di Laura
Questa bella Thailandia
E’ sempre stata nei miei sogni…la Thailandia…..di cui avevo
sentito tanto parlare e che desideravo tanto vedre, per le sue bellezze, la
sua cultura, la sua gente….. Ho trascinato con il mio entusiasmo anche
mio marito Mauro, mia sorella Anna ed il suo ragazzo Massimo...e così,
dopo aver curato l’organizzazione del viaggio assieme a TUTTI SAPPIAMO
CHI.....siamo partiti.
25 Luglio-In viaggio
Ci presentiamo a Malpensa con un anticipo (2 ore e mezza) che riteniamo decisamente
elevato....non sarà così: l’aeroporto è nel caos
più completo e al banco del checkin che, con la nostra grade fortuna
scegliamo, l’addetta rallenta il tutto...quando sarà il nostro
turno dovrà rifare per diverse volte le etichette dei bagagli per poterli
spedire direttamente a Bangkok....che efficienza! Assieme a noi un gruppo di
ragazzi Palermitani che si recano in Canada a vedere il Papa....mi auguro per
loro che non siano quelli che hanno pagato per il volo charter inesistente (la
notizia era apparsa sui giornali un paio di giorni prima). Il nostro primo volo
è da Milano Malpensa verso Zurigo: devo dire che l’aeroporto, dove
siamo stati costretti a tre ore di attesa, mi ha decisamente deluso....così
vecchio e privo di negozi o qualsiasi altra amenità che ti aiuti a passare
il tempo. Finalmente, nel primo pomeriggio, andiamo all’imbarco per il
volo per Bangkok...il nostro jumbo della Thai ha dipinta su tutta la carlinga
una barca con rematori annessi...che sia un messaggio subliminale? Il volo è
comunque molto tranquillo e tra una cena, un film ed un pisolino arriviamo a
Bangkok alle 6:00 della mattina....e non so come sono l’unica donna (assieme
ad Anna) che scende dall’aereo senza l’orchidea offerta dalla Thai........
26 Luglio-Bangkok
Arrivati a Bangkok sbrighiamo molto in fretta le formalità doganali e
troviamo ad attenderci i nostri bagagli ... l’efficienza dimostrata dai
Thailandesi in questo primo impatto ci impressiona in maniera davvero positiva!
All’uscita dal terminal troviamo ad accoglierci la nostra guida, che sarà
poi la stessa che ci accompagnerà nel tour fino al nord della Thailandia,
Mana. Prendiamo il pulmino (anche questo mezzo, con il suo simpatico autista,
saranno nostri compagni) e ci dirigiamo verso il nostro hotel, che, manco a
dirlo, si chiama Prince Palace Hotel...mai sentito nominare vero? Il traffico,
pur di mattina presto, è già molto intenso e davanti all’hotel
troviamo un bellissimo mercatino nel pieno dell’attività....ma
si alzano proprio presto questi Thailandesi!!!! Dopo una doccia veloce ci buttiamo
subito nel mercato della frutta che si tiene proprio di fronte al nostro albergo.....sarà
la notte persa alle spalle, sarà il caldo già soffocante a quest’ora
o gli odori nuovi per noi (smog, umidità, fritto, etc.), ma questo primo
approccio con la città ci sconvolge decisamente, così decidiamo
di ritirarci in piscina nell’attesa di Carlo, con cui abbiamo appuntamento
attorno alle 12:00 (lui ci deve dare i particolari del viaggio oltre a preziosi
consigli su luoghi da visitare e ristoranti a Bangkok, io gli devo consegnare
un pacco di Dago acquistati per lui in Italia). Carlo arriva puntuale come sempre
assieme a Mana e a Mem e passiamo un’oretta a parlare....poi, per farci
verificare con mano i piatti della cucina Thai e Vietnamita da lui consigliati,
ci rechiamo al buffet dell’albergo per il pranzo! Io mi getto d’istino
su di una zuppetta al cocco, ho gli occhi di Mem puntati contro per vedere la
mia espressione...e la cosa poteva anche insospettirmi....ma coraggiosamente
assaporo un intero cucchiaio di quella che si è rivelata la zuppa più
piccante della mia vita! La mia faccia deve aver detto molto ed anche Mem ammette
che la zuppa è decisamente piccante! Dopo pranzo passeggaimo di nuovo
attorno all’albergo (riamiamo decisamente incuriositi dal loro taxi fluviali...battelli
che più che fermarsi rallentano e i passeggeri saltano a bordo) e poi
decidiamo di portarci nella zona dei grossi centri commerciali: la gente è
davvero tanta, ma l’aria condizionata ci aiuta a tirare l’orario
per tornare in albergo e goderci il meritato riposo! Una nota sull’albergo:
questo è un hotel decisamente carino, nuovo e pulito, ma ha un piccolo
neo...la gran parte dei sui clienti sono Cinesi (come d’altronde, in tantissimi
alberghi di Bangkok)! Ci spiegherà Mana in seguito che il turismo Cinese
(Hong Kong, Taiwan etc) ha subito negli ultimi anni un forte incremento e questo
non è poi così positivo in quanto il turista Cinese medio è,
come abbiamo avuto modo di constatare anche noi, decisamente maleducato, rumoroso
e sporco.....!!!! Tutti gli alberghi Thailandesi ne sono purtroppo pieni (sono
talmente tanti!).
27 Luglio-Bangkok
Dopo una bella dormita tutto appare più bello....è così
oggi vediamo Bangkok decisamente sotto un altro aspetto....il traffico non è
più caotico, ma pittoresco, l’aria non è più piena
di odori, ma di quei profumi così caratteristici e che ci mancano tanto
qui in Italia (smog a parte)!!!. Partiamo di buon mattino e puntiamo direttamente
al Grand Palace....rimaniamo scioccati per il fatto che il taxista a cui ci
rivolgiamo non sembra conoscere il luogo nemeno se mostrato sulla cartina della
città...impareremo con il tempo che la gran parte dei taxisti non riesce
a leggere i nostri caratteri e, non essendo di Bangkok, difficilmente riesce
ad orientarsi con una mappa.....!!!! All’ingresso del Gran Palace vediamo
una marea di turisti costretti ad indossare parei dato che è vietato
(ai turisti, non ai Thailandesi!) entrare a palazzo con i pantaloni corti! Anche
Anna sarà costretta ad indossarli, nonostante si sia presentata con un
paio di pantaloncini sotto il ginocchio. Tralascio i dettagi riguardanti questo
posto meraviglioso (le guide ne sono piene) per soffermarmi su alcuni particolari
che mi hanno colpito: Innanzitutto, come in ogni posto frequentatissimo dai
turisti, anche qui regnava un gran caos....ma la pace che si respirava attorno
alle persone che portavano le offerte (incenso, fiori di loto, uovo...) era
davvero grandissima. Mi sono poi stupita del fatto che all’ingresso di
ogni tempio vi fosse una scarpiera per turisti ed una per Thailandesi...pensavo
fosse un modo per assicurare lo spazio alle persone che si recavano al tempio
per pregare...Mana ci spiegherà poi che il motivo è un altro:
le scarpiere per turisti hanno delle telecamere che le controllano perchè
si sono verificati molti furti di scarpe....decisamente una spiegazione meno
romantica! Usciti dal Grand Palace ci giriamo intorno per raggiungere i due
templi indicai da Carlo (Wat Ratchapradit e Wat Ratchabophit), stiamo consultando
la Lonely Planet quando un signore ci si avvicina offrendosi di aiutarci.....chi
è stato a Bangkok avrà già capito il seguito: secondo il
signore i templi suddetti erano chiusi a quell’ora per il fatto che quel
giorno si svolgeva una importante festa buddista e lui ci consigliava di visitarne
altri tre che invece erano aperti....con i tuk tuk, ovvero delle “ape
car” utilizzati come taxi.......e noi abbiamo deciso di seguire il suo
consiglio! Per farla breve: dopo aver visto un paio di templi siamo stati portati
nei soliti negozi che solo in quel giorno effettuavano una grande svendita (tu
guarda a volte il caso....) ...siamo stati al gioco per tre (dato che sappiamo
che gli autisti ricevono buoni benzina se riescono ad accompagnare i turisti
nei negozi convenzionati), ma al quarto non ci abbiamo visto più ed abbiamo
pregato gli autisti di riportarci indietro (offrendoci di pagare di più
di quanto pattuito)....ma dopo una lunga lotta siamo stati costretti a mollarli
in asso e prendere un taxi! Ero stata messa in guardia da questa usanza.....ma
non immaginavo fossero così organizzati da avere anche una persona di
riferimento che abbordava i malcapitati.....(se solo avessi letto meglio la
Lonely Planet) e così ci siamo proprio fatti fregare per bene!!!!! Ci
rechiamo a visitare il Wat Po, famoso per la statua del Buddha reclinato. Questa
statua è cicondata da coppette di metallo; dando un’offerta si
compra una ciotola di vecchie monetine: bisogna gettare una moneta per ciotola...chi
le finisce ha una gran fortuna....a me ne è avanzata una, a Mauro ne
mancava invece una...avremmo dovuto unire i nostri sforzi!!! Usciti dal tempio
decidiamo di prendere la metropolitana (una modernissima sopraelevata, leggermente
cara per i canoni Thailandesi) e recarci al Weekend Market. Quest altro non
è che un mercato fisso e semicoperto che si tiene ogni weekend alla periferia
di Bangkok e dove si recano i Thailandesi a fare acquisti...avevamo deciso da
subito di andarci per vivere un pò di più la realtà locale..!
