di Stef
Dopo aver letto alcune Rece nelle ultime settimane, mi sono deciso a postare
questa mia dai toni decisamente poco seri :) La Rece del viaggio in questione
(che risale ormai a quasi due anni fa) e' principalmente lo sviluppo naturale
degli appunti di viaggio redatti appositamente per un caro amico.
[Reportage] La Finlandia: quattro deficienti e una donzella
A Helsinki l'incontro con l'ultimo quinto, quello mancante; era lì ad attenderci in aeroporto, contento di vederci dopo una settimana passata nella noia più totale a zonzo per la capitale. Tempo dieci minuti e subito a noleggiare l'auto prenotata dall'Italia; un gigante che, ad avercelo in italia, non riesci nemmeno a parcheggiare: un Chrisler *Grand* Voyager. Si cerca di capire come funziona la bestia e via. Inizia il viaggio. Per prendere confidenza con gli ameni luoghi il sottoscritto prepara un approccio metafisico alla regione. Il tutto dopo aver letto un interessante libro di tal Felice Vinci nel quale l'autore considera errate, in base a dati certi che esaurientemente descrive (è talmente verosimile che risulta quasi impossibile dargli torto), le di per sé già contraddittorie tradizionali collocazioni delle epiche omeriche nel mar Egeo, sostenendo una loro più consona trasposizione (in base a indizi climatici, geografici e di costume) nel mar Baltico. Si cerca quindi, con la scusa di andare a trovare i luoghi che l'autore del libro delinea come possibili collocazioni per le vicende narrate nell'Iliade (nella fattispecie Troia e le zone della battaglia contro gli achei), di immergersi nella campagna finlandese. E finalmente comprendiamo perché in Finlandia son tutti rallisti: esci dalla statale e ti trovi in strade in terra battuta, in perfette condizioni, che in cinque minuti riducono l'auto in un letamaio ;))) La sera il primo approccio con la Finnish people; a dire il vero abbastanza terrificante. Visto il ritardo si decide di fermarsi a Salo dove hanno riadattato per l'estate una scuola a ostello. Dovremmo essere gli unici ospiti, purtroppo ci sbagliamo: ci sono due ubriachi un po' invadenti che nel giro di qualche ora faranno degenerare le cose. Poco prima di cena uno dei due esce dalla doccia con il solo asciugamano in vita (già questo uno spettacolo assolutamente disgustoso) e qualcosa nella mano che non riusciamo subito a riconoscere. resto detto: un coltello a serramanico con lama da 20 cm che poco dopo gli cade distrattamente a terra. Da lì in poi l'ansia inizia ad insinuarsi tra le pieghe del gruppo. In un inglese decisamente sconclusionato e pastoso (causata da una forte assunzione d'alcool) uno dei due cerca di rassicurarci sulla loro amicizia e buona fede. Ci racconta le loro peripezie che, invece di placare gli animi, danno la reale dimensione della situazione. Scopriamo così che i due tizi stanno fuggendo dalla polizia di Helsinki dopo aver picchiato alcuni dei poliziotti venuti a sedare una maxi rissa nella quale i due sono stati coinvolti. Ma la cosa ancor più terribile era il continuo battibecco al limite della tensione tra i due ubriachi che rendeva la situazione decisamente instabile. Ad ogni affermazione dell'amico che avesse lo scopo di rassicurarci ("we are your friends, no problem, no problem"), quello dei due con lo sguardo vitreo rispondeva: "maybe not" (con un tono grave; e lento). Più di una volta la paura che uno dei due si scagliasse verso qualcuno di noi stava per concretizzarsi. Se a questo aggiungiamo che di lì a poco il ragazzo che gestiva il tutto sarebbe andato a casa lasciandoci soli con quelli, si capisce il motivo della decisione presa all'unanimità. lle undici di sera andiamo dal giovine e, dopo averlo messo al corrente della situazione (e dopo averlo fatto sentire in colpa per aver permesso a gente di quel tipo di aver trovato posto in ostello della YHI), chiediamo gentilmente di trovare cinque posti nell'ostello più vicino. Alle undici e mezza partiamo verso Turku, nostra meta, più tranquilli e rilassati, per la prima volta da che eravamo partiti veramente uniti.
/giorno 2
Il giorno successivo si decide di fare un cambiamento di programma e di andar per isole, quelle dell'arcipelago prospiciente Turku. Collegate tra loro da ferry boat gratuiti (sic!) le isolette ci mostrano ancora il lato agreste e a misura d'uomo del paese Finlandia. La giornata è soleggiata e si rivela particolarmente rilassante. La vegetazione e i profumi della natura rimandano alle nostre montagne, al punto che t'aspetteresti da un momento all'altro lo spuntare delle dolomiti. Decidiamo di tenere nota delle nostre stronzate o folgorazioni: nasce la rubrica "Ipse Dixit". La prima frase, nemmeno a dirlo, è mia: "è come essere in montagna ma senza le montagne". Ovviamente le cose filavano talmente lisce che, come ogni mediocre scrittore o commediante sa, era quasi impossibile non aspettarsi l'imprevisto. Un imprevisto vestito da polizia che, dopo aver controllato con efficace tecnologia la nostra velocità (62Km/h), ha giustamente deciso di fermare lato strada la nostra carovana colpevole di aver superato di ben 12 Km/h i limiti di velocità: 500 marchi finlandesi (85 euri). A nostra discolpa sosteniamo di essere arrivati a tale folle velocità solo a causa della discesa successiva a un dosso che ha scientificamente permesso alla legge di accelerazione di mostrarsi in tutto il suo gagliardo e truffaldino splendore. Ritorniamo dopo questa simpatica (cribbio! 500 marchi!) parentesi all'amenità del paesaggio. Caratteristica peculiare di questo paese è quello di non avere catene montuose degne di questo nome. Ciò permette, oltre a cambiamenti repentini di tempo, di avere sempre sotto gli occhi un cielo particolarmente sognante con nuvole disposte ad altitudini diverse: cumuli, strati, cirro strati. Queste lande con orizzonti a più infinito e un cielo talmente immenso da sembrare finto. Tra gli appunti ritrovo due versi scritti a caldo: Inebriati dalla natura, il respiro s'acquieta al sapore dell'aria. Decidiamo di inoltrarci nuovamente per strade e stradine (sto' granvoiager l'é péso de un forastrada) e dopo aver lasciato il bestione a lato di uno di questi sterrati ci inoltriamo nel bosco. Non molto grande, anzi tutt'altro; tempo pochi minuti e il boschetto finisce, e pure la terra sotto di noi. Davanti ai nostri occhi si apre uno spettacolare mare scuro e pavido che iniziava ad inasprirsi sospinto dal vento che portava nuvoloni carichi di pioggia. Ma solo dopo essere riusciti a districarci da questo scenario così avvolgente prendiamo coscienza del luogo in cui siamo capitati (l'aereo: era tutto un sogno, mamma mi guardava; e mi guardava ancora, io la fissavo e lei mi fissava; poi mi mise la sua giacca così che non prendessi freddo; e allora, solo allora pensai: che cacchio sto scrivendo? Un po' fuori tema non ti pare? Neanche avessi nove anni e stessi sorvolando l'atlantico. Ueh! Sveglia, chiudi sta parentesi e continua sto' resoconto!): una specie di villaggino/sauna per i week end. C'erano saune sparse un po' ovunque: saune a legna, raccolte, intime, quattro cinque persone non di più; le più fortunate in vista lago, utile per gettarvisi dopo la sauna, alcune anche con la cordicina per aiutarsi a risalire dai pendii resi umidi e scivolosi dalle acque. Insomma un bel posto: se ci fosse la persona giusta (altro "Ipse Dixit").
