di Al Michelas
http://members.xoom.virgilio.it/macatel/irl1.htm
Da quando ho conosciuto Alessandra la mia vita è cambiata, e con essa
anche il mio modo di viaggiare. Se fino a ieri le mie vacanze, solitamente con
gli amici di sempre, erano sinonimo di (tentativo d')acchiappo, mega-mangiate,
gazzette dello sport, magari tirando tardi fino a notte fonda e divertendoci
a spararne di quelle grosse, ora la situazione ed il mio stato d'animo è
completamente differente. Da una parte la consapevolezza di dovere rinunciare
ad una serie di privilegi tipici della vacanza da single con amici, dall'altra
la gioia di potere condividere le emozioni che un viaggio ti può regalare
con la persona che amo.
Ed allora eccomi qua ad affrontare questa avventura nelle verdi terre d'Irlanda.
Fortunatamente la prima constatazione che felicemente rilevo è che Internet
sembra funzionare! Il biglietto aereo è valido, così come la prenotazione
della macchina a noleggio; pure sull'agenda della signora del B&B risalta
la scritta: Marco Catellani (Internet) Room n. 1! E meno male! Perché
in effetti l'arrivo in Irlanda ci coglie un po' spaesati: la guida a sinistra,
la lingua inglese che da troppo tempo non parlo, queste nuvole grigie che incombono
sulla nostra testa, tendono un po' a minare l'entusiasmo che ci ha accompagnato
nella preparazione di questo viaggio.
In questo primo giorno Dublino ci serve esclusivamente come punto di partenza. Alla guida della nostra fiammeggiante Toyota Avensis lasciamo subito la capitale per dirigerci verso Glendalough. Non è però cosi semplice riuscire ad imboccare la strada R115, ed infatti sbagliamo attraversando la via parallela per Enniskerry. Poco male, a parte il fatto che il nostro programma prevede per oggi la visita al sito monastico di Glendalough: quando però ci presentiamo all'entrata, dopo avere sistemato i bagagli al B&B, il cartello è fin troppo brutale nel ricordarci che l'ultima visita parte alle 17.15, vale a dire cinque minuti fa!
Okay! Non ci si può abbattere certo per un inconveniente di così poco conto! L'importante è inventarsi il risvolto positivo nelle situazioni negative. Così giriamo la macchina e ci dirigiamo verso la Military Road. "Non vorrei essere pignola" borbotta Alessandra, "ma forse ti conviene tenere la sinistra!". "Ma no, Alle! Volevo vedere se stavi attenta!" propongo io, sterzando bruscamente e tentando goffamente di mascherare il mio imbarazzo.
La Military Road conduce verso il Sally Gap, passo che attraversa le Wicklow Mountains, che in questo primo giorno irlandese ci regalano almeno un paio di superbi panorami, tra cascate di acqua scurissima a Glenmacnass e distese di felci che ci conducono ad una bellissima vista sul Lough Dan. Purtroppo il tempo non è dei migliori e sembra che i nuvoloni grigi trattengano solamente a stento enormi quantità d'acqua, lasciando cadere solo ogni tanto qualche fitta gocciolina.
Terminato di percorrere l'anello d'asfalto che ci regala i primi poster irlandesi e che in meno di un'ora ci riporta a Glendalough, ci fermiamo nel centro del paese per prendere qualcosa da mangiare per questa sera. In realtà il paese si riduce a poche case, una pompa di benzina, un paio di pub ed altrettanti negozi. La scelta non è tantissima e dato che siamo un po' al risparmio per oggi ci accontentiamo di due panini. Nel reparto gastronomia del negozio di alimentari stranamente ci serve una bambina. "Two sandwiches, two big sandwiches!", imploro alla ragazzina la cui maglietta riesce a coprire solo parzialmente la prominente pancia. Infilatasi un paio di guanti, la marmocchia molto diligentemente inizia a stendere gli ingredienti sulle fette di pane, evitando di spalmare il burro su quelle di Alessandra, che le preferisce senza. "Ok, this is the one with butter!", afferma la giovane allungandomi il panino, sfoderando un sorriso ed allo stesso tempo strizzando l'occhio in modo audace e provocatorio. "Vedi Alle, ho già fatto la prima conquista!", mi vanto. "Ma valà, hai solo interpretato male un tic della ragazzina!", si schernisce Alessandra. Macchè interpretato male, i panini testimoniano inequivocabilmente il colpo di fulmine: il mio con una fetta di prosciutto e di formaggio in più rispetto a quello della mia ragazza!
12 Agosto
"Wow! Proprio una fantastica giornata!", considero amaramente dopo
avere gettato lo sguardo fuori dalla finestra della camera e avere constatato
l'insistenza della pioggia che cade. La visita al sito di Glendalough si preannuncia
bagnata!
Le rovine principali di questo insediamento, fondato nel VI secolo da St. Kevin, che si trovano nella parte iniziale del percorso, sono decisamente interessanti. Il colore plumbeo del cielo purtroppo non rende troppa giustizia alla bella passeggiata che conduce al secondo nucleo di rovine, decisamente meno interessanti, attraverso un sentiero che fiancheggia due laghi, il Lower e l'Upper Lake. Quando ormai la nostra scarpinata termina, il cielo sembra iniziare ad aprirsi.
Lasciamo Glendalough e attraversiamo le tranquille montagne della contea di Wicklow, fino ad arrivare a Graiguenamanagh, simpatico paesino ad una quarantina di chilometri da Kilkenny, dove alcuni intrepidi ragazzini si divertono a tuffarsi nelle scure acque del fiume Barrow, nonostante il freddo di questa giornata d'Agosto. Il posto è carino, ma con un nome così mi sarei aspettato qualcosa di più!
Le strade che attraversiamo sono piuttosto strette; le indicazioni non sempre aiutano, a volte non ci sono, altre volte ce ne sono fin troppe ed il rischio di sbagliare è piuttosto elevato. Fortunatamente la gente è sempre ben disposta e ben volentieri ti aiuta a ritrovare la strada giusta. Così raggiungiamo anche Inistioge, altro centro che fa da degna cornice al lento scorrere delle acque del fiume Nore, in cui trascorrere una mezz'ora in completo relax.
La Jerpoint Abbey si trova a pochi chilometri e rappresenta uno dei più importanti siti cistercensi in terra d'Irlanda. Si tratta di un'abbazia a cielo aperto, fondata nel XII secolo, e costituita da una chiesa, un refettorio, una cucina, una torre merlata ed un chiostro quadrato. La visita è piacevole, un po' meno il gruppo di tedeschi che si è piazzato in mezzo al sito e che non ci consente di scattare le nostre foto come vorremmo!
Si vede che Kilkenny è una città turistica. Lo capisci per la difficoltà di trovare un parcheggio, per il movimento di persone che si accalca nelle vie del centro e per il continuo vociare di italiani che fremono per prenotare le visite al castello. Non resta altro da fare allora che unire le nostre voci al coro e tentare di comprare il biglietto d'ingresso. Detto, fatto. La visita è prenotata ed abbiamo anche un'oretta di tempo per girare un po' la città, la quale si rivela decisamente allegra con la gente che cammina lungo le due arterie principali per poi perdersi negli slips, gli stretti vicoli laterali. Peccato che i brillanti colori di questo posto non risaltino più di tanto in questa giornata grigia. La visita al castello è interessante e la Long Gallery, la sala principale, dove si potrebbero organizzare tranquillamente tornei di basket, calcetto e pallavolo, data la sua estensione appunto long, vale da sola il prezzo del biglietto.