Il caldo nel mercatoè davvero soffocante, ma essendo già pomeriggio
inoltrato non troviamo tantissima gente e così giriamo “quasi”
tranquillamente dandoci a spese pazze (qui si trova veramente di tutto...dai
classici tarocchi al cibo, agli animali, all’antiquariato etc). Rimaniamo
decisamente stupiti dalla grande pulizia che ritroviamo anche qui (a dire il
vero questa è stata una piacevole costante nella gran parte dei posti
visitati in Thailandia)...i nostri mercati dovrebbero decisamente inparare da
loro!!! Siamo resistiti nel mercato per un paio d’ore....poi il caldo
ha vinto e così siamo tornati nella zona dei centri commerciali per una
cena Thai. NB: In Thailandia i ristoranti abbondano davvero...probabilmente
per il fatto che la gran parte dei Thailandesi stessi mangia spesso fuori casa....a
Bangkok, ad esempio, nella gran parte delle case è vietato cucinare per
mancanza delle canne fumarie ed inoltre il traffico è talmente intenso
che le persone occupano anche quattro ore al giorno in macchina per recarsi
al lavoro...per questo motivo mangiano sempre fuori o acquistano sulle bancarelle
per poi consumarlo in casa.
28 Luglio-Ayuttaya
Oggi svegli di buon mattino e ci ritroviamo con Mana per una gita ad Ayuttaya.
Ayuttaya fu la capitale della Thailandia per ben 417 anni è situata a
76 Km da Bangkok e copre un'area molto estesa. La prima tappa che effettuiamo
è, lungo la strada che da Bangkok porta ad Ayuttaya, a Bang Pa In, una
delle residenze estive del re, fatto costruire da Rama V (dove però l’attuale
re non si reca da dodici anni). All’ingresso è possibile affittare
delle macchinette simili a quelle utilizzate sui campi da golf per i turisti
un pò pigri....e con questo caldo ce ne sono davvero tanti. Il posto
è veramente molto suggestivo, con gli splendidi giardini tenuti in maniera
egregia (ci sono cespugli a forma di elefante ed altri animali, vasi ed aiuole
con fiori stupendi). Spiccano, tra le altre costruzioni, il palazzo Wehat Chamrun,
in stile cinese ed il Withun Thatsana, un faro dall’alto del quale è
possibile avere una vista d’insieme di tutto il complesso. Arriviamo quindi
ad Ayuttaya.....i vari complessi di templi e palazzi che visitiamo sono puno
più bello dell’altro. Grazie a Mana scopriamo il significato di
un gesto che abbiamo visto fare già nei templi di Bangkok: la gente che
si reca a pregare prende dei bastoncini riposti in un vasetto e li scuote fino
a farne cadere un certo numero. In base ai bastonicini caduti possono conoscere
il loro numero fortunato e farne due cose diverse: o comperare il biglietto
della lotteria (ecco perchè all’interno dei templi vi sono tanti
venditori di biglietti!) o prendere dei foglietti con l’oroscopo che si
trovano all’interno del tempio stesso (ma se la previsione non è
buona i foglietti vengono lasciati nel tempio ed è a questo punto necessario
visitare altri templi e fare molte offerte per scacciare la mala sorte). Nei
templi vediamo anche tanti angoli pieni di statuette di Buddha rotte: Mana ci
spiega che se una statua si rompe porta sfortuna tenerla in casa e quindi viene
portata al tempio. Nei giardini veniamo poi attratti da delle piante di frangipani
in fiore, che sono davvero splendide....e anche qui scopriamo che il tempio
è l’unico posto dove vedremo questo genere di piane in Thailandia,
dato che si pensa portino sfortuna.....abbiamo quidi capito: ogni causa di malasorte
viene qui allontanata portandone la causa nel tempio! Attorno alle costruzioni
principali vi sono file interminabili di Buddha: questo è in realtà
il cimitero delle famiglie ricche che acquistano un Buddha in modo da potervi
riporre le ceneri dei loro cari...le famiglie meno abbienti lasciano invece
le ceneri nel tempio ed i Bonzi le spargono sul suolo. Tutti i Buddha sono adornati
con delle stoffe gialle, che provengono dalle donazioni dei credenti. Il giallo
(o l’arancio) con cui si vestono i Bonzi, deriva dalla storia di Buddha:
al momento della conversione si spogliò infatti di tutto e cominciò
a vestirsi con la stoffa rubata dai cadaveri. Essendo questa stoffa rovinata
e a chiazze cominciò ad usare un fiore per tingerla...e questo fiore
la rendeva gialla. Per questo il giallo è diventato il colore tipico
del Buddhismo. Ritornati a Bangkok decidiamo di recarci a Chinatown per la cena.
Il posto è in effetti pieno di risorantini sulla strada che cucinano
pesce alla griglia (oltre ad i tipici piatti della cucina Thai)...ne scegliano
uno ed ordiniamo....mangeremo davvero bene, immersi per la prima volta tra la
gente Thailandese. Seduti di fianco a noi una giovane coppia con un pappagallo...durante
la cena questo animaletto si sdraierà sulle gambe del suo padrone dormendo
beatamente a pancia in su...mai vista una cosa simile! Da qui ci siamo quindi
spostati a fare due passi al mercato dei fiori che si tiene durante tutta la
notte lungo una via di Bangkok poco distante. Rimaniamo affascinati dall’enorme
quantità di fiori che qui vengono venduti davvero a poco prezzo, per
non parlare delle composizioni o delle coroncine preparate come offerta per
i templi....è davvero un peccato non poterli comperare....ma il nostro
viaggio è solo all’inizio! In ogni caso il posto merita davvero
una visitina! Decidiamo di tornare in albergo, ma l’impresa non risulterà
affatto semplice! Essendoci dimenticati del foglietto (gentilmente fornito dall’albergo!)
con l’indirizzo scritto in Thai, proviamo a mostrare ad un pò di
taxisti quello in inglese....impossibile!....al quarto tentativo uno ci carica....per
poi scaricarci dopo un paio di chilometri in una zona deserta....ci riproviamo
e dopo altri tre taxisti ne troviamo uno che ci carica e ci porta ad un distributore
di benzina dove, con nostra sonna sorpresa, facciamo cambio di autista! Sarà
la volta buona pensiamo...e invece no, perchè questo parte per un sightseen
per le vie di Bangkok...ad ogni sopraelevata io gli mostro il nostro albergo
(che svetta da ogni parte della città !), ma lui continua ad andare in
direzione opposta!..dopo trenta minuti riusciamo finalmente a raggiungere il
nostro albergo! Abbiamo imparato la lezione: mai uscire senza l’indirizzo
del posto dove ci si vuole recare scritto in Thai!!!!
