di Keep On Movin'
Nei primi posti della mia lista dei luoghi da visitare c'era (e continua ad
esserci) la regione caucasica.
Tra dicembre e gennaio sono riuscito a mettere insieme tre settimane di liberta'
e per la prima volta sono andato in Armenia e in Karabakh.
Ho scelto Austrian airlines da Bologna e optando per il volo del mattino ho
avuto dieci ore per passeggiare ancora una volta per Vienna e sperimentare il
City Airport Train, da poco entrato in funzione.
Da Vienna a Yerevan si parte in tarda serata con un piccolo Fokker che atterra
a destinazione, puntuale, all'alba del giorno successivo.
Trascorro sei giorni nella Capitale che sono appena sufficienti: c'e' tanto
da fare e da vedere a Yerevan e dintorni.
Nella pur totale inefficienza i trasporti pubblici sono straordinariamente efficaci
grazie alla presenza di una quantita' esagerata di mini-bus ("marshrutka")
che portano ovunque. Il problema e' capire dove...visto che e' scritto tutto
nell'incomprensibile (per me)
lingua armena. Ma in un modo o nell'altro me la cavo.
A Yerevan c'e' una linea di metropolitana (le indicazioni sono anche in cirillico,
meno male...) e questo facilita gli spostamenti.
Per visitare il karabakh occorre munirsi di un permesso da richiedere presso
la sede consolare a Yerevan; mi guardano con stupore quando mi presento negli
uffici, perche' non sono molti i viaggiatori individuali, soprattutto in inverno,
che desiderano visitare la loro regione.
Nagorno=montuoso; Kara=nero; bakh=giardino.
Dopo la fine dell'impero sovietico la regione del "montuoso giardino nero"
fu assegnata all'Azerbaijan, paese musulmano. Gli abitanti del Karabakh, cristiani
armeni, non accettarono quella scelta e chiesero l'indipendenza o l'annessione
all'Armenia. Inizio' una lunga e terribile guerra. Dal 1994 gli azeri si sono
ritirati, ma per molti si tratta solo di tregua. Basta pensare che non esistono
voli civili dal Karabakh per il timore di poter essere
colpiti dagli azeri.
Con un mini-bus raggiungo Stepanakhert -Capitale e unica citta' del Karabakh-
percorrendo la sola via di accesso alla regione: la gola di Lachin, molto suggestiva.
Prima della guerra esisteva una linea ferroviaria che collegava Stepanakhert
con Baku, ma adesso e' tutto distrutto.
Con una Lada Niva e in buona compagnia visito i posti piu' remoti della regione;
ovunque sono ben evidenti i segni della guerra e mi sorprende e imbarazza la
straordinaria ospitalita' dei "karabacchiani".
Per tre giorni ho alloggiato in hotel poi me ne sono andato in una casa privata
per 10 $ al giorno.
Tre settimane passano in fretta e tocca tornare in Patria per piegarmi nuovamente
al lavoro.
Da Yerevan a Vienna non c'e' piu' il Fokker (uno della stessa compagnia aveva
fallito un atterraggio pochi giorni prima e mi sentivo al sicuro: e' trascurabile
la probabilita' che lo stesso aeromobile, della stessa compagnia, sia coinvolto
in un incidente nel giro di pochi giorni...), ma un comodo Airbus. Altre dieci
ore a Vienna, ma causa freddo esagerato non ho potuto godermele a pieno e in
nottata di nuovo a casa, ad Ancona.
L' Armenia mi ha preso il cuore; ci tornero' senz'altro: sto pensando a un "Yerevan-Beirut" via terra attraverso la Siria ad agosto, prima, pero', due settimane nei baltici in primavera, nella "barriera corallina" del Vortsjarv.
Paolo