Israele

2000


di Edoardo


PRESENTAZIONE

Il quaderno di viaggio nella forma in cui si presenta al lettore è il frutto
di un accurato quanto minuzioso lavoro di trascrizione del documento
originale. E' intenzione degli Autori preservare lo spirito autentico del
documento mettendone a nudo i virtuosismi retorici, per cui si rimanda ad
un'eventuale seconda edizione la ristesura del suddetto, finalizzata ad una
migliore e più approfondita comprensione. Sarebbe qui superfluo soffermarsi
sull'importanza dell'aspetto lessicale di tale documento; si ricorda solo
che il linguaggio utilizzato è di miliare importanza in quanto riflette lo
spirito con cui i protagonisti affrontano il viaggio e ne fornisce un ottima
chiave di lettura.
Al fine di un'integrale e genuina comprensione si consiglia al lettore la
consultazione del glossario in appendice.

27 luglio Firenze
Partenza. Babbo Bianchi ci porta a Roma; orario perfetto, check-in , imbarco
senza inceppi e senza code.Puntamenti vari (gelataia biondina al gate di
imbarco) e partenza per Sofia. Aereo buono, puntuale, hostess discrete.
Transito a Sofia, servizio buono e puntuale. Secondo aereo buono quasi come
il primo, arrivo a Tel Aviv. Tensioni in aereo per un russo ceppicone che
massacra le scatole a Pippo.
Scesi, controlli veloci (ore 1:30).
Giriamo tutto l'aeroporto (attrezzato per non poter dormire sulle panchine)
in cerca di un posto per dormire. Quindi arrangiamento spartano su panche di
ferro che non passano più. Pippo si addormenta verso le 2. Dario e Carlo
verso le 3:30 per terra rinunciando alla panchina. Aria condizionata a
bestia. Prima di addormentarci ci rendiamo conto della tensione che aleggia
nell'aeroporto: un poveretto viene costretto a fare periodicamente ogni
quarto d'ora il giro dei cestini dei rifiuti di tutto l'aeroporto in cerca
di bombe e Dario viene regolarmente svegliato.


28 luglio Tel Aviv

Ore 6:45 Carlo si sveglia e avendo dormito sul marmo con l'aria condizionata
a palla si rende conto che si schianta dal freddo, vuole andare via. Gli
altri comodamente dormono e se ne fregano i ciglioni. Preso
dall'incazzatura, per finto sbaglio, sbatte lo zaino in testa a Dario che si
intesisce e si riaddormenta.
Dopo un'altra ora Carlo sveglia tutti e si va. Ore 9 si prende il bus 222
per Tel Aviv centro.
Si incappa nel Traveller's Hotel, caldamente sconsigliato dalla lonely
planet. Ci si sistema e si gira la città a pedi a 35°C all'ombra. Piazza
Rabin (tel. a casa) e tomba, quartiere yemenita e torre, Allenby street e
piazza dello struscio con grande fontana riadattata a piscina. Mercatino di
Carmel dove ci sono un sacco di cose belline ma che non si possono comprare
perché siamo all'inizio della vacanza e, al ritorno, sarà sabato. In
compenso, un monte di americane (maiala quante..tante!!!).
Ostello;costume;mare; dormita al sole per un paio di ore e passeggiate
punterecce inutili; bagno e a casa, dove si scopre LEI. Commenti a pelle:
biondina, tettona, viso maialino, cavalla, un po' culona..nel complesso 1
(vero maiale addosso).
Cambio fichino finalizzato alla punta e sudata conseguente.
Passeggiata con struscio con ricordi dei 14 anni a Tonfano/Castiglione.
Si finisce in un posticino dietro Allenby street, dove sgrifiamo una pita
con pollo e un monte di verdura. Si conosce anche un tassista col quale
trattiamo per andare ad Akko il giorno dopo e che ci lascia il cellulare.
Sulla strada di casa compriamo 1,5 litri di Coca con la scusa che il vuoto
sarebbe servito per riempirlo d'acqua. Seccata tutta subito. A dormire sotto
la ventola e a finestre spalancate.


29 luglio Tel Aviv

La bionda buzzicona (amica dell'altra) sveglia il Carlo con una zampata. Ci
alziamo sotto la spinta del Carlo e si chiama il tassista del cellulare
fissando per l' 8:30 (la tariffa fissata era 190 NIS con taxi di
merda).Saluti vari con biondina che non caca. Si va in strada; alle 8:30
passa un taxi Mercedes classe E ultimo modello (frecce sugli specchietti) e
ci ferma per chiederci. Infamato per il Mercedes troppo caro. Carlo
contratta da 220 a 180 e l'affare è fatto: inculato il tassista col
carrozzone. Nel Mercedes bianco sedili in pelle, aria condizionata, posti
larghi, cellulare e radio con comandi sul volante, Dario e Carlo dormono
comodamente. Si arriva a Cesarea. Barrettino davanti alle rovine gestito da
un 1. Ci fa lasciare gli zaini sotto il banco, così li lasciamo e andiamo a
vedere le rovine sotto il caldo cocente alle 11 del mattino. Da segnalare un
gruppo di turisti che intonano un coro seduti sui gradini del teatro.
Bocciati subito.
Nell'indecisione di prendere o non prendere acqua e pinne, torniamo a
rompere i coglioni alla barista 2 o 3 volte. Dopodiché andiamo alla città
vecchia, guardiamo le altre rovine e si va via a fare il bagno.
Club privato molto carino (12 NIS) ci piazziamo a spogliarci sotto il
ristorante con 1 affacciato alla finestra (età: 14). Disgustata va via.
Bagno e snorkeling all'insegna delle colonne romane subacquee e del polpo
mai trovato. Balene arenate sul bagnasciuga e ci si addormenta di schianto
al sole su sdraio del club. Veniamo svegliati da uno che ci fa la paternale
perché ".non si dorme al sole!".
Carlo torna al bar (1/2 ora anda e rianda) a prendere libri e crema sole
rompendo i coglioni alle bariste, che, però, nel pomeriggio erano cambiate
(1 con mamma).
Letture varie e doccia e si riparte. Ritornati al bar, riempiti gli zaini e
stipato tutto, presi dalla fame ordiniamo 3 hot dog che costerebbero 12 NIS
l'uno = 36. Il Carlo fa i conti in Lire e paga con 20 pretendendo il resto
di 2. La donnina ci fa notare l'errore e ci grazia. Totale pagato 20.
Ci da anche info su come andare alla strada principale dove prendere l'
autobus per Akko (stimata 20 minuti). Camminata di 1 ora su asfalto cocente
e sole che spezzava con zaini (media = 25 kg).
Fermata trovata. Conosciamo famiglia di 7 componenti in giro con lo zaino
(nonna compresa). Bambina 1 età 15 intraprende conversazione troncata subito
dalla stanchezza (BUCHI!). Loro prendono lo sherut e noi facciamo buio
attendendo l'autobus. Si arriva tardi ad Akko. Ci vengono a prendere alla
stazione con Chevrolet nuova. Ostello bellino e doccino di mezzanotte (con
balsamata).
Acqua in frigo e a nanna (si vede un super 1 cavalla bombata in stanza
singola: irraggiungibile).


30 luglio Akko

Ore 8 suona la sveglia posizionata in mezzo a Dario e Carlo. Carlo non la
sente, Dario la spenge, tutti a dormire. Ci si alza alle 9.
Giratina in centro (caldo cocente); rinunce a spremute e dolcini arabi vari.
Cediamo al casco di banane nel suq arabo (tot. 15 banane, 2 kg) cremate all'
istante. Moschea con cisterna sotterranea, Cittadella Crociata, tunnel, mura
ecc.
Ritorno al deposito bagagli e si chiama il taxi. Si va direttamente a
Naharyia (le famigerata spiagge). In effetti quelle a pagamento erano
notevoli ma la tirchieria vince, quindi spiaggia libera; poi vince anche la
fatica e niente bagno; preferiamo gazebo con tavolini e succo di pesca e
pomodoro notevoli (cameriera veramente 1). Bucata dello spalmamento crema
davanti alla cameriera e zaino in spalla fino alla stazione degli autobus.
Dopo varie contrattazioni si prende un taxi per Rosh Hanikrah (35 NIS)
pagando poi 10 perché sbagliano a farci il resto. Arrivati in quota, grande
tensione al confine con il Libano (anche il tassista si intesisce,
sbagliando così a fare il resto). Caserma sul posto di confine con stazione
radar; due navi da guerra schierate al confine; foto di sgamo al cancello
dogana con rischio sequestro rotolini; brulichio di soldati dappertutto; un
monte di mezzi UN.
Si prende la teleferica che porta alle grotte pagando 29 NIS a testa.
Mega gruppata americana sotterranea che non passano (pomicini sul balcone) e
grandi vocii nelle grotte.
Taxi per Naharyia (30 NIS) e per Akko -> Safed (Zefat).
Illness in pullman per le donne soldato. Da notare il mitra che si struscia
sul culo tangato.
Si arriva a Zefat, trovato ostello (35 invece di 20 shekel Lonely planet,
ritrattabili il giorno dopo, si spera); primo felafel godereccio.
Mentre scriviamo ci viene in mente un particolare: ad Akko avevamo pagato un
biglietto comprensivo anche di Rosh Hanikrah: ce ne eravamo dimenticati!
Sputtanando 29 NIS a testa!!! Festa.


31 luglio Zefat

Risveglio con il Belga conosciuto lì all'ostello che fa colazione: latte
misto cioccolato, yogurt, budino al cioccolato. noi nulla!
Bus station, destinazione Quiryat Shimona, città bombardata nel 1996 dagli
Hezbollah. Bus direzione Metulla; zona residenziale senza neanche un negozio
a pochi metri dal Libano. Grande traffico di trattori a tre rimorchi pieni
di tailandesi atti alla raccolta di frutta. Da notare il passamontagna di
lana nero che copriva i loro volti.
Il bus ci lascia in curva ai piedi di una salita. Ci incamminiamo verso il
punto panoramico, che, scopriremo poi essere proprio sulla frontiera (a 30
metri sventolavano bandiere libanesi e i muezzin ci rintronavano).
Sosta a metà tragitto per raccolta di mele dal campo sotto una torretta
militare. Fortunatamente è andata bene. Arrivo al suddetto punto panoramico:
gran dislocamento di negozi di souvenir; presa contatto con la proprietaria
che ci assicura che sarebbe passato un bus alle 2 per il ritorno. Grandi
foto panoramiche, tra cui una con carro corazzato militare (la caserma era
adiacente al negozio di souvenir) i cui occupanti ci consigliano di non
avvicinarsi troppo alla rete di confine per via dei cecchini, dove peraltro
si intravedeva una macchina carbonizzata (bombardata?).
Si avvicinano le 14 e la signora decide di chiudere il negozio (sottofondo:
sirena) per mancanza di clienti.
Ci dà un passaggio fino alla fermata (lato sbagliato) dove il tempo passa
(poco), Pippo dorme (strano) e l'autobus arriva alle 15:30.
Torniamo a Quiryat Shimona non in tempo per andare a visitare il castello di
Nimrod che chiudeva alle 17.
Bus per Tiberiade. Arrivo, telefonate, ricerca luogo per deposito bagagli
(non trovato). In compenso troviamo un ostello che ci fa usare le sue
cassette di sicurezza per 6 shekel ognuna per apertura (a tempo
indeterminato). Facciamo due piccoli zainetti col necessario e stipiamo
tutto nelle cassette in modo da essere liberi per questi 5 giorni a
Tiberiade.
Felafel autogestito (stipatura con tutti i condimenti possibili) che ci
blocca la fame. Ci incamminiamo per lungomare (ove riempiamo le bottiglie),
alla ricerca di una spiaggia libera dove campeggiare. Dopo 3 km si trova una
semidiscarica (vedi Olmatello) nella quale ci accampiamo. Scansiamo i
rifiuti per far posto alla tenda e, dopo la montatura, ci fiondiamo a letto
(ore 9). Nessuno aveva sonno e iniziava a formarsi la condensa dentro la
tenda: i sacchi a pelo erano già bagnati. Ci si rialza e ci rimette a dire
cazzate all'aperto mentre Carlo compra Coca per tutti e riempie le
bottiglie.
La Coca viene seccata e immediatamente risudata. Chiacchiere varie e a letto
verso mezzanotte.


