di Mr. Ed
Lo so, lo so...i post di info sulla Croazia si sprecano ogni giorno. Mille
informazioni a volte lasciano cadere il vero gusto della scoperta, della sorpresa,
e proprio da questo presupposto, domenica scorsa, ho deciso di partire.
Questa breve recensione non servirà a chi intenda sapere se sia meglio
questa o quell'altra isola, qual'è il posto più economico e più
costoso della zona, se la vita notturna è una palla o meno.....
Questa breve recensione è il semplice resoconto di una normale gita fuori
porta.
La Croazia è il pretesto, la curiosità è il motore.
Grazie per l'attenzione a chi leggerà.
ciao
omar
ISOLA DI RAB
Il gallo del mio vicino di casa mi guarda perplesso dal suo recinto-regno mentre,
con la notte ancora sovrana, carico la bicicletta sul portabici della macchina.
Si sente probabilmente in competizione quando inizia di mala voglia a stonare
qualche verso come anticipata sveglia mattutina, anche se ben presto desiste
dal proseguire nel suo vocalizzo una volta visto il mio scarso interesse nel
subentrare al suo ruolo.
Inizia così l'escursione all'isola di Rab, Croazia, 14 luglio 2002.
L' A4 Venezia -Trieste che decine di volte ho percorso durante le mie frequenti
puntate in terra croata, diventa ogni volta di più il tratto più
brutto e noioso dell'intero tragitto. Se mai un giorno desistessi da questa
mia cronica infatuazione, un gran "merito" sarebbe sicuramente da
attribuire all'A4! Fortunatamente, nel tempo di una partita di calcio, sono
alla frontiera slovena, e da qui in poi tutt'altro paesaggio si apre oltre il
vetro anteriore della mia 106. Gli Steppenwolf nell'autoradio accompagnano la
strada per i dolci saliscendi nel verde territorio sloveno, mentre anziane signore
camminano lentamente per le piccole piazze dei paesi attraversati, sovvermandosi
di tanto in tanto ad osservare arroganti automobilisti che violentano, con i
lori scoppiettanti mezzi motorizzati, il tranquillo incedere della vita mattutina.
Il lembo di terra slovena che divide l'Italia dalla Croazia, viene agevolmente
attraversato in una mezzoretta, quando, agenti di bianco vestiti ed un vessillo
con scudo a scacchi bianco-rosso indica l'inizio del territorio croato. L'attraversamento
doganale è oramai una pura formalità per i cittadini italiani,
anche se capita non di rado di assistere a sbadati connazionali presentarsi
in frontiera con documenti d'identità scaduti, costretti ad invertire
ruote e programmi della giornata. Bastano pochi chilometri e l'Adriatico mi
si apre davanti in tutta la sua bellezza, sdraiato come un drappo di seta tra
la terra e l'orizzonte. La strada costiera che da Rijeka porta in Dalmazia è
certamente tra le più belle e panoramiche strade europee, con le isole
ed il mare che, come in una successione di fotogrammi, si rincorrono scambiandosi
panorami e colori, ma purtroppo, è anche una delle più trafficate
e lente vie di comunicazione tra il nord ed il sud del Paese. Rab, a differenza
di Krk, non è collegata con scheletri di cemento armato alla costa, ed
è raggiungibile solo via mare con traghetti che partono dalla terraferma
da Senj e Jablanac, oppure anche dalla sua più illustre "sorella"
già citata, ovvero Krk. Ed è proprio da quest'ultima che intendo
raggiungere Arbe (Rab in Italiano). A Baska, ultimo avamposto dell'isola di
Krk prima del mare, i traghetti per Rab, seppur in alta stagione, non sono frequentissimi,
ed il lauto costo di imbarco con l'auto appresso, mi fa optare, senza troppi
indugi, nel parcheggiare la Peugeot nelle vicinanze e d'imbarcarmi solo con
la bicicletta. A ragion veduta, il prezzo è ben compensato dal lungo
tragitto che separa le due isole e, seppur piacevolmente intrattenuto durante
l'attraversata da suggestivi scorci su alcune isolette disabitate, le mie gambe
fremono, impazienti di entrare in azione e finalmente, 50 minuti dopo aver parcheggiato
la bicicletta nella "pancia" del traghetto, scendo a recuperarla per
prepararmi a sbarcare per la prima volta in una delle poche isole croate ancora
vergini ai miei occhi.
Lopar è il mio battesimo. Questo tranquillissimo paesello è il
punto di ingresso all'isola da chi proviene da Krk e da Senj. Questa è
anche l'area dove sono concentrare la maggior parte delle spiagge, delle quali,
cosa da non sottovalutare, un gran numero di esse sono riservate ai nudisti!
Fatta questa "interessante" scoperta, decido di volgere la mia curiosità
anche oltre il muro di cinta di una di queste, e così inizia la mia vera
pedalata verso l'interno, se così si può definire, dell'isola:
Rab città.
