di Eli
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Subject: [RECE] Israele - Giordania (Parte 1) Date: Sun, 15 Oct 2000
Non sapevo quale viaggio scegliere. Poi ho pensato che questo è uno dei
viaggi che mi ha permesso di realizzare un sogno: Petra. Non è il solito
racconto di viaggio, perchè non dovete dimenticare che il mio viaggiare
è un lavoro. Spero comunque che non risulti troppo noioso. Vado veloce
sulla parte israeliana. Mi soffermo su quella giordana. Il racconto è
in realtà il sunto di 2 viaggi fatti uno di seguito all'altro. Mese di
aprile - A.D. 1999. Non è il mio primo viaggio in Israele, ma sarà
il primo in Giordania. Ho già conosciuto parte del gruppo. Infatti l'agenzia
mi ha chiesto di fare una serata di presentazione del viaggio. Non sono venuti
tutti, ma la partenza non è il solito salto nel buio. Qualcuno ti riconosce
e ti sorride. E' sempre strano, anche dopo tanti anni, l'attimo in cui incontri
i partecipanti del viaggio. Tanto si gioca in quei momenti. Come saranno? Il
capogruppo (quando c'è) ti creerà problemi o ti aiuterà
a risolverli? Insomma, sempre le stesse domande. Ormai sono arrivata alla conclusione
che il successo di un viaggio dipende all'80% dalle persone che vi partecipano.
1° giorno Si parte. Aeroporto di Malpensa. Si vola con la El Al, compagnia
di bandiera israeliana. Questo significa sottoporsi a severi controlli, domande
che sembrano paradossali e assurde etc. etc. Si supera tutto pensando che "stanno
lavorando per noi". In fin dei conti su quell'aereo saremo noi a volare.
E il volo è tranquillo. Ne approfitto per avvicinare il maggior numero
di persone, fare due chiacchiere, rispondere alle solite domande, farmi conoscere.
Aiuto parecchi a compilare il modulo del visto e ricordo cento, mille volte
che è meglio dire "No stamp" al controllo passaporti perchè
tanti paesi arabi che non riconoscono lo stato di Israele non ti fanno entrare
con il timbro di Israele sul passaporto. Arrivo a Tel Aviv e incontro con la
guida locale. Un ragazzo israeliano molto in gamba con cui ho già lavorato
altre volte. Bene, almeno per il periodo israeliano posso stare tranquilla.
Non potete immaginare (o forse sì), quanto sia importante lavorare con
una guida di cui ti fidi, che sai non ti farà scherzi del tipo: soste
a tradimento inutili e prolungate ai negozi di souvenirs per la percentuale
sulle vendite. Le persone lo sanno e si arrabbiano giustamente. Nonostante cerchi
di stare attenta, capita ancora. Trasferimento a Tiberiade. Peccato è
già buio. Si vedono solo le luci delle macchine. Un tratto della "Via
Maris" e poi deviazione verso l'interno, verso la Valle di Yizre'el (Israele).
C'è un po' di traffico. I pendolari tornano a casa. Lasciamo la Samaria
e proseguiamo verso la Galilea Nazareth la lasciamo alla nostra sinistra, non
fa parte dell'itinerario di questo viaggio. Anche il monte Tabor lo immaginiamo,
con la sua tipica forma a panettone. Poi si inizia a scendere. Una lunga discesa
a curve che ci porta a - 210 mt sotto il livello del mare. Il lago di Tiberiade
si trova infatti in una depressione terrestre, preludio di quella del Mar Morto
dove arriveremo al ritorno in Israele, tra 4 giorni. Arriviamo a Tiberiade un
po' stanchetti. L'albergo è sul lago, ma lo vedremo solo la mattina successiva,
con la luce. In quanto Tour Leader mi ritrovo in camera come omaggio una bottiglia
di Cabernet e, orrore degli orrori (sento le vostre urla e improperi), decido
di lasciarla in albergo!!!!!! Non mi voglio appesantire il bagaglio a partire
dal primo giorno. (Il discorso bagaglio meriterebbe un capitolo a parte). Devo
rimanere in viaggio ancora per due settimane. 2° giorno Sveglia alle 6:30.