1 agosto Tiberiade

Ore 7: ci svegliamo galleggianti nel sudore; nella notte pischelli ci tirano
una sassata sulla tenda, che crea un po' di tensione; smontiamo tutto e
stipiamo gli zainetti e ci fiondiamo a fare il bagno nel lago. A mollo per
20 minuti e lavaggio di denti, viso e ascelle con dentifricio e sapone. Ci
rivestiamo e belli puliti andiamo a vedere Tiberiade.
Ammiriamo i riti di preghiera ebraici alla tomba del rabbino Rambam.
Guardiamo un paio di chiese cristiane affogate fra alberghi e ristoranti e
finiamo la passeggiata alla bus station, dopo una ricca spesa di frutta.
Autobus per il monte Tabor dove il conducente, con nostro grande piacere ci
annuncia che ci avrebbe portato solo ai piedi del monte. La camminata si
prospettava dura e duratura, ma, fortunatamente, siamo stati rimorchiati da
un ragazzo che ci porta fino in cima (20 minuti di macchina, 600 metri di
dislivello). Clima: il sole batte ma non viene accusato grazie al forte
vento fresco che ci spinge ancora di più a voler dormire qui stanotte. Foto
alla chiesa greco-ortodossa ermeticamente chiusa e di nuovo alla ricerca del
monastero francescano.
Panorama e vegetazione bellissimi e, infine, arriviamo alla meta. Si conosce
un gruppo di italiani in pellegrinaggio capeggiati da due frati. Ci fingiamo
"falsi chierichetti" in pellegrinaggio anche se Dario indossa la maglietta
di Bart-Marley che si fa un razzo, e che lui cerca di ammascare incrociando
le braccia. Fingendoci più bravi ragazzi possibile otteniamo preziose info
da frate (laureato in fisica) che intercede per farci piantare la tenda
fuori da convento. Visita alla basilica (molto bella), e pomeriggio libero a
cazzeggiare frescheggiando nel parco da pic-nic antistante il monastero.
Mossi dalla fame pensiamo di intortare la suore per rigovernare una cena
gratis con i frati. Carlo e Dario si aggiudicano l'incombenza; con le solite
facce angeliche da chierichetto, tra un rosario e l'altro buttiamo lì
l'argomento alla volontaria amica della suora, sicuri di una risposta
negativa. Invece si ottiene l'assenso per 8$ imposti dal padre superiore.
Consultazione con Pippo e decisione di rifiutare. Le suore, però, non ci
lasciano andare via, vanno a riparlare con il padre e ritornano con un
offerta da 5$ (TIRCHIO! Potevi anche offrirci la cena!). Rifiutiamo per non
passare da cafoni e ritorniamo al tavolo da pic-nic ringraziando comunque.
Dopo un po' intravediamo un'altra volontaria che dopo averci raccontato la
storia della sua vita ci informa che,di sgamo al superiore, ci avrebbero
portato una "marmitta" piena di pasta. Quasi commossi (per finta) accettiamo
e aspettiamo. Passano 10 minuti e arriva un sacchettata di uva del convento.
Dopo una mezz'oretta arriva una zuppiera carica di spaghetti al pomodoro con
soffritto di cipolle, peperoncino con l'aggiunta di6 pezzettoni di un
delizioso spezzatino di carne. I nostri 3 giovani la cremano in meno di 30
secondi.
Passeggiata dopo cena (18:30) ruttando finalmente un cibo sano e il Carlo,
non contento, vuole anche il dessert e si accinge a staccare un fico
d'India, non facendo caso a quelle quasi trasparenti ma non indolori spine
che lo circondavano quasi completamente. Bestemmia, non prende il fico e si
ritrova una mano inguardabile. Ma l'apice della furbizia la raggiunge quando
tenta di levarsi le spine con i denti. Risultato: lingua e labbra in
condizioni pietose. Ribestemmia. Pazzeggiato un altro po' si va a montare la
tenda accanto al piccolo cimitero francescano del convento, sotto alcuni
pini, dove tirava molto vento e si stava benissimo, con un sottofondo
musicale di forti deflagrazioni (presunti bombardamenti) e rumori di jet ed
elicotteri..cacati in mano! Foto spettacolari del tramonto dopo aver montato
la tenda e a letto ore 9 (speranzosi di trovare la colazione pronta
preparata dalle suore la mattina dopo).
2 agosto M.te Tabor

Padellata la sveglia per l'alba (la sveglia non suona) ci si alza alle 7 con
un gran freddo. Rifatta la tenda si fanno i lavaggi con lavandino esterno al
convento. Prendiamo la strada principale per tornare a valle, ma ci viene in
mente che potremmo accorciarla prendendo il sentiero fra i boschi (BRAVI!).
Fra le due scelte possibili prendiamo il sentiero diretto senza neanche una
curva che segue il tubo di scarico del convento (parecchio ripido). Discesa
poco rigovernabile con Carlo alla guida che riusciva a dominare (quasi
tutta) la labirintite, e Pippo in sandali.
Dopo varie foto, rotolamenti, escoriazioni alle gambe (BRAVI!) arriviamo giù
che è passata un'ora e mezzo e siamo sudici da far schifo.
Da notare la differenza fra abbronzatura e sudicio sulle gambe.
Arriviamo alla fermata dell'autobus e facciamo autostop. Passano 10 minuti e
raccattiamo un passaggio. Gentilissimo, ci porta fino ad Afula telefonando
col cellulare alla Egged per chiedere info sugli abbonamenti del bus. Ci
lascia alla fermata per Nazareth; c'era presa bene e ritentiamo l'autostop.
Ci raccatta un arabo cristiano con soli due posti liberi, ma, stringendosi,
entriamo lo stesso, rubando l'autostop a uno sfigato a 10 metri da noi che
da solo stava aspettando. Ci fa anche (un po') da cicerone e ci lascia a
Nazareth.
Pozzo di Maria e chiesa ortodossa, si sgrida per la prima volta shawarma
(kebab) e compriamo 9 dolcini arabi belli mielosi stuccanti. Si va alla
basilica dell'Annunciazione e dopo una breve visita ci sediamo all'entrata
come barboni, e, fingendo di essere un muezzin, Carlo intona un canto
musulmano ma non fa troppo scalpore (fava). Chiesa di S. Giuseppe, souk
arabo e, obiettivo successivo, basilica e scuola di Gesù adolescente,
reputata la chiesa più bella di Nazareth, a circa 300 metri di dislivello
sull'omonima collina. Arrivati a piedi dalla salita, stremati dal caldo e
dalla fatica, ci cremiamo 1,5 litri di Coca in 27 secondi. Stiamo meglio e
riacquistiamo energia. Foto alla basilica e vari autoscatti sul panorama.
Ridiscesa lenta con bambini arabi che ci prendono a sassate a cui auguriamo
il giudizio del Signore.
Da qui nasce il concetto di Nazareno, precisato poi nelle sue tre entità: il
Carlo diventa il Nazareno stesso, Dario il profeta e Pippo il Giudeo.
Varie ristate e si prende un autobus arabo per andare a Kafr Cana. Chiesa
delle nozze con italianaio vario che rinnova il matrimonio ormai polveroso,
bazar con souvenir mancati per mancanza di spazio e bus per Tiberiade.
Arrivati fiondati al supermercato per la solita lesinata di verdura e
frutta. Il Nazareno si ribella e vuole comprare anche per la colazione:
ammonito con le parole "del profeta".
Ci fermiamo al solito ostello per riprendere le cose dimenticate negli zaini
e chiediamo info sul noleggio delle biciclette. Camminata usuale verso la
nostra casa spiaggia, con grande discussione sulla storia del Cristu. Cambio
mutanda costume senza asciugamano non curanti della gente intorno, e bagno
con acqua fresca. Ci asciughiamo al vento tiepido e mangiamo sulla spiaggia
(più precisamente. una pietraia). Un cagnaccio infastidisce il giudeo mentre
cena e il nazareno cerca in tutti i modi di utilizzare i suoi poteri per
mandarlo via. Le parole del profeta: "Mai stizzire il giudeo che mangia".
Montaggio tenda e chiacchiere varie spilluzzicando 2 kg d'uva nera.
Diario a attesa che cali il sonno, forse dopo una Coca che andrà comprata.


3 agosto Tiberiade

Svegliati dalle mosche, perché la tenda era inspiegabilmente aperta
(probabilmente qualcuno ha tentato di fregare qualcosa, ma non manca nulla).
Alle 7 siamo svegli stranamente non sudati e con un po' di vento. Dario si
alza, e, furbamente, gli altri due ciglioni, i.e. il nazareno e il giudeo,
si riaddormentano per sfruttare l'occasione. Dopo un'ora si ritrovano
intenti a fare snorkeling nel loro sudore (BRAVI!).
Smontaggio tenda, bagno antirincoglionimento, lavaggio denti e shampoo
dentro il lago, alla mercé dei pochi fortunati che ci guardavano (davvero
senza pudore).
Ci rivestiamo mostrando a tutti i nostri gioiellini ancora non curanti degli
osservatori e ci avviamo alla bus stop per prendere l'autobus per Tabgha,
facendo nel frattempo anche l'autostop. Un'ora dopo eravamo ancora lì,
stanchi come ami a causa della sfacchinata del giorno prima e al solito sole
cocente e, presi dallo sconforto, sgrifiamo un felafel a 10 (con la scusa di
rientrare in forze) su un pratino lì vicino. Arriviamo alla bus station e
prendiamo lì l'autobus per Tabgha. Scendiamo, e il Carlo si realizza
vedendosi risalutare gesticolando da due bambine (13 o 14) che già puntavano
dentro l'autobus. Il fascino (non trombino) italiano non si smentisce mai,
ma l'italiano sì: non concludono.
Autostop sfruttando le gambe scoperte di una giapponese (1) conosciuta in
autobus. Ci portano alla chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci,
dopodiché (a piedi) ci dirigiamo verso la chiesa del primato di S. Pietro
(Mennea, 19,72 sec).
Foto con autoscatti e partenza per Cafarnao a piedi, visto che doveva essere
vicino. Scarpinata di 3 km su strada asfaltata con sole a 90° e asfalto che
ribolliva. Arriviamo stremati. Livello energetico =0. Chiediamo per una Coca
da 1,5 litri e per lo stesso prezzo abituale ce ne viene offerta una da 0,5.
Ci avviamo quindi verso i bagni per rinfrescarci e bere, ma costano 1 NIS a
testa (500 £) e anche lì rifiutiamo. Allegra visita al sito trascinando la
lingua per terra con rimpatriata della jap persa alla II chiesa. Il problema
del ritorno viene affrontato e risolto chiedendo un passaggio a un pullman
non di linea di turisti argentini in partenza in quel momento. Ci lasciano
alla fermata del bus. Sfruttiamo nuovamente la jap per ottenere un passaggio
in macchina da uno del posto (lavoro: raccoglitore di mango).
Rientro a Tiberiade, fondandosi al supermercato dove si fulmina
immediatamente una pasta alla crema meritatissima e cerchiamo l'usuale Coca.
Spesa non più di frutta e verdura, ma pane, pomodori e wurstel. Si incrocia
una famiglia con figli e cavallina rampante (1) che risponde un po'
imbarazzata al sorriso intrigante del nazareno, che si compiace con gli
amici. Solita mezz'ora di cammino per arrivare alla solita spiaggia di
pernottamento.
Solito bagno rinfrescante (anche troppo) con cacata di 4 stronzi del
nazareno. Dopo essersi asciugati palle al vento conosciamo un gruppo di
italiani (3 coppie) che avevano assistito alla scena, con i quali parliamo
un po' del viaggio. Dopodiché a saziamento quasi completo (mancava solo un
altro dolcino alla crema), diario, tenda e letto (a meno che, nel frattempo,
non accada qualcosa di nuovo).


