di "Dario e Gabri"
http://web.tiscali.it/darioegabri/
Sawadee !
E' con questa forma semplice, graziosa ed elegante tramandata da molte generazioni
che la gente Thai usa porgere il saluto, congiungendo le mani vicino al viso
e abbassando leggermente il capo accennando un naturale e sincero sorriso, con
una dolcezza e una semplicità che ha fatto conquistare alla Thailandia
l'appropriato appellativo di Terra dei Sorrisi.
Il samuk, lo spirito dei Tailandesi, il loro modo di intendere la vita, gioioso, fiducioso, con il sorriso sulle labbra, accoglie chiunque vi si rechi, per qualunque motivo. Ed è proprio una delle ragioni che spinge chi abbia visitato la Thailandia, a ritornarci di nuovo. Ecco perché questa, per me, è la terza volta.
Tutto cominciò la sera di lunedì 29 maggio: Sandro (un amico
di vecchia data) viene a casa mia con una tessera "Stand By Card"
per i viaggi dell'ultimo minuto. Si possono prenotare da cinque (giorni prima
di partire) al giorno prima della partenza. Solo per due persone.
Ne parlo con la Gabri che mi da subito il "nulla osta" così
il 03 maggio alle 10,30 siamo già sul volo Venezia-Francoforte-Bangkok
con la Thai Airways.
L'itinerario (pacchetto preconfezionato) prevede: qualche giorno a Pattaya (e
ne approfittiamo per stare un po' con Mem e il pallidone, visto che in questo
periodo hanno da fare proprio qui); poi Koh Samui e infine due giorni a Bangkok.
All'aeroporto di Bkk ci viene a prendere proprio lui: il celeberrimo Carlo
Easy Smile, il più grande Thailand incoming tour operator del mondo!!!
Caricate le valigie nella sua auto nuova di zecca (!!!), ci avviamo verso Pattaya.
Pattaya si affaccia sul Golfo del Siam ed è diventata, grazie anche alle
numerose strutture sportive e di intrattenimento, una delle località
turistiche internazionali più importanti della Thailandia. Si raggiunge
facilmente da Bangkok, da cui dista solo un'ora e mezza, due ore circa d'automobile.
E' collegata alla capitale da un efficiente servizio ferroviario e da autobus
in partenza dalla stazione di Hualampong e dall'aeroporto Don Muang. La spiaggia
è interminabile ed è costeggiata da grandi alberghi. Il ritmo
di vita che la anima non la rende la località di villeggiatura più
adatta a chi desidera trascorrere una vacanza tranquilla. In trent'anni il piccolo
villaggio di pescatori si è trasformato in un grande centro balneare
che richiama gente da tutto il mondo, grazie a un piano di sviluppo turistico
che ha integrato le bellezze naturali al comfort puntando su alberghi di standard
molto elevato e ristoranti che propongono specialità di ogni genere.
Per muoversi in città, numerosi minibus che fanno servizio regolare ed
effettuano fermate a richiesta, in alternativa esiste la possibilità
di noleggiare auto o moto. Chi preferisce oziare lontano dalla mischia deve
optare per le isole di Ko Samet (a sud est di Pattaya nella provincia di Raygon)
o per l'arcipelago di Ko Chang.
Carlo ci porta all'hotel Jomtien Palm Beach, poco lontano dall'animatissima
walking street. Dopo averci spiegato la morfologia della città, la spiaggia,
le isole vicine ecc..., andiamo tutti assieme a mettere qualcosa sotto i denti,
occasione che Easy lungi dal farsela scappare!!! Ordina prima una, poi due,
tre, quattro portate, forse cinque (perché una si sono dimenticati di
portarcela), incredibile!!! E' un pozzo senza fondo. Mangia tutto! Se non ci
alziamo inizia a sgranocchiare anche la tavola!!! E, non contento, ci da appuntamento
per la sera, ora di cena!!
Dopo una doccia salutare ci avviamo verso la spiaggia di Jomtien, di fronte
al nostro albergo. Questa zona, a differenza di Hat Naklua e Hat Pattaya, è
più tranquilla e l'acqua è "leggermente" più
pulita ma comunque sporca rispetto alle altre località balenabili della
Thailandia. Anche l'arenile non è dei migliori: in alcuni punti la sabbia
è riportata e di un colore più scuro rispetto a Phuket e Koh Samui.
Tutto questo comunque non toglie nulla alla splendida atmosfera Tailandese:
gentilezza, sorrisi e disponibilità si notano anche stando seduti sotto
l' ombrellone. Tra una bevanda, un sonnellino e una gustosa pietanza di pollo
con anacardi oppure riso saltato con gamberi, passano così le rilassanti
giornate sulla spiaggia di Pattaya. Le sere le trascorriamo sulla famosa walking
street: una sorta di lungomare chiusa al traffico fino alle 2 di notte, tappezzata
di "open bar", discoteche, locali per massaggi, ecc.. ecc.. Ad essere
sincero, siamo entrati in due locali dove circa una decina di ragazzine ballano
la "lap dance" mezze nude, ma la squallidezza del luogo e l' insistenza
dei camerieri per portarci continuamente da bere (dopo aver già bevuto
due o tre volte), ci ha persuaso ad uscire senza pensarci troppo.
Prima considerazione: sappiamo tutti che l'unico neo universalmente conosciuto
a Pattaya è la prostituzione. A mio avviso comunque non è una
cosa opprimente o aggressiva, nemmeno per coppie o famiglie. Il popolo thai
ha la magnifica prerogativa che se qualcosa che ti offrono non è di gradimento,
basta dire "no, thanks", oppure non dare nemmeno parola e continuare
per la propria strada. Così facendo nessuno più ti assilla. Seconda
considerazione: di solito (sia in Italia che all'estero) nelle zone di villeggiatura
con alta concentrazione di alcool, donne, discoteche ecc.., capita molto spesso
di vedere qualche litigio, scazzottata, scippo o cose del genere. Certe cose
qui sono mooolto rare: abbiamo visto camminare fino alle tre di notte senza
alcun problema anche ragazze occidentali da sole oppure in compagnia. Nessuno
le importuna. La polizia è sempre vigile, entra nei locali, controlla
ed è a disposizione del turista.