Purtroppo il tempo è tiranno e non ci permette di estendere ulteriormente il nostro tour. Anche perché, telefonando per riservare il B&B, non ci accorgiamo che questo si trova a otto chilometri dal centro. E bastano proprio otto chilometri per portarci nel bel mezzo della campagna irlandese, precisamente in una fattoria che raggiungiamo percorrendo strette stradine fiancheggiate da alte siepi. L'atmosfera è accogliente; anche il ragno che ci attende nel bagno sono sicuro che non abbia niente contro di noi, ma devo per forza farlo sparire per non mandare ulteriormente in crisi Alessandra, che non sembra troppo entusiasta della sistemazione. Non resta altro da fare che lavarci in fretta e tornare di nuovo a Kilkenny per mettere qualcosa sotto i denti. Per cercare di farmi perdonare la scelta infelice del B&B cerco un ristorante "serio" e trovatolo vi ci fiondiamo dentro. L'atmosfera è molto tranquilla, forse è quello che ci vuole per riflettere su questi primi giorni di vacanza. Il menù è pieno di nomi sconosciuti, dovrebbero essere i soliti trabocchetti dei ristoranti che per servirti pasta e fagioli - solo per fare un esempio - scrivono sul menù "trionfo di bigoli in sapore d'autunno"; mi tocca quindi inventare di sana pianta la traduzione del menu a beneficio di Alessandra. "Stasera mi prendo proprio un bel fillet of cod", esclamo spavaldo, scegliendo il piatto più semplice, ma non sapendo assolutamente cosa sia 'sto benedetto cod. "E cosa sarebbe?", domanda Alessandra. "Filetto di una carne saporitissima!" rispondo, sperando di azzeccarci e ritenendo comunque naturale associare al concetto di filetto quello di carne. La mia baldanza evidentemente la convince ad ordinare la stessa portata. Portata che rivela tutta la goffaggine del mio tentativo di fare il sapientone: il cod è infatti il merluzzo. Va da sé che non è carne; inoltre potrebbe anche non essere del tutto male, ma servito così, in una purea di strani ingredienti, senza pane e verdure si rivela un po' indigesto. "Saporitissimo questo filetto di carne!" è il giusto sberleffo di Alessandra: per stasera è meglio rincasare!
13 Agosto
Fortunatamente la colazione è buona ed abbondante. Abbiamo anche la possibilità
di assaggiare gli scones, simpatici dolcetti tondi che accompagnano deliziosamente
il tè che ci viene servito, nonostante l'eccessiva quantità di
burro.
La prima tappa della giornata, senz'altro la più importante, è
la Rock of Cashel, che troviamo ad una cinquantina di chilometri da Kilkenny.
La fortezza risale al IV secolo e per diversi secoli simboleggiò in Irlanda
prima il potere regio e poi quello clericale, prima di finire nelle mani degli
odiati cugini inglesi. La roccaforte presenta al suo interno la cattedrale a
cielo aperto, la bellissima Cormac's Chapel, una torre circolare e la croce
di San Patrizio, ai cui piedi venivano incoronati i re di Cashel. Poco lontano,
ideale per una passeggiata a piedi, si trova la Hore Abbey, un'altra abbazia
cistercense. Questa purtroppo fa la parte della sorella brutta e sporca della
Rock of Cashel, con il prato circostante lasciato libero al pascolo delle mucche
ed evidentemente poco curata e lasciata un po' al suo destino.
Dopo soli diciotto chilometri ci fermiamo a Cahir, sede di un castello, la cui
visita, nonostante la sua imponenza, mi lascia alquanto indifferente. Decisamente
più interessante, o quantomeno gradevole nella sua singolare architettura,
la visita allo Swiss Cottage. Questo, come dice il nome, è una costruzione
con il classico tetto di paglia, a cui però vanno aggiunte le stravaganti
geometrie dategli dall'architetto John Nash nel 1810, facendo in modo che ogni
sua parte potesse essere in qualche modo in sintonia con la natura. E così,
tra finestre irregolari, balconi in legno, improbabili arredamenti, sembra di
essere improvvisamente catapultati nel paese delle meraviglie di Alice. Il tempo
non ce lo permette, ma il percorso per raggiungere il cottage dal castello,
affiancando lo scorrere delle acque del fiume Suir, dovrebbe garantire una piacevole
camminata.
Il resto della giornata è invece di trasferimento per Cork. I paesi attraversati
danno un piacevole senso di relax, ma il tempo, sia nel suo scorrere, sia dal
punto di vista meteorologico, non ci è troppo amico. Per questo, prima
dell'arrivo a Cork, non resta che un autoscatto che ci ritrarrà infreddoliti
sul Vee Gap, il ricordo della piacevole strada tra Lismore e Fermoy, ed il meno
piacevole traffico della periferia di Cork. Questa città ci accoglie
con nuvole scure, ahimè fino ad ora una costante del nostro viaggio,
che non fanno altro che acuire la sensazione di grigiore generale che ci fornisce
questa città. Ma forse è solo la stanchezza e la difficoltà
a trovare un posto dove parcheggiare la macchina prima e dove dormire poi.
14 Agosto
La pioggerellina finissima ci attende implacabile al nostro risveglio e accelera,
non che ce ne fosse bisogno, la nostra dipartita da Cork. La speranza è
che spostandoci verso la costa anche il tempo possa sterzare, ma all'arrivo
a Kinsale la pioggia si fa addirittura più insistente, costringendo a
trattenerci qui poco meno di un'oretta, giusto il tempo per dare un'occhiata
veloce a questa simpatica cittadina. I colori sono molto vivaci, se ci fosse
il sole sarebbe uno stupendo arcobaleno di cemento. Le condizioni meteorologiche
ci inducono ad evitare la visita al vicino Charles Fort, e così dirigiamo
decisi la macchina verso Ovest.
L'attraversamento del Cork occidentale ci fa passare attraverso graziosi paesaggi e ci regala stupendi panorami, Timoleague con la sua abbazia, Clonakilty, Glandore. Da qui una stretta stradina ci conduce al Drombeg Stone Circle, un sito sepolcrale risalente al 150 a.C. Di nuovo sulla strada principale, carichiamo un ragazzo del posto che fa l'autostop. Dopo avere risposto alle classiche domande di rito, si trincera dietro risposte monosillabiche alle mie domande. I casi sono due: o non riesco a farmi capire nel mio troppo trascurato inglese, e la cosa potrebbe essere anche verosimile, o il carattere del giovane è ben diverso da quello dei pochi irlandesi con cui abbiamo avuto a che fare fino ad ora. D'altronde il tragitto che percorriamo è veramente breve, lo scarichiamo a Skibbereen, e così proseguiamo verso Schull, dove ci fermiamo per addentare qualcosa in un simpatico locale. Qui facciamo conoscenza con un ragazzo italiano, di Vicenza per la precisione, che ha deciso di trascorrere qualche mese in questo sperduto paesino per guadagnare qualche soldo. "Andate a Mizen Head", consiglia, "ne vale veramente la pena!". E così quella che era sulla carta solamente un'ipotesi diventa rapidamente una certezza.