4 agosto Tiberiade

Sveglia presto (7) bagno con lavaggi nel lago. Ci concediamo la colazione al
supermarket pasta alla crema a mistone latte/cioccolato. Prima colazione
decente, anche perché unica.
Riprendiamo gli zaini e stipiamo tutto. Lavaggio frutta per il pranzo. Bus
station e si perde l'autobus per un pelo; aspettiamo un'oretta quello dopo
(destinazione Bet She'an). Nel frattempo facciamo conoscenza con un inglese
che ci dà utili info sul Sinai e sulle immersioni là. Alla fine ci dice
anche che il giorno prima c'era stato un attentato a Nazareth, e c'erano
stati allarmi bomba in tutto il paese (Tel Aviv, Zefat.).
Un po' intesiti prendiamo l'autobus per Bet She'an e durante il tragitto ci
finiamo 2 kg d'uva. Appena arrivati compriamo il Jerusalem Post e scopriamo
che l'inglese ci ha imperlato di cazzate. Visita del sito (parco nazionale)
sotto il sole cocente.
Molto bello, ci affascina meno la scarpinata per arrivare in cima alla
collina, dove vediamo la bellissima valle del Giordano. Si mangia a pane e
tonno su un prato davanti al supermercato e aspettiamo l'autobus per
Gerusalemme.
Partiti ci accorgiamo con grande entusiasmo che il percorso seguito è quello
della valle del Giordano (attraverso tutti i territori palestinesi).
Paesaggio meraviglioso (che il Carlo si dorme dall'inizio alla fine). Arrivo
a Gerusalemme, bus che ci lascia alla porta di Damasco. Camminiamo a piedi
con gli zaini attraverso il casino del souk e lì ci infiliamo nell'ostello
selezionato sull'autobus, segnalato dalla Lonely Placet (Al Arab). Situato
nel cuore del quartiere musulmano, città vecchia, è veramente favoloso.
L'ambiente è da centro sociale, senza nessuna tensione e cosparso di
rastoni. Distribuzione di tazze di the gratis a qualunque ora. Chiediamo la
sistemazione sul tetto (14 NIS) che a prima vista ci scoraggia: l'effetto è
da fossa comune: materassi ammontati uno sopra l'altro con in mezzo gente e
zaini e panni stesi ovunque. Riusciamo a trovare 3 posti su una panchina
circolare di pietra, però comoda. In seguito ci accorgiamo che è il posto
migliore. Bagni e servizi misti.
Primo giro per il souk: imboccato vicolo un po' meno frequentato (negozi già
chiusi) veniamo semiaggrediti da 4 ragazzini che iniziano a spingerci e a
tirarci calci. Non reagiamo per paura di coltellate e ci defiliamo quasi
immediatamente, con pensieri un po' razzisti e vendicativi. Giro per la
città vecchia: destinazione muro del pianto attraverso i quartieri cristiano
e armeno per evitare nuove tensioni con i musulmani. Arrivo a shabbat
iniziato. Immagini e atmosfera indescrivibile e foto di nascosto ai
poliziotti. Tensione immensa con metal detector ad ogni ingresso della
piazza.
Si mangia un hummous sotto casa e si va a letto. Sul tetto si sta benissimo,
perché tira un vento molto fresco (ci chiudiamo dentro il sacco a pelo) ma
rimane il problema dell'umidità che la notte si fa altissima (il sacco a
pelo di nylon del Carlo alla mattina è ricoperto da uno strato di acqua).


5 agosto Jerusalem

Sveglia alle 8 con un venticello fresco (la città e a 800 metri), e,
finalmente, doccia e barba. Giro per la città vecchia: vari quartieri, muro
del pianto, spianata del tempio (dover però dobbiamo tornare per vedere gli
interni, visto che era l'ora di chiusura). Via Crucis e basilica del santo
Sepolcro. 2 ore di shopping per regali vari nel souk arabo e deja vù medina
di Tunisi a comprare troiai e a contrattare. Assaggiamo un po' di
pasticceria e di prodotti da forno locali: molto zuccherosi i primi, buoni
ma ormai rappresi i secondi. Assaggiamo anche i , piatto libanese
simile a polpettoni di carne fritte, da mangiare con limone. Apprendiamo che
di sabato non funzionano neanche i Bancomat: neanche le banche lavorano!
Carlo si intesisce e si indebita fino al collo con gli altri due strozzini.
Si torna a casa: letture, cena di Carlo e Dario in ostello, Pippo schianta a
dormire alle 10 e gli altri due vanno al piano di sotto (salotto) per
chiacchiere e narghilè scroccato. A letto alle 1.


6 agosto Jerusalem

Sveglia ore 10 (Pippo dorme 12 ore svegliandosi in collo a Dario,
verificando però che il muezzin prega anche alle 4 di mattina). Abolizione
della doccia e colazione in ostello con 2 uova strapazzate con cipolla a
testa (5 NIS) fenomenale! Si va al Monte degli Ulivi rigorosamente a piedi.
Sfacchinata micidiale al caldo, ma ormai abbiamo fatto il callo ai piedi. Si
vede la tomba di Maria, giardino dei getsemani e chiesa dell'Agonia,
dopodiché visita al cimitero ebraico più grande del mondo, impressionante, e
saliamo in cima alla collina per foto panoramiche. Ritorniamo alla spianata
del tempio e visitiamo la Cupola della Roccia con tensioni per le macchine
fotografiche, la moschea di el Aqsa e il museo islamico, con scabrosa
esposizione di camicie insanguinate a testimonianza di un attentato di
estremisti ebraici (17 morti musulmani).
Si va poi a vedere se per caso erano stati ritrovati gli occhiali da sole
persi da Pippo la sera prima al cardo: scena fantozziana: si affaccia per
una foto e gli cadono sul sito archeologico sottostante chiuso di sabato.
Non trovati.
Foto varie, gelato e spesa per la cena (cipolle, pomodori, susine). Si
prospetta una bella spaghettata in ostello.


7 agosto Jerusalem

Sveglia. No colazione e per Pippo no doccia (maiale).
Visita al museo della cittadella di Davide, davvero bella e chiarificante
per il Carlo (2 ore). Poi monte Sion, tombe del re Davide e di Oskar
Schindler, con relative scarpinate. Ritorno in bus, verso Sion square,
struscio in Ben Yehuda (Calzaioli in Jerusalem) e sempre a piedi verso Ma'ne
Yehuda, destinazione mercato ebraico. Per strada Pippo telefona e si mangia
un uovo rifatto al pomodoro con varie salsine in pita. Ecceziunalo.
Compriamo gli ingredienti per la cena e dessert (melone da un paio di kg).
Da qui ci fiondiamo sempre a piedi per 2 km circa verso la stazione degli
sherut per andare a Betlemme, ma per strada ci raccatta un autobus di linea
arabo che ad un incrocio aspetta il verde. Tariffa 2 NIS. Autobus vuoto, per
l'autista non esistono fermate ma raccatta per strada chiunque vede sul
marciapiede. Tutto al nero.
A Betlemme l'autobus arriva stracolmo. Taxi fino alla chiesa della natività
con rischio di frontale con furgone che sbuca in senso opposto in curva a 90
km/h.
Chiesa senza facciata, autoscatto, visita alla grotta e alla mangiatoia
(PUOOOO'!?!).
Sherut a 3 NIS a testa fino a casa. Al check point nessuno ci chiede il
passaporto. Mah!
Cartoline penose comprate al New Gate da un palestinese a 5 NIS. Ci
vergogniamo anche a sceglierle.
Ostello, relax, cartoline, libro e cena: gli spaghetti che avevamo
rigorosamente lasciato in cucina non ci sono più; salta la spaghettata. Per
rimediare ci viene una geniata: uova strapazzate al pomodoro con soffritto
di cipolla a morire e altro tegame con tonno + sgombro + pomodoro e cipolla.
Imbrattiamo la cucina ma mangiucchiamo anche stasera.
Il melone era buonissimo e teniamo l'avanzo per la colazione successiva.
Dopo cena riacquistiamo la nostra abituale postazione sul tetto.


8 agosto Jerusalem

Sveglia tardi. Pantalone lungo e Mea Shearim rigorosamente a piedi. Tensione
generale data da cartelli dissuasivi verso comportamenti moralmente non
ineccepibili. Turisti non ammessi ma noi entriamo con comportamento quasi
rispettoso (quasi = foto fatte di sgamo). Varie vasche nelle stradine del
quartiere e presa coscienza che gli ebrei ultraortodossi (secondo noi)
vivono male la pudicità. Bambine 1 anche se coperte.
Sgroppata verso la torre dello YMCA che è rigorosamente chiusa. Un secchio
di sudore buttato via. Il panorama salta. Ancora con il 2 (i.e. a piedi)
verso il lontano Israel Museum che raggiungiamo attraverso scollinamenti e
parchi cittadini. La camminata passa meglio con vari canti della sigla del
Daytan.
Pagamento VISA e visita stancantina dell'intero museo. Bocciati: padiglioni
dell'arte Oceanica, Asiatica e Americana che crediamo che saranno argomenti
da approfondire con viaggi ad hoc; copie delle sculture di Duchamp, peraltro
viste in originale da QUASI tutti a Pasqua. Il Carlo si accontenta.
Riconosciamo la completezza dell'esposizione archeologica ma non ne
apprezziamo la qualità. Promossi: Santuario del Libro, giardino Billy Rose,
arte moderna e contemporanea, modernità e organizzazione generale del museo,
padiglione dei giovani, dentro al quale ci mettiamo al pari dei bambini di
10 anni e giochiamo con loro (Pippo: 1'25'').
Veniamo via dal museo a buio e alla fermata del bus il Carlo, preso per il
culo dagli altri per nulla fiduciosi, vince con autostop. Preziose info
sulle immersioni in mar Rosso (dall'autista). Arrivati alle mura della città
vecchia la polizia mette tensione e c'è un ingorgo bestiale. Felafel a 3 NIS
alla porta di Damasco e serata in ostello fra un rumore generale di sirene
che ci accompagna tutta la notte.
Particolare: avevamo fissato con l'ostello il tour per Gaza ma il coglione
semicapo di testa sua sfissa perché non aveva chiara la nostra situazione
con i visti. Conclusione: decidiamo di andare da soli.