Le giornate qui a Pattaya le trascorriamo come vengono, senza alcun obbligo
di orari, escursioni, visite, ecc..... La posso considerare una vera e propria
vacanza. Il viaggio per me è tutta un'altra cosa. Non per questo però
è da escludere!!
Una cosa gradevole apprezzata particolarmente, è stata la cena in un
"ristorante" da Joy, costituito da cinque tavoli in legno su una terrazza
direttamente sul mare del villaggio di pescatori "Ban Amphoe" 20 chilometri
a sud di Pattaya. Ci ha portato Carlo assieme a Mem e un suo carissimo amico
di Imola, Luca. I piatti, particolari, erano squisiti, soprattutto per chi delizia
delle portate piccanti!! Per esempio: zuppa di pesce al lemon grass = tom yam
(piatto molto famoso e conosciuto della cucina thai) pesce fritto impanato thai
style= pla samly thot daet diaw branzino al sale= pla khaphong op kleua gamberi
alla griglia= kung yang calamari frtitti aglio e pepe= pla meuk thot krathiam
phrik thai
Inutile dire che in un posto così remoto e lontano dal caos di Pattaya,
non c' era l'ombra di un turista. Mi "divertivo" incuriosito a vedere
famiglie intere (7-8 persone) sedute in un tavolo da cinque; lo "coprivano"
di portate con riso, pesce fritto, alghe, funghi, zuppe, e tutti s'incrociavano
con le mani, con le braccia, tutti prendevano un cucchiaio di "qualcosa"
da un piatto anche lontano, assaggiavano, si scambiavano le pietanze, chiedevano
sempre qualcos'altro al cameriere, parlavano tutti assieme... insomma un gran
casino, ma...... Nessuno si arrabbiava o alzava la voce più dell'altro.
Il vocìo era costante, allegro e conviviale. Bello! Ad un certo punto,
dopo aver "pulito" per bene i piatti e pagato il conto, si alzano
con ordine e se ne vanno! Ecco.... una cosa nettamente diversa dalle nostre
abitudini, che ho notato più di una volta del popolo thai: quando finiscono
le portate, non si fermano a chiacchierare un minuto in più!
La mattina dell'otto maggio ci viene a prendere Carlo con Mem per andare all'
aeroporto militare di Utapao dove abbiamo il volo verso le 9,30 per Ko Samui,
che.... è in ritardo. Nessun problema: il pallidone si consulta con Mem
e nel frattempo dove si va?? Ma che discorsi..... A mangiare no??? Ci porta
in una meravigliosa insenatura, un mare splendido e una spiaggia bianchissima:
è il villaggio di Samesan. Come si vede dalla foto questi sono posti
non frequentati dal turismo, ma solo ed esclusivamente dal popolo Thai che nel
fine settimana fanno campeggio e pic nic e non usano strutture alla nostrana.
Nel piccolo bar-ristorante annesso ci rifocilliamo, noi un po', e Carlo un po'
troppo!!
Abbiamo ancora un po' di tempo a disposizione e andiamo al villaggio di Samesan.
E' situato in una collinetta a pochi chilometri da Utapao. In cima c'è
un piccolo tempio con il Budda da dove si può vedere l'isola di Ko Samesan
e altre piccole attorno.
Il volo fino a Koh Samui con la Bangkok Airways è tranquillo. Dopo circa
un'ora sotto di noi si intravedono le bianche coste dell'isola. L'albergo incluso
nel pacchetto è il Banana Fan Sea: come la maggior parte dei resort a
Koh Samui, è costituito da una serie di bungalow in legno e mattoni,
immersi nel verde. Nulla da dire sull'ineccepibile servizio della reception,
delle pulizie, della colazione ecc.... Qualsiasi cosa serve, basta chiederlo.
Vi verrà dato con un sorriso.
L'arcipelago di Ko Samui è un insieme di centosessanta isole (di cui
80, tra isole e isolotti coranini, salvaguardati nel Ang Thong National Park,
vasto 250 Kmq), di cui Ko Samui è la maggiore. Con una superficie di
250 kmq è per grandezza la terza isola della Thailandia. Una catena montuosa
attraversa l'isola che è circondata da spiagge lungo le quali si assiepano
le migliaia di palme da cocco che la rendono famosa. Si trova a circa 560 km
da Bangkok, a cui è collegata da voli regolari. L'alternativa per raggiungerla
è un battello da Surat Thani, nella parte sud dell'Istmo di Kra, a 80
km. L'attrattiva principale di Ko Samui, naturalmente, sono le sue splendide
spiagge bianche, bagnate da acque cristalline, che hanno contribuito ad accrescere
la sua fama in tutto il mondo. E' abitata da circa 35.000 residenti che si occupano
principalmente di attività legate alla raccolta delle noci di cocco,
coadiuvati dalle scimmie addestrate che si arrampicano sui tronchi e scuotono
le piante finché i frutti non cadono a terra.
Per la sua naturale bellezza e servizi (alloggi, ristoranti, supermarket, farmacie,
cliniche, ospedali e Vita Notturna), la migliore località e' sicuramente
Chaweng Beach, che ho potuto già visitare in aprile del 2000 con la Gabri.
Una delle caratteristiche migliori, a mio avviso, è la spiaggia di oltre
6 chilometri, con una sabbia fine e bianca ed un mare azzurro, contornata da
palme da cocco. Qui si può trovare oltre alla cucina locale i migliori
ristoranti Italiani (circa una decina) e la migliore collocazione per un'ottima
vacanza (tutti i confort a disposizione).