/giorno 3
Spendiamo a questo punto due parole sull'ostello nel quale abbiamo pernottato per un paio di giorni; nel caso in cui la signoria vostra abbia occasione di passare da quelle parti si ricordi che potrà dormire con neanche 20.000 lire. Praticamente (sì, lo so che non si dice "praticamente"; anche perché se "praticamente" è così, "teoricamente" dovrebbe essere diverso?) all'interno del centro storico, l'ostello "Turku" (che fantasia!), recentemente restaurato, è particolarmente gradevole, molto pulito, camere da 3 a 5 letti, con una cucina ampia e una hall comoda dove si possono conoscere decine di giovani donne. Come per ogni ostello, però, è necessario un po' di spirito d'adattamento: sacco a pelo sopra il letto e servizi igenici (e doccia) in comune. Mattinata dedicata alla visita della città: ex capitale della Finlandia, Turku vanta una grande rivalità con Helsinki; attraversata da un fiume che arriva sino al mare ("Bene! Bravo! Non le pare al signorino che ogni fiume arriva fino al mare?" "ma, ma, signora maestra, io, io, volevo, cioè, quello che volevo dire è che si tratta di un canale navigabile), questa città ha purtroppo perso nei secoli parte delle sue costruzioni più antiche, finite letteralmente in fumo da più e più incendi (ecchediamine ma sti nordici so' de coccio! Quanto tempo ci hanno messo a capire che è preferibile evitare di costruire case interamente di legno?). Da sottolineare un'opera di Mario Mertz che domina e controlla la città dall'alto della ciminiera di una fabbrica di fine ottocento. Si tratta di un installazione in neon sviluppata in verticale che riproduce i numeri di Fibonacci (nella fattispecie: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89). Nelle vicinanze si trova il castello di Turku dove sinceramente ho preferito giochicchiare con gli scoiattoli nel parco adiacente che entrare. A tale proposito aprirei un'altra parentesi sul rapporto di alcuni simpatici mammiferi che, a casa nostra, nemmeno ci degnerebbero di uno sguardo. Appena entrati ("entrati, entrati, mica c'erano delle recinzioni"; "ma sì, che balle, era una figura retorica") in questo bellissimo parco notiamo due scoiattoli che si rincorrono su un albero. Impossibile resistere alla tentazione: ci fermiamo ad osservarli. Passano i minuti e i due animaletti continuano a giocare tra loro, sono aggrappati alla corteccia dell'albero e continuano a roteare attorno al tronco. La scena, di per se esilarante, dopo un po' riesce a stancare i miei compagni di avventura. Così mentre loro si allontanano io rimango a osservare gli scoiattoli. Ed è a questo punto che accade una cosa impensabile in Italia: abbassatomi per evitare di incutere timore, inizio a chiamare uno degli scoiattoli come si farebbe con un micio e, sorpresa, questo iniza ad avvicinarsi. Piano, lentamente, con un po' di paura mista a curiosità ma si avvicinava. Al minimo impercettibile ritornava, quasi fosse un elastico, al punto di partenza per poi ricominciare arrivando, all'ultimo, sino alle mie mani. E ogni volta che si fermava si alzava su due zampe guardandomi dritto negli occhi quasi volesse dire: "cazzo vuoi?" e tirava su col nasetto (sniff, sniff). Sono sicuro che sarebbe potuto salirmi in spalla; "sarebbe", perché dopo aver visto che razza di unghie si ritrovava ho rinunciato all'incontro ravvicinato del quarto tipo. Ritrovo poco dopo mezzodì, dopo una bellissima passeggiata mattutina per la città assolata, all'ostello; si riparte alla volta di Rauma e del suo centro storico dichiarato patrimonio internazionale dall'Unesco. Infatti si tratta di una splendente cittadina che ha conservato, unico caso in Finlandia, il centro storico originario con le abitazioni in legno. Ci attendono un centinaio di chilometri. Apriamo una parentesi sulla canzone del viaggio; un'unica canzone che ci ha accompagnati ogni qualvolta si saliva in auto pronti per affrontare le lunghe distanze finlandesi; è saltata fuori per caso, registrata alla fine di una cassetta per riempire lo spazio vuoto rimasto. E' una canzone affascinante, avvolgente, sognante: "All I Need" - Air. Nient'altro da aggiungere.
/giorno 4
Ci svegliamo a Tampere, in un campeggio. Siamo arrivati la sera prima, tardi,
come nostro solito, dopo aver prenotato per tempo (in mattinata). Fuori piove
e la giornata non prevede nulla di buono; abbiamo pernottato in un bungalow/cottage
per 6 persone con cucina di per se non malvagio Disgustosi invece erano i bagni
del campeggio, disgustosi come solo i bagni dei campeggi sanno essere. I maschietti
si rifiutano di fare la doccia prevedendo un miglior accomodamento per la sera
nella città successiva. L'unica ragazza del gruppo invece s'azzarda;
e trova sorprendentemente pulito il bagno delle donne. La domanda sorge (come
il sol dell'avvenir) spontanea : perché noi maschietti riusciamo rendere
lercio qualsiasi angolo con cui veniamo a contatto? Ma lasciamo questa domanda
esistenziale e ritorniamo alla nostra città. Tampere è la più
grande città industriale della Finlandia, paragonabile alla nostra Torino.