Nonostante l'isola sia tra le più piccole del nord Adriatico, è
sorprendentemente variegata dal punto di vista paesaggistico. Una prima parte
brulla e piana, lascia presto il posto ad incantevoli tratti collinari, ricoperti
anche da una fitta vegetazione di lecci, pini marittimi ed area boschiva, da
cui si possono ammirare stupendi panorami sul golfo occidentale di Supetarska
Draga. Gli ulivi ed i muretti a secco accompagnano la lenta, ma non particolarmente
impegnativa scalata al primo "gran premio della montagna" di Rab e
da qui, all'orizzonte, inizia a farsi notare anche un cupo "amico"
che mi terrà compagnia sino a che non me ne sarò andato dall'isola.....un
nuvolone nero stracarico di cattivi presagi e minacce, pergiunta con ben poche
possibilità di ripensamenti. La soave atmosfera in cui sono avvolto lascia
in secondo piano, per il momento, qualsiasi "distrazione" non appartenga
all'isola e le gambe rispondono come non mai ai continui saliscendi della dorsale
principale di Rab.
Il paesaggio da favola da cui sono incorniciato, inizia però a mutare,
cominciando dalle vere padrone dell'isola, le cicale, che con il passare dei
minuti e l'avvicinarsi del temporale, risparmiano la voce per future occasioni
mentre, per contraltare, le pecore iniziano a belare dal ciglio strada. A contorno
il fuggi-fuggi dei pochi bagnanti, che raccattano in fretta e furia e con ridicola
goffaggine le proprie cose dalle spiaggette che lascio sfrecciando alla mia
destra, rafforzano la mia tenacia e l'ultimo pensiero che mi passa per la testa
è quello di farmi rovinare questo sublime momento da un temporale prossimo
a scaricare a terra, nel migliore dei casi, secchiate d'acqua. -"Sì,
gigante nero che mi osservi dall'alto, indifeso, sul più semplice dei
mezzi di locomozione inventati dall'uomo, non mi fai paura, e la tua furia non
potrà mai essere pari alla mia volontà di portare a termine il
mio percorso stabilito.."- Così cerco di farmi forza, cerco di non
lasciar trasparire la paura di essere colto a "sassate" di ghiaccio
lungo una strada dove gli unici ripari, durante un temporale, possono rivelarsi
tra i peggiori dei ripari....gli alberi! E così, si susseguono i pochi
ma interminabili chilometri che mi separano dal capoluogo dell'isola, pedalando
a più non posso per le ottime strade di Rab, con uno occhio sempre attratto
da ciò che mi circonda, ma sempre più spesso con lo sguardo al
cielo, in un mix di supplica e sfida.
La prima goccia d'acqua mi centra un braccio quando, lasciato alla mia sinistra
il bivio per Misnjak, imbocco la strada per Rab, dove un cartello indica.RAB
2.. Sollevato dalla visione e soprattutto dalla strada in discesa che mi aspetta,
scorgo, dietro una piccola barriera formata da quattro-cinque pini marittimi,
l'armioso e delicato skyline della cittadina capoluogo dell' isola, con i suoi
caratteristici quattro campanili che svettano sull'antico abitato. L'entrata
al centro, per le auto è a pagamento, ma pedoni e ciclisti possono liberamente
circolare per le strade che, per suddette ragioni, sono belle libere! Così
lanciato, entro in paese, dove scendo dalla bici davanti ad piazzetta medievale
accompagnato da una leggera pioggia. Insospettito da un'improvvisa ventata carica
di umidità, mi accorgo che a circa un centinaio di metri dietro di me,
una muro di "fumo d'acqua" stà raggiungendo a rapida velocità
il centro cittadino e . il sottoscritto! Incredulo, rimango però piantato,
intento nell'osservarlo avvicinarsi con tanta veemenza e forza, e mi scopro
ipnotizzato da questa muraglia d'acqua che lascia trasparire solo forme indistinte
dietro di se. La mia improvvisa ipnosi, che contrasta con la frenesia dei camerieri
intenti a raccogliere i tavolini e le sedie dei tanti caffè all'aperto
della piazzetta, è forse il motivo di risate di alcuni passanti croati.
