di Luca
Sono tornato domenica dalle vacanze e provo (non penso con buoni risultati)
a descriverle Se a qualcuno interessa continuerò. Bye bye Luca ... E
siamo noi che abbiamo intorno a trent'anni, abbiamo girato l'Europa e l'America
e adesso siamo stanchi...
GENOVA E LA COSTA AZZURRA
PREMESSA E’ difficile, molto difficile, riportare per iscritto le sensazioni,
le emozioni, i colori, i suoni e anche gli odori provati, visti e sentiti durante
un viaggio. Nonostante ciò ho l’incoscienza e la sfrontatezza di
provarci.
3 OTTOBRE: la partenza. Sbrigate con la dovuta calma le “faccende”
di casa, compreso la sistemazione del nostro piccolo cucciolo di cane (40 Kg.
di pura veemenza) che rimane a casa accudito dai “nonni” (i nostri
genitori) si parte. Il clima non è dei migliori: la mia consorte è
afflitta da un potente mal di schiena che ne limita, di molto, i movimenti,
abbiamo ritardato la partenza causa miei impegni di lavoro e la situazione mondiale
non mette certo allegria. Prevale però la voglia di vacanza: abbiamo
sgobbato durante l’estate e ora vogliamo le nostre ferie. Il viaggio in
macchina alla volta di Genova, procede bene (tappe per sgranchire la gambe e
le schiene incluse) e si arriva alla meta, nonostante l’ultimo tratto
di autostrada sia veramente allucinante, curve e controcurve che pare una stradina
di montagna e il tempo non sia dei migliori. Il problema nasce all’uscita
dell’autostrada: dove diavolo hanno messo il nostro alloggiamento? Ovviamente,
considerando anche l’estensione di Genova, noi abbiamo preso l’uscita
opposta al posto dove andare. Inizia perciò una ricerca prima al buio,
poi con delle indicazioni all’inizio vaghe, poi sempre più precise
e, da un certo punto in poi, anche con l’ausilio di una piantina della
città. Dopo aver attraversato Genova ed esserci arrampicati verso le
colline, usando strade che sono troppo strette talvolta per un normale doppio
senso, arriviamo a destinazione: l’Ostello Della Gioventù di Genova:
è situato in un punto bellissimo e anche la struttura lascia ben impressionati.
Scopriremo poi in seguito la gentilezza e la cortesia della “mamma albergatrice”.
Ci sistemiamo in una stanza per famiglie e, dopo un po ’ di riposo, si
parte per la prima conoscenza con la città con l’obbiettivo di
trovare da mangiare, sperando di non dover girare molto con l’auto e nemmeno
a piedi, visto che è ormai notte, siamo in alto, la moglie è cotta
(ma anche il marito non scoppia di salute dopo le ore di guida). Ovvio chiedere
lumi alla reception dell’Ostello ed ecco come per incanto la soluzione:
c’è un autobus di linea che porta fino alla stazione di Brignole
dove c’è anche un ristorante convenzionato con l’Ostello.
Tombola! Prendiamo l’autobus e ci guardiamo attorno per vedere il panorama:
è veramente caratteristico anche se forse un po’ triste vedere
questi palazzoni adagiati sulle colline e queste strade che a noi continuano
a sembrare troppo piccole (l’autobus è di quelli piccoli) e maledettamente
in salita. L’indomani però scopriremo anche i lati positivi: la
presenza comunque di spazi verdi e la bellezza del panorama Dopo una buona cena
(specie se rapportata al suo costo) a base di pizza e un giretto nella zona
della stazione (che dopo cena non è molto ben frequentata) dove ci sono
delle bancarelle che però sono oramai chiuse. Stanchi si rientra per
il giusto riposo sperando che domani il Sole ci assista, anche se le premesse
non sono ottime: dalla finestra della camera non si vede la Lanterna e la vista
sul Porto Antico è talmente offuscata che si fatica a distinguere il
Bigo.
4 OTTOBRE: l’Acquario di Genova. E’ mattina, più o meno. La sera prima ci eravamo accorti della pecca più grande della camera: non c’erano serrande e/o imposte ma le veneziane, per cui la mattina ….. Per fortuna, ma poi sarà purtroppo, il sole non splende per cui il risveglio non è traumatico. Dopo aver ripreso conoscenza e fatto una buona colazione: si studia il piano d’azione per la giornata: visto le condizioni ancora precarie, e molto di mia moglie Rosanna, si opta per la visita all’Acquario di Genova. Ovviamente ci muove con i mezzi pubblici, la macchina sta tanto bene nel parcheggio dell’ostello e non se ne parla neanche di farci mezz’ora di discesa (scale in primis) per raggiungere Brignole. Arriviamo di fronte all’ingresso del Porto Antico dove fa capolinea l’ autobus e rimaniamo stupiti e perplessi del panorama che abbiamo davanti: c’ è la famosa sopraelevata ma la vista del Porto Antico è deturpata dai cantieri, che scopriamo essere quelli della metropolitana che sarà finita (credo) per quando Genova sarà Capitale Europea della Cultura (2004). Superato il primo impatto ci dirigiamo (piano) verso la biglietteria, dove scopriamo che oltre al sole sono assenti anche le foche, per cui abbiamo diritto ad uno sconto sul biglietto d’ingresso. Peccato che il tempo grigio e un po’ uggioso ci rovini la vista dell’area del Porto Antico dalla Grande Nave Blu (il prolungamento dell’Acquario verso il mare). All’uscita dell’Acquario con negli occhi ancora le svariate specie di pesci viste ma con lo stomaco pericolosamente vuoto, affrontiamo il problema pranzo: nella zona del Porto Antico ci sono delle possibilità e anche buone, ma per non intaccare il budget e per sfruttare l’abbonamento giornaliero agli autobus, ritorniamo verso Brignole dove avevamo visto un fast food molto noto. Il pomeriggio lo dedichiamo al centro storico, il più grande d’Europa e noi aggiungiamo anche uno dei più suggestivi. Entriamo nel dedalo di viuzze che si dipana dal Porto Antico ed è subito una scoperta continua. Si parte da Ponte Reale un vicolo che porta ad una Piazza dove troviamo alcune bancarelle che vendono libri, VHS, CD e altro usato. Sulla piazza si affaccia una chiesa che la nostra guida dice essere San Pietro in Banchi. La particolarità della chiesa non piace a Rosanna: è sopraelevata nel senso che per entrare si deve salire una scalinata (e la sua povera schiena non è assolutamente contenta) e sotto ci sono dei negozi. Nei secoli addietro i proventi di questi negozi servirono per edificare la Chiesa. Sempre nella Piazza c’è la Loggia Dei Mercanti dove dentro troviamo un “happening” (termine improprio): dentro questo spazio ci sono degli stand piccolini dove ci sono esposti artigianato ma anche buonissime cose da mangiare fatte o provenienti da terre lontane. Nel centro c’è un corso di flamenco e vediamo 2 ragazze del luogo che si cimentano nel ballo, cercando di imitare alcuni passi. Proseguendo oltre decidiamo di affidarci al caso, seguiremo sia la nostra guida, ma sceglieremo i vicoli in base anche alle nostre sensazioni. Questo ci permette sia di vedere altre bellissime chiese, ma anche dei negozietti veramente carini in vicoli che sono talmente piccini alle volte che credo il sole faccia una gran fatica per entrare. Ci fermiamo davanti al Palazzo Ducale che da fuori, pur nella sua bellezza, non ci impressiona più di tanto (purtroppo non potremmo entrarci e quindi ci rimarrà un giudizio sicuramente ingiusto). Siamo in Piazza Matteotti e finalmente decidiamo di andare all’ ufficio turistico a chiedere una piantina della città per poterci orientare meglio: la guida che avevamo era in pratica una raccolta di notizie scaricate da Internet. Un salto alla cattedrale: da fuori con la sua facciata bicolore mi ricorda subito Siena mentre dentro si respira proprio un clima di raccoglimento. Dedichiamo alcuni minuti al ricordo di quello che è successo in America e che sta succedendo nel mondo. Usciamo dalla Cattedrale e finiamo il nostro primo giro del centro storico di Genova tornando all’Imbarcadero dove prendiamo l’autobus che dopo il solito cambio a Brignole, ci porta all’Ostello, che abbandoniamo per andare a cena. La giornata genovese è giunta al termine: il tempo non ci ha favoriti ma neanche danneggiati (l’ombrello non è servito). Distrutti (Rosanna soprattutto, la cui schiena viene da me sottoposta a lungo massaggio) e canticchiando Creuza de Ma’ ci addormentiamo. Domani è un altro giorno.