29 Luglio-Bangkok
Oggi è il nostro ultimo giorno a Bangkok....e già sentiamo che
questa città ci mencherà! Iniziamo la nostra giornata recandoci
alla Vimanmek Teak House, la casa in tek più grande del mondo! Mentre
cerchiamo di raggiungerla con il taxi veniamo bloccati per il passaggio di un
corteo...i polizziotti che ci bloccano dicono che deve passare il re...noi non
sapremo mai chi in effetti c’era su quella macchina, ma il corteo era
davvero imponente e quindi nulla ci vieta di pensare che fosse realmente il
re! Arrivati a destinazione, ci rendiamo conto che ci siamo dimenticati che
anche questa casa è un palazzo reale (nei primi del ‘900 fu la
casa di Rama V) e quindi dobbiamo indossare il pareo per potervi accedere...uomini
compresi! Il palazzo ha una pianta ad L ed è composto da 81 stanze divise
in quattro zone cui corrispondono quattro diversi colori. Contiene diversi oggetti
personali appartenenti ai reali (regali ricevuti, fotografie, collezioni di
porcellane) e varie antichità. La visita è guidata e, con nostra
immensa sorpresa, c’è a disposizione anche un tour in Italiano
(ma allora siamo importanti.....). All’uscita decidiamo di passeggiare
per u pò nel bel parco che circonda la casa ..... lungo un fiume vediamo
qualche cosa muoversi e, guardando meglio, ci rendiamo conto che si tratta di
un varano!!!! La cosa ci ha decisamente sorpreso (pensavamo che questi animali
non fossero “domestici”) e ha decisamente impaurito me ed Anna,
mentre Mauro e Massimo volevano avvicinarsi per fare una foto all’animale
(tra l’altro impegnato a mangiare un bel pescione). Non so se per timidezza
o per la corsa che abbiamo fatto io ed Anna nell’allontanarci dal lui,
ma l’animale se ne è andato tutto scocciato, lasciando i due fotografi
a bocca asciutta!!!! Proseguiamo, ci fermiano a fotografare la National Assembly
Halle quindi ci rechiamo al Wat Beanchamabophit, meglio conosciuto come tempio
di Marmo (in quanto interamente costruito in marmo di Carrara). Da qui decidiamo
di recarci nei dintorni di palazzo reale per prendere una barca e fare il giro
dei canali. Dobbiamo aspettare un pò di tempo perchè la strada
di fronte al tempio è stata bloccata dalla polizia...e così vediamo
sfilare il secondo corteo di oggi...questa volta sembra si tratti di una delegazione
straniera, ma non riceviamo particolari a riguardo dai poliziotti presenti!
Il caldo soffocante ci costringe a prendere un taxi; il taxista decide però
di portarci dall’amico situato un paio di isolati prima del palazzo reale
(da noi richiesto appunto come imbarcadero di riferimento)..e che chiaramente
voleva molti più soldi per il giro in barca. Morale: i Thailandesi sono
tanto crini e gentili, fatta eccezione per la categoria dei taxisti e guidatori
di tuk tuk. In ogni caso abbiamo deciso di lasciar stare e siamo andati a piedi
fino all’imbarcadero di fronte al grand palace e, assieme ad altre tre
persone, abbiamo contrattato una barca per un giro di un’ora. Attraversiamo
il fiume ed entriamo nei canali situati dalla parte opposta della città...e
ci si apre di fronte un mondo nuovo! Qui sembra di essere in un piccolo villaggio
a parte, costituito da palafitte che a volte sono delle baracche, a volte delle
vere e proprie villone, tutte piene di fiori e di “vita”. Vediamo
donne che lavano biancheria nel fiume e poi la stendono su pali sotto la tettoia,
bambini che giocano e, raramente, fanno il bagno, uomini che coltivano il loro
piccolo orticello e così via. Il giro sarebbe davvero rilassante, se
non fosse che il nostro barcaiolo non sembra particolarmente esperto e rischiamo
di capovolgerci almeno un paio di volte!!!! Il giro finisce, come pattuito,
all’imbarcadero del Wat Arun. Questo tempio, conosciuto anche come tempio
dell’alba, spicca sugli altri per la parte centrale alta en 82 metri interamente
incastonata di un mosaico costituito da frammenti di porcellana cinese. Purtroppo
la scalinata che porta alla sommità è chiusa e dobbiamo quindi
rinunciare alla vista di Bangkok che sicuramente si godrebbe da lassù.
Da qui prendiamo un traghetto che ci riporta dall’altro lato del fiume
ed un taxi fino al Wat Saket (o montagna d’oro)....una collina artificiale,
costruita in seguito al crollo di un chedi in costruzione nel regno da Rama
III, dalla cui sommità si goda di una splendida vista sulla città.
Il tempo aveva cominciato a peggiorare e durante la nostra salita ha cominciato
a piovere a dirotto (era ora.....questa è la stagione delle piogge e
noi non avevamo ancora visto una goccia!!!)...così siamo rimasti bloccati
in cima assieme a molta altra gente. Rimaniamo stupefatti nel vedere dei bonzi
che parlano con delle donne...Mana ci spiegherà che in effetti quello
che per loro è vietato toccare le donne, non parlare con loro....anche
se noi non siamo molto convinti e crediamo piuttosto che anche loro si staimo
un pò “ammorbidendo”. Proviamo ad aspettare che la pioggia
cessi, ma non c’è possibilità, per cui ci incamminiamo (a
piedi, dato che di taxi nemmeno l’ombra) fino al nostro albergo dove arriviamo
fradici. La sera piove ancora e cominciamo a preoccuparci e a pensare che forse
sarà così per il resto del viaggio...invece, per fortuna, troveremo
praticamente sempre bel tempo! Vorremmo uscire a mangiare qualche cosa, ma i
taxi scarseggiano e quelli che arrivano all’albergo non vogliono utilizzare
il tassametro e chiedono prezzi esorbitanti...così, più per principio
che per i soldi, decidiamo di fermarci a mangiare in albergo (tanto più
che domani partiremo abbastanza presto per il nostro tour!!!).
30 Luglio-Verso il fiume Kwae
L’appuntamento con Mana è per le 7 del mattino...alle 6:30 scendiamo
a fare colazione e lui è già lì (poco dopo arriveranno
anche Carlo e Mem che molto carinamente sono passati a salutarci ....soffriranno
di insonnia???). La prima tappa del nostro tour è il centro religioso
di Phuttamonton. I giardini sono molto belli e curati (le aziende sponsorizzano
delle zone e le manutengono, proprio come da noi) e nei vialetti incontriamo
tantissime persone che fanno sport (ci colpiscono alcuni gruppi di colleghi,
che prima di cominciare la giornata lavorativa si recano qui a fare ginnastica).
Spicca su tutto l’enorme statua del Buddha. Sembra che il parco sia stato
costruito a seguito della visita del Papa: il presidente Thailandese, assieme
alle massime autorità religiose, si era stupito di come egli fosse infatti
riuscito ad attirare tanta gente ed aveva quindi deciso di preparate un posto
dove, una volta all’anno, ci potesse essere una fasta che attirase altrettanti
fadeli. La tappa successiva è nella città di Nakhorn Pathom al
tempio di Phra Pathom Chedi, il più alto ed imponente del mondo buddista
e costruito sulle rovine di un antichissimo tempio Mon. All’esterno del
tempio si trovano diversi venditori di offerte: in questo caso, oltre ai classici
fiori, candele e cibo per i bonzi, vediamo anche delle tegole, cemento e così
via, da offrire per la restaurazione del tempio. Da qui ri rechiamo al mercato
galleggiante di Damnern Saduak: ci imbarchiamo su una long tail boat e facciamo
un lungo percorso fino al vero e proprio mercato. Il posto è veramente
pieno di turisti ed il luogo, che è comunque davvero carino, perde un
pò del suo fascino. Dopo una tappa a visitare un negozio di arigianato
dove intagliano spelendidi lavori di legno, arriviamo a Kanchanaburi, città
del famoso ponte sul fiume Kwae. Ed infatti eccolo lì, il ponte, proprio
di fianco al ristorante galleggiante dove ci fermiamo a mangiare. Dopo pranzo
decidiamo di fare due passi sul ponte, i treni che vi passano sono infatti davvero
pochi e per la maggior parte pieni di turisti, per cui per il resto del tempo
il ponte è pieno di turisti che vi salgono per scattare foto . Proprio
quando siamo al centro del ponte sentiamo delle vibrazioni e vediamo comparire
il treno....allora siamo davvero fortunati!!!! Ci spostiamo quindi su uno dei
“balconcini “ laterali ed il treno ci passa di fianco....! Ci spostiamo
quindi per raggiungere l’albergo e sulla strada ci fermiamo a visitare
il complesso templare del Prasat Muang Sing, con antichissime rovine storiche
risalenti al regno dei Khmer (il posto è poco conosciuto e non ci sono
turisti, ma nonostante questo i giardini sono tenuti benissimo) e un sito archeologico
con dei resti di uomini primitivi (anche questo posto semideserto, ma tenuto
davvero benissimo) posto in corrispondenza di un’ansa sul fiume in un
paesaggio davvero suggestivo. Il nostro albergo per le prossime due notti si
trova anch’esso sul fiume e può essere raggiunto solo in barca,
così lasciamo il pulmino e prendiamo una long tail boat. Il resort è
bellissimo, posto tra fiume e foresta e decidiamo di godercelo un pò:
così passiamo il resto del pomeriggio in piscina e la sera a chiaccherare
con Mana.
