Istanbul

2002

di Federico

Istanbul, la porta d'Oriente
Piove. Sceso dal pullman, i primi passi servono a scavalcare un'enorme pattumiera a cielo aperto accumulata a bordo strada; sono arrivato ad Istanbul.
28 marzo 2002
Il Boeing 737 della compagnia turca Pegasus si appresta a decollare dalla pista dell'aeroporto Marconi di Bologna, dal finestrino guardo il cielo oscurarsi dietro la torre di controllo mentre le ruote anteriori si staccano da terra. Mi appresto ad affrontare il mio primo viaggio in solitario nella cosmopolita e integralista Istanbul, città a cavallo di due continenti che visiterò guidato dalla curiosità e dalla voglia di scegliere itinerari e fermate a seconda dell'estro.
Dopo circa due ore e mezzo di volo atterro al nuovo aeroporto internazionale Atatürk; la temperatura all'esterno dell'aereo è decisamente più bassa di quanto mi aspettassi, così aggancio fino all'ultimo bottone il pile, tiro su il bavero della mia giacchetta primaverile e scendo la scaletta. Sbrigo velocemente le pratiche doganali pagando i 10 euro per il visto d'ingresso ed esco dall'aeroporto dove una rumorosa e multicolore selva di persone sbracciandosi dalle transenne, richiama con dei cartelli i clienti dei loro alberghi, tra cui quello che porterà me all' "Akgün Otel".
Con gli occhi sgranati e la fronte appiccicata al finestrino del pullman, assaporo i primi istanti di una città che anche a tarda ora appare tremendamente frenetica e caotica; dopo circa una mezz'oretta di viaggio, mentre inizia a scendere una leggera pioggia, ci fermiamo in un vicolo buio di un quartiere fatiscente dove un neon lampeggiante indica "Akgün Otel".

Sceso dal pullman, i primi passi servono a scavalcare un'enorme pattumiera a cielo aperto accumulata a bordo strada, dopodiché trascinandomi la valigia sul fondo sconnesso entro in albergo. Assegnatami la camera numero 102, salgo alla mia angusta stanzetta, poso le valigie, ed eseguo i classici rituali di guardare il cesso, alzare le coperte per ispezionare le lenzuola, accendere la tv e infine buttarmi a peso morto sul letto. La stanzetta e in generale l'albergo, non è certamente il massimo del lusso, ma tutto sommato è pulito e vicino al centro storico, e questo è sufficiente, viste le mie intenzioni piuttosto agguerrite di visita della città.
Mi addormenterò guardando in tv l'edizione turca del Grande Fratello in lingua turca !!!.
29 marzo 2002
Sarà stata la cena a base di Michetti e Ringo Boys, oppure il Grande Fratello in turco o più probabilmente un po' di agitazione per il viaggio, fatto sta' che alle 7:30 quando la sveglia trilla, interrompe una notte agitata fatta di brevi intervalli di sonno e dormiveglia affollati da mille pensieri. Sceso per la colazione, mi accontento di una tazza di latte con una brioche (non sapevo che fosse di origine turca, scopro infatti che era un cibo già usato dagli antichi ottomani e non a caso talaltro è a forma di mezzaluna!!!), e lascio volentieri agli altri ospiti dell'albergo würstel, uova strapazzate, insalata russa e degli strani formaggi molli...oibhò!
Purtroppo il tempo non è dei migliori, il cielo è velato da uno spessa coltre di nube e inoltre la pioggia caduta durante la notte ha ridotto le strade in un'unica grande pozzanghera; ma è arrivato il momento di partire, così con il pullman raggiungo la prima tappa, la Süleymaniye Camii, tuttora la più grande e sontuosa moschea di Istanbul, opera del geniale Sinan, l' architetto di Solimano il Magnifico, che la costruì tra il 1550 e il 1557 (...non ho sbagliato a scrivere, in soli sette anni!!).
Sotto una leggerissima pioggia ammiro velocemente il cortile porticato interno (l'avlu) con al centro la fontana delle abluzioni dopodiché una volta tolte rispettosamente le scarpe entro per la prima volta in vita mia, all'interno di una moschea islamica.