5 OTTOBRE: l’Acquario di Genova. Oggi è il mio 34 esimo compleanno. Anche il cielo, oltre che Rosanna e molti miei amici che durante il mio giorno mi manderanno SMS di auguri, sembra essersene ricordato e ci regala una giornata di sole. E’ la prima volta che mi capita in questa ricorrenza di essere fuori in vacanza ed è comunque una sensazione strana ma piacevole. Dopo colazione ci intratteniamo con “mamma albergatrice” che dietro nostra richiesta ci indica una passeggiata per raggiungere la Lanterna. Si decide di andare là ma, per motivi diciamo di salute di Rosanna, invece di incamminarci verso la Lanterna ci fermiamo a bighellonare in un centro commerciale, dove, tra l’immancabile supermarket e altri negozietti e una favolosa terrazza con vista sul Porto Antico ma anche sulla Lanterna, si fa ora di pranzo. Il pranzo è per noi un flash-back di 2 anni al nostro viaggio di nozze negli States. Infatti anche qui come in America nel centro commerciale c’è una specie di piazza coperta dove si affacciano diversi tipi di ristoranti e fast-food. La pancia piena e il ricordo ci fanno venire in mente un’idea non molto originale ma funzionale. Invece di muoverci noi per vedere la zona marittima di Genova usiamo dei mezzi che ci facciano fare il giro. E quale può essere il mezzo migliore per vedere Genova da un’altra angolazione se non un battello? Quindi ci si reca di nuovo al Porto Antico dove iniziamo il giro in battello del porto. Scopriremo fra navi ucraine sequestrate per motivi di insolvenza e attraccate da anni, fra imbarcazioni ormeggiate e in riparazione i segni che narrano la storia del porto di Genova e la sua evoluzione nel corso degli anni. In aggiunta a questo un panorama che non si può descrivere a parole: in una giornata di sole Genova vista dal mare è qualcosa che ti colpisce e ti crea un ricordo fantastico che penso durerà per parecchio tempo. Torniamo con i piedi per terra in tutti i sensi (appena scesi dal battello apprendiamo via cellulare dell’aereo abbattuto in Ucraina) e dopo un attimo di smarrimento di dirigiamo verso gli ex-Magazzini del Cotone (dove il giorno prima abbiamo visitato il Padiglione del Mare e della Navigazione) per un ultimo saluto alla zona . Sono oramai le 16,00 e gli anni mi pesano di botto: devo fermarmi a riposare. Rosanna approfitta dell’occasione per un giro solitario (e perciò più tranquillo) al festival multietnico alla Loggia Dei Mercanti. Dopo una ventina di minuti ritorna con dei favolosi biscottini alle arachidi (o qualcosa di simile), degli altri al sesamo (ancora più buoni) e con la notizia che di lì a poco serviranno del couscous. Aspettiamo l’ora per rientrare nella Loggia ma purtroppo il couscous ha subito dei ritardi: dobbiamo rinunciare Genova e suoi vicoli ci chiama. Riprendiamo il nostro passeggio per le strade e a forza di camminare arriviamo davanti alla casa di Colombo. Oddio le guide riportano Casa detta di Colombo e da fuori non ha un aspetto imponente ma era una tappa obbligata nella visita (breve e affannosa) di Genova. Altrettanto d’obbligo e parimenti suggestiva è Via Garibaldi (un susseguirsi di palazzi del ‘600, credo). Prima di dirigerci a cena ci fermiamo nella Piazza Delle Fontane Marose per un immancabile foto. Andiamo a cena nell’ormai solito posto a Brignole a finalmente vediamo aperte le bancarelle della fiera e ascoltiamo un po’ di musica psuedo peruviana dal vivo. Dopo cena anche se è ancora presto, ritorniamo al nostro ostello, domani ci aspetta una giornata di trasferimento e l’arrivo in Cote D’Azur. L’ultima immagine che rimane negli occhi è quella delle luci di Genova e del suo porto in una limpida serata, mentre nelle orecchie ritorna puntale la voce di De Andrè.