Come prima impressione i piccoli ristoranti sembrano i meno organizzati, anche dal punto di vista igienico: nulla di più sbagliato! L'igiene e la pulizia delle cucine sono parametri importanti quando ci si reca all'estero. La Thailandia al contrario di altri stati asiatici è visibilmente più evoluta, quindi è curato anche l'aspetto sanitario. Non esitate quindi ad entrare in piccoli ristoranti, sia per gustare ottimi piatti della cucina locale a prezzi veramente modici sia per conoscere usi e costumi degli abitanti del posto. Una cosa che ho notato un po' dappertutto è che il cameriere appena ti siedi ti porta il menu per scegliere le pietanze; la stessa cosa però non succede quando al tavolo è seduta gente thai: loro si accomodano e in quattro parole ordinano subito tutto e magari anche qualcosa non compreso nel menu! Fatto sta che qualche volta cercavo di farmi spiegare dal cameriere quello che avevano ordinato ed eventualmente, se di nostro gradimento, lo prendevamo anche noi. Per quanto riguarda il bere, fin dai primi giorni della nostra permanenza, abbiamo sempre cercato di evitare il ghiaccio a cubetti direttamente sul bicchiere. Poi qualche volta, dimenticandoci di avvisare prima, abbiamo bevuto senza alcuna preoccupazione. I giorni seguenti, sia a Pattaya che a Ko Samui e a Bangkok, non abbiamo più preso in considerazione il fatto del ghiaccio e ne abbiamo "ingerito" non poco, senza avere assolutamente alcun problema!! Dopo cena andavamo a bere qualcosa nei numerosi locali di Chaweng. La vita notturna a Samui è sempre molto vivace per cui i locali dove andare ad ascoltare un po' di musica sono numerosi. Non so quali siano i più frequentati, comunque la scelta è vastissima perché sparsi nei centri e sulle spiagge di tutta l'isola si trovano centinaia di Bar, Pub, Karaoke ecc. dove trascorrere la notte in compagnia di buona musica ritmata da DJ Italiani ed europei gustando bevande e cocktail locali. Qualche volta ci fermavamo a bere qualcosa nei classici "Open Bar", ma l'insistenza delle ragazze "di contorno" a farci ordinare sempre qualcos'altro appena il bicchiere che hai in mano arriva a metà, m'innervosiva. Per carità, sono (non tutte) belle ragazze, gentili e affettuose (fino a quando continui a bere), ma quel tipo di invadenza e ostinazione per offrirgli da bere e obbligarti a inghiottire altre bevande presentandoti davanti il menu ogni tre minuti non è piacevole. Dopo un Margarita e un succo con vodka, andavamo lungo la strada principale di Chaweng tappezzata di bancarelle: come nel resto della Thailandia si può trovare veramente di tutto a prezzi modestissimi, ma sta sempre nella capacità di contrattare. A volte si può ridurre il prezzo anche del 50-60%! La Thailandia è famosa in tutto il mondo per vendere copie di qualsiasi oggetto: indumenti, scarpe, borse, orologi, cd musicali, film in DVD ecc... ad un costo veramente basso. Oltre alle copie ci sono anche negozi carichi di souvenir e di artigianato locale, come ad esempio indumenti e tele di seta Thai i famosi e coloratissimi "Sharong" (pareo), portacenere, lampade, statuette ed altri oggetti ricavati dal legno della palma da cocco lavorati a mano. Bellissimi anche se costosi sono i batik dipinti a mano con figure raffiguranti lo stile di vita Thailandese a partire dalla raccolta del riso (khao) a figure rappresentanti l'immagine del Buddha. Lungo la via principale ci sono anche numerosi "Thai Massage": centri di massaggi di indubbia competenza con decine di ragazze dentro e fuori che cercano di "accalappiare" ragazzi e ragazze elencando una serie di sconti sui vari tipi di trattamenti. Considerato che comunque il massaggio Thai è rinomato nel mondo, cercavamo qualcosa di serio e professionale: ci hanno indirizzato in un locale che esibiva all'interno il Diploma rilasciato dalla scuola Thai "Wat-Poo" con Sede in Bangkok. Il vano ingresso era abilmente arredato e rivestito in legno. Dopo averci fatto accomodare di fronte ad un basso tavolino con alcuni unguenti e profumi, abbiamo descritto i nostri problemi. Prima di tutto il male del secolo: i cervicali. Poi il mal di schiena dovuto alle errate posizioni sulla sedia di fronte al PC. Il (penso) proprietario con evidenti tratti somatici cinesi, a seguito della nostra esposizione, ci ha elencato con quale tipo di unguenti ci saranno praticati i massaggi. Dopo averci fatto accomodare al piano superiore, due signore di età avanzata (avranno avuto circa 50-60anni) ci hanno portato nello spogliatoio dove, liberati delle magliette e dei nostri pantaloni, ci sono stati consegnati dei pantaloni di lino leggerissimo e abbastanza larghi per permetterle di agire con più libertà. Le stesse poi ci hanno fatto accomodare in un'altra stanza con pavimento e pareti in legno scuro, 7-8 materassini stesi a terra e qualche ventilatore. C'erano già dei clienti (una coppia di nord europei) che stavano sottoponendosi anche loro ad un trattamento completo. Prima di iniziare estraggono da una busta sigillata una salvietta con la quale asciugano il corpo che a Ko Samui è quasi perennemente sudato. Poi avviano il massaggio che in pochi minuti ci porta in uno stato di sublime rilassamento! Ha origini da antiche pratiche indiane con influenze Yoga e sfruttando i canali di energia vitale evidenzia collegamenti con la medicina tradizionale cinese. La Medicina Tradizionale Thai esiste da oltre 1000 anni ed ancora oggi è praticata come allora. Il massaggiatore o massaggiatrice utilizza praticamente i suoi arti per eseguire il massaggio: i pollici, i palmi delle mani, gli avambracci, i gomiti, le ginocchia, gli stinchi ed i piedi per comprime e distendere il tuo corpo. I Thai ritengono che produca una buona salute e libera dai dolori togliendo gli ostacoli al flusso delle energie vitali nei tessuti del corpo. I principali canali di distribuzione di queste energie vitali sono chiamati "Sen" (vene). I massaggiatori Thai lavorano lungo i Meridiani Cinesi "Oi" e pressando manualmente i tessuti viene stimolato il flusso dell'energia vitale nei "Sen" i quali, se pressati ripetutamente da ogni direzione del corpo dagli arti inferiori a quelli superiori, liberano dai dolori e dai fastidi muscolari. Insomma, il benessere ed il rilassamento sono immediati. Sebbene svegli eravamo in uno stato di trance totale! L'utilizzo di speciali unguenti aromatici per scivolare meglio sul corpo durante il massaggio, ingentiliva anche l'olfatto. Finito il trattamento, ci hanno fatto accomodare in una stanza aperta su due lati con la vista su un giardino, nascosta dal rumore infernale della strada di Chaweng. Arredata con gusto, tutta in legno, al centro c'era un basso tavolo dove, seduti in un colorito tappeto, ci hanno offerto un te aromatico. Che dire: dopo un'esperienza del genere la sensazione di risanamento, sollievo e leggerezza è notevole e duratura!