31 Luglio-Fiume Kwae
Al mattino raggiungiamo le grotte di Khaeng Lawa, che si trovano nelle immediate
vicinanze del nostro resort (e quindi raggiungiamo comodamente a piedi). La
scalinate che porta alle grotte, con questo caldo e l’umidità che
oggi è elevatissima, ci sfianca e la situazione all’interno è
anche peggio....ma la visita è devvero carina e abbastanza breve, per
cui sopportiamo stoicamente. Raggiungiamo di nuovo il fiume e da qui prendiamo
ancora una volta le long tai boats ed iniziamo una crociera per risalire il
fiume della durata di due ore circa. Il paesaggio attorno a noi è meraviglioso,
verdissimo, in certi punti vediamo delle gole stpende, in altri dei villaggi
su palafitte o dei resort simili al nostro e le due ore passano in un baleno.
Ci fermiamo quindi nel parco di Parco Nazionale Say Yok Yai. Ci inoltriamo a
piedi nella giungla e percorriamo un sentiero circolare della durata di un ora,
che ci permette di vedere vecchi pezzi di ferrovia, alberi e fiori di ogni genere,
funghi, bamboo giganti, ruscelli e cascate! Anche qui il caldo è insopportabile
ed il terrore mio e di Anna di incontrare dei serpenti nell’erba non ci
fa godere appieno queste bellezze (Mana cerca di tranquillazzarci dicendo che
è impossibile incontrare un serpente e che lui non ne ha mai visti in
tanti anni....in realtà gli dimostreremo che quando si è fortunati......ma
questa è un’altra storia). Tornati lungo il fiume troviamo il nostro
pranzo ad attenderci su di un ristorante galleggiante, che viene prontamente
trainato fino alla cascata, dove rimaniamo ancorati per tutta la durata del
pranzo...davvero favoloso! Ci fermiamo sotto le cascate a lungo, godendo di
questa pace e del fresco da loro prodotto. Dopo pranzo facciamo un giretto sul
ponte tibetano che attraversa il fiume e poi riprendiamo il nostro pulmino,che
prontamente ci ha raggiunti, per recarci a visitare l’Hellfire Pass. Il
passo si trova in una estesa zona di montagne nella quale, durante la seconda
guerra mondiale, l'esercito giapponese impiegò i prigionieri (Americani,
Olandesi, Australiani etc.) per realizzare profondi scavi simili a solchi nella
roccia per il passaggio della "Ferrovia della Morte", che congiungeva
la Thailandia con la Birmania per scopi bellici. Arrivati nella zona, controllata
dai militari, ci fermiamo per prima cosa a visitare il museo di guerra. La costruzione,
che sorge in una zona panoramica da cui è possibile ammirare le montagne
e la vallata sottotante, contiene testimonianze agghiaccianti delle condizioni
di vita a cui erano sottoposti i prigionieri che lavoravano alla ferrovia. Vengono
mostrati gli attrezzi utilizzati, i pochi vestiti in loro dotazione e tutti
i pericoli a cui potevano andare incontro (animali pericolosi, malattie quali
la malaria, malnutrizione,.....). Ne usciamo sconvolti: pur essendo consapevoli
che una guerra è pur sempre una guerra, ci sembra che un trattamento
del genere sia disumano ed inaccettabile. Scendiamo quindi, lungo un conodo
sentiero, fino al passo....dopo aver visto le immagini nel museo, ci sembra
impossibile che con quelle condizioni di lavoro i prigionieri siano riusciti
a scavare questo passaggio nella roccia (che in alcuni punti arriva ad una decina
di metri di altezza)...ci avviciniamo e vedimo i segni degli scalpelli ed alcune
croci lasciate in ricordo da dei parenti delle vittime. Lungo la strada del
riento ci fermiamo a visitare una vecchia locomotiva e le cascate di Sai Yok
Noi, dove tanti banbini locali fanno il bagno per cercare di trovare un minimo
di refrigerio a questa giornata torrida.
1 Agosto-Fiume Kwae
Lasciamo il resort e con la lancia e torniamo al pulmino....percorriamo la strada
e dopo pochi metri avvistiamo, sotto un porticato, un bel serpende di un paio
di metri...tanto per smentire subito Mana....ma non sarà finita qui!
Ci rechiamo quindi al parco di Erawan. La principale attrazione di questo parco
sono le sue cascate, che sono formate da sette diversi dislivelli, tutti raggiungibili
con un sentiero della durata di circa 3 ore. Prima di cominciare la salita ci
marchiano le bottiglie di plastica in modo da costringerci a riportarle indietro,
pena pesanti multe! Questqa ci sembra una iniziativa davvero lodevole per salvaguardare
il patrimonio davvero unico di questi posti. Il parco è davvero molto
ben tenuto, con molti cartelli che indicano i vari sentieri e diversi punti
di ristoro lungo il percorso. Raggiungiamo tutti e sette i livelli...oggi camminare
è meno pesante, nonostante il bellissimo sole, perchè l’umidità
è decisamente calata. Purtroppo non vediamo le famose scimmie di montagna
di cui ci aveva parlato Mana durante la salita, ma il paesaggio sempre diverso
e le favolose cascate sono un motivo davvero più che valido per recarsi
in questo posto....la discesa verrà poi allietata da diversi bagni nelle
pozze formate sotto le cascate (dove, assieme a noi, nuotano pesci davvero grandi
che ogni tanto decidono pure di “assaggiarci”)! Pranziamo e ci rechiamo
alla stazione di Soi Yuk, da cui prenderemo il treno per percorrere la ferrovia;
lungo il percorso incontriamo le famose scimmie...che si siano trasferite?.
Giunti alla stazione, ci dirigiamo verso i binari per poter ammirare il famoso
ponte di legno (che poi percorreremo in treno)...il cielo si è scurito
all’improvviso ed un fulmine colpisce il palo della corrente di fianco
a noi...un bello spavento, ma per fortuna nessun danno. Poco dopo giunge il
famoso treno e anche noi saliamo a bordo per intraprendere un viaggio lungo
la "Ferrovia della Morte". Il treno è davvero molto affollato...il
95% da turisti, mentre i pochi locali sono dei ragazzini che tornano da scuola.
Passiamo su lunghi viadotti ferrati costruiti a picco sul corso del fiume, attraverso
campi coltivati o piccoli villaggi di campagna, vediamo dei passi intagliati
nella roccia molto simili all’hellfire pass e quindi raggiungiamo la città
di Kanchanaburi transitando sul "Ponte sul Fiume Kwae" (le nostre
facce che sbucano dai finestrini del treno saranno su tantissime foto di turisti!).
2 Agosto-verso Phitsanuloke
La mattina lasciamo il nostro albergo con la long tail boat e ci rechiamo a
visitare il cimitero militare. Il cimitero è stato costruito in riva
al fiume ed è davvero molto bello, con prati verdi e fiori rigogliosi.
Le lapidi sono tutte uguali: ne leggiamo alcune e scopriamo che appartengono
principalmente a Olandesi, Australiani, Indonesiani ed Inglesi. Nella gran parte
dei casi, rimangono effettivamente solo le lapidi, perchè le spoglie
dei soldati sono state riportate in patria dopo la guerra. Da qui, sempre spostandoci
con le long tail boat lungo il fiume, ci rechiamo a visitare il museo di guerra
costruito da un monaco ex soldato giapponese: evidentemente pentito di quanto
fatto durante la guerra, decise infatti di farsi monaco, rimanere in Thailandia
e costruire questo museo a perenne memoria delle atrocità della guerra.
