di Giovanni B.
TAIWANDIARIO
Ho fatto questo viaggio fra l’agosto ed il settembre del 2001: partendo
da Taipei sono arrivato a Tainan, l’antica capitale rinomata per i suoi
templi, sono stato a Kenting, il punto più a sud dell’isola famoso
per il Parco Nazionale, a Taichung e al tempio Chaotien di Peikang dove ho assistito
alle celebrazioni in occasione della festa dei fantasmi. Attraverso la “Central
Cross Island Highway” ho raggiunto le gole di Taroko e da Hualien sono
tornato a Taipei. I quindici giorni di permanenza sono volati, con il senno
di poi sarei rimasto ancora una settimana per visitare la costa ovest che è
più scenica rispetto a quella est, con pochi centri abitati, tanto verde
e coste frastagliate, invece l’altra è una “città
continua”: Taichung, Tainan, Kaohsiung. Taiwan mi è piaciuta per
l’ospitalità e la disponibilità della sua gente che come
in tutta l’Asia ti regala sempre un sorriso. Penso che questo Paese possa
non piacere a tutti, lo consiglierei ai veri malati d’Asia, a persone
che magari abbiano già visitato un po’ di Sud Est Asiatico: di
fronte alla domanda “perché Taiwan” non è facile rispondere.
Dal punto di vista naturalistico ci sono numerosi parchi nazionali, sorgenti
d’acqua calda e tante montagne, quelle che superano i tremila metri sono
addirittura una settantina. I templi più antichi risalgono al 1700 ma
si contano sul palmo della mano, non ci sono né la Grande Muraglia, né
l’armata dei guerrieri di terracotta di Xian né la Città
Proibita di Pechino. Non ci sono opere d’arte degne di nota, a parte il
Museo Nazionale di Taipei che raccoglie la più vasta collezione d’arte
cinese al mondo che nemmeno la “Mainland” possiede: 720.000 pezzi
che abbracciano 5.000 anni di storia. Il Paese è relativamente giovane,
la Repubblica Nazionalista Cinese è stata fondata nel 1949, i primi ad
arrivare nel 1624 furono gli olandesi che rimasero fino al 1661, dal 1684 fino
al 1887 l’isola fece parte della provincia del Fujian sotto la dinastia
Manciù, i giapponesi la occuparono dal 1895 al 1945; oggi esistono ancora
tribù native dell’isola ma hanno conservato le tradizioni soprattutto
ad uso e consumo del turismo. La Taiwan moderna resta un bastione dei valori
della tradizione cinese, nella sua cultura e nello stile di vita dei suoi abitanti
tutte le popolazioni e le religioni della “Mainland” sono rappresentate.
Nonostante le divisioni politiche non sono state intaccate né le abitudini
né i costumi e le tradizioni classiche cinesi sono diventate il simbolo
dei nazionalisti. Sono venuto a Taiwan perché era un Paese per me nuovo
e perché volevo visitare “l’altra Cina”, ero curioso
di vedere le differenze tra la Repubblica Nazionalista Cinese e la Cina Popolare.
Con la madrepatria ci sono poche affinità, quelle più evidenti
sono le similitudini con le religioni Tao e Buddista e con il cibo (in Cina
c’è più scelta ma fondamentalmente si mangiano piatti con
gusti e sapori simili), uguale è l’uso della particolare mimica
delle mani per contare (utilizzata soprattutto nei mercati), il ciabattare o
l’indossare la canottiera alzata sopra l’ombelico (per gli uomini)
e il restituire il biglietto quando si scende dal treno o dal bus. Anche le
differenze sono tante, innanzi tutto a Taiwan non siamo nel 2001 ma nel 90:
l’anno zero è il 1911, l’anno in cui il Dr. Sun Yatsen ha
fondato la R.O.C. (Republic of China) che si distingue dal P.R.C. (Pepole’s
Republic of China) ossia la “Mainland”. In Cina tutti utilizzano
le biciclette che qui sono sostituite da una marea di scooter; in Cina tutti
bevono tè bollente e le persone vanno in giro per strada con vasi trasparenti
(tipo quelli per le confetture) con dentro foglie di tè e acqua bollente,
qui si beve tè ghiacciato e si utilizzano bicchieri di plastica come
quelli di McDonald’s; in Cina spesso tentano di applicare il doppio prezzo
(uno per i turisti e i Cinesi d’oltremare e uno per i locali), qui il
prezzo è sempre lo stesso; talvolta in Cina alle biglietterie o alle
reception degli alberghi le persone erano scontrose o scortesi, qui tutti sono
gentili e disponibili. Dall’ultima volta che sono stato nella “Mainland”
sono passati sei anni e anche lì molte cose saranno sicuramente cambiate,
la Cina si sta aprendo sempre più all’occidente, nel 2008 ospiterà
le Olimpiadi e vorrà dare al Mondo una nuova immagine. Per me le differenze
principali stanno nella diversa concezione che i due Paesi hanno sulla Democrazia,
sui diritti civili e politici, sulle libertà individuali e sulla pena
di morte: queste sono solo brevi riflessioni e non voglio andare oltre, il mio
è solo un diario di viaggio. La cosa che più mi ha affascinato
sono state le città perché a Taiwan non ci si stufa mai: in ogni
via, ad ogni angolo di strada, davanti ad ogni negozio è sempre bello
curiosare, osservare (magari senza capire) cosa stanno facendo o stanno vendendo
e annusare l’aria per carpirne gli odori; in Italia per svagarsi accendiamo
la televisione, qui basta camminare per strada ed osservare tutto e tutti. Mi
piacciono le luci delle città e le mille insegne dei negozi che rendono
le notti sfavillanti e ricordano Hong Kong e Las Vegas, i supermarket tecnologici
colmi di lettori DVD, di schermi ultra piatti e di webcam dove vorresti comprare
tutto e non compri nulla, i tanti Department Store e le commesse del reparto
cosmetici e profumi, bellissime e truccatissime che però indossano orribili
calze corte. L’aspetto culinario è un viaggio nel viaggio stesso
ma talvolta non è possibile capire cosa si sta mangiando ed è
improponibile ricordare il nome dei piatti ed anche la loro scelta è
vastissima: riso, dim sum, noodles, wonton, verdure colorate, alghe, tofu, sushi,
dolci delicati e frutta candita ricoperta da polvere di ghiaccio. Viaggiare
e spostarsi è molto semplice, se ci si limita al periplo dell’isola
il treno è il mezzo migliore: rapido, veloce, sempre in orario e dotato
di una meravigliosa aria condizionata. I bus invece sono meno frequenti e qualche
difficoltà si può avere nel raggiungere le località meno
turistiche o montane. Il budget giornaliero si aggira sui 40 €, in ostello
si dorme con 10 €, si mangia nei ristorantini per strada con 5 €,
la differenza la fanno i trasporti (soprattutto il treno): ad esempio da Taipei
a Tainan (poco più di 300 chilometri) si spendono 20 €. Per i costi,
ma solo per quelli, Taiwan è più europea che asiatica. --------
Finalmente si parte! Una persona normale profferirebbe in esclamazioni di gioia
miste ad eccitazione, invece io sono contento di partire ma mi trovo in uno
stato “neutro”, il viaggio lo vedo come un’appendice della
mia vita, un “rito” o un accadimento “scontato” come
l’avvicendarsi delle stagioni, andare all’aeroporto è un
po’ come andare a prendere un caffè al bar ed il viaggio aereo
lo ricordo perché non mi permette di dormire come vorrei! Questo non
è un lamento o peggio una “insana” assuefazione al viaggio,
però mi vengono in mente le prime trasvolate dove il solo mettere piede
in aeroporto mi provocava un’eccitazione totale simile a quella dell’apertura
dei regali di Natale, dovrei forse smettere di viaggiare? Certo che no! Fortunatamente
dopo il decollo il mio stato da “neutro” si trasforma sempre in
pura eccitazione. Invece è sempre immutabile la voglia masochista di
vagare per il Duty Free Shop, di guardare tutto, di entrare in ogni negozio
e di non comprare nulla, è immutabile il solito male ai piedi che è
un crescendo, proprio come in un’opera Rossiniana con sosta obbligata
su una scomoda ma bellissima poltrona dell’area partenze. Inizia anche
a crescere la fame, questa non sarà subito soddisfatta perché
si aspetta con trepidazione l’imbarco dove ti saranno offerti cibi nefasti:
verdure dai colori accesi ed improbabili, inquietanti fette di torta plastificata
dai sapori neutri che a casa non degneresti nemmeno di uno sguardo. Sono incredibili
i nomi e le delicate raffinatezze dei menu che ti annunciano cibi sopraffini
per palati fini che in realtà sono l’opposto, ricordo piatti dai
nomi altisonanti come boeuf bourguignon, filets de flétan grillés
aux fines herbes, lapin à la mostarde, poulet aux champignons en croûte
o feuilletés de saumon aux asperges che stimolano il mio immaginario,
le mie papille gustative e la mia salivazione provocandomi mostruose visioni
alimentari. Ma diciamocelo, il bello di un volo aereo sta proprio in questo
momento dove sei sopraffatto da una “fame atavica” che non soddisfi,
adesso però mangerei volentieri un panino con la mortadella accompagnato
da una bottiglia da 66 cl. di “Peroni ghiacciata”. Il volo della
China Airlines per Taipei è partito in orario, l’aereo è
un Airbus 340 nuovo di zecca: le indicazioni, i giornali e i programmi TV sono
in cinese, penso con divertimento all’approccio con la lingua degli ideogrammi.
A bordo ci hanno offerto delle salviette tiepide che ho molto apprezzato, un
drink con birra e noccioline e poi finalmente la cena: per tutti i pasti del
mio viaggio sarò deliziato da uno “special meal”, un pasto
rigidamente vegetariano, uno squisito pensiero riservatomi dal mio “amico”
Gianluca al momento dell’emissione del biglietto aereo. Avevo tentato
di sfuggire al menu vegetariano affermando che c’era stato un malinteso
e l’hostess, forse impietosita, mi aveva assicurato che se qualcuno non
avesse mangiato si sarebbe ripresentata da me per il cambio. Dopo un po’
l’hostess è tornata con un “codfish sicilian style”
che avrei assaggiato con curiosità, le ho detto “ok e thanks!”
ma ci deve essere stata una qualche incomprensione perché è subito
scomparsa con il pranzo non vegetariano lasciandomi stupito ed impreparato,
incapace di rincorrerla lungo il corridoio per impossessarmi della vaschetta
incriminata; il menu vegetariano era dignitoso, ma continuavo a rimpiangere
un “plebeo” panino alla mortadella. Stiamo sorvolando il deserto
del Sahara e il Nilo, da un deserto di sabbia siamo passati ad un deserto montagnoso,
poi è stata la volta del Mar Rosso, non c’è una nuvola e
guardare fuori del finestrino è un po’ come consultare un atlante
geografico interattivo; sembra impossibile che tutte queste località
ti passino davanti agli occhi così velocemente, stai volando, ma nello
stesso tempo non ne sembri molto convinto, sotto sotto ti sembra di sognare.
Sono curioso di vedere Taiwan: Taipei la immagino come una megalopoli da tre
milioni d’abitanti, una via di mezzo tra Tokyo e Bangkok con un oceano
di fabbriche e di lavoratori dediti a ritmi frenetici, un’isola con tanto
cemento ma anche con tanto verde e tante montagne e similitudini con la Cina
o la “Mainland” come viene chiamata qui. Avevo voglia di visitare
il Giappone o la Corea del Sud, l’oriente tecnologico mi affascina ma
i costi sono proibitivi, e anche dormendo in stamberghe e mangiando pesce crudo
rimarrei shockato, oramai così abituato ai costi del Sud Est Asiatico,
ma alla fine soddisferò questo mio desiderio. Sosta ad Abu Dhabi: i prezzi
del Duty Free Shop sono astronomici, sugli scaffali in barba alle leggi coraniche
sono esposte bottiglie di liquori, di whisky e di cognac, come sottofondo c’è
della musica thecno, attorno a me uomini nei loro bianchi vestiti e donne intabarrate,
dove l’unica parte visibile del corpo sono gli occhi. Sono stato colpito
da una gomma da masticare di marca “Stimorol” con un nome tanto
inquietante da associarla ad una crema vaginale, dalle confezioni da 1 Kg. di
latte in polvere acquistate in gran quantità dagli arabi, i Taiwanesi
invece prediligono datteri e frutta secca. Il locale che ospita il Duty Free
è coperto da una grossa cupola, al centro c’è un pilastro
simile al gambo di un fiore che dal piano terra arriva sino al soffitto e sembra
che sbocci e fiorisca, alla base è color verde pisello mentre il soffitto
è del colore dei lapislazzuli, alle pareti tantissime tessere colorate
e incastonate a mo’ di mosaico, questo posto mi ricorda tante cose: le
opere di Mirò, le tessere del fondo di una piscina, le lampade Tiffany,
è uno strano posto un po’ naïf e démodé. Il
primo giorno di viaggio è passato… in viaggio! E’ sconvolgente
pensare che sono più di 24 ore che viaggio e non sono ancora arrivato
a destinazione, il fuso orario di Taiwan è + 6 ore rispetto all’Italia,
il volo da Roma (scalo ad Abu Dhabi più fuso) è di 23 ore, ma
le ore di volo effettive sono molte meno, circa 15. Alle 11.00 finalmente siamo
arrivati, il controllo passaporti ed il ritiro dei bagagli sono stati veloci
e non occorre il visto d’entrata fino ad una permanenza di due settimane,
ho cambiato un po’ di denaro nella moneta locale, il dollaro di Taiwan
(1$ U.S.A. sono 34.75 Twd) e sono andato all’ufficio turistico dell’aeroporto
a prendere mappe, depliant e cartine, mi hanno anche dato un opuscolo sulla
“festa dei fantasmi” di Keelung che si terrà la prossima
settimana. La possibilità di assistere a questo festival ha avuto il
potere di sconquassare i miei programmi di viaggio studiati alla perfezione
ormai da settimane, oggi sarei dovuto andare sulla costa est e da Hualien raggiungere
le gole di Taroko, invece ho scelto Tainan che si trova sulla costa ovest ed
in pochi minuti ho smontato i punti fissi del mio viaggio. L’isola di
Taiwan ha la forma di una foglia di tabacco, è lunga 402 chilometri e
larga 129 nel punto massimo e i suoi 35.571 chilometri quadrati la rendono paragonabile
per estensione all’Olanda. Per arrivare a Taipei che dista 40 Km. dal
Chiang Kaishek Airport esiste un efficiente servizio d’autobus, il servizio
è offerto dalle 6.30 alle 22.30 (100 Twd), sono sceso alla stazione dei
treni, un edificio grigio a forma di pagoda. Il cielo è blu cobalto,
fa un caldo terribile e l’umidità è pazzesca, la sensazione
è la stessa di quando apri lo sportello del forno e l’aria calda
ti avvolge.