Lo stupore mi ammutolisce. L'enorme sala di preghiera è sovrastata un'enorme cupola di circa 26 metri sorretta da quattro mastodontici pilastri, da cui pende, sorretto da una foresta di sottili cavi, un'enorme lampadario ad anelli concentrici tempestato di lampadine, che esaltando il rosso del tappeto, illuminano l'ambiente creando un'atmosfera surreale, mistica, affascinante. Purtroppo una balaustra separa la zona degli infedeli da quella dei fedeli che prostrandosi a terra in direzione della Ka'ba (il sacro santuario al centro della moschea della Mecca) stanno svolgendo una delle cinque fasi giornaliere della preghiera; visto che piano piano qualche turista "svalica", decido anch'io di oltrepassare il limite imposto, e da buon infedele irrispettoso, godermi la sacralità del luogo, almeno finché un custode non mi scaccerà.
All'uscita dalla moschea la voglia di entrarne immediatamente in un'altra è irrefrenabile, arrivato però alla Sultan Ahmet Camii (più conosciuta come la Moschea Blu), i guardiani negano l'ingresso almeno fino al termine della funzione religiosa (il venerdì detto "giorno dell'assemblea", è infatti il giorno in cui i mussulmani si radunano per prostrarsi in preghiera). Contiguo alla moschea, visito il luogo ove sorgeva una volta l'ippodromo romano, di cui però non ne è più percepibile la struttura, e dove ora, nell' ampio spazio rettangolare sono visibili la colonna di Costantino, la colonna serpentina presa a Delfi e l'obelisco egiziano di Teodosio.
Arrivato in una zona pedonale, assisto ad una vendita di tappeti tenuta da un curioso personaggio che illustra le bellezza dei tappeti anatolici tessuti a mano in lana e in seta, ne illustra la tecnica di tessitura tipicamente turca del doppio nodo, mi mostra tappeti Kilim da 250.000 nodi (da 1.000 Euro in su) e i pregiati Hereke da 500.000 nodi (dai 2.500 Euro in su). Mostrandomi potenzialmente interessato riesco pure a scroccare un rovente ma buonissimo te alla mela...ovviamente poi non comprerò niente!!.
La sorpresa successiva sarà quando in una banca mi vedrò cambiati i miei Euro nella moneta locale al cambio di 1 Euro = 1.146.088 Lire turche; mi ritroverò così a passeggiare con in tasca più di cento milioni di lire...ahh! c'è da sentirsi onnipotente!!; la sensazione svanirà però quando il primo panino lo pagherò 750.000 lire (turche)!.
Nel mio vagabondare senza meta, mi imbatto senza volerlo nel Capali Çarsi più conosciuto come Gran Bazar, uno dei più celebri mercati del mondo. Un dedalo di vie coperte in uno sfavillio di luci, luccicare di ori, risplendere di piatti, dove poter comprare monili, indumenti, regali e ogni sorta di cianfrusaglia. Preferisco riporre la macchina fotografica, mettere il portafoglio nella tasca davanti e senza timori perdermi nel labirinto.
Come non comprare al Gran Bazar? appena mi soffermo a guardare un oggetto, anche solo per un attimo, il venditore sempre sorridente mi invita ad entrare, si accerta della mia nazionalità e dopodiché inizia una contrattazione infinita a suon di milioni, che porterà alla fine all' acquisto di due cuscini e un "occhio di Allah" in vetro per scacciare il malocchio!.
Dietro il bazar, all'aperto o in antichi caravanserragli chiamati han, si estende un mercato meno "turisticizzato", fatto di mercanti e artigiani, di venditori di scarpe usate, di bambini dagli occhi scurissimi che si inseguono tra i vicoli, di persone munite solamente di un banco da lustrascarpe o al limite una bilancia pesapersone ma nessun mendicante; ognuno si affaccenda a far qualcosa, inventandosi e arrabattandosi a far qualunque mestiere, ma ripeto nessun mendicante.
Da lontano scorgo la punta di un minareto e man mano che mi avvicino colgo la magnificenza dell'intero complesso, la Moschea Blu, unica moschea al mondo dotata di sei minareti (solo la moschea della Mecca può contarne ben sette!). La leggenda racconta che il sultano prima della sua partenza ordinò al suo architetto di costruirgli la moschea con i minareti in oro; vista l' ovvia impossibilità di realizzazione il costruttore costruì la moschea con 6 minareti anziché con i minareti in oro giocando d'arguzia sulle parole oro e sei che tradotte suonano similmente altin e alti ... ed ebbe così salva la pelle!.