6 OTTOBRE: ARRIVO IN COSTA AZZURRA Oggi giorno di viaggio: dobbiamo arrivare al nostro residence a Juan Les Pins per cui dopo la sveglia si preparano i bagagli. Il tempo non è un granché, sembra come se Genova si dispiacesse della nostra partenza. Sistemati bagagli e riempito lo stomaco, si saldano i conti e si saluta la “mamma albergatrice”: se mai si tornerà a Genova le diciamo verremo sicuramente a dormire qui. Prima che venga la classica lacrimuccia d’addio saliamo in macchina e cerchiamo come uscire da Genova. Avevo pensato di passare nei luoghi divenuti famosi durante e dopo il G8 per vedere come erano le cose, ma alla fine abbiamo preferito evitare, al di là di ogni polemica ci sembrava di dubbio gusto. Dopo esserci persi riusciamo ad imboccare l’autostrada e scopriamo con piacere che il confine non dista poi così tanto: il primo cartello che Rosanna, oggi in veste di navigatore, scorge dice 160 km. Arriviamo alla fine dell’Autostrada Dei Fiori e dopo aver pagato vedo una specie di parcheggio con annessa una palazzina. Ci fermiamo per sgranchirci un po’, per la tappa bagno e per l’immancabile telefonata alla mamma per dire che il viaggio sta andando bene, che fra un po’ arriveremo alla dogana ecc. Inoltre chiamo anche al residence dove un’anima pia che parla italiano mi spiega la strada per arrivare da loro e io me la scrivo per poterla dare dopo a Rosanna il navigatore. Mentre mi accingo a risalire in macchina pensando ai documenti da preparare per esibire alla frontiera: carta d’ identità, carta verde per l’auto e quanto altro, incrocio una signora che parla al cellulare dicendo che è alla frontiera e che fra un po’ riparte….. Solo a questo punto capisco che l’Europa è unita e i doganieri non ci sono più: il luogo dove siamo fermi è dove c’era la dogana. Risaliti in macchina passiamo una galleria ed ecco che la Francia ci accoglie: siamo in Costa Azzurra. Sarà un caso o forse una nostra suggestione ma il tempo è migliorato. Prima tappa che abbiamo deciso di fare è Roquebrune per vedere la città vecchia. Trovata l’uscita giusta cominciamo a seguire le indicazioni mentre Rosanna cerca sulla guida Michelin il percorso da fare a piedi e dove lasciare la macchina. La prima volta commettiamo un errore anche perché è ora di pranzo non c’è molta gente: parcheggiamo in una piazza e poi prendiamo una viuzza in discesa che passa in mezzo a 2 file di giardini di case nuove e arriviamo verso il centro del paese dove però è tutto chiuso. Decidiamo di tornare su e ricominciare il percorso dall’inizio: o la giuda non è affidabile o non ci abbiamo capito molto. Ovviamente è la seconda che ho scritto: dopo aver rifatto la viuzza in salita (cosa che per poco non distrugge definitivamente la schiena di Rosanna), troviamo la piazza giusta dove parcheggiare con le indicazioni giuste per il castello. Decidiamo anche di pranzare con quello che ci siamo comprati a Genova. Dopo pranzo si inizia la visita a piedi: giungiamo in una piazza dove oltre i tavolini dei ristoranti c’è un belvedere di nome e di fatto. La vista ci lascia per un attimo senza fiato, come 2 bambini ci guardiamo meravigliati: si vedono le montagne con alcuni amanti del volo libero che svolazzano punteggiando il cielo con la loro attrezzatura colorata e si vede un mare bellissimo e una costa altrettanto bella dove scorgiamo per esempio i grattacieli di Montecarlo oltre a Cap Martin. Ci inoltriamo per le viuzze del paese in direzione del castello e ci sembra di tornare indietro nel tempo all’epoca in cui queste case sono state costruite; non ci sono macchine, né d’altronde potrebbero passarci un queste vie piccole, pavimentate e con scalini, si sente il vociare (anche il litigare) delle persone nelle case e i negozi sono delle botteghe che già da fuori ti accorgi che tutto è stato lasciato com’era, per cui per esempio si vedono archi a volta in pietra con ai lati esposte ceramiche dipinte a mano. Entriamo nel castello che di per sé non è niente di eccezionale (d’altronde da quando venne adibito a fortezza militare ci stavano 2 soldati in pianta stabile), ma viene molto valorizzato dalle spiegazioni lungo il percorso e dall’opuscolo datoci all’ingresso (ambedue sono anche in italiano). Inoltre data la posizione il panorama lascia incantati. Ritorniamo verso la macchina e già cominciamo a notare una cosa che verrà confermata durante tutta la settimana: ci sono tantissimi cani che vanno in giro tranquilli coi loro padroni anche senza bisogno di guinzaglio (cosa che la nostra “belva” non è assolutamente capace di fare). Scopriremo poi esistono i cartelli di divieto di far fare la “cacca” ai cani e che i padroni gli fanno usare le aiuole. La tappa seguente dovrebbe essere Roquebrune-Cap Martin dove c’è una bellissima passeggiata consigliataci anche da Annamaria, una nostra “amica di Newsgroup” che conosce molto bene la Costa Azzurra, ma le condizioni fisiche di Rosanna, fiaccate dalle salite del vecchio paese, sono molto precarie, per cui rinunciamo e malincuore e preoccupati per la sua salute. Decidiamo di continuare non per l’Autostrada ma prendendo la N7 (che dovrebbe essere anche la Moyenne Corniche). Diventa difficile concentrarsi sulla guida tanto sono belli posti che attraversiamo e i panorami che vediamo. Comunque dopo aver passato Montecarlo e essere giunti a Nizza decidiamo di prendere l’autostrada anche a causa del traffico. Ovviamente dobbiamo fidarci delle indicazioni stradali e scopriamo (la conferma arriverà durante la settimana) che seguendo i cartelli è difficile, se non impossibile, evitare di passare per il centro città. Arrivati ad Antibes cominciamo a seguire le indicazioni che mi hanno dato per telefono che scopriamo essere un po’ imprecise anche perché alcune località che sono scritto non corrispondono: passando dal francese orale a quello scritto ho fatto dei grossi casini. Comunque dopo un paio di giri a vuoto ed errori di strada arriviamo al nostro residence, dove ci sistemiamo e poi approfittiamo degli ultimi scampoli di luce per fare un primo giro di orientamento. La struttura è valida, non eccessivamente bella, ma funzionale con garage privato con apertura porta a codice, lo stesso per entrare nella hall e attorno c’è tutto quanto possa servire, supermarket, tabacchi, ecc. Inoltre c’è un bellissimo parco. Dopo una cenetta preparata all’italiana con un bel piatto di pasta, mentre guardiamo la "noiosa" partita dell'Italia (abbiamo la TV via satellite e vediamo RAIUNOe RAIDUE) prepariamo il piano per il giorno seguente e ci scambiamo le prime impressioni sulla Costa Azzurra: ci siamo sentiti come dei bambini in un negozio di giocattoli spaesati con tanto di bocca aperta, dai colori, dai panorami e dalla vivibilità dei posti che abbiamo visto o meglio intravisto. Pensando a cosa potremo vedere domani ci addormentiamo felici ed abbracciati.
7 OTTOBRE: LA PIOGGIA E LA GUERRA Sveglia che ormai è giorno fatto:
la Cote D’Azur ci attende. Questo è il motto con cui mi alzo e
mi accingo a guardare fuori. Nonostante la mancanza di serrande ci sono delle
tende spesse che fanno buio a sufficienza, per cui per vedere fuori devono scostarle
a tentoni e, ancora assonnato, apro la finestra e vado in balcone. Non ci posso
credere: PIOVE. La Costa Azzurra ci tradisce. Senza parole e alquanto strainito
torno dentro e sveglio Rosanna che, dopo alcuni minuti, comincia a connettere
e capisce che piove. I nostri programmi saltano miseramente: decidiamo di dare
tregua alla schiena di Rosanna, ancora più dolorante dopo le fatiche
del giorno precedente e decidiamo di trastullarci un po’, tanto non potrà
piovere tutto il giorno. I fatti sembrano non darci ragione, tanto che fino
all’ora di pranzo piove e anche di brutto a tratti. Ma subito dopo pranzo
finalmente il cielo si apre e Giovepluvio decide di dedicarsi ad altre faccende
per cui decidiamo di prendere la macchina alla volta di Antibes, la città
più vicina e meno faticosa da visitare. Senza piantina, ma con la preziosa
guida Michelin in mano, riusciamo ad arrivare vicino, ma non troppo, alla Promenade
Amiral De Grasse punto di partenza (per la guida sarebbe il punto di arrivo
ma è questione di punti di vista) del nostro giro odierno. Il primo sguardo
è per il mare e la costa: alla nostra sinistra si vede Cap D’Antibes
, mentre a destra si vede Nizza e dietro le Alpi che, dicono d’inverno
siano innevate. Questa vista si vede sia al livello del mare che sul Bastione
di Sant’Andrea dove sotto c’è il museo archeologico che noi
tralasciamo puntando verso il porto, costeggiando sempre i bastioni. E’
domenica e si vede: il clima appare festivo, vediamo anche dei bambini con i
classici vestiti scout che sembrano anch’essi in gita e noi, nonostante
i problemi fisici di Rosanna, ci mettiamo a gironzolare per le vecchie strade
che partono dal porto, per il mercato coperto e arriviamo alla Chiesa dell’Immacolata
Concezione. Qui entriamo ed essendo domenica vorremmo prendere Messa (come si
dice), ma, visto che l’ orario non è quello giusto (siamo arrivati
tardi per l’ultima), ci accontentiamo di una sosta medito-visitativa.