Lasciamo Tiberiade per arrivare, dopo una breve traversata del lago, a visitare
gli scavi di Cafarnao. E' una bella giornata di sole. Sulla barca ci si può
abbronzare. Da un punto di vista biblico, nonché di pellegrinaggio, Cafarnao
è importante perchè vi si trova la presunta "casa di Pietro"
(purtroppo vi hanno costruito sopra, sospesa, una chiesa orribile, col pavimento
trasparente per vedere la casa dall'alto) e una sinagoga del II sec. d.C.. Gli
scavi sono interessanti, ma non ci possiamo trattenere oltre perché il
pranzo è stato fissato in terra giordana e dobbiamo attraversare il confine
nel luogo detto Sheikh Hussein che si trova a circa 1 ora di bus da Cafarnao.
Vi risparmio il racconto delle attese e dei vari controlli passaporti (soprattutto
al confine giordano). Salutiamo la guida israeliana che ritroveremo a Eilat
tra tre giorni e incontriamo al confine giordano la guida locale. Il pranzo
è fissato a Jerash. Ristorantino molto carino. Si mangia all'aperto con
una splendida vista su colline ricoperte di alberi di ulivo. Sembra quasi di
essere in Puglia. Visita di Jerash. Devo ammettere tutta la mia ignoranza. Nonostante
mi documenti ogni volta che parto per un paese nuovo, questa volta mi era sfuggito
qualcosa. Jerash è splendida. Sono scavi di una città che nulla
ha da invidiare a Pompei. Il foro ovale circondato da colonnato, il meraviglioso
teatro del sud splendidamente conservato (salire assolutamente fino all'ultima
gradinata per ammirare il panorama degli scavi e fare foto uniche), il cardo
maximus, il tetrapilo, il ninfeo, il macello, il tempio di Artemide ......................
insomma, rimango a bocca aperta. Purtroppo gran parte della città è
ora coperta dalla città moderna e quindi difficilmente recuperabile.
I lavori di scavo vanno avanti a rilento, mancano i fondi. Ad aumentare l'atmosfera
magica contribuisce il fatto che si è fatto un po' tardi e quindi siamo
rimasti solo noi all'interno degli scavi. Quasi senza rendercene conto, nessuno
parla a voce alta, ascoltiamo la guida in religioso silenzio. Si avvicina il
tramonto e le pietre iniziano ad assumere un colorito tra il dorato e il rosa.
Non abbiamo neanche patito il caldo perché abbiamo iniziato la visita
che erano le 16:00 passate. A malincuore lasciamo gli scavi per risalire sul
bus. Prossima tappa: Amman.
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Subject: [RECE] Israele -Giordania (parte 2) Date: Mon, 16 Oct 2000
3° giorno L'albergo è stupendo (ci hanno dato un upgrade perché
per un qualche motivo l'Holiday Inn non era disponibile). E' il Marriott. L'arrivo
nella serata di ieri è stato un po' traumatico. Sono stata accolta dal
rappresentante dell'agenzia corrispondente che mi dice che non sarà possibile
visitare il castello di Kerak per non meglio specificati "lavori in corso".
Le guide (sono 2 perché seguo 2 bus) mi danno spiegazioni diverse. Insomma
il tutto mi puzza e non capisco che cosa sta succedendo. Dicono che comunque
Kerak verrà sostituito dal castello di Shobak, altra postazione crociata
che però si trova a sud, molto vicino a Petra e non a metà strada
come Kerak (e questo comporterà una permanenza sul bus senza una sosta
intermedia). Alla fine della discussione devo cedere le armi (sono cmq molto
incazz@ta). Comunico il cambiamento di programma al capogruppo che, molto umanamente,
si impegna ad informare tutti quanti. Ci credete? Nessuno che fa una piega.