Accedo da un grande portale al cortile interno e dopo essermi tolto le scarpe entro all'interno della grande sala di preghiera. Anche stavolta rimango senza parole, nella zona riservata ai fedeli, si sta svolgendo una cerimonia funebre; l'Imam ne guida la preghiera mentre i fedeli inginocchiati sul loro piccolo spazio quadrato di tappeto, si prostrano rivolti verso La Mecca. Mi siedo sul grande tappeto e mi lascio permeare dalla magica atmosfera lasciando che la mente si svuoti; la luce entra abbondante dalle oltre 260 finestre illuminando la cupola e la parte superiore dei muri decorati con piastrelle in ceramica di Íznik dalle squisite tinte azzurre raffiguranti magnifici motivi floreali tradizionali.
All'uscita dalla moschea purtroppo la pioggia cade copiosa, e visto che ho lasciato astutamente l'ombrello in albergo, devo contrattarne l'acquisto con uno dei prontissimi venditori che attendono all'esterno; la regola vorrebbe una contrattazione senza fine, ma purtroppo non ci sono portato, e cedo quasi subito. Davanti a me si ergono le cupole della mitica basilica di Santa Sofia ma ne rimando la visita a domani quando potrò mettere in campo...un po' più di forze fresche.
La prossima tappa sarà la Yerebatan Sarayi, l'imponente cisterna bizantina. All'ingresso sfrutto la mia tesserina universitaria (...quella con la foto in cui ero ancora un foruncoloso sbarbatello!) e provo a farmi fare il biglietto a tariffa ridotta; il bigliettaio mi guarda, ammicca un pochino, storge un po' la bocca sorridendomi, e forse volendomi premiare per la sfrontataggine mi fa il biglietto da 4 milioni anziché 7!!!
Pian piano che scendo le scale di pietra, l'aria si fa' sempre più umida finché superata una porta, appare lo spettacolo delle 336 colonne romane le cui basi sommerse nell'acqua sorreggono le antiche volte in muratura. Un reticolo di passerelle permette di gironzolare a filo d'acqua e arrivare sino all'estremità dove vengo incuriosito da due colonne i cui piedistalli posano su due grandi teste di Medusa poste capovolte.capisco perché la guida definisce questo luogo "il palazzo sotterraneo".
Quando riemergo dal sottosuolo (...detta così sembro uno zombi!), la pioggia è calata e con passo oramai un po' stanco mi avvio verso il Museo Archeologico dove entro nuovamente come studente (...eh...eh!!). I due grandi leoni ittiti posti all'ingresso sono solo l'inizio di una ricchissima raccolta di reperti sumeri, assiri, babilonesi (imperdibili le ceramiche policrome raffiguranti leoni della porta di Ishtar a Babilonia), ittiti che mi riportano a quando da piccino studiavo con passione "i primi popoli"!. L'altra ala del museo è dedicata invece all'antico Impero bizantino e greco tra cui spicca un leone del Tempio di Alicarnasso (una delle sette meraviglie del mondo) e il monumento funerario scoperto nella necropoli dell'antica Sidone in Siria del famigerato Alessandro Magno!.
Con le poche forze rimaste, mi concedo un'ultima passeggiata senza meta tra i quartieri del centro storico, imbattendomi in improvvisati venditori di frutta e verdura ai quali scatto furtivamente qualche foto e successivamente ringrazio comprandogli qualcosa; arrivato allo sfinimento fisico (.e ad una non ben nota posizione sulla mappa!!) decido di tornare al mio albergo in taxi.
Fermato al volo il primo "taksi", mostro all'autista il bigliettino dell' hotel assicurandomi che ne conosca la posizione, un sorriso rassicurante mi fa' ben sperare; l'auto corre veloce nel traffico e imboccata una larga arteria comincia a macinare chilometri. Sapevo di aver camminato parecchio, ma non immaginavo tanto.tantissimo..comincio a pensar male e vedo già il mio faccione a "Chi l'ha visto" mentre raccontano di me partito per Istanbul nel lontano mese di Marzo! All'improvviso si ferma (.eccoci!) e mi fa' segno di scendere, guardo dal finestrino e vedo un immenso hotel a cinque stelle ed un cameriere in livrea con il cartellino "Akgün Otel ***** " che apertami la portiera, mi fa' segno di scendere; capisco il disguido, asciugo il rivolo di sudore dalla tempia, e faccio presente al tassista che il mio albergo è da tutt'altra parte ed è un più misero tre stelle!!! Con non poca fatica riuscirà comunque a portarmi all'hotel...situato a pochi passi da dove avevo preso il taxi....stramaledizione!!!!