Il giorno dopo, rinfrancati dal massaggio, ci alziamo di buon'ora per l' escursione all'isola di Koh Tao e Koh Nangyuan. Dopo circa un'ora e mezza di motoscafo veloce, arriviamo a Koh Tao. Purtroppo il tempo non è dei migliori: è sempre un po' nuvoloso e il sole fa capolino solo per qualche minuto. In compenso il caldo non è asfissiante e ci si abbronza lo stesso. Dopo un po' di snorkelling e il pranzo "tutto compreso", proviamo a stenderci un po' al sole, che per una mezz'oretta è comparso dritto sopra di noi, assieme agli unici italiani del gruppo, una coppia in viaggio di nozze. Niente da fare: le radiazioni sono così forti e il caldo così opprimente che ci costringono ad una veloce ritirata! Dopo un po' si risaliamo a bordo e andiamo verso Koh Nangyuan, una delle principali località tailandesi ideali per una vacanza dedicata alle immersioni. E' una meravigliosa creazione della natura che comprende tre isole vergini unite da strette lingue di sabbia bianchissima. Non si trovano strade, auto, moto ecc... Esiste un unico posto dove alloggiare: il Nangyuan Island Dive Resort, formato da bungalow immersi nel verde. E' proprio qui che due anni fa abbiamo incontrato Fabio Volo, quello delle Iene, con un gruppo di amici. Il resort ha tutta l' attrezzatura per chiunque voglia fare Diving anche a livello professionale. (www.nangyuan.com) Dopo un po' di snorkelling, qualche minuto di pioggia e un raggio di sole, torniamo a Ko Samui. Due anni fa con la Gabri, oltre a questa stessa escursione (Ko Tao e Ko Nangyuan), abbiamo fatto anche quella lungo le strade e i centri principali di Ko Samui. Essendo l'isola relativamente piccola, in una giornata si riescono a vedere tutte le cose più importanti. Abbiamo fatto un giro nella foresta interna con sosta in cima alla collina più alta dell'isola, alle cascate di Hin Lad, alle famose rocce grandmother e grandfather raffiguranti i due sessi, per arrivare a fine giornata al tempio del grande Buddha.
Per finire, ritengo che Ko Samui è adatta a tutti i tipi di turista
e/o viaggiatore: si possono effettuare svariati tipi di sport acquatici; si
trovano posti meravigliosi per chi vuole stare in ozio dalla mattina alla sera;
va bene sia per i single che per le coppiette in viaggio di nozze; non servono
vaccinazioni; in generale si spende poco; si possono noleggiare tranquillamente
moto e Jeep; basta chiedere e qualsiasi persona darà dei validi consigli;
ci sono banche, uffici postali, sportelli di cambio e sportelli bancomat; c'è
un buon ospedale pubblico e un ottimo privato; è possibile partecipare
a corsi di sub, tenuti anche in italiano; è possibile noleggiare windsurf,
piccole barche a vela e jetsky; l'igiene è curata e il cibo è
ottimo. Ultima cosa, ma non meno importante è che la gente del posto
è sempre gentile e con il sorriso sulle labbra!
Ci dispiace allontanarci da Samui, ma l'itinerario prevede due giorni nella
capitale, prima del rientro in Italia. Sarà, ma anche se è la
terza volta che vado a Bangkok, provo ancora un certo entusiasmo!
Arriviamo a BKK alle 10,50 del 12.05.2002. All'aeroporto viene a prenderci
la nostra guida (Thomas) che parla un italiano quasi perfetto, fornitaci da
sua signoria Easy Smile. Ci accompagna all'hotel Prince Palace, situato nella
Bo Bae Tower, hotel che penso pochi del NG it.hobby.viaggi conosceranno ;-))
Ci mettiamo d'accordo per l'escursione a Bangkok di domani e visto che abbiamo
ancora mezza mattina e tutto il resto della giornata a disposizione, chiedo
al Thomas un consiglio. Chiedo di visitare Bangkok non solo per ammirare i suoi
splendidi monumenti, ma anche vagare per le strade immergendosi in un'atmosfera
unica e sempre diversa. All'inizio è un po' vago, poi quando gli viene
in mente che oggi è domenica, gli si illuminano gli occhi: <..Andate
al mercato di Chatujak..>. Il mercato del Weekend di Chatujak (pron. Ciatuciak),
è il più famoso di Bangkok, direi quasi esclusivo per il popolo
thai, visto che per il 95% è frequentato da loro e che i prezzi sono
accessibili a tutti. Situato a nord della città, in direzione dell'aeroporto,
è aperto il sabato e la domenica dalle 6 alle 18 in un'area di qualche
migliaio di metri quadrati. Dall'esterno non è che si riconosca poi molto.