seconda parte
Con qualche difficoltà sono riuscito a prendere un biglietto per Tainan (641 Twd), è intervenuto in mio aiuto un indigeno che mi ha scortato fino alla piattaforma, sono stato fortunato perché la stazione è enorme, tutte le indicazioni sono in cinese e qualche aiuto può venire solo nel leggere il numero del treno stampigliato sul biglietto. Ci sono quattro classi: ziquiang, zuguang, fuxing e putong, ho un biglietto di classe ziquiang, la migliore, i posti sono tutti uguali e non si può scegliere tra carrozze lussuose od economiche tipo prima o seconda classe, quello che distingue le classi è la velocità di percorrenza della tratta, più paghi, prima arrivi! Il viaggio dura tre ore e mezzo, la mia carrozza è bella e l'aria condizionata è ai massimi livelli, i posti a sedere sono tutti prenotati e per oltre due ore sono stato in piedi sedendomi solo dopo Taichung, i passeggeri fanno solo due cose, dormono o usano i cellulari. C'è sempre qualcuno che telefona o gioca con le suonerie e nessuno si pone il problema di disturbare i vicini perché tutti si disturbano a vicenda. In ogni scompartimento ci sono dei pannelli luminosi che indicano in cinese ed in inglese quale sarà la fermata successiva, ogni tanto passa una donna vestita con un grembiule a quadretti bianchi e rossi, sembra una contadina ed ha in mano un sacco dell'immondizia dove i passeggeri buttano dentro di tutto, una curiosità è che tutti ruttano sonoramente e liberamente. Il controllore è entrato nella nostra carrozza, si è messo sull'attenti e con tono marziale ha detto qualche parola e dopo un breve inchino e si è messo a controllare i biglietti; è anche dotato di una macchinetta elettronica che li emette per chi n'è sprovvisto, in Italia usiamo ancora il bollettario a ricalco. Oggi Taipei l'ho intravista solo dal finestrino, dal treno scorre davanti ai miei occhi una sterminata periferia con case basse ed anonime costruite male ed alla rinfusa, senza uno stile che ricorda gli edifici della Cina classica come noi li abbiamo nel nostro immaginario, questa sensazione d'assenza d'identità l'avevo avuta anche nella "Mainland". Tante sono anche le fabbriche, tutte addossate alle case e parte integrante di loro, ogni tanto a questi colori grigi si sostituisce una bella vegetazione tropicale: risaie, dolci vallate e verdi colline. All'arrivo occorre restituire i biglietti del treno, nessuno può sfuggire a questo controllo e ogni uscita della stazione è presidiata da zelanti controllori, in caso di smarrimento bisogna pagare una multa, quanti di noi conservano il biglietto dopo essere scesi dal treno? Per i distratti ci sono grandi cartelli con ideogrammi che ricordano tale incombenza. A Tainan ho preso un taxi e mi sono fatto portare al "Labourers' Recration Centre" in 261 Nanmen Rd, uno dei tre ostelli della città dove per 300 Twd ho trovato posto in una camera per quattro, stasera sono l'unico occupante, ci sono TV, aria condizionata e acqua calda, ma non giurerei sulla pulizia delle lenzuola, l'unico inconveniente è che il portone viene chiuso alle 23.00, avrei scelto anche qualche cosa di più economico ma… non c'era! Dopo una doccia mi sono avviato a piedi verso il centro della città, allo stadio davano una partita di baseball, lo sport nazionale, ma nonostante la curiosità ho lasciato stare e ho camminato per i lunghi viali. Quello che salta subito all'occhio sono le migliaia d'insegne al neon, le tante macchine ed il fiume di scooter che beneficia di corsie preferenziali. Nei locali pubblici come nei negozi l'aria condizionata è ovunque, ti rigenera per qualche istante ma quando esci è peggio di quando entri perché l'umidità è altissima, ti attanaglia e ti taglia le gambe ed io ho la maglietta perennemente inzuppata. Quasi ogni locale n'è provvisto, solo i ristorantini che si affacciano sulle strade e le botteghe più umili non l'anno, più il negozio è spazioso e luminoso più l'impianto di climatizzazione è efficace, ci sono enormi condizionatori anche negli atri delle stazioni dei bus e dei treni. Oggi è San Valentino, i Cinesi non lo celebrano il 14 febbraio ma in una data diversa, la ricorrenza è legata alle fasi lunari ed ironicamente cade sempre nel "mese dei fantasmi", quando secondo la tradizione i fantasmi escono dalle tombe per tornare sulla terra. Ci sono richiami alla festa un po' da tutte le parti, soprattutto nelle vetrine dei negozi e nei parchi, nel giardino del tempio di Confucio c'erano persone di tutte le età intente a costruire origami colorati per abbellire enormi ghirlande, guardavo la loro manualità e restavo a bocca aperta, tutto attorno era uno sfavillare di luci colorate, di festoni e di lanterne rosse cullate dal vento. C'erano tante bancarelle che vendevano zuppe e cibi enigmatici, ho mangiato noodles in brodo e riso tagliato a cubetti, durissimo come il torrone (39 Twd), ancora affamato e incapace di resistere al richiamo di un Big Mac ho concluso le mie esperienze alimentari in un volgarissimo McDonald's. Combattere con i problemi della lingua, rivedere gli ideogrammi e riscoprire i sapori di questa cucina mi fa tornare in mente i tanti viaggi fatti con Gianluca, i bei momenti passati assieme ma anche il pensiero che questi momenti non torneranno più: sono passati solo sei anni, ma i ricordi delle scorribande per Pechino, per Nanchino o per i deserti dello Xinjang sono vivissimi nella mia mente. Si è alzata una leggera brezza che in poco tempo è diventata vento, stavo ascoltando un concerto di musica all'aperto quando il vento ha fatto cadere a terra gli spartiti e gli orchestrali hanno smesso di suonare, così mi sono incamminato verso l'ostello e ho fatto appena in tempo ad arrivare in stanza che ha iniziato a diluviare. Fra le "curiosità" annotate oggi: ci sono tanti minimaket della catena "7 Eleven" e "Family Friends" aperti 24 ore il giorno, ci sono lussuosissimi negozi pieni di specchi specializzati nei servizi fotografici e nel confezionare abiti da sposa, spesso il nome del negozio ha la parola "moda" o "Italia" nella ragione sociale; i semafori sono dotati di un timer che ti indica sempre quanti secondi rimangono per attraversare la strada, nel Bel Paese questa applicazione provocherebbe innumerevoli incidenti e infine… la lunghezza delle strisce dei rotoli di carta igienica è esattamente il doppio di quelle nostrane! Alle 10.00 del giorno successivo mi ha svegliato la donna delle pulizie che doveva rassettare la stanza, qui non esistono cartelli tipo "non disturbare" e così sia per i suoi modi bruschi che per la mia poca dimestichezza con il mandarino (la lingua), sono andato ad aprire prima che buttasse giù la porta. Ho così iniziato le mie peripezie pedestri, orientarsi non è difficile, occorre una buona carta topografica della città con le vie ed i luoghi da visitare indicati sia in cinese sia in inglese, le strade principali sono tutte dritte ed è impossibile perdersi, agli incroci ci sono sempre cartelli bilingui. Tainan significa "Sud Taiwan", è stata l'antica capitale dal 1663 al 1885 ed oggi è la quarta città dell'isola (700.000 abitanti) e per Taiwan rappresenta quello che è Kyoto per i giapponesi e Kyongju per i coreani, è famosa per i suoi templi (ce ne sono più di 200) che non sono facili da trovare perché i più sono nascosti dalle nuove costruzioni o dai cortili, ma vederli tutti, oltreché indigesto, sarebbe impossibile; sono tanti anche gli aerei sia militari sia civili sia continuano a passarmi sopra la testa ad una vicinanza impressionante. Anche oggi l'umidità è altissima e ti costringe a delle soste forzate per permetterti di riprenderti, le possibili oasi di ristoro e di frescura sono rappresentate da negozi, supermercati e soprattutto dalle banche che sono dotate dell'aria condizionata più gelida ma anche più sublime e quando esci non ne puoi più fare a meno e sprofondi nella prostrazione totale. Occorre anche continuare a bere, la soluzione più rinfrescante e migliore per qualità e prezzo (10 Twd) è quella di ricorrere al tè che è bevuto soprattutto ghiacciato, in tutta la città ci sono centinaia di piccoli negozi che vendono solamente "tè nero", "tè verde" e il più pregiato "tè oolong", nei negozi più modesti tè e ghiaccio sono agitati in shaker identici a quelli per fare i cocktail e l'operazione è effettuata manualmente, in quelli più moderni tè e ghiaccio sono mischiati da speciali macchine che sostituiscono la manualità; quando la bevanda è pronta, il bicchiere di plastica è sigillato con una pellicola trasparente e quando si ha sete occorre semplicemente infilzare la cannuccia nell'apposito foro. Il "tè nero" (chiamato anche tè rosso) è sottoposto ad una fermentazione totale, le foglie poste in infusione assumono un colore scuro ed hanno un sapore forte e deciso, invece le foglie del "tè verde" sono essiccate subito dopo la raccolta (per evitare la crescita dei batteri) e arrotolate a mano (per eliminare l'eccesso d'umidità e gli enzimi) e al contatto con l'acqua diventano di un colore verde pallido, infine le foglie di "tè oolong" vengono fermentate, questo processo dà alla miscela un colore scuro. Prima sosta al tempio di Koxinga che non è un Dio ma l'eroe nazionale: gli olandesi occuparono Taiwan dal 1624 al 1661 e 37 anni dopo furono cacciati da Cheng Cheng-Kung, il pirata guerriero conosciuto anche come Koxinga che giunse dalla Cina a Tainan per conquistare l'isola con 35.000 uomini e 600 navi da guerra. Alcuni anziani pregano dinanzi alla sua statua e di fronte a questa scena rimango perplesso, uno di questi indossa un vestito grigio come quelli in uso ai tempi del "Grande Timoniere", ha abbandonato il bastone da passeggio e la borsa della spesa e si è messo dritto e impettito davanti alla statua di Koxinga, da un momento all'altro m'aspetto che faccia karakiri. Sono stato al tempio Fahua e al tempio delle cinque Concubine costruito per ricordare le cinque donne che s'impiccarono per seguire la sorte del loro signore, un dignitario della dinastia Ming che si tolse la vita quando l'isola fu consegnata nel 1684 ai Manciù. I templi sono simili a quelli cinesi con tetti a forma di pagoda e alberi modellati a mo' di bonsai e giardini curatissimi, tutti sono anche dotati di toilette pulite e molto ospitali. Verso le 13.00 il mio stomaco ha iniziato a reclamare, nei ristorantini per strada talvolta chi prende le ordinazioni è anche il cuoco e ti chiede (in cinese) cosa vuoi ordinare o ti porta un menu nella lingua locale, io cerco conforto nel guardare quello che gli avventori hanno nei piatti, vado in cucina a curiosare, oppure chiedo d'assaggiare il cibo direttamente dalle pentole: talvolta ti servono qualche cosa di diverso da quello che avevi ordinato o da quello che pensavi che ti fosse servito, ma il più delle volte il risultato sarà una gradita sorpresa, un qualche cosa di nuovo e interessante da assaggiare. Dopo un piatto di riso e di noodles (85 Twd) sono entrato in un negozio che vendeva materiale informatico, era enorme e paragonabile ad un supermarket, non sapevo fare comparazioni con i prezzi perché non conoscevo il valore di mercato che questi oggetti hanno in Italia, (lettori DVD, schede video, schermi ultra piatti, webcam), in un angolo c'erano tanti computer per navigare in Internet ed ho iniziato a mandare mail, qualche problema lo dava la tastiera con i caratteri sia in cinese sia in inglese, anche la posizione d'alcuni tasti era diversa. Il pomeriggio è "volato" tra negozi di personal computer, di CD e di scarpe sportive, era un continuo entrare ed uscire da uno per entrare in un altro fino ad arrivare ad un'ubriacatura pedestre… per sfinimento, ero colpito per tutta questa merce tecnologica, dalle luci, dalle offerte promozionali, dalla marea umana che entrava ed usciva dai negozi e dalle tante fanciulle con gli occhi a mandorla, qualcuna mi fermava per strada e mi chiedeva l'età, la religione e da dove venivo. Sono entrato in libreria e ho acquistato un vocabolario tascabile Inglese - Cinese sperando nella sua utilità, l'ho subito sperimentato per capire se ci fosse un pullman per Taitung che passasse per la "South Cross Island Highway", una strada panoramica di montagna che attraversa l'isola, ci sono voci sulla sua chiusura per frane e smottamenti provocati dalla stagione delle piogge. A Tainan ci sono tante stazioni dei bus e per oltre mezz'ora ho cercato quella giusta, la gente era gentile e tentava di darmi una mano, ma ben pochi sapevano dove stesse e i più mi comunicavano informazioni sbagliate facendomi andare su e giù per Cheng-Kung Road. Una volta trovata quella giusta non c'era nemmeno un orario delle partenze, alcuni affermavano che il bus c'era, altri che era stato soppresso: qui non sai mai se fidarti, talvolta devi sperare nel tuo intuito o cambiare itinerario! Ho cenato scegliendo con gli occhi: un involtino di carne e verdure avvolte in una foglia di verza e noodles in salsa di sesamo (55 Twd), un avventore mi ha parlato del suo amore per il teatro della Scala di Milano e per le opere di Giuseppe Verdi! Tornato in stanza ho dormito fino alle 10.00 del giorno successivo, nell'atrio dell'ostello ci sono delle poltrone di pelle scura simili a quelle pubblicizzate nelle televendite, se ci si siede iniziano ad emettere un sibilo perché sono "a pagamento", occorre introdurre una moneta da 10 Twd in un'apposita fessura e un marchingegno stimola schiena e fondoschiena, tutte le volte che sono passato nella "hall" le poltrone erano desolatamente vuote. Oggi nel raggiungere il centro città ho cambiato percorso: ogni strada, ogni negozio, ogni bottega è sempre una scoperta, a volte non riesci nemmeno a capire che cosa vendano. Mi sono fermato in un parco pubblico, sotto i grandi alberi prendono il fresco tantissime persone, ci sono anziani di sesso maschile che giocano a dama cinese e a majong e bancarelle che vendono cibo. Il parco sembra una versione asiatica dei nostri "circoli" dove si gioca a carte, si fanno quattro chiacchiere e si legge il giornale. Scrutare nei pentoloni e guardare i cibi è sempre interessante, c'è chi cucina in enormi wok teste di pesce, ci sono anatre al forno e pezzi di grasso di maiale, salsicce bianche e rosse, rane, tentacoli di piovra, pesci in salamoia, focacce con uova sode colorate, frutta dolce e misteriosa da mettere sul ghiaccio grattugiato, io ho fatto colazione con grossi ravioli ripieni di carne, i wonton. I Taiwanesi prediligono le uova, simbolo di fortuna e fertilità, la loro forma liscia e arrotondata priva d'angoli o spigoli è ritenuta l'espressione del