All’uscita dopo un paio di negozietti passiamo davanti allo Chateau Grimaldi
dove ha sede il Museo di Picasso che però sta chiuso la domenica (accidenti):
scopriamo così che non siamo solo noi italiani che teniamo chiusi i musei
e i luoghi d’arte e impariamo l’importanza del simbolo dell’orologio
celeste sulla nostra chiusa (ci indica dove trovare gli orari di apertura).
E così proseguiamo per la città vecchia fino a ritornare alla
nostra macchina, ma, prima di salire, occorre una nuova sosta per ammirare il
panorama: se il buon giorno si vede dal mattino, ci attendono giornate fantastiche
(tempo permettendo) nelle località più o meno famose e conosciute.
Rientriamo al residence (con qualche problemino: causa dimenticanza codice ingresso
hall ci tocca passare dal garage di cui ricordiamo il codice) che sono ormai
le 18,00. Rosanna si mette ai fornelli e io, da bravo marito maschilista mi
metto a guardare la TV aspettando i risultati di calcio. Ma il nostro umore
cambia non appena da Domenica In danno la linea al TG edizione speciale. Non
occorre molto per capire ciò di cui abbiamo conferma subito dopo la sigla:
è scoppiata la Guerra. Il cervello si mette a correre per i fatti suoi:
le immagini, poche sembrano purtroppo già viste ma richiamano alla mente
tutte le paure accumulate e sopite in questi giorni; il mondo è in guerra
e c’è il rischio di rappresaglie terroristiche anche in Europa.
Ci chiediamo cosa fare? Molliamo tutto e torniamo a casa o continuiamo facendo
attenzione ai posti dove andremo? Non tanto a cuor leggero decidiamo di rimanere
in vacanza e, dopo cena, chiamiamo alle nostre case per tranquillizzare (fosse
facile) i nostri genitori e per comunicare le nostre decisioni. Prima di andare
a dormire cerchiamo, con le immagini di quel “fenomeno” di Bin Laden
in sottofondo, di fare un programma per domani: sarà la giornata di Cannes,
dove ci andremo con il pullman, sempre che non succeda qualcos’ altro.
Ci addormentiamo abbracciati e inquieti per il Domani.
Luca .... E siamo noi che abbiamo intorno a trent'anni, abbiamo girato l'Europa
e l'America e adesso siamo stanchi...
8 OTTOBRE: CANNES E LE NOSTRE PAURE Questa mattina il tempo è migliore,
la schiena di Rosanna è stabile e il nostro umore è sotto le scarpe.
Dopo una lauta colazione con caffelatte e formaggio spalmato sul pane, ci sorbiamo
un’oretta buona di telegiornali di guerra, prima di decidere di partire
per Cannes con il 200 un bus (in realtà un pullman GT) che fa servizio
da Cannes a Nice. Prima di salire ci fermiamo a comprare un quotidiano italiano,
anche per capire, al di là degli aggiornamenti sul numero di missili
lanciati e da dove cosa si pensa della sicurezza in Italia e in Europa. Ci conforta
solo sapere che né l’Italia né la Francia sono in prima
linea, per ora. Siamo talmente dediti alla lettura che quasi non ci accorgiamo
che siamo a Cannes e stiamo per arrivare sul Boulevard de la Croisette. Prima
di questo però c’è il capolinea del bus. Scendiamo e come
prima cosa cerchiamo l’ Ufficio Informazioni Turistiche per aver una piantina
della città che possa integrare la validissima guida Michelin (che però
ha piantine dove mancano i nomi di parecchie vie). L’ufficio si trova
nel complesso del Casinò e del Palazzo Dei Congressi: dove troviamo che
c’è un Festival, che non è ovviamente quello del cinema
ma il MIPCOM (se mi ricordo bene il nome) un festival che ha a che fare con
i film per bambini e per la televisione. Armati di piantina e con la certezza,
avuta dalla gentilissima ragazza dell’ Ufficio, che il battello per le
escursioni con vista sottomarina è ancora funzionante, decidiamo il da
farsi. Iniziamo con un giro che partendo da La Croisette ci porta verso la città
vecchia e ci fa inerpicare su fino a le Soquet, dove troviamo l’immancabile
Notre-Dame di qualcosa (forse della Speranza) chiusa ma anche una terrazza con
una vista panoramica come al solito spettacolare. E’ l’ora di pranzo
e da quassù vediamo che l’area del Palazzo dei Congressi si sta
animando, così come il molo vicino al Palazzo pieno di yacht dalle dimensioni
e dai costi faraonici. La mia Rosanna è sul distrutto andante la salita,
che ha preso con un passo molto lento, l’ha comunque provata a tal punto
che penso di farla tornare giù in taxi (sempre che riesca a chiamarlo).
Invece lei dopo un buon quarto d’ora di riposo su una panchina con vista
mare, si alza di nuovo pimpante e si incammina verso il porto. Per pranzo volevamo
fare qualcosa di diverso, per cui cerchiamo il Planet Hollywood, che sta di
fronte al porto, ma che fatichiamo a trovare perché ci stanno facendo
dei lavori ed è chiuso. La notizia scoperta alle 13,00 non mi mette di
buon umore, tutt’altro, però girandomi attorno vedo che è
possibile mangiare all’americana nel più classico dei locali, la
grande M (o come abbiamo ribattezzato dai tempi del nostro viaggio di nozze
Zio Mac). Questa soluzione ci permette anche di essere pronti per andare all’Imbarcadero
in tempo utile per l’ultima corsa con il battello delle meraviglie subacquee.
Per cui, dopo dei lauti hamburger, arriviamo all’Imbardero con un congruo
anticipo: leggendo i cartelli notiamo qualcosa di strano, i cartelli con la
pubblicità di questo battello sembrano coperti. Perplessi ci rechiamo
alla biglietteria e lì abbiamo la conferma che il servizio è sospeso.
Cannes si sta rilevando ostica e anche un po’ contraria ai nostri desideri.
Ci consoliamo vedendo che il tempo sta peggiorando e il mare non è più
calmo come stamane e iniziamo un giro per il porto, prima sul Quai Laubeuf e
poi sul molo Jefee Albert dove ci sono tutti i maxi-yacht visti dall’alto.