Qui iniziarono i primi subbugli dei lavoratori, da qui partì la lotta
che portò alla guerra civile tra Bianchi e Rossi, qui trovò rifugio
Lenin in vari periodi della sua vita prima di ritornare in Russia dopo la rivoluzione
del febbraio '18. Tant'è che qui esiste perfino un museo a lui dedicato
che il sottoscritto, insieme all'unica altra persona interessata, non poteva
mancare di visitare. Ben poco, chiariamoci subito. Quello che pomposamente è
chiamato "museo" altro non sono che due stanze in cui sono state raccolte
le documentazioni della permanenza di Vladimir Ilic Ulianov nella patria finlandese.
A una ottima documentazione scritta che aiuta il visitatore più scafato,
quello che ha capito che senza leggere la dispensa sarebbe fuori al massimo
in dieci minuti, ci accompagnano attraverso le vetrine dei veri e propri feticci,
il più esilarante dei quali si è guadagnato uno spazio a sé,
di tutto rispetto, nel fondo della stanza: si tratta del divano letto (sic)
nel quale dormì (!) Lenin insieme a un altro rivoluzionario durante la
visita di un amico a Tampere. In giornata, dopo i ritrovo all'ora "x"
nel punto "x", partiamo alla volta di Jyväskylä (si legge
"iuvascula") la città del famoso architetto Alvar Aalto e della
"amica misteriosa", che poi misteriosa non lo è affatto ma
serve a dare un tono al resoconto. Questa ragazza, studentessa universitaria,
ha lavorato a Venezia per qualche mese al museo gestito dalla Fondazione Peggy
Guggenheim trovando ospitalità (ospitalità, ospitalità,
che parolona, pagava l'affitto) nell'appartamento di Silvia, la donna della
nostra spedizione. Le due, diventate amiche, si sono ripromesse di ritrovarsi
in Finlandia dove, nel frattempo, Suvi, questo il nome della finlandesina, era
ritornata. Storia commovente, n'èvvero? E a Jyväskylä ecco
arrivare il tanto sospirato primo approccio con la sauna finladese! Bisogna
prima chiarire che l'ostello nel quale abbiamo trovato il posto dove poggiare
i nostri fondoschiena non era un ostello qualunque. Perlomeno non lo era nel
prezzo: quasi 43.000 lire, abbastanza se pensiamo che la media del viaggio si
aggirava sulle 20.000 lire a notte. A suo discapito debbo ricordare che le camere
erano doppie ma soprattutto, dopo quattro giorni passati dentro il sacco a pelo,
erano fornite di profumate lenzuola. Ritorniamo però a quell'invenzione
sublime che prende il nome di sauna. All'interno del gruppo solo il quinto elemento
(no, non Bruss Uilliss), colui che era già a Helsinki una settimana prima
a girarsi i pollici nell'attesa del nostro arrivo, aveva provato l'ebbrezza
della sauna; e proprio lui, al secolo Antonio, ci ha introdotti in quel mondo.
Prima cosa da sapere è che la sauna promiscua esiste solo nelle abitazioni
private (purtroppo). Abbiamo spiacevomente scoperto che nei luoghi pubblici
esistono saune differenziate per maschietti e femminucce (allo stesso modo delle
toilette), o vengono applicati orari differenti nel caso di unica sauna disponibile
(differentemente dalle toilette). La seconda cosa da sapere è la differenza
tra la sauna e il bagno turco: nella prima il tasso di umidità è
bassissimo con una temperatura che oscilla tra i 75° e i 90°, nel secondo
mantendo bassa la temperatura, che arriva a circa 50°, è l'umidità
a raggiungere livelli altissimi (90°), da cui il caratteristico vapor acqueo
modello "nebbia in val padana". La terza cosa è la totale nudità
richiesta. Si lascia ogni abbigliamento e si varca la porta della sauna completamente
nudi. Si entra in una stanza piccola, calda e interamente ricoperta di legno;
mediamente con panche su due o tre livelli (modello stadio), al lato della stanza
troviamo una specie di stufa elettrica (ah, la modernità! Difficile trovare
ancora delle stufe a legna). In realtà si tratta di un insieme di resistenze
sulle quali poggiano centinaia di pietre, su queste pietre roventi i temerari
(noi) getteranno dell'acqua gelida, con un mestolone, riscaldando l'ambiente.
Risultato: si suda. Maremma maiala quanto si suda. Ma ci si rilassa: ha un certo
effetto catartico. L'effetto dato dall'evaporazione dell'acqua è particolare:
una volta gettata sopra le pietre l'acqua evapora rilasciando una parte del
calore; una volta raggiunto il soffitto (basso) ridiscende dando una seconda
"botta" di calore maggiore della prima. Il risultato è quello
di sudare quanto un'ora di corsa in piena estate ma con in più questa
sensazione di trascendenza molto orientale. Sembrerebbe tutto finito, e invece
è solo l'inizio. Dopo una permanenza in sauna variabile, a seconda di
quanto ognuno vuole rimanere, e un numero variabile di mestolate sulla stufa,
a seconda di quanto uno resiste, si esce con i pori ben dilatati e ci si ficca
sotto la doccia gelida! Così, su due piedi, posso capire che sembrerebbe
un gioco nemmeno velatamente masochista, ma posso assicurare che la sensazione
provata è di gran rilassamento. Da qui una scelta: o si tenta un nuovo
ingresso in sauna (e si ripete quanto sopra sino a qui) o ci si siede su comode
poltrone, svaccati come non mai. La sera prepariamo una cenetta coi fiocchi
(a dir la verità "prepara", l'unica donna che si è fatta
carico del buon mangiare, perché noi maschietti cincischiamo) alla quale
invitiamo anche Suvi. Contenta dell'invito la nostra finlandesina? Figuriamoci!
La ragazza (abbastanza permalosa) era un po' arrabbiata per il mancato appuntamento
fissato per il pomeriggio. Infatti a causa del nostro proverbiale ritardo abbiamo
dovuto rimandare la torta di benvenuto. E nella precisa Finlandia questo non
si fa. Suvi ci fa subito capire quanto siamo fuori luogo in Finlandia: i nostri
ritmi "sbarazzini" poco si agganciano a quelli locali dove è
inconcepibile pensare di cenare alle dieci di sera. "Cara - faceva notare
al telefono Suvi rivolta a Silvia - qui non siamo in Italia dove si cena quando
si vuole, ora *sei* in Finlandia!". Le biondine cenano alle 17.30 circa.