Io al posto loro sarei andata giù di testa. Valli a capire i turisti
italiani! Mattina dedicata ad Amman con visita della Cittadella dove non rimane
molto da vedere. I palazzi sono ormai macerie. L'unico rimasto parzialmente
in piedi risale all'VIII sec. ma non se conosce la funzione. Sulla punta della
collina si ergono 3 colonne del cosiddetto tempio di Ercole, rimesse in piedi
dagli archeologi americani. Da qui si gode comunque della vista sul teatro romano
e sul centro città (abbastanza deprimente). E' interessante, ma disposto
in modo infelice e stipato di reperti, il museo archeologico che contiene anche
alcuni papiri del Mar Morto e una copia della stele di Mesha (esempio più
antico di scrittura ebraica, originale al Louvre). Scendiamo dalla Cittadella
e visitiamo la moschea di Re Abdullah (non vale proprio la pena - 1990). Amman
è costruita su dei colli e, a dire la verità, ancora oggi faccio
fatica ad orientarmi. Quando mi devo spostare prendo un taxi, anche perché
le distanze sono notevoli. Quindi non provo neanche a spiegare come muoversi.
I taxi non sono cari :-)). La nostra visita della capitale si esaurisce qui,
ma ci sarebbero altre cose carine da vedere (teatro romano, odeon e alcuni musei).
Sarà per una prossima volta. Usciamo da Amman e ci dirigiamo a Madaba
e al Monte Nebo. A Madaba, all'interno della chiesa ortodossa di S. Giorgio,
si trova la parte restante di un famosissimo mosaico che riproduce la mappa
della valle del Giordano e del Sinai del VI sec. Purtroppo dei 25 mt x 5 mt,
rimane ben poco. E' molto interessante la mappa di Gerusalemme che ha permesso
agli archeologi di ritrovare il cardo romano che oggi è stato riportato
alla luce. Madaba è comunque famosa per i suoi mosaici e oggi, a fianco
della chiesa, c'è una scuola di mosaico e di restauro. Dopo pranzo (ottimo
il mezzeh), si prosegue per il Monte Nebo. Luogo dal quale, secondo la tradizione,
Mosè avrebbe ammirato la terra promessa per poi morire senza potervi
entrare. Quando il cielo è terso, capita spesso in inverno, si gode un
bellissimo panorama: il Mar Morto, l'oasi di Gerico, il Giordano e tutta la
sua valle, fino a Gerusalemme. Bisogna essere fortunati. Da non perdere gli
splendidi mosaici custoditi all'interno della chiesa (soprattutto il primo a
sinistra). Della guida della Giordania di cui parla la Lonely Planet (edt) neanche
l'ombra. A questo punto si parte per Shobak-Petra. Seguiamo la King's Highway
(o Kings H.). A un certo punto la guida fa fermare il bus. Ci troviamo sull'orlo
di un profondo canyon. C'è una terrazza panoramica. Scendiamo dal bus.
Lo spettacolo è da mozzafiato. Ecco una nuova sorpresa. Siamo arrivati
allo Wadi-al-Mujib, uno spettacolo della natura. E' profondo 1000 mt e c'è
la strada (molto ben tenuta) che scende giù, fino in fondo, e poi risale
dal- l'altra parte. La guida mi chiede se voglio scendere nel canyon. Non ci
penso due volte e dico di sì. Chi è seduto dalla parte della scarpata
verso il finestrino non parla più. Qualche signora si lamenta. L'orrido
è notevole e stando seduti sul bus si ha, a volte, l'impressione che
manchi la strada sotto alle ruote. E' un'emozione unica. In fondo al canyon
il corso secco dello wadi. Stanno facendo dei grossi lavori stradali. La guida
ci dice che stanno costruendo una diga. Speriamo che non rovinino il paesaggio.
C'è un unico edificio sgangherato giù in basso. E' un ufficio
postale. Cosa ci stia a fare lì, non lo so. Inizia la salita. Ci troviamo
ora sull'altro lato del canyon. Il paesaggio è pietroso ma la stratificazione
sembra avere colori diversi. O è un effetto della luce. Tornati in quota
il paesaggio sembra molto piatto. Costeggiamo zone coltivate e.......... altro
stop. La guida scende, risale sul bus e ci dice che possiamo scendere. A fare
cosa? A vedere il fiore nazionale giordano: l'iris nero. Se ne trovano alcuni
sul ciglio della strada. In un paese così desertico sembra un miracolo.
Lasciamo la King's H. per la Desert Highway subito dopo Kerak. Ora procediamo
più velocemente e arriviamo a Shobak al crepuscolo. Le rovine della fortezza
sono più belle da lontano. Il castello crociato si confonde con la cima
della collina. Ci avviciniamo. Le mura sono ancora possenti, ma all'interno
sono solo macerie. Pietre su pietre. L'unico arco rimasto in piedi è
quello che resta della chiesa. Suggestivo. Solo pochi km (però troviamo
una deviazione stradale) e, col buio pesto, arriviamo a Petra.