Siamo a fianco del Palazzo Dei Congressi nell’area riservata al Festival,
infatti vediamo un sacco di persone di ogni angolo del mondo, tutte con il pass
della manifestazioni. Scherzando dico a Rosanna che fra un po’ arriveranno
a cacciarci via e lei si preoccupa. Nel frattempo vediamo che nonostante siano
oramai le 15,00 sugli yacht ci sono tavole imbandite con hostess che mi distraggono
parecchio: dove non si mangia si discute. Questo perché ogni yacht rappresenta
una casa di produzione o qualcos’altro e gli yacht hanno la funzione di
uffici di rappresentanza. Continuiamo il giro del Palazzo dei Congressi e vediamo
sulla spiaggetta lì vicino gente in costume nonostante cadano le prime
gocce di pioggia. La Costa Azzurra ci tradisce di nuovo ma è soprattutto
Cannes sembra a noi avversa. Finiamo il giro ammirando il panorama della costa
e de La Croisette e passiamo davanti alle varie entrate del Palazzo e ci ricordiamo
subito della guerra e ci rendiamo conto che la nostra prudenza è andata
a farsi benedire. Altro che evitare i posti affollati, qui ci sono centinaia
di persone in fila col pass in attesa di entrare: vengono controllati tutti
col metal detector portatile, anche borsette e valigette. Ci mettiamo pazientemente
in attesa del bus che ci riporti al nostro residence: ovviamente appena saliamo
smette di piovere e cominciare ad aprirsi il cielo ma noi ci arrendiamo e ci
mettiamo comodi sui sedili. La sera facciamo il solito bilancio della giornata:
tra le notizie della TV, la schiena di Rosanna, quello che abbiamo visto in
giro e il tempo meteorologico non è stato un bilancio positivo e un ce
ne dispiace anche perché Cannes è sicuramente molto intrigante
e quel poco che ne abbiamo potuto vedere non fa altro che confermarcelo. Questo
crediamo sia dovuto al suo lato mondano: è difficile separare la bellezza
de La Croisette dal fatto che durante il Festival di Cannes è frequentata
dai divi. Lo stesso dicasi dell’area del Casinò che tra l’altro
non abbiamo visto all’interno per precauzione anche dei nostri portafogli.
Decidiamo che a questo punto non dobbiamo farci prendere dai magoni e domani
faremo del nostro meglio per goderci la giornata al cento per cento; ci lasciamo
la scelta tra Nice e Montecarlo. Il bacio della buonanotte che ci scambiamo
questa sera è anche un augurio.
Luca .... E siamo noi che abbiamo intorno a trent'anni, abbiamo girato l'Europa
e l'America e adesso siamo stanchi...
9 OTTOBRE: MONTECARLO E LA RISCOSSA Oggi dal balcone si vede che è un buon giorno, cielo limpido e sole che splende. La colazione oggi è a base di croissant che però non sono appena sfornati (la pigrizia prima di colazione è troppo forte). Dopo un rapido consulto, anche con la schiena di Rosanna, si decide di fare una giornata alla grande, visto che sabato ci sarà una gara di kart e i prossimi giorni potremmo trovare traffico, oggi si va a Montecarlo. E vai. Non vogliamo perdere neanche un minuto della giornata e quindi decidiamo di prendere la macchina e con essa di fare l’A8 che è a pagamento ma è più veloce della N7. Già dopo poche centinaia di metri dall’uscita della A8, lungo la discesa che ci porta verso il mare vediamo i primi scorci del Principato di Monaco. Viene voglia di fermarci ogni volta in contemplazione ma ci limitiamo a rallentare un pochino per goderci lo spettacolo. Secondo la nostra fidata Michelin per vedere Monaco conviene lasciare la macchina al Parking des Pecheurs: trovarlo è molto arduo non perché ci siano problemi di indicazioni o cosa (anzi tutt’altro). Il problema sono io che mi incanto praticamente a ogni metro a guardare case, panorami, attici travestiti da foreste, il luccichio del mare di un colore intenso; insomma tutto quello intorno a me, distraendomi a volte un po’ pericolosamente dalla guida. Fortuna che siamo ormai in città e la velocità è molto ridotta. Parcheggiata la macchina e rimediata la piantina, prendiamo gli ascensori che ci portano al Museo Oceanografico. Prima di entrare però decidiamo di fare una cosa che alleggerirà il nostro portafoglio, ma favorirà (almeno lo speriamo) la schiena di Rosanna: il giro turistico in trenino. Non credo sia il mezzo migliore per vedere una città ma visto il giro che fa ci risparmierà diverse tappe ed è anche commentato in italiano. Infatti ci porta prima a La Condamine dove possiamo ammirare il porto con i suoi maxi yacht (più maxi ancora di quelli di Cannes) e i preparativi per la gara di kart che sfrutterà, da quello che si può vedere, parte del circuito del Gran Premio di F1. Poi il giro prosegue verso Monte-Carlo passando davanti a Saint-Devote, la curva del circuito e la Chiesa, fino a fermarsi per una sosta davanti al Casinò. Qui tutto sembra trasudare sfarzo: guardandosi attorno pare di essere in una favola. Ci ripromettiamo che, se avanzerà del tempo (cosa che si rivelerà impossibile, cercheremo di entrare, sempre che il nostro abbigliamento tipicamente turistico lo consenta. Ritorniamo quindi a Monaco passando davanti a Casa Grimaldi per ritornare al punto di partenza. Tutto sommato è stata un’esperienza altamente positiva. Adesso entriamo dentro al Museo Oceanografico, la cui particolarità è quella di essere a picco (mai termine è usato più propriamente) sul mare. Ecco perché nell’acquario viene pompata direttamente acqua di mare. La nostra visita si concentra proprio su questa zona del palazzo: dopo aver visto quello di Genova è difficile impressionarsi ma comunque ci riusciamo senza grandi sforzi. Ci sono delle vasche disposte su più piani dove sotto gironzolano gli sharks e sopra tutti quei favolosi pesci colorati che ti fermeresti una giornata a guardarli mentre girano e si rincorrono. Purtroppo il tempo è tiranno e dopo un breve giro nei piani superiori (qui è tutto un po’ relativo vista l’ubicazione del palazzo). Ci dirigiamo sulla terrazza, dove c’è un ristorante ma anche un punto panoramico. Non so da parte cominciare a guardare: da un lato c’è il mare calmo, limpido e di un azzurro che fa capire il nome dato alla zona, dalla parte opposta le montagne e in mezzo il Principato che occupa il piccolissimo lembo di terra costiera e poi si inerpica con i suoi palazzoni di cemento che mai come qui sono a misura e a funzione d’uomo verso i monti. Dappertutto posti che hai già visto in TV durante le corse di F1 o in programmi di costume o turismo, sembra a tratti tutto così irreale che pare di guardare attraverso un gigantesco televisore se non fosse che ci sono cose che puoi toccare, odori che puoi respirare e cercare di fissare nella memoria il più a lungo possibile. Macchina fotografica e videocamera lavorano incessantemente per fissare ogni