9 agosto Jerusalem

Dario sveglia tutti abbastanza presto. Lavaggi spartani, no colazione (come
sempre, ma non lo dite alla nonna Franca) e via alla porta di Damasco (ore
8). Apprendiamo che non ci sono sherut per Gaza (sfiga) e, come ormai è
consuetudine, prendiamo un autobus arabo al volo in mezzo ad un incrocio per
Ramallah (tappa di trasferimento, 2,5 NIS). Sherut con estenuante
contrattazione Ramallah - Gaza con 500 giri della città per riempire il
mezzo (prezzo finale 40 NIS each) e grande conversazione con l'autista.
Durante il tragitto, dopo varie spiegazioni sulla situazione palestinese
iniziamo a dubitare del nostro turismo indipendente. Arrivati al check point
di Erez, lunghe procedure doganali, e, sotto il sole cocente, attraversiamo
a piedi la terra di nessuno (fascia di sicurezza). Contrattiamo il taxi per
Gaza city ma i prezzi sono troppo alti. Raccogliamo un manipolo di 4
tedeschi inebetiti e li convinciamo ad aggregarsi sul taxi, dividendo le
spese. Prezzo finale, molto più ragionevole, 6 NIS each.
Shawarma a 5 NIS (mai visto) in Palestinian Square e via a piedi verso la
spiaggia (3 km). Durante il percorso parallelo di Natale Dario - Carlo sul
cesso di un parco con assegnazione vittoria al foto finish, mentre Pippo fa
amiconi con due libici. Sosta al negozio di bandiere del PLO e via verso il
palazzo in cui Arafat ospita i capi di stato con paraboloni e antenna alta
20 m. Foto testimonianza ma un soldato troppo zelante (recluta?) ci
sequestra le macchine fotografiche e ci intesisce un po' ; Pippo fa la
faccia del turista ingenuo e innocuo col capo e tutto è a posto. Andiamo
verso la casa di Arafat, che tiene l'elicottero in garage, ma, manco a
dirlo, non ci fanno avvicinare (figuriamoci fotografare). Visita al mercato
di pesce con poca varietà (tutti i pesci sono uguali) dove notiamo l'usanza
di esporre i pesci sul marciapiede. Sulla via che porta ad uno dei molti
campi profughi della città allestiti dall' UNRWA, vediamo un porticciolo
peschereccio, al quale tentiamo un approccio per fare cacare il Carlo fra
gli scogli. Con nostra estrema sorpresa siamo bloccati da un militare con
una bellissima divisa della marina palestinese (MARINA???) che ci dice che
quella è la base navale (militare) di Gaza. Accesso vietato. Da notare:
l'unica imbarcazione che poteva assomigliare ad una nave da guerra era un
peschereccio di 12 metri (ad essere generosi). Sosta al ristorante vicino al
porto con foto caratteristiche al medesimo e c'è la II tappa della via
Crucis del Carlo che fotografa questo sito con grande piacere dei
ristoratori che ci invitano a cenare al loro ristorante. "Forse ripasseremo
per la cena." è la risposta. PUOOO'?!?
Visitiamo poi il Beach camp, campo profughi lì vicino (parte dalla
spiaggia). Cominciamo adesso a capire le ragioni del malessere generale
palestinese (posto veramente di merda).
.e quindi ci accingiamo a comprare le bandiere del PLO.
Ci fermiamo anche ad un centro assistenza ricambi e vendita per narghilè e
compriamo il regalo al Bona e vari accessori per modificare i nostri
narghilè.
Blocchiamo praticamente la strada principale per contrattare il taxi per
Erez (Dario conta 5 auto ferme che ci volevano caricare, non sono taxi).
Risultato: valido, 5 NIS each, e abbiamo conferma dall'autista
dell'impossibilità per i residenti di espatriare da Gaza se non per un solo
giorno, e comunque rientrando entro le 17, con le relative implicazioni sul
processo di pace. Foto al check point palestinese e come controfoto del
Carlo III stazione della via Crucis alla dogana israeliana. Passa 3 o 4
volte dentro il metal detector per varie dimenticanze (fazzoletti, ecc,
ecc).
Causiamo un probabile accoltellamento in un futuro prossimo fra un autista
di sherut e uno di taxi special per contrattare chi ci avrebbe riportato a
Gerusalemme. Noi ci fiondiamo nello sherut e aspettiamo che si calmino le
acque.
Viaggio tranquillo con ronfate varie e il Carlo sdraiato sui sedili di
dietro viene svegliato a destinazione con una inchiodata dello sherut e
rotolata per terra seguente. Un po' stizzito.
Solito ingorgo alla porta di Damasco e Carlo decide di cenare a pesche, e
Pippo anche per solidarietà. Dario salta.
Ostello, distribuzione enterogermine ai due cacaioli (Dario, Carlo) e
seratina libro, chicha e diario con rinnovo tabacco al Lime. IV stazione
della via Crucis che decide di fare nei bagni interni dell'ostello per non
svegliare le persone che, come noi, dormono sul tetto con le eruzioni e foto
varie. Cremiamo anche il the dell'ostello. Carlo telefona alla nonna.
Telefonata precedente conclusa con: ".mi raccomando, segnati!", ma oggi
supera se stessa dicendo: "Attento alle donnacce!" ma il Carlo la conforta e
la rincuora.
Rottura copertina del diario.
Idea della II ristampa del diario in italiano scritto, con glossario finale
per i vocaboli sconosciuti alla maggioranza, quindi al complementare di
Foxin.
Infamate varie e continuate al cuoco dell'ostello che però la prende anche
lui sul ridere: "You can put this up your ass" mostrando il dito medio.


10 agosto Jerusalem

Pippo svegliato dal caldo si appropinqua alla postazione internet e telefona
alla Knesset e a Tel Aviv (Egged) mentre gli altri pagano l'escursione per
il Mar Morto e doccia.
Di corsa alla Knesset con taxi perché nessuno è in grado di dirci che bus va
là (23 shekel non contrattati perché il tempo stringeva).
Visita alla Knesset un po' povera e i nostri 3 eroi vengono tentati da
cappuccino e pasta ma la loro volontà, che non era proprio di ferro, non
viene supportata dal prezzo inaccettabile.
Si va alla Egged a prenotare per Eilat e anche per il ritorno, con caos dato
dal circuito Visa. Tempo totale: mezz'ora con ricevuta Visa a mano (come 10
anni fa).
Spesa al supermercato (1 baguette a testa e un'arancia: pasto da carcerato).
In bus allo Yad Vashem. Situato su una bellissima collina verde il suo museo
sull'olocausto è grande e ben curato e la parte esterna, orto dei giusti e
vallata delle comunità emoziona veramente molto. Ci schiacciamo tutto il
pomeriggio e torniamo a casa in bus abbastanza stanchi.
Librino, cenino da anziani di Carlo e Dario (the con biscotti causa via
crucis) e riso al curry per Pippo, con bis cremato da tutti.
Chicha, diario e poi a letto, perché alle 3 partiamo per Massada. Possiamo
fare il diario domani?!?
Idea dell'appendice al diario per suggerimenti per alleggerire lo zaino.


11 agosto Jerusalem

. e invece, cari amici, siamo riusciti a non tirare le cuoia e, a 20 ore
circa dalla sveglia eccoci collassati con narghilè, the e occhi spezzati dal
sonno. Ma andiamo per ordine.
Alle 2:30 AM ci sveglia una della segreteria dopo 4 ore e mezzo di sonno
interrotte due volte da fuoco d'artificio, che in prima istanza ci sembrano
bombe e Pippo salta giù dal letto con mossa da lagunare.
Lavaggi e vestimenti veloci e si parte sotto l'intesimento di una canadese
(0) che aveva paura di far tardi e non voleva girare di notte per il
quartiere musulmano. L'autobus doveva arrivare alle 3:30 e noi eravamo lì
dalle 3:08 con maglietta e pantaloncini corti a un freddo polare (accidenti
alla canadese). Doveva, perché infatti il bus arriva alle 3:50.
A bordo direzione Massada con condizionatore sparato che Carlo provvede a
far spengere (applauso dei suoi amici).
Arrivo a Massada ore 5:15 e comincia il bello: quella che si prospettava una
passeggiata panoramica in montagna si è poi rivelata una scalata alla rocca
di Massada: 45 minuti di sudore per 300 metri di dislivello in verticale!!!
Record stagionale: alle 5:45 AM : LOW BATTERY: energia finita. Ed eravamo
solo all'inizio.
Posto stupendo, foto, infiniti autoscatti. Conosciamo romana un po'
stressata da un mese di kibbutz che ci racconta la sua esperienza
collettivistica. Mezz'ora per scendere e pullman. Circondati dal deserto di
Giuda arriviamo al Mar Morto.
Contrariamente alle aspettative l'acqua è limpida e invitante e le foto si
sprecano. Doccia curata per scrostare i cristalli salini da ogni fenditura e
via alla riserva naturale di Ein Gedi. Come di consueto, anche in questo
posto la Visa ha problemi e blocchiamo la coda per 10 minuti con intesimento
generale. Altro bagno nel laghetto della riserva e ce ne freghiamo di flora
e fauna che ci circondano anche perché il tempo a noi concesso era poco.
Carlo bagno in mutande perché lascia il costume in pullman.
Foto di Gerico antica da dentro il bus (fatica enorme: ore 11), pausa pranzo
con felafel mangiati per puri scopi nutrizionali e ripartiamo: foto al
monastero (di S. Giorgio) attraversamento Wadi Quelt con rischio di
precipitare tra le curve e via al Monte degli Ulivi. Noi c'eravamo già stati
e non si scende neanche. Bagno di folla del venerdì pomeriggio alla porta
di Damasco e ostello. Letture varie, spesa e attendiamo ora di cena.
Intesimento con francese in cucina dovuto a battaglia per una padella
d'olio: obiettivo: frittata con 10 uova, 3 zucchine e una cipolla. Il
risultato è un pastone ma ce lo facciamo piacere.
Tutto ciò avviene dopo merenda ore 18:30 con the e crematura di una scatola
intera di Marie. L'unico dubbio che ora ci attanaglia, una volta eliminato
quello relativo alle varie pasture, è se cremeremo o no stasera il rimanente
tabacco al LIME. I sondaggi danno per favorito il sì.
Ore 23:30 sono 21 ore che siamo svegli e il fisico non regge. Ci
appropinquiamo al sacco a pelo. Buona notte!


12 agosto Jerusalem

Considerando che entro le 10:30 si dovevano lasciare liberi i letti, alle
undici meno un quarto eravamo ancora dentro il sacco a pelo a sonnecchiare,
con la gente tesa che aspettava in piedi. Con molta calma facciamo tutti i
vari nostri stiramenti e doccine. Verso mezzogiorno siamo pronti.
Considerando che la cucina chiudeva alle 11, pretendiamo che ci venga
servita la colazione: uova strapazzate (2) con cipolla fresca e pomodoro.
Poiché il cuoco era ormai diventato nostro amico, acconsente. Ultimo giro al
suq e si mangia a troiai. Poi di nuovo in ostello.
E' il giorno in cui finiscono le cacaiole, ma continua la terapia
(enterogermina). Carlo telefona alla nonna, quasi apposta per farsi dare il
menù per il pranzo di buon ritorno del 21, e Dario telefona quoque. Si
decide il da farsi per il pomeriggio. Il gruppo si divide in due fazioni:
chi non ha voglia di fare un cazzo: Carlo e Dario, chi ha voglia di andare a
giro: Pippo. I primi restano all'ostello conciliando letture e chicha e the.
Sale la fame e i due si fiondano nel suq per comprare gli ingredienti della
merenda: 2 kg di patate e olio. Sbucciatura, friggitura e crematura con
maionese insieme al cuoco che si fa sempre più amicone. Era davvero una
bella ciotolata.
Pippo sceglie invece la tensione di Hebron, dove dribblando 2 o 3 check
point si infila in un quartiere di ebrei in preghiera per lo shabbath,
scortati da soldati, e va a visitare la moschea più presidiata di Israele.
Si innamora di una soldatessa in assetto da battaglia (che lo perquisisce e
lo interroga).
Ricongiuntisi, i nostri eroi vanno a comprare altro tabacco e altro carbone
nel suq, avendo già cremato la scatola di quello vecchio. Contrattazione a
buon fine. Saluti generali all'ostello con scambio email tra Carlo e cuoco.
Lacrimuccia. A piedi alla stazione dei bus (3 km) che doveva sembrare una
scarpinata ma passa bene, avendo prima preso un felafel dal king del
felafel.
Pischellaio generale in partenza per Eilat alla stazione dei bus; Carlo si
dilegua per 1 ora e mezzo e fra le tappe della sua passeggiata ingolfa il
cesso di un ristorante con cacata che dimostra l'effetto entero. 4 ore di
attesa che non passano e si parte per Eilat, con gran premio di 15 autobus
tutti pieni di quindicenni e ivi diretti. Gli schienali sono paragonabili a
quelli di Tel Aviv (cfr. capp. 1-2); non dormiamo un cazzo.