La pioggia che aveva concesso una breve tregua, riprende a cadere in modo deciso; ciononostante qualche coraggioso bagnante non rinuncia ad una nuotata nel mare che si affaccia sulla spiaggia di Barleycove. Mizen Head è l'estremo lembo sud - occidentale di Irlanda. Un sentiero dal quale si scorgono stupendi panorami, che attraversa anche un ponte sospeso su una profonda gola, conduce fino ad una piccola spianata dove si erge un faro. Qui si trovano anche alcune sale ed un piccolo museo che ricostruisce ambienti, strumenti e condizioni di vita di chi fino a qualche tempo fa qua ci lavorava.
Oramai anche alla pioggia che ci accoglie a Bantry non badiamo più di tanto, in questi primi giorni non possiamo dire di avere mai visto un po' di sole che si possa definire tale. Anche se...
...anche se 'sto tramonto sulla baia di Bantry è proprio uno di quelli
che mozzano il fiato: domani ci sarà il sole?
15 Agosto
Ebbene sì! Oggi c'è il sole! Uno splendido, caldo, sfolgorante
sole, che illumina la baia di Bantry e che dipinge sontuose pennellate su questo
magnifico paesaggio. La giornata non poteva iniziare meglio!
A Bantry visitiamo l'omonima casa ed i suoi giardini. Questa villa del XVIII
secolo presenta delle sale interessanti che però non giustificano il
folle costo del biglietto d'ingresso, mentre i giardini che la contornano sono
veramente belli, tanto da avere fatto da cornice ad alcune scene del film Molly
Flanders. In particolare, non si può evitare di salire i gradini che
si trovano sul retro della casa che in giornate di sole come questa regalano
una superba vista sulla villa e sulla baia.
Il tempo che abbiamo perso per attraversare il Cork ci suggerisce di tagliare
la Beara Peninsula all'altezza di Adrigole, oltrepassando lo Healy Pass sulle
Caha Mountains. La scelta si rivela assai azzeccata: la strada che conduce al
passo si inerpica lenta su queste verdi montagne, a vederla dall'alto sembra
uno schizzo tracciato a casaccio da un buontempone. Parcheggiamo la macchina
nei pressi di alcune cascatelle superando una coraggiosa ragazza che sta completando
la scalata in bicicletta. Dopo pochi metri siamo quasi costretti a fermare nuovamente
la vettura: il panorama che si vede dal passo è fantastico e noi lo apprezziamo
ancora di più salendo a piedi lungo alcune docili rocce. La cartolina
è da sogno: le nuvole si mostrano in tutto il loro candore, il sole fa
l'amore con l'acqua del mare, il marrone delle montagne digrada verso il verde
senza soluzione di continuità.
A Kenmare, dove abbiamo previsto una sosta per un breve pranzo, c'è subbuglio. Riusciamo a parcheggiare la macchina soltanto all'altezza del porticciolo, un buon chilometro prima del centro, che quindi percorriamo a piedi. La ragione di tanto fermento è presto spiegata; si intravedono le prime bancarelle e la gente è intenta a contrattare: oggi è giorno di mercato! Guardo sempre con piacere i mercati di paese; eppoi mi piace vedere le facce, i vestiti, i suoni e i colori che l'accompagnano, penso che riflettano bene l'animo della gente del posto. Al mercato di Kenmare si vende un po' di tutto, dai prodotti della terra alle calzature, dall'abbigliamento alle cianfrusaglie in ferro. In particolare la nostra attenzione si rivolge ben presto a degli splendidi esemplari di cavalli, anche questi in vendita, ma si smerciano allo stesso modo anche galline, oche, mucche e anche qualche cagnolino. Riempiamo anche lo stomaco, dopo avere fatto il pieno di sensazioni. Per oggi ci attende ancora un po' di strada; ecco quindi un altro bel panorama all'altezza del Moll's Gap, mentre dal Ladies View si scorgono le prime acque dei laghi di Killarney.
16 Agosto
Ieri sera la passeggiata per il centro di Killarney ci ha fatto conoscere una
bella città, ma terribilmente turistica. Orde di pullman che scaricano
turisti prima nei ristoranti, poi nei negozi di souvenir, ed infine nei pub
ad ascoltare gighe e traditionals. Il rischio di ritrovarci accalcati assieme
ad una marea di persone nei luoghi più importanti che si trovano all'interno
del Killarney National Park concretizza un'idea che ci balenava per la testa:
noleggiare una bici e percorrere le stradine che fiancheggiano i laghi del parco.
In particolare ci solletica assai la possibilità di valicare con le sole
nostre forze il Gap of Dunloe, un passo vietato ai mezzi motorizzati che offre
splendidi panorami, lo assicura la guida! Belli baldanzosi entriamo al Rent-a-bike
Súgán, che è anche un piccolo ostello, dove ci accoglie
un simpatico ragazzo. A lui spieghiamo i nostri propositi, chiedendogli anche
di descriverci il percorso. Probabilmente non è tanto ciò che
dice, bensì l'enfasi che usa nell'affermarlo che ci fa cambiare in un
attimo d'umore: "Beautiful, but very hard!", comunica, cambiando in
modo preoccupante il tono della voce nel momento in cui pronuncia la terza parola.
Probabilmente vuole anche infierire, così scrive sulla cartina il numero
di chilometri del nostro tour: 30! Effettivamente il livello del morale si è
abbassato; io mi faccio forza sperando che il ragazzo abbia espresso il suo
giudizio dopo avere osservato il mio fisico non proprio da atleta. Propongo
ad Alessandra di noleggiare comunque la bici ed iniziare il tour che ci eravamo
proposti. "Quando ci stancheremo, torneremo indietro!", dichiaro in
tono sommesso, sottintendendo il fallimento del nostro tentativo.
Un giro di chiave per regolare la sella, la prova dei freni, un goccio d'olio
alla catena: la gita può iniziare! Fortunatamente il sole splende e ci
ridona un po' dell'entusiasmo perso in precedenza. I primi chilometri sono tranquilli,
ogni tanto ci fermiamo per una foto, ma quando arriviamo al Kate Kearney's Cottage,
dove iniziano le prime asperità, arrivano anche i primi nuvoloni neri,
ma molto neri! Chiedo ad Alessandra se ha intenzione di continuare, immaginando
una sua replica negativa. "Certo, a questo punto bisogna andare avanti!".
La sua risposta mi conferma una volta di più di avere trovato la ragazza
che fa per me. Purtroppo però iniziano a scendere le prime gocce di pioggia,
che via via si fanno più insistenti, costringendoci ad uno stop sotto
un maestoso albero. Però ormai dobbiamo proseguire, è una nostra
piccola sfida!