particolare ma sappiamo già che sarà una sfida persa in partenza, molto rimarrà impresso nella mente. A malincuore scendiamo dalla terrazza e ci dirigiamo verso la Cattedrale attraversando le Jardin St. Martin, un luogo sempre a picco sul mare dove tra piante esotiche e piante comuni si arriva a vedere il porto di Fontvieille e Fontvieille stessa. Alla sua vista aguzzo subito la vista per vedere dove si trova lo Stadio (da buon calciofilo) e appena lo vedo lo immortale sotto lo sguardo attonito di Rosanna che però sa già di doverlo visitare più tardi. Per non perdere tempo mangiamo al volo un paio di panini su una panchina di fronte alla facciata della cattedrale e poi, dopo una lauta bevuta, entriamo. L’aspetto è più imponente rispetto alle chiese che abbiamo visitato i giorni scorsi: l’altra cosa che colpisce (oltre ai dipinti) è il ricordo ancora vivo della principessa Grace che è sepolta nella cappella sotterranea: la cosa è ricordata dalla lapide scritta sul pavimento dietro al coro, attorno alla quale, con molta sobrietà, ci sono delle piantine e dei lumini votivi. Usciamo dalla Cattedrale e, dopo un’occhiata al Palazzo di Giustizia che sta accanto alla Cattedrale e ha un ingresso antico veramente bello, cominciamo a dedicarci alla città vecchia: anche qui come nelle altre città viste e che vedremo la caratteristica è il dedalo più o meno simmetrico di viuzze piene di negozietti turistici e di ristoranti di ogni tipo e tasca. Ciò che impressiona si trova sempre verso l’alto: ogni balcone, ogni facciata ha una cosa da notare e da vedere. Qui a Montecarlo non esistono le distanze lunghe, per cui dopo poco girovagare ci troviamo nella piazza del Palais Du Prince. Il cambio della guardia ce lo siamo giocati abbondantemente ma non ce ne curiamo e decidiamo di entrare per la visita. Troviamo un giro fatto con guida italiana ciò in un primo momento ci rinfranca, ma poi ci lascia un po’ perplessi, perché e sì vero che la guida parla italiano, ma per tutta la durata della visita si limita solo a spingere dei bottoni per farci sentire delle registrazioni in italiano. A parte questo Casa Grimaldi (quello che ci fanno vedere) è una vera dimora reale, stanze e salotti abbondano di ritratti e di sfarzo, il tutto senza comunque eccedere nel pacchiano. Lascia sempre a bocca aperta una visita di questo genere perché si pensa sempre che tutto questo lusso sia esagerato per una famiglia sola, mentre magari la popolazione vive in condizioni misere, ma non è il caso del Principato, per cui tutto assume una visione più estetica e si può fantasticare immedesimandosi nei principi e nelle principesse. Inoltre questo Palazzo che esteticamente sembra composto da 2 entità distinte come stile e epoca è stato costruito tenendo conto delle comodità: sotto il cortile interno c’è una cisterna per raccogliere l’acqua, cosa che forse oggi non si utilizza più. L’unico cruccio è non poter usare nessun mezzo di ripresa (cosa che in questo periodo assume credo un ulteriore valore di protezione). All’uscita del Palazzo ci godiamo un attimo la vista della Piazza e poi entriamo per una visita al volo (abbiamo già pagato il biglietto per il Museo Napoleonico e degli Archivi e poi, dopo una sosta per i souvenirs, ci godiamo il panorama. Dalla Piazza si vede da una parte Fontvieille e dall’ altra Monaco, La Condamine e Monte-Carlo: secondo noi è ancora meglio che la vista della Terrazza del Museo Oceanografico. Guardando Le Piscine e la strada con i gurad-rail pronti per la gara di kart mi viene voglia di fare un giro, almeno in macchina come fossi un pilota: speriamo di aver tempo. Smetto di fantasticare e ritorniamo verso la nostra auto, perché dobbiamo essere per le 16,00 allo Stade Louis II. Sappiamo che muoversi a piedi è facile e comodo tra ascensori e tapis-rulant ma per non perdere tempo nella ricerca e, soprattutto non forzare la schiena di Rosanna, decidiamo di andarci a piedi. Prima di entrare facciamo un patto io e mia moglie: lei mi segue a vedere lo Stadio e io la seguo dopo da Carrefour che è lì vicino (questa idea ci era stata suggerita dalla ns. amica di newsgroup Annamaria). Delle 2 visite la cosa che ci sorprende di più è il fatto che lo stadio sta in pratica all’ultimo piano di un complesso, costruito rubando terra al mare, che contiene 3 livelli di parcheggio; una palestra polivalente, cioè una specie di palazzetto dello sport; una piscina olimpica, dove fanno i meeting e che su un lato è a livello della strada ; una piscina per i tuffi. Ovviamente visto che il manto erboso non poggia sulla terra la guida ci dice che è facile che si rovini. Vorrei vedere. La guida ci spiega anche che per attraversare il Principato a piedi ci vuole una mezz’oretta conoscendo ascensori e aiuti vari e che i giovani non usano per spostarsi altro che le loro gambe, vista la comodità Dopo le 2 visite ci sediamo a prendere qualcosa da bere e a raccogliere le idee: sono ormai le 17.30, le nostre forze si stanno esaurendo ma non vogliamo ancora ritirarci. Perciò scartiamo l’idea del Jardin Exotique (sperando che Annamaria non ne abbia a male) e puntiamo per un breve giro in macchina. Del tutto casualmente finiamo nel tratto di percorso per i kart a Le Piscine e, sotto gli occhi attoniti di Rosanna, percorro il tratto con un accenno di guida sportiva (cosa molto complicata con un monovolume). Dopo questo exploit di dubbia intelligenza, ma di grossa soddisfazione, cominciamo a risalire verso la N7 per tornare a casa non prima di aver fatto sosta per le cartoline e essere passati davanti a diversi alberghi di lusso. Sta scendendo la sera e percorriamo la N7, che è parecchio trafficata, perché vogliamo goderci il panorama notturno. Passiamo davanti alla Baia Des Anges dove c’è quel monumento al cemento che è quel complesso residenziale bianco a onde che viene immortalato sulle cartoline. Sembra stonare e parecchio con l’ambiente circostante ma passandoci davanti nei giorni seguenti comincerà ad avere il suo fascino e, nonostante tutto, la sua bellezza grazie alla sua estensione più in lungo che in alto. Arriviamo al residence che ormai è notte e siamo talmente stanchi da rinunciare a cucinare: ci accontentiamo di mangiare dallo Zio Mac che si trova di fronte al residence. Dopo aver chiamato a casa, ci rintaniamo nella nostra camera e ci guardiamo negli occhi: oggi è stata una giornata splendida. Probabilmente siamo ancora convinti di essere in un sogno e abbiamo paura di svegliarci ed è per questo forse che ci corichiamo in fretta quasi senza far rumore. Questa volta il bacio della buonanotte sa di ringraziamento reciproco per la giornata trascorsa insieme a Montecarlo.