benessere. Nelle bancarelle, ad ogni angolo di strada, nei mercati e alle fermate dei bus si vendono uova sode cucinate in un modo tutto particolare, come particolare è il loro nome: "uova marmorizzate" (cha ye dan). Il guscio delle uova sode è prima picchiettato per creare una ragnatela di minuscole crepe, poi dopo la bollitura con acqua, salsa di soia e foglie di tè nero sono lasciate riposare in questo liquido per permettere al colore ed all'aroma di penetrare attraverso le crepe e senza guscio sembrano proprio… di marmo! Ci sono altre prelibatezze non sempre facili da trovare: le uova sotto sale (xian dan) che ancora crude sono ricoperte di sale e di terriccio nero bruciato per migliorarne la conservazione e le "uova millenarie" (pi dan) lasciate per un periodo che va dai due ai quattro mesi in una miscela di gesso, cenere e baccelli di riso, in questo modo l'albume assume un colore nero lucido ed ha la consistenza di una gelatina densa, mentre il tuorlo è grigio cenere. Sosta al tempio Kuankung, nel diciassettesimo secolo era frequentato dai funzionari di governo che venivano a fare offerte, oggi è frequentato dai businessman locali che affermano che pregare qui favorisca gli affari, il tempio è deserto, a Taiwan ogni luogo s'anima di sera od in occasione dei giorni festivi. In un angolo vendono incenso e banconote di carta: l'incenso è acceso in enormi bracieri collocati davanti alla porta principale del tempio, la cartamoneta è bruciata in una fornace e le banconote sono gettate nel fuoco a piccoli mazzi, tutti i templi ne hanno una, bruciare soldi falsi è un gesto propiziatorio e si afferma che porti bene. Sono stato alle torri Chihkan, in origine facevano parte del "Forte Providentia" fatto costruire dagli olandesi nel 1653, oggi rimangono solo due torri in stile cinese, c'è poco da vedere e la cosa più interessante sono le carpe multicolori che popolano lo stagno. Ho visitato il tempio di Matsu, una costruzione grande e colorata dedicato alla Dea del mare protettrice dei pescatori, accanto alla sua immagine ci sono le statue di due guardiani, la tradizione assicura che i loro occhi "vedano" i pericoli a migliaia di miglia di distanza e le loro orecchie "sentano" la direzione dei venti; in un'altra cappella si venera una statua cui uomini e donne si rivolgono per cercare l'anima gemella. In una strada laterale c'era un "barbecue" organizzato da alcune studentesse per festeggiare il compleanno di una loro compagna di classe, sono stato invitato ad unirmi e ho aderito con entusiasmo, mi hanno subito messo in mano un bicchiere di tè ghiacciato e mi hanno saziato con carne alla griglia e con una fetta di torta, ogni tanto è bello sentirsi coccolati. Tra le tante domande mi hanno chiesto di tradurre in italiano "I love you" e "bye bye" e al momento del commiato mi hanno anche preparato un sandwich per il pomeriggio! In un altro tempio c'era una funzione religiosa, un monaco con una tonaca colore zafferano dirigeva la funzione, accanto a lui sei monache vestite di nero salmodiavano e suonavano piccoli strumenti: campanelle, piatti, tamburelli e strumenti di legno provocando una cacofonia infernale. Il tempio è minuscolo e ricavato tra le case di una stretta via, di fronte a questo baccano la vita scorre indisturbata, c'è chi ride davanti alla TV, chi mangia, chi cuce, chi chiacchiera e chi dorme, saranno tutti così indifferenti al rumore grazie alla forza dell'abitudine? Ci sono bellissime e coloratissime composizioni floreali create con gigli e crisantemi (ho bevuto anche una spremuta ai fiori di crisantemo) e corone di fiori come quelle che da noi si utilizzano per i funerali, qui però hanno un significato bene augurante. In un angolo ci sono enormi riproduzioni di tartarughe fatte con il riso e adornate di salsicce, sono belle e buffe da vedere, composizioni di dolci e frutta a forma di piramide con mele e pesche, altre a base di noodles e c'è un cesto colmo di panini, ogni tanto qualcuno ne prende uno: chi mangerà tutto questo cibo? Di fronte a riti e simboli totalmente estranei alla nostra cultura rimango perplesso e mi dispiace capirci poco o nulla. Nel pomeriggio ho girovagato per le vie di Taitung e ho mandato mail agli amici, poi mi sono fatto portare in taxi (70 Twd) al mercato notturno di Hsiaopei Road dove vendevano di tutto. Cerano abiti, CD e soprattutto cibo, sui banchi le pietanze erano cotte al momento o sistemate su un banco caldo: c'erano tofu fritto o servito in brodo, spiedini di carne e di pesce dalle forme strane e geometriche, salsicce, interiora, sushi, ali di pollo artisticamente modellate che riconoscevi solo dopo un'attenta osservazione. Le bancarelle più originali erano quelle che cucinavano omelette con molluschi e verdure e quelle che servivano un piatto unico con noodles e bistecche alla griglia, questo era il piatto che aveva il maggiore successo e l'odore ricordava quello di una Wiener Schnitzel austriaca, da bere era un trionfo di tè e di dissetanti succhi di frutta. Mi divertivo ad osservare la gente che mangiava e le ragazze: alcune erano carine e amavano ossigenarsi o tingersi i capelli con una tonalità di rosso sfumato o ramato (operazione fatta anche dai ragazzi che però preferivano il colore biondo o avere il codino). Tante fanciulle avevano seni troppo sviluppati rispetto ai loro corpi minuti: saranno i miracoli della chirurgia estetica o l'utilizzo dei reggiseni "wonder-bra"? Le ragazze a passeggio per le strade e le commesse dei negozi amano indossare minigonne e abiti occidentali, molte di loro sono truccatissime, vestono in modo provocante e portano scarpe leggere o da ginnastica con calze bianche corte, un obbrobrio. A Taiwan il modello estetico per acconciature ed abbigliamento è quello delle coetanee giapponesi. Ho mangiato tofu fritto nell'olio bollente accompagnato da foglie di cavolo in salamoia e salse piccanti servito su uno strano piatto quadrato in stile giapponese, tutto era scenico da vedere e interessante da assaggiare ma per nulla appetitoso, così, sia per quest'assaggio sia per il mix d'odori che arrivava dalle bancarelle (da stordimento totale) ho perso l'appetito. Altri spazi erano adibiti al gioco del domino e del majong, c'erano anche flipper per grandi e bambini, fra i venditori d'abiti ho osservato che le taglie erano piccole per i nostri standard; una bancarella vendeva gechi, dei rettili un po' più grandi delle lucertole, questi rettili stanno immobili per ore e ore sui muri delle abitazioni e si dice che la loro presenza porti fortuna. Quelli che ho visto non erano stati fortunati, erano stati essiccati e infilati su spiedi in modo da restare piatti: vengono mangiati nelle zuppe, messi a macerare nel vino e polverizzati per ricavare medicinali. Dopo due ore sono tornato in taxi al mio ostello e ho dovuto cambiare camera. Stasera non ero più solo, nella nuova stanza c'erano un Cinese d'oltremare, un "overseas" che aveva vissuto per venti anni in Argentina e un uomo di Shanghai di nome Wuang: il primo era un ottuagenario che nonostante la millantata permanenza nel paese della Pampa non parlava una parola di spagnolo ed era la fotocopia del maggiordomo del gioco "Tomb Rider" con Lara Croft, il secondo passava tutto il tempo a fumare in camera (sigh!) e a parlare d'affari al cellulare (non ho approfondito che tipo d'affari trattasse e visto il losco aspetto che aveva, la discrezione era obbligatoria). La stanza è disseminata da calzini, mutande, magliette, i due uomini tengono la canottiera bianca alzata sopra l'ombelico e ciabattano proprio come nella "Mainland", il più anziano ha passato la notte a scoreggiare ed a battere la testa contro l'asse del letto, alle cinque di mattina i suoi segnali d'irrequietezza sono aumentati, ha acceso la TV, ha iniziato a scatarrare, a vagare per la camera ed ad entrare ed ad uscire dal bagno facendo continuamente andare l'acqua corrente, verso le 6.00 ci ha abbandonato, verso Taichung, così mi ha detto Wuang. Dopo questo "fuoriprogramma notturno" ho preso un taxi e mi sono fatto portare alla stazione dei treni, ho comprato un biglietto per Kaohsiung (107 Twd per una ziquiang) e da lì cercherò un bus per Kenting: ho abbandonato l'idea di giungere a Taitung attraverso la "South Cross Island Highway" perché la strada è interrotta a causa degli smottamenti.
terza parte
In mezz'ora sono arrivato a Kaohsiung, la seconda città dell'isola che vanta un milione e mezzo d'abitanti e sembra una Tainan dieci volte più grande, è un enorme polo industriale, sede della "China Steel Corporation" e della "China Shipbuilding", è il secondo porto al mondo per la dimensione delle banchine ed è il quarto per il suo molo container. Il bus per Kenting ci sarà solo nel pomeriggio, così ho iniziato a camminare per Chungshan 1 Road, la città sembra una "gosth town", oggi è un giorno lavorativo e non c'è in giro anima viva. Il cielo è blu e sgombro di nuvole ed è molto umido, la vastità di questa città ti stordisce e allora è meglio fuggire, ma prima di partire ho mangiato in un ristorantino riso, pollo al ginger e verdure colore giada. Il paesaggio dal bus è un ammasso unico di case basse, brutte da vedere e costruite senza un criterio preciso e fabbriche dai mille comignoli, ogni tanto al cemento si sostituisce una vegetazione tropicale con belle palme. A poco a poco il sole è scomparso e le nuvole basse si sono trasformate in un prorompente temporale, le scie d'acqua delle auto ricordano quelle dei bolidi di "Formula Uno" nelle giornate di pioggia, a Taiwan il tempo è molto variabile e in pochi minuti non è strano passare da un cielo blu cobalto ad un cielo nero carico di pioggia. Un proverbio popolare dice "il tempo di Taiwan è come l'umore di una donna", in una parola è variabilissimo. come il suo paesaggio, con caratteri semi tropicali al nord ed in montagna e tropicali al sud ed in pianura. Ci sono solo due stagioni, quella calda da maggio ad ottobre e la fredda da novembre a marzo, l'umidità difficilmente scende sotto l'80%, ma come oggi può capitare che sole e pioggia si alternino senza preavviso, lo stesso può avvenire anche per gli sbalzi di temperatura. In tre ore sono arrivato a Hengchun (117 Twd), ho cambiato bus e in quindici minuti sono arrivato a Kenting, anche qui il tempo è terribile e sono scoraggiato per le condizioni atmosferiche, questo posto merita d'essere visto per le bellezze naturali, per il Parco Nazionale, per le tante baie, per Oluampi che è il punto più a sud dell'isola, per il lago Lungluan, per le cascate Chikung e per le sorgenti termali di Szechunghsi. Appena sceso dal bus mi hanno avvicinato un sacco di persone per propormi un "taofang", una camera che i locali affittano ai turisti, i prezzi andavano dai 400 ai 600 Twd ma io sono andato al "Catholic Kenting Student Activity Center", un ostello lindo e pulito che offriva camere per 300 Twd, la stanza aveva due letti a castello ed ero in compagnia di Chen Li Hao, un ragazzo di Hualien. Questo continuo utilizzo degli ostelli mi faceva venire in mente le vacanze da liceale passate in Grecia e le notti trascorse nei dormitori delle università cinesi. Kenting è una cittadina sviluppata ai bordi della strada costiera e si sviluppa per una lunghezza di nemmeno un chilometro, tutto ruota attorno alla "main road", da una parte c'è l'oceano, dall'altra le colline, in questo posto c'è ancora un qualche cosa di grezzo e di genuino che ti affascina e ti sorprende, tanti sono anche i resort e hotel deluxe bene integrati nel contesto naturale e gli alberghetti a misura d'uomo. Ci sono locali dai nomi buffi come Linda's Cafè, Amy's Cucina, Chingshan Papaya Milk, Warung Didi, Gegko e Dolce Vita Pizza che offrono brunch, buffet, breakfast, cucina Italiana, Cinese e Indonesiana, tanti sono anche i pub e le discoteche, i MTV (locali "Musica & TV" dove si noleggiano film da vedere in apposite sale), i KTV (locali karaoke), i minimaket "7 Eleven", i negozietti che vendono abbigliamento trendy e in stile polinesiano e collane e braccialetti tribali. Ha smesso di piovere e ho camminato fino al "Howard Resort Hotel", all'interno ci sono un immenso fast food tipo McDonald's dove servono solo cibo cinese e per scegliere hanno esposto i modelli in gesso dei piatti serviti; c'è anche un parco acquatico indoor chiamato "Fantasy Word" con molte piscine: c'è quella con le onde per praticare il surf, ci sono grandi vasche per idromassaggi, canali da percorrere a bordo di buffi salvagenti, cascate d'acqua e ruscelli. Il mare, quello vero, si trova a meno di duecento metri di distanza: mi sembra di essere in Giappone e che i taiwanesi si vogliano sempre più uniformare ai gusti dei suoi abitanti. Molti ristorantini propongono prodotti ittici: pesci, aragoste e granchi nuotano intontiti in grosse vasche trasparenti, i prezzi vanno dai 30 al 70 Twd l'etto, ho comprato in una bancarella chele di granchio difficili da aprire che avevano il potere di non saziare, poi sono finito in un KFC, un negozio di una catena di fast food che offre panini e hamburger esclusivamente di pollo (119 Twd), ho anche assaggiato delle sottilissime alghe seccate dalla consistenza di un foglio di carta e ho provato una grappa di riso ed uno strano liquore (sul fondo della cui bottiglia sedimentavano alcune api morte), entrambe le bevande avevano un sapore incomunicabile. per i fogli del mio diario. Kenting è presa d'assalto nei fine settimana quando i turisti arrivano dalle principali città dell'isola, stasera c'è poca gente ed è un peccato che non sia sabato o domenica perché un posto così deve esser visto in ben altra maniera, dopo avere fatto alcune volte su e giù per l'unica strada, sono andato a dormire. Alle 8.30 ero già "ready to go" grazie ai movimenti maldestri di Chen Li Hao che stanotte aveva acceso il condizionatore, rendendo la stanza simile ad una cella frigorifera. Stamattina è umido e le nuvole sono molto basse, ho cercato di noleggiare uno scooter senza successo (500 Twd per 24 ore), non c'erano 50cc ma solo 125cc per i quali occorre la licenza di guida internazionale che non avevo, tutti erano molto fiscali e a malincuore ho dovuto desistere, avevo pensato anche alla bicicletta ma il tempo atmosferico era troppo instabile, il taxi mi sarebbe costato una fortuna e così utilizzerò il bus di linea. Ho fatto colazione con wonton fritti e tè freddo, mentre ragionavo su come spostarmi ha iniziato a diluviare ed il mio viso non riusciva a mascherare la delusione per le avverse condizioni atmosferiche, mi sono fatto coraggio e sotto una tempesta d'acqua ho