Andalusia

Novembre 2003

di Istinticanto

 

Ci provo, spero di non annoiare. Le prossime puntate nei prossimi giorni, sempre che a voi vada bene...

Andalusia

Sabato 8 novembre

Il volo Iberia è alle 12.20 da Roma Fiumicino, arriviamo all’aeroporto con un certo anticipo. L’imbarco è puntuale e in men che non si dica ci troviamo in volo come sempre emozionati ed entusiasti. Lo scalo a Madrid ci consente di rinfrescarci e fare un giretto per l’aeroporto, come concordato nelle precedenti telefonate fatte dall’Italia e visto che a Siviglia arriveremo in serata, richiamo la “pension Alcazar” per confermare le prenotazioni. La signora che non parla inglese mi dice che va tutto bene e che ci aspetta in serata. Con un insolito eccesso di prudenza avevo prenotato le prime notti nelle tre città, la cosa ci darà più fastidi che benefici. Girovagando per lo scalo della capitale spagnola noto che la gente fuma tranquillamente al di fuori degli spazi previsti, c’è una bella “nebbiolina” in giro, una nebbiolina che in Andalusia troveremo un po’ in tutti i luoghi pubblici.

Verso le 17.00 arriviamo a Malaga e recuperati i nostri bagagli senza grosse difficoltà ci avviamo al banco della hertz per prendere la nostra utilitaria prenotata dall’Italia, i sin troppo solerti e scrupolosi agenti aeroportuali sistemati davanti agli uffici delle varie aziende di noleggio ci fanno perdere circa quaranta minuti tra fila, controllo ulteriore del bagaglio e perquisizione personale, in America, otto mesi dopo l’11 settembre, abbiamo preso una macchina con la Alamo senza fare alcun controllo. Al banco della Herz, un simpaticone ci dice che la macchina che abbiamo prenotato è troppo piccola per il nostro bagaglio e ci propone prima una scenique, poi una bella meriva per soli 50 euro in più, accettiamo volentieri e dopo altri dieci minuti siamo in macchina.

Sono le 18 circa ed è ancora giorno, senza difficoltà, tra un paesino adagiato su di una collinetta e un paio di enormi sagome di toro (la famosa sagoma che viene riprodotta anche sulla cartoline) che riusciamo ad intravedere appena, in meno di due ore arriviamo alla pensione Alcazar (Calle Dean Miranda, 12 (Plaza de la Contratación)Tel. 00 34 954 228 457 Prezzo camera doppia: 50 euro).

L’impatto con la gente Andalusa non’è dei migliori, già l’estenuante controllo al noleggio, poi, nonostante le tre telefonate fatte, due dall’Italia e una da Madrid per conferma, nonostante l’arrivo in perfetto orario (alle 20 circa), la signora della pensione parecchio scocciata ci dice che ha affittato le nostre camere, esterrefatti cerchiamo di insistere, ma questa con modi sgarbati comincia ad alzare la voce, chiama un individuo, il marito o il compagno, si avvicina con fare da mafioso, insomma, rimontiamo in macchina e andiamo via. Al terzo hostal pieno cominciamo a preoccuparci, poi ne troviamo uno, un po’ più caro ma molto bello e tutto sommato centrale, L’hostal El Cairo con degli splendidi azuleios all’ingresso il Calle Rejes Catolicos . Quando ora mai si sono fatte le 10.30 di sera usciamo per andare a mangiare qualcosa, optiamo per un posticino consigliato dalla Lonely dove con 6 (sei!) euro a testa mangiamo un ottimo piatto combinato io di carne, mia moglie di pesce, acqua e servizio compresi. Il locale è affollatissimo e parecchia gente, in piedi o su qualche sgabello di fronte al bancone, consuma il rituale delle tapas, un rituale che ci accompagnerà per tutto il nostro giro. Fumano come dei dannati, devono birra e il volume delle loro voci è altissimo. C’è una bella frenesia in giro ma le loro facce sono serene, i camerieri schizzano da un tavolo all’altro e subito ci accorgiamo che ci conviene parlare nel nostro spagnolo maccheronico piuttosto che in inglese, poche formalità, un approccio molto amichevole che ci fa dimenticare la brutta avventura di qualche ora prima. Esausti, si è fatto tardi, andiamo a dormire lasciando la macchina in una stradina rigorosamente in sosta vietata.