10 OTTOBRE: NICE Splende il sole in Costa Azzurra e noi ci apprestiamo ad iniziare un’altra giornata da turisti (condizioni fisiche di Rosanna permettendo). Oggi andiamo a Nice con il bus. Il viaggio è abbastanza lunghetto, quasi un’oretta, ma oggi siamo veramente di buon umore; la giornata di ieri ci ha caricato. Dopo aver precorso la Promenade Des Angles, arriviamo al capolinea e scendiamo. Iniziamo il nostro giro quotidiano dalla vecchia Nizza e troviamo subito un negozio la cui insegna ci attira tantissimo: Tin Tin (sì quello dei cartoni animati). Entrando troviamo cose che hanno a che fare coi cartoon, anche se con dei prezzi quasi da favola. Ci rifacciamo gli occhi ed usciamo e, dopo la visita alla cattedrale, approdiamo in una piazza dove c’è il mercato. Rimaniamo veramente colpiti da quello che vediamo che sobbalziamo sentendo il colpo di cannone che indica che è mezzogiorno, la piazza è circondata dalla storia: guardando verso il mare abbiamo alle spalle l’antico palazzo del governo, alla nostra sinistra una Cappella e davanti un muro con tanto di terrazza panoramica (almeno crediamo, visto che non ci si può accedere). Proseguendo oltre arriviamo finalmente alla spiaggia, dove troviamo gente che prende la tintarella e che fa il bagno. Notiamo anche 2 altre particolarità: la spiaggia è libera, non ci sono bagnini e ombrelloni e sono altrettanto liberi i costumi delle signore. Come avremo conferma nei giorni seguenti ma di moda il topless, anzi da una certa età in su pare una costante mentre le giovani sembrano più restie ad adattarsi. Ovviamente mi distraggo anche perché, oggettivamente è un bel panorama (il sole che riverbera sul limpidissimo mare calmo), ma vengo richiamato all’ordine, per cui ci mettiamo alla ricerca dell’ascensore per salire allo Chateau con l’idea è quella di vedere la città dall’alto. Non siamo più a Monaco e l’ascensore è a pagamento va la cifra non ci sconvolge e ci evita diverse centinaia di gradini da fare. All’uscita dell’ascensore c’è una piccola piattaforma panoramica e all’inizio non riusciamo a trovare il modo per uscire, anche perché lo spazio è talmente angusto che quando si incrociano delle persone è difficile passare. Ci stacchiamo dal panorama bellissimo e ci immergiamo nel verde del parco, dove facciamo anche un pic-nic (vista l’ora di pranzo). Dopo pranzo prima di ridiscendere verso il centro ci dedichiamo ancora a cercare gli angoli panoramici (cosa abbastanza facile ma molto bella visto che siamo su uno sperone a picco sul mare), cercando di non disturbare scolaresche che giocano a coppie che tubano. CI incamminiamo per scendere giù e ci pare di essere in montagna invece che nel cuore della città. La strada che facciamo è immersa nel verde e riparata dagli alberi: tutto ciò rende il nostro tragitto veramente fuori dal tempo. Anche la schiena di Rosanna sembra trarre giovamento da questa iniezione di ossigeno che dura fino a quando non giungiamo nei pressi di Piazza Garibaldi. Vorrei andare a visitare il Museo di Chagall e quello di Matisse ma l’ora comincia ad essere tarda e non siamo sicuri che siano aperti. Perciò riprendiamo la nostra ricerca dei vicoli della città vecchia fino ad arrivare di nuovo sul lungomare dove, come fatto il giorno precedente, decidiamo di adottare la soluzione trenino turistico. Questa volta è per buona parte un “ripasso” ma è comunque affascinante passare in mezzo ai vicoli con questo trenino: tra l ’altro ritorniamo nella piazza dove c’era il mercato e con le bancarelle oramai smontate offre una visione ancora più bella di questa mattina. Finito il giro ci incamminiamo lungo la Promenade D’Anglais sperando di trovare la fermata del bus per tornare a Juan Les Pins, dove c’è il nostro residence. Dopo un buon chilometro di lungomare, e una sosta all’Ufficio turistico per la piantina della città, ci viene il sospetto che non sia la strada giusta perciò torniamo indietro e ci fermiamo a riposare e ad ammirare il paesaggio sul litorale sulle mitiche seggioline azzurre, che si trovano lì apposta per chi ci si vuole sedere. Per un momento ci immaginiamo vecchi a passare le giornate su queste sedie guardando il mare e leggendo dei libri in un clima estivo ma non soffocante. Ma la realtà è che si sta facendo tardi e dobbiamo rientrare: il bus lo andiamo a prendere dove ci ha lasciato, così siamo sicuri. Per farlo attraversiamo le Jardin Albert Premier che prosegue verso la Promenade du Paillon e vediamo una fontana che però non funziona. Peccato la mattina dal bus ci era parsa favolosa. Guardando verso il mare vediamo il sole che sta volgendo al tramonto e che colora di riflessi rossi tutto il panorama. Con questa immagine saliamo sul bus e prendiamo i posti migliori: i primi appena saliti dalla porta anteriore. Il traffico per il rientro è sostenuto e ci mettiamo veramente tanto per arrivare al residence ma è sempre affascinante attraversare le città che si susseguono tra Nice e Juan Les Pins. Inoltre dedichiamo il tempo a ricordare per memorie e immagini la bella Nice: ci è piaciuta talmente tanto che meditiamo di tornarci con la scusa di dover vedere i musei. Decidiamo di stravolgere ulteriormente il nostro piano settimanale e prendiamo l’impegno di rivedere Nice. Dopo un bel piatto di pasta tipicamente italiano e aver preparato il piano per il giorno seguente ci addormentiamo: stasera non è solo Rosanna ad aver problemi fisici, sono cotto anch’io. Mannaggia all’età.
11 OTTOBRE: MARINELAND E LO SHOPPING Anche oggi il sole splende su Juan Les Pins e dintorni e ciò ci conforta sapendo anche la meta principale di oggi: il parco di Marineland vicino ad Antibes. In realtà ci sono più parchi con ingressi distinti ma combinabili, però ad ottobre quello acquatico è chiuso e noi ci dedichiamo perciò a Marineland e dopo alla Jungle Des Papillons. La mattina passa veloce tra spettacoli con delfini, foche e orche (per la verità quest’ultime ci appaiono un po’ svogliate, forse perché c’è un piccolo che disturba il branco). Altra particolarità di questo parco zoologico marino è l’immensa vasca-tunnel da cui si possono vedere le evoluzioni degli sharks su tre lati: destra, sinistra e sopra la testa. Dopo il pranzo pic-nic fatto fuori dal parco a base di pasta fredda, rientriamo per vedere pinguini e uno spettacolo di foche e otarie con relativa spiegazione della differenza tra le due specie. Ci trasferiamo poi nella Jungle Des Papillons: in realtà si tratta di un percorso dove si trovano svariate specie di farfalle che vivono in libertà. La cosa che però a noi colpisce negativamente e vedere delle farfalle dai colori bellissimi a terra morte e/o moribonde, perché entrate a contatto con la pelle dell’uomo: ci pare una cosa comunque “crudele”. E’ oramai pomeriggio inoltrato quando lasciamo Marineland. Si è fatto tardi per proseguire per Nizza per vedere i musei, quindi optiamo per dedicarci un po’ allo shopping, per la gioia di Rosanna. Ci ricordiamo di aver visto lungo la strada per Nizza un “posto” adatto alle nostre esigenze, vicino all ’aeroporto di Nice: Cap3000. In questa specie di città commerciale compriamo svariati formaggi francesi da portare a casa come ricordo della vacanza e ci godiamo una sfilata di moda nella piazza interna dove si affacciano i vari negozi del centro commerciale. Con la macchina che profuma (Rosanna dice che puzza) di formaggi francesi rientriamo alla base con un po’ di malinconia, oltre ai soldi stanno finendo anche le vacanze e ancora la Cote D’Azur ci nasconde tante sue meraviglie. Durante la cena ci sorbiamo la solita ora di TV con racconti di guerra e scopriamo che anche la Francia va in prima linea. La notizia migliore per concludere la giornata. Nonostante questo decidiamo domani di tornare a Nice, con la scusa di vedere i musei.