preso il bus per Oluampi, il punto più a sud dell'isola chiamato anche "la coda di Taiwan". La costa è frastagliata con scogliere e verdi colline piatte, sono entrato ai giardini d'Eulanubi (40 Twd) notevoli per la vegetazione tropicale con mangrovie e piante dai nomi complicati come l'algaia formosana, la macaranga taxarius, la pouteria obovata e la guettarda speliosa, è un posto stupendo ma oggi è malinconico per la tanta pioggia e le nuvole basse, il mare invece ha un bel colore turchese scuro. Percorrendo numerosi tunnel ricavati tra la vegetazione tropicale sono andato al faro chiamato enfaticamente "luce del Sud Est Asiatico" che si dice essere il più luminoso di tutta l'Asia, è una costruzione bianca alta 21.4 metri collocata all'interno di un fortino e da lontano ricorda una moschea araba. Mentre aspettavo il bus per Hengchuen ho dato un'occhiata alle bancarelle che vendevano quarzi colorati, conchiglie e calamari disidratati, intanto continua a piovere e penso alla mia "fortuna" per non avere potuto noleggiare lo scooter. Hengchuen è ricordata per avere ancora integre le quattro porte della città costruite nel 1879 sotto la dinastia Ching, sono andato ad osservare un fenomeno geologico chiamato "Chuhuo" che letteralmente significa "fuoco che viene fuori": dal sottosuolo fuoriesce del gas naturale che forma piccoli fuochi che sembrano spuntare dal nulla. Le fiamme si propagano in un recinto rotondo, ci sono tante bolle che salgono in superficie e sembra di stare davanti ad un'enorme pizza, l'odore è quello dello zolfo, ma non c'è nessun sentore di mozzarella o di pomodoro. Ho camminato a lungo per trovare questo posto, l'opuscolo illustrativo diceva che era solo a 100 metri dalla porta est, ma forse nessuno prevedeva che qualcuno lo raggiungesse a piedi! Mi sono fermato in un ristorantino a mangiare noodles in brodo con carne e germogli di bambù, il locale è vecchio e tenuto male e gli avventori sono curvi sulle ciotole, osservo l'anziana donna che lavora la pasta ed il fumo che esce dalle grosse pentole, sembra di tornare indietro nel tempo (30 Twd); poi ho comprato due ali di pollo fritte e patate dal gusto particolare, erano patate dolci (45 Twd). Tornato a Kenting ho passato il pomeriggio dormendo e dopo cena (si dice così anche se non ho mangiato nulla) sono andato verso un punto panoramico chiamato "la roccia della rana", nelle vicinanze c'è il "Kenting Youth Activity Centre", un centro ricreativo per ragazzi costruito in stile classico cinese. Sono stato attirato da numerose urla e schiamazzi che provenivano dal padiglione centrale, in una grande sala c'erano un centinaio di ragazzi dai 15 ai 18 anni disposti per diverse file e seduti a coppie gli uni di fronte agli altri che facevano delle danze collettive battendo ritmicamente le mani sui palmi, sulle spalle, sulle ginocchia del compagno, ogni tanto si alzavano, facevano un girotondo e poi ricominciavano il ballo. Un uomo con un microfono, un "direttore d'orchestra" li dirigeva, dava il tempo e le istruzioni cercando di non fare mai scendere il ritmo, questo individuo ricordava il guru di una "convention aziendale" dove tutti devono sentirsi coinvolti al 100% e devono esternare le loro emozioni positive, ero shockato perché in Italia balli simili li fanno i bambini dell'asilo e delle scuole elementari. Questa è una "convention" per formare dei "leader", così mi ha detto una ragazza del gruppo e penso che possano essere paragonati a delle specie di "capi scout". I ragazzi più influenti indossano come segno di riconoscimento una camicia arancione, alcuni hanno una ricetrasmittente, altri hanno delle bandiere gialle con il simbolo della loro associazione, altri ancora impartiscono ordini: personalmente non mi piace vedere a quest'età così tante divise e un'organizzazione gerarchica di tipo militare. Mi viene sempre in mente il Giappone e mi sembra che i Taiwanesi vogliano assomigliare più ai loro coetanei del Sol Levante che ai fratelli della "Mainland", lo vedo da tante piccole cose: dalle ragazze in divisa che mi sorridono facendo un piccolo inchino, dal loro abbigliamento e dall'ordine e dalla cura quasi maniacale con cui è tenuto questo posto dove tutto è asettico, lindo e pulito, non c'è una pietra fuori posto e siepi ed alberi sono tagliati e modellati perfettamente. Ho passeggiato ancora per Kenting, anche stasera la "main road" è sfavillante di luci come una Las Vegas del Sud Est Asiatico ma pub e locali sono tristemente vuoti, ne ho approfittato per comprare e scrivere qualche cartolina (tutte vengono vendute singolarmente in apposite buste trasparenti affinché non si sciupino), oggi Chen Li Hao, il mio compagno di camera è tornato a casa e mi ha lasciato un biglietto nel quale si rallegrava per avermi conosciuto. Il giorno successivo dopo una colazione a base di hamburger alla cinese e tè freddo ho preso il bus per Kaohsiung e da lì un treno che in tre ore e mezza mi porterà a Taichung (203 Twd per la terza classe, la fuxing), il prezzo del biglietto è identico a quello indicato sulla guida del 1998, evidentemente l'inflazione è quasi inesistente. Alla stazione ho incontrato Gino, un ragazzo che lavorava al McDonald's di Kenting, abbiamo parlato per più di un'ora: mi ha detto che è contento della sua vita e della classe politica di Taiwan. Alla mia domanda sulla possibile riunificazione con la Cina mi ha risposto che sarebbe una bella cosa, ma per il momento la ritiene impossibile e ha concluso dicendo "nella Mainland non c'è democrazia".
quarta parte
A Taichung ho trovato alloggio al "First Hotel" (350 Twd), sono andato ad ispezionare la camera e l'ho subito presa, solo quando mi sono insediato ho notato che era veramente indecente: l'acqua non scendeva dal rubinetto, se tiravo lo sciacquone si allagava il pavimento, lenzuola e cuscino puzzavano di piscio, domani cercherò un'altra sistemazione e stasera non mi laverò, solo la vasca da bagno di marmo era degna di nota, era formata da un'infinità di sassi colorati e sembrava un pezzo d'antiquariato! Ho iniziato a camminare per le vie della città sotto una pioggia fine, Taichung significa "centro di Taiwan" ed è la terza metropoli dell'isola e conta una popolazione di 750.000 abitanti, i lunghi viali sembrano non finire mai, tutti ricchi di negozi e di shopping center dalle insegne multicolori. Tutte queste luci ti confondono e quando entri da qualche parte è difficile distinguere il giorno dalla notte, talvolta il giorno è la notte e la notte è il giorno: buio e luce sono fattori secondari. Onde e fasci di luci al neon illuminano a giorno ristoranti, sale da gioco e locali KTV. Luci fioche e violente illuminano i mercati notturni, i luoghi d'incontro preferiti dove ci si ritrova al termine della giornata lavorativa, la gente che li affolla li rende vivi e pulsanti, qui si scambiano quattro chiacchiere, si mangia qualcosa e si fanno acquisti. Sono entrato in un negozio di computer e per più di un'ora ho mandato mail, rispondendo ai messaggi arrivati alla mia casella di posta elettronica. Tutti questi negozi "high technology" con centinaia di schermi piatti ed al plasma, di PC e di lettori CD e DVD hanno su di me un aspetto galvanizzante, è un po' come annusare la tecnologia e cibarsene, forse questo è l'aspetto più entusiasmante dell'isola. Ci sono tantissimi KTV e MTV, i più grandi si trovano in palazzi enormi e di notte le facciate risplendono di luce, gli interni sono bizzarri e ricordano il palazzo di Versailles o residenze patrizie arredate con marmi, statue, specchi e stucchi. Le sale giochi sono gigantesche, si parte da quelle con innocenti videogiochi che propongono avvincenti sfide fra auto o incontri di kung fu, per passare a quelle che offrono giochi d'azzardo: majong, bingo, poker, solitari di carte. In alcuni locali si gioca solo a Pachinko dove i giocatori hanno i tappi alle orecchie e solo dopo un po' se ne capisce il perché. Nelle macchinette tipo slot machines s'introduce una moneta e così iniziano ad uscire un fiume di palline d'acciaio, i giocatori continuano ad inserire monete su monete e le biglie continuano a cadere. A volte si vince, a volte si perde, lo scopo del gioco è di "vincere" il maggiore numero di palline, i "fortunati" raccolgono le biglie in apposite cassette che sono pesate e il loro contenuto viene convertito in dollari di Taiwan, ogni sala ha almeno un centinaio di macchinette e il rumore di migliaia e migliaia di biglie rimbomba incessantemente nelle tue orecchie, ho resistito solo cinque minuti. Agli angoli delle strade si vedono dei piccoli negozi con una bella ragazza seduta su uno sgabello che quando non vende sigarette o foglie di betel da masticare legge svogliatamente una rivista o si pittura le unghie, questi negozi sono la versione locale dei "tabaccai" nostrani. Mi dispiace non avere interlocutori per soddisfare tutte le mie curiosità, vorrei un cicerone per porgli mille domande, ma a Taiwan il problema della lingua è quasi insormontabile e talvolta anche avere una semplice informazione è un'impresa. Sono andato a mangiare al mercato notturno di Changhua che si svolge lungo una strada lunghissima dove ci sono solo bancarelle e ristorantini che vendono cibo, stasera ho abbandonato i noodles per assaggiare cibi misteriosi e dai mille colori: ho scelto una torta salata fatta con tre tipi d'uova sode colorate (bianche, rosse e nere), pollo dal colore rosso fuoco che poggiava su un letto di cavoli, un "salame in gelatina" e verdure bianche e verdi tagliate come se fossero spaghetti che per la consistenza sembravano pezzi di copertone da auto tagliati finissimi, da bere "Taiwan Beer" (200 Twd). Ho implorato a lungo una ciotola di riso per accompagnare tutte queste pietanze affogate nella maionese che potrebbero essere paragonate ad una serie d'antipasti, continuavo a chiedere "bai fan, bai fan", ma mi hanno portato solo delle frittelle unte a forma di sigaro che sarebbero l'ideale per una colazione e non per una cena. Ho mangiato poco, ma senza riso tutto era stomachevole! Distrutto dalle mie peregrinazioni sono tornato in camera e grazie al ventilatore sono riuscito ad eliminare gli sgradevoli odori che sostavano nella stanza, riuscendo anche a dormire quasi decentemente. Appena sveglio ho cambiato albergo e sono andato al "Fu Hsing" (550 Twd) situato proprio davanti alla stazione dei treni, la stanza era decorosa e pulita, poi ho cercato d'avere informazioni per raggiungere le gole di Taroko: la "Central Cross Island Highway" chiamata anche "strada dell'arcobaleno dell'isola del tesoro" è una strada di montagna lunga 195 Km. che attraversa l'isola per il lungo ma non è interamente percorribile. A causa del terremoto del 1998 occorre allungare il percorso e passare per Puli, Wushe e Tayuling. Dopo più di un'ora trascorsa fra richieste d'informazioni e peregrinazioni da una stazione dei bus all'altra ho appurato che esiste un servizio diretto per Tayuling, ci sono solo tre bus al giorno, alle 7.00, alle 8.00 ed alle 10.00, il servizio è gratuito per mitigare ai disagi causati dalla chiusura della strada principale, poi occorre cambiare bus per arrivare fino a Taroko. Tutti si sforzano d'essere gentili, alcuni quando mi vedono in difficoltà mi chiedono se ho bisogno d'aiuto, altri mi scrivono su un foglio di carta dove devo andare, ma i problemi di comunicazione sono sempre tanti. Oggi è nuvolo, non piove e l'umidità si fa sentire, sono andato al mercato e ho fatto colazione con una zuppa trasparente che conteneva alghe verdi e patate dolci, dall'aspetto assomigliava alla "mucillagine" che aveva reso famoso il Mare Adriatico qualche anno fa (50 Twd). Mi sto abituando a mangiare come i locali, ormai fare colazione con una tazza di latte o con un piatto di noodles non fa più nessuna differenza! Qui, differentemente dalla "Mainland" nessuno cerca di applicare il doppio prezzo, sia nei ristorantini sia acquistando cibo dalle bancarelle paghi sempre il prezzo "reale", in Cina invece cercavano di farti pagare il prezzo "per turisti" ed era una lotta feroce ottenere quello corretto, ricordo un viaggio in bus dove mi avevano applicato una "tariffa personalizzata", avevo replicato affermando che questo era un "sistema mafioso" e la frase aveva provocato un acceso dibattito tra i passeggeri ed alla fine il bigliettaio mi aveva restituito la somma che avevo pagato in più! Ha iniziato a diluviare e sono andato al giardino botanico che si trova sotto un'enorme cupola trasparente ed avveniristica dove è stata ricostruita una foresta tropicale con ruscelli e cascate, ci sono più di 750 piante e la vegetazione è presentata in relazione alle varie aree dell'isola, ho conosciuto una guida del giardino botanico e una sua amica di nome Jine, la prima parlava solo cinese e spiegava le caratteristiche delle piante all'amica che poi traduceva per me in inglese. Dalla flora siamo passati a parlare della vita di tutti i giorni, Jine mi ha spiegato che per chi lavora negli uffici la settimana lavorativa è passata da sei a cinque giorni ed era sconcertata perché non sapeva che farsene di tutto questo tempo libero, che il tè verde proviene dal Giappone e gli isolani preferiscono quello locale che è scuro, che i Giapponesi accorrono numerosi a Taichung per i prezzi più convenienti rispetto al loro Paese e che nei locali KTV amano cantare davanti ad un vasto pubblico, mentre i Taiwanesi preferiscono farlo di fronte ad un gruppo ristretto di persone. Ho assaggiato un tè alla vaniglia con palline di caramello che navigavano sul fondo del bicchiere, per poterle aspirare si utilizza un'enorme cannuccia, è buono e Jine mi ha detto che i Taiwanesi ne vanno pazzi. Sono stato al Museo Nazionale della Scienza, reputato come il migliore dell'isola, il posto è divertente soprattutto per i bambini che corrono da tutte le parti, ci sono intere sezioni dedicate a loro con tante animazioni e pulsanti da azionare e sembra che da un momento all'altro tutto sarà distrutto da questa orda barbara. Venire in gita con i figli al museo e concludere la giornata da McDonald's sembra una soluzione perfetta per un sabato piovoso come questo, ho visitato con interesse le sezioni sull'arte cinese, sulla medicina tradizionale, sul taoismo e sulle popolazioni aborigene dell'isola, tutto era interessante e ben predisposto, ma poche didascalie erano in inglese. In taxi (100 Twd) mi sono fatto portare al tempio di Confucio, è immenso e coloratissimo ed è riuscito a ritagliarsi un po' di spazio tra i palazzi ed i grattacieli che lo assediano da tutti i lati, è un'oasi