Durante la cena Suvi si rivela una piacevole conversatrice a dispetto di quanto
ci si aspettava dopo la sua telefonata a Silvia. La serata s'accomoda, tutti
chiacchierano di tutto. Dopo aver accompagnato Suvi a casa, ci accomodiamo anche
noi: a letto. /giorno 5 Fortunatamente compresa nelle 43.000 c'è una
colossale colazione "internazionale" (caffè, aranciata, pane
tostato, yogurt, müesli, etc.): da bravi italiani ci abbuffiamo. Con eleganza,
ma ci abbuffiamo. Ci attende la città di Jyväskylä. Dapprima
decidiamo di visitare il museo progettato e dedicato interamente ad Alvar Aalto
dove dedico picevolmente qualche ora a rispolverare gli studi fatti in gioventù.
Molto interessante, ben curato il percorso filologico che ci guida attraverso
le varie fasi della vita dell'architetto. Un curioso aneddoto sull'ingresso
al museo: cercando la mia tessera universitaria per la riduzione, trovo nel
portafogli anche il badge per le fotocopie con il simbolo e la dicitura "Università
di Padova". Decido di metterlo a disposizione di chi avesse voluto tentare
la sorte contando sull'ignoranza della nostra lingua da parte della ragazza
alla cassa. Funzionò? La cassiera si accorse di qualcosa? Tutto andò
a buon fine? Assolutamente sì! Dopo la mia tessera, e quella del batterista
(peraltro laureato da tre anni), è passata anche la tessera delle fotocopie
;))))) La città è una città universitaria in sè
molto giovane, con costruzioni relativamente recenti. Sbrindoliamo per le vie
alla ricerca degli edifici progettati da Aalto soffermandoci sul teatro. Entriamo,
ma scopriamo che all'interno della sala si sta tenendo un simposio a pagamento:
purtroppo non si può entrare. Non digiuni dei film di James Bond, ci
ricordiamo che non si deve "mai dire mai" e di soppiatto, con scatto
felino, riusciamo a salire le scale e arrivare al piano superiore dove si trova
il Caffè e da cui si riesce a controllare le vichinghe da mezza tonellata
che stazionano alle porte d'entrata alla sala. Che sia dovuta andare al bagno?
Che abbia avuto la necessità impellente di strafogarsi di cheeseburger
al McDonald prospicente il teatro (dopo tutto per mantenere una certa stazza
bisogna curare i particolari)? Fatto sta che una delle valchirie si assenta
per qualche minuto facendoci balenare una ideuzza: entrare di nascosto per ammirare
la sala principale del teatro. Ce la facciamo senza farci calciare il sedere
e riusciamo finalmente a godere appieno delle strutture progettate da Aalto:
armoniche, funzionali, curate nei particolari. Nel pomeriggio ci avviamo verso
la cittadella universitaria progettata,
anch'essa, da Aalto: si tratta della facoltà di pedagogia.
Con macchine fotografiche alla mano entriamo con facce di calcestruzzo credendo di trovare qualche ostacolo; nessuno invece presta attenzione a questi tre scemotti (del gruppo, Antonio ha preferito il pisolino pomeridiano all'architettura, Silvia era dalla mattina che vagava in solitaria per la città) che stavano curiosando un po' dappertutto. Rimaniamo affascinati dalla sensazione spaziale che l'architetto infonde agli interni, ricreando in spazi chiusi il rapporto esterno/interno. Dopo qualche scatto alla struttura interna (e un occhio alle universitarie biondissime) notiamo che anche qui ci dev'essere qualche particolare manifestazione. Scopriremo di che si tratta dopo essere saliti, con rinnovata faccia di legno, nell'aula magna. Questa infatti, piena zeppa di professori, ospitava una conferenza sui rapporti tra le culture ungro-finniche. Cogliamo l'occasione di una pausa accordata dal relatore per fotografare questa interessante aula; il nostro muoversi con svaccata naturalezza ci fa sembrare a occhi estranei dei fotografi/giornalisti. Ecco ti pareva, al solito! Mancano solo dieci minuti al rendez-vu a casa di Suvi e siamo in ritardo. Corsetta veloce ma questo non ci impedisce di arrivare cinque minuti dopo le sei (l'ora dell'appuntamento). Suvi ci accoglie nella sua casa universitaria che divide con il fidanzato (Æro). Ci accoglie con la torta promessa il giorno prima e ci annuncia ufficialmente che saremo ospiti a casa dei suoi a Oulu nella giornata di domani. Probabimente la sera prima era servita proprio a capire che eravamo stupidi e innoqui: ma dico, e ci voleva tanto? Come già detto Suvi è una piacevole conversatrice, Æro invece si trova un po' impacciato a causa della scarsa conoscenza dell'inglese. Però è un ragazzo simpatico e abbastanza fracassone; ma si sa, le donne frenano il fracasso che gli uomini vorrebbero esprimere: bisognava essere lì per osservare quali occhiatacce partivano da Suvi in direzione di Æro. Una nuova cena in ostello. Questa volta Suvi è accompagnata dal fidanzato e al nostro tavolo si aggiunge una giapponese che stava preparando la cena in solitudine. Prontamente fermata è stata dirottata alla spaghettata. Avanziamo degli enormi würstel chiamati Makkra: con un geniale inventiva e come sano gesto goliardico li lasciamo in dote nel frigorifero dell'ostello dopo avervi scritto sopra "Remember my member".