13 agosto Eilat

Bomba alla stazione di Eilat; il pullman per Taba parte solo mezz'ora dopo.
Alle 6 siamo al confine Israele/Egitto. Coda per dogana israeliana (Visa) e
arriviamo al cancello del confine egiziano, rigorosamente chiuso. Aspettiamo
sotto il sole ormai sorto in un clima di tensione generale: 100 famiglie di
100 persone che tornano a casa in Egitto cercavano di velocizzare spingendo
con carrozzine cariche di bambini e valige zeppe di cibo e incazzandosi con
noi poveri italiani civili che non spingevamo proprio perché il cancello era
chiuso. Alle 10 riusciamo a prendere uno sherut per Dahab, dopo 4 ore di
procedure doganali.
Da segnalare le conoscenze fatte alla dogana: Pisano, ciellino, diretto a S.
Caterina, studente di legge, da solo in vacanza. Può bastare?
Spagnolo, solo, pellegrino, diretto al monte Sinai a piedi, che pendeva
dalle nostre labbra e dalle nostre decisioni. In compenso sapeva molto bene
l'italiano.
Conosciamo sullo sherut 3 ragazze israeliane, di cui una molto 1, e Jeff, un
canadese che ci pare simpatico e che seguiamo all'alberghetto di Dahab dove
sono alloggiati i suoi amici, che, in questo momento, non sono ancora a noi
noti. Una volta insediati nell'alberghetto, 4000 £ a testa al giorno in un
posto molto caratteristico, ci andiamo a fare il bagno nel Mar Rosso.
Restiamo veramente stupefatti anche se il mare è un po' mosso.
Qui la roba non costa veramente niente. Un negozio su due è un diving center
e sul mare ci sono bellissimi barrettini con divanetti sotto le palme, e noi
dunque ci fondiamo a sgranare un hamburger con coca e patatine a 4,5 LE e
ronfare (era solo un giorno e mezzo che non chiudevamo occhio).
Ci svegliamo quasi al tramonto e II bagno, ancora più bello e spettacolare,
dovuto alla luce, più bella.
Varie ed eventuali, fra le quali integrare il nostro brevetto sub con un
advanced. Vedremo.
Cazzeggio in attesa della cena e dell'uscita serale. Ammazziamo mezzo pollo
per uno con verdure e fagioli che ci riempiono quasi totalmente. Presa
visione delle magliette da comprare (delusione: mancano quelle porno - sub).
Giretto sfavato in paese con gelato e, vinti dal sonno, a letto! Pippo e
Dario in camera, Carlo sul tetto.


14 agosto Dahab

Sveglia ore 11, con Jeff che infila la testa in camera a Pippo e Dario, i
quali svegliano a loro volta a sassate il Carlo appollaiato sul tetto.
Bagno e colazione con 1 litro di latte UHT cadauno e tortino - pastone che
non va giù neanche a pigiarlo. La colazione vale anche da pranzo, cosicché
dopo pranzo, mentre prendiamo il sole, notiamo puntamenti. Scopriamo che
sono le tre dello sherut + 2 amiche. Le prime tre vanno via e ci lasciano
nelle mani delle loro amiche, che, data la loro apparente disponibilità, ci
forniscono buone speranze per l'esito della serata. Fissiamo per dopo cena.
Continuiamo il nostro arcigay pomeridiano fra bagni e sole e torniamo a
casa. Dario doccia e diario, gli altri due a telefonare. 3/4 d'ora di coda
all'unica cabina funzionante del paese. Nel frattempo trovano anche il tempo
di moccolare per le docce: l'acqua era finita. Aspettiamo un'oretta ma la
situazione non cambia. Decidono di partire con la cena, eseguita a suon di
shish kebab.
Finalmente tornati a casa le docce funzionano ma manca 1/4 d'ora
all'appuntamento. Vestizione quasi fichina e via con le 2 israeliane: 1: una
di origini miste polacco - iracheno, l'altra di Madre Russia. Età: 20 / 22
rispettivamente. Le coppie si formano immediatamente sotto decisione delle
ragazze (come sempre): Carlo con Saddam, Pippo con Lenin.
La serata verte sulla grande amicizia con degustazione di buonissimi
frullati di frutta. Da come si risolve la serata capiamo che i nostri
goldoni rimarranno ancora una volta inutilizzati.
Portate a letto le ragazze i.e. accompagnate a casa perché erano stanche, ci
appropinquiamo alla nanna: Dario dormiva sul tetto: ci aveva lasciato la
stanza libera (inutilmente).
Decidiamo anche noi di dormire lì e andiamo a prendere i sacchi a pelo in
camera. Con grande gioia scopriamo che abbiamo degli inquilini
nell'appartamento: una colonia di scarafoni giganti che si rintanavano da
tutte le parti. Fra un dribbling e l'altro cerchiamo di schiacciarli con le
pinne, ma ci fa troppo schifo e li lasciamo stare lì. Codardi andiamo fuori
a dormire e ci immaginiamo cosa potrebbero pensare di ciò le nostre amiche
israeliane che hanno fatto 4 anni di militare in due. Letto.
Fra le altre cose del pomeriggio, abbiamo deciso di iscriverci al corso
Advanced Padi in un diving che, compreso nel prezzo, ci regala
un'immersione. In pratica ci viene gratis il brevetto al costo di 6
immersioni (170 $).
Entusiasti di questa scelta veniamo scortati alla banca dell'hotel Sheraton
per ritirare il cash per il pagamento Visa (no commission).
Questa parentesi invece la dobbiamo dedicare agli animali del posto. La via
dei ristoranti (!) è impestata da cani randagi, zeccosi e secchi che campano
degli avanzi della gente. Tutti i salottini del lungomare sotto le palme
compreso quello del nostro hotel, in compenso , sono in mano ai gatti, che
se lo contendono con gli scarafoni che, impauriti, si rifugiano nella nostra
stanza. Anche le mosche hanno il loro ruolo: riescono sempre a svegliarci
abbastanza presto la mattina.

9 agosto Jerusalem

Dario sveglia tutti abbastanza presto. Lavaggi spartani, no colazione (come
sempre, ma non lo dite alla nonna Franca) e via alla porta di Damasco (ore
8). Apprendiamo che non ci sono sherut per Gaza (sfiga) e, come ormai è
consuetudine, prendiamo un autobus arabo al volo in mezzo ad un incrocio per
Ramallah (tappa di trasferimento, 2,5 NIS). Sherut con estenuante
contrattazione Ramallah - Gaza con 500 giri della città per riempire il
mezzo (prezzo finale 40 NIS each) e grande conversazione con l'autista.
Durante il tragitto, dopo varie spiegazioni sulla situazione palestinese
iniziamo a dubitare del nostro turismo indipendente. Arrivati al check point
di Erez, lunghe procedure doganali, e, sotto il sole cocente, attraversiamo
a piedi la terra di nessuno (fascia di sicurezza). Contrattiamo il taxi per
Gaza city ma i prezzi sono troppo alti. Raccogliamo un manipolo di 4
tedeschi inebetiti e li convinciamo ad aggregarsi sul taxi, dividendo le
spese. Prezzo finale, molto più ragionevole, 6 NIS each.
Shawarma a 5 NIS (mai visto) in Palestinian Square e via a piedi verso la
spiaggia (3 km). Durante il percorso parallelo di Natale Dario - Carlo sul
cesso di un parco con assegnazione vittoria al foto finish, mentre Pippo fa
amiconi con due libici. Sosta al negozio di bandiere del PLO e via verso il
palazzo in cui Arafat ospita i capi di stato con paraboloni e antenna alta
20 m. Foto testimonianza ma un soldato troppo zelante (recluta?) ci
sequestra le macchine fotografiche e ci intesisce un po' ; Pippo fa la
faccia del turista ingenuo e innocuo col capo e tutto è a posto. Andiamo
verso la casa di Arafat, che tiene l'elicottero in garage, ma, manco a
dirlo, non ci fanno avvicinare (figuriamoci fotografare). Visita al mercato
di pesce con poca varietà (tutti i pesci sono uguali) dove notiamo l'usanza
di esporre i pesci sul marciapiede. Sulla via che porta ad uno dei molti
campi profughi della città allestiti dall' UNRWA, vediamo un porticciolo
peschereccio, al quale tentiamo un approccio per fare cacare il Carlo fra
gli scogli. Con nostra estrema sorpresa siamo bloccati da un militare con
una bellissima divisa della marina palestinese (MARINA???) che ci dice che
quella è la base navale (militare) di Gaza. Accesso vietato. Da notare:
l'unica imbarcazione che poteva assomigliare ad una nave da guerra era un
peschereccio di 12 metri (ad essere generosi). Sosta al ristorante vicino al
porto con foto caratteristiche al medesimo e c'è la II tappa della via
Crucis del Carlo che fotografa questo sito con grande piacere dei
ristoratori che ci invitano a cenare al loro ristorante. "Forse ripasseremo
per la cena." è la risposta. PUOOO'?!?
Visitiamo poi il Beach camp, campo profughi lì vicino (parte dalla
spiaggia). Cominciamo adesso a capire le ragioni del malessere generale
palestinese (posto veramente di merda).
.e quindi ci accingiamo a comprare le bandiere del PLO.
Ci fermiamo anche ad un centro assistenza ricambi e vendita per narghilè e
compriamo il regalo al Bona e vari accessori per modificare i nostri
narghilè.
Blocchiamo praticamente la strada principale per contrattare il taxi per
Erez (Dario conta 5 auto ferme che ci volevano caricare, non sono taxi).
Risultato: valido, 5 NIS each, e abbiamo conferma dall'autista
dell'impossibilità per i residenti di espatriare da Gaza se non per un solo
giorno, e comunque rientrando entro le 17, con le relative implicazioni sul
processo di pace. Foto al check point palestinese e come controfoto del
Carlo III stazione della via Crucis alla dogana israeliana. Passa 3 o 4
volte dentro il metal detector per varie dimenticanze (fazzoletti, ecc,
ecc).
Causiamo un probabile accoltellamento in un futuro prossimo fra un autista
di sherut e uno di taxi special per contrattare chi ci avrebbe riportato a
Gerusalemme. Noi ci fiondiamo nello sherut e aspettiamo che si calmino le
acque.
Viaggio tranquillo con ronfate varie e il Carlo sdraiato sui sedili di
dietro viene svegliato a destinazione con una inchiodata dello sherut e
rotolata per terra seguente. Un po' stizzito.
Solito ingorgo alla porta di Damasco e Carlo decide di cenare a pesche, e
Pippo anche per solidarietà. Dario salta.
Ostello, distribuzione enterogermine ai due cacaioli (Dario, Carlo) e
seratina libro, chicha e diario con rinnovo tabacco al Lime. IV stazione
della via Crucis che decide di fare nei bagni interni dell'ostello per non
svegliare le persone che, come noi, dormono sul tetto con le eruzioni e foto
varie. Cremiamo anche il the dell'ostello. Carlo telefona alla nonna.
Telefonata precedente conclusa con: ".mi raccomando, segnati!", ma oggi
supera se stessa dicendo: "Attento alle donnacce!" ma il Carlo la conforta e
la rincuora.
Rottura copertina del diario.
Idea della II ristampa del diario in italiano scritto, con glossario finale
per i vocaboli sconosciuti alla maggioranza, quindi al complementare di
Foxin.
Infamate varie e continuate al cuoco dell'ostello che però la prende anche
lui sul ridere: "You can put this up your ass" mostrando il dito medio.