La zona dove si sviluppa è circondata da anonime strade e marciapiedi
della metropoli. E' una volta entrati che ci si imbatte in una cosa veramente
nuova: centinaia e centinaia di piccole bancarelle e modesti negozi addossati
l'uno all'altro con un vago ordine, contornati da stretti corridoi brulicanti
di gente. Anche i corridoi sono stati coperti accuratamente per non far entrare
nemmeno un raggio del sole cocente. Ne consegue che non c'è un filo d'aria
e si è immersi in una cappa di calore e umidità impressionante!
E' difficile trovare uno spazio per riprendersi un attimo, c'è talmente
tanta gente intorno che se qualcuno sviene resta certamente in piedi!! Tutti
hanno sempre gli occhi spalancati per trovare l'ultima novità e il prezzo
più basso. Qui non serve contrattare: i prezzi sono già esigui.
Ogni più piccolo centimetro quadrato, anche a terra, è coperto
da venditori ambulanti, carrettini, barbecue, casse, cassette, bidoni, jeans
stesi su un canovaccio... Insomma di tutto!!
Alcuni negozietti saranno larghi circa un metro e mezzo, e alti non più di due metri. Sopra il soffitto si può scorgere un piccolo magazzino, alto circa sessanta centimetri! E ci fanno stare di tutto!! Più avanti scorgiamo un.... un...., non so come chiamarlo: c'è una persona che distribuisce vivande in piccole ciotole, sostando in uno spazio largo poco più di un metro. La cosa curiosa è che le ciotole con una specie di alga, formaggio e riso, gli vengono passate da una sorta di cuoco che si trova al piano superiore, che come ho già detto, è molto basso: infatti è inginocchiato.... non riesco a vederlo bene, ma è chiaro che non è in una posizione proprio adatta per cucinare delle vivande!!!! Per non parlare di quello che si vende normalmente a Chatujak. All'inizio quando qualcuno asseriva che qui si può trovare di tutto, ma veramente di tutto, ero un po' dubbioso. Pensavo al solito mercato tipo Pat Pong, con le solite cose da comprare per turisti. Nulla di più sbagliato. Bisognava credergli: abbiamo visto in vendita qualsiasi tipo di capi d'abbigliamento (sia marche note che sottomarche), scarpe, cappelli, cinture, vasi di ceramica, mattonelle, accessori per bagno, divani in bamboo o vimini, orologi Rolex a partire da 100 bath (circa 5200 lire), accessori per la casa (arredamento e ornamento), copie di quadri d' autore, cuccioli e adulti di bassotti, chiwawa, dobermann, cocker, stessa cosa per i gatti di qualsiasi razza e età, uccellini piccoli, grandi, tortore, pappagalli, anatre, oche, pesci, pesciolini (vivi per gli acquari e morti per l' alimentazione), videocassette, CD, DVD, carne macellata, legno intagliato, madreperla, cesti, bronzi thai, posaterie e oggetti di porcellana verde, piccoli oggetti di antiquariato e giade, cuccioli e adulti di scoiattoli, topini bianchi, cavie, insetti vivi, boa constrictors (si, si...era vivo), altri tipi di serpenti e varie specie di iguana..... E di tutto di più!! Il caldo ormai è soffocante. Decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa. Di ristoranti qui nemmeno l'ombra: solo una lunga fila di tavoli attaccati alla recinzione ai limiti dell'area del mercato, fiancheggiati da una serie interminabile di piccole cucine improvvisate. Decidiamo, ormai stremati, di accomodarci su uno di questi piccoli, ma piccoli tavoli. Ci stiamo in due a malapena: abbiamo i gomiti a stretto contatto l'uno con la recinzione e l'altro con gli urti della gente che passa di fianco a noi. Ad ogni colpo il tavolo, di plastica leggera, si piega paurosamente a causa delle imperfezioni del selciato. Ok, ordiniamo: ci passano il menu con le diciture anche in inglese, ma quando cerchiamo di chiedere se la determinata pietanza è "spicy" (piccante), oppure che non desideriamo il ghiaccio (ricavato mediante "grattugiamento" con le mani e una specie di falsetto arrugginito da un enorme blocco dentro un grande frigo) nelle bevande, non se ne fa nulla. Nessuno spiaccica una parola d'inglese! Vabbè: sfodero il prezioso pezzo di carta dove Mem ci aveva scritto in tailandese alcune pietanze non piccanti e a noi gradite, e dopo pochissimi minuti stiamo già mangiando! Come?? E per il ghiaccio?? Massssì..... chissenefrega!! Dopo esserci ben saziati, restiamo ancora un po' seduti e in silenzio, ascoltando e osservando. Centinaia e centinaia di persone ci passano davanti in pochi minuti, cerchiamo di capire da dove vengono: i cinesi si differenziano dai tailandesi per la carnagione più chiara, i giapponesi si differenziano dai cinesi perché, di solito, sono sempre vestiti bene e in forma; gli indiani si riconoscono subito per i tratti somatici occidentali, ma con una carnagione olivastra,.... mentre la promiscuità degli odori delle pseudo-cucine, una attaccata all'altra, irritano l'olfatto per chi non è abituato: risaltano i profumi delle spezie, in particolare del curry, assieme all'aroma di pesce fritto, ai ferri, bollito nelle zuppe... Osserviamo i giovani thai che "riscaldano" la tastiera del nuovo telefonino e le ragazze che, anche con le zeppe altissime, restano sempre sotto il metro e sessanta! E ancora la vecchietta che con un grande "pentolone" pieno di ghiaccio e chiuso da un coperchio sul quale sono ricavati piccoli vani cilindrici, crea ad arte, con un goccio di sciroppo, graziosi ghiaccioli colorati. Piccole cose, piccoli particolari, ma che riempiono di saggezza e cultura.