di pace ed è curioso vedere i tetti a pagoda in questa selva di cemento, sono l'unica persona a camminare per i lunghi corridoi e la cosa mi provoca un po' di disagio. In tutte le città dell'isola c'è sempre un tempio dedicato a Confucio, questo si distingue dagli altri per lo strano disegno del tetto, le cui curve invece di puntare verso il cielo si piegano verso la terra: terra e cielo sono l'interesse e l'obbiettivo del grande filosofo cinese. Affiancato al tempio c'è lo stadio, sulla pista d'atletica qualcuno corre ma i più camminano a piedi nudi sulla pista in tartan, in una sala interna delle ragazze si esercitano in una danza, si muovono lentamente e brandiscono un ventaglio rosso come se fosse una spada, come sottofondo c'è della musica classica cinese. Volevo andare al tempio Paochueh ma ho visto che l'illuminazione dello stadio del baseball era accesa ed ho deciso di dare un'occhiata, c'era una partita della massima lega nazionale che è composta da sole quattro squadre, i posti in tribuna costavano dai 100 ai 200 Twd ma l'ingresso alle curve era gratuito, mi hanno spiegato che se non facessero così nessuno verrebbe a vedere le partite (a causa della recessione economica), ma nonostante questo espediente lo stadio era vuoto, nel frattempo ha iniziato a diluviare e hanno posticipato l'inizio dell'incontro, me ne sono andato e così non saprò mai se avrei provato feeling per questo sport! In taxi (130 Twd) sono andato al "nuovo centro", ci sono due zone centrali, una vicino alla stazione ferroviaria (dove alloggio) e una nuova chiamata Chungkang Area nei pressi di Taichungkang Rd con centri commerciali, hotel deluxe, ristoranti e uffici governativi; una via alla moda è Chingming 1 Rd, un'area pedonale con tanti bar con i tavoli all'aperto, quando sono arrivato pioveva e mi sono divertito a guardarmi attorno. Curiosare ed introdurmi nella vita dei taiwanesi mi appassiona, è bello vedere come queste città così anonime e grigie si trasformino con il calare delle tenebre in un luna park coloratissimo, l'unico cruccio è per il tempo atmosferico, da ieri piove ininterrottamente ma per fortuna, anche con la pioggia, non ci si annoia mai! Ho incontrato due pastori di una chiesa protestante americana e mi hanno detto che qui sono bene accetti, non ho detto loro cosa penso dei "Testimoni di Geova" quando vengono a suonare alla mia porta alle 10.00 di domenica mattina! Stasera ho visto un locale specializzato in sushi, gli avventori erano seduti davanti ad un nastro trasportatore e le portate passavano continuamente davanti ai loro nasi, i minuscoli piattini da 40, 60 e 80 Twd erano scelti come in un self service, mi sono trattenuto dall'entrare perché li avrei provati sicuramente tutti. In altri locali i commensali erano seduti attorno ad un lungo tavolo rettangolare, in alcuni cucinavano essi stessi usando minuscole pentole, in altri uno chef cucinava davanti ai loro occhi quello che più desideravano. Mangiare a Taiwan può essere molto economico e un piatto di riso o di noodles consumato per strada può costare meno di 50 Twd, invece nei locali più trendy ed alla moda si possono spendere da 100 fino a 3000 Twd. Il locale più curioso era un capannone con all'interno una piscina, gli avventori e intere famiglie con i bambini muniti di canne pescavano gamberi. Dopo la pesca tutti si spostavano in un'altra area dove c'erano tavoli tipo quelli da pic-nic e i pescatori "da città" cucinavano il loro bottino ittico su griglie elettriche. Ho mangiato dim sum cotti al vapore, sono preparati all'istante e messi a cuocere in cestelli di bambù rotondi sotto ampi sbuffi di vapore, una volta cotti assomigliano a dei piccoli panini appena lievitati (40 Twd). La preparazione, sia per la pasta sia per il ripieno (di solito carne con verdure) è fatta manualmente, ma piatti e bacchette sono "usa e getta": anche nel campo culinario vecchie tradizioni e nuovi costumi si rincorrono sempre. Sui marciapiedi c'è una tacita convivenza: trovi il ristorantino a gestione famigliare con il proprietario in ciabatte e canottiera che è sia cuoco sia cameriere e accanto c'è magari un lussuoso ed elegante "sushi bar", in Italia simili convivenze sarebbero impossibili. Ho sgranocchiato una pannocchia (55 Twd) la cui preparazione era degna di nota, innanzi tutto le pannocchie erano confezionate singolarmente nel cellophane ed a vederle sembravano più finte di quelle provenienti da piante transgeniche, erano abbrustolite attraverso un marchingegno pieno d'ingranaggi che le faceva girare su un forno elettrico, il venditore ci spalmava sopra una salsa piccante e quando erano pronte assomigliavano a tutto fuorché ad un ortaggio! In taxi (120 Twd) sono andato al mio albergo ed ero felice per non trovarmi nella stanza maleodorante della sera precedente, mi sono concesso non una doccia ma un vero bagno e non volevo più uscire dalla vasca. Alla TV si vedono telenovele di produzione locale, telegiornali dove la politica è trattata con grand'enfasi ed il presidente Lee Teng-hui è sempre contornato da persone che lo applaudono entusiasticamente, ma i programmi più seguiti sono quelli delle televendite. Mi ha incuriosito la pubblicità di una crema rassodante: la ragazza era a seno nudo e sui capezzoli c'erano dei cerotti rotondi per non mostrare quello che. già si vedeva!
quinta parte
All'indomani ho fatto colazione con una zuppa marrone con verdure e carne nella cui ciotola galleggiava un uovo sodo, poi ho comprato un biglietto del treno per Chiayi (225 Twd per una ziquiang), e da li raggiungerò in bus Peikang. Oggi è il quindicesimo giorno del mese della settima luna, il giorno più importante della "festa dei fantasmi", questa ricorrenza è celebrata sia da taoisti sia da buddisti, i primi festeggiano il compleanno dell'Imperatore Chinghsu (il Dio delle tenebre) e per ingraziarsene lo spirito fanno offerte di cibo ai templi, i secondi chiamano questa festa Ullambana e ricordano il viaggio fatto negli inferi da Maudgalyayana, un discepolo del Buddha Sakyamuni per salvare l'anima della madre. A Taiwan la religione è una miscela di pratiche e credenze che derivano dall'animismo, dal culto degli antenati, dalla tradizione confuciana, dal pensiero taoista, dall'idea della reincarnazione buddista e da tante altre credenze popolari che spesso si mescolano con disinvoltura nei vari luoghi di culto. Si crede che in questo mese si aprano i cancelli dell'aldilà e gli spiriti dei morti ritornino sulla terra per fare visita ai parenti: non è consigliabile né viaggiare, né nuotare, né aprire una nuova attività, occorre fare offerte e offrire cibo agli "spiriti" affamati, accendere incenso e bruciare finto denaro nelle fornaci che si trovano nei templi. Le offerte servono ad impedire atti vendicativi da parte degli spiriti che non hanno parenti in vita contro le abitazioni dei vivi, addirittura se qualcuno muore in questo mese sarà seppellito solo in quello successivo. Oggi dovevo essere a Keelung, alla festa di Chung Yuan che si conclude con la liberazione d'enormi lanterne fra i flutti dell'oceano, ma ho deciso di vivere questa ricorrenza a Peikang, una città a metà strada tra Kaohsiung e Taichung dove c'è il tempio Chaotien, il più grande ed antico, ma anche il più curioso e stravagante dei 383 templi dell'isola dedicati alla Dea Matsu. Il pirata guerriero Koxinga attribuiva alla protezione di Matsu il merito dell'attraversamento dello stretto di Taiwan e della conquista dell'isola: da allora la divinità gode di una particolare venerazione. Keelung si trova sulla costa est vicino Taipei e raggiungerla avrebbe di nuovo scombussolato i miei programmi, infatti domani voglio raggiungere Taroko attraverso la "Central Cross Island Highway". Il tempio è il più "ricco" dell'isola perché è quello che riceve più offerte dai fedeli ed è visitato ogni anno da più di tre milioni di fedeli, è della metà del 1600, tutto attorno è assediato dalle case e a malapena sopravvive in un oceano di cemento. Una di queste costruzioni è impressionante, è un edificio quadrato con un giardino pensile all'ultimo piano con bonsai, pini, bambù e piccoli padiglioni a forma di pagoda dove nel mezzo troneggia un'enorme statua di marmo della Dea Matsu, sembra di essere a Disneyland e non in un luogo di culto. Sono entrato nel tempio che è grande e bello, quello che colpisce è il tetto, formato da un'intricata e colorata composizione di figure policrome che si confondono tra riproduzioni di montagne, pagode, palazzi e alberi che ricostruiscono le leggende e le tradizioni popolari dell'isola. Un po' dovunque ci sono bracieri per l'incenso dove i fedeli fanno numerosi inchini tenendo i bastoncini fra le mani fino quasi a toccarli con la testa, nella cappella principale la gente getta a terra due oggetti che assomigliano a grossi fagioli con una superficie piana, il gesto va ripetuto per tre volte consecutive, l'operazione ha un significato divinatorio e la posizione assunta dagli oggetti serve per avere risposte a domande tipo: "andrà bene l'esame?", "lui mi ama ancora?" "avrò fatto la scelta giusta?". In enormi ceste ci sono da sessanta a cento bacchette numerate simili a quelle del gioco dello Shanghai, vengono infilate in un tubo che è agitato davanti all'altare, si prega e si scuote il contenitore fino a farne cadere una a terra. Dal numero del bastoncino si risale al responso divino che è indicato su un tabellone, nella speranza che questo sia propizio e di buon auspicio. Anche io mi sono fatto contagiare da quest'atmosfera e come tutti ho comprato dai guardiani del tempio incenso e cartamoneta che ho bruciato nella fornace del tempio: le persone pagano ai guardiani del tempio dollari di Taiwan per avere in cambio falsa moneta! Ho chiesto informazioni sui festeggiamenti, tutti dicono di parlare inglese "a little" ma è già tanto se capiscono "yes", un giovane intraprendente ha estratto un traduttore elettronico e cercava di comunicarmi che ci trovavamo al tempio di Matsu (ma questo lo sapevo anche io), i suoi amici si divertivano come matti davanti a questa scena esilarante ed io mi fingevo forzatamente interessato di fronte a tutta questa buona volontà. La gente arriva alla spicciolata, tutti portano qualche cosa: pacchi di soldi di carta, cesti di frutta, piatti con svariati tipi di cibo, dolci, bottiglie di birra e di bibite, sacchi di riso, insomma qualunque cosa di commestibile, creano altari improvvisati e depongono il tutto su lunghi tavoli predisposti appositamente per la festa, anche davanti ai negozi ed alle case hanno allestito piccoli altari con i medesimi prodotti. Nelle strade ci sono anche dei bracieri artigianali ricavati dai bidoni, tutti si divertono a bruciare le banconote e sembra che gli adulti tornino bambini, ma il massimo del divertimento è quello di sparare mortaretti o fuochi d'artificio. Nel tardo pomeriggio alcuni monaci vestiti d'arancione hanno iniziato a sfilare lungo le tavole imbandite, si fermano in prossimità degli altari e recitano preghiere suonando piatti, gong e piccoli tamburi, una piccola folla di fedeli li segue ed ad ogni sosta accende bacchette d'incenso: anelli di fumo bianchi e profumati si dissolvono nell'aria che è talmente impregnata da quest'odore che si respira a fatica. Fra i tavoli e all'interno del tempio tutti telefonano o rispondono al cellulare con gran naturalezza, sacro e profano si mischiano ancora una volta. Terminate le benedizioni i monaci sono entrati in un palazzo o meglio in una "struttura futuristica" che al posto del tetto ha tre cubi dorati ed è dotata di una gran balconata che ricorda il palco degli imperatori romani, da qui conducono la cerimonia con canti e preghiere. Il "capo monaco" indossa un berretto rosso simile a quello in uso presso le popolazioni mongole e con le mani fa strani gesti, come alla cerimonia di Taichung anche davanti a questi riti capisco poco. Seduto in un baracchino ho mangiato noodles dolci con frutta candita ricoperti da ghiaccio fumante e osservavo la festa che stava giungendo al suo culmine, molta gente era ammassata nella zona dove c'era la frutta, in particolare dove c'erano belle composizioni con uva e prugne che formavano grandi ideogrammi e vicino ai lunghi tavoli ricoperti con mele, pesche, ananas e con frutti marrone grossi come ciliegie che pendevano dal soffitto, il loro sapore ricordava quello dei lici e la traduzione del nome dal cinese dovrebbe essere "dragoni di ghiaccio". Alle 17.00 ho capito il perché di tutto quest'interesse, gli organizzatori della festa hanno iniziato a distribuire frutta al popolo festante, la scena ricordava "l'assalto al forno delle grucce" di manzoniana memoria, io osservavo divertito ma non ho partecipato all'assalto, in prossimità di un altare ho raccolto solo qualche banana, all'inizio nessuno era interessato a questi frutti perché tutti miravano ad un qualche cosa di più "nobile", poi in mancanza d'altro, la gente, pur di non rimanere a mani vuote si è consolata anche così. Tutto l'altro cibo che era stato portato qui per essere benedetto è stato recuperato dalle famiglie dei proprietari: i cesti di frutta, le bibite, i bei piatti di carne e di pesce ed i dolci sono stati caricati ad una velocità fulminea su auto e carretti e riportati a casa per essere consumati al riparo da occhi indiscreti. In due ore sono tornato a Taichung in autobus (170 Twd), volevo mangiare qualche cosa ma anche qui sono stato attratto dall'atmosfera di festa: le vie d'accesso ai templi erano illuminate con lanterne rosse di carta di riso, ovunque era una continua visione di tavoli ed altari improvvisati con cibo e frutta, nelle strade si bruciava cartamoneta e i più intraprendenti lo facevano direttamente sull'asfalto, per i tanti roghi sembrava di essere nel mezzo di una guerra e l'odore di bruciato si mischiava a quello dell'incenso. Ci sono elaborate composizioni create con banconote che formano fiori di loto, barche, piramidi e cestini, altre sono fatte con lattine di bibite e confezioni di tetrapak, ogni tanto si vede un maiale (morto) con una mela in bocca. Per strada suonano gruppi di musica tradizionale e complessi rock, i vari tipi di musica si fondono tra loro e si aggiungono agli spari dei mortaretti e non si capisce nulla, è una gara spietata a chi faccia più rumore! In prossimità degli incroci hanno installato piccoli palcoscenici con luci multicolori e psichedeliche, qui si esibiscono cantanti, cabarettisti e ballerine e gli spettacoli provocano un caos totale perché gli spettatori si ammassano tra i bidoni fumanti e i tavoli con le