30 marzo 2002
Premetto che non ho assolutamente niente contro l'islam, ma un appunto devo farlo: vadano le cinque preghiere quotidiane.ma quella notturna con tanto di lamenti e cantilene invocata dal mio vicino di stanza ha rischiato di sfociare in lite!!.
Mi sembra d'essermi appena coricato quando implacabilmente la sveglia suona!. Così dopo una leggera rinfrescata e senza radermi scendo per colazione in condizioni appena accettabili. Al mio tavolo siederanno due accompagnatrici turistiche italiane con cui mi trattengo un po' più a lungo del previsto (.giusto giusto per non essere scortese!!) e rimango d'accordo per la serata per una cena in un localino tipico (.giusto giusto per essere di compagnia !!).
Solamente alle nove passate sono pronto per uscire, e mi incammino lungo la trafficatissima Ordu Caddesi sino all'ingresso del museo di Santa Sofia, dove munito del mio tesserino (scaduto) da studente, mi metto in coda (.mmh! così imparo a fare il piacione con le hostess!). La basilica fondata nel 500 da Teodosio II e ampliata da Giustiniano poco più tardi, divenne l'edificio cristiano più splendido di quel tempo (San Pietro non esisteva ancora); trasformata in moschea nel 1453 da Maometto "il conquistatore" divenne uno dei centri universali della fede mussulmana ed infine nel 1934, togliendo ogni pretesa ad ogni fede, fu trasformata in museo.
Accedo da una porta in bronzo al nartece, supero la porta reale e accedo così nell'immensa navata centrale dove quattro enormi pilastri sorreggono una cupola dorata di oltre trenta metri. Con la testa reclinata verso l'alto e senza aprire la guida, inizio la visita guidato dall'istinto e dalla voglia di godermi appieno la maestosità del luogo.finché non vengo riportato alla bruta realtà quando volendo fare qualche scatto, mi accorgo di aver dimenticato porco-di-quel-cane il piccolo cavalletto in albergo. Così tra un moccolo e l'altro (.e stavolta non posso neanche dare la colpa a qualcun' altra!), mi devo arrangiare con appoggi di fortuna o arditi castelletti costruiti incastrando il tappo dell'obiettivo, la guida e due banane!!. Dedico ben più di ora alla visita dell'intera basilica, anche se volendo coglierne ogni piccolo particolare non sarebbe stata sufficiente l'intera mattinata!.
All'uscita imboccando la strada sulla sinistra, supero la Porta dell' Augusto, l'antico corpo di guardia del Topkapi Sarayi il palazzo dei sultani, ma arrivato dinanzi alla biglietteria un lungo serpentone di persone in coda mi fa' pensare che, alla mattina, è meglio svegliarsi prestino e non cincischiare! Rimando così la visita del palazzo a domani, e avviandomi lungo la Sogukceseke Suk. (.o qualcosa di simile!) mi imbatto nell'hamam Cagaloglu dove leggo che potrei rilassarmi con un bel bagno turco, immergermi nell'acqua, respirarne il vapore e lasciarmi così sciogliere dal sudore e abbandonarmi a massaggi energici di un nerboruto, baffuto e peloso ottomano.vado.non vado.vado. mmmmh.beh, magari un altro giorno! tiro diritto e con intatta virtù raggiungo Eminönü, la zona del porto.
Nel viavai delle persone in partenza per la riva asiatica con i traghetti, mi confondo tra gli odori e i clamori dei venditori di simit (ciambelle) impilate precariamente sulla testa o di caldarroste disposte ordinatamente una per una, di pescatori che dalle loro imbarcazioni ormeggiate cuociono sardine appena pescate. Emulando Giasone ed i suoi Argonauti che da qui iniziarono il loro viaggio per il Mar Nero alla ricerca del Vello d'Oro (!!!), cerco per l'indomani un traghetto che mi possa portare fino alle sponde del Mar Nero; leggere però gli orari in turco non è cosa semplice, così prendo qualche inaffidabile ed insicuro orario di qualche improbabile traghetto..che spero non mi porti in Armenia o giù di lì!
Mi addentro senza saperlo nel vicino Bazar egiziano (detto Bazar delle spezie), dove attirato dal penetrante odore di spezie esposte a mucchi, mi perdo nel dedalo di viuzze dell'ampio mercato coperto, scroccando qua e la qualche micro-grammo di caviale iraniano o qualche zuccheratissimo dolcetto ripieno alle noci e pistacchi. Mi unisco ad una ordinata fila di persona all 'esterno di una piccola bottega dove comprerò un sacchetto di caffè turco (che impesterà la mia valigia del sua aroma credo per sempre!) ed infine comprerò della paprika piccante, delle bustine di tè alla mela e la sua variante "istantanea" (tipo citrato), che niente però avranno a che vedere con l'originale offerto da ogni venditore preparato tenendo in infusione le foglie nella teiera e allungato poi con acqua calda.
