezza gastronomica cinese: piatto di melanzane con scaglie di pesce
secco. Le scaglie sono disposte sulle melanzane in modo da muoversi in continuazione
al calore sprigionato dalle melanzane e da dare l’illusione del pesce
in movimento.
E adesso, visto che magari non ho scritto abbastanza, qualche altra osservazione
generale (personalissima !) e informazione :
Gente
Dei turisti cinesi ho già scritto abbondantemente.
Le campagne per invitare la gente a sputare meno per terra hanno avuto dei buoni
risultati, aspettiamo con ansia le campagne per invitare la gente a fumare un
po’ meno. In particolare, se dovete passare un po’ di tempo su di
un auto, chiarite prima con l’autista se gradite il fumo in macchina o
se ne volete fare a meno. Sugli bus invece, ormai non si fuma più.
Negli ascensori degli alberghi a volte si incontra persino qualcuno che sorride
e che lascia il passo alle signore. Qualche anno fa sarebbe stata una cosa impensabile.
Forse, dopo anni di lavaggio del cervello sui nemici stranieri, adesso qualcuno
comincia a pensare che non tutti gli stranieri siano pericolosi nemici da cui
guardarsi.
Una cosa che ho sempre apprezzato, e continuo ad apprezzare in Cina, è
la dignità con cui ogni persona fa il suo mestiere (cameriere, tassista,
spazzino o pilota d’aereo) e la mancanza assoluta di ruffianeria nei confronti
del cliente o del “ricco”. Mi auguro che questo aspetto non cambi
nel futuro.
Trovare però qualcuno che mastichi un po’ di inglese, al di fuori
delle grandi città dove vanno molti turisti occidentali, è sempre
molto difficile.
Telefoni
Ho acquistato una scheda sim della China Mobile che permette di fare telefonate
e di riceverle a prezzo conveniente. Non si possono però mandare o ricevere
sms. Non chiedetemi quanto costava una telefonata, non l’ho capito e nessuno
è stato in grado di spiegarmelo in inglese, non sono neppure riuscito
a capire come si fa a sapere quanto è il credito residuo della scheda,
ma ho fatto parecchie telefonate e ho speso abbastanza poco. Per telefonare
all’estero con questa carta e spendere poco occorre fare il prefisso 17951,
poi 00 e poi il prefisso della nazione che si vuole contattare. Probabilmente
la telefonata viene incanalata su qualche canale di internet, ma la qualità
dell’audio è ottima.
Le compagnie telefoniche hanno spesso una loro misteriosa saletta vip negli
aeroporti. Non abbiamo capito quali sono i criteri per poter essere ammessi
in una sala così prestigiosa (beh, si fa per dire), ma evidentemente,
per quanto molto diffuso, ancora adesso il telefonino è uno status symbol
molto apprezzato.
Alberghi
Inizialmente avevo prenotato solo l’albergo per i primi giorni, poi, visto
il grandissimo numero di turisti cinesi (agosto è mese di vacanza anche
lì), ho cercato di prenotarne altri il più possibile e mi sono
trovato molto bene con www.sinohotel.com Questo sito tratta alberghi di varie
categorie anche in località secondarie, non considerate da altre agenzie,
offre buone tariffe e ha dimostrato sufficiente efficienza.
E’ consuetudine negli alberghi cinesi pagare in anticipo depositando anche
una abbondante caparra per eventuali danni che si possono provocare. Io, nell’albergo
più lussuoso dove siamo stati, ho dovuto sostenere una penosa discussione
per evitare che mi venisse addebitato il costo di una tazzina da tè già
incrinata che era in camera mia.
Guida
La Lonely Planet qui ha proprio ceffato, e ripetutamente. Avevo l’ultima
versione tradotta in italiano (novembre 2005, versione inglese maggio 2005),
e non so se tutti i problemi che ho riscontrato sono dovuti al testo originale
o ad una cattiva traduzione. Sulle zone che ho visitato ho trovato moltissime
parti non chiare se non addirittura sbagliate. In più di una occasione
mi sono chiesto se l’estensore della guida era realmente andato in tutti
i posti che descrive o ne aveva solo sentito parlare. Comunque essenziali come
sempre (e qui: grazie, Lonely Planet)sono le trascrizioni in cinese dei nomi
luoghi da visitare, Senza queste trascrizioni, in certi casi, non si riuscirebbe
a fare un passo.
Olimpiadi
Paragrafo a parte merita questo avvenimento. A due anni dall’inizio dei
giochi si sta facendo un grandissimo e asfissiante battage pubblicitario sull’evento,
che dovrebbe sancire definitivamente l’ingresso della Cina tra le nazioni
più progredite, ricche e importanti del pianeta. Si vendono gadget, si
fanno lavori, si ripuliscono strade, si arrestano tutti i delinquenti, o supposti
tali, che potrebbero disturbare i turisti, insomma, si sta preparando una grande
festa di regime. Pur di inginocchiarsi di fronte alla grande potenza economica
della Cina, e sperare in una sorta di riconoscenza sul piano degli affari, è
stato deciso di assegnare i giochi ad una nazione che offre ben poche garanzie
di democrazia e di libertà. Mi domando cosa sarebbe successo se i giochi
fossero stati assegnati ad un altro paese quasi altrettanto totalitario ma meno
potente (la Birmania, per dirne uno).
Trovo anche particolarmente fastidioso e ipocrita lo slogan delle olimpiadi
: ”one world, one dream”, quasi a voler sottolineare una identità
di ideali tra cittadini cinesi e cittadini del resto del mondo. Personalmente,
se fossi cinese, credo che baratterei volentieri una medaglia d’oro olimpica
con una fettina di libertà o democrazia in più.
Considerazioni finali
Ormai tutta la Cina si e’ uniformata alla frase di Deng Xiaoping: “arricchirsi
è glorioso”.
Inutile riportare i dati triti e ritriti sul prodotto interno lordo e sul reddito
medio pro capite che stanno aumentando a dismisura.
E’ invece interessante, e preoccupante, pensare che le disparità
tra i più ricchi e i più poveri stanno aumentando in maniera notevole,
e che nel 2004, per la prima volta negli ultimi 25 anni, il numero dei “poveri”,
ossia delle persone con un reddito medio al di sotto di 75 dollari, è
aumentato di 800.000 unità.
Ormai la Cina non puo’ certamente più essere definita un paese
comunista, ma un paese compiutamente capitalista, e per di più di un
capitalismo paragonabile a quello europeo dell’ ‘800, spietato e
del tutto insensibile a qualunque problematica di tipo sociale. Attualmente
tra gli imprenditori il 30 % è iscritto al Partito Comunista, mentre
tra la popolazione comune la percentuale di iscritti è del 5 %, e questo
la dice lunga sulla commistione tra il potere politico e quello economico che
si è verificata nel paese.
Un’ultima notizia che mi sembra importante, che ho letto recentemente
e che mi ha sorpreso non poco, è il fatto che si calcola che nel 1840,
quando gli inglesi diedero il via alla prima guerra dell’oppio, il continente
asiatico producesse addirittura il 60% del prodotto lordo mondiale. Per cui
quello che sta avvenendo negli ultimi anni sembrerebbe semplicemente un ricupero
di posizioni già acquisite nel passato. Ci riusciranno ?
federicoP