La strada sale abbastanza ripida in alcuni tratti, ma noi no, non molliamo,
attraversando ponti di pietra, fiancheggiando piccoli laghetti, schivando gli
escrementi dei cavalli che trainano calessi su cui siedono turisti un po' più
pigri di noi. Però metro dopo metro, con le gocce di sudore che si mischiano
a quelle di pioggia, anche noi arriviamo in cima: la felicità è
il sorriso di un bambino, il bacio di chi ti ama, un complimento inaspettato,
ma può essere anche la scalata del Gap of Dunloe in mountain-bike! Sia
chiaro, non è un'impresa, ma arrivarci in fondo è una bella soddisfazione!
Dopo i sei chilometri di salita ci attende il gusto della discesa, da assaporare
con il vento che ti sorride in faccia ed il sole che torna gentilmente a proporre
il suo calore. In pochi minuti riguadagniamo la quota da cui eravamo partiti.
Strette stradine si addentrano in prati verdi dove pascolano mucche, fiancheggiando
cottage in paglia e fattorie. L'obiettivo è quello di raggiungere l'attracco
della barca che ci riporterà nei pressi di Killarney. Seguendo le indicazioni
arriviamo ad una vasta radura dove troviamo un simpatico ometto in attesa di
clienti per la sua imbarcazione. Questi sta sorseggiando tranquillamente un
tè, ed alla mia richiesta sugli orari di partenza, lui risponde senza
fretta, chiedendo di attendere solamente la fine della sua colazione. Nel frattempo
ci accomodiamo sulla barca, un gozzo in legno da vecchio pescatore, caricando
le biciclette. L'attesa non sarebbe lunga, ma le zanzare ed i moscerini che
ci circondano sono fastidiosissimi, ed è quasi impossibile restarsene
fermi a subire le loro punture. Il quadretto visto dall'esterno è grottesco:
un vecchietto che si gusta placidamente il suo pranzetto e due sventurati turisti
che si dimenano nervosamente. Fortunatamente il tutto dura poco e dopo qualche
minuto l'imbarcazione si muove. Il percorso attraversa un primo fiumiciattolo
di collegamento per poi spingersi sull'Upper Lake, il minore dei laghi di Killarney.
L'attempato marinaio sfoggia pose da abile navigatore e non posso fare a meno
di immortalarlo con la macchina fotografica, insieme alle acque del lago che
ci regalano sensazioni bellissime. La traversata dura una mezz'oretta ed il
timoniere ci scarica agli inizi del Muckross Lake. Ci sono ancora da percorrere
sette chilometri per tornare in centro città; fortunatamente la strada
non presenta particolari difficoltà e quindi in meno di trenta minuti
riconsegniamo la bicicletta e ci concediamo un panino e soprattutto una birra
fresca in un pub del centro.
Lasciamo Killarney a metà pomeriggio, prima che i bus scarichino nuove frotte di turisti, ed iniziamo a percorrere il Ring of Kerry. La giornata è stata lunga e faticosa, ma bellissima. Dopo pochi chilometri, all'altezza di Sneem, fermiamo la macchina, troviamo un bel B&B con vista su Kenmare Bay e ci godiamo un meritato riposo.
17 Agosto
Il B&B che abbiamo trovato a Sneem è proprio carino, peccato che
la colazione così poco abbondante non sia del tutto sufficiente per carburarci
a dovere per questa giornata. Il giro che affrontiamo oggi è il celeberrimo
Ring of Kerry. Solitamente questo viene percorso partendo ed arrivando a Killarney
come a formare un anello, come suggerisce il nome. Noi invece, dovendo recuperare
un po' di tempo sulla tabella di marcia, evitiamo di chiudere l'anello sterzando
a fine giornata leggermente verso Nord.
Dopo due giorni dove il sole ha risposto presente alle nostre invocazioni, oggi il cielo è piuttosto nuvoloso; la giornata è effettivamente un po' grigia. La prima tappa che ci attende è lo Staigue Fort, un forte circolare con muri a secco dell'età del ferro, testimonianza millenaria di un rifugio per le comunità della zona. Percorrendo la costa in macchina si staglia dal mare il profilo delle isole Skellig ed una punta di nostalgia mi assale. Queste infatti erano una tappa prevista nell'itinerario preparato prima della partenza, dopo avere letto recensioni entusiastiche da parte di chi le aveva visitate. Purtroppo la giornata nuvolosa ci consiglia di andare oltre; poco male, sarà un pretesto per un ritorno nelle terre irlandesi.
Attraversiamo alcuni paeselli di pescatori; in sequenza Ballinkskelligs, Portmagee, Caherciveen, Glenbeigh, prima di raggiungere Tralee, oramai fuori dall'anello. I paesaggi sono senz'altro belli, ma la sensazione generale che ci lascia questa giornata è un po' di delusione. Il tanto sbandierato Ring of Kerry, forse perché visto sotto una giornata grigia, non ci regala quelle emozioni che speravamo di potere provare.
A Glenbeigh ci fermiamo per telefonare e prenotare il B&B per la serata a Tralee. La voce che mi risponde, voce giovane, fresca, di donna, è assolutamente accattivante; le risposte alle mie domande sono puntualissime e la gentilezza che l'amica usa nei miei confronti è addirittura imbarazzante. Vedo Alessandra storcere il naso, spazientendosi al prolungarsi della telefonata, soprattutto dopo avere allungato l'orecchio verso il mio cellulare ed avere percepito il commiato della donna che mi saluta con un eloquente "Bye Marco, very happy to meet you soon!". Allargo le braccia accompagnando il movimento con un'espressione ebete per segnalare ironicamente la potenza del mio fascino e continuo a vaneggiarmi fino all'arrivo a Tralee. Suono il campanello; la delusione è tanta quando ad aprire la porta è una figura maschile, una persona barbuta con il braccio ingessato. E' lui che ci presenta la camera, indubbiamente bella, e ci domanda le nostre preferenze per la colazione. Per me la solita Irish Breakfast; Alessandra invece da un po' di giorni ha optato per le scrambled eggs, le uova strapazzate. "Do you want salmon, too?" le propone in modo assai accattivante il padrone, con un sorriso da vecchio marpione. Alessandra accetta volentieri, dandomi contestualmente una gomitata sui fianchi: chi la fa l'aspetti! "Ehi, ma sono io quello che doveva fare colpo sulla padrona di casa!" mi lamento. E non mi può consolare l'arrivo della padrona, una signora occhialuta sulla cinquantina, il cui fascino non è assolutamente quello che avevo immaginato ascoltando la sua voce!
18 Agosto
Mentre mi sto facendo torturare lo stomaco con le fritture dell'Irish breakfast,
Alessandra porta a termine la sua colazione trangugiando lentamente le uova
strapazzate, cui fanno squisito contorno i tranci di salmone; tutto il piatto
è impreziosito da guarnizioni di prezzemolo, in una gioia di colori che
richiamano la bandiera irlandese. Fortunatamente Alessandra me ne concede un
generoso assaggio. Soddisfatte le recriminazioni del nostro appetito, possiamo
partire per il giro della penisola di Dingle.
Le strade principali della Dingle Peninsula formano un otto rovesciato sulla cartina, ovviamente usando un po' di fantasia; nostra intenzione è quello di percorrerlo tutto. Fino all'abitato di Dingle, che funge da punto di intersezione, ci sono dei bei panorami; in particolare alcune distese di fucsie rompono l'incantevole monotonia dei campi verdi e ci predispongono al buon umore, colorando vivacemente il paesaggio. La strada su cui ci muoviamo è quella che transita sul lato meridionale della penisola. Nei pressi di Dingle ci fermiamo su una grande spiaggia dove un ometto coraggioso si avventura in acqua; il solo guardarlo fa venire freddo. Da qui in poi il tour inizia a regalare il meglio.