10 agosto Jerusalem

Pippo svegliato dal caldo si appropinqua alla postazione internet e telefona
alla Knesset e a Tel Aviv (Egged) mentre gli altri pagano l'escursione per
il Mar Morto e doccia.
Di corsa alla Knesset con taxi perché nessuno è in grado di dirci che bus va
là (23 shekel non contrattati perché il tempo stringeva).
Visita alla Knesset un po' povera e i nostri 3 eroi vengono tentati da
cappuccino e pasta ma la loro volontà, che non era proprio di ferro, non
viene supportata dal prezzo inaccettabile.
Si va alla Egged a prenotare per Eilat e anche per il ritorno, con caos dato
dal circuito Visa. Tempo totale: mezz'ora con ricevuta Visa a mano (come 10
anni fa).
Spesa al supermercato (1 baguette a testa e un'arancia: pasto da carcerato).
In bus allo Yad Vashem. Situato su una bellissima collina verde il suo museo
sull'olocausto è grande e ben curato e la parte esterna, orto dei giusti e
vallata delle comunità emoziona veramente molto. Ci schiacciamo tutto il
pomeriggio e torniamo a casa in bus abbastanza stanchi.
Librino, cenino da anziani di Carlo e Dario (the con biscotti causa via
crucis) e riso al curry per Pippo, con bis cremato da tutti.
Chicha, diario e poi a letto, perché alle 3 partiamo per Massada. Possiamo
fare il diario domani?!?
Idea dell'appendice al diario per suggerimenti per alleggerire lo zaino.


11 agosto Jerusalem

. e invece, cari amici, siamo riusciti a non tirare le cuoia e, a 20 ore
circa dalla sveglia eccoci collassati con narghilè, the e occhi spezzati dal
sonno. Ma andiamo per ordine.
Alle 2:30 AM ci sveglia una della segreteria dopo 4 ore e mezzo di sonno
interrotte due volte da fuoco d'artificio, che in prima istanza ci sembrano
bombe e Pippo salta giù dal letto con mossa da lagunare.
Lavaggi e vestimenti veloci e si parte sotto l'intesimento di una canadese
(0) che aveva paura di far tardi e non voleva girare di notte per il
quartiere musulmano. L'autobus doveva arrivare alle 3:30 e noi eravamo lì
dalle 3:08 con maglietta e pantaloncini corti a un freddo polare (accidenti
alla canadese). Doveva, perché infatti il bus arriva alle 3:50.
A bordo direzione Massada con condizionatore sparato che Carlo provvede a
far spengere (applauso dei suoi amici).
Arrivo a Massada ore 5:15 e comincia il bello: quella che si prospettava una
passeggiata panoramica in montagna si è poi rivelata una scalata alla rocca
di Massada: 45 minuti di sudore per 300 metri di dislivello in verticale!!!
Record stagionale: alle 5:45 AM : LOW BATTERY: energia finita. Ed eravamo
solo all'inizio.
Posto stupendo, foto, infiniti autoscatti. Conosciamo romana un po'
stressata da un mese di kibbutz che ci racconta la sua esperienza
collettivistica. Mezz'ora per scendere e pullman. Circondati dal deserto di
Giuda arriviamo al Mar Morto.
Contrariamente alle aspettative l'acqua è limpida e invitante e le foto si
sprecano. Doccia curata per scrostare i cristalli salini da ogni fenditura e
via alla riserva naturale di Ein Gedi. Come di consueto, anche in questo
posto la Visa ha problemi e blocchiamo la coda per 10 minuti con intesimento
generale. Altro bagno nel laghetto della riserva e ce ne freghiamo di flora
e fauna che ci circondano anche perché il tempo a noi concesso era poco.
Carlo bagno in mutande perché lascia il costume in pullman.
Foto di Gerico antica da dentro il bus (fatica enorme: ore 11), pausa pranzo
con felafel mangiati per puri scopi nutrizionali e ripartiamo: foto al
monastero (di S. Giorgio) attraversamento Wadi Quelt con rischio di
precipitare tra le curve e via al Monte degli Ulivi. Noi c'eravamo già stati
e non si scende neanche. Bagno di folla del venerdì pomeriggio alla porta
di Damasco e ostello. Letture varie, spesa e attendiamo ora di cena.
Intesimento con francese in cucina dovuto a battaglia per una padella
d'olio: obiettivo: frittata con 10 uova, 3 zucchine e una cipolla. Il
risultato è un pastone ma ce lo facciamo piacere.
Tutto ciò avviene dopo merenda ore 18:30 con the e crematura di una scatola
intera di Marie. L'unico dubbio che ora ci attanaglia, una volta eliminato
quello relativo alle varie pasture, è se cremeremo o no stasera il rimanente
tabacco al LIME. I sondaggi danno per favorito il sì.
Ore 23:30 sono 21 ore che siamo svegli e il fisico non regge. Ci
appropinquiamo al sacco a pelo. Buona notte!


12 agosto Jerusalem

Considerando che entro le 10:30 si dovevano lasciare liberi i letti, alle
undici meno un quarto eravamo ancora dentro il sacco a pelo a sonnecchiare,
con la gente tesa che aspettava in piedi. Con molta calma facciamo tutti i
vari nostri stiramenti e doccine. Verso mezzogiorno siamo pronti.
Considerando che la cucina chiudeva alle 11, pretendiamo che ci venga
servita la colazione: uova strapazzate (2) con cipolla fresca e pomodoro.
Poiché il cuoco era ormai diventato nostro amico, acconsente. Ultimo giro al
suq e si mangia a troiai. Poi di nuovo in ostello.
E' il giorno in cui finiscono le cacaiole, ma continua la terapia
(enterogermina). Carlo telefona alla nonna, quasi apposta per farsi dare il
menù per il pranzo di buon ritorno del 21, e Dario telefona quoque. Si
decide il da farsi per il pomeriggio. Il gruppo si divide in due fazioni:
chi non ha voglia di fare un cazzo: Carlo e Dario, chi ha voglia di andare a
giro: Pippo. I primi restano all'ostello conciliando letture e chicha e the.
Sale la fame e i due si fiondano nel suq per comprare gli ingredienti della
merenda: 2 kg di patate e olio. Sbucciatura, friggitura e crematura con
maionese insieme al cuoco che si fa sempre più amicone. Era davvero una
bella ciotolata.
Pippo sceglie invece la tensione di Hebron, dove dribblando 2 o 3 check
point si infila in un quartiere di ebrei in preghiera per lo shabbath,
scortati da soldati, e va a visitare la moschea più presidiata di Israele.
Si innamora di una soldatessa in assetto da battaglia (che lo perquisisce e
lo interroga).
Ricongiuntisi, i nostri eroi vanno a comprare altro tabacco e altro carbone
nel suq, avendo già cremato la scatola di quello vecchio. Contrattazione a
buon fine. Saluti generali all'ostello con scambio email tra Carlo e cuoco.
Lacrimuccia. A piedi alla stazione dei bus (3 km) che doveva sembrare una
scarpinata ma passa bene, avendo prima preso un felafel dal king del
felafel.
Pischellaio generale in partenza per Eilat alla stazione dei bus; Carlo si
dilegua per 1 ora e mezzo e fra le tappe della sua passeggiata ingolfa il
cesso di un ristorante con cacata che dimostra l'effetto entero. 4 ore di
attesa che non passano e si parte per Eilat, con gran premio di 15 autobus
tutti pieni di quindicenni e ivi diretti. Gli schienali sono paragonabili a
quelli di Tel Aviv (cfr. capp. 1-2); non dormiamo un cazzo.


13 agosto Eilat

Bomba alla stazione di Eilat; il pullman per Taba parte solo mezz'ora dopo.
Alle 6 siamo al confine Israele/Egitto. Coda per dogana israeliana (Visa) e
arriviamo al cancello del confine egiziano, rigorosamente chiuso. Aspettiamo
sotto il sole ormai sorto in un clima di tensione generale: 100 famiglie di
100 persone che tornano a casa in Egitto cercavano di velocizzare spingendo
con carrozzine cariche di bambini e valige zeppe di cibo e incazzandosi con
noi poveri italiani civili che non spingevamo proprio perché il cancello era
chiuso. Alle 10 riusciamo a prendere uno sherut per Dahab, dopo 4 ore di
procedure doganali.
Da segnalare le conoscenze fatte alla dogana: Pisano, ciellino, diretto a S.
Caterina, studente di legge, da solo in vacanza. Può bastare?
Spagnolo, solo, pellegrino, diretto al monte Sinai a piedi, che pendeva
dalle nostre labbra e dalle nostre decisioni. In compenso sapeva molto bene
l'italiano.
Conosciamo sullo sherut 3 ragazze israeliane, di cui una molto 1, e Jeff, un
canadese che ci pare simpatico e che seguiamo all'alberghetto di Dahab dove
sono alloggiati i suoi amici, che, in questo momento, non sono ancora a noi
noti. Una volta insediati nell'alberghetto, 4000 £ a testa al giorno in un
posto molto caratteristico, ci andiamo a fare il bagno nel Mar Rosso.
Restiamo veramente stupefatti anche se il mare è un po' mosso.
Qui la roba non costa veramente niente. Un negozio su due è un diving center
e sul mare ci sono bellissimi barrettini con divanetti sotto le palme, e noi
dunque ci fondiamo a sgranare un hamburger con coca e patatine a 4,5 LE e
ronfare (era solo un giorno e mezzo che non chiudevamo occhio).
Ci svegliamo quasi al tramonto e II bagno, ancora più bello e spettacolare,
dovuto alla luce, più bella.
Varie ed eventuali, fra le quali integrare il nostro brevetto sub con un
advanced. Vedremo.
Cazzeggio in attesa della cena e dell'uscita serale. Ammazziamo mezzo pollo
per uno con verdure e fagioli che ci riempiono quasi totalmente. Presa
visione delle magliette da comprare (delusione: mancano quelle porno - sub).
Giretto sfavato in paese con gelato e, vinti dal sonno, a letto! Pippo e
Dario in camera, Carlo sul tetto.