E proprio la loro ilarità distoglie finalmente la mia morbosa attenzione
per ciò che mi aveva fatto tremare negli ultimi chilometri di strada
e, conscio dei pochissimi secondi a disposizione prima di una lavata di capo
colossale, imbraccio la mia fedele compagna di viaggio e trovo riparo sotto
un portico semi-nascosto, scoprendo però di non essere l'unico ad aver
avuto tale idea. Tempo 30 secondi e l'onda d'urto dell'aria che precede la pioggia
fa volare gli ultimi, malcapitati tavolini rimasti soli nella piccola piazzetta,
abbandonati anche dai propri angeli custodi in camicia bianca. Un lampo, che
illumina come un flash il fondale grigio di questo set cittadino, precede di
poco un fragore intensissimo che fa scattare più di allarme e più
di un commento di alcuni miei casuali vicini nel sotto-portico. Durerà
non più di 12-15 minuti, ma la quantità d'acqua e grandine riversata
al suolo penso abbia fatto poco entusiasti i contadini dell'isola! Progressivamente
il vento inizia a sgonfiarsi, e il tono di grigio del cielo gradualmente va
schiarendosi. L'aria è tersa di umidità ed i "peli d'oca"
comparsi sulle mie braccia denotano un considerevole abbassamento della temperatura,
ma decido comunque di rendere visita a questa magnifica cittadina anche se sotto
una costante e fredda pioggierella. E così, bici a mano, passo di viuzza
in viuzza per il centro cittadino, dove nobili palazzetti con portali e finestre
gotico-rinascimentali, edifici religiosi e rilievi in pietra su muri di antiche
case rivelano l'importanza storica e la bellezza del centro. Giunto nella parte
alta di Rab, complice anche una tregua atmosferica, mi avventuro per le ripide
scalette interne di uno dei quattro campanili simboli della città, da
cui la visione compensa con gli interessi ogni sforzo ed imprecazione dovuta
all'avversità climatica. Il panorama che si gode da qui è di quelli
che mille parole non riusciranno comunque mai a descrivere, ma ciò che
più mi catalizza lo sguardo è il colore cangiante del mare ad
ogni onda, ad ogni insenatura che interrompe brevi tratti di spiaggia, dove
già i primi immancabili balneanti iniziano a fare capolino nonostante
l'incedere della pioggia. Adesso che la burrasca è passata, anche il
mare sembra volersi riposare dall 'improvviso moto a cui è stato sottoposto,
adagiandosi stancamente lungo le sassose spiaggie dell'isola e protendendo di
tanto in tanto, come per stiracchiarsi, schiumose dita bianche verso terra.
Da qui vedo il paese riprendere piano piano i suoi lenti ritmi; tra i tetti
delle case riesco ad intravedere la piazzetta dove prima avevo trovato riparo
e dove adesso i camerieri dei caffè all'aperto, come al temine di una
battaglia in guerra, escono a recuperare i propri feriti. Il cielo plumbeo oramai
si è stabilizzato e, volgendo lo sguardo ad ovest, oltre il muro di cinta
del sagrato, non posso trattenere un sospiro d' emozione osservando la cromia
che la natura in quel momento mi regala con la terra, il mare ed il cielo che
si accostano in fantasiose sfumature. Il profumo del mare inebria i miei sensi,
e la voglia di farmi accogliere nelle sue acque è tanta, ma purtroppo
si è fatto tardi. L'ultimo traghetto riparte alle 18 in direzione Krk,
e devo ripercorrerere a ritroso l'itinerario dell'andata. Sotto l'immancabile
lieve, ma costante pioggia, recupero la bicicletta e, volgendo le ruote verso
il punto da dove poco prima la bufera aveva fatto il suo maestoso ingresso in
città, inizio a pedalare riscoprendo, durante il mio incedere, una gioia
infantile nel sentirmi pungere il viso da dolci aghetti d'acqua. La strada si
apre come uno specchio innanzi a me, ed i colori saturi della natura che mi
circonda mi emoziona una volta in più. L'erba bagnata dispensa il suo
profumo per tutto il cuore isolano, ed ora che le cicale tacciono ed anche i
"ciabattini" sembrano improvvisamente scomparsi, mi ritrovo così
a percorrere la via del ritorno in assoluta tranquillità e solitudine.anzi
no, c'è sempre la pioggia a farmi compagnia.
Cade l'ultima goccia d'acqua dal mio mento mentre attraverso la pedana mobile
del traghetto che mi riporterà a Krk. Oramai ho perso il conto di quante
sue "sorelle" l'hanno preceduta e non riesco più a distinguere
le figlie della pioggia dalle figlie del mio corpo. Con una piroetta, quest'ultima
nata, si libera da me, prima di frantumarsi come in mille sfere di cristallo
sul telaio della bicicletta. La sua vita è breve prima di tornare alla
terra, ma in quest'ultimo suo percorso riesco ancora una volta ad affogare le
mie emozioni. Come uno specchio, riflette le mia anima e conforta le mie certezze
su una terra che, per quanto sempre più soventemente violentata da una
folle ed irresponsabile massa di "ciabattini balneanti", con la sua
bellezza austera, riesce ad incantarmi ed a stupirmi ogni qual volta mi richiama
a sè con sublimi odi incantatorie. E così, appoggiata la mia fedele
compagna di viaggio alla parete verde del traghetto della Jadrolinija, con un
cenno del capo mi volto a salutare e a ringraziare Rab per la sua ospitalità
mentre, come un gigante buono, il nuvolone nero carico di pioggia che mi ha
accompagnato per le strade isolane, lascia filtrare il primo, timido, raggio
di sole del pomeriggio, come intendesse salutare la mia partenza con una strizzata
d'occhio. Osservandolo non posso che lasciarmi sfuggire un sorriso liberatorio
ma amorevole verso il suo scuro "volto", il che allarma e rende perplessa
una compagnia di motociclisti tedeschi imbarcatasi sul traghetto con me. Grazie
anche te, nuvola, per avermi fatto compagnia in questa magnifica, umida, giornata
croata.