/giorno 6
Partenza mattutina verso Oulu, nel nord ovest del paese. Accompagneremo Suvi a casa dove saremo ospitati dalla sua famiglia. Finalmente scopriamo a cosa servono quelle specie di parchimetri che spesso troviamo in alcuni parcheggi. Ogni posto auto è dotato di questo particolare tubo con relativa scatoletta in cima: sono parcheggi privati (lo avevamo presupposto dagli improbabili pittogrammi che sottostavano l'indicazione di parcheggio) con relativa spina elettrica per le auto; sono delle spine simili a quelle industriali per prese di cui ogni automobile è dotata (anche il nostro Chrislerone) che permettono, attacandovisi, di riscaldare il motore e l'abitacolo durante gli inverni (dove si arriva a anche a -40!). Il percorso che ci attende non è una passeggiata: circa 450 km se non ricordo male! Impossibile non cercare, a un certo punto, di allietarlo all'italiana: sembra incredibile ma ci siamo improvvisati coro. I maschietti, forti di avere tra di loro un ex alpino del coro della Julia tut'ora inserito in un coro di ex alpini (Daniele), hanno iniziato a intonare canzoni come "Bella ciao", "E mi la dòna mora", "Ein prosit" e altre canzoncine da riproporre la sera nel raccolto e intimo momento famigliare. Insomma ci preparavamo per rompere i timpani (e pure le palle) alla gentile famigliola che ci stava offrendo la loro casa: che animi ignobili siamo. L'ospitalità di cui ci onora la famiglia finlandese ha del commovente. Veniamo accoltolti come degli amici di vecchia data benché fin'ora nessuno conoscesse nessuno; a parte Silvia, ovviamente. Sembrava che, veramente, l'essere amici di Silvia fosse il solo e unico motivo per poterci considerare loro amici. La casa finlandese in cui entriamo è molto calda, abbastanza "organica", se vogliamo rubare un termine all'architettura. A un solo piano, ruota tutt'attorno al camino centrale; il pavimento è rialzato per permettere una adeguata ventilazione grazie a dei normali bocchettoni. Bisogna però anche qui premettere che, pur non esistendo, come ci hanno sottolineato gli amici finlandesi, grosse disparità economiche tra la popolazione finlandese (non ci sono ricchissimi, ma nemmeno poveri), il lavoro del padre di Suvi è di quelli ben remunerati: direttore di un centro all'avanguardia nella realizzazione di stereografie in resina. Come già accaduto a casa di Suvi anche qui, come in tutta la Finlandia ma precedentemente non ricordato, è necessario togliersi le scarpe e camminare scalzi all'interno della casa. La conversazione con la famiglia si fa piacevole: il padre si dimostra disponibile a soddisfare le nostre curiosità sulla cultura finlandese (per questo pagheremo pegno poi quando verrà il nostro turno di parlare per minuti e minuti per soddisfare la sua curiosità); Marija, la figlia maggiore, vive da anni a Roma dove lavora come guida turistica, parla molto bene l'italiano e, scopriremo poi, non potrebbe più tornare a vivere stabilmente in Finlandia dopo aver scoperto le meraviglie del nostro paese (storiche, culturali, di pensiero); la madre purtroppo non conosce l'inglese e quindi appare un po' tagliata fuori dalle conversazioni. Impossibile non narrare l'incredibile gaffes del sottoscritto con il padre di Suvi. Situazione: tutti i maschietti seduti in circolo, divisi tra divani e poltrone a raccontare le reciproche aspirazioni e occupazioni, le donne in cucina a spignattare e a raccontarsela tra loro. Io, sprofondato sul divano, racconto della mia situazione di studente/lavoratore e della mia visione del lavoro. Sostengo che mi piacerebbe anche lavorare ad Amsterdam, bella citta', creativa ma allo stesso tempo rilassante. Ma mentre proferisco codeste parole non interviene il carissimo Omar sottolineando in modo scherzoso che, ad Amsterdam, ci andrei per fumare? Senza accorgermi parlo di relax, calma, tranquillità (insomma, senza accorgermene do corda al ragionamento di Omar) quando vedo il padre di Suvi che, guardandomi attonito, aveva assunto la tipica espressione di chi in un millesimo di secondo ha cambiato opinione su di te. Fortunatamente durante la serata riusciamo a rimediare allo scherzo da prete di Omar. L'onore più grande per un ospite in Finlandia è quello di poter disporre della sauna privata. Ed è proprio con l'invito a utilizzare la loro sauna che comprendiamo quanto la loro ospitalità fosse sincera. Il terrore di dover entrare in sauna anche con il padre e di Suvi con le pudende a penzoloni faceva riaffiorare il pudore che credevamo d'aver perso: fortunatamente solo noi quattro maschietti siamo entrati nella sauna. Dico fortunatamente perché alla fine siamo riusciti a profanare pure quella. Come? Con una scorreggia pestilenziale lanciata a bomba contro l'ospitalità. E nella colpa siamo giustamente sprofondati quando, dopo essere usciti dalla sauna, abbiamo scoperto che non era finita lì. Avevano preparato nel porticato, all'aperto (saranno state le 23.00), un tavolino con succhi di frutta, acqua, mirtilli, elegantemente adobbato con candele profumate e pronto per accogliere i profanatori. E' incredibile come possa ancora esistere il silenzio assoluto. Nel buio e nel silenzio, in accappatoio e ciabatte, ci siamo sentiti a casa.
/giorno 7
Giorno del distacco dai nuovi amici, una profonda tristezza si insidia in tutto il gruppo: ma non prima di una colossale colazione finlandese. E finalmente comprendiamo perché le biondine sono tutte un po' in carne, anche quando meno te l'aspetti. Il tavolo in cucina che ci si presenta al nostro risveglio è un ricovero per affamati: pane di ogni tipo, formaggi variegati, strani involtini di riso, diversi tipi di salmone; nonché caffè in quantità industriali, latte, yogurt, thè, etc. Avrebbero potuto sfamare un esercito ma avevano deciso di ingozzare solo noi. Devo dire che anche gli assertori della "colazione sostanziosa" sarebbero disposti a ritrattare le loro posizioni di fronte a tanto. Dicevamo: domenica mattina, giorno della partenza. Al solito lasciamo che sia "All I need" a segnare l'inizio della giornata ma, diversamente da quanto aveva significato sin'ora, le stesse note si insinuavano in noi lacerando i nostri stati d'animo, concupendo la nostra tristezza: sapevamo di lasciare alle spalle qualcosa che non sarebbe mai potuto ritornare. Mai più. Che frase ad effetto, névvero? Potrei scrivere libretti di