From: "Eli"
Subject: [RECE] Israele - Giordania (parte 3) Date: Wed, 18 Oct 2000
4° giorno - Petra Anno di grazia 1812: un esploratore svizzero Johann Ludwig
Burckhardt si trovò a passare dalle parti del Wadi Musa e lì sentì
parlare di alcune rovine nascoste. Fu così che riscoprì Petra,
dimenticata da circa 700 anni. E pensare che per quattro secoli, dal 300 a.C.
al 100 d.C, era stata la capitale di un impero commerciale e finanziario da
fare invidia alla Svizzera d'oggi! Si può comunque dire che, per la Giordania,
la riscoperta di Petra e soprattutto la turisticizzazione del prodotto nel mondo
è stato come scoprire la pentola d'oro: credo che il 99% dei turisti
che scelgono di recarsi in Giordania lo fanno per visitare Petra. E così
finalmente siamo a Petra. Ma non ce ne accorgiamo. Petra moderna in realtà
non esiste. Ci sono soltanto alberghi uno in fila all'altro a partire dal Wadi
Musa (qualche km prima di Petra) fino all'ingresso del sito. Stessa cosa in
tutte le strade che partono da Petra per altri luoghi. Petra appartiene ai beduini,
e parlo del sito. Loro abitano ancora all'interno, nelle grotte. Molti sono
stati trasferiti in un anonimo villaggio poco lontano e in cambio sono gli unici
ad avere il permesso di commerciare all'interno. Quindi non ci si accorge di
essere arrivati finchè non si arriva al cancello dove ti strappano il
biglietto. Inizia la visita. Scusate ma non posso fare a meno di dare qualche
consiglio: 1) Andate a piedi. Il cavallo è utile solo per farvi venire
il mal di schiena e per puzzare come un cavallo. Tanto è inutile sognare
di fare Indiana Jones. L'unico tratto a cavallo fattibile parte all'ingresso
del sito e arriva all'ingresso del siq. Poi........... tutti a piedi. Discorso
diverso per chi ha problemi di gambe. Allora consiglio il calesse che arriva
fin dentro al sito. Ma tenete presente che cose molto interessanti vi aspettano
lungo il siq, e le potete notare solo se andate a piedi. 2) Partite il mattino
presto soprattutto in primavera, estate e autunno. Godrete del fresco (freddo)
e troverete poca gente. Una buona alternativa è la visita serale o addirittura
notturna. Con le fiaccole. (informarsi sul posto). 3) Acqua, acqua, acqua e
ancora acqua. A partire da aprile dalle 10AM farà caldo. La trovate anche
all'interno nei bar. 4) Occhiali da sole e kephia per il vento e il sole. In
caso di vento è bene proteggersi naso e bocca come i beduini e la testa
contro i colpi di sole. Ovviamente scarpe da trekking. 5) Programmate di fermarvi
la giornata intera, meglio 2 giorni. Pochi operatori lo fanno. Ci vuole tempo
per vedere, cammi- nare, salire, scendere, e ancora camminare, vedere, osservare,
fotografare, evitare le ora più calde. Tenete presente che il biglietto
esiste in formato giornaliero, o per 2 o 3 giorni. Conviene decisamente quello
da 2 giorni (comunque caro). Che altro? Basta. Iniziamo la visita. I primi 500-600
mt sono per una larga strada polverosa (attenzione ai calesse e ai cavalli)
e subito una fermata: la tomba dell'obelisco. Procedendo si arriva all'imbocco
del siq. Si tratta di una spaccatura nella roccia stretta (fino a 5 mt) con
pareti che arrivano a 200 mt di altezza. In alcuni punti è visibile la
pavimentazione originaria con grandi lastroni e si vede lungo tutta la lunghezza,
la tubatura originale in terracotta dell'acquedotto. Lungo il siq si alternano
nicchie votive e statue scolpite nella roccia. Le dovete cercare se no vi sfuggono.