12 OTTOBRE: NICE 2 LA VENDETTA
Si ritorna a Nice. Tralasciamo tutte le altre mete possibili, compresa Saint
Tropez, il cui nome evoca chissà cosa, per ritornare in questa città.
Non vogliamo ancora dichiarare il nostro amore per Nice per cui troviamo dei
“pretesti” tipo ci sono i musei da vedere, non è una visita
che ci stanca troppo ecc. ecc. In realtà ci stiamo innamorando. Arriviamo
con il pullman al capolinea e dalì cerchiamo il modo di arrivare a Cimiez,
il quartiere residenziale elegante di Nice dove ci sono i musei di Chagall e
Matisse. Ci andiamo a piedi e sicuramente non è il modo più rilassante,
però è il migliore per goderci i cancelli, le facciate e i giardini
del quartieri che valgono sicuramente una sosta tanto quanto i musei che visitiamo.
Già da quello di Chagall (dove ci sono le opere sulla Bibbia, vediamo
gli effetti della guerra in Francia dopo gli annunci fatti dal governo francese:
metal detector portatili, perquisizione al nostro zaino che poi ci fanno lasciare
all’ingresso, addirittura la custodia della telecamera ci chiedono. Dopo
questo primo museo ci fermiamo per il solito pranzo pic-nic prima di proseguire
verso la sommità di Cimiez dove c’è l’altro Museo
immerso in un bellissimo parco. Anche qui solita trafila per entrare ma la cosa
più singolare che vediamo sono 2 scolaresche di scuola elementare probabilmente
in visita al museo con guide apposta per loro che giravano per le sale con pennarelli
e fogli per disegnare. Paaseggiamo un po’ per il parco vedendo la parte
esterna del sito Archeologico e visitando la solita chiesa di Notre Dame di
qualcosa di costruzione ed epoca francescana, prima di intraprendere la discesa
verso il mare e la Promenade Des Anglais. La strada quasi vola sotto i nostri
piedi, nonostante la stanchezza e gli acciacchi di Rosanna, al pensiero di tornare
a vedere il mare e la spiaggia dalle mitiche seggioline azzurre, cosa che puntualmente
facciamo dopo una sosta al Bancomat per l’ultimo prelievo di soldi che
ci serviranno per pagare gli extra del residence. Finalmente seduti a guardare
il mare ci godiamo lo spettacolo dei (delle bagnanti) di un “matto”
che appena vede arrivare l’ambulanza cerca di affogare buttandosi in acqua
ma viene convinto dagli infermieri a lasciar perdere; sicuramente era una scena
già vissuta e ben nota agli infermieri. Ma a parte il piccolo trambusto
creato da questa situazione e il traffico delle auto alle nostre spalle si sta
da Dio e ci rilassiamo veramente e vorremmo restare sempre qui sulla Promenade
a guardare il mare e a farci il bagno. Dopo l’immancabile foto romantica
attendiamo l’inizio del tramonto pre vedere che l’atmosfera non
cambia, anzi migliora se possibile, ma noi non possiamo godercela fino in fondo
perché dobbiamo rientrare al residence per preparare i bagagli che domani
(sigh sigh) si ritorna in Italia. Lasciamo Nice ma siamo convinti che questo
non è un addio ma un arrivederci, non sappiamo a quando ma di sicuro
ci ritorneremo. Dopo cena è tempo di bilanci e noi scegliamo la città
che ci ha entusiasmato di più: è lotta dura tra Nice e Montecarlo,
perché Montecarlo ha il suo fascino e il suo panorama indescrivibile
ma Nice sembra più vera e per questo forse più vivibile, mentre
Monaco da più l’idea del posto da sogno e pertanto c’è
quasi timore a pensare di poterci vivere (forse anche perché non basterebbero
i nostri stipendi). Ci addormentiamo pensando che domani saluteremo la Cote
D’Azur.
13 OTTOBRE: AU REVOIR COTE D’AZUR Il sole splende anche oggi e noi di
buon ora, ma non troppo, sistemiamo bagagli e pendenze con il residence e ci
incamminiamo con la nostra auto verso l’Italia. Abbiamo deciso di fare
2 soste prima di passare il confine e fermarci a dormire a Finale Ligure. La
prima sosta è al villaggio di Eze che raggiungiamo dopo aver oltrepassato
Monaco. Abbiamo percorso l’autostrada ma lasciandola all’uscita
indicata ci godiamo la splendida vista del mare mentre prendiamo la Corniche
fino ad Eze. Il paese è semplicemente stupendo: arroccato (e questo è
il suo unico problema) su una collina (o montagna) sembra un’oasi senza
tempo dove tutto è rimasto, almeno al primo sguardo, ai tempi antichi.
Ci arrampichiamo tra viuzze con bellissime botteghe artigiane fino su al Jardin
Exotique dove ci godiamo un panorama stupendo e un sole quasi estivo che ci
riscalda. Ci giriamo intorno e cerchiamo di immortalare nelle pellicole, ma
soprattutto nella mente, questi ultimi (per il momento paesaggi) della Cote
D’Azur. Dopo una buona mezz’ora di contemplazione quasi mistica
scendiamo e lungo la strada visitiamo qualche bottega (per la verità
quasi tutte anche perché sono particolari e diverse). Risaliamo in macchina
e continuiamo verso Menton seguendo la N7 che ci porta a Monaco ancora una volta
e ne siamo contenti. Accosto la macchina e scendo per fare delle ultime foto
mentre Rosanna si riposa dalla scarpinata di Eze (l’aria della Cote D’Azur
non gli ha fatto passare il mal di schiena). Risalito in macchina riceviamo
via SMS notizie dall’Italia e ci riportano alla maledetta guerra: a Genova
hanno trovato una busta sospetta c’è gente in ospedale per accertamenti
non fermatevi. Per fortuna noi abbiamo prenotato a Finale ma non ci sentiamo
molto tranquilli. Arriviamo a Menton all’ora di pranzo e dopo aver sistemato
la macchina in un parcheggio chiamiamo in Italia da una cabina (il nostro cellulare
non si aggancia ci sono già gli altri gestori ma il nostro no) e scopriamo
che la notizia di Genova è una bufala. Rincuorati facciamo un pezzo di
lungomare a piedi e ci fermiamo per il nostro consueto pic-nic in un prato all’ombra
a pochissimi metri dalla spiaggia dove c’è un sacco di gente che
fa il bagno. Ci viene voglia di scaricare le valige e cercarci i costumi ma
desistiamo e ci accontentiamo di bagnarci i piedi in acqua e di sederci un po’
in spiaggia. Non abbiamo idea di quanto distante sia il confine ma sentiamo
parlare molta gente in italiano. La distanza la scopriamo facendo l’immancabile
giretto sul trenino turistico che oltrepassando il nuovo porto ci porta sul
viale