14 agosto Dahab

Sveglia ore 11, con Jeff che infila la testa in camera a Pippo e Dario, i
quali svegliano a loro volta a sassate il Carlo appollaiato sul tetto.
Bagno e colazione con 1 litro di latte UHT cadauno e tortino - pastone che
non va giù neanche a pigiarlo. La colazione vale anche da pranzo, cosicché
dopo pranzo, mentre prendiamo il sole, notiamo puntamenti. Scopriamo che
sono le tre dello sherut + 2 amiche. Le prime tre vanno via e ci lasciano
nelle mani delle loro amiche, che, data la loro apparente disponibilità, ci
forniscono buone speranze per l'esito della serata. Fissiamo per dopo cena.
Continuiamo il nostro arcigay pomeridiano fra bagni e sole e torniamo a
casa. Dario doccia e diario, gli altri due a telefonare. 3/4 d'ora di coda
all'unica cabina funzionante del paese. Nel frattempo trovano anche il tempo
di moccolare per le docce: l'acqua era finita. Aspettiamo un'oretta ma la
situazione non cambia. Decidono di partire con la cena, eseguita a suon di
shish kebab.
Finalmente tornati a casa le docce funzionano ma manca 1/4 d'ora
all'appuntamento. Vestizione quasi fichina e via con le 2 israeliane: 1: una
di origini miste polacco - iracheno, l'altra di Madre Russia. Età: 20 / 22
rispettivamente. Le coppie si formano immediatamente sotto decisione delle
ragazze (come sempre): Carlo con Saddam, Pippo con Lenin.
La serata verte sulla grande amicizia con degustazione di buonissimi
frullati di frutta. Da come si risolve la serata capiamo che i nostri
goldoni rimarranno ancora una volta inutilizzati.
Portate a letto le ragazze i.e. accompagnate a casa perché erano stanche, ci
appropinquiamo alla nanna: Dario dormiva sul tetto: ci aveva lasciato la
stanza libera (inutilmente).
Decidiamo anche noi di dormire lì e andiamo a prendere i sacchi a pelo in
camera. Con grande gioia scopriamo che abbiamo degli inquilini
nell'appartamento: una colonia di scarafoni giganti che si rintanavano da
tutte le parti. Fra un dribbling e l'altro cerchiamo di schiacciarli con le
pinne, ma ci fa troppo schifo e li lasciamo stare lì. Codardi andiamo fuori
a dormire e ci immaginiamo cosa potrebbero pensare di ciò le nostre amiche
israeliane che hanno fatto 4 anni di militare in due. Letto.
Fra le altre cose del pomeriggio, abbiamo deciso di iscriverci al corso
Advanced Padi in un diving che, compreso nel prezzo, ci regala
un'immersione. In pratica ci viene gratis il brevetto al costo di 6
immersioni (170 $).
Entusiasti di questa scelta veniamo scortati alla banca dell'hotel Sheraton
per ritirare il cash per il pagamento Visa (no commission).
Questa parentesi invece la dobbiamo dedicare agli animali del posto. La via
dei ristoranti (!) è impestata da cani randagi, zeccosi e secchi che campano
degli avanzi della gente. Tutti i salottini del lungomare sotto le palme
compreso quello del nostro hotel, in compenso , sono in mano ai gatti, che
se lo contendono con gli scarafoni che, impauriti, si rifugiano nella nostra
stanza. Anche le mosche hanno il loro ruolo: riescono sempre a svegliarci
abbastanza presto la mattina.

15 agosto Dahab

Dario sveglia tutti chiedendo info sulla nostra serata e, fra un pastone e
l'altro, siamo talmente rincoglioniti che non riusciamo a mentire.
Colazione con 2 litri UHT e 3 tortoni pastoni duri da digerire. Avanza un
po' di latte perché dopo un po' l'UHT non passa più e stucca. In occasione
della spesa per questa colazione viene anche fregato il primo "rotolino"
alla crema e cioccolato. Bagno: snorkeling fino alla Lighthouse e pranzo a
patatine nella sitting room dell'hotel. Ordiniamo 3 patatine large da 6 LE
each. Dopo mangiato ci viene presentato il conto: 6 LE. Approfittiamo, anche
se poi non hanno da farci il resto e paghiamo 7 LE. Totale: pagata 1 su 3.
Letture varie e prima immersione. Istruttore biondino svedese che ci porta a
Mashraba a 17 metri. Da notare mutine appena comprate molto fichine e
attrezzatura nuova. Il nostro diving center è uno dei più belli. Dettagli
immersione: vedere log book. Assegnazione del manuale del corso Advanced O/W
diver Padi fotocopiato e rilegato a mo' di dispense, cosa che ci conduce a
brutti ricordi. Studio del I capitolo per la I immersione del giorno dopo,
relativa alla specialità Naturalist Dive, che riteniamo piuttosto inutile ma
che ci obbligano a scegliere.
Per la cena sdrigoverniamo le israeliane che avevamo contattato nel
pomeriggio date le scarse possibilità ormai rimaste. Ci fondiamo in un
ristorantino ficchino sul mare dove, sotto il ritmo di Santana e Pink Floyd,
ceniamo con grigliata mista di carne a 13 LE each. Abbastanza buona e
riempitiva. Ammazziamo la serata con un narghilè enorme egiziano tabacco
alla mela che fin dal primo giro ci dà alla testa. Diario rincoglioniti e
finalmente tutti e tre a letto sullo stesso tetto.


16 agosto Dahab

Sveglia ore 9 meno 10, lavaggio viso e decispamento e supermarket
dell'hotel, dove i tentativi di fare il simpatico da parte del coglione del
negoziante non fanno altro che aumentare la dose del nostro stizzimento
mattutino. Il Carlo quindi, per punirlo, gli frega tre merendine che si
caccia nello slip. Colazione con: Dario: Coca; Pippo & Carlo: pacco di
biscotti similbaiocchi. Altro pastone. Si studia il II capitolo e ci si
fionda al diving, dove finiamo di fare tutti gli esercizi. Scopriamo che
abbiamo un compagno di corso, Paul, con la sua donna, già advanced, che si
aggiunge saltuariamente.
Prendiamo il taxi (pick up) e direzione Islands. Mentre montiamo
l'attrezzatura il pick up si insabbia facendoci un po' bestemmiare.
Camminata di 50 metri sulla parte superiore del reef per arrivare al punto
di immersione. Il Carlo non se la rigoverna a dribblare i buchi che
frequentemente si presentano, offrendo una ricca vista del mare sottostante
il reef. Ci tuffiamo e ci immergiamo là.
L'ambiente è stupendo; essendo il nostro instructor un ex British Navy fa
diventare la nostra immersione un'esercitazione, costringendosi a dividere
il suo erogatore con Dario che aveva cremato l'aria. Scopriamo che la troia
del nostro compagno di corso Paul è veramente finger e, pur essendo già
advanced, si comporta come un principiante, non rispettando le regole della
comune coesistenza sott'acqua (rompe i coglioni a tutti). Abbiamo anche modo
di apprezzare l'estrema comodità dei taxi locali, usati per trasportare i
sub ai diving sites: pick up con ammortizzatori finiti e degli scatenati
alla guida.
Pranzo di corsa con cheeseburger + chips al camp e lettura veloce del II
capitolo del manuale, riguardante la II immersione: Navigation. Ci fondiamo
al diving center e briefing col nostro istruttore Ray che, con nostra grande
gioia, ci spiega gli esercizi di orienteering con la bussola che avremmo
eseguito da lì a poco. Si contavano già le figure di merda.
Assegnata la nuova strumentazione ci immergiamo (Mashraba); vari percorsi
geometrici seguendo la bussola con esercizio finale svolto da noi studenti:
partiamo da un barile sul fondo e Ray ci conduce nei meandri del reef; dopo
circa 25 minuti si ferma e scrive in inglese sulla lavagnetta: "OK guys!
Take me to the barrel" con giunta di disegno . Prendiamo la direzione
giusta ma con troppo entusiasmo iniziale, e non ci accorgiamo che stiamo
andando sempre più giù. Ray ci dà una strigliata e ci fa stabilizzare a 9
metri. Direzione N-NW (330° stimata da noi) correttissima e arriviamo
all'obiettivo con una precisione da ingegneri. Ray si complimenta con un
applauso subacqueo, anche se in cuor nostro sappiamo che ci poteva
complicare molto di più la vita con un percorso più incasinato.
Stanchini andiamo di corsa a casa a studiare il III capitolo, quello
relativo alla Night Dive, da svolgersi la sera stessa (W l'azoto in
corpore).
Decidiamo di cenare dopo l'immersione e briefing alle 20. Assegnazione delle
torce subacquee, vestizione completa di bombole e struscio nella Calzaioli
di Dahab per arrivare al luogo di immersione. Egocentrismo alle stelle.
Immersione stupenda, presa visione della flora e fauna notturne, e non ci
cachiamo in mano come temevamo, apprezzando, anzi, il momento di vero relax.
Da sottolineare l'ultima parte dell'immersione effettuata a torce spente
grazie a una splendida luna piena. Il Carlo esegue anche un fuori programma
dovuto a una non esatta regolazione del GAV durante la sosta di sicurezza
(pallonata).
Ci cambiamo, doccino, e Dario rimane a letto per motivi religiosi (via
crucis). Pippo e Carlo in passeggiata a consultare i vari ristorantini. Con
l'intuito del vero viaggiatore riescono a trovare un posticino molto carino
a pochissimo prezzo. Si ingolfano come delle bestie.
Data la tarda ora e le previste immersioni della mattinata seguente torniamo
a casa, strappiamo i sacchi a pelo dalle grinfie degli scarafoni ormai nuovi
abitanti del nostro appartamento e ci appropinquiamo a raggiungere Dario sul
tetto.
Dove la sera prima si dormiva comodamente in 3, adesso i 2 posti liberi
erano occupati da un materasso matrimoniale con sopra una bagascia che ci
aveva rubato l'idea di dormire in quel posto. I due provano a trovare
un'alternativa ma decidono poi di stringersi lì, e far polemica con la
ragazza, svegliata con la confusione creata ad hoc.


17 agosto Dahab

Sveglia molto presto per lettura IV e V capitolo: Deep dive e Multilevel
dive.
Colazione con soliti biscotti simil Ringo e Diving center. Briefing e
partenza con il solito comodo taxi per il canyon. Arrivati, montaggi vari e
ci tuffiamo. L'entrata è abbastanza comoda. Fino a 18 metri l'ambiente è
favoloso, diverso dagli altri, con sabbione bianco e coralli. Presa visione
di altre due specie di pesci mai viste: unicorn e box fish. Dopo 10 minuti
ci fiondiamo sopra una lunga crepa del terreno, larga circa 2 metri: il
canyon. La tensione inizia a salire veramente, soprattutto dopo l'invito di
Ray ad entrare in quella gola. Uno alla volta arriviamo sul fondo del canyon
e con grande gioia e un po' di paura ci accorgiamo di essere a 32 metri!!!
Per dimostrarci la presenza della narcosi d'azoto, Ray ci invita a rifare
alcuni esercizi a tempo già fatti nel briefing, che consistevano in alcune
operazioni matematiche abbastanza semplici e una domanda generale finale. A
turno con le lavagnette li eseguiamo, accorgendoci in fondo di aver
impiegato più del doppio del tempo. Alla domanda finale, dove viene
richiesto il nome e l'indirizzo di un amico, Pippo non esita a scrivere il
proprio. Allora la narcosi esiste!
Risalita spettacolare non più dalla stessa fenditura, ma attraverso un corto
tunnel che sbucava poi sopra il canyon offrendo una visione magnifica:
riusciamo a malapena ad intravedere il turchese intenso dello sfondo
attraverso una miriade di piccoli pesci arancioni e grigi che assediavano
l'uscita del tunnel: amazing!
Montiamo di nuovo sul pick up che ci porta al Blue Hole, teatro della nostra
ultima immersione: Multilevel.
Durate il nostro intervallo di superficie teniamo compagnia con i nostri
biscotti a Ray, Paul e la troia (Sandy) che si sgrifano una pizza e patate
lesse ripiene. Per buona educazione e per non sembrare accattoni rifiutiamo
anche un triangolo di pizza offertoci (Carlo: offritoci).
Paternale di Ray che ci invita a non fare cazzate, soffermandosi a indicare
le targhe di 20-enni schiantati nel Blue Hole.
Da una pozza in mezzo agli scogli larga mezzo metro arriviamo, attraverso
una he all'inizio viene costeggiato, ma che poi viene abbandonato per un
magico volo nel blu. A tutti sale l'euforia (ricordiamo che siamo a 30
metrbella fenditura fra due pareti, alla profondità di 30 metri in pochi
minuti.
Descrizione dell'ambiente: reef a picco per centinaia di metri di
profondità, con visione impressionante i un blu mai visto prima su 5 dei 6
lati della nostra scatola visiva. L'unica cosa visibile era il reef, ci) e
Pippo inspiegabilmente inizia a fare capriole in aria con grande stupore
degli altri che lo guardavano (narcosi?).
Seguiamo il dive plan della nostra multilevel e ci portiamo prima a 18 e poi
a 8 metri. Good safety stop e concludiamo così la nostra ultima immersione
sul Mar Rosso. Forse la più bella.
Torniamo al diving distrutti avendo preso coscienza dei nostri miglioramenti
(10 immersioni alle spalle iniziano a farsi sentire). L'assetto p quasi
perfetto.
Arrivati al diving finiamo gli esercizi di teoria e Ray ci consegna
finalmente il brevetto, che viene aggiunto nel log book a fianco del
precedente.
Saluti, ringraziamenti e scambio di email. Apriamo la porta del nostro
appartamento e ci apprestiamo a rifare gli zaini, in mezzo a quel casino che
avevamo lasciato, cercando accuratamente di non portare scarafoni a Firenze.
Doccia con crematura di shampoo e doccia schiuma e andiamo a sputtanarci gli
ultimi soldi: cena di pesce (abbastanza rinsecchito e lesinato) e giro
estenuante per contrattare 3 magliette molto carine che poi non abbiamo
comprato a causa del prezzo, diverso da quello da noi richiesto. Ci facciamo
anche un tatuaggio Henna da spacciare come vero a nonna Franca per il pranzo
del ritorno. Dario (innamorato, e comunque l'unico che se lo può permettere)
iniziale della fidanzata in zona appendice; Carlo: delfino "buono" su spalla
destra; Pippo: ideogramma cinese su pettorale scarso: felicità.
Massacrati dalla fatica andiamo a dormire in un posto alternativo; un
ponticello che unisce i due palazzi dell'albergo.