Il Dunbeg Fort risale all'età del ferro e possiede quattro cinta di
mura. Queste si ergono su un promontorio che offre una bella vista sul mare
e sulle scogliere vicine. Poco oltre, nei pressi di Fahan, visitiamo i cosiddetti
capanni ad alveare, utilizzati nella prima era cristiana per ospitare i fedeli
in pellegrinaggio. Ci spostiamo ancora per qualche miglia e, più o meno
all'altezza di Slea Head, iniziano a scorgersi vedute spettacolari sull'oceano
e sulle Blasket Islands. Sono dei quadretti d'Irlanda, quelli classici con tanto
verde e tanto blu, quelli che fin dalla preparazione del viaggio avevo sperato
di ammirare. Ed in questo giro non solo posso vederli: li sento, li scopro,
li assaporo, li vivo! Più volte arrestiamo la macchina per scattare qualche
fotografia, ma poi troviamo sempre una scusa per fermarla una volta in più.
Ad un certo punto ci si mette anche un gabbiano a destare la nostra attenzione.
Un gabbiano vanitoso, assolutamente non intimorito dalla nostra presenza, che
sembra reclamare uno spazio sulle nostre foto, mettendosi in mostra su un muretto
che delimita la strada. Poco più avanti scendiamo attraverso una stretta
stradina per dare un'occhiata ad una bella spiaggia; ci concediamo una piccola
passeggiata osservando il cielo che muta colore continuamente, subendo i giochi
di luce che il sole e le nuvole grigie e dispettose si divertono a dipingere.
Dopo l'ennesima sosta, riprendiamo il tragitto verso l'interno per visitare
il Gallarus Oratory. Questa costruzione, un edificio di culto in pietra a secco,
ha circa 1300 anni ma il suo stato di conservazione è perfetto. La forma
è quella di una barca rovesciata, e ciò che mi attrae in modo
particolare è il tetto che viene a formarsi con il graduale congiungimento
delle pietre che compongono le mura laterali, e che ancora adesso è a
prova d'acqua. Nella sua semplicità è un piccolo gioiellino che
rende ancora più accattivante questo tour della penisola di Dingle. L'ultima
visita, prima della sosta per un breve pranzo a Dingle, è alla interessante
chiesa di Kilmalkedar.
Finito di mangiare purtroppo è già ora di rientrare, proseguendo
verso Nord. L'ultimo assaggio della Dingle Peninsula ce lo vogliamo godere dalla
sommità del Connor Pass. Purtroppo avvicinandoci al passo, la visibilità
si fa via via più scarsa; siamo completamente immersi nella nebbia, e
ad ulteriore ostacolo del nostro cammino rimaniamo intrappolati in una coda
che improvvisamente viene a formarsi. Ci rendiamo presto conto che proseguire
non sarà così facile, e gli automobilisti che vengono dalla carreggiata
opposta ce ne forniscono conferma. Da quello che riusciamo ad intendere probabilmente
c'è stato un incidente più avanti. Fortunatamente siamo proprio
vicini ad una piazzola di sosta e con qualche manovra riusciamo a girare la
macchina per tornare indietro e seguire la via che già avevamo percorso
in mattinata.
Mentre stiamo per lasciare la penisola incrociamo un gruppo di tre o quattro carrozzoni trainati da cavalli. Leggendo un approfondimento sulla Lonely Planet scopro che questi sono i cosiddetti calderai, una sorta di popolazione nomade che si guadagna da vivere rivendendo rottami e ferri vecchi. La loro origine non è ben chiara ma le loro famiglie sono sempre molto numerose, come sembrano testimoniare i bambini seduti in gran numero sulle panche anteriori dei carrozzoni.
Ormai la giornata è agli sgoccioli. Fortunatamente, accelerando un po' nelle ultime miglia, riusciamo ad arrivare in tempo per imbarcarci sul traghetto delle 18.30 per Killimer, che ci porta nella contea del Clare attraversando l'estuario del fiume Shannon. Abbiamo bisogno solo di cinque minuti per raggiungere il B&B di Kilrush. Ci attendono una bella doccia ristoratrice e una cena al pub.
19 Agosto
Nei B&B si dorme benissimo, ma questa volta evidentemente non riusciamo
a svegliarci del tutto, dato che subito dopo l'uscita del paese sbagliamo decisamente
strada, perdendoci nel reticolo di viuzze intorno a Kilrush. Fortunatamente
ce ne accorgiamo per tempo, ripiegando in fretta sulla strada giusta. La prima
tappa per oggi è costituita dalle celeberrime Cliffs of Moher che, pur
mirate e rimirate in fotografia, dal vivo regalano emozioni forti. Dal parcheggio,
dopo le foto di rito, compiamo una passeggiata lungo il versante sud di queste
scogliere non stancandoci di scattare fotografie. Ogni tanto seguo il volo degli
uccelli che si lasciano trasportare tranquilli dalle correnti d'aria: planano
nel cielo senza fatica, allontanandosi dalle scogliere vocianti. Talvolta tornano
e si posano sulle lunghe pareti, in attesa di chissà chi, di chissà
che cosa. Il loro sguardo non sembra esprimere emozioni, la loro vita sembra
procedere monotona e piatta. Dall'alto guardano il mondo vivere, e per un attimo
invidio questo loro privilegio.
Dopo le Cliffs, ci addentriamo nella regione del Burren. Uno spruzzo di grigio nella tavola irlandese color erba. Una vasta distesa calcarea formatasi nel tempo e modellata dagli eventi atmosferici che si estende per svariati chilometri, impedendo agli alberi di alto fusto di crescere. Dopo tanto verde i nostri occhi fanno un po' di fatica ad abituarsi a queste nuove tonalità, che però donano a questo territorio un fascino molto particolare. Ci fermiamo a visitare il Poulnabrone Dolmen, una tomba risalente a circa cinquemila anni fa; tutt'intorno solo sassi, pietre, qualche chiazza di verde e uno splendido cielo blu che messi insieme ci regalano un autoscatto da favola.