Una raffigura una carovana con tanto di cammelli. Ma la cosa più impressionante
sono i colori della roccia. Petra non ha un solo colore, Petra è fatta
di tutti i colori dell'arcobaleno. Rosso, rosa, azzurro, verde, ocra, blu, bianco......
le striature della roccia superano ogni possibile immaginazione e, solo chi
c'è stato può dirlo, non si riescono a riprodurre con l'obiettivo
(ho provato più volte, ma poi, a casa, che delusione!!!). Il siq è
lungo circa 800 mt ed è fonte di ristoro quando impazza il caldo. Si
procede quindi per una ventina di minuti. A un certo punto c'è un restringimento
della gola ed ecco che sul fondo si vede la fine della spaccatura e subito,
di fronte, ecco il Tesoro, illuminato dal sole. Sicuramente è il monumento
più conosciuto di Petra. Molti pensano che sia tutto finito una volta
arrivati al Khazneh (Tesoro). Invece non è che l'inizio. Petra è
per lo più costituita da facciate. Facciate di tombe immense e splendide.
Di molti edifici non si conosce la destinazione originaria e così nascono
le leggende. Comunque sia, dietro queste facciate non c'è molto. Stanze
vuote e qualche nicchia. Meglio fermarsi all'esterno. Ciò che viene definito
ancora oggi una meraviglia non è solo la bellezza, ma anche la maestria
di chi non ha "costruito", ma scolpito queste facciate direttamente
nella roccia. Le ha fatte uscire dalla pietra. Ora i colori risplendono in tutta
la loro bellezza. Prendetevi tutto il tempo che volete (se non siete in un viaggio
organizzato) e iniziate a percorrere la strada principale. Qui vi imbatterete
in altre facciate, più o meno belle, più o meno complete e nell'anfiteatro.
Proseguendo troverete sulla destra, dopo i chioschi, in cima ad una scalinata,
le cosiddette tombe reali. Salite e dedicate un po' di tempo a visitarle. Se
volete fare un po' di "fuori pista", ci sono alcuni sentieri più
o meno indicati che permettono di salire sulla destra e vedere il teatro di
fronte, ma dall'alto. Passando da questa parte si incontrano grotte variopinte
e strane colonne naturali che creano delle architetture non costruite da mani
d'uomo. I colori della roccia dominano su tutto. Qui finisce la visita di Petra
per il turista "mordi e fuggi" e per migliaia di gruppi che escono
dagli scavi (1 h e 1/2), pranzano e proseguono il tour (Amman o Aqaba). Proseguendo
ancora oltre le tombe reali si arriva alla strada colonnata. Dovrebbe essere
il corrispondente del decumano romano e le colonne sono state rialzate dagli
archeologi. In fondo alla strada altri edifici: il mercato, le terme e altri
templi. A questo punto sembra di essere arrivati alla fine di tutto. Invece,
se superate il ristorante e il piccolo museo, troverete un sentiero. Una cosa
da non perdere assolutamente anche se siete con un tour organizzato, è
il Monastero (deir). In questo caso, o sobillate tutto il gruppo e convincete
la guida (nonchè tutti i partecipanti) ad una bella levataccia, oppure
vi staccate dal gruppo, partite prima e poi vi date appuntamento col gruppo
(i cellulari funzionano perfettamente). Cos'è il monastero? Si tratta
di un luogo raggiungibile dopo una scarpinata (tutti scalini) non ripida di
circa 1 ora. Vale la pena farla con una certa calma, per godere dello spettacolo
naturale della roccia, dei colori e magari per prendere il the con i beduini.
Non fatevi convincere a salire sul mulo perchè farete doppia fatica (i
bambini sono terribili e vi faranno morire inseguendovi). Alla fine troverete
il monastero: una facciata simile al Tesoro, ma ancora più imponente
e potrete godere di un bel panorama delle cime intorno (compresa la tomba di
Aronne). Ci sono altre vette da conquistare, ma vi rimando alle guide, anche
perché non le ho mai fatte. Oltre alle vette, altri sentieri e itinerari
all'interno della città vi porteranno a scoprire altre meraviglie. Io
con il mio gruppo devo partire dopo pranzo ed essere al confine con Israele
verso le 4PM. Nonostante sia solo l'inizio di aprile il ritorno è stato
duro. Usciti dal siq abbiamo fatto gli ultimi 500 mt boccheggiando. Ci aspetta
Eilat e un meritato bagno nel Mar Rosso!