Il museo riproduce una delle capanne dove vivevano i prigionieri durante la
costruzione della ferrovia e contiene disegni fatti dai prigionieri stessi,
le fotografie e oggetti utilizzati all’epoca: attraverso di loro riviviamo
ancora una volta la terribile vita a cui erano sottoposti questi uomini. Vi
sono anche molti ritagli di giornale che raccontano delle visite degli ex prigionieri
al museo ed ai luoghi dove hanno vissuto questa terribile esperienza. E’
venuto il momento di rimetterci in viaggio, dato che la nostra meta (la città
di Phitsanuloke) è decisamente distante. Sulla strada ci fermiamo a Suphanburi
per visitare un tempio dedicato al re che nel 1550 sconfisse il re Birmano durante
una battaglia con gli elefanti. Sembra che il re, nella sua corsa verso la battaglia,
avesse distanziato il suo esercito e, ritrovandosi solo di fronte al nemico
(re con esercito molto numeroso) avesse proposto un duello che poi ha vinto
(uscendo da una situazione decisamente sfavorevole per lui). Fece quindi decapitare
la moglie del re Birmano, che era tra l’altro sua sorella, assieme ai
due figli. All’interno del tempio vediamo altre immagini molto interessanti,
come quella del funerale del re (che anche ora viene celebrato portando in processione
il corpo rannicchiato in una struttura dorata) o quella delle umiliazioni inflitte
al re Cambogiano che approfittava di ogni guerra tra Thailandia e Birmania per
tentare un’invasione. Mana propone che oggi si provi un pasto “da
contadini” e quindi ci fermiamo a mangiare su di un ristorante galleggiante
dove diversi locali stanno già pranzando....quello che doveva essere
il pranzo più umile si rivelerà invece un vero e proprio banchetto
a base di gamberi di fiume, pollo, pesce fritto, verdura e l’immancabile
riso; Mana ci convince addirittura a provare la sua zuppa....che tanto per cambiare
si rivela.....mortale! L’unica cosa a cui non rinunciamo è una
buona Shinga....per essere dei veri contadini Thailandesi avremmo dovuto infatti
bere Whiskey diluito con acqua!!!! Dopo pranzo effettuiamo una seconda tappa
lungo la strada, al tempio di Wat Thasung, composto da diverse costruzioni tutte
ricopere di vetro (sia internamente che esternamente)....sembra quasi di essere
in discoteca. I vari edifici, costruiti grazie alle donazioni fatte ad un monaco
molto famoso da queste parti, non sono ancora completati e pensiamo di essere
stati in effetti i primi Italiani a mettervi piede (Carlo, che dici.....ti abbiamo
preceduto???). Arriviamo a destinazione solo in tarda serata...siamo stanchi,
ma non rinunciamo ad uscire per visitare la principale attrazione serale di
questa cittadina: il mercato degli insetti!!!! Il mercato è in effetti
composto da una sola bancarella, molto famosa da queste parti, dove vengono
venduti ogni genere di insetto...cavallette, bruchi, scorpioni e così
via...e sembrano anche ricuotere notevole successo, dato che vanno a ruba e
che vediamo anche l’indirizzo di un sito internet tramite cui è
possibile comperare e chiedere spedizioni in tutto il mondo. In ogni caso, sarà
che siamo stanchi, sarà che abbiamo mangiato tanto a mezzogiorno....saranno
gli insetti...ma la fame c’è un pò passata, per cui ci accontentiamo
di un bel gelato e a nanna!!!
3 Agosto-da Phitsanuloke a Lampang
La mattina, per prima cosa, visitiamo il tempio Wat Yai a Phitsanuloke. Questo
tempio contiene una delle immagini di Buddha più importanti della Thailandia
(Phra Phutta Chinnarat), a cui i fedeli donano pezzi di maiale (la leggenda
dice infatti che ne fosse molto ghiotto), per cui vediamo teste e zampe ovunque
(in prima mattina non è il massimo della spettacolo). Da qui ci spostiamo
a Sukhothai. Il primo tempio che visitiamo è il Wat Si Chum, che contiene
un mondop (sala sacrario quadrata e dotata di guglia) che ospita un Buddha seduta
di mattoni e stucco alta 15 metri. Nella parete del mondop si trovava un passaggio
che permetteva di raggiungere la sommità. Si dice che questo sia chiuso
perchè i ragazzini locali salivano in cima e si nascondevano per poi
parlare, spaventando le persone che si recavano al tempio che pensavano fosse
la statua a parlare. All’ingresso troviamo delle vecchiette che vendono
animali ricavati dalle foglie essicate...Mana ci dice che questo è l’unico
modo che hanno per sopravvivere, dato che in Thailandia non vi è la pensione
e le persone anziane che non hanno figli che le possono aiutare, devono fare
dei piccoli lavoretti per poter mangiare. Il secondo posto che visitiamo è
il cento del parco archeologico di Sukhothai, dove si trovano molti templi e
statue importati, tra cui il Wat Mahathat, edificato nel XII secolo è
circondato da un fossato e da un muro di mattoni che si ritiene rappresentino
loceano cosmico e le mura esterne dell’universo. Ad un certo punto Mauro
si allontana per fare delle foto e non ritorna più....ci mettiamo a cercarlo
e lo ritroviamo circondato da una miriade di ragazzini in gita scolastica che
gli fanno firmare autografi! A breve siamo circondati anche noi da questi bambini
e viviamo i nostri dieci minuti da star!!! Scopriamo che stanno raccogliendo
le firme di tutti i turisti stranieri che trovano per mostrarle ai loro amici
ce non hanno partecipato alla gita....noi decidiamo di far loro una bella foto
di gruppo. Dopo aver pranzato in un bellissimo ristorante sul fiume ci dirigiamo
a Sri Satchanalai. Il sito archeologico si trova in un immenso parco e nonostante
sia festa ci sono davvero poche persone....ma appena scendiamo dal pulmino sentiamo
chiamare Mana e assistiamo al ricongiungimento della nostra guida con un suo
amico Italiano che non vedeva da tempo...per la serie “quanto è
piccolo il mondo”. Visitiamo il sito sotto un sole cocente e proseguiamo
quindi per Lampang. Sulla strada ci fermiamo a vedere delle risaie, dove le
donne stanno piantanto il riso: grazie a Mana, che traduce, riusciamo a farci
spiegare da loro come si svolge la vita nei campi Thailandesi. Scopriamo così,
ad esempio, che i campi vengono coltivati in comunità (a turno, tutti
lavorano nel campo di uno di loro) e che una donna ogni giorno si occupa di
preparare il cibo per tutti (alla nostra domanda se ci sono serpenti rispondono
“purtroppo pochi”...in quanto quando il cibo scarseggia diventa
uno dei loro piatti preferiti). Una seconda tappa ci porta ad una fonte di acqua
calda: il posto, a ridosso delle montagne, è davvero carino, ma poco
sfruttatto dal punto di vista turistico ed è costituito da alcuni pozzi
all’interno dei quali vi è acqua sorgiva calda. L’unica attrazione
del posto risulta essere un baretto dove vengono vendute delle uova in piccoli
cesti di vimini: con un bastone si appende il cesto dentro la pozza per poterne
ricavare uova sode....il nostro autista compra le uova e così anche noi
facciamo uno spuntino! Ultima sosta prima di arrivare in città è
ad una piantagione di ananas. Chiwdiamo al contadino di poterla visitare e lui
ci dice di girare pure indisturbati per i campi; lo facciamo, scortati dai suoi
cani, ed al nostro ritorno troviamo dell’ananas pronto per essere mangiato,
del whiskey locale e delle “sigarette” preparate con non so quale
erba....Mana ed il nostro autista sembrano già inebriati dall’alcol
e dal fumo ed anche noi decidamo di provare .... tutti beviamo un goccio di
wishkey, mentre solo Massimo avrà il coraggio di fumarsi la sigarettina....che
si rivela essere decisamente forte!!!!
4 Agosto- da Lampang a Chiang Mai
La mattina ci fermiamo a visitare il tempio principale di Lampang , il Wat Phra
Kaew Tao. Questo wat fu edificato tra il 1436 ed il 1468 ed ospitò il
Buddha di smeraldo prima che fosse portato a Bangkok. E’ situato in una
posizione molto tranquilla e Mana ci confida che, se dovesse decidere di fare
il Bonzo (ogni uomo Thailandese dovrebbe fare il bonzo prima di sposarsi per
raggiungere la maturità....lui è un pò in ritardo!) questo
sarebbe uno dei suoi posti preferiti ....non sappiamo come dargli torto......
è davvero un bellissimo posto. All’interno del tempio troviamo
anche un albero che, a detta di Mana, dovrebbe avere più di 2500 anni.
Da Lampang ci spostiamo di nuovo per raggiungere Chiang Mai. Facciamo tappa
in un mercato che secondo Mana è abbastanza particolare e decisamente
poco turistico: il suo obiettivo era infatti quello di farci vedere dei cobra
in vendita per poter essere mangiati....in realtà abbiamo visto insetti
fritti e dei vitellini uccisi ancor prima di nascere (devo dire che questo ci
ha scioccati non poco...), ma dei cobra nemmeno l’ombra. Dopo il mercato
la strada che da Lampang porta a Chiang Mai diventa montagnosa. Dopo un tornante
il nostro autista si ferma in corrispondenza di un tempietto: Mana ci spiega
che il bonzo in onore del quale è stato costruito questo tempio è
molto venerato in Thailandia e tutte le persone che passsano di qui devono fermarsi
a pregare o quanto meno salutare.....ed infatti tutte le macchine in transito
suonano il clacson e sfareggiano .... ed un pò questa grande devozione
arriva a commuoverci, tanto che alla domanda di Carlo “Quale posto vi
ha più colpito” Mauro citerà questo!. Proseguiamo ancora
ed arriviamo finalmente a Chiang Mai. Ci rechiamo subito a visitare il Doi Suthep;
questo famoso tempio, a 16 Km dalla città, è posto a 1676 metri
su di una collina che sovrasta la città. Il pulmino si ferma ai piedi
di una scalinata di 300 gradini che, dopo un transito tra le bancarelle di souvenirs,
si arrampica fino al tempio. I pellegrini più convinti dovrebbero in
effetti salire al tempio partendo dalla città....con una strada in salita
di diversi chilometri....per fortuna noi non siamo pellegrini! All’interno
del tempio si trova un bellissimo chedi in stile lanna, rivestito di rame e
sormontato da un ombrello d’oro a cinque ordini. La leggenda dice che
qui si conservino anche una reliquia del Buddha. In la reliquia di Buddha fu
portata a Chiang Mai dal re per essere posta i un tempio in città. Essa
si spezzò però in due e così il re la fece caricare sul
dorso di un elefante che cominciò a camminare e si fermò in montagna
dove morì: in quel posto fu appunto costruito il tempio (mentre in città
è possibile vedere la tomba del famoso elefante). Dopo la visita torniamo
in città; il nostro albergo è posto vicino al night market e così
passeremo la serata lì ... spendendo un capitale in camicie, orologi,
artigianato e così via.