A Ballyvaughn ci fermiamo per riservare il B&B di Galway. Le risposte alle nostre telefonate sono spietate. D'altronde oggi è domenica, siamo in Agosto e Galway è una città molto turistica; può anche essere comprensibile avere qualche problema. Finalmente dopo una mezza dozzina di chiamate ci risponde una signora e ci dà l'okay, non prima di averci chiesto il numero della carta di credito. A Galway arriviamo verso le 15.00 e fortunatamente troviamo abbastanza in fretta il B&B. Uno squillo di campanello. Stranamente aspettiamo un po' prima che la lady venga ad aprirci, tutta trafelata. "Sorry, I'm in a very hurry, this is your room!" dichiara mostrandoci la stanza e scomparendo un istante dopo. Io e Alessandra rimaniamo un po' stupiti, oramai siamo abituati a calde accoglienze a base di tazze di tè e di discrete chiacchierate sul tempo e sul nostro tour. Vabbè, ne approfittiamo per sistemare la roba in camera, dove inspiegabilmente troviamo la televisione accesa che trasmette immagini di una partita di hurling, lo sport nazionale irlandese. Questo si gioca tra due squadre i cui giocatori sono muniti di una mazza tipo quella da hockey che inseguono una palla simile a quella da baseball. Lo scopo è fare gol in una porta come quella da calcio, i cui pali verticali proseguono però verso l'alto, delimitando un'area anch'essa valida per segnare punti. I punteggi sono diversi se la palla va in rete oppure sopra la traversa. All'improvviso, proprio in corrispondenza della marcatura della squadra con maglia granata, un urlo. La sovrimpressione della scritta sullo schermo recita: Galway 2:12 - Kilkenny 1:10. Ora è tutto chiaro: la signora sta facendo il tifo per la squadra del cuore e poco dopo, durante una breve pausa della partita, ce lo conferma scusandosi per l'accoglienza un po' tiepidina. Ormai la partita ha coinvolto anche noi, e così guardiamo il finale che vede il trionfo della squadra di Galway. A questo punto si rifà viva la padrona, che ci spiega che suo nipote gioca nella squadra che ha vinto e suo marito è andato a vedere la partita a Dublino. E' stato un grande match, e adesso solo la finale separa il Galway dal titolo nazionale.
Poco dopo siamo già in centro, a fare un giro in questa cittadina decisamente
viva, simpatica e colorata. Troviamo anche il tempo per sdraiarci sul prato
verde di un parco per scrivere qualche cartolina prima di andare a mangiare.
Quando finalmente decidiamo di alzarci, ci sorprende un'inattesa quanto improvvisa
pioggia che in pochi minuti ci inzuppa completamente. A questo punto la ricerca
di un ristorante non è più tale; entriamo infatti nel primo che
ci capita sotto tiro. All'uscita c'è di nuovo sereno, la qual cosa ci
fa ben sperare per la giornata di domani sulle isole Aran!
20 Agosto
Per arrivare alle isole Aran decidiamo di prendere il traghetto che parte da
Rossaveal, ad una quarantina chilometri da Galway. Non sappiamo bene se ci saranno
problemi a trovare posto sull'imbarcazione, così alle 9.30 siamo già
sulla banchina in attesa, una buona oretta in anticipo sull'ora della partenza.
Il viaggio è tranquillo, il mare pure, ed in circa quaranta minuti raggiungiamo
la più grande delle isole, Inishmore. Il mezzo con cui decidiamo di muoverci
non può che essere la bicicletta. Iniziamo a pedalare; la partenza è
da Kilronan, il centro principale affollato di turisti, ma dopo pochi minuti
la gente comincia a sparpagliarsi. Le stradine sono un continuo saliscendi da
affrontare assaporando la tranquillità che ci regala questo luogo incantato,
dove è divertente ritornare bambini giocando a sorpassarci con una coppia
di ciclisti giapponesi. Ogni tanto si incontra il rudere di qualche vecchio
forte; ovunque muriccioli in pietra delimitano fazzoletti di terreno, segno
di passati insediamenti.
Ben presto un rumore di ferraglia viene a rompere un po' l'idillio della situazione.
La bici di Alessandra inizia a fare le bizze, speriamo che non dia ulteriori
problemi. Una prima sosta a Kilmurvy Beach ci permette di fare il punto della
situazione, ma soprattutto ci concede una siesta su una spiaggia bianchissima
per crogiolarci al sole. In seguito arriviamo all'insediamento di Dun Aengus,
risalente a duemila anni fa. Bellissimo guardare le onde dall'alto che si scagliano
violente contro le scogliere su cui poggia questo forte in pietra. Purtroppo,
l'area recintata non ci permette di accedere al punto panoramico da cui si ha
una superba vista delle scogliere che si trovano ad est del forte, che ritengo
non abbiano niente da invidiare alle più famose Cliffs of Moher. Proseguiamo
ancora un po', ma le condizioni della bicicletta e il poco tempo a disposizione
ci consigliano di invertire la nostra rotta. Al ritorno prendiamo una stradina
alternativa, costeggiando il mare; ad un certo punto all'altezza della baia
di Port Corruch notiamo da lontano una piccola colonia di foche grigie. Arriviamo
al porticciolo concedendoci un panino ed una birra prima della riconsegna della
mountain-bike. Purtroppo il tempo è passato troppo in fretta in questa
bellissima giornata di sole.
Sono già le 16.00 ed il traghetto ci riporta verso casa. La giornata è stata intensa; i seggiolini sono discretamente comodi e invogliano al riposo, anche se solo per la durata del tragitto, poco meno di un'ora. Quando oramai iniziamo a prendere sonno, una paffuta bambina si avvicina e con fare deciso inizia a interrogarci. Chi siamo, da dove veniamo, dove andremo, e così via. Rivela anche di essere la figlia del capitano dell'imbarcazione, sottolineando che però è il proprietario della stessa a cui vanno gran parte dei guadagni. Piccola la bimba, ma ha già capito come funzionano le cose a questo mondo! Continua dandoci notizia della sua scuola, delle sua amichette, e di quant'altro le passa per la testa. La frugoletta è simpaticissima e decisamente loquace; solo quando fingiamo di dormire concede una tregua al suo fiume di parole. Poco male per lei: vedo infatti che il tempo che prima dedicava alle chiacchiere ora lo dedica ad una scorpacciata, due barrette di cioccolato ed un pacchetto di biscotti che ha prontamente provveduto ad acquistare al bar del traghetto. Il sonno prende per alcuni minuti il sopravvento, ma appena apro gli occhi la prima figura che mi si presenta è quella della bimba, del tutto decisa a riprendere il suo show. Racconta di avere partecipato a lezioni di danze irlandesi e chiede se desideriamo vedere ciò che ha imparato. Ovviamente annuiamo e così inizia a saltellare avanti e indietro, su e giù, ballonzolando con poca grazia al ritmo delle melodie che lei stessa ha iniziato a cantare. Come sanno essere fantastici i bambini! Oramai si intravede la terraferma e giocoforza lo spettacolino deve terminare. Salutiamo la bimba e ci dirigiamo verso la macchina. Qualche decina di chilometri per arrivare a Clifden, porta aperta verso il Connemara.
21 Agosto
Il Connemara presenta un paesaggio abbastanza diverso dal resto dell'Irlanda.
Montagne a volte brulle e rocciose, ai cui piedi si alternano torbiere, laghi
e verdissimi prati. Purtroppo non possiamo godere appieno di questi scenari,
in quanto la solita pioggia questa volta ha intenzione di trasformarsi in un
diluvio, o giù di lì. Già nella nottata era stato il vento
a tenerci compagnia, soffiando ed ululando nella notte. La partenza da Clifden
è alquanto mesta e decidiamo di rinunciare al tour sulla Sky Road, un
itinerario circolare sulle coste frastagliate del Connemara. Il tempo sembra
non darci grandi possibilità, cerchiamo di osservare qualcosa restando
in macchina. Quando invece proviamo a scendere, il vento sembra volerci spazzare
via. Così la sosta all'abbazia di Kylemore si riduce allo scatto di una
fotografia a quest'edificio del XIX secolo, oggi adibito a prestigioso college
femminile.