Man mano che mi allontano dallo sfavillante e ipercolorato mercato, mi addentro tra vicoli sempre più stretti, oscuri, sporchi e maleodoranti. Occhi nerissimi di vecchi raggrinziti mi guardano da fumosi locali, giovani e veloci portantini sembrano sbattermi contro volontariamente, sorrisi che scoprono dentature dorate di negozianti sull'uscio mi inquietano leggermente e mentre dentro sento salirmi un po' d'ansia, vengo rapito dall'immagine di questo "vero mercato" fatto di artigiani, ciabattini, venditori di rottami e cianfrusaglie, di donne dal capo coperto dal kara çarsaf con lo sguardo sempre fisso verso il basso guizzanti tra un banco e l'altro per poi, penso, ritornare velocemente in casa dal loro padre-marito-padrone.
In uno dei locali meno sporchi mi fermo con l'intenzione di comperarmi l' ennesimo kebab, ma vengo attirato da un piatto in bella vista sul lurido bancone di vetro, e dato che ciò che non uccide ingrassa, tento la sorte!!!. Seppur il locale interno sia semivuoto, mi fanno accomodare all'esterno con le spalle alla strada utilizzando il bancone di fronte allo spiedo come tavolo. Evito di chiederne il motivo mentre il garzone prende il primo bicchiere sul tavolo opposto e lo riempie di un acidulo latte credo di montone. Il piatto molto gustoso, è a base di montone e agnello, pomodoro, forse melanzane, yogurt e quadrotti di pane..e condito con spintoni dei passanti alle spalle e addolcito dal profumo acre del fumo dello spiedo a pochi centimetri dal mio naso!
Ritornato verso la zona del porto cerco invano un passaggio in traghetto per la riva opposta e decido cosi di avviarmi a piedi lungo il ponte di Galata dove una miriade di pescatori affiancati l'uno all'altro, sembrano gareggiare nella cattura del maggior numero di prede in quell'acqua così nera e oleosa ma così straordinariamente ricca di pesci. Le oramai esigue forze rimaste mi inducono ad alzare il braccio per fermare al volo un taksi per raggiungere il palazzo di Dolmabahçe, un tassista dopo un'improbabile gincana ed una folle retromarcia mi fa' cenno di salire. Mi accomodo su di un pellicciotto giallo sul sedile davanti, e non appena chiudo la portiera della macchina, si parte sgommando!!. Col il gomito fuori dal finestrino e una mano appoggiata nervosamente sopra al clacson pronta a strombazzare a chiunque, l'autista dal viso brufoloso che non deve avere più di vent'anni, dribbla velocissimo nell'inferno meccanico di un'arteria brulicante di automezzi. Quando stiamo oramai per entrare in iperspazio, un muro di macchine ferme ci si para davanti, mi giro allucinato sperando in una pronta reazione del pazzo. Noto i suoi occhi guizzare da una parte all'altra della carreggiata, dopodiché una brusca sterzata ci fa' entrare come un missile dentro un benzinaio per riuscirne come dopo un pit-stop automobilistico senza sosta; arrivato a destinazione scendo e bacio la terra!!!.
Arrivato all'ingresso del sultanico (!!) palazzo, mi viene negato lo sconto studente e anzi devo pagare 5 milioni di lire turche in più per poter fotografare gli interni SGRUNT!. Inizio la visita accodandomi ad un eterogeneo gruppo di turisti alla cui guida una giovane guida dall'aria sbarazzina, dopo averci fatto calzare dei sacchettini in plastica ai piedi per non rovinare tappeti e pavimenti pregiati, ci invita a salire sulla spropositata scalinata illuminata da un mastodontico lampadario di cristallo. Tra bagni completamente in alabastro, arazzi ed intarsi in madreperla praticamente ovunque ed altri sfarzosi eccessi, visitiamo le tante sale commentate con brio dalla cicerona, che a fine visita, spontaneamente si merita (.non c'è che dire, meritava eccome!..ehm..ehm..) un comune applauso.