5 Agosto – Chiang Mai
Oggi l’intera giornata sarà dedicata alla visita di Chiang Mai.
Il primo posto che visitiamo è il Wat Chedi Luang. Questo complesso di
templi ha al suo centro un grande chedi in stile lanna che risale al 1440: la
leggenda vuole che in un albero (peraltro ancora presente) sia stato imprigionato
un re che faceva del male agli animali. Il nipote di questi costruì il
chedi perchè fosse più alto dell’albero (oltre 100 metri)
per poterlo liberare. Purtroppo a causa del terremoto che ha interessato queste
zone il chedi è parzialmente crollato. La nicchia orientale del tempio
ha ospitato, nel 1475, il buddha di smeraldo che ora si trova a Bangkok. Notiamo
tantissimi bambini-bonzi e scopriamo che in questo tempio è presente
una delle scuole religiose più importante della Thailandia. Il secondo
tempio di Chang Mai dove ci rechiamo è il Wat Phra Sing che rappresente
un perfetto esempio dello stile nord-thailandese o lanna classico, molto diffuso
nella zona al tempo della costuzione (iniziate nel 1345). Ci spostiamo quindi
al Wat Suan Dok, costruito nel 1383 e poi ricostruito nel 1932. Questo tempio
è molto famoso perchè vi si conserva la prima metà delle
reliquie del Buddha (l’altra metà si trova appunto sul tempio sulla
collina) e contiene una statua bronzea del buddha che ha cinque secoli di vita.
L’ultimo tempio che visitiamo è il Wat Jet Yog Questo fu costruito
alla metà del XV secolo per ospitare l’VIII sinodo buddhista mondiale,
che si tenne nel 1477. La struttura ricalca quella del tempio Mahabodh i d Bodhgaya
in India, anche se le proporzioni siono divese dall’originale. Sono in
corso degli scavi, perchè è stata appena scoperta una nuova parte
di tempio. Ci fermiamo ad osservare e rimaniamo allibiti per la noncuranza con
cui queste persone utilizzano ruspe in scavi archeologici dove bisognerebbe
usare pennellini....ovunque notiamo pezzi di ceramica e di statue che un qualsiasi
turista curioso e maleducato potrebbe sottrarre e ci rammarichiamo davvero tanto:
questo paese così bello dovrebbe tutelare maggiormente quanto possiede!
Per pranzo ci rechiamo in una coltivazione di orchidee (dove hanno creato un
bel ristorantino). Per prima cosa visitiamo le serre, così piene di fiori
di tutti i colori da sembrare finte. La colivazione delle orchidee non necessita
di terra e quindi vi sono semplicemente delle piante “appense” a
dei bastoni con le radici che penzolano.....se ci provassimo noi non penso che
otterremmo questi risultati! Oltre alle serre per le orchidee qui sono presenti
gli allevamenti di gatti siamesi e di cani Thai (una razza mai vista in Italia)...gli
allevamenti sono decisamente diversi dai nostri, costituiti da semplici gabbie
cui convivono una miriade di animali....non è certo un bello spettacolo.
Dopo pranzo andiamo nella zona degli artigiani per visitare alcune fabbriche.
La prima fabbrica dove ci fermiamo è quella di ombrelli. Nel cortile
è presente un pergolato dove viene mostrata la lavorazione che porta
alla costruzione degli ombrelli Thailandesi (che, per intenderci, sono simili
agli ombrellini che vengono messi nelle coppe di gelato). La struttura di legno
viene ricavata unendo dai bastoncini con della corda e dell’elastico,
poi vi vengono incollati sopra dei fogli di carta velina che, una volta asciugata,
costituiscono l’ombrello vero e prorio e vanno quindi decorati. I decoratori
di ombrelli hanno però qui trovato un modo più semplice per arrotondare
lo stipendio: dipingono al momento jeans, borse di macchine fotografiche, marsupi
e così via...e chiaramente anche noi facciamo il pieno, facendoci dipingere
per pochi soldi dei dragoni e degli elefanti. Altre fabbriche che visiteremo
sono quelle di oggetti in lacca, argento e seta...tutte cose molto belle, ma
con prezzi esorbitanti rispetto a quelli già visti al di fuori, per cui
decidiamo di non fare acquisti in questi luoghi.....ma di farli la sera, che
passeremo ancora una volta al night market....
6 Agosto – Doi Inthanon
La giornata odierna prevede la visita del Doi Inthanon National Park, che si
trova ad 80 Km da Chiang Mai sulle pendici del monte Doi Inthanon (2595 metri).
Come prima tappa visitiamo le cascate di Nam Tok Mae Klang. Queste cascate hanno
un fronte davvero largo e vista la portata dell’acqua così abbondante
in questo periodo costituiscono uno splendido spettacolo. Il posto è
deserto, dato che le cascate si trovano leggermente defilate rispetto ai normali
percorsi turistici e gli unici turisti che troviamo sono il preside ed alcuni
insegnanti di una scuola di Bangkok che prevedono di portare qui i loro studenti
per il campo estivo. Ci fermiamo a parlare con loro, che sono stupiti per il
fatto di trovare dei turisti che vengono così da lontano in questo posto.
Ci spostiamo quindi alle cascate Wachiratan, che sono molto meno estese delle
prime, ma hanno un salto davvero eccezionale (l’acqua vaporizzata arriva
ovunque ed avvisinarsi eccssivamente diventa davvero una tortura). Delle passerelle
permettono di arrivare fin sotto la cascata principale...e noi ci avventuriamo,
uscendone completamente fradici. Facciamo due passi nella foresta ed incontriamo
due famiglie di arabi che disgustati sembrano commentare l’abbigliamento
mio e di Anna (shorts e canottiera)...mentre noi rimaniamo allibiti di come
quelle povere donne possano godersi una passeggiata in montagna così
bardate (e con borse e figli a carico)....divergenze culturali. Pranziamo in
una “baita” che si trova ai piedi della cascata: il posto è
molto semplice e Mana ha paura che possa non piacerci, invece ancora una volta
ritroviamo che nei posti più semplici avremo il trattamento migliore.
Nel pomeriggio ci spostiamo per raggiungere la sommità della montagna
e ci fermiamo in un villaggio di etnia Karen: gli uomini sono a lavorare nei
campi e così gli unici abitanti che possiamo vedere sono un gruppetto
di donne che tessono delle sciarpe con un telaio molto rudimentale, ma altrettanto
ingegnoso. Salendo cominciamo a trovare delle nuvole e scopriamo nostro malgrado
che la sommità è in effetti completamente immersa nelle nuvole.
Ci feriamo a visitare il Phra Mahathat Naphamethanidon: questo chedi (sono in
realtà due, posti su due alture, uno di fronte all’altro) fu costruito
nel 1989 dall’aeronautica reale thailandese per festeggiare i 60 anni
del re. Non appena scendiamo dal pulmino ci rendiamo conto di quanto la temperatura
sia nel frattempo scesa...il termometro sul tetto del bar ai piedi dei monumenti
indica 14 gradi....e noi siamo vestiti decisamente leggeri per quel clima....ci
bardiamo con KeyWay e quanto riusciamo a trovare nel pulmino e saliamo a visitare
una delle due costruzioni, a pianta ottagonale, in cui si trova un Buddha di
pietra. Dalla vetta non si vede assolutamente nulla ...e ce ne rammarichiamo
parecchio, perchè le foto esposte del panorama sono davvero mozzafiato.
Torniamo correndo al pulmino e discndiamo verso Chiang Mai...dove ritroviamo
il sole. La sera...nemmeno a dirlo....ancora al night market!!!! Oramai le nostre
valigie strabordano!!!!!
7 Agosto – da Chiang Mai a Mea Hong Son
Oggi la partenza è di buon mattino....ci aspetta un trasferimento molto
lungo che da Chiang Mai ci porterà a Mae Hong Son, ultima tappa del nostro
tour. Purtroppo il tempo non è dei migliori....la giornata è nuvolosa
e una pioggerella fastidiosa si alterna a schiarite molto brevi....mannaggia,
proprio oggi, giornata in cui le attrazzioni principali dovevano essere gli
splendidi paesaggi che si godevano su questa strada impervia, ci ritroviamo
immersi perennemente nelle nuvole e riusciamo a vedere solo poco oltre il ciglio
della strada! Lungo il percorso facciamo una prima tappa in un villaggio Hmong.
Questà tribù è originaria della Cina meridionale, gli uomini
portano semplici giacche nere e pantaloni neri o indaco, mentre le donne portano
gonne color indaco e gioielli d’argento. Scopriamo che questa tribù
usa cibarsi di cani ed in effetti, a differenza di qualsiasi altro posto in
Thailandia, in questo villaggio non ci sono cani che passeggiano!. Una usanza
che piace molto a Mauro e Massimo è invece quella per cui qui solo le
done lavorano nei campi e a casa: gli uomini passano le loro giornate bevendo,
fumando oppio e sovraintendendo ai lavori...quando passiamo per il villaggio,
infatti, non troviamo donne, ma solo un paio di uomini completamente ubriachi.
Per il pranzo ci fermiamo a Pai, cittadina montana molto frequantata dal turismo
internazionale (ma non Italiano....in effetti gli Italiani sembrano non andare
oltre i posti standard in Thailandia...senza sapere quante bellezze si perdono)
perchè punto di partenza per bellissime escursioni sulle montagne dei
dintorni. Ed in effetti notiamo tantissimi turisti in mountain bike o con zaino
in spalla, pronti per le escursioni. Dopo pranzo (e dopo tantissimi chilometri)
arriviamo alle grotta di Tham (Tham Lot), completamente calcarea ed attraversata
da un ampio torrente. Putroppo questo posto, di straordinaria bellezza, si sta
sempre più rovinando per il tentativo dello stato Thailandese di dar
lavoro alle popolazioni locali. Per prima cosa per entrare nelle grotte veniamo
affidati ad una prima guida che, con lampada ad olio, ci porta dall’imbocco
delle grotte fino “all’imbarcadero”, dove veniamo caricati
su zattere molto rudimentali che sono trascinate a braccia da ragazzi locali.
Il percorso sulle zattere è completamente al buio (ci danno una lampada
a petrolio, che però non illumina più di tanto), sentiamo i pipistrelli
che ci sfiorano e l’acqua che cade dal soffitto (speriamo che sia acqua!)
che ci bagna. Arrivati dall’altro lato della grotta, scendiamo dalle zattere
e seguiamo uno di questi ragazzi su di una scala di legno rudimentale completamente
ricoperta di sterco di pipistrello....il che la rende decisamente scivolosa
(contando il fatto che non c’è un appiglio e che la roccia circostante
è completamente imbrattata come la scala e rende impossibile aggrapparvisi).
Alla fine della scala seguiamo la nostra “guida” attarverso la grotta,
calpestando stalattiti e stalagmiti e rompendo formazioni bellissime....eravamo
sconvolti da tanto scempio, ma non potevamo fare altro, per la paura di perderci
(stavamo seguendo un lumicino ad olio....) ... ed in effetti ci rendiamo conto
che la nostra guida si è persa e che sta cercando disperatamente di tornare
alla scala ed alla barca. Quando ce la faremo (arrabbiati neri, anche Mana,
la nostra guida “vera”, riesce a perdere per un attimo tutta la
sua calma tipicamente Thai!), riprenderemo barca e usciremo di corsa da questo
posto. Torniamo al pulmino e raggiungiamo, dopo un altro pezzo di strada, un
parco con una grotta famosa per un’aperura dove si concentra una enorme
quantità di pesci. All’ingresso del parco troviamo delle donne
che vendono il mangime per i pesci, che prontamente comperiamo, e poi proseguiamo
all’interno verso la grotta. Il posto, nemmno a dirlo, è tenuto
benissimo ed è meta di molti campeggiatori (i prati sono rasati alla
perfezione, i fiori piantati ovunque, le strutture nuove). Nell’ultimo
tratto del percorso passiamo su di una passerella di legno sopraelevata rispetto
agli arbusti sottostati...marciamo in fila indiana, Mana per primo, quindi io,
Mauro, Anna e Massimo. All’ultima curva prima della grotta, dopo il passaggio
di Mana, noto un movimento nelle roccie di fianco a me ... guardo meglio e ....
cosa vedo.....un serpente nero di un paio di metri che (fortunatamente!!!!!)
si sta allontanando disturbato da noi! Non penso di aver urlato, perchè
quando ho affermato “un serpente” nessuno si è spaventato
pensando ad uno scherzo...almeno fino a quando il serpente, dopo averci aggirati,
è passato mezzo metro dietro Massimo per buttarsi nel fiume alle nostre
spalle! A quel punto io, Anna e Mana (si, anche lui, l’uomo Thailandese
che non ha mai incontrato un serpente e che voleva andare avanti per vedere
eventuali problemi : - )))))) abbiamo cominciato a tremare, mentre Mauro e Massimo
correvano dietro al serpente per fotografarlo....!!!!! La grotta non ci è
poi interessata molto e la nostra paura è aumentata quando, descrivendo
il serpente alle donne all’ingresso, queste affermavano che si doveva
trattare del cobra che girava nei dintorni da alcune settimane!!! UN COBRA ad
un metro dal mio piede....!!!! Quando abbiamo raccontato l’avventura a
Carlo, lui si è detto abbastanza scettico sul fatto che un cobra potesse
essere nero....ma non appena tornati in Italia abbiamo visto (guarda un pò
il caso!) un documentario sul cobra....che sono anche neri!!!! Carlo farà
bene a studiare meglio i serpenti prima del suo prossimo giro nella giungla......!!!!!!!!
Alla sera rimaniamo nel nostro resort, dove cerchiamo di tranquillazzarci con
un buffet nel ristorante sul fiume.
8 Agosto Mae Hong Son – Bangkok - Pattaya
La mattina dobbiamo salutare il nostro fidato autista...dovendo tornare a Bangkok
entro sera deve partire subito e non ci accompagnerà nella visita di
Mae Hong Son. Ci dispiace molto, perchè è stato una compagnia
piacevole e divertente per tutto il tour. Prendiamo quindi un altro pulmino
(con altro autista) e ci spostiamo a prendere una long tail boat (diversa da
quelle prese fino ad ora, perchè scoperte e perchè ci si siede
alternati perpendicolarmente al senso di marcia) per raggiungere il villaggio
delle donne giraffa. Carlo ci aveva sconsigliato questa visita e noi avevamo
concordato con lui nel non volerci andare. Quando Mana ci ha detto che l’indomani
saremmo andati al villaggio avevamo espresso le nostre perplessità chiedendo
di cambiare programma, ma Mana ci aveva fatto notare che questo era l’unico
modo per quella gente di guadagnare dei soldi per vivere e ci aveva fatto sentire
in colpa....così, più per rispetto per la nostra guida che è
stata così gentile e disponibile durante tutto il viaggio, che perchè
realmente convinti, arriviamo al villaggio. Lungo il percoso sul fiume, costeggiamo
delle montagne sulla nostra sinistra, che tracciano il confine con la Birmania...che
è quindi molto vicina. Il periodo non è dei migliori per i rapporti
tra Birmania e Thailandia, per cui ci chiediamo se le persone di Mae Hong Son
non siano spaventati da tutto questo. Il popolo Karen si è rifugiato
in Thailandia dalla Birmania (da cui provengono) e le donne della tribù
sono solite portare degli anelli al collo (uno per ogni anno di vita) che finiscono
per abbassare le spalle, dando l’effetto di un collo moltopiù lungo
del normale (da qui il nome donne giraffa). Il villaggio è molto pittoresco,
costruito a ridosso di una collinetta, è costituito da una via principale
lungo la quale si trovano le case e che culmina nella scuola del paese. Fuori
dalle case sono sedute, come in un museo, alcune di queste donne, che si fanno
fotografare per una mancia o cercano di vendere degli oggettini (non certamente
arigianato locale) o delle cartoline...Carlo aveva davvero ragione, questa è
solo una attrazione turistica messa in piedi a scapito di povere donne (proviamo
a sollevare uno degli anelli: è terribilemnte pesante.....come è
possibile vivere così bardate?). Nella scuola si stanno tenendo delle
lezioni....ci affacciamo e notiamo una cosa stranissima: mentre i maschietti
o le bambine senza anelli si voltano, ci salutano, sorridono (come tutti i bambini
del mondo), le future donne giraffa si nascondono, quasi si vergognassero nel
mostrarsi così a noi...una di loro si mette una sciarpa attorno al collo
e poi, finalmente, ci sorride...dopo questo decidiamo di aver visto decisamente
troppo, per cui ce ne torniamo di filata alla nostra barca e ci dirigiamo a
visitare Mae Hong Son. Il primo tempio che visitiamo è il Wat Phra That
Doi Kong Mu posto su di una collinetta che domina la città. Il Wat, costruito
dagli Shan, è composto da due stupa costruiti attorno al 1860 in cui
si custodiscono le ceneri da alcuni monaci originari dello stato birmano di
shan ed ha sul retro un Buddha in posizione eretta, alto e slanciato. Il panorama
che si gode da quassù è fantastico, la cittadina è un gioiellino
verde incastonato tra le montagne. Purtroppo spicca su tutto la pista dell’aeroporto,
che è quasi indispensabile per limitare l’isolamento di questa
gente. I templi di Mae Hong Son sono Thai Yai (shan), popolo di montagna, e
notiamo che qui le persone desiderano veramente entrare in contatto con la vita
del tempio, per cui c’è chi mangia (i monaci sono molto ospitali
e offrono cibo a chiunque), chi dorme...e Mana ci spiega che il tempio è
stato per molto tempo l’unico posto dove anche i turisti potevano dormire.
Scendiamo in città e passiamo a visitare i templi Wat Jong Kham e Wat
Jong Klang, posti a ridosso di un laghetto circondato da alberi....se non fosse
così disperso nel nulla questo sarebbe davvero un posto in cui vivere.
I due Wat sono in stile Birmano e presentano diverse zone proibite alle donne
(caratteristica tipica di questo stile)...ed infatti vediamo diversi cartelli
che ci proibiscono, ad esempio, di avvicinarci alle immagini principali del
Buddha. L’ultimo tempio che visitiamo è il Wat Hua Wiang, che contiene
un famoso Buddha di bronzo. All’esterno di questo troviamo poi una donna
che intaglia della frutta e della verdura per offrirla a Buddha...rimaniamo
estasiati ad ammirarla mentre lavora, stupendoci dell’abilità con
cui riesce a creare delle piccole sculture. Ci rechiamo quindi in aeroporto
dove, con un volo di 20 minuti (l’aereo non riesce nemmeno ad alzarsi
troppo, per cui sorvoliamo montagne e risaie in un paesaggio davvero suggestivo)
raggiungiamo Chiang Mai e da lì Bangkok. Ad attenderci all’aeroporto
troviamo Carlo e Mem...sarà lei che cia accompagnerà alla nostra
destinazione per questa notte, Pattaya. Salutiamo la nostra guida, che è
stata davvero brava e disponibile per tutto il tempo e partiamo ancora una volta.
L’impatto con Pattaya è sconvolgente (dopo la pace di Mae Hong
Son....). Nel nostro albergo gira varia umanità, ma principalmente vecchi
occidentali che hanno abbordato ragazzine Thai. Usciamo e Mem ci accompagna
sul “lungomare” e ci dice di goderci la serata dandoci appuntamento
all’indomani mattina per il trasferimento al mare....non sembra molto
convinta ... e capiremo presto perchè. Pattaya altro non è che
un insieme di bar e localini ambigui dove una folta schiera di maschi occidentali
si reca per abbordare ragazzine Thai. Non vorrei sembrare estrema nel mio giudizio
e nemmno fare del falso moralismo, ma questo posto mi ha davvero raccapricciato.
E’ normale vedere, accade ovunque nel mondo, ragazzi che vanno in ferie
con il principale scopo di trovare una locale da conquistare....ma qui è
diverso, i ragazzie ci sono, ma non sono la maggioranza. Vediamo schiere di
uomini di mezza età (e non certamente persone distinte) che si accompagnano
a ragazzine che potrebbero essere loro figlie, sento un Italiano che parla al
telefono con la moglie (raccontandole quanto le manca e che sta lavorando molto
duramente) mentre si struscia su una ventenne, vedo coppie sedute al bar o al
ristorante che nemmeno si parlano....che tristezza! Mangiamo qualche cosa velocemente
e ce ne torniamo in albergo....abbiamo visto anche una parte della Thailandia
che proprio non ci piace...l’unica!!!!
9 Agosto – 14 Agosto
La mattina del 9 ritroviamo Mem e scappiamo finalmente da questo posto. Raggiungiamo
il porto e da lì ci imbarchiamo sulla barca dell’hotel in cui soggiorneremo(un
ex peschereccio) per raggiungere l’isola di Samet. Il nostro comandante
non sembra particolarmente esperto e sperona un paio di barche nel far manovra
per uscire dal porto, poi, una volta in mare aperto, prende male le onde facendo
oscillare la barca in maniera davvero poco piacevole...ma per fortuna la traversata
è breve ed arriviamo sani e salvi all’isola. Mem ci accompagna
fino al resort da noi presceto per il soggiorno balneare, il Sai Keo Beach Resort,
che si trova appunto sulla spiaggia di Sai Keo, la principale dell’isola.
Il resort è costituito da costruzioni basse bianche con tetto azzurro
disposte in un giardino e che degradano fino alla spiaggia, che è il
centro della vita dell’isola. Ci sentiamo già rilassati! La spiaggia
è davvero molto profonda (anche se la sera la marea la riduce notavolmente),
di sabbia bianca finissima (sembra borotalco), che suona quando vi si cammina
sopra e che non scotta... permettendo splendide passeggiate. Tutta la vita si
svolge qui: piccoli resort si alternano a ristoranti e bar. C’è
poca gente (un pò di più durante il weekend, perchè arriveranno
tanti locali) e noi ci sentiamo in paradiso. Non mi soffermo a raccontare le
nostre giornate qui....ci siamo semplicemente rilassati dopo il nostro lungo
tour, con lunghe nuotate in mare, massaggi sulla spiaggia e grigliate di pesce
la sera: i ristoranti sono anch’essi in spiaggia ed i nostri preferiti
sono delle semplici bancarelle dove comperare il pesce a peso per poi farlo
cucinare come si preferisce.... Abbiamo tolto definitivamente le scarpe per
rimetterle una settimana dopo...!!!!!
15 Agosto
Purtroppo tutto giunge ad un termine...anche il nostro favoloso soggiorno al
mare. La mattina ci godiamo un’ultima volta la spiaggia, un massaggio,
traccine per Anna e così via. Dopo pranzo riprendiamo il traghetto che
ci riporta sulla terra ferma: con noi viaggia una simpaticissima ragazza scozzese
che, terminata l’università, ha deciso di godersi alcuni mesi di
riposo prima di iniziare a lavorare .... viaggiando in giro per il mondo!!!
Dire che siamo terribilmente invidiosi sarebbe minimizzare....noi ce ne stiamo
tornando a casa e lei si godrà questo ed altri posti per diverse settimane
ancora...... Al porto troviamo ad attenderci puntualissima Mem, che ci scorta
fino a Bangkok. In albergo arriva anche Carlo....ci fermiano a parlare con loro
per un’oretta e poi decidiamo di buttarci nella bolgia di Patpong, che
raggiungiamo a piedi molto velocemente dall’albergo. La serata sarà
spesa tra bancarelle, per consumare gli ultimi soldi rimasti (e specialmente
il poco spazio rimasto in valigia).
16 Agosto
E giunse infine il giorno della partenza..... Troviamo nella hall Mem e Carlo
che ci accompagneranno all’aeroporto. Anna si ricorda di aver dimenticato
di spedire le cartoline, per cui corre al piano di sopra dove si ricorda di
aver visto una buca per le lettere...Carlo le corre dietro, convinto che si
tratti di una buca per i consigli per l’albergo....chissà se scopriremo
mai come è andata....la realtà è che quelle cartoline non
sono mai arrivate!!!! In aeroporto comperiamo delle orchidee, facciamo la tessera
per la Thai e tratteniamo Mam e Carlo talmente a lungo che l’autista del
pulmino è costretto a richiamarli in quanto lo stanno cacciando dall’area
di sosta.... Quando parte il volo diamo un’ultima occhiata a Bangkok ...
convinti che torneremo presto! Sentiamo già tutti una grande nostalgia
per questo posto...e questa è una cosa che raramente ho provato al ritorno
di una vacanza. Quando finisce una vacanza, per di più se durata più
di tre settimane, ho sempre apprezzato il ritorno a casa, alle mie abitudine,
il rivedere gli amici......oggi invece sento che rimarrei qui ancora a lungo!
Fine....ed un grazie a tutti quelli che sono arrivati fino a qui....
Laura