From: "Eli"
Subject: [RECE] Israele - Giordania (parte 4 e ultima) Date: Thu, 19 Oct 2000
5° giorno Ieri verso le 6PM siamo arrivati in albergo a Eilat dopo la solita
attesa al confine giordano e il solito terzo grado a quello israeliano (mi raccomando
"no stamp"). Salutata la guida giordana e lasciata una mancia stratosferica
(più che mancia la chiamerei tassa obbligatoria). Appena arrivati in
albergo solo un esiguo gruppetto di coraggiosi (tra cui la sottoscritta) si
fionda verso la spiaggia. Purtroppo nel deserto è in corso una bella
tempesta di sabbia di cui già avevamo avuto sentore nel tragitto Petra
- Aqaba. Il nostro bagno nel Mar Rosso non ha quindi niente a che vedere con
la pubblicità dei mitici fondali (che comunque nella zona alberghiera
di Eilat non avremmo trovato). La visibilità è poca perchè
la sabbia ha creato una foschia che circonda tutta la zona e che ha coperto
il sole. Comunque abbiamo fatto il bagno nel Mar Rosso. (In attesa di andare
a Sharm in un prossimo viaggio!). Eilat è la Rimini di Israele. Qui però
gli alberghi sono più belli e il mare è più bello (ci vuole
poco!). Di interessante c'è l'acquario sottomarino che dà la possibilità
di andare sott'acqua tramite un tunnel creato vicino alla barriera corallina.
Poi ovviamente vengono offerti ogni tipo di passatempo e divertimento, compreso
le escursioni in mare per nuotare coi delfini etc. etc. Purtroppo di tutto questo
non ho provato nulla perchè questa mattina si parte. Stasera saremo a
Gerusalemme. Prima tappa: Masada. Da Eilat che si trova alla punta meridionale
di Israele si sale verso nord fino ad arrivare al Mar Morto. Il nome deriva
dal fatto che la salinità è così alta da non permettere
nessuna forma di vita, anche se mi pare che sia stato trovato un organismo che
riesce a sopravvivere, ma è una scoperta recente. Vedere in mezzo al
deserto tutta quest'acqua fa una strana impressione. Il colore del mare è
azzurro, verde e si vedono affiorare le montagnole di sale che formano strane
escrescenze. Gli israeliani (e ora anche i giordani) sono comunque riusciti
a spremere anche il Mar Morto che è diventato una fonte di ricchezza
grazie alla estrazione dei minerali. Ci imbattiamo infatti nell'orribile stabilimento
industriale che appunto estrae i minerali dal mare. E poi sono ormai conosciute
in tutto il mondo le proprietà estetico-curative dell'acqua, dei sali
e dei fanghi. Sono ormai molti gli alberghi dotati di Health Centre costruiti
sulle rive del mare. Dimenticavo: siamo a -310 mt sotto il livello del mare,
il punto più basso della terra!! Procediamo oltre (poi ovviamente faremo
il bagno) e arriviamo a Masada: l'inespugnabile fortezza erodiana che servì
da casa-rifugio per ben 3 anni agli irriducibili zeloti che qui si erano rifugiati
dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme (70 d.C.) da parte di Tito. Ben
20.000 soldati contro un migliaio di ribelli impiegarono 3 anni per espugnare
la fortezza e non ebbero neanche la soddisfazione di uccidere i ribelli che,
visto ormai l'inevitabilità della sconfitta, compirono il più
famoso suicidio collettivo della storia. Circa 900 persone, uomini, donne, bambini.