18 agosto Dahab

Sveglia presto, spesa parzialmente gratis al supermarket per
colazione-pranzo (soli biscotti) e taxi con due zeri italiani per Taba
(confine).
Sosta ricreativa al campo beduino che non ci passa e grande sollecitazione
al tassista, che aveva voglia di perdere tempo e farci spendere soldi con i
beduini con lui convenzionati.
Le code alla frontiera sono molto più leggere e fortunatamente senza pagare
nulla attraversiamo il confine. Taxi fino alla bus station di Eilat e
dormita in stazione in attesa del bus per Tel Aviv (ore 15).
Presa visione e ulteriore conferma della gran quantità di fichine che
circolano in Israele.
Il viaggio non è dei migliori grazie ai soliti 15-enni finiti dalla musica
tunz che ci massacrano i coglioni con schiamazzi vari, canti insopportabili
e sigarette.
Interviene anche per 2 volte la polizia, chiamata dall'autista, che entra
nel bus per buttare fuori i ragazzi.
Varie soste con amiconaio finale con alcuni israeliani da parte di Carlo e
con un giapponese mostruosamente finocchio da parte di Pippo.
Arrivo a Tel Aviv ore 20:10 (bus station).
Apprendiamo subito che non possiamo dormire lì perché anche la bus station
chiude per lo shabbath. Ce ne freghiamo e andiamo a cercare un posticino
dove sgranare qualcosa. Quartiere cinese e crematura di un hot dog
chilometrico rimpinzato dai soliti troiai vari. Piatto di chips offerto dal
gestore.
Rientrati in forze decidiamo di raggiungere la spiaggia, già di suo lontana
circa 3 km. Sbagliamo strada sotto le sbagliate info di un negro che ci
giunta il tragitto totale di 2 km mandandoci nella direzione opposta.
Arriviamo stremati alla spiaggia dopo più di un'ora di cammino (6 km) con
zaini e lì collassiamo. Il Carlo va per un'oretta per hotel, in cerca di
qualche buon anima che potesse custodirci gli zaini. 1 ora buttata via.
Ore 1 AM: decidiamo di fare i turni di guardia sulla spiaggia, gremita dai
soliti 16-enni rompicoglioni. Primo turno, 2 ore e mezzo, lo fa il Carlo,
che se la fa passare giocando a carte da solo. Il turno "privilegiato", che
però è stato ridotto ad 1 ora e mezzo, lo fa Pippo. Staffetta con Dario che
lo sostituisce per le ultime 2 ore.


19 agosto Tel Aviv

Sveglia alle 7 meno 10 da parte di Dario sollecitato dal bagnino che doveva
rimettere le sdraio. Raccogliamo la roba e, imprecando contro colui che
tutto creò, scopriamo che siamo stati alleggeriti della tenda durante la
nottata. Come cazzo abbiamo fatto visto che eravamo sempre svegli, è ancora
tutto da spiegare. e il budget aumenta.
In spiaggia a cuocerci fino alle 12:30, con bagni vari e docce. Razzata
sotto il sole circondati da un tanga 2 con supporto un po' sfatto e sue
ragazza apostrofate subito di zoccole a alta voce e scopertesi poi romane.
Ci informiamo sulla navetta per l'aeroporto. Poscia il Carlo viene
incaricato di comprare da mangiare con una miseria (13,3 NIS). Riesce a
portare a casa dopo contrattazioni 3 ciambelle dolci affogate nello zucchero
e un ciambellone di pane (come mai tutte ciambelle?) seccando esattamente
tutto il cash a disposizione.
Col boccone in bocca si fugge dalla spiaggia per paura di "pigliare foco".
Si va all'ombra a decidere di non andare Giaffa. Sarebbero stati 6 km fatti
a piedi sotto il sole causa cash finish.
Quindi prendiamo il bus 222 per l'aeroporto, ore 17 (che, come dice Dario,
sono 12 ore prima del volo). Tesi eh!?! No, il fatto è che Tel Aviv, Israele
e i suoi abitanti rubatene non ci passano più.
Arrivati in loco rimaniamo tramortiti come all'andata dalla temperatura
polare data dal condizionatore. Dopo un po' abbiamo l'insana idea di fare i
conti di viaggio. Dopo aver girato due o tre baracchini per capire i tassi
esatti di cambio Visa, apriamo i borsellini e analizziamo le ricevute di
tutto il viaggio.
Premesso che: la tenda è una spesa fissa non imputabile al viaggio (anzi,
ormai non imputabile più a nulla, allora fammi piangere);
che le immersioni imputabili al viaggio sono solo 2 (cioè quelle
programmate), e le 4 successive sono comprese nel corso Padi per il brevetto
advanced che ci durerà tutta la vita e, quindi, secondo le speranze di vita
attuali nel nostro paese e per la nostra razza, da ammortare in almeno altre
55 anni (speriamo);
si conclude, quindi, che da circa 2 350 000 lire si passa a una spesa totale
di 2 050 000, cioè sostanzialmente il budget a disposizione. avendo comunque
affrontato un viaggio, e non una vacanza. E poi, come dice il Carlo, abbiamo
acquistato un grosso bagaglio di esperienze.
Un po' intristiti, soprattutto dal fatto che questo buco in banca prima o
poi andrà coperto, ci intristiamo ulteriormente tirando fuori dallo zaino la
cena prevista: frutta secca, ultraseccata da 30 giorni di sole e
completamente appiattita dalle botte prese. Faceva schifo anche a prenderla
in mano.
Mozione per andare a cenare al self service del kibbutz dentro l'aeroporto,
che accetta Visa. Ma ripensiamo al conto corrente ormai inesistente e, dopo
un piantino, sacco a pelo per terra e a letto a pancia semivuota.
Il babbo ci ricorda che ora si deve cambiare giorno. Infatti:


20 agosto Tel Aviv

Sveglia ore 2 AM con pastone e rincoglionimento generale e alito ammazza
controlli. Decidiamo di affrontare il bagno dell'aeroporto. Dopo un paio
d'ore abbondanti di procedure di sicurezza per l'imbarco, durante le quali i
nostri bagagli hanno modo di apprezzare le abbondanti dosi di raggi x
israeliani, approdiamo al controllo passaporti e siamo pronti per l'imbarco.
Saliamo sull'aereo e abbiocco immediato. Il babbo Dario sveglia tutti quando
arriva la colazione Balkan. Intimorito da quello che potevamo trovare ci
accorgiamo con gran sorpresa che invece è una signora colazione. (Il Carlo
avrebbe qui descritto). Dario e Carlo dormono , Pippo crema mezzo Alchimista
e si arriva a Sofia. Aeroporto in costruzione, andiamo fuori per prendere
aria e decidiamo di prendere anche il bus 84 per Sofia centro, cambiando
l'enorme (per qui) cifra di 3$ (5,35 LEV). Ci dicono che i biglietti si
acquistano sul bus. Andiamo a pagare ma l'autista non ha da farci il resto
(costo biglietto: 0,30 LEV): dice di accomodarci. Fiduciosi e contenti di
aver risparmiato attendiamo di arrivare in centro. Dopo neanche 30 secondi
si presenta davanti a noi una buzzicona che ci chiede i biglietti
(controllora). Cerchiamo di spiegare la cosa, ma questa non sente ragioni e
ci fa pagare ogni biglietto 3 LEV. Cremiamo tutto il cambio e non abbiamo
soldi sufficienti per pagare la multa di Dario, che viene graziato. Per
curiosità questi raccoglie un biglietto da terra, per vedere quant'era, in
definitiva, il costo effettivo e, quindi, a quanto ammonta la multa. Se lo
mette in tasca. Dopo altri due minuti passa una squadra di controllori, ben
più acidi e manfani, ai quali Pippo e Carlo mostrano la multa e Dario il
biglietto appena raccolto per terra. Riusciamo a sfangarla.
Giro per le strade del centro di Sofia con presa coscienza della quantità
assurda si cani abbandonati pulciosi e zeccosi. Hot dog da 1,2 LEV e Coca da
2 litri a 1,97 post contrattazione. Anche questa volta cremiamo così i soldi
dopo aver comprato il biglietto bus per il ritorno.
Aeroporto. Check in. Puntamenti vari e strafica minigonnata coscia lunga e
troppo 1 al duty free. La puntata non viene ricambiata. Pippo e Carlo vanno
a scrivere il diario sconsolati e con la coda fra le gambe. Aereo per
Fiumicino, arrivo in aeroporto e treno per Termini. Carlo finisce in un
vagone diverso da Pippo e Dario e assiste alla scena di un gruppo di
napoletani che si spartisce il contenuto di una valigia rubata all'aeroporto
e poi comodamente squartata con coltello serramanico.
Treno gremito. Arrivo a Termini in mezzo a una fiumana di persone: si
scoprirà in seguito che sono i pellegrini che ritornano dal Giubileo dei
giovani. Folla incredibile che fa rimpiangere ai nostri i bei tempi della
sede papale ad Avignone. Da sottolineare l'intervento di un buzzone polacco
che sfiora la rissa con i nostri e gli altri passeggeri del treno causa
irruenza e caponaggine nello spingere a buzzate le persone circostanti.
Viaggio palloso causa vecchio crucco che mentre cerchiamo di dormire ci
spacca i coglioni con discorsi di filosofia orientale e le sue vie per
raggiungere la pace. Fanculo a lui e alla sua stirpe.
Il Bona ci viene a prendere in Celica al Campo di Marte (ore 24:15 circa) e
via pizzino da Tito. Conto un po' salato ma piacevole contatto con il cibo
italiano. Tornando verso casa del Carlo il Bona viene multato (viale
Talenti) per guida pericolosa, ovvero sguerguenza dietro a un pandino dalla
guida sonnolenta. 121 carte di multa.
Il viaggio si conclude fissando per il giorno dopo ore 13:30 a casa nonna
Franca per la mangiata del rientro a casa.

FINE