offerte di cibo. I pedoni si fermano a curiosare, i motociclisti (senza togliersi il casco) si fermano anch'essi ad osservare, le auto naturalmente vogliono circolare e l'umidità è oltre il 70%. Più in là né canti né musica tradizionale, si esibisce una fanciulla dagli occhi a mandorla che mostra il suo feeling per un palo da lap dance, più avanti all'interno di un garage, ingentilito con drappi bianchi e rose rosse c'è una cerimonia con monaci e monache dalle teste rasate: talvolta mi sento un privilegiato nell'assistere a simili rappresentazioni in un Paese appena sfiorato dal turismo di massa. Solo a tarda sera ho ascoltato le esigenze dello stomaco e ho provveduto ai suoi brontolii con una scodella di noodles ed un pesce cucinato con bacche rosse e foglie verdi (80 Twd) e poi sono tornato al Fu Hsing Hotel. La mattina seguente sono andato alla ricerca di una banca per cambiare i traveller's chèque, da quando Taiwan ha iniziato ad occidentalizzarsi le banche sono aperte dal lunedì al venerdì e se si ha bisogno di cambiare denaro il sabato o la domenica l'unica possibilità è rappresentata dalle banche degli aeroporti, altrimenti si è spacciati. Spesso si vedono cose strane ed inusuali, infatti quando sono entrato in banca (prima dell'apertura) gli impiegati in divisa (tailleur scuro per le donne e camicia bianca e pantaloni neri per gli uomini) erano disposti per tre file e tra fax, stampanti e computer erano intenti a fare esercizi ginnici. Era una scena esilarante e molto comica tipo quella di un film d'Alberto Sordi o di Fantozzi: i registi si saranno forse ispirati a questa realtà per i loro film? Come sottofondo c'era un'allegra musichetta che scandiva il ritmo degli esercizi. I traveller's chèque sono visti come "strani" pezzi di carta colorata e guardati in modo interrogativo (a Hengchuen la banca nemmeno li cambiava), talvolta penso di fondare una mia zecca personale e fabbricarli da me, magari nessuno se n'accorgerebbe! Volevo visitare il più grande museo al mondo del "Guinness dei primati" (alla cui cerimonia d'apertura aveva partecipato nientemeno che l'ex primo ministro Inglese Margaret Thatcher), ma ero schiavo dell'orologio e non potevo nemmeno perdere il bus delle 10.00 per Lishan che era anche l'ultimo della giornata e così ho abbandonato Taichung. In poco tempo abbiamo iniziato ad insinuarci per colline e montagne ricoperte da una lussureggiante vegetazione tropicale con palme e piantagioni di mele e pesche: per i contadini locali questo è il loro. oro nero. Le coltivazioni sono ordinate con cura e strutturate in filari come se fossero vigneti, alcuni alberi assomigliano a dei bonsai ed ogni tipo di terreno è coltivato: pianure, colline, ripidi pendii. La frutta è venduta all'entrata delle fattorie, ho visto soprattutto pesche che non sono vendute a peso ma in buffe confezioni che ne contengono al massimo sei ed ogni frutto è protetto da un involucro di gommapiuma. Ad una sosta ho comprato della frutta disidratata che è un prodotto tipico del luogo, c'era una grande varietà ed ho scelto a caso, i frutti erano impacchettati singolarmente come se fossero caramelle. Degne di essere menzionate erano delle prugne rosse colore porpora che per il gusto assomigliavano a mostarda piccante, ne assaggi una e non ne dimentichi più il sapore per tutta la tua vita terrena, queste avevano un sapore "semidisgustoso" e indefinibile. Ho comprato anche dei frutti verdi dal gusto di caramella gommosa con all'interno una farina di colore giallo, ma non ho assolutamente idea di cosa abbia mangiato. Questo è un'altra conferma dei gusti forti e decisi che caratterizzano il Paese, mi sforzo di assaggiare tutto e di fare nuove scoperte, però "barriere culinarie" così "invalicabili" non le avevo vissute nemmeno in Cina, qui anche i sapori sono in sintonia coi Paesi del Sol Levante. Le montagne sono sempre più alte e spesso attraversiamo formazioni di nuvole basse (passiamo attraverso ad un "oceano di nubi" come direbbero qui, la visione del sole che fa capolino tra le nuvole è uno degli spettacoli più ambiti dagli isolani, ma deve essere "vissuta" rigorosamente all'alba). I cinesi pensano che nuvole e pioggia rappresentino l'unione tra Cielo e Terra, ma ritengono anche che il movimento delle nebbie montane possieda uno straordinario potere curativo dovuto all'alta concentrazione del chi: chi in cinese significa forza ed energia vitale ed è il concetto su cui si fonda la medicina tradizionale. Si pensa che il chi più potente si formi nell'atmosfera, la nebbia che ammanta le montagne è come la panna che galleggia sul latte e simboleggia l'essenza vitale emessa nel congiungimento tra Cielo e Terra. Sopra i duemila metri la vegetazione è fitta e impenetrabile con alberi di bambù, cipressi, ginepri, abeti e pini, sopra i tremila è sempre brulla e c'è solo qualche pino. Sono stupito per questo paesaggio, fino ad ieri avevo visto solo pianura e cemento, in realtà c'è ben poco da stupirsi perché le cime che superano i tremila metri sono una settantina e pochissime scendono al disotto dei duemila ottocento metri, la montagna più alta, lo Yushan (montagna di giada) è alta 3.952 metri, seconda per altezza solo alle vette delle regioni Himalayane. Siamo transitati per il passo Wuling (3.275 metri) ed in cinque ore siamo arrivati a Tayuling (2.600 metri). A causa dell'interruzione della Central Cross Island Highway il bus ha continuato per Lishan ed io mi sono messo ad aspettare una coincidenza per Tienhsiang. I volti delle persone sono radicalmente cambiati, facce rudi scavate dal sole e dal vento come si addice a dei contadini di montagna, però più che a Taiwan sembra di essere in una zona Tibetana. Quattro ragazzi diretti a Hualien si sono offerti di darmi un passaggio, ho accettato con entusiasmo perché per oltre un'ora avevo visto solo qualche rara macchina, il "pilota" dell'auto guidava in modo spericolato su queste strade strette, rese viscide dalla pioggia finissima e dai banchi di nebbia che continuavano ad andare ed a venire. Alcune gallerie erano a senso unico e il "driver kamikaze" si divertiva ad imboccarle alla massima velocità, spesso c'erano anche interruzioni per frane e gli uomini del Genio Civile lavoravano con ruspe e badili per permettere il transito. In due ore sono arrivato a Tienhsiang, un paese minuscolo che si trova all'interno del Parco Nazionale di Taroko (la principale attrazione dell'isola) che gravita attorno ad un enorme parcheggio: ci sono un albergo a cinque stelle, la posta, tre noodles shop ed il "Catholic Hostel" dove ho trovato una camera singola per 300 Twd. Alle 20.00 il paesino piomba nell'oscurità più assoluta, ho mangiato noodles e verdure (alghe, bambù ed altre verzure non identificate) spendendo 180 Twd, un latrocinio legalizzato, ma non c'era niente di meglio o di peggio. a parte il "Grand Formosa Hotel"! Con l'aiuto della pila sono tornato all'ostello, le uniche luci sono quelle di una pagoda illuminata, mi trovo in un luogo isolato che invita alla meditazione.
sesta parte
Ho dormito saporitamente ed alle 9.00 ero pronto per il bus che mi porterà a Taroko che dista 19 chilometri da Tienhsiang, stamattina il cielo è blu che più blu non si può, umidità zero, mi mancano solo le scarpe da trekking e lo zaino da montagna e potrei partire per un'escursione alpestre. Per colazione niente muesli ma un piatto scotto di noodles fumanti, ormai sono sempre più abituato a queste "strane" colazioni e lo trovo normale. L'impeto delle acque del fiume Liwu (fiume delle nebbie) ha scavato un canyon racchiuso da strette pareti verticali in roccia e marmo e la strada che sto percorrendo e che poi percorrerò (a piedi) in senso inverso è tutta scavata nella roccia. Da Tienhsiang a Taroko ci sono 38 gallerie, è un percorso strappato alla montagna con enorme difficoltà e i miei occhi guardano preoccupati i precipizi e i dirupi che mi separano dal fondovalle. I lavori di costruzione iniziarono nel 1956, sono costati più di 20 milioni di € e per il suo compimento persero la vita 450 persone, questa strada si collega con la "Central Cross Island Highway" (ora in parte chiusa dopo il terremoto del 1998) e permette di fare il "coast to coast" dell'isola. Durante i lavori furono anche trovati giacimenti di marmo, una ricchezza insperata per questa regione, il loro sfruttamento mette in pericolo l'ecosistema della zona, l'integrità del Parco e il territorio degli Atayal, una delle ultime tribù aborigene dell'isola. Dopo avere visitato la sede del Parco mi sono incamminato verso Tienhsiang, prima sosta al tempio di Changhun fatto erigere per ricordare i lavoratori che perirono nella costruzione di questa strada, il percorso è una salita a zig zag lungo il fianco della montagna, non c'è un sentiero ma un'unica gradinata di pietre che si snoda tra piccole pagode bianche con i tetti rossi. Dalla cima la vista spazia sulle verdi montagne, si sente solo il gorgogliare del fiume Liwu, il rumore del vento e il canto dei grilli, mie compagne di scalata sono una moltitudine di farfalle multicolori: questo è uno di quei momenti dove vorrei restare per ore a contemplare il panorama e non andare più via. Ho ricominciato a camminare, un auto con due ragazzi di Taipei mi ha dato un passaggio e mi sono fatto lasciare in prossimità della "galleria delle nove curve", qui le gole regalano alcuni degli scorci più caratteristici, la valle è strettissima e tra curve da capogiro, controcurve, gorghi e anfratti formati dal fiume affiorano enormi massi di marmo levigati dall'impeto dell'acqua e dalla forza del vento con striature verdi e nere, in altri punti il marmo è bianchissimo e impossibile da osservare perché reso abbacinante dalla luce del sole, in altri ancora le striature bianche e nere si sovrappongono fino a fondersi, alcune pareti sono come "bombate" e sembrano di cartapesta. Continuo a camminare tra tunnel stretti e bui scavati nella roccia che si susseguono in rapida successione, alcuni sono talmente minuscoli da sembrare finti e ricordano le gallerie dei trenini giocattolo; ho chiesto un altro passaggio e tre ragazze in Mercedes mi hanno scortato fino a Tienhsiang dove ho mangiato noodles e uno strano gelato alla frutta. Nel pomeriggio sono andato al tempio di Hsiang Te che si trova su una collina, l'abate che si chiama Ti - Chaio è un'americana che vive a Taiwan da oltre vent'anni e mi ha dato un opuscolo patinato (ma sarebbe meglio definirlo brochure) intitolato "la gioia di donare" con frasi e riflessioni per sensibilizzarti al mantenimento di questo tempio, danneggiato dal terremoto e dal tifone del 1990. L'opuscolo sembra un'ottima operazione di marketing, questa congregazione buddista ha templi anche in Malesia, Singapore ed Australia e sulla brochure c'è l'indirizzo di una banca di Taipei con le coordinate per effettuare il versamento. La maggior parte delle monache t'invita a scrivere il tuo nome su un libro e a fare una donazione di almeno 100 Twd che contribuirà alla "realizzazione della tua fortuna e felicità", così recitano i tanti cartelli in lingua inglese appesi un po' da tutte le parti: la cosa mi sembra un po' una costrizione ed una forzatura, chi di fronte ad una tale affermazione non è disponibile a fare un'offerta? Il tempio è grande e ben tenuto, c'è anche una pagoda a sette piani, una monaca me l'ha indicata e ha detto "come nella Mainland", ma tra me e me penso che in Cina non sarebbero permesse tali operazioni di marketing. Questi continui "inviti" mi ricordano alcuni templi Indù dove si donavano un po' di rupie (a scopo caritatevole) in cambio dell'iscrizione del proprio nome su un quaderno. Anche quando me ne vado, una monaca è seduta davanti all'entrata del monastero con una scatola per le offerte e penso che forse, sarebbe stato meglio fare pagare un biglietto d'entrata. Non contento delle mie peregrinazioni ho ricominciato a camminare in direzione di Lishan, dopo un chilometro ho preso un tunnel pedonale non illuminato (da percorrere con la torcia elettrica) e mi sono ritrovato in una valle laterale dove scorre il Tatzuchili, da qui si arriva fino alle cascate di Baiyang. Sono in un canyon molto stretto con un paesaggio che ricorda una valle alpina, l'acqua del fiume ha il colore della giada, qua e là spuntano enormi massi bianchi e grigi; dopo il tramonto sono tornato indietro, oggi vorrei una giornata di ventiquattro ore di luce! All'ostello ho fatto una doccia e ho lavato i vestiti che avevo addosso, ho cenato all'unico noodles shop aperto, avevo una fame tremenda e per ovviare ai bisogni dello stomaco e del portafoglio ho scelto un piatto di noodles (uffa!) e di riso (90 Twd), in questi ultimi giorni sto seguendo una dieta a base di carboidrati. Il malefico oste condiva i noodles (scotti che più scotti non si può) con un cucchiaio di ragù di provenienza indefinita e con qualche foglia di verzura, in sostanza, qui si mangia sempre… in bianco! Alle 20.00 sono tornato al mio alloggio, a Tienhsiang vivono cinquanta anime e dopo il tramonto si vedono solo i cani, non c'è nessuno in giro, il paese vive solo di giorno e gravita attorno al grande parcheggio per macchine ed autobus. Domani mattina lascerò questo posto (incontaminato ed idilliaco dal Lunedì al Venerdì, perché nel week-end è assaltato dai taiwanesi) per andare a Taipei. Mi sono svegliato presto ed alle 8.00 ero alla stazione dei bus, il primo mezzo per Hualien ci sarà solo alle 9.30 e per non mangiare ancora noodles ho fatto colazione con due gelati. Il bus (105 Twd) è partito in orario, chi sceglie di sedersi in prima fila deve allacciarsi le cinture e quando si scende occorre consegnare il biglietto all'autista. Per due volte ci siamo fermati perché dovevano rappezzare la strada, ne ho approfittato per scendere e guardare il fiume Liwu, la valle cambia continuamente colore durante le ore di luce, ieri avevo percorso questo tratto a piedi, ma basta che sia nuvolo o che il sole cambi posizione che sembra di essere in un posto nuovo. In due ore siamo arrivati a Hualien, ho mangiato una zuppa trasparente con verdure e un piatto con uova marmorizzate, alghe verde scuro e tofu. Alcune volte il mio piatto sembra un laboratorio di sperimentazioni e talvolta più che a sfamarmi, mi diverto a provare nuovi sapori (90 Twd). La fama di questa città è legata al marmo, nell'area attorno a Taroko miliardi di tonnellate sono pronte per essere estratte: sono in marmo gli alberghi di lusso, i bagni pubblici, i tavolini dei caffè e i cestini della spazzatura, perfino l'aeroporto non sfugge a questa regola.