All'uscita sotto una leggera pioggerellina con fare sempre più lento mi incammino verso l'hotel, ma dopo pochi passi capisco che di "benzina" ne è rimasta ben poca, così alzo il braccio e salgo sul primo taksi. Alla guida stavolta un sudaticcio signore dall'aria bonaria e così, tanto per conversare un po' (.eufemismo del fatto che mai mi faccio i miei ca#§çi!), gli chiedo se lo stadio appena superato fosse quello del Galatasaray. La reazione mi sbalordisce, rallenta quasi, lascia la mano dal volante (già l' altra è impegnata fuori dal finestrino con la sigaretta!) e con fare nervoso agita il pugno a pochi centimetri dal mio naso!. Rimango impietrito sul sedile. Con la testa sempre fissa sulla strada, giro gli occhi come un camaleonte verso l'autista, che allargando le labbra in un sorriso con un italiano "maccaronico" mi chiede la rivincita dei cazzotti dati dai calciatori romanisti ai giocatori turchi del Besiktas pochi settimane prima. Mi rilasso, riallargo un po' le chiappe, e gli dico che non seguo il calcio, il mio sport preferito è il cricket!.la prossima volta in hotel ci torno anzi in cammello che con taksi!!!. Arrivato all'hotel salgo, mi faccio una rapida doccia e mi addormento davanti alla tv con in sottofondo il commento in turco della partita Milan-Parma.
Quando mi risveglio, sono in netto ritardo all'appuntamento dato al simpatico ferrarese conosciuto anch'esso la mattina a colazione; mi vesto frettolosamente, riempiendomi pure un orecchio di gel dalla foga, e scendo. Per niente irretito dal mio ritardo, con addosso un paio di pantaloni arancione shocking ed una camicia "a fioroni" lo trovo appoggiato al bancone a sorseggiare un aperitivo.andiamo bene!!. L'appuntamento è sull'altra riva, e così a meno di una maratona notturna nei sobborghi, decidiamo nuovamente per un taksi; stavolta fila tutto liscio e lo spettacolo notturno è impagabile, come tanti missili pronti a partire, i tanti minareti illuminati sembrano voler bucare un cielo pieno di stelle..oh! ma cosa mi ci hai messo dentro l'aperitivo per dire ste' stronz@#%e!!. Durante il tragitto mi racconta della splendida giornata passata in compagnia di altri italiani a bordo di un barcone sul Bosforo mangiando ottimo pesce e cantando "..o sole miooo!!!", gli rispondo nel modo più falso possibile dispiacendomi di non averlo saputo prima e pregustandomi invece in silenzio, la mia "gitona" di domani.
Attendiamo infreddoliti l'arrivo delle due ragazze davanti all'Hotel Marmara in Taksim, dopodiché un po' spazientiti dal "consueto" ritardo femminile, ci mescoliamo tra le tante persone, perlopiù giovanissime, che affollano la via centrale di questa zona residenziale ricca di negozi d'abbigliamento europei, a cui ragazzini smorfiosetti e ragazzine senza velo ma anzi con ombelico scoperto, guardano con desiderio. Per un attimo non riconosco più la città vista finora, sembra di immergermi nello "struscio" prefestivo di una delle nostre città, ma poi ripensandoci, per fortuna loro, i turchi non vivono più nel XIX secolo.anche se per noi turisti probabilmente sarebbe più divertente!.
Mentre decido per un antipasto veloce a base di kebab, da lontano vedo arrivare le due ritardatarie che con un "..su su che siamo (!) in ritardo!.e ddai!!.." raggiungiamo velocemente un locanda in una stradina secondaria dove, seduto ad un tavolo, ci attende Kemel (una guida turistica turca) con due amici. Consigliano loro il menu, o meglio decidono loro per noi, e così iniziamo la libagione con alcuni antipastini a base di verdure e yogurt (.una sorta di caponata romana molto piccante) seguiti poi da un misto di carni formato da spiedini ed un polpettone dalla vaga forma fallica, il tutto annaffiato da vino turco e acqua, e rifiutando invece con le scuse più assurde, di bere raki, una stomachevole bevanda a base di anice. Come dessert, insistono sogghignando, affinché si assaggi "il sogno della ragazzina" un dolce a base ovviamente di banane, noci e miele. La serata scorre piacevole, fantasticando viaggi, e raccontando gli aneddoti più assurdi di un lavoro da accompagnatrice turistica, il tutto sotto gli occhi pesantemente segnati dal raki dei nostri amici commensali. Glissato l'invito di andare a ballare in un locale definito "molto trendy", salutiamo i semibarcollanti turchi e ripreso un taksi ritorniamo all'albergo e...ovviamente niente buonanotte!!