Ecco, questa è stata un'esperienza emozionante, di quelle che ti fanno
tornare contento perché hai "assorbito" un po' delle loro tradizioni,
avendo vissuto, anche se per poco tempo, in mezzo alla gente comune. La giornata
è ancora lunga e seguiamo le indicazioni di Thomas per andare a far compere
a Pat Pong. Su un foglio ci ha indicato il percorso più breve dal mercato
di Chatujak: prima di tutto si parte dalla stazione della monorotaia sopraelevata
"Mo Chit" e smontare a "Siam". Qui si cambia e si prende
il treno per "Sapan Taksin" e da Sapan Taksin" si scende alla
stazione di "Sala Daeng". Da qui Pat Pong è a poche centinaia
di metri.
Pat Pong è famosa in tutto il mondo sia per il gran numero di locali
equivoci e a luci rosse in cui si esibiscono go-go girls e alle sale per massaggi
molto diversi da quelli tradizionali, che per il noto mercato di prodotti di
marca, tutti contraffatti. Le bancarelle offrono orologi, borse, occhiali, jeans
e vari capi d'abbigliamento, tutto a prezzi irrisori. Dipende anche tanto dalla
capacità e la pazienza di contrattare.
Dopo aver percorso tutta la via di Pat Pong, in mezzo ad una gran confusione
di bancarelle, turisti e qualche centinaio di espliciti inviti ad entrare in
un go-go bar (quasi tutti con le porte spalancate e le ragazze mezze nude ben
in vista), sbuchiamo nella via perpendicolare, una larga strada con una confusione
infernale. Proprio in quel momento c'è un poliziotto che "cerca"
di regolare il traffico, ma fa ancora più confusione. Ferma un autobus
per poter far uscire delle auto dal parcheggio di un grande albergo, ferma anche
i veicoli provenienti dalla parte opposta. Nel frattempo riceve una chiamata
alla radio, risponde e si fa una sonora risata. Intanto le auto, l'autobus,
i motorini, tutti fermi, attendono un suo cenno. Cerca di mandare avanti l'autobus
che s' incrocia con le auto. Dalla parte opposta qualcuno suona il clacson,
ma lui non se ne preoccupa minimamente. Qualche tuk tuk cerca di passare di
fianco ma non ce la fa! C'è un rumore assordante, una tale concentrazione
di ossido di carbonio che sembra nebbia e un caldo sempre più opprimente
anche a causa delle emanazioni dei condizionatori delle auto. Nonostante tutto,
e questa è la cosa che mi ha lasciato incredulo, tutte le persone fermate
dal poliziotto, sia in auto che in moto (con il casco in testa, quindi pensate
un po' voi al caldo....), e coinvolte nell'ingorgo, erano assolutamente tranquille!!
O almeno così sembrava. Fatto sta che nessuno protesta, nessuno smonta
per litigare, non si nota nemmeno una piccola reazione di dissenso,..... niente!
Incredibile! Beh.., per noi è incredibile perché non siamo abituati
a vedere un comportamento così corretto ed equilibrato.
Dopo ancora qualche "visita" al mercato e una buona cena in uno dei
numerosissimi ristoranti della zona, prendiamo un taxi e torniamo in albergo.
Il mattino dopo (13.05.2002) abbiamo l'escursione guidata di Bangkok con il
nostro amico Thomas.
Il mattino dopo (13.05.2002) abbiamo l'escursione guidata di Bangkok con il nostro amico Thomas. Qualche cenno: E' sicuramente una delle città più visitate al mondo. Prima di diventare capitale della Thailandia, nel 1782 per volere di Re Rama I, Bangkok era un piccolo villaggio sulle sponde del Chao Phay (o Fiume dei Re) che viveva di commercio fluviale. Il fiume, attraversato da numerosi ponti, divide la grande Krung Thep, o "Città degli Angeli", come i Thailandesi chiamano la capitale, in due zone distinte, costituite dalle due città che la originarono. Una, a ovest, è la tranquilla Thonburi. L'altra, a est, è Bangkok. Vivace, caotica e in continua evoluzione, rappresenta la vera anima della capitale tailandese. Lo sviluppo della metropoli fu molto rapido, grazie a un dinamismo che ancora oggi la contraddistingue. A Bangkok ha sede il governo, vive la Famiglia Reale e sorgono 400 templi buddhisti. Vi risiede circa un decimo della popolazione thailandese che con la sua brulicante attività genera un traffico congestionato fin dalle prime ore del mattino. E proprio al mattino si possono vedere uomini d'affari in giacca e cravatta con la 24 ore, affiancati da mercanti che cominciano a sistemare le merci sulle bancarelle dei mercatini. Oppure centinaia di piccole persone, anche molto anziane, che trascinano il loro carretto zeppo di vivande sistemate con ordine, e ancora i monaci questuanti, in silenziosa fila indiana, avvolti in drappi color arancio, vagano per le strade porgendo la ciotola e raccogliendo il loro pasto della giornata.
La giornata inizia al famoso Palazzo Reale. Anche qui non è la prima
volta che vengo, ma è proprio grazie al ripetersi di queste visite, che
riesco ad apprezzare qualche usanza, qualche diverso comportamento, qualche
particolare in più che le volte scorse, magari di fretta, non avevo potuto
considerare. L'ingresso all'intero complesso è a pagamento. Un unico
biglietto consente di visitare il Gran Palazzo, il Tempio dei Buddha di Smeraldo,
il Museo delle Monete e delle Decorazioni e il Vimarn Mek. Appena entrati subito
le orecchie riposano: tutto il fragore e la confusione delle strade, s'interrompe
e lascia ad ognuno la possibilità di immergersi nella storia e nei misteri.