Settima parte
Ho preso il treno per Taipei (445 Twd), l'umidità inizia a farsi sentire ed ho la maglietta bagnata, quando si sale sui treni (grazie all'aria condizionata) sembra di essere in "un'oasi felice", ma il problema si ripropone quando si scende. I miei compagni di carrozza parlano sottovoce con voce flautata, solo i cellulari trillano imperterriti. La strada costiera da Hualien a Suao è una striscia sottile tra il cielo ed il mare, dal treno a causa delle tante gallerie vi vede poco ed è meglio percorrere la strada costiera a strapiombo sul mare, ma c'è solo un bus il giorno. In tre ore siamo arrivati a Taipei, il cielo da poco nuvoloso ha iniziato a cambiare e durante il tragitto siamo passati dal grigio scuro al nero profondo ed alle 15.00 sembrava già notte. A Taipei piove, ma quello che da fastidio è l'umidità, in appena un quarto d'ora ero già grondante di sudore. Sono andato al "Happy Family Hostel II" che si trova dietro la stazione dei treni, è un edificio anonimo e ho faticato nel trovarlo, il proprietario non c'era, ma due ragazze canadesi mi hanno detto di occupare pure un letto, ero dubbioso per questa prassi perché il letto era sfatto e non volevo che fosse di qualcun altro, ma siccome il "manager" non si vedeva e le ragazze mi avevano dato una copia della chiave del portone d'ingresso mi sono convinto. Nei dintorni ci sono tanti centri commerciali, fast food, caffè e ristoranti alla moda, tutti posti dove mi "perderei" per ore ed ore, sono subito andato al "Nova Computer Arcade", un grande magazzino su più piani che vende materiale informatico, come a Tainan ero affascinato per tutta questa tecnologia e davanti ai miei occhi ammiravo i palmari e i video ultra piatti dell'ultima generazione; in un angolo era possibile navigare in Internet, così ho scritto agli amici ed ho risposto a numerose mail. Volevo prendere il MRT (Taipei Metropolitan Rapid Transit), una metropolitana leggera che serve in modo capillare i punti nevralgici della città, ma il tempo atmosferico era pessimo (acqua a catinelle e vento forte) ed era impossibile esporsi ad una tale furia degli elementi, così mi sono consolato con del pollo fritto (40 Twd), la cuoca cucinava e serviva ai tavoli tenendo sulle spalle il figlio di pochi mesi. Ho iniziato a camminare per il centro senza una meta precisa, ero stordito dal caos che regnava sovrano, dall'opulenza e dalle luci sfavillanti dei negozi, dalla bellezza e dalla civetteria delle commesse; mi aspettavo una Taipei multicolore e moderna, ma non così intrigante e coinvolgente. Sono entrato ed uscito dai negozi del centro fino a quando ha smesso di piovere e ho preso il MRT per andare al mercato dei serpenti, conosciuto anche con il nome di mercato notturno di Huahsi che si trova nel quartiere di Wanhua, questo luogo ha perso tutta la sua autenticità (se mai l'ha avuta) ed è diventato un'attrazione per turisti e non mi è piaciuto, è il mercato peggiore e più falso, costruito "ad arte" per regalare "finte emozioni" che abbia visitato in tutte le mie peregrinazioni sud est asiatiche. I serpenti erano tenuti in gabbie di ferro o sotto cupole di plexiglas, alcuni sventrati e "appesi per il collo" erano agonizzanti o morti, pronti per diventare brodo di serpente o per essere utilizzati per cocktail afrodisiaci a base di sangue e di bile (200 Twd), c'erano bottiglie di grappa con serpenti in bottiglia, pelli di serpente, pillole di serpente, enormi ampolle di vetro con serpenti aggrovigliati, in un ristorante un cartello diceva che i serpenti non erano animali protetti e s'invitavano gli avventori all'assaggio. Oltre a serpenti di tutte "le taglie" ho visto maiali e cinghiali in gabbia pronti per gli spiedi, conigli, tartarughe vive o scuoiate, ma anche venditori d'altri cibi, sexy shop, creme e pozioni per accrescere il potere sessuale, locali specializzati nel massaggio ai piedi, locali per il gioco d'azzardo (dove al posto delle fiches c'erano stecche e pacchetti di sigarette), indovini, esperti di tatuaggi e tanti bordelli nelle strette e buie vie laterali. Per i cinesi la carne di serpente è un potente afrodisiaco, ecco perché c'è l'accostamento fra cibo e case di piacere. Stasera non provavo interesse nemmeno per il cibo, provavo nausea nel vedere i noodles e gli altri piatti della cucina cinese, le bancarelle offrivano soprattutto tofu, anatra e maiale alla griglia, avrei mangiato volentieri un Big Mac, ma mi sono accontentato di dolci a forma di grossa pastiglia (tipo Aspirina), erano buoni, ma avevano uno strano sapore. Sono tornato all'ostello con il MRT con la speranza di ritrovare letto e zaino, in ogni caso possedevo l'arma segreta, la chiave del portone. L'ostello è una gran casa accogliente ed è strutturato su diversi piani, ci sono tante stanze comunicanti con letti a castello, l'unico problema è il bagno, ce n'è solo uno per piano e le file sono interminabili, stasera ero il quarto. Il suo interno è particolare, con marmi neri e sanitari colore vinaccia e la vasca sarebbe stretta anche per le misure di un cinese, nell'anticamera c'è un frigorifero usato dagli ospiti che contiene marmellate, strane salse e involucri misteriosi. Alla mattina una compagna di stanza ha iniziato ad aprire e a chiudere le cerniere dei bagagli ed alle 8.30 ero forzatamente "ready to go", ho pagato tre pernottamenti a Mr. Lee, il manager dell'ostello (250 Twd a notte) e mi sono immerso nel traffico e nello smog della città. Stamattina sono affamato, già stanotte dopo l'iniziale disgusto per il cibo il mio stomaco era assalito dai crampi della fame, ho festeggiato il rinato amore per la cucina cinese con wonton al vapore. A quest'ora impiegati e studenti affollano minuscoli negozietti, tutti fanno colazione o comprano spuntini per la mattinata. Si vendono soprattutto hamburger e crêpe salate, i cuochi lavorano ad un ritmo infernale e sembra di essere davanti ad una catena di montaggio: c'è chi taglia i panini, chi imburra, chi cucina sulla piastra, chi prepara i sacchetti, tutto avviene ad un ritmo frenetico senza interruzione, quasi da thriller mozzafiato. Scendono sottili gocce di pioggia ma almeno non è umido, con il MRT sono andato al mausoleo di Chiang Kaishek (il Generalissimo non è sepolto qui, la sua tomba si trova nell'ex residenza nei dintorni di Taipei), il complesso è ubicato in un'enorme piazza: sul fondo c'è il mausoleo a forma di pagoda bianca squadrata con il tetto in maiolica blu che ricorda il tempio del cielo di Pechino, ai lati ci sono il palazzo dei concerti ed il teatro nazionale. I tre edifici in stile classico cinese svettano tra i grattacieli che assediano la piazza da tutte le parti, sembra un miracolo trovare un tale spazio aperto nel centro di Taipei; tre reparti dell'esercito si stanno preparando per la festa nazionale del 10 ottobre, suonano e sfilano a passo di marcia, peccato non esserci! Sotto le colonne rosse del teatro nazionale alcune persone mimano il taijiquan (la danza delle ombre), altre fendono l'aria con le spade e sfidano l'ignoto, altre ancora hanno con sé dei grossi registratori che diffondono musica, coppie di ballerini n'approfittano e si esercitano. Chiang Kaishek partecipò alla rivoluzione del 1911 e fu capo di stato maggiore nel governo del Dr. Sun Yatsen e diventò il massimo esponente del partito del Kuomintang, entrato in contrasto con i comunisti costituì a Nanchino nel 1927 il governo nazionalista. Dopo lo scoppio del conflitto Cino - Giapponese e l'occupazione della Manciuria del 1931, fu costretto nel 1941 ad accettare la collaborazione comunista per resistere all'avanzata giapponese. Fu eletto presidente della Cina nel 1943 e nonostante le lotte tra il Partito Comunista e il Kuomintang fu riconfermato in carica nel 1948, dopo l'ascesa al potere di Mao Tse-Tung si rifugiò con un milione e mezzo di Cinesi nel 1949 a Taiwan. Nel 1950 diventò presidente della Cina Nazionalista e rimase in carica fino alla morte avvenuta del 1975 all'età di 87 anni, gli succedette il figlio Chiang Chingkuo. Sono entrato nel mausoleo che è stato inaugurato il 5 aprile 1980 in occasione del quinto anniversario della sua morte, è alto 70 metri e occupa un'area di 250.000 metri quadrati, all'interno c'è una grande statua del Generalissimo del peso di 25 tonnellate, le pareti sono in marmo e il pavimento è coperto da tappeti rossi, alcune iscrizioni dicono: "etica, democrazia, scienza, l'essenza dei tre principi del Popolo e del credo politico di Chiang Kaishek", e ancora "la vita deve promuovere il sostentamento dell'umanità e dell'universo". Ai lati, due soldati in divisa bianca stanno sempre sull'attenti, c'è una persona addetta esclusivamente alla loro cura che ad intervalli regolari si avvicina e sistema l'abito, le spalline, i guanti e l'elmetto: questa tortura "dell'immobilità totale" dura due ore e finisce solo con il cambio della guardia. Ho assistito alla cerimonia, il picchetto si muoveva ad un'andatura innaturale e forzata che non ricordava assolutamente il famoso passo dell'oca delle guardie del mausoleo di Lenin a Mosca, le guardie facevano roteare il fucile con la baionetta innestata in tutte le posizioni possibili inimmaginabili, più che ad una "cerimonia" sembrava di assistere ad un'attrazione circense. Ai piani inferiori c'è un'esposizione di memorabilia, d'oggetti posseduti dal Generalissimo: automobili, foto, lettere autografe, vestiti, divise colore verde oliva, bandiere, un vero e proprio tuffo… nel passato. In alcune stanze ci sono enormi mazzi di fiori sempre freschi e in una hanno ricostruito lo studio dove lavorava Chiang Kaishek, una copia di cera del Generalissimo sorride, lui sta seduto dietro la scrivania, la prima sensazione è quella di vederlo vivo in carne ed ossa! In un ristorantino ho mangiato anatra con riso e verdure, gli avventori sono intenti a leggere giornali a fumetti messi a disposizione dal proprietario, sono talmente concentrati che sembrano preferire la lettura al pranzo. Sono poi andato al giardino botanico, è decadente, mal tenuto ed in rifacimento, solo il grosso stagno è degno di nota, tutto ricoperto da un tappeto formato da giganteschi fiori di loto; la corolla di questi fiori è commestibile e l'ho vista vendere sui banchi dei mercati. Con il MTR sono sceso alla fermata di ChungHsiao Road, nella piazza sorge il monumento eretto in onore del Dr. Sun Yatsen, l'eroe e il padre della Cina moderna, eletto presidente della Repubblica nel 1911 dopo l'abdicazione dell'imperatore Pu Yi e "venerato" sia dal Partito Comunista Cinese sia dal partito del Kuomintang di Taiwan, entrambi i Paesi lo ritengono il fondatore della Cina moderna e la sua persona è l'unico comune denominatore tra i due governi. La sua statua si trova all'interno di una costruzione in cemento grigio a forma di pagoda realizzata negli anni sessanta, è un brutto edificio che ricorda i "santuari" dell'ex impero sovietico: oggi ho reso omaggio ai "mausolei" o meglio ai "memoriali" dei due eroi nazionali. Dopo il consueto appuntamento con i P.C. del Nova Computer Arcade ho ripreso il MRT, i cartelli ricordano che chi è trovato nelle stazioni o sulle carrozze a mangiare o a masticare chewing-gum è multato con 1500 Twd. Anche qui tutti sembrano schiavi dei telefoni cellulari, i più giovani lo portano addirittura al collo, appeso ad un cordone colorato. Sono sceso alla fermata di Chihsian per visitare il mercato notturno di Shihlin, è un posto enorme che si sviluppa per una lunga via e nelle strade laterali: si vendono oggetti vari (alcuni si potrebbero tranquillamente definire paccottiglia) come pupazzi, accessori per telefoni cellulari, ma anche abbigliamento e tanto cibo. Mi hanno colpito i venditori abusivi che sostavano al centro della via principale o sotto i portici, quando avevano il sentore dell'arrivo della polizia sbaraccavano tutto ed in pochi secondi richiudevano la mercanzia all'interno di grandi lenzuola e occultavano la merce nei negozi "regolari" (sono rimasto stupito da questa solidarietà e complicità fra "esercenti") e si davano alla macchia nelle vie vicine, sembrava di assistere al "fuggi fuggi" che s'innesca quando i venditori extracomunitari "nostrani" devono fuggire dai vigili urbani. A causa di tutta la gente che affollava le vie si faceva fatica a camminare, per cena ho fatto tanti piccoli assaggi: una pannocchia con dentro un salsicciotto, wonton al vapore, un grosso raviolo ripieno di carne, da bere una limonata dolcissima ed una spremuta di un misterioso frutto, rimpiangevo però un rinfrescante tè verde ghiacciato! Oggi ho conosciuto Yuko, una commessa di un negozio di pittura dove non si vendono vernici ma pennelli e tavolette d'inchiostro di china (da strofinare con un po' d'acqua contro le pietre intagliate che fanno da tavolozza), parliamo della "pittura classica" che è l'arte di scrivere frasi composte da ideogrammi: avere una bella calligrafia è sinonimo d'armonia. Questa è l'arte della linea e della pennellata secca, disadorna ed evidente, basata sul bianco e nero dove gli altri colori non esistono. I maubi (pennelli) sono in bambù e la punta è fatta di setole di maiale, Yuko ha dipinto per me i numeri dall'uno al dieci in caratteri cinesi, è bello osservare come il pennello è tenuto tra le sue mani e con quale armonia prendono forma i vari caratteri. Tornato in ostello ho conosciuto una giapponese di nome Michiko, mi ha parlato affascinata dell'Italia e del nostro cibo, le ho dato il mio indirizzo di posta elettronica dicendole di scrivermi pure quando verrà nel Bel Paese, magari prima o poi la ritroverò davanti al portone di casa! All'ostello la "comunità" più presente è quella dei canadesi, c'è qualche giapponese, italiani zero, all'una di notte la colonia canadese sta banchettando con cioccolata e patate fritte e queste visioni alimentari mi stanno facendo venire fame. Alle 8.00 ero già sveglio e ho fatto colazione con un'omelette e una fetta di carne, volevo un hamburger ma non mi sono capito con chi ha preso l'ordinazione (50 Twd), poi ho cambiato alcuni traveller's chèque alla Banca di Taiwan situata proprio davanti al palazzo presidenziale, un edificio in mattoni rossi in stile Vittoriano per acquistare un lettore portatile per CD. Ho preso il bus per Wulai, un paesino di collina che dista 29 chilometri da Taipei, famoso per le cascate e per le sorgenti d'acqua calda non più utilizzabili perché "espropriate" dai tanti alberghi che le hanno "privatizzate" e così… salvo che non si decida di soggiornare in uno di questi, niente idromassaggio "stile Jacuzzi"! La fermata del bus è davanti ad un marciapiede nei