serie B, che ne dici di qualcosa come Harmony? "Glenda attraversava il pontile, il sole volgeva al tramonto e Luke alle sue spalle si allontanava verso l'automobile. Era dura da accettare, difficile pensare ancora al futuro senza di lui. I suoi occhi lucidi versavano acri lacrime di profondo risentimento; cosa mai aveva portato alla decisione di lasciarla così, durante la vacanza al lago programmata da mesi? Perché l'auto che rombava, ormai all'orizzonte, non si stava portando via le sue pene oltre al suo unico amore?" La destinazione prevista era Rovaniemi, città completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale e riprogettata dall'onnipresente Aalto. Ormai siamo arrivati a presupporre una possibile sua implicazione in qualche banda mafiosa, visto che, incredibile a vedersi, la Finlandia è disseminata di sue opere. Due di noi decidono di rimanere in città; in tre volgiamo lo sguardo verso nord e proseguiamo alla volta di Inari: inizia il viaggio nel viaggio. Innanzitutto un Chrisler Grand Voyager alla completa mercé di tre persone è un'esperienza mistica, se a questo aggiungiamo che il posto dove siamo diretti si trova a quattrocento chilometri oltre il circolo polare artico completiamo l'estasi nella quale questi gretti materialisti sono sprofondati. Iniziamo così una mistica avventura all'interno del profondo nord. Un'avventura che porta finalmente all'incontro con le renne, che ci porta in lande di frontiera, lande senza nazione, dove vi si riconoscono tutte le terre di frontiera del mondo moderno: Alaska, Canada, Terra del fuoco. Il paesaggio che attraversiamo non è molto dissimile da quello che abbiamo conosciuto e apprezzato in questi giorni e la temperatura è mite; questo ci stupisce visto che il punto d'arrivo, a ben guardare un planisfero, si trova in compagnia di ben poche terre. Per fare un banale esempio, la fredda Islanda è ben al di sotto della nostra meta (che fai ancora qui? Perché non stai consultando un atlante geografico? Ah, che scansafatiche :-P ) Unico puntiglio, piccola nostra soddisfazione mancata, è l'assenza della tundra. Nel nostro immaginario il nord della Finlandia era sinonimo di tundra, e invece, a parte una natura sicuramente più diradata, gli alberi non lasciano il posto a muschi e licheni, ma impongono ovunque la loro presenza. La strada ancora una volta si presenta lunga e diritta, quasi attraversassimo, chessò, il deserto del Nevada visto in numerosi film. Così lunga e dritta che non ti aspetteresti che spunti, tutto d'un tratto, una pista d'atterraggio per i caccia. E invece è proprio quanto è accaduto. All'improvviso la strada si è allargata, trenta, quaranta metri di carreggiata, e per più di quattro chilometri non ha virato di un solo millimetro; e il limite? Il limite al solito è sempre sotto i canonici 100 Km/h. Decidiamo di dormire in auto. Ci diamo così alla pazza ricerca del panorama perfetto, il panorama che ci avrebbe dovuto accompagnare per tutta la notte e accoglierci al nostro risveglio. Qui ben oltre il circolo polare, nonostante i mesi nei quali si verifica il sole di mezzanotte siano già alle spalle, la notte è chiara e ci rischiara il sonno.
/giorno 8
Quale miglior risveglio dopo una nottata passata a lottare, avvolti nelle giacche a vento, con il grande russatore; no, non pensare a un normale rumore di fondo che ti accompagna per tutto il sonno, immagina piuttosto un orso che ti grugnisce nelle orecchie a tutte le ore, un orso che è impossibile zittire, un orso che subito dopo aver appoggiato la testa sul guanciale inizia il suo inesorabile concerto. Dicevo, quale miglior risveglio si può immaginare, dopo una tale notte, del caldo abbraccio di questo incredibile paesaggio che ci avvolge. Ritorno a Rovaniemi dopo aver curiosato per il paesello. Ed è proprio grazie alla nostra proverbiale curiosità che comprendiamo il motivo per il quale al nostro ingresso al paese il giorno prima siamo stati fermati, con altre quattro automobili (le uniche), per un test alcolico: in queste zone, apprendiamo, esistono delle piccole vene auriferee, così piccole che il poco oro trovato dai setacciatori di ruscelli viene usato per solenni ubriacate in paese. A pochi chilometri da Rovaniemi si trova il circolo polare ed è proprio qui che, al nostro ritorno, decidiamo di sostare, al Napapiri Artic Circle, dove qualche imprenditore intraprendente ha realizzato la casa di Babbo Natale: immaginati Gardaland in veste natalizia e avrai una chiara idea di cosa ci siamo trovati di fronte. Curiosa la scritta all'ingresso della casa di BN: "Babbo Natale non gradisce che all'interno della sua casa si effettuino fotografie, questo perché potrebbero infastidire i folletti, rovinare con il flash i suoi quadretti e per motivi di copyright". Qui troviamo Ran, la giapponese della spaghettata a Jyväskylä. Crede a Babbo Natale, che tristezza, anche in Giappone sono stati infagocitati dalla globalizzazione. Le diamo un passaggio sino all'ostello. Anche questa sera verrà invitata a cenare con noi. E qui apriamo una delle innumerevoli parentesi che abbiamo sin qui aperto. Nei giorni precedenti aleggiava tra il gruppo la canzone di Jeeg Robot d'Acciaio, canzone in italiano ma cantata sulla base originale giapponese (do you remember? "Jeeg va, cuore e acciaio, Jeeg va"). Quale miglior occasione per appurare la veridicità di cotale fatto. Insomma inizio a canticchiare, Ran non ricorda (in Giappone i Robot non vengono visti dalle ragazze che gli preferiscono cose tipo Candy Candy); allora inizio a spiegare cosa succedeva nel cartone animato: "un ragazzo che corre in motocicletta e, ogni volta che viene avvisato dell'arrivo dei nemici, si getta da un dirupo dove la moto si frantuma (ogni puntata frantuma una moto!), fa un doppio salto carpiato e si trasforma nella testa di Jeeg". All'ostello, non un gran che a dire la verità, conosciamo una moltitudine di persone; tra gli italiani, difficilmente dimenticabile, un progettista dell'Italdesign che arrivava in bicletta da Helsinky e il suo casuale compagno di viaggio, un irlandese oltre la sessantina libertino e fracassone, una specie di incrocio tra Walt Whitman e Karl Marx. Giornata non molto piena, a dire la verità. Credo si possa tranquillamente passare al giorno successivo. Non prima però di poggiare nuovamente le membra su un morbido materasso.