Domenica 9 novembre

Alle 9 circa siamo in strada, conveniamo che 65 euro a notte sono troppi, decidiamo di fare un giro per gli hostales nei dintorni della calle Rejes catolicos, ne troviamo non senza fatica uno citato dalla guida e che mi era stato consigliato anche da un ragazzo contattato in rete, l’hostal Naranjo (San Roque, 11 Seville 41001 Spain Tel: 34-95-4225840 Fax: 34-95-4216943), nulla di particolare, il vialetto dove si trova è buio e parecchio umido, una puzzetta di disinfettante mista a qualcos’altro, un’accozzaglia di colori e stili senza alcun senso, ma il proprietario è simpatico e cortese e soprattutto le camere costano 38 euro a notte!, breve conciliabolo prima di accettare. Trasferiamo i bagagli e li lasciamo in una sorta di disimpegno con poltrone e arredamento da film dell’orrore, il buio è totale e alle 10 di mattina bisogna accendere la luce, anch’essa fioca e giallognola, abbiamo accettato e siamo già pentiti. Lasciamo la macchina in un parcheggio nelle vicinanze, 10 euro a notte col timbro dell’hostales (altrimenti erano 12), una bella riga fatta con una chiave fa mostra di se nella parte posteriore, qualche buontempone…meno male che abbiamo la franchigia. Finalmente, quando ora mai si son fatte le 11 facciamo colazione in quella che la giuda descrive come la migliore panetteria della città, veramente carina in plaza de la campana, con i tavolini fuori, ottimi cornetti che loro usano aprire e imburrare quando sono caldi, poi si imbottiscono con la marmellata o altro, una vera libidine. Il caffè è fortissimo ed ottimo. Cominciamo la nostra visita culturale con due Iglesias, quella di Monserrat e quella della Magdalena, poste una di fianco all’altra. Quest’ultima, in particolare, ci colpisce per la bellissima cupola a tratti smaltata a colori vivaci. L’interno è un tripudio barocco e rococò, non siamo grandi amanti dello stile ma le decorazioni sono belle anche se l’occhio quasi si “stanca” a contemplarle. Di fianco all’altare maggiore c’è una pendola antica, un’usanza quella di mettere orologi nelle chiese che troveremo un po’ dappertutto, i ceri sono anche essi molto colorati di rosso e giallo. In una cappella laterale prossima all’altare troneggia una statua della Magdalena talmente decorata da far venire il capogiro. Ci dirigiamo verso la cattedrale che però è chiusa al pubblico sino al primo pomeriggio per la processione di Santa Teresita. Una folla incredibile si accalca nei pressi di un’uscita laterale, da lì verranno condotte in processione le reliquie della Santa. Visto che ci siamo decidiamo di aspettare e assistere a questa manifestazione del folcrore popolare. Una bella esperienza, tutte le più alte autorità del posto in prima fila, poi una sorta di congrega con uomini elegantissimi, come sottofondo una banda che intona una marcetta da processione, una di quelle che si sentono anche nelle nostre processioni di paese e il pittoresco odore dei cavalli da carretto che ordinatamente si dispongono a mo’ di taxi a poca distanza da noi. La teca viene condotta fuori e tutti cercano di toccarla, di baciarla, io cerco di fare qualche foto. Verso le 15.00 andiamo a pranzo nella zona di Santa Maria La Blanca, al cafè Altamira anche esso segnalato dalla Lonely, mangiamo il famoso “rabo de toro”, poi un dolce locale abbastanza buono e qualche altra cosuccia, sinceramente ci si aspettava qualche di più, comunque... Verso le 16.00, approfittando dell’entrata gratuita, visitiamo la cattedrale e la giralda. Descrivere tutte le cappelle sarebbe un’impresa titanica, debbo dire che la guida è abbastanza esaustiva sull’argomento, il coro centrale è a dir poco fantastico, da restare a bocca aperta tanta è la ricchezza delle finiture e delle decorazioni. Bellissima la Giralda, non si sale (tipo torre di Pisa o cupola di S. Pietro) con dei gradini ma con delle rampe. Durante la salita, dalle fenditure della torre si ammirano prima i particolari della cattedrale, poi, più in alto, un bellissimo panorama della città. In cima c’è tantissima gente e un po’ fatichiamo per affacciarci a uno dei balconcini, è sera e lo spettacolo delle luci miste al chiarore residuo è fantastico. Facciamo un bel giro a piedi nel quartiere di Santa Cruz e ne restiamo colpiti, c’è una folla che sembra piazza Navona alla vigilia della befana… In serata andiamo alla ricerca di un posto consigliatoci dal nostro albergatore dove poter mangiare la Paeja, lo troviamo, all’interno c’è una nuvola di fumo cha la nebbia di Cormano (ridente località in provincia di Milano) gli fa un baffo. In apnea usciamo per una boccata d’aria, attacco discorso con un signore anzianotto che è appena uscito dal locale (“escuce senior, por comer la paeja?”). Mi dice che la Paeja è valenciana e a Siviglia non la sanno fare, se proprio la vogliamo mangiare ci porta lui in un posto li vicino. Accettiamo di buon grado, ci porta al ristorante dell’albergo dove abbiamo dormito la prima notte che si chiamo anch’esso “El Cairo”, un posto elegante dove mangiamo benissimo e beviamo altrettanto bene…un tantinello più indigesto è il conto…