pressi del Parco della Pace, solo dopo un quarto d'ora e solo dopo avere interpellato una quindicina di persone ho trovato quello giusto, ma come al solito… quanta fatica! Il viaggio è durato un'ora (60 Twd) e in poco tempo sono sparite le brutture architettoniche e il cemento di questa città da tre milioni d'abitanti e abbiamo iniziato ad inerpicarci per le colline: nella valle scorre il fiume Nanshih utilizzato in più punti per creare energia elettrica. Nei pressi di Wulai il fiume ha un bel colore verde smeraldo con riflessi blu, sulle due rive c'è chi pesca e chi mangia all'ombra d'enormi massi, questa è una scena che non mi sarei mai aspettato nei dintorni di Taipei. Ci sono tanti ristoranti specializzati nel cucinare gamberi e pesci di fiume, ho rifiutato ogni invito ad accomodarmi in uno di questi e ho mangiato un gelato, sulle bancarelle si vendono funghi di montagna, strani tuberi e grappe "casalinghe": ero attratto da quella con spicchi d'aglio e da quella con gamberetti, bacche e radici, l'avrei voluta comprare ma costava 650 Twd, un po' troppo per una bottiglia che avrei utilizzato solo come soprammobile! Ho preso un piccolo treno elettrico che arriva fino alla stazione della funivia situata in un posto chiamato "Giardino del Limpido Corso", la vista spazia sulla valle e una cascata d'acqua precipita in una profonda gola rocciosa, da qui con la telecabina (220 Twd) si giunge a "Dreamland". Dreamland è un parco giochi simile ad una Disneyland degli anni sessanta perché gli autoscontri, le giostre e le altre attrazioni sono tutte datate, non sono per niente tecnologiche e non snaturano nemmeno il contesto ambientale. La natura è rigogliosissima e il parco con tante piante tropicali, laghetti e cascate è ben curato. Tutto questo verde, il rumore delle cascate ed il cielo blu rilassano sia gli occhi sia l'animo, rinfrancano lo spirito e ti donano energia vitale: è una giusta pausa dopo il caos della capitale. Wulai è stata una vera sorpresa e come alle gole di Taroko ci sono stato in un giorno infrasettimanale. Oggi è un posto tranquillo, ma nei fine settimana, quando gli abitanti dell'isola s'impossessano d'ogni posto che possa regalare fresco, svago e divertimento, il luogo si trasforma e diventa una Rimini o Riccione agostana. Sulla via del ritorno ho conosciuto una ragazza di Taoyuan di nome Minnie, era un po' svampita come il personaggio del fumetto di Walt Disney e Roona, una canadese che ho intrattenuto parlando dei miei viaggi in Cina e della "bontà" del loro sistema ferroviario. Tornato a Taipei sono salito al ventisettesimo piano del Mitsuchoski Department Store per vedere il tramonto, il sole aveva già fatto "bye bye": la città dall'alto è veramente impressionante. Sono entrato in un ristorante self service: nulla di quello che ho assaggiato mi ha soddisfatto e la cosa che ho apprezzato maggiormente è stato il brodo che sostituiva il tè (in questo locale non c'era acqua da bere). Temporaneamente sazio (per il disgusto) sono entrato in un negozio di CD enorme e fornitissimo, le copertine degli album erano in cinese e dopo un po' sia per l'impossibilità di leggere i titoli, sia per l'enorme quantità di materiale sono uscito: questi megastore vanno presi a piccole dosi. Quando mi è tornata fame non ho resistito alle tentazioni di un negozio di sushi che vendeva pesce fresco servito su bocconcini di riso avvolti in foglie d'alga nori, i prezzi erano popolari e i bocconcini erano da 5, 10 e 15 Twd: c'erano sushi con tonno, con salmone, con uova colorate e con pesci sconosciuti, tutto era buono ma il riso rispetto al pesce era troppo e le salse alla soia avevano un sapore troppo deciso. Dopo avere mandato mail dai P.C. del Nova Computer Arcade sono andato con il MRT al mercato notturno di Tihua e le bancarelle vendevano esclusivamente cibo, era un'orgia d'odori, di sapori e di colori: si potevano trovare tutte le specialità di Taiwan ma ormai dopo la mia "cena laboratorio" ero sazio e mi sono limitato a guardare con malinconia tutto quel ben di Dio rammaricandomi per le "nefandezze alimentari" che avevo ingurgitato stasera. Sono passato davanti ad un negozio specializzato in granite alla frutta candita e sciroppata e sono subito entrato: le macchine trita ghiaccio funzionavano senza sosta e sembrava di mangiare neve appena caduta, tutto di un tratto mi sono sentito come un bambino davanti alla magia della neve. Sono tornato in ostello, i piedi mi facevano male ed ero stanco, sudato e appiccicaticcio, l'ultima notte a Taipei è finita sotto la doccia: avevo progettato di passare le notti della capitale in locali alla moda come il Kiss la Boca, il @Live o il Fever. Voglio sempre vedere tutto senza fermarmi un attimo, è come se volessi assorbire quello che sto vedendo o "l'anima" della città, non riesco né a conciliare la vita notturna con il "viaggiatore" che c'è in me né a scendere a compromessi, a meno di non rimanere in un posto per lungo tempo.
Alle 8.30 mi sono incamminato verso il centro per trascorrere l'ultima giornata
a Taipei, ho fatto colazione con tè e hamburger, volevo mangiare dei
dim sum che avevo visto ieri in un ristorante della zona ma non sono riuscito
a ritrovare il posto. Ho anche assaggiato due dolci caldi di pasta sfoglia ripieni
di creme ai sapori orientali, uno aveva il colore dei fiori di loto e l'altro
era verde pallido, erano squisiti e non so se il motivo era per il loro gusto
un pò occidentale. I dolci riscuotono un gran successo e sono venduti
in pasticcerie e sale da tè alla moda che per il bell'arredamento, gli
specchi e le tante luci assomigliano a gioiellerie. Con il MRT sono andato al
tempio di Confucio costruito tra il 1927 ed il 1955 grazie alle generose donazioni
di due facoltosi uomini del luogo (i templi antichi a Taiwan sono pochissimi),
nei giardini c'era un backstage, una seduta di fotografia con modelle e foto
amatori dotati di macchine super tecnologiche e digitali, ne ho approfittato
per fare qualche scatto. Dall'altro lato della strada c'è il tempio Paoan,
il più antico della città costruito nel 1765, è un posto
dai mille colori con stucchi dorati e immagini di divinità finemente
lavorate. I templi erano belli, ma era più coinvolgente la visione degli
aerei di linea che volavano bassi sopra la mia testa. A piedi ho raggiunto il
Museo d'Arte Moderna, nella sala d'ingresso c'erano numerosi P.C. connessi con
Internet e una meravigliosa aria condizionata, dopo una sosta che mi ha rigenerato
ho deciso di visitarlo: le mostre sono a rotazione e si susseguono ogni due
o tre mesi, ma a meno di non visitare il sito www.tfam.gov.tw/ non si sa mai
cosa si vedrà. Molte sale sono dotate di video Sony ad alta definizione
e di computer, con il mouse è possibile fare una "visita virtuale"
delle tante esposizioni; quello che più ti colpisce è la quantità
di luce che entra dalle enormi finestre che sembra ingigantiscano e aumentino
la dimensione dei locali, da qui si ha anche una vista mozzafiato sulla skyline
blu della città, l'unico neo è che tutti abusano nell'utilizzo
dei telefoni cellulari. Le retrospettive più curiose erano quelle di
Cheng I - Hsin che aveva creato in una sala buia un labirinto a forma di spirale
con tantissime candele accese e tremolanti e un altro con giornali arrotolati;
Li Sunatta invece si distingueva per la pittura su abiti come T - shorts, calzoni
e biancheria intima. Fra le mostre internazionali ce n'era una sul design europeo
promossa dal Ministero della Cultura Francese con creazioni di designer italiani,
era anche esposta parte della collezione di articoli da cucina disegnati da
Alessandro Mendini e da Enzo Mari, distribuita in Italia dalla ditta Alessi.
Un museo da non perdere è il Museo Nazionale di Taipei che raccoglie
la più vasta collezione al mondo d'arte cinese che nemmeno la "Mainland"
possiede: 720.000 pezzi che abbracciano 5.000 anni di storia. Nel museo ci sono
spazi per esporre solo 15.000 pezzi, così ogni tre mesi i pezzi esposti
sono cambiati e in un anno se ne vedono "solo" 60.000 e la rotazione
dell'intera collezione avviene in dodici anni! Durante la dinastia Song (960
- 1279) l'imperatore Dai Cong iniziò a collezionare dipinti, calligrafie
antiche, libri rari, sculture e ceramiche, la collezione crebbe ulteriormente
sotto la dinastia Quing (1644 - 1911). Tutte queste opere d'arte erano conservate
nella Città Proibita di Pechino e potevano essere ammirate solo dall'imperatore
e da una ristretta cerchia di dignitari. Nel 1924 il governo nazionalista provvisorio
lasciò solo due ore di tempo all'ultimo imperatore Manciù Pu Yi
e alla sua corte per lasciare la Città Proibita e il palazzo fu trasformato
in museo. Dopo l'occupazione giapponese della Manciuria del 1931 la collezione
fu imballata in 20.000 casse e trasferita prima a Nanchino e poi a Shanghai.
Nei sedici anni successivi fu spostata in diverse città della Cina per
sfuggire prima ai giapponesi e poi ai comunisti. Nel 1947 Chiang Kaishek alla
vigilia dell'avvento dei Comunisti e di Mao Tse-Tung riuscì a recuperare
parte della collezione che fece mettere al sicuro a Taiwan nelle grotte di Wufeng
e dal 1965 è esposta al Museo Nazionale. Dopo la scissione tra la Cina
Nazionalista e la Cina Popolare la collezione è rimasta sull'isola, la
"Mainland" reclama per tornare in possesso dei suoi tesori ma Taiwan
si oppone alle proteste ricordando lo scempio perpetrato dalle Guardie Rosse
alle opere d'arte nel corso la Rivoluzione Culturale degli anni sessanta. Uscito
del Museo d'Arte Moderna ho costeggiato il fiume Keelung e sono passato davanti
al Grand Hotel, un simbolo della città che assomiglia ad un antico palazzo
della Città Proibita di Pechino, definirlo immenso è riduttivo
ma non ci sono altri aggettivi appropriati per descriverlo: un hotel a forma
di pagoda di queste dimensioni non l'avevo mai visto. Poco distante c'è
il mausoleo dei Martiri della Rivoluzione costruito per ricordare coloro che
morirono per l'indipendenza della Repubblica Nazionalista Cinese, si trova all'interno
di un bel parco immerso nel verde, anche qui sono tanti i padiglioni con le
colonne di un rosso scintillante e i tetti a pagoda di colore arancione, è
un posto che vive nel ricordo ma sembra un inno alla vita: la brillantezza dei
colori unita al verde delle piante e al blu del cielo ti ubriaca gli occhi.
Ho assistito alla lunga e complessa cerimonia del cambio della guardia (venti
minuti di spettacolo), le divise dei soldati sono blu e non bianche come al
mausoleo di Chiang Kaishek. I soldati fanno roteare i fucili con la baionetta
innestata e li lanciano in aria, fanno mirabolanti evoluzioni come quelle degli
sbandieratori del Palio di Siena o dei pizzaioli che lanciano la pizza all'insù
prima di metterla in forno: non assomigliano per niente ai paladini custodi
di un luogo votato alla memoria dei Padri della Patria. Ho preso al volo il
bus n° 247 e sono sceso alla stazione dei treni, c'era un traffico da "grande
esodo" e per lunghi tratti non si andava avanti, ne ho approfittato per
sedermi e per beneficiare dell'aria condizionata, poi ho preso il MRT e sono
sceso a Hsimen, un'enorme area pedonale ricca di negozi di scarpe e d'abbigliamento,
d'oggettistica varia per teenager, di fast food e di centri commerciali come
il Sogo Department Store, il Mitsukoshi Department Store e il Towers Records.
E' sabato pomeriggio e per le strade ci sono migliaia di persone, camminare
è difficoltoso, tutta questa marea umana ti provoca le vertigini e sembra
di uscire da uno stadio da 80.000 persone: è un flusso continuo che non
s'interrompe mai. Ho comprato wonton fritti che ho divorato nell'umidità
di Taipei, molte persone fanno come me e bisogna aspettare svariati minuti per
mettere qualche cosa sotto i denti o per bere un bicchiere di tè ghiacciato.
Per le strade non ci sono i cestini per i rifiuti, ma nonostante questa "dimenticanza"
e nonostante il passaggio di tutta questa gente le strade sono abbastanza pulite.
Ho visto fino a venti persone in fila per ogni bancomat disponibile, file da
dieci minuti per acquistare il biglietto per il MRT, file incessanti e imbottigliamenti
sulle scale mobili e nei sotto passi, vigili che dirigevano il flusso pedonale
per salire sui vagoni della metropolitana: quest'ultimo giorno a Taipei mi ha
sfiancato, ero stanco per l'umidità e per avere camminato ininterrottamente
da stamattina, per niente abituato a questo traffico umano che ti stordisce.
Oggi ho visto molti negozi dedicati a un pupazzo (molto amato in tutta l'Asia)
creato dalla società Giapponese Sanrio che si chiama Hello Kitty, è
una gatta paffutella con enormi baffi, esistono migliaia di gadget con la sue
effigie e ci sono negozi specializzati per i fans che vendono peluche, sveglie,
adesivi, matite, magliette, computer, telefoni cellulari, caramelle e biscotti.
I prodotti sono per tutte le età: si passa da grembiuli o cartelle per
la scuola fino a gadget per il giorno del matrimonio, in Giappone le hanno addirittura
dedicato un parco chiamato Puroland. Sono tornato in ostello a fare una doccia
e ho preso il bus per il Chiang Kaishek Airport, la fermata è proprio
davanti alla stazione dei treni e in un'ora sono arrivato alla meta, gli edifici
del terminal sono in vetro, acciaio e cemento e ricordano pagode futuristiche:
mi ha colpito l'assenza dei passeggeri, spazi vastissimi senza persone, sembrava
tutto così irreale dopo il bagno di folla odierno. Avevo conservato 300
Twd per la tassa aeroportuale che però era già compresa nel biglietto,
ho così cercato di spendere le ultime banconote, tutto era orribile o
costoso e le ho cambiate in dollari americani. Sto per dire addio a Taiwan,
sono rilassato e beneficio di "un'onda lunga" di benessere e positività
per i giorni passati e per il tempo che ho ancora davanti a me, sono consapevole
che mi rimangono ancora due settimane di vacanza per sentirmi bene. Per me "sentirsi
bene" significa evitare la quotidianità: l'Italia, la famiglia e
il lavoro, mi sento me stesso e realizzato solo quando viaggio, quando incontro
gente nuova e sono in posti nuovi, quando mi perdo nell'organizzazione degli
itinerari e riesco a sognare ad occhi aperti davanti ad una carta geografica.
Mentre facevo queste riflessioni sono arrivato nel Siam: era notte fonda e non
avevo voglia di raggiungere il centro di Bangkok. Ho steso a terra il sacco
a pelo e ho tentato di dormire, ma grazie all'aria condizionata che tanto amo,
al rumore delle rotelle dei carrelli e alle zanzare che mordevano e sopravvivevano
a questo clima siberiano ho passato il resto della notte in un continuo dormiveglia.