/giorno 9
Giornata dedicata al trekking. In Finlandia ci sono numerosi percorsi dedicati e decidiamo di approfittare di questa occasione. Scendiamo verso sud e a metà mattina raggiungiamo il punto d'attacco. Purtroppo il tempo volge al peggio e, proprio durante la nostra camminata, la pioggia inizia a cadere copiosamente. Imperterriti continuamo almeno sino a ciò che nella guida viene definito come "panorama mozzafiato". Come era prevedibile si tratta di una passeggiata nei boschi fatta di saliscendi, ma senza particolari dislivelli (tant'è che, differentemente dalle indicazioni alle quali siamo abituati, qui misurano le distanze in chilometri e non in ore), a parte l'ultima salita che si accinge a portarci al famoso panorama. Probabilmente la colpa è nostra che sulla parola "mozzafiato" abbiamo fatto troppo affidamento, fatto sta che rimaniamo delusi da quanto vediamo. Mi chiedo, ma a che cavolo di paesaggi sono abituati questi finlandesi? Certo che, in una nazione per lo più pianneggiante o collinare, gole di questo tipo potrebbero essere un'attrazione non da poco, ma almeno venissero a vedersi le Dolomiti! Cadrebbero tutte le loro convinzioni! Li porterei io a cima Marcora o sulla vetta della Tofana di Rozes in una limpida giornata, vorrei vedere se sarebbero ancora capaci di nominare "mozzafiato" quei loro paesaggi. Interessanti, selvaggi, per carità, ma che ho visto milioni di volte in qualche orrido nostrano. Inzuppati per bene ritorniamo un po' delusi all'auto e ci avviamo verso l'ostello. Il percorso che decidiamo di effettuare, definito "panoramico", questa volta non ci delude. Siamo testimoni di un fantastico tramonto sul lago che ci cattura per decine di minuti. Anche qui riporto due versi senza pretese trovati tra gli appunti di viaggio: Al guardare la luce nel lago riflessa, rivedo me stesso allo specchio, invecchiato. Purtroppo sembrerebbe che questa camminata finita male, sia nelle aspettative che nei risultati, aggiunta alle tristi sensazioni che ci accompagnano dalla nostra dipartita da Oulu e dalla famiglia di Suvi, abbia contribuito a far scemare il nostro interesse verso quanto rimane di questo viaggio on the road. Se a questo aggiungiamo gli screzi interni dovuti al peggioramento del rapporto personale tra i due innamorati del gruppo abbiamo un quadro completo. Fortunatamente l'alloggio in cui pernottiamo si rivela all'altezza delle nostre necessità: tranquillità, rilassamento, catarsi dagli avvenimenti degli ultimi giorni. Abbiamo tutta un'ala dell'ostello per noi. Non un ostello normale, ma parte di un complesso polivalente con albergo, campeggio, campi da golf: un'oasi in riva al lago.
/giorno 10
Questa mattina si parte da Nurmes e ci si dirige verso Kuopio, qualche chilometro più a nord, la prima grande città da una settimana a questa parte, la grande città della regione dei laghi. Nelle vicinanze della città si trova una collina, detta del Puijo, sulla quale è stata costruita una grande torre panoramica. La vista verso i laghi da un'altezza del tutto ripettabile rende omaggio a questa nazione fatta di abeti, betulle, acqua e cartiere che spuntano, con il loro fumo bianco, tra le verdi macchie. Il centro cittadino si rivela vivo e giovanile. Dopo la città universitaria di Jyväskylä Kuopio è la prima cittadina con tanto movimento: molte ragazze, molte biondine ;)))) La giornata prosegue senza arte ne parte; chi si dedica alla visita della città, chi, come il sottoscritto, un po' provato dai giorni passati, preferisce dedicarsi al centro commerciale (sic) che da nella piazza principale, per trovare un orpello di moda tra i finlandesi: un portachiavi da portare al collo in tutto simile ai "porta pass" dei concerti. Degna di nota è invece il luogo nel quale abbiamo trovato rifugio per la notte. Situato nella zona di Kerimaki (Maki, in finlandese, significa lago), anche qui arriviamo dopo una lunga attraversata tra la campagna. L'ostello è una fattoria gestita da una simpatica signorona, una matrona in puro stile luterano, che ci accoglie a braccia aperte, ci indica la disposizione delle stanze, cucina e bagni tra i vari edifici che compongono la fattoria. La stanza da letto arredata con mobili d'antiquariato presenta un vecchio e funzionante grammofono corredato di decine di settantotto giri: jazz soprattutto. Una goduria. Inoltre scopriamo che a duecento metri dalla fattoria, in riva al lago, c'è la sauna a legna: prenotata. Il sottoscritto, da buon ex-scout, si proccupa di prendere la legna dal granaio (ma se è un granaio, perché c'è la legna? E che ne so io, valli a capire questi finlandesi) per riscaldare l'edificio nel quale si trovano le cucine: una casa in pietra grezza con una grande stanza per accogliere gli ospiti. E mentre Silvia cucina, noi uomini si va a far sauna. Dalla fattoria sono dieci minuti a piedi, qualche scansafatiche (io, ad esempio) preferisce l'auto. La sauna è splendidamente riscaldata, lasciamo i vestiti nella sala rilassamento, adiacente alla sauna, e entriamo a perdere la nostra razione di liquidi. Il sapore del legno, l'odore su di noi delle foglie di betulla che, opportunatamente bagnate, devono essere usate a mo' di frustino per aiutare la circolazione del sangue, e l'atmosfera che si andava creando stava rendendo tutto questo molto speciale. In quel ambiente catartico, ancor oggi, si riversano i miei ricordi più nitidi e i miei sorrisi più sinceri. Sorrisi sinceri? Certamente sì, hai letto correttamente; semplicemente non hai la conoscenza dei fatti susseguenti per poterne ridere. Eccoli qui, allora. Usciti per la prima pausa, dopo esserci gettati addosso a vicenda (l'operazione è di quelle masochiste e debbono essere preferibilmente condotte da qualcun'altro, pena ripensamenti dell'ultimo secondo) delle secchiate di acqua *gelida* proveniente da un pozzo artesiano (ci consideriamo ancora dei "beginner", ben lontani dalla categoria "professional finnish" che prevede il tuffo nel lago), e dopo aver compreso in quale bucolico paesaggio siamo immersi, decidiamo in modo del tutto naturale e nello stesso momento di fare due passi verso il lago completamente nudi; chi corre, chi cammina: eravamo entrati dentro una copertina di Fausto Papetti. Ovviamente esistono le fotografie ma Antonio ha l'obbligo di bruciare la diapositiva se qualcuno di noi dovesse diventare famoso e/o uomo pubblico. La serata prosegue come solo possono proseguire quelle serate che si preannunciano già intime e raccolte. A dialoghi concitati seguono argomentazioni filosofiche, piccole scaramucce fanno da perno per successivi e introspettivi chiarimenti. Se dovessi dire cosa sia per me l'amicizia esporrei questo quadro. Mi sono sentito molto vicino a persone alle quali mai avrei pensato di avvicinarmi (se tre di noi sono affiatati amici, i rimanenti due erano dei buoni conoscenti) e mi sono sentito allontanare da chi, a un primo impatto, mi era parso sulla stessa lunghezza d'onda. Ma chiudiamo questa parentesi troppo introspettiva anche per te che stai sopportando queste righe, andiamo a letto e ne riparliamo domani.