Fu un soldato ebreo, reduce dal un altro suicidio di massa della storia ebraica,
a raccontarci gli avvenimenti. Giuseppe Flavio (questo il nome romano del soldato)
è oggi ricordato come storico, ma le sue origini e il suo mestiere erano
diversi. Si può salire a piedi dallo Snake Path (sentiero del serpente)
oppure in funivia. I turisti salgono in funivia, ma ci sono pellegrini o gruppi
di ragazzi che affrontano la salita. E vi assicuro che si sale bene. Il dislivello
è di diverse centinaia di metri! La visita è interessante. Da
non perdere la veduta della rampa che permise ai romani di espugnare Masada,
i due palazzi di Erode, la sinagoga e i magazzini. Quando i romani entrarono
a Masada trovarono i magazzini pieni di provviste e di vino. Gli ebrei non erano
stati presi né per fame né per sete. Altra cosa da non perdere
è infatti un'occhiata ad una delle enormi cisterne che garantivano il
rifornimento d'acqua alla fortezza. Erode (i romani) faceva le cose per bene.
La cisterna si trova alla fine del sentiero (per chi arriva a piedi) e scendendo
una rampa di scale dalla passerella che porta dalla funivia al sito. Ovviamente
suggestivo il panorama dall'alto. Si domina il deserto e il Mar Morto. Scendiamo
da Masada accaldati, sono circa le 11AM, e ci dirigiamo a Ein Gedi per il bagno
nel Mar Morto e il pranzo. Non si può fare il bagno del Mar Morto come
se fosse un mare "normale". Bisogna per forza andare in uno stabilimento
che permetta di fare la doccia e di togliersi di dosso il sale dopo il bagno.
Altrimenti la pelle brucia. Non si nuota nel Mar Morto, non si schizza, non
si fanno scherzi, perché se l'acqua entra nelle mucose bisogna andare
all'ospedale. Però è un'esperienza unica. Da non perdere. Ci si
siede con calma e si galleggia. Ci si sente leggeri leggeri e si esce con una
pelle da neonato. Morbidissima. Se poi prima di entrare in acqua ci si cosparge
di fango (è a disposizione in tutti gli stabilimenti), ancora meglio.
Seconda tappa: Qumran. Diventata famosa nel 1947, quando un pastore beduino
che aveva perso una pecora lanciò un sasso all'interno di una grotta
per scovare l'animale. Invece il sasso andò a colpire un vaso di terracotta.
E dentro il vaso vennero trovati i rotoli di pergamena (scrolls) che tanto avrebbero
fatto parlare, scrivere e discutere. Questo quello che ci hanno raccontato.
Pare che in realtà non sia andata proprio così, ma ci piace sentirlo
raccontare. Dopo il primo vaso ne furono trovati molti altri in altre grotte.
A Gerusalemme c'è comunque un'intera ala del Museo d'Israele dedicata
a questo. E' interessante il filmato che viene proposto all'ingresso del sito
archeologico (c'è la versione in italiano). Presenta quella che era la
vita nella comunità degli esseni, la setta che qui visse ai tempi di
Cristo e che forse trascrisse parte dei rotoli, dandoci la versione più
antica oggi conosciuta di alcuni libri della Bibbia. Anche il mini museo è
interessante e permette di godere al meglio della visita agli scavi. Dagli scavi
è anche possibile intravedere la famosa grotta da cui tutto ebbe inizio.
Sosta d'obbligo nel mega negozio annesso agli scavi per l'acquisto dei prodotti
del Mar Morto e poi si parte. Per arrivare a Gerusalemme c'è la nuova
strada che risale verso la città santa, oppure, deviando da Gerico, si
può fare la vecchia strada che permette la vista di una cosa bellissima.
La strada si chiama Wadi Qelt e segue appunto lo strapiombo, inerpicandosi sul
lato della collina. A un certo punto il bus si ferma. Bisogna scendere. Si sale
leggermente dietro il ciglio della strada ed ecco: il monastero ortodosso di
S. Sergio. Subito si fatica a distinguerlo dalla roccia, perché è
costruito nella roccia stessa. Solo le piccole cupole azzurre spiccano contro
la parete dello wadi. (A proposito "wadi" è la parola araba
che indica il letto asciutto di un torrente che quando piove si può riempire
molto velocemente e diventare molto pericoloso). Noi ci troviamo di fronte,
sul lato opposto del canyon. Ci si può anche arrivare a piedi seguendo
un sentiero che parte a metà strada da Gerico. Possono entrare solo gli
uomini. Bene. Nulla più ci separa da Gerusalemme. Continua la nostra
salita. Da -310 mt dobbiamo arrivare a 800 mt. Ma questo è un altro viaggio
e (forse) un altro racconto.