All'altezza di Glennagevlagh lasciamo la statale per percorrere la strada R335 che attraversa la stretta vallata del Doo Lough, il lago scuro. Non potrebbe esistere nome più appropriato in questa giornata, con la bufera di pioggia e vento che inizia a destare qualche preoccupazione. Sulle montagne iniziano a formarsi piccole cascatelle che si scaricano sulla strada, formando ovunque sull'asfalto pozzanghere che a volte si trasformano in piccoli guadi. Non sono del tutto tranquillo nel passaggio di questi varchi sulla strada, le ruote talvolta vengono quasi completamente sommerse e la nostra macchina non è certo una fuoriserie! Come se non bastasse il vento ogni tanto scuote l'abitacolo, la pioggia vola a destra e a sinistra seguendo le correnti d'aria, mentre i prati oramai si sono trasformati in acquitrini. Siamo circondati da un cielo scurissimo che a malapena fa intravedere le pochissime macchine che incontriamo lungo la strada. L'emozione è tanta, nel bene e nel male; avvicinandoci alla costa iniziamo a notare squarci di luce che si infiltrano in questo scenario ancora tetro. Pochi altri chilometri e il sole inizia a fare capolino tra le nuvole che poi si aprono lasciando spazio ad un cielo azzurrissimo, invitandoci a lasciare lo splendido inferno di qualche minuto fa. Chissà che non ci sia lo zampino di San Patrizio! Stiamo infatti fiancheggiando Croagh Patrick, la montagna sacra d'Irlanda, luogo dove secondo la tradizione il patrono d'Irlanda si ritirò in preghiera per allontanare i serpenti, da cui il paese si liberò per sempre. Noi più semplicemente e senz'altro non per sempre, ci siamo allontanati da un tempo decisamente sfavorevole. Il sole è tornato a splendere nel cielo rasserenando anche il nostro umore. Possiamo procedere spediti verso Sligo, la città di Yeats!
A Sligo ci fermiamo per una breve sosta. D'altronde questa mattina il tempo e la scelta dell'itinerario ci hanno costretti a stare sulla macchina per buona parte del tempo. Visitiamo l'interessante abbazia fondata nel XIII secolo, ma oltre a questa la città non sembra offrire molto. Oddio, per gli appassionati di musica folk c'è un negozietto che sembra potere soddisfare qualsiasi esigenza vedendo quanto è fornito: noi ci facciamo un giro, scartabelliamo un po' di compact disc, ma non compriamo niente. Una seconda fermata è quella ad una caffetteria, dove replichiamo quello che ormai è divenuto per noi un atteso rituale, tè e dolcetti per placare la fame. Dopo ciò ci rimettiamo in marcia, proseguendo la rotta di avvicinamento al Donegal. Non possiamo non ammirare lo strano profilo del Ben Bulben, piatta montagna che di colpo si presenta ai nostri occhi con i suoi marcati incavi, evidente segno dell'azione degli agenti atmosferici nel tempo.
All'arrivo a Donegal ci sistemiamo immediatamente nello splendido B&B riservato qualche minuto prima. Il sole inviterebbe a girare ancora un po', ma la stanchezza è tanta: un riposino ci può anche stare!
22 Agosto
La mattina ci accoglie alla luce di uno splendido sole. La visita al castello
di Donegal è interessante, anche se le impalcature per i lavori di ristrutturazione
tolgono un po' di atmosfera a questa casa fortificata del XV secolo. Lasciata
la città principale, ci addentriamo nell'omonima contea. Risaltano immediatamente
i tratti principali di questo paesaggio, le alte scogliere e le vaste torbiere,
ma soprattutto è la tranquillità che regna sovrana. Le indicazioni
stradali ci ricordano anche che il Donegal è un Gaeltacht, zona cioè
in cui si parla gaelico; in particolare questa è la regione in cui è
concentrato il maggior numero di persone che parlano questa lingua.
All'altezza del piccolo abitato di Carrick, seguiamo una strettissima stradina
che dopo alcuni chilometri ci conduce sulle Slieve League. Queste sono le scogliere
marine più alte d'Europa estendosi oltre 300 metri sopra il mare. Probabilmente
non possiedono la drammaticità delle Cliffs of Moher, non essendo proprio
a strapiombo sul mare, ma percorrendo il sentiero che dal parcheggio conduce
alla sommità si percepisce tutto il fascino di questo luogo. Purtroppo
le nuvole grigie sono tornate minacciose nel cielo, confermando se ce ne fosse
bisogno l'assoluta variabilità del clima irlandese. Iniziano a scendere
le prime gocce d'acqua che ci invitano ad abbandonare il sentiero che stiamo
percorrendo.
Lasciate le Slieve League, proseguiamo su queste lande desolate, attraversando
la zona del Rosses ed entrando poi al Glenveagh National Park. All'interno di
questo parco si trova l'omonimo castello, costruito intorno alla seconda metà
del XIX secolo. Avendo a disposizione un po' di tempo e potendo sfruttare la
Heritage Card, acquistata all'inizio del nostro viaggio e che dà diritto
all'entrata gratuita presso molti luoghi d'interesse irlandesi, decidiamo di
visitare il castello. La gentile signorina alla cassa, sfoderando un sorriso
di circostanza, ci avverte però che le visite per oggi sono terminate,
obbligandoci così a ripiegare sulla serra ed i giardini adiacenti al
castello, i quali sfoggiano diverse varietà di vegetazione. Mentre passeggiamo
per i sentieri che attraversano i cortili scorgiamo molte persone intente a
percorrere un sentiero che attraversa il parco conducendo ad un punto panoramico.
Purtroppo ormai è tardi per affrontare questa camminata; decidiamo così
di proseguire a zonzo all'interno dei giardini, fermandoci ogni tanto a gettare
sguardi tutt'intorno, ma soprattutto continuando a parlare di tutto quanto ci
passa per la testa.
Lasciato anche il Glenveagh National Park, ci dirigiamo verso Letterkenny. Dopo avere sistemato i bagagli al B&B, ci spostiamo verso il centro città, constatando però che non ha molto da offrire. Una cena a lume di candela precede la ritirata: domani si varca il confine!
23 Agosto
Il B&B di Letterkenny non posso di certo ricordarlo per la pulizia! Oddio,
il gestore - che una volta tanto non è la solita lady irlandese, bensì
un dinamico tipetto sulla cinquantina - sembra anche simpatico, accogliendoci
con un gioviale "Hi, folks!", ogni qualvolta ci incontra, che è
una delle poche frasi che intendo nella sua parlata così dannatamente
dialettale! Però le tazze che utilizziamo portano inconfondibili i segni
di chi le ha già utilizzate in precedenza! Anche la coppia francese che
ci fa compagnia in questa colazione condivide il nostro disappunto. Scambiando
due chiacchiere, emerge che nella giornata di ieri c'è stato un attentato
a Derry, a 35 chilometri da qui. Il padrone conferma la notizia e avverte che
l'attraversamento della città potrebbe rivelarsi difficoltoso a causa
dei molti posti di blocco e conseguenti controlli. Purtroppo è proprio
Derry che dobbiamo attraversare per raggiungere prima le Giant's Causeway, spettacolari
colonne prismatiche di varie dimensioni che si affacciano sulla costa settentrionale,
dove l'Irlanda è già "del Nord", e poi il ponticello
di corde Carrick-a-Rede, per ridiscendere poi verso sud attraversando l'Antrim
Road. Sono un po' dispiaciuto, il sopraggiunto imprevisto ci fa cambiare itinerario.