In questo periodo non ci sono tanti turisti ed è così possibile
soffermarsi ad ammirare i più piccoli particolari di queste magnifiche
costruzioni. I colori, le guglie, i tetti, le forme bizzarre con cui terminano
le grondaie... insomma, tutto è strano (per noi) e diverso. Ascoltiamo
Thomas che ci descrive con precisione il significato delle strane statue e/o
rappresentazioni che incontriamo. Per esempio le statue: ha un significato la
loro posizione rispetto al tempio, ha un concetto il colore, la forma, l' altezza,
i particolari degli indumenti, se è con o senza calzature, il tipo di
arma che impugna.... insomma tutto.
L'arca che comprende il Gran Palazzo, con le sue guglie dorate, e il Tempio
del Buddha di Smeraldo è sicuramente uno dei simboli della città.
Il complesso monumentale, la cui costruzione è iniziata nel 1782 e terminata
tre anni dopo, si estende su una superficie molto ampia racchiusa all'interno
di una cinta muraria. Usato ancora oggi dalla Famiglia Reale per ospitare cerimonie
e dignitari stranieri, il Palazzo si compone di varie costruzioni, di stile
eterogeneo perché aggiunte in epoche diverse. Oltre alla Sala delle Udienze
di Amarindra, con il trono che il re occupava durante le udienze pubbliche,
e la camera da letto reale, ci sono la Sala dell'incoronazione (Paisal) e la
Sala del Trono (Dusit Maha Prasad), dalla quale i sovrani conducevano gli affari
di stato, attualmente usata come luogo per il loro ultimo riposo, prima della
sepoltura. Uno degli edifici sicuramente più interessanti e più
ammirati di tutto il Gran Palazzo è il Wat Phra Kaeo, o Tempio Reale,
meglio conosciuto come Tempio del Buddha di Smeraldo, dove è custodita
la più famosa e venerata immagine di Buddha di tutta la Thailandia. Il
tempio è una delle meraviglie architettoniche dell'Asia. Venne costruito
tra il 1782 e il 1784, con una struttura composta da cappelle, cortili e porticati.
Lo splendore della costruzione, decorata con stucchi dorati e vetri dai mille
colori, è dovuta alla ricchezza degli intarsi in legno e madreperla raffiguranti
scene del Ramakien, ai dipinti che ricoprono le pareti interne, alle statue
religiose che popolano l'edificio. Anche questo avevo già avuto l'occasione
di visitarlo, ma come ho già esposto, è sempre interessante rivedere
queste meraviglie. Mi soffermo qualche minuto in più sugli affreschi
alle pareti: è incredibile come ogni più piccola scena sia collegata
ad una storia, ad un fatto accaduto o semplicemente ad una leggenda. Nei muri
interni del tempio non esiste un solo centimetro quadrato dove non sia stata
riportato un episodio concernente la loro fede.
Anche la gente che è seduta di fianco a noi mi invita a un'attenta osservazione:
chi si preoccupa restando seduto di non esporre direttamente i piedi verso il
Buddha e se li tiene stretti dietro la schiena, chi invece prega per parecchio
tempo inginocchiato, chi cerca di rinfrescarsi con il rigoglioso soffio dei
numerosi ventilatori, chi ancora esamina da vicino i dipinti che coprono totalmente
le pareti interne, chi si avvicina troppo agli spazi dedicati esclusivamente
ai monaci, e per questo subito da loro richiamato. Insomma, un' insieme di colori
e sensazioni da non perdere.
Seconda tappa: diamo un posto d'onore a uno dei templi più importanti,
e cioè al Wat Po (chiamato anche Tempio del Buddha Disteso), situato
nei pressi del Gran Palazzo e costruito da Rama I. La statua del Buddha Disteso,
lunga 46 metri e alta 15, è ospitata in una sala circondata da 95 stupa
di varie dimensioni, i quattro principali raggiungono i 41 metri d'altezza.
Sulle piante dei piedi della statua sono dipinti i 108 segni caratteristici
dai quali si riconosce il Buddha. Purtroppo in questo periodo stanno facendo
dei lavori di ristrutturazione interna, e il Buddha è circondato da impalcature
in ferro. Chi non l'ha mai visto, appena entrato non può che avere una
sensazione di meraviglia, di stupore: la statua è grandissima e tutta
placcata d'oro. Fa sempre una certa impressione. Il Buddha è sdraiato
su un fianco. Ha un gomito appoggiato a terra e il resto del braccio verticale
con il quale si sostiene la testa. Una foto la merita da sola la pianta dei
piedi, anche questa fitta di disegni dove sono raffigurate le 108 caratteristiche
del Buddha creati con madreperla. Una cosa curiosa: all'interno dei vari templi
e nei cortili adiacenti non c'è l' ombra di guardiani o sorta di polizia!
Non viene fatto nessun controllo e si può portare qualsiasi tipo di zaino
o borsa. Ecco.... questo denota ancora una volta il samuk, lo spirito dei Tailandesi,
il loro modo di intendere la vita, gioioso e fiducioso.
Ci avviamo verso il molo per la visita ai canali di Bangkok, le "vie d'acqua"
della capitale. A mio avviso Bangkok assume un aspetto completamente diverso,
se guardata dall'acqua. Il Chao Phaya e il gran numero di canali principali
che lo attraversano si intersecano con quelli secondari creando un'eccezionale
alternativa alle strade trafficate e ai vicoletti della terraferma. Ci si immerge
nella tradizionale vita fluviale che caratterizza la città, conosciuta
anche come la Venezia d'Oriente. Uno dei giri più classici è il
percorso che da Bangkok porta via fiume fino a Nonthamburi, a nord della capitale.