Lunedì 10

Una bella dormita ristoratrice ci consente di svegliarci abbastanza presto per un bel giro della città. Dopo una doppia colazione, la prima non ci aveva affatto appagato, ci dirigiamo a piedi verso la casa di Pilato. La visita è carina, il palazzo abbastanza pittoresco e ci introduce allo stile moresco nel quale ci immergeremo più avanti nel nostro viaggio. Al piano di sopra della villa ci si va con la guida che parla rigorosamente spagnolo, ma parla piano e questo ci consente di capire una buona percentuale delle cose che dice. Unico tasto dolente, la visita, a nostro modestissimo parere costa troppo, 8 euro a testa, sarà per la guida, ma la visita all’alhambra costa lo stesso prezzo e non c’è confronto. Passiamo la parte restante della mattinata in giro per il quartiere di macarena, ci fermiamo nella zona universitaria per poi ripartire. Da un patio splendidamente decorato con azuleios si sentono chitarre suonare e tacchi battere sulle pedane, decidiamo di chiedere il permesso per entrare alla custode che ci concede di visitare solo per qualche minuto, giusto il tempo per fare quattro chiacchiere con un chitarrista e vedere una ballerina esibirsi su una pedana circondata da ragazzi che suonano con passione. Dopo poco ci imbattiamo in due ragazzi italiani (li riconosciamo dalla “gazzetta dello sport”), ci dicono che sono venuti a trovare il fratello di uno dei due che fa l’erasmus nella città Andalusa. Tutti gli italiani che incontreremo si qualificheranno come “erasmus”, ma solo ai tempi miei all’università si sgobbava e basta? Ci suggeriscono un posto li vicino per pranzare “el colonial” o giù di lì, ma la voglia di vedere è ancora tanta e la fame è sopportabile. Verso le 14.00 ci incamminiamo verso Halameda de Hercole che non ci trasmette nessuna emozione particolare, nelle vicinanze ci sono un paio di monasteri ma l’unico che riusciamo a trovare è chiuso. Ora la fame si fa sentire e incontrata una signora per strada (mannaggia a me e quando cerco ad ogni costo di venire a contatto con la realtà locale!), ci facciamo suggerire un posto in zona, ci conduce lei stessa nelle vicinanze di un locale “mui bueno” raccomandandoci di fare il suo nome al proprietario, cosa che ovviamente non faremo. Ci sediamo, passano circa venti minuti, ci portano qualcosa da bere, ma di ordinare nulla, la tizia al bancone ci guarda e non fa nulla, non serve i clienti che sono veramente pochi, fuma beatamente. Paghiamo il consumato e andiamo via. Imperterriti attraversiamo il fiume e arriviamo nella zona dell’ isola magica, una zona abbastanza trascurata e che ci sembra anche un tantinello squallida. Due turisti inglesi sono come noi alla ricerca di un ingresso per visitare il complesso della Cartuja, finalmente troviamo un cancello che ci consente di entrare in una sorta di centro direzionale dove riusciamo anche a mettere qualche cosa sotto i denti. Il Monastero è molto bello ma si trova in un contesto che a noi sembra quanto meno infelice. Nel tardo pomeriggio prendiamo un mezzo che ci porta direttamente il Plaza de la Repubblica, un posto bellissimo dove restiamo sino a sera inoltrata, a fare foto, ad ammirare le panchine ricavate nel muro e decorate con azuleios che rappresentano le città della Spagna. Quando si accendono le luci, in piazza lo spettacolo è veramente incantevole. Prima avevamo fatto anche un giretto nel vicino parco, bello e molto curato. Torniamo verso l’hostal, Plaza nueva, Calle Mendez Nugnez, San Eloy straripano di gente, l’ odore di caldarroste arriva da tutte le parti, notiamo decine di negozi di scarpe con prezzi appetibili, anche questa sarà una costante del nostro viaggio e costante sarà lo sforzo, innumerevoli le scuse per far si che la mia dolce metà non si metta a spendere e spandere anche in terra straniera…

Martedì 11

Mattinata dedicata alla visita dell’Alcazar, non starò qui a descrivere le meraviglie del posto, dico solo che il posto è stupendo, i palazzi, i giardini colorati dagli aranceti, le fontane e le vasche, vale la pena starci anche una mattinata intera come abbiamo fatto noi. La giornata è bella e fa anche abbastanza caldo, verso le 12.30 ci incamminiamo per fare una visita guidata alla plaza de toros. Siamo entrambi decisamente contrari alle corride, la visita al luogo non ci fa affatto cambiare idea, hai voglia a dire che il toro viene trattato come un re prima della corrida, che viene allevato solo per quello scopo e cose simili, il concetto che si debba ammazzare una creatura vivente per far divertire e appassionare qualche migliaio di persone ci fa rabbrividire. L’arena è antica e bella ma sapere che in quel luogo si consuma tanta violenza un po’ ci rattrista. Verso le 17.30 ritiriamo la macchina dal parcheggio e partiamo alla volta di Cordoba.