Decidiamo così di anticipare il ritorno a Sud, percorrendo l'Ulster per
una via più tranquilla.
In poco più di tre ore arriviamo quindi al sito archeologico di Brugh
Na Boinne. Sono più o meno le 14.00. Giusto in tempo per prenotare l'ultima
visita delle 16.45 al tumulo di Newgrange. Prima abbiamo invece la possibilità
di visitare le tombe di Knowth. Queste sono archeologicamente le più
importanti del sito, ma non si possono visitare all'interno.
Newgrange invece sì! E quando finalmente guadagno l'entrata provo una
vera e forte emozione. Immerso in un tumulo di pietre e terra, all'interno di
una camera sepolcrale a pianta cruciforme, sormontata da un tetto di pietre
allineate verticalmente in modo che nemmeno una goccia d'acqua vi possa entrare,
illuminata solo per pochi giorni a cavallo del solstizio invernale da un raggio
di sole che si insinua attraverso l'apertura frontale che si trova a una ventina
di metri. La rinascita, il segno del cambio della stagione che ridona nuova
vita al raccolto ed al bestiame, questo dovrebbe essere il senso che i contadini
che costruirono questa tomba vedevano in questa luce, che ogni anno puntuale
illumina la camera. Ed io ancora una volta spalanco la bocca di fronte alla
bellezza ed al mistero della storia!
Ancora emozionati per la visita appena conclusa, ci rechiamo al B&B che
abbiamo trovato nei pressi di Drogheda. Riferiamo alla signora che ci ospita
che non è stato così semplice trovare una sistemazione oggi. Lei
ipotizza che inizi già a farsi sentire l'effetto U2, che saranno in concerto
a Slane (a pochi chilometri da qui) tra due giorni. Le stanze del suo B&B
per le prossime notti sono infatti già prenotate da mesi!
24 Agosto
Certo che questo B&B è proprio nascosto bene! La signora è
molto gentile, ma gli schizzi che ha tracciato sul foglio per indicarci la strada
per trovare la Mellifont Abbey per me sono comprensibili non più di un
quadro di Picasso! Diventa naturale quindi perderci in queste magnifiche strade
di verde campagna, soprattutto quando l'unica persona che incontriamo, una ragazza
intenta a fare jogging, alla quale avrebbe fatto bene anche qualche bistecca
in meno, non sembra troppo invogliata a darci una mano. Poi il fiuto, il sesto
senso, l'intuizione, o più probabilmente una botta di culo, ed ecco che
ci ritroviamo sulla strada principale con tanto di indicazione per l'abbazia
di Mellifont. Questa si presenta quasi completamente a cielo aperto, e la parte
conservata meglio e indubbiamente più interessante è costituita
da un lavatoio ottagonale utilizzato dai monaci fin dal XIII secolo. Poco oltre,
a cinque minuti di macchina, si raggiunge Monasterboice, sede di un cimitero
dove si possono apprezzare una torre rotonda e due splendide croci celtiche.
In particolare la più piccola delle due, la Muiredach's Cross presenta
nelle sue facciate diverse scene e personaggi biblici, forse scolpite per istruire
la gente.
Dublino è a soli cinquanta chilometri, quasi a ricordarci che purtroppo questa avventura irlandese sta per terminare. Eccola quindi la capitale, tranquilla e caotica, grigia e splendente, ma soprattutto viva! Il pomeriggio si perde nelle migliaia di passi che ci portano a Grafton Street, a St. Stephen Green, al Temple Bar ed alle case georgiane con le porte colorate di Merrion Square. La stanchezza è tanta, ma non basta per farci desistere dal goderci una serata folk in un pub. La scelta cade sul Brazen Head, il più vecchio pub di Dublino, fuori dal caos di Temple Bar. Entriamo verso le 20, ma sembra che nessuno abbia intenzione di mettersi a suonare. Aspettiamo un po', ma di strumenti e musicisti neanche l'ombra! Quando ormai la decisione è quella di lasciare mestamente il pub, notiamo un individuo con la chitarra che inizia ad amplificare il suo strumento. Poco dopo si aggiungono un'altra chitarra ed un violino affidati a due signori barbuti: la session può iniziare! L'atmosfera ben presto si riscalda e la Guinness scorre a fiumi. Il pub è pieno di gente, turisti e locali in egual misura; ben presto ci uniamo ai compagni di tavolo battendo le mani per cadenzare il ritornello di "The Wild Rover" o abbracciandoci per accompagnare ondeggiando la soffice melodia di "Molly Malone". La musica, un linguaggio universale; il pub, un'oasi di democrazia, dove non esiste il ricco ed il povero, il bianco e il nero, il vecchio ed il giovane, esistono solo le persone in quanto tali. Tutto sembra più vero, più genuino, più dolce; anche il bacio che io ed Alessandra ci scambiamo ha un sapore diverso. Un sapore amarognolo, deciso, sapore di Guinness! "Oh, Alle, ma quanta ne hai bevuta, lo sai che sei astemia!", la interrogo preoccupato. "Dai, solo due mezze pinte!", risponde lei. Mi vedo già costretto a sorreggerla nel ritorno al B&B, ma per fortuna la sua resistenza all'alcool è più tenace di quanto potessi credere!
25 Agosto
Però questa mattina i bagordi di qualche ora fa si fanno sentire! Se
ci mettiamo anche la triste consapevolezza di essere arrivati all'ultimo giorno
irlandese il quadro della situazione che va a dipingersi è e a tinte
decisamente fosche, quasi cupe oserei dire. Cupe come questa giornata che ci
accoglie con una pioggia battente. Abbiamo a disposizione l'intera mattina e
decidiamo così di andare al Trinity College per visitare la Old Library
ed il Book Of Kells, un manoscritto del IX secolo, contenente i quattro vangeli
e perfettamente conservato. Interessantissimo ed emozionante; a me impressiona
anche l'aria che si respira salendo al primo piano, nella visita alla Old Library,
dove vecchi libri sono disposti ordinatamente su pesanti scaffali; libri passati
per mani illustri o sconosciute, ma che indubbiamente trasudano storia.
L'ultimo assaggio di Dublino ce lo regala la Christ Church, la più grande
chiesa protestante della città. Nel frattempo anche il tempo ha girato
al bello, confermando la sua variabilità. Meglio così: Irlanda,
ti saluto sotto il sole, dopo che la tua pioggia ci ha bagnato i capelli ed
il tuo vento ce li ha asciugati; alla nostra voglia di capirti, svelarti, comprenderti,
hai risposto con mille nuvole nel cielo, con la musica di un violino e con il
fiero sorriso della tua gente. Ho avuto la fortuna di ammirarti insieme a una
persona speciale e che, sono sicuro, tale renderà la mia vita. Irlanda,
resterai sempre scolpita nel mio cuore!