Ci si imbarca su un express boat da uno dei moli lungo il Chao Phaya. La navigazione
fino a Nonthamburi dura circa un'ora, il percorso è di una ventina di
chilometri e lungo la strada si può scendere dove si desidera, avendo
sempre poi la possibilità di riprendere la barca per proseguire o per
tornare indietro. Le corse sono frequenti, ogni quarto d'ora circa, la prima
parte alle 6 e l'ultima alle 18, sia in una direzione che nell'altra. Noi facciamo
il percorso fino al Khlong Bangkok Noi con una tailed boat, le strette barche
con un grosso motore di auto o autocarro adattato e la lunga sbarra fino all'elica
che agisce anche da timone.
Il viaggio si snoda attraverso percorsi sinuosi, prima sul Chao Phaya per poi
entrare nei canali minori dove il paesaggio è completamente diverso.
Il canale è fiancheggiato da case in legno più o meno grandi,
qualcuna ben tenuta, altre malandate, tutte costruite su palafitte. Qualcuna
sul piccolo portico, ha qualche vaso di fiori coloratissimi, altre sono tappezzate
di panni stesi ad asciugare. In qualche tratto c'è anche il marciapiede
che le collega tra loro. Ho notato che l'acquedotto raggiunge anche queste zone
povere e depresse: c'è un tubo poco più alto del livello dell'acqua
che percorre tutti i canali che incontriamo e ad ogni incrocio si alza generando
una grande arcata per permettere alle imbarcazioni di passare. Ogni tanto, immerse
in un rigoglioso giardino e con un lato che fiancheggia il corso d'acqua, ammiriamo
delle grandi abitazioni signorili: qualcuna in muratura, altre costruite completamente
in legno di teak. Raramente incontriamo qualche gruppo di bambini che si tuffano
e nuotano nell' acqua putrida. Più avanti ancora incrociamo barchette
cariche di verdure, canneti e vecchi templi sull'acqua. Prima di immettersi
nel Khlong Bangkok Noi, la barca risale il fiume passando davanti al Wat Arun
e al complesso del Gran Palazzo. Verso la fine del percorso, e purtroppo adesso
non abbiamo abbastanza tempo, si può fare una sosta al Museo delle Lance
Reali, nel quale sono esposte tutte le imbarcazioni della flotta reale usate
durante le grandi processioni sul fiume. La più imponente è quella
che trasporta la Famiglia Reale, lunga 44 metri. Durante tutta la giornata il
cielo è sempre stato plumbeo, il sole usciva se non che per pochi minuti:
da un certo punto di vista siamo stati fortunati perché se fosse stato
altrimenti, ci saremmo certamente cucinati.
Purtroppo anche stavolta è finito. E' finito quel poco tempo che si lascia ad una città così strana, così meravigliosa, così.... così...... Mah! E' impossibile descriverla. Se prima non si vede, non si tocca, non si vive, nessun termine riuscirà ad esprimerne la vera anima. Cercherò con queste mie poche modeste parole: è la città che esprime al meglio lo spirito thailandese, con tutti i contrasti di una grande metropoli caotica e sovrappopolata, oppressa dall'inquinamento, frenetica e rumorosa, dove le tradizioni vivono a contatto con il futuro. Allo stesso tempo è ancora intimamente legata al suo passato dove, per fortuna, convivono ancora meditazione e templi incantevoli e dorati. E' una città che non si merita assolutamente "quel poco tempo" che si lascia alla capitale quando di solito si termina un viaggio, solo per una modesta escursione o per acquistare qualcosa. Lo giuro. Qualsiasi posto abbiate deciso di visitare della Thailandia, che sia Pukhet o Ko Samui, nel Mar delle Andamane o nel Golfo, nelle zone dell'estremo nord o ai confini con il Laos, dedicate a Bangkok almeno tre-quattro giorni. Sacrificate un giorno di tintarella con un'escursione in più in questa città. Non ascoltate quelli della vostra agenzia viaggi che, solo per aver sentito dire, ribadiscono che due giorni (una notte) sono più che sufficienti. Non è assolutamente vero!! Potete girarla anche da soli, avendo tutte le accortezze che di solito si osservano vivendo in qualsiasi metropoli italiana o straniera. Rispettate l'umiltà della gente e parlate con loro: tornerete a casa con un bagaglio culturale carico di emozioni!!
Torniamo all'albergo il tardo pomeriggio. Il volo per l'Italia parte alle 00:40.
Abbiamo tutto il tempo per fare le valigie e... e.... e per la cena??? Niente
paura: Sua eccellenza Easy Smile ci verrà a prendere per il trasferimento
in aeroporto alle 21,00 circa e così il tempo per una bella bisteccona
ci sta bene in mezzo!! Prima di tutto andiamo a fare in ceck-in e, consegnati
i biglietti a Mem, ci prenota due bei posti sulla fila in mezzo, davanti alle
ali, lontano dal rumore dei motori.
Carlo poi, con una fame che la vede, sta dinnanzi a noi tre per accompagnarci
ad un ottimo ristorante dell'aeroporto, di sua conoscenza. Saliamo le scale
e.... et voilà! SPARITO! <....Cazzo..> dice Carlo impaurito, <..è
sparito il ristorante! E' stato tolto tutto..>. Mem, con la sua impareggiabile
calma, cerca di fargli capire che ne esistono altri. Finalmente Carlo riesce
a connettere e in fretta e furia ci accompagna in un altro locale. Per fortuna
è aperto e, sfoggiato il suo impareggiabile tailandese, ordina un po'
di tutto! Saziati di ottime pietanze, ci avviamo verso il gate, ma..... lungo
i corridoi ci "taglia" la strada un piccolo caffè-bar con delle
ottime fette di torta in "bellavista". Si, ci siamo fermati anche
qui. Carlo e Mem hanno preso una fetta di torta a testa, io e Sandro un caffè.
E' andato a finire che Carlo ha mangiato le DUE fette di torta. Il volo è
in orario. Ci allontaniamo dai nostri due straordinari amici e dal " misterioso
Siam" con una certa amarezza.
Dario