/giorno 11
Si lascia la fattoria e ci si prepara, almeno psicologicamente, all'arrivo a Helsinky previsto per il giorno successivo, visto un po' come la fine di tutto. Prepariamo un persorso tra noi e l'ostello prenotato per la notte. Arriviamo a Imatra per ammirare la chiesa del solito, immancabile, Alvar Aalto che, nonostante quanto letto in alcuni libri di architettura, trovo molto organica, meno fredda e organizzatrice delle opere fin qui viste. Un funzionalismo più umano, insomma. Passiamo per Savonlinna, città turistica sul lago; e qui, dico qui, accade l'imprevedibile. In tre (i Cassonetti) rimaniamo per poco più di due ore a chiccherare tra amici davanti al castello sul lago e solo dopo tutto questo tempo trascorso decidiamo di entrare. Alle volte il caso ci mette proprio lo zampino. Sembrerà incredibile ma mentre attraversavo il pontile mi pare di vedere un viso conosciuto; "non è possibile" mi dico "sarà che questi finlandesi son tutti uguali come i giapponesi". E invece? Invece era il padre di Suvi! A 600 km da casa sua! Come se incontrassi qualcuno a Roma dopo averlo ospitato a casa mia! Se a questo aggiungiamo che per pochi secondi in eccesso o in difetto avremo potuto mancarlo, beh, ci lascia completamente basiti. E se avessi già perso la donna della mia vita perché sono passato troppo presto? E se fossi passato troppo tardi? Lasciamo in sospeso questa domanda esistenziale aprendo un'altra parentesi. Una parentesi sulla lingua finlandese e su un particolare aneddoto che delle bizzarrie delle lingue si prende gioco. E' un argomento spinoso; spesso abbiamo a che fare, soprattutto quando meno te l'aspetti, con i molteplici falsche Freunde (falsi amici o false friends che dir si voglia) in agguato ogni volta che cerchiamo di darci un tono in qualche lingua straniera. Ebbene, se volete dire alla vostra compagna, alla vista di un bellissimo tramonto sul mare, una frase poetica in finlandese come "guarda il mare", non dovete preoccuparvi di dire: "katzo merda"! Inoltre, per onor di cronaca, debbo avvisare che esite purtroppo anche in Finlandia l'equivalente del nostro "Visto" che per l'appunto si chiama "Katzo". Ora, durante il racconto del ritrovamento della rivista a Suvi questa, dopo aver finalmente compreso quale rivista era al centro della discussione, proferi' con determinata sicurezza le seguenti parole: "oh yes, the magazine called Katzo!" Che scritta cosi' non dice niente, ma se la si pronuncia ad alta voce fa tutto un altro effetto. Chiusa parentesi. Cerchiamo anche di vedere il famigerato confine russo, ma ci delude. Vista la facilità con la quale i finlandesi vanno a San Pietroburgo per procurarsi i super alcolici a basso costo, non credevamo esistesse ancora la cosiddetta "terra di nessuno". Invece abbiamo potuto vedere solo la frontiera finlandese, in due abbiamo tentato di arrivare a piedi, sorpassando la frontiera finlandese sino a scorgere quella russa, ma siamo stati prontamente fermati dopo cento metri dalle grida concitate di un cammionista che ci pregava di tornare indietro per non correre pericoli. Ciò che invece ci ha realmente sorpreso è l'alloggio dove avremmo pernottato. Inserito in una cittadina di poche decine di anime, perfettamente conservata e restaurata, l'ostello era un cascinale restaurato in modo sublime e gestito dall'intera comunità; tant'è che al nostro arrivo, per avere le chiavi, abbiamo chiamato il tassista della zona che si occupa di notte di controllare l'ostello. Il paese si chiama Ruotsinphytää e fino a un secolo fa ospitava le più antiche acciaierie del paese, risalente al 1700. E proprio tra '700 e '800 è l'epoca nella quale ci sembra di essere sprofondati, richiamati alla realtà solamente dagli abiti moderni degli abitanti. Curiosità: incredibilmente i paesani preferiscono spostarsi attraverso i laghi mediante barche a motore piuttosto dell'auto.
/giorno 12
Il ritorno a Helsinky è il principale accadimento del giorno. E con questo chiudo, tirando le somme dei successivi tre giorni durante i quali abbiamo sostato nella capitale. Iniziamo dalle aspettative. Su Helsinky le aspettative erano basse, perlomeno le mie; sinceramente la pensavo una capitale sottotono, relativamente giovane (come d'altronde si è dimostrata la Finlandia) e poco movimentata. Tutt'altro. Probabilmente aiutato da queste basse considerazioni, ciò che mi si è presentato davanti ha acquistato valore. Circoscrivendo comunque la visita al centro cittadino bisogna ammettere che la città è viva e culturalmente interessante. La visita della città, differentemente da quanto pensavo, merita molto più che un semplice sguardo. Nonostante, come previsto, la sua giovine età, la capitale ha un corpus abitativo compatto, molto mittleuropeo. Da sottolineare anche qui un opera di Aalto: il Finlandia Hall; purtroppo, al momento della nostra visita, totalmente occupato da un raduno europeo delle venditrici Tupperware. E' incredibile come queste donne siano uguali in tutto il mondo conosciuto: tutte grassoccie, tutte dal sorriso ammaliante, tutte abbigliamento allo stesso modo! Molto curioso il museo d'arte contemporanea Kiasma, non tanto per le esposizioni permanenti, a parer mio di basso profilo e poco interessanti, quanto per l'architettura intelligente, ironica, funzionale e, perché no, accattivante. Nelle vicinanze un enorme, e un po' dispersivo, mercatino delle pulci pieno di carabattole come di impreviste curiosità. Per i cultori del genere è doveroso segnalare il locale gestito dai gloriosi Leningrad Cowboys, immortalati nel film "Leningrad Cowboys go to America": un po' kitsch se vogliamo, con un che di feticista, ma si mangia molto bene. Nota dolente all'attenzione dei vegetariani: è costato di più il mio piatto (l'unico vegetariano), una specie di stufato di rape rosse (peraltro ottimo), di un piatto di pesce! Concludendo non possiamo che fare un bilancio positivo di questo paese un po' di frontiera e un po' "casa dolce casa", con molte contraddizioni, legato alle tradizioni ma innovativo e all'avanguardia. Forse quei maledetti 4000 chilometri in 12 giorni potevano essere maggiormente diluiti; avendone avuto la possibilità qualche giorno in più avrebbe permesso forse maggior rilassatezza e minor stress da viaggio. Detto questo non posso recriminare le scelte fatte. Difficilmente potrei rivalutare i soli 800 Km occorsi per raggiungere il nord del mondo: lo rifarei nonostante la stanchezza che quel viaggio ha comportato.