di Massimo B.
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Ciao, questa è la rece del viaggio in Turchia, scritta come sempre da
Silvia, sul sito potrete vedere le foto, entro la fine del mese ci auguriamo
di mettere anche una breve clip video. Buona lettura e buona visione.
La Turchia ci prende per mano e ci accompagna nel nostro viaggio, il suo sorriso
sincero e il suo calore protettivo ci mettono a nostro agio fin dai primi istanti.
Come una perfetta padrona di casa ci ospita con garbo cercando in ogni modo
di dimostrarsi attenta alle nostre richieste, affinché non ci manchi
nulla, le ore della giornata sono scandite dal canto del muezzin che, dall’alto
dei minareti di ogni moschea, richiama i fedeli alla preghiera per cinque volte
al giorno. L’effetto acustico è suggestivo poiché si innesca
un domino di eco che si diffonde in ogni angolo del paese, anche il più
lontano. Ci viene offerto il primo çay (tè turco), ne assaporiamo
appieno il gusto, deciso ma non troppo forte, diverso da tutti gli altri, anche
per il tipo di bicchiere nel quale viene servito, ha la forma di un tulipano,
simbolo emblematico della Turchia. Tale bicchierino è sempre accompagnato
da un piattino colorato di porcellana, non steso, ma sufficientemente concavo
da contenere anche il micro cucchiaino e due micro zollette di zucchero. Intorno
al bicchierino di çay ruota tutta la cultura della Turchia, è
il primo gesto di benvenuto, un modo per socializzare anche quando si parlano
lingue differenti. Io e Max siamo subito conquistati da questa piacevole abitudine,
tanto semplice e genuina per i turchi quanto straordinaria per noi. In un bicchiere
di çay non c’è spazio per il pregiudizio, siamo ospiti di
un paese musulmano e ci sentiamo persone, con gli stessi desideri, gli stessi
sogni, la stessa voglia, quella di vivere tutti insieme con o senza il velo,
con o senza il crocifisso al collo. La Turchia ci invita ad assaggiare le prelibatezze
della sua cucina, dalle abbondanti colazioni a base di uova sode, formaggio,
olive nere, pomodori, cetrioli, yoghurt, fichi, miele e marmellate ali banchetti
allestiti di pide, kofte, gozleme annaffiati da fiumi di ayran e accompagnati
da montagne di pane, poiché i turchi ne sono ghiotti. Restiamo ogni volta
senza parole, tanta è la bontà di quei piatti apparentemente semplici,
ma che invece richiedono tempo e cura nella preparazione, è una mescolanza
armoniosa di materie prime freschissime, di spezie, di aromi naturali e di frutta
secca, che al nostro palato risulta squisito. Senza alcun dubbio decretiamo
come il piatto Re della cucina turca il kebab. In tutte le sue varianti, che
sia di pollo o di agnello, o di montone, che sia servito in un panino o sua
una focaccia con lo yoghurt, o infilzato su uno spiedo, il kebab è, nella
sua semplicità, un gustosissimo modo di mangiare la carne. Se poi si
ha la fortuna, come abbiamo avuto noi, di partecipare ad un picnic a base di
enormi spiedini di kebab di agnello, arrostiti sulla brace di un grande falò
nelle magiche valli della Cappadocia… Non è una notte qualsiasi,
è quella di S. Lorenzo, la notte delle stelle cadenti, e quale posto
più suggestivo poteva fare da cornice a questo fenomeno naturale se non
la Cappadocia? Qui, lontano dalle luci artificiali dei centri abitati, si distinguono
bene le scie brillanti delle comete, e come vuole la tradizione, per ogni stella
cadente va espresso un desiderio, ma noi potevamo forse desiderare di più?!
L’atmosfera che si crea è unica, un bel numero di persone sedute
sui tappeti intorno al fuoco, il crepitio della legna che arde, il profumo degli
spiedini di agnello e un buon bicchiere di vino turco, sembra quasi di sognare.
Le ombre della notte lasciano il posto ai colori di un’alba alquanto insolita
per noi. Una dopo l’altra decine di mongolfiere si staccano dal suolo
e come in una danza iniziano a fluttuare nel cielo silenziosamente. Dall’alto
si gode di un panorama fiabesco, montagne che sembrano meringhe e pinnacoli
che assomigliano a funghi giganti, i paesaggi della Cappadocia sotto di noi
pian piano si colorano quando il sole fa capolino all’orizzonte, e sembra
di volare su distese di tiramisù e di gelati alla vaniglia e pistacchio.
Ritorniamo con i piedi per terra, di nuovo pronti ad inseguire questa Turchia
che non si ferma mai, abili mani lavorano incessantemente, dal lustrascarpe
al venditore di pannocchie arrostite, dalla tessitrice di tappeti all’artigiano
della ceramica, dal barbiere allo spazzino, che si cala nei bidoni per differenziarne
il contenuto, per noi incredibile anche solo pensarlo. Mentre la Turchia svolge
freneticamente le sue attività noi continuiamo il nostro viaggio, alla
scoperta dei suoi tesori a cielo aperto quali le maestose rovine di Efeso splendidamente
conservate, la città di Izmir con il suo castello di Kadifekale (fortezza
di velluto, edificata da Alessandro Magno), il paese di Selçuk con le
sue cicogne e la Basilica di S. Giovanni, Kas e il suo mare turchese, Konia
con la tradizione dei Dervisci rotanti, e Istanbul, la città-ponte tra
Oriente e Occidente. I panorami che ci accompagnano nei circa tremila chilometri
percorsi non sono mai gli stessi. Alte montagne rocciose si alternano a boschi
di un verde intenso, fitti di pini e abeti. Distese di alberi da frutto, come
fichi, albicocche, pesche lasciano il posto a filari di uva bianca, messa, una
volta raccolta ad essiccare su teli lunghi decine di metri, ci penserà
poi il sole a trasformarla in deliziosa uvetta sultanina. Lungo le strade si
incontrano donne che vendono il loro raccolto e noi, spinti dalla golosità,
decidiamo di fermarci, innescando uno scompiglio generale, accorrono numerose
portando barattoli di miele, fichi dolcissimi e grappoli d’uva. Qualche
donna ci mostra fiera la foto del figlio in divisa militare e chiede di fare
una foto insieme a noi, il perché non lo sapremo mai, visto che parlava
solamente in turco, ma è stato comunque carino da parte sua. Le nostre
giornate sono ricche di avvenimenti e di incontri interessanti, non c’è
proprio il tempo di annoiarsi. Anche quando ci riposiamo su di una panchina
al’ombra di un albero, e intorno non si vede nessuno, passa qualche minuto
e si materializza una figura davanti a noi con un vassoio: “volete del
çay?” Rifiutare significherebbe non gradire la bevanda in sé,
ma soprattutto non gradire la compagnia di colui o colei che ce la offre, in
questa maniera abbiamo assaggiato svariati gusti di çay, e conosciuto
persone con cui confrontarci. La Turchia si è dimostrata sempre disponibile,
mai con secondi fini. Le piace raccontare di sé, ama chiacchierare e
gesticolare, e questo suo modo affabile ci ha proprio conquistati. Tesekkür
